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Tecnologie di guerra

La US Navy sceglie il modello di Fincantieri per la fregata di prossima generazione

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La Marina Americana ha annunciato giovedì che la più recente fregata di superficie della Marina degli Stati Uniti ha un produttore italiano. E' stato aggiudicato vincitore del programma il cantiere navale Marinette Marine del Wisconsin di Fincantieri per la costruzione delle fregate FREMM , "Fregata Europea Multimissione". Il cantiere navale, che produce ancora le Littoral Combat Ship e una fregata per l'Arabia Saudita, è ora uno dei principali attori nella costruzione navale della Marina degli Stati Uniti. Il contratto di progettazione e costruzione dettagliato, per un valore di $ 795,1 milioni, copre le attività di progettazione e la prima nave, nonché opzioni per altre nove. Il valore totale del contratto se tutte le opzioni saranno esercitate sarà di $ 5,58 miliardi. Il contratto dovrebbe essere rimborsato dopo le prime 10 navi. Concluso circa tre mesi prima del previsto, il contratto, con opzioni prevede il supporto di disponibilità post-consegna, i servizi di ingegneria e di classe, l'addestramento dell'equipaggio, le attrezzature di addestramento e gli ordini di articoli forniti. Facendo un po’ di dietrologia, Fincantieri fece una dura campagna per vincere il contratto, portando la FREMM (nave Alpino) negli Stati Uniti per esporla e operare con le navi statunitensi al largo delle coste. Sono stati battuti i concorrenti Huntington Ingalls Industries col suo Cutter della Guardia Costiera, General Dynamics Bath Iron Works con il modello F100 di Navantia e Austal USA con una versione potenziata del suo trimarano da combattimento. La Fremm si può classificare come una ottima scelta tra questi competitors. Nata da un programma congiunto tra Italia e Francia, ha già avuto successi di vendite, come una unità di produzione francese al Marocco, e non da ultimo l'interesse dell'Egitto per le ultime due Fremm italiane già varate. Secondo i documenti di bilancio della Marina 2021, il servizio prevede che ci vorranno sei anni per completare la progettazione e la costruzione della nave, che dovrebbe essere ultimata nel 2026. La seconda fregata dovrebbe essere ordinata nell'aprile 2021 e da lì dovrebbe essere consegnata circa cinque anni e mezzo dopo la data di assegnazione. Quindi la prima nave dovrebbe essere consegnata alla flotta nel luglio 2026 e la seconda circa tre mesi dopo. L'FFG (X) dovrebbe essere una nave multi-missione con una versione modificata del radar SPY-6 di Raytheon destinato al cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke (non incluso nel contratto di ieri), Aegis Combat System di Lockheed Martin, e 32 celle di lancio verticali con un sistema di lancio verticale Mk 41 (VLS) per missili di difesa aerea della famiglia Standard, 4 lanciatori quadrinati per missili antinave Raythreon/Kongsberg Naval Strike Missile, un sistema di difesa di punto RAM, un Mk 57 Gun Weapon System G(WS), sistemi di comunicazione, contromisure, in aggiunta a capacità nel settore della guerra elettronica, per circa la metà del costo di un DDG. Attualmente sono impossibili le stime dei prezzi fissi, ma il Pentagono ha alcune proiezioni. La prima nave ordinata nel 2020 dovrebbe costare $ 1,28 miliardi, secondo i documenti di bilancio. L'acquisto avrebbe dovuto essere una nave nell'anno 20, quindi due navi ogni anno fino al completamento dell'acquisto completo di 20 navi. Ma la Marina voleva assicurarsi di scaglionare l'acquisto in modo più responsabile, ha affermato il contrammiraglio Randy Crites, vice assistente segretario della Marina per il bilancio, nel suo lancio del bilancio del 2021 all'inizio di quest'anno. "Non vogliamo ripetere alcune delle lezioni del programma LCS in cui siamo andati troppo in fretta", ha detto Crites. "Così com'è, avremo 8 fregate in costruzione quando consegneremo la prima in 2026. "Queste saranno un vero cavallo di battaglia a supporto delle operazioni marittime distribuite in futuro", ha dichiarato il vice-amministratore delegato James Kilby, vice capo per i requisiti e le capacità di combattimento. La competizione della fregata è un primo sguardo a come la Marina stia immaginando una flotta più piccola, più veloce e in grado di colpire a distanza, poiché i leader del Pentagono si aspettano più incontri in mare con una marina cinese in rapida crescita in lotta per la supremazia nel Pacifico, e con le navi russe che stanno diventando più attive anche nel Mar Nero, nel Mediterraneo e nell'Artico. L'obiettivo è una nave più capace delle controverse e discusse navi da combattimento costiere - (le Littoral Combat Ship) costruite sempre da Marinette (versione Freedom) e Austal (Indipendence) - ma meno costosa di un cacciatorpediniere missilistico Aegis.  Negli ultimi due anni non si era mai visto un tale favore della Difesa Americana verso le produzioni italiane: si è passati all'acquisizione dei veicoli anfibi ACV per i Marines, agli elicotteri MH 139 dell'Usaf, ai TH 73a della Us Navy, fino al contratto di ieri, davvero provvidenziale considerata l'emergenza Coronavirus, il tutto con la sola esclusione del T-100 dal concorso come addestratore dell'USAF, vinto da Boeing (e concesso per non rallentare il progresso dell'industria nazionale). Le precedenti amministrazioni hanno portato alla sconfitta di Beretta nella fornitura delle nuove pistole della Difesa americana e prima ancora il taglio del programma C 27 J (aereo cargo) e cancellazione dello Us 101 (l'elicottero per la Casa Bianca).
 
di Antonio Frate
 

Panavia Tornado, quale destino?

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Il Panavia Tornado è un aereo molto ben conosciuto in Italia, per anni è stato il principale cacciabombardiere del nostro paese. Entrato in produzione negli anni Ottanta, è stato utilizzato frequentemente in numerosi conflitti, ad iniziare dall'Operazione Tempesta nel Deserto, in Iraq.
E' stato utilizzato dal Regno Unito ed è ancora in servizio in Germania, Italia e Arabia Saudita. Ecco quindi lo scenario che si sta delineando per tali velivoli.
 
- La visione più problematica del futuro del Tornado spetta alla Germania.
Il 19 Giugno 2018  si moltiplicavano voci sulla volontà della Germania di scegliere l’Eurofighter Typhoon in sostituzione dei suoi MRCA Tornado. Il Tornado è stato progettato per penetrare a bassissima quota e ad altissima velocità in modalità Terrain Following nel territorio nemico sovietico, eludendo i radar per poi colpire l’obiettivo con carico bellico (convenzionale e nucleare). Questo profilo di missione sta divenendo obsoleto nei nuovi scenari operativi e con l’evoluzione della tecnologia di difesa aerea. La flotta tedesca è composta ultimamente da 85 velivoli, sia IDS (Interdiction and Strike) che ECR (Electronic Combat/ Reconnaissance). Il Tornado è anche l’unico velivolo nella Luftwaffe qualificato al Nuclear Strike (con bombe statunitensi B-61). I continui tagli hanno enormemente ridotto le capacità operative della Luftwaffe. Ad oggi infatti, i velivoli operativi sono molti meno e difficilmente potrebbero partecipare ad una futura operazione in ambito Nato. Per l'ammodernamento del solo sistema di comunicazione sono richiesti milioni di euro, e non è chiaro se l’aggiornamento sia tecnicamente fattibile. Ciò significa che i 93 Tornado delle Forze Armate tedesche non potrebbero prendere parte alle future missioni della NATO. Il sistema di comunicazione criptato è obbligatorio in ogni missione internazionale dell’Alleanza e i Tornado tedeschi sono privi del sistema IFF (identification friend or foe), dispositivo automatico di riconoscimento amico-nemico. I velivoli dovrebbero essere radiati dal 2025 (o forse si prolungherà al 2030 o 2035) ed occorre trovare un sostituto.  Il Bundeswehr utilizza oggi 130 Eurofighter Typhoon, incrementando il numero di macchine si potrebbero tranquillamente integrare le capacità del Tornado e sostituirlo. Utilizzando lo stesso tipo di velivolo si otterrebbe, una considerevole riduzione del costo per ora di volo, con le economie di scala. Sicuramente occorrerà operare sul sistema propulsivo, FADEC (Full Authority Digital Engine Control) e rivedere il sistema radar, optando per il CAPTOR-E ed aggiornare gli altri sistemi per garantire la completa compatibilità. C'è però un problema non di poco conto: l'Eurofighter non è certificato come striker nucleare. E sebbene tecnicamente tale certificazione si può raggiungere, sorgono enormi difficoltà burocratico-politiche. Le bombe B61 per la Luftwaffe sono americane e gli USA possono utilizzare il diniego alla certificazione come strumento per imporre l'adozione di velivoli americani. Ci sarebbero poi dei tempi tecnici di alcuni anni (da 3 a 5, secondo il Pentagono), e costi. In ogni caso per la certificazione i Typhoon dovrebbero essere sottoposti a ispezioni tecniche da parte dei tecnici Usa, che ne potrebbero carpire segreti tecnologici. Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa, aveva lanciato un'opzione: che l’Italia acquistasse con finanziamenti tedeschi uno squadrone di F-35, da assemblare a Cameri, per cederli in lease back gratuito alla Germania, che coprirebbe tutti i costi affidando all’Aeronautica italiana la logistica. La Luftwaffe avrebbe potuto sostituire i propri Tornado, mantenendo la capacità promessa alla Nato di caricare a bordo armamenti nucleari, senza ledere l’intesa con la Francia. Nella base di Amendola potrebbe dunque essere gestita la manutenzione per tutti e, per volontà tedesca, anche inserire un loro nucleo di specialisti. Tale opzione non è stata considerata, almeno per ora. L'ultima novità è che la Luftwaffe vuole acquistare fino a 90 Eurofighter, 30 Super Hornet F / A-18E / F e 15 Growler EA-18G per sostituire il resto della sua flotta di aerei da combattimento Tornado. La Germania prevede di utilizzare il Super Hornet, realizzato dall'americana Boeing, per soddisfare un requisito della NATO per schierare aerei da combattimento in grado di rilasciare la bomba nucleare B61. I Growlers possono sostituire i Tornado che svolgono un ruolo di attacco elettronico. Tuttavia, solo l' F / A-18 Legacy, non il Super Hornet, è mai stato certificato per portare la B61. Ciò significa che il Super Hornet dovrà passare attraverso il processo di certificazione.  Il portavoce della Boeing Justin Gibbons ha assicurato che la società ha il supporto del governo degli Stati Uniti per l'integrazione futura. Nel 2017, il tenente generale Karl Muellner, allora capo dell'aeronautica tedesca, espresse una preferenza per l'F-35 di Lockheed Martin, ma in seguito fu licenziato per il suo schietto sostegno al jet americano e la Germania mise ufficialmente fuori l'F-35 della competizione dell'anno scorso. Ciò ha lasciato la corsa all'Eurofighter Typhoon o al Super Hornet F / A-18E / F di Boeing.  Tuttavia né Eurofighter né Super Hornet sono un sistema di attacco credibile per la B61 contro obiettivi russi a causa della vulnerabilità di entrambe le piattaforme alle moderne difese aeree russe. Anche l'F-35 non è ancora in grado di trasportare la B61, ma l'integrazione del caccia di attacco con la bomba è prevista come parte della fase di modernizzazione del Block 4 in corso del jet.  "Se si considera che il ruolo DCA [doppia capacità del velivolo] richieda l'effettiva credibilità operativa dalla Germania, l'unica scelta possibile è l'F-35A. Di tutti i potenziali aeromobili offerti, l'F-35A è l'unico che rappresenta una soluzione di rilascio B61 Mod 12 operativamente credibile.  I costi per prolungare la vita operativa dei Tornado tedeschi in luogo degli F 35 ammontano a quasi 9 miliardi di euro. In ambito parlamentare tale contestazione è partita dal Partito Liberale Democratico, critico nei confronti della scelta di escludere gli F-35. Come nota la Reuters, il ministero della Difesa non ha fornito dettagli sui costi che riguarderanno l’operatività dei Tornado fino al 2035, sebbene ci fosse stato su questo una specifica richiesta dei legislatori. Secondo alcune fonti del parlamento, raggiungerebbe circa 100 milioni di euro per velivolo, molto di più rispetto al costo per un F-35A, pari a 89 milioni di dollari, circa 80 milioni in euro, nell’ultimo lotto di produzione siglato da Lockheed Martin e Pentagono. Detto ciò non va però dimenticato che l'F 35 ha avuto notevoli ritardi e problemi tecnici, un abbandono considerevole (Turchia), dettato da vicende politiche, ed sorgono altre questioni di non poco conto, come l'attuale rivisitazione dei programmi delle portaerei americane (e non solo), e dell'ultimo documento programmatico dello US Marine Corp, tutti indirizzati verso una riduzione dell'uso di velivoli pilotati (quindi F 35). Di recente è stato comunicato che il contestato e costoso sistema ALIS di gestione della logistica del velivolo, verrà eliminato lasciando spazio a nuove tecnologie come l'I-Cloud. Attualmente il Ministero della Difesa tedesco ha reso noto che il parlamento ha approvato lo stanziamento di altri 500 milioni di euro per il bilancio del Bundeswehr (forze armate), dei quali oltre 300 milioni sono assegnati alla Luftwaffe. Sono stati approvati circa 240 milioni di euro per la digitalizzazione dei display head-up (HUD) e il rinnovo del computer di bordo dei velivoli Tornado, per restare in linea oltre il 2030. Chissà, forse ritengono di potersi procurare gli F 35 in futuro a costi più bassi di oggi, o di non doverne aver affatto più bisogno in futuro.
- La RAF sostituisce nel 2019 gli ultimi Tornado con Typhoon e Protector.
Il 9° Squadron è stato dotato di aerei da combattimento multiruolo Eurofighter Typhoon e 31° Squadron di velivoli teleguidati General Atomics MQ-9B Protector, versione per la RAF britannica dello SkyGuardian, a sua volta evoluzione dell’MQ9 Reaper. I circa 40 ultimi velivoli Tornado sono stati radiati ed i Typhoon che equipaggiano il 9° Squadron come il 12°, basati a Coningsby, sono quelli della Tranche 1 di cui era prevista la radiazione o la vendita ma che sono stati invece “risparmiati” dalla Strategic Defense and Security Review (SDSR) nel 2015. I Typhoon Tranche 1 verranno impiegati solo come caccia per operazioni aria-aria mentre le versioni più recenti dell’Eurofighter, Tranche 2 e Tranche 3, vengono utilizzati come multiruolo. La RAF ha ormai ricevuto i Typhoon ammodernati in base al Progetto Centurion con l’integrazione di bombe Paveway IV, missili Brimstone e Meteor e missili cruiser Storm Shadow, finora imbarcabili solo sui Tornado. La RAF utilizza 51 Typhoon Tranche 1, 67 Tranche 2 e di una decina Tranche 3, dei previsti 40.
- In Italia è stato chiuso il 50° stormo di Piacenza e tutti i Tornado sono stati spostati al 6° Stormo di Ghedi,  rimasto l’unico reparto di volo italiano ad essere equipaggiato con i velivoli Tornado sia IDS che IT- ECR;  inoltre sulla base bresciana sono stati trasferiti i velivoli ECR e il 155° Gruppo Volo “Le Pantere Nere”. Gli F-35 rimpiazzeranno tutti i Tornado italiani. LA «Dead Line» del 2025 è stata fissata dall’ultimo Documento programmatico pluriennale del Ministero della Difesa, considerando i ritardi del programma F35. Il Tornado dovrà sottoporsi a due programmi di aggiornamento. Il primo relativo all'ammodernamento strutturale, tecnologico ed operativo di “mezza vita” dei velivoli ed al mantenimento delle condizione operative. C’è poi un secondo programma che il documento della Difesa definisce di «Capacità aerea non convenzionale».
-I Tornado sauditi saranno in servizio fino al 2025 grazie alla RAF.
Riad ha acquistato in due tranche 120 Tornado inclusi 24 caccia della versione ADV.  Il ritiro degli ultimi Tornado GR.4 britannici consentirà a Riad di accedere a un ampio magazzino di pezzi di ricambio e probabilmente anche agli ultimi velivoli della RAF. Il Ministero della Difesa britannico sembra puntare a trasferire personale della RAF (o ex RAF) in Arabia Saudita per supportare le forze aeree del Paese arabo nel supporto logistico alla linea di Tornado. Londra ha fornito recentemente ampio appoggio alle Reali Forze Aeree Saudite anche nel conflitto in Yemen trasferendo a Riad moltissimi ordigni guidati Paveway per rifornire i depositi svuotati nel corso dei raid contro gli insorti sciti Houthi.
 
di Antonio Frate
 

Calvisi, sviluppo tecnologico e innovazione dei sistemi delle Forze Armate asset strategico per l’intero Sistema Paese

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“È fondamentale diffondere nel Paese una moderna cultura della Difesa spiegando, al tempo stesso, l’importanza della tecnologia e dell’innovazione applicata al mondo militare e le sue ricadute positive sulla società civile.” Lo ha dichiarato il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Giulio Calvisi, intervenendo oggi al convegno organizzato dal Centro Studi Esercito, tenutosi presso il Segretariato Generale della Difesa. All’evento hanno partecipato il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Farina, il Presidente del Centro Studi Esercito, Generale Stefanini, insieme a rappresentanti dell’industria, del mondo accademico e della ricerca. “Oggi siamo di fronte - ha continuato il Sottosegretario - a un grande elemento di novità sul piano culturale e nel dibattito politico: l’esigenza di un nuovo protagonismo dello Stato e di politiche pubbliche più incisive, non solo nell’ambito della Difesa, ma su un piano generale e strategico, che individui precisi obiettivi e priorità di investimento. Inoltre, emerge con chiarezza la necessità di assicurare adeguati livelli di finanziamento e di investimenti nel settore della Difesa e in particolar modo a favore dell’Esercito che negli ultimi anni sconta un non adeguato livello di finanziamento. Le Forze Armate – ha concluso Calvisi - svolgono un lavoro costante a tutela della pace e della sicurezza del nostro Paese. Un ruolo che, in un mondo dove esistono molteplici focolai di tensione, deve essere rafforzato e reso sempre più adeguato ed efficiente. Ecco perché dobbiamo investire nella ricerca e dobbiamo sviluppare tutte quelle tecnologie e quelle capacità industriali strategiche, che ci consentono di essere competitivi in uno scenario globale”. 
 
fonte Ministero della Difesa
 

Nuove commesse per l'industria della difesa made in Italy

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Tra dicembre e gennaio si sono avute una lunga serie di novità nel settore dell'industria della Difesa. Ecco le principali:
1) Il 18 dicembre Terramr ha sottoscritto un contratto con la Difesa italiana per la fornitura di 150 autocarri 4x4, 6x6 e 8x8 ad elevata mobilità del tipo ACTL, con finanziamento del Mise.
2) Con una nota ufficiale di Iveco Defence Vehicles è stata diramata l'8 gennaio la notizia della consegna del primo lotto di autocarri ASTRA ACTL all’Esercito della Romania,  lotto che conta 942 camion su 2.900 previsti. Le passate forniture del 2015 contavano 57 autocarri e successivamente altri 173 nel 2017. E' notevole considerare che il Romanian Ministry of National Defence abbia scelto ancora una volta il prodotto italiano. La consegna verrà completata in quattro anni e riguarda anch'essa piattaforme a due, tre e quattro assi in varianti logistiche, con ben 16 sottovarianti di cui un terzo con cabina di guida blindata. Tra gli allestimenti si individua il CITIS Central Tire Infllation System,  (regolazione dal posto guida della pressione dei pneumatici), luci oscuranti, argani di traino speciali così come gli assali. Prevista, secondo le fonti, una inedita doppia alimentazione oltre alla ovvia compatibilità di aviotrasporto su C130 standard Nato. 
3) La U.S. Navy ha assegnato al consorzio guidato da Lockheed Martin, del quale fa parte Fincantieri Marinette Marine (FMM), un ordine plurimiliardario per la costruzione di quattro unità Multi-Mission Surface Combatants (MMSC) destinate al regno dell’Arabia Saudita, nell’ambito del programma Foreign Military Sales del Paese. Fincantieri costruirà  le imbarcazioni presso il suo stabilimento di Marinette, Wisconsin. Il contratto vale circa 1,3 miliardi di dollari. Le unità Multi-Mission Surface Combatants si distingueranno per essere altamente manovrabili, condividendo il monoscafo delle Littoral Combat Ship (LCS), classe Freedom, realizzate dallo stesso consorzio per la U.S. Navy (finora sono state consegnate 9 unità e altre 7 sono già in diversi stadi di costruzione), accreditate di 5.000 miglia nautiche di autonomia  e velocità di oltre 30 nodi.
4) AgustaWestland Philadelphia Corp., controllata di Leonardo S.P.A., il 14 gennaio si è aggiudicata il contratto per la produzione e la consegna di 32 elicotteri TH-73A, del valore di 176.472.608 USD, per la US Navy,  presso il Dipartimento della Difesa USA unitamente a un pacchetto di ricambi, supporto ed equipaggiamento dedicato oltre all'addestramento per piloti e tecnici addetti alla manutenzione. Il velivolo è basato sulla customizzazione dell’AW-119, dotato di pattini e una sola turbina da 1000 cavalli-spinta, e ha  battuto la concorrenza di Bell ed Airbus. Sostituisce i vetusti TH-57 Sea Ranger. Sarà destinato all'addestramento dei piloti, sia di elicotteri che di tilt-rotor della Marina, del Corpo dei Marines e della Guardia Costiera. Questo contratto, aggiudicato a seguito di gara, è coperto con fondi del Fiscal Year 2020 della Marina. Le attività produttive saranno principalmente eseguite presso lo stabilimento Leonardo di Philadelphia e saranno portate a termine nell’ottobre 2021. Dopo il successo per l'MH139 dell'USAF, di cui recentemente è stata fatta la prima consegna, la presenza quasi quarantennale di Agusta Westland-Leonardo in Pennsylvania da ottimi risultati.
5) L’Esercito Italiano ha stipulato diversi contratti dei programmi di ammodernamento ed approvvigionamento presso la sede del Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti. La notizia è stata diffusa il 13 gennaio dallo Stato Maggiore dell’Esercito. Le forniture prevedono:
a) “Il contratto per l’acquisizione di ulteriori 20.000 Sistemi Individuali per il Combattimento (SIC) sottoscritto dal Direttore degli Armamenti Terrestri, Tenente Generale dell’Esercito Francesco Castrataro e dal Direttore Commerciale del “Consorzio Sistema Soldato Sicuro” Paolo Fabbricante, che prevede come consorziate la Società Leonardo S.p.a. e la Fabbrica di Armi Pietro Beretta S.p.A.. Tale obiettivo è stato raggiunto con anni di studi, sviluppi e sperimentazioni condotti nel Programma Soldato Futuro (ora “Soldato Sicuro”) dall’Esercito Italiano. L’acquisizione del sistema incrementa la precisione operativa e la sopravvivenza del soldato italiano grazie ai nuovi equipaggiamenti. I principali materiali inclusi per la "sopravvivenza" sono il vestiario antifiamma, adatto a climi rigidi e allestito con specifici accessori; la "protezione" è affidata al giubbetto antiproiettile (PBI -G12 IT), elmetto balistico con relativi adattatori; la "precisione dell'ingaggio" prevede fucile d'assalto ARX 160A3 in calibro 5,56x45 mm, fucile per il marksman ARX 200 calibro 7,62x51 mm, finalmente il debutto militare per la moderna pistola APX in calibro 9x19 mm, la recentissima pistola mitragliatrice PMX in calibro 9x19 mm (che ha debuttato in Italia con il dispiegamento c/ alcuni reparti selezionati dei Carabinieri), il fucile di precisione VICTRIX mod. SCORPIO .338 LAPUA MAGNUM, il lanciagranate da fucile GLX-160 da 40 mm e ottiche di puntamento. Per il "comando e controllo" si ha una radio SDR HH EVO completa di cuffia SDR H149, un sistema di ricarica di emergenza, auricolari e accessori (antenne, cavo dati), mentre per la mobilità notturna si prevede visore notturno individuale a intensificazione di luce, camera termica per arma individuale e camera termica a lungo raggio.
b) L'approvvigionato di ulteriori 126 lanciatori controcarro SPIKE con 800 missili per medie e lunghe gittate di nuova generazione che entreranno in servizio a partire dal 2021. Sono utilizzabili sia da terra che da bordo dei veicoli, e consentono l’ingaggio di mezzi protetti da corazzature reattive e sistemi attivi antimissile. Il sistema è impiegabile in tutto lo spettro delle operazioni militari, in qualunque condizione metereologica, inclusi ambienti contaminati NBC o in presenza di disturbi elettromagnetici.
c)  Viene ampliato il parco di VBM 8×8 “Freccia” digitalizzati, con ulteriori 30 unità, 25 dei quali in versione controcarro, ed opzione per successive 11. Si sta procedendo all’adeguamento del prodotto prevedendo una nuova configurazione che vedrà un incremento delle proprie capacità in termini di protezione, in particolare dalle insidie degli ordigni esplosivi improvvisati, con miglioramento della mobilità e alla potenza di fuoco, con l'installazione della torretta con arma da 30 mm, controllata in remoto dall’equipaggio.
d) Si procede speditamente nel programma Light Utility Helicopter LUH  finalizzato a sostituire e razionalizzare la flotta degli Elicotteri da Supporto al Combattimento della Forza Armata, mediante l’acquisizione di un’unica piattaforma, evoluta versione militare dell’elicottero AW 169, in grado di assolvere tutti i compiti delle precedenti linee volo (si pensa a AB 205 e AB 412). L'elicottero di nuova concezione sarà fornito, inizialmente, in alcuni esemplari in versione basica per le esigenze addestrative degli equipaggi di volo e, in seguito, nella versione ‘‘Multiruolo Avanzato’’. La piattaforma, caratterizzata da standard tecnologici ed avionici all’avanguardia, permetterà di essere impiegata sia in Patria sia all'estero.
e) E' iniziata la prima fase di sviluppo del missile CAMM ER (Common Antiair Modular Missile Extended Range), per l'artiglieria contraerei, nuovo strumento efficace contro minacce aeree fino a 40 Km. Il CAMM ER consiste in un missile monostadio ad “homing attivo” , supersonico, impiegabile in ogni condizione atmosferica ed anche in ambiente fortemente disturbato da fonti elettromagnetiche. Il CAMM ER costituirà il munizionamento del sistema d’arma controaerei a “corta portata” GRIFO per l’Esercito, in sostituzione dello SKYGUARD che terminerà la vita tecnica nel 2021. L’avvio di questi programmi assicura notevoli ricadute dal punto di vista occupazionale presso gli stabilimenti di produzione sul territorio nazionale delle aziende consorziate e dei subfornitori.
 
di Antonio Frate
 

La Difesa dell'Iran (seconda parte)

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Artiglieria contraerea:
Gli spinoff iraniani iniziali sono spesso cloni diretti. Ma nell'ultimo decennio hanno presentano miglioramenti significativi tra cui una maggiore portata, sistemi di controllo del fuoco digitale e sistemi di controllo del fuoco elettro-ottici che forniscono un backup a corto raggio se i loro radar sono inceppati. Probabilmente, il modo più semplice per comprendere i vari SAM iraniani consiste nell'identificare da quale sistema SAM straniero si sono evoluti e a quale sistema di difesa aerea a strati appartengono. La questione complicata è che l'Iran tende a usare un nome per il missile e uno diverso per il sistema di radar e lanciatori che lanciano il missile. Inoltre, i sistemi di lancio più moderni dell'Iran tendono ad essere progettati per lanciare più tipi di missili. I SAM a lungo raggio possono rintracciare le minacce da lunghe distanze, minacciare velivoli non agili a oltre cento miglia di distanza e ad alta quota e potenzialmente abbattere missili balistici. L'S-300PMU-2 con guida radar mobile su strada è stato il principale sistema di difesa aerea della Russia fino a quando non è stato sostituito dall'S-400. Può ingaggiare fino a trentasei aeromobili contemporaneamente fino a 120 miglia di distanza usando vari missili a lungo e medio raggio. L'Iran nel 2007 hanno ordinato cinque batterie di S-300PMU1, ma le sanzioni hanno costretto il pres. Medvedev ad annullere la consegna nel 2010, sebbene l'Iran sia riuscito ad acquisire un radar e componenti 30N6. Nel 2011, Teheran ha annunciato che avrebbe prodotto il suo "proprio" S-300, il Bavar-373, che utilizza i missili Say’yad-3 o 4 derivati dal missile standard americano. Il Bavar 373 presumibilmente ha un'autonomia di 155 miglia. 
Nel 2015, la Russia ha anche consegnato quattro batterie S-300PMU2 a seguito dell'adesione dell'Iran all'accordo nucleare JCPOA, attualmente dispiegato a Teheran, Isfahan e Bushehr. L'Iran ha trenta sistemi missilistici S-200 Vega-E (SA-5) di epoca sovietica su lanciatori fissi pesanti dispiegati a Teheran, Bandar Abbas, Hamadan ed Esfahan. Sebbene datati, hanno un'autonomia di 150 miglia e una velocità massima vertiginosa di Mach 6, e sono stati modernizzati secondo gli standard Fajr-8 e Gareh con elettronic, stato solido e portata estesa. Per la difesa a medio raggio, il missile standard, il RIM-66 SM-1MR era un sistema missilistico terra-aria lanciato di medio raggio installato sulle navi da guerra della Marina degli Stati Uniti a partire dalla fine degli anni '60, con un raggio di ventidue miglia, venduti dagli Stati Uniti alla Marina iraniana prima della Rivoluzione. Nel 2013, l'Iran ha svelato il Sayyad-2 ("Hunter"), che è visibilmente evoluto dall'SM-1, e molto veloce con una velocità massima di Mach 4.5 e un raggio di quarantasei miglia. Può essere sparato dai sistemi mobili di difesa Talaash ("Endeavour") e Khordad-15, che possono attaccare sei bersagli contemporaneamente. Quest'ultimo ha abbattuto un drone statunitense RQ-4N a giugno 2019 usando un Sayyad-2C.
Il modello Sayyad-3 più grande e più lungo raggio ha un'autonomia di settantacinque miglia ed è integrato su entrambi i lanciatori Khordad 15 e S-200. Il missile Hawk a guida radar fu il primo grande sistema SAM americano (usato anche dall'Italia). Il modello MIM-23B ha una portata massima di circa 25 miglia e i missili viaggiano a una velocità di Mach 2.4 Gli Stati Uniti hanno venduto numerosi MIM-23B all'Iran, utilizzati come principale missile di difesa aerea dell'Iran durante la guerra Iran-Iraq. L'Iran ha inizialmente sviluppato un clone di missili Hawk, lo Shahin ("Falcon") seguito dal Shalamche migliorato con velocità aumentata a Mach 3. Nel 2010 l'Iran ha debuttato con un nuovo sistema di lancio a tripla rotaia chiamato Mersad che può integrare più radar, impegnare due obiettivi contemporaneamente, ha un raggio di sorveglianza massimo di novantatre miglia e un backup elettro-ottico a corto raggio. L'Iran ha anche sviluppato una variante semovente di Ghader. L'Iran ha circa 120 Hawk e Mersadi.
L'S-75 sovietico (nome in codice NATO SA-2) fu il primo SAM usato in combattimento. La batteria dirige i missili V-750 che viaggiano fino a 3,5 volte la velocità del suono tramite radiocomando per chiudersi con un aereo fino a ventotto miglia di distanza. lla Cina ha retroingegnerizzato l'S-75 in HQ-1 e HQ-2 e l'Iran ha acquisito 14 lanciatori HQ-2J.
Il Sayyad-1A fortemente modernizzato presenta una portata estesa (50–60 miglia) e un nuovo cercatore a infrarossi.
Il 2K12E Kub / Klvadrat, denominato in codice SA-6, è un sistema SAM cingolato sovietico che monta tre missili su ciascun lanciatore cingolato con un raggio di 15 miglia e fino a altitudini medio-alte. Un veicolo comando è dotato di radar che guida i missili tramite comando radio. L'Iran ha importato cinquanta 2K12E negli anni '90. Il Ra’ad-1 ("Thunder") SAM è una variante montata su camion domestica che integra un radar e un sensore elettro-ottico. Il successore russo del 2K12, il 9K37 Buk è in grado di impegnarsi a corto-medio raggio su bersagli tra le 2 e le 30 miglia di distanza e fino ad alta quota. Non è chiaro come l'Iran li abbia ottenuti (potrebbero essere di fabbricazione domestica).
Per la difesa a corto raggio, i sistemi di difesa aerea proteggono le truppe in prima linea e le basi critiche contro elicotteri, droni e aerei da attacco a bassa quota (meno di 20.000 piedi) e potenzialmente missili da crociera. Tuttavia, non possono intercettare getti di munizioni guidate con precisione. Il SAM a corto raggio Crotale è un sistema francese con guida radar degli anni '70, installato su veicoli terrestri e navi. Nel 1979 la Cina ha importato alcuni Crotales per una "valutazione" - e negli anni '80 li aveva decodificati in un SAM chiamato HQ-7 (FM-80). Nel 2002, l'Iran ha dimostrato di aver reingegnerizzato l'HQ-7 nello Shahab Thaqeb. Poi, nel 2013, è entrato nel sistema di difesa aerea a corto raggio Ya Zahra e nella variante semovente Herz-9 ("Protector"). L'Igla 9K38  è un sistema di difesa antiaerea portatile (MANPADS) russo a spalla, che utilizza missili a ricerca di calore. La Cina ha sviluppato una copia dell'Igla chiamata QW-1 che l'Iran ha successivamente importato. Il Misagh-1 è un clone diretto del QW-1. Misagh-2 è un modello migliorato con una gamma estesa a 3 miglia. L'Iran ha anche la vettura fuoristrada Soheil, che monta quattro Misagh-2. L'Iran ha oltre 3.000 QW-1 e Misaghs. Sono in dotazione sistemi semoventi Rapier a guida ottica degli anni '70 britannici con un raggio di 5 miglia. Nel 2007, l'Iran ha acquistato dalla Russia ventinove sistemi missilistici semoventi Tor-M1. Teheran schiera anche il missile anti-elicottero Qaem a guida laser, derivato dal missile anticarro americano TOW. Il paese possiede anche grandi quantità di artiglieria antiaerea che vanno dai cannoni della Guerra Fredda da 23 millimetri e dai cannoni KS-19 da 100 millimetri ai cannoni autoctoni a difesa stretta.
 
Armi di distruzione di massa iraniane
Armi nucleari:
L'Iran ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, ma il governo di Israele, basandosi su informazioni dei suoi servizi segreti, ha affermato che l'Iran sta sviluppando armi nucleari. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite, nel suo rapporto del febbraio 2006 sul programma nucleare iraniano, affermò che non aveva evidenza di questo. Nel 2007 gli Stati Uniti d'America rilasciarono un rapporto dell'intelligence che affermava che la Repubblica Islamica dell'Iran non stava sviluppando un ordigno a detonazione nucleare. Nel luglio del 2008, il leader delle guardie rivoluzionarie Mohammad Ali Jafari, affermò che avrebbero vendicato qualsiasi attacco contro le installazioni nucleari iraniane con la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa più del 20% del petrolio prodotto nel mondo. Affermò che le sue forze avrebbero usato “tattiche da blitzkrieg” nel Golfo Persico, se l'Iran venisse attaccato. Attualmente l'Iran possiede impianti (da lungo tempo noti) per l'arricchimento dell'Uranio nei pressi di Natanz, ed altri recentemente scoperti nei pressi di una montagna vicina a Qom. Non è mai stata riscontrata traccia di uranio arricchito oltre il 5%, fatto che rende assai poco probabile l'utilizzo di questo elemento per armi come la bomba sporca. Questo uranio (al 5%) potrà essere utilizzato in un reattore nucleare a fissione, e soltanto dopo qualche anno, con processi di separazione chimica, si potrà estrarre il plutonio da esso trasmutato, per fabbricare vere bombe nucleari; comunque, in quei centri dell'Iran dove gli impianti di centrifugazione dell'esafluoruro di uranio sono attivamente ispezionati, si può escludere che essi vengano usati per costruire una bomba. Nel 2015, il governo degli Stati Uniti sotto il presidente Obama ha stimato che l'Iran aveva bisogno solo di due o tre mesi per produrre abbastanza materiale nucleare per fabbricare un'arma. L'accordo nucleare quell'anno tra Teheran e sei potenze mondiali - da cui il presidente Trump si è ritirato nel 2018 - ha introdotto limiti e controlli internazionali sulle attività nucleari dell'Iran. Ha mirato a rendere più difficile e dispendioso il tempo per sviluppare materiale di qualità per armi. A seguito dell'uccisione del generale Soleimani da parte delle forze statunitensi, l'Iran ha affermato che non sarà vincolato da queste restrizioni. Ma afferma anche che continuerà a cooperare con il l'Agenzia del controllo nucleare delle Nazioni Unite, l'AIEA.
 
Armi chimiche:
Nel 1997 l'Iran ratifica la Convenzione Internazionale sulle armi chimiche. Sia le truppe iraniane che i civili lamentarono migliaia di decessi a causa delle armi chimiche utilizzate dall'Iraq di Saddam Hussein durante la Guerra Iran-Iraq del 1980-88. Come risultato, l'Iran ha manifestato pubblicamente la sua opposizione contro l'uso di armi chimiche, facendo numerosi commenti al vetriolo contro Hussein ed i suoi sostenitori americani dell'epoca, illustrando in molti convegni internazionali l'ampio utilizzo da parte dell'Iraq di queste armi.  Ancora oggi, più di 18 anni dopo la fine della guerra con l'Iraq, circa 30.000 iraniani stanno soffrendo e morendo a causa dei danni causati dalle armi chimiche usate dall'Iraq. La necessità di gestire la terapia di un così gran numero di vittime ha reso gli specialisti medici iraniani all'avanguardia nello sviluppo di regimi terapeutici efficaci per le vittime di armi chimiche, particolarmente per quelli affetti da lesioni causate dall'esposizione a gas mostarda. 
 
Armi biologiche:
Nel 1973 l'Iran ratificava la Convenzione Internazionale sulle armi biologiche. Nonostante questo, l'Iran possiede avanzati programmi di ricerca microbiologici e di ingegneria genetica che servono a sostenere un'industria in grado di produrre vaccini di buona qualità che vengono utilizzati sia all'interno del paese che esportati all'estero, producendo ulteriori risorse.
 
I Droni:
Gli Stati Uniti hanno accusato l'Iran di fornire ai ribelli Houthi veicoli aerei senza pilota. Nonostante anni di sanzioni, l'Iran è stato anche in grado di sviluppare capacità di droni. Nel 2006 uno UAV iraniano riuscì ad individuare e ad inseguire la portaerei americana USS Ronald Reagan per 25 minuti, senza essere rilevato, ritornando poi indenne alla sua base.  In Iraq, i droni iraniani sono stati utilizzati dal 2016 nella lotta contro l'IS. L'Iran è anche entrato nello spazio aereo israeliano con droni armati gestiti dalle basi in Siria.Nel giugno 2019, l'Iran ha abbattuto un drone di sorveglianza degli Stati Uniti, sostenendo di aver violato lo spazio aereo iraniano sullo Stretto di Hormuz. L'altro aspetto del programma iraniano sui droni è la sua volontà di vendere o trasferire la sua tecnologia di droni ai suoi alleati e delegati nella regione, afferma Jonathan Marcus, corrispondente diplomatico e della difesa della BBC. Nel 2019, gli attacchi di droni e missili hanno danneggiato due importanti strutture petrolifere saudite. Sia gli Stati Uniti che l'Arabia Saudita collegarono questi attacchi all'Iran, anche se Teheran negò qualsiasi coinvolgimento e indicò una rivendicazione di responsabilità da parte dei ribelli nello Yemen.
 
Cyber Command:
A seguito di un grave attacco informatico nel 2010 alle strutture nucleari iraniane, l'Iran ha intensificato le proprie capacità nello spazio cibernetico. Si ritiene che l'Islamic Revolutionary Guards Corps (IRGC) abbia un proprio cyber-comando, che lavora allo spionaggio commerciale e militare. Nel 2012, i funzionari statunitensi hanno incolpato l'Iran per una serie di attacchi informatici alle banche statunitensi intesi a interrompere il traffico verso i loro siti web. Un rapporto militare degli Stati Uniti nel 2019 afferma che l'Iran aveva anche preso di mira compagnie aerospaziali, appaltatori della difesa, società energetiche e di risorse naturali e società di telecomunicazioni per operazioni di cyber spionaggio in tutto il mondo. Sempre nel 2019, Microsoft ha dichiarato che un gruppo di hacker che "proviene dall'Iran ed è collegato al governo iraniano" ha preso di mira una campagna presidenziale degli Stati Uniti e ha cercato di entrare nei conti dei funzionari del governo americano. L'altro aspetto del programma iraniano sui droni è la sua volontà di vendere o trasferire la sua tecnologia di droni ai suoi alleati e delegati nella regione, afferma Jonathan Marcus, corrispondente diplomatico e della difesa della BBC.
 
Conclusioni:
L'Iran non ha mai lanciato una guerra di aggressione nella storia moderna, ed i suoi leader formalmente aderiscono ad una dottrina che prescrive "no alla guerra preventiva." Gli stanziamenti militari pro-capite del paese sono i minori nella regione del Golfo Persico, ad eccezione degli Emirati Arabi Uniti. Raggruppate insieme, le difese aeree dell'Iran forniscono a Teheran un certo grado di deterrenza perché aumentano le difficoltà, le spese e il tempo necessari per lanciare attacchi aerei contro l'Iran, in particolare da attori regionali. Esse rappresentano una minaccia per i caccia non stealth a meno che non vengano soppressi e possono negare lo spazio aereo del Golfo Persico e dell'Iran a velivoli meno agili come il drone RQ-4N abbattuto a giugno 2019. Tuttavia, i SAM iraniani non fermeranno una campagna aerea concentrata da una potenza in grado di raccogliere una combinazione di missili a distanza, guerra elettronica e aerei invisibili. Queste hanno storicamente smantellato sistematicamente le reti di difesa aerea in Iraq, Libano e Libia. Oggi la grande rete di difesa aerea della Siria si sta dimostrando inefficace nel prevenire attacchi aerei israeliani, nonostante un'iniezione di SAM russi relativamente moderni. Tuttavia solo perché una minaccia può essere sconfitta non significa che sia necessariamente saggio farlo.
 
di Antonio Frate
 

La Difesa dell'Iran (prima parte)

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La Difesa dell'Iran include le forze armate, le Guardie della Rivoluzione Islamica e le forze di polizia. 
 
Forze armate:
Le forze armate iraniane sono composte da quattro branche, stimate in 820.000 effettivi: l'Esercito della Repubblica Islamica dell'Iran, con 650.000 soldati; la Marina militare della Repubblica islamica dell'Iran con 70.000 marinai e portuali; la Forza Aerea della Repubblica Islamica dell'Iran (IRIAF) con 100.000 tra aviatori e avieri; la branca della Difesa Aerea della Repubblica Islamica dell'Iran (IRIAD), recentemente costituita e derivata dalla IRIAF.
 
Guardiani della Rivoluzione Islamica:
Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, noto anche come Pasdaran o Guardiani della Rivoluzione, di circa 150.000 unità combattenti, divise in cinque branche: Esercito dei Guardiani della Rivoluzione Islamica; Marina dei Guardiani della Rivoluzione Islamica; Aeronautica dei Guardiani della Rivoluzione Islamica; Forze Quds o Forze di Gerusalemme (forze speciali); i Basij.
 
La Forza Quds:
La Forza Quds, già guidata dal generale Soleimani, conduce operazioni segrete all'estero per l'IRGC e riferisce direttamente al leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei. Si stima forte di circa 5.000 unità. L'unità è stata schierata in Siria, dove ha consigliato militari fedeli al presidente siriano Bashar al-Assad e ha armato le milizie sciite che combattevano con loro. In Iraq, ha sostenuto una forza paramilitare dominata dagli sciiti che ha contribuito alla sconfitta del gruppo dello Stato islamico. Tuttavia, gli Stati Uniti affermano che la forza Quds abbia un ruolo più ampio fornendo finanziamenti, addestramento, armi e attrezzature alle organizzazioni che Washington ha designato come gruppi terroristici in Medio Oriente. Questi includono il movimento Hezbollah in Libano e la Jihad islamica palestinese.
 
Basij:
I Basij costituiscono una forza paramilitare composta da volontari, controllata dalle Guardie della Rivoluzione Islamica. L'entità numerica, l'addestramento, e la motivazione di queste forze non sono chiari. Secondo le fonti iraniane è composta da 12,6 milioni di persone, incluse donne, tra questi attorno a 3 milioni sarebbero da considerare abili al combattimento. 
 
L'industria della Difesa: 
Buona parte degli armamenti iraniani sono stati importati dagli Stati Uniti e dall'Europa prima della Rivoluzione iraniana del 1979. Tra il 1971 e il 1975, lo Shah intraprese una sostenuta campagna di acquisti, ordinando armamenti per circa 8 miliardi di dollari dell'epoca soltanto dagli Stati Uniti. Questo mise in allerta il Congresso degli Stati Uniti, che nel 1976 rese più stretta una legge del 1968 che vincolava le esportazioni di armi, rinominandola "Arms Export Control Act". Gli USA continuarono a vendere enormi quantitativi di armi all'Iran, fino al 1979.  Dopo la rivoluzione islamica, l'Iran rimase fortemente isolato e in carenza di esperienza tecnologica. A causa delle sanzioni economiche e dell'embargo d'armi esercitato dagli Stati Uniti e dalla NATO, l'Iran dovette ricorrere alla propria industria per costruire armamenti e parti di ricambio (molti di fabbricazione americana) dato che vi erano pochi paesi disposti a commerciare con l'Iran. Al Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica venne dato l'incarico di creare quello che oggi è la Industria Militare Iraniana. Sotto il loro comando l'industria militare iraniana si espanse enormemente, ed assieme agli enormi stanziamenti del Ministero della difesa iraniano versati all'industria missilistica, l'Iran presto accumulerà un vasto arsenale di missili. Nel 1973 furono costituite le Iran Electronics Industries (IEI). La compagnia venne stabilita nel tentativo di organizzare per la prima volta l'assemblaggio, aggiornamento e riparazione delle armi importate. La Sasadjah (Sazemane Sanaye Defa) iraniana è stata la prima struttura islamica ad aver intrapreso passi nel costituire un'industria militare autonoma servendosi di reingegnerizzazione applicata alle armi sovietiche come i razzi anticarro RPG-7, le katiuscia BM-21 "Grad", e i missili antiaerei portatili "Strela" già nel lontano 1979.  Dal 1992, l'Iran ha cominciato a produrre i propri tank, APC, sistemi radar, missili guidati, sottomarini, navi e velivoli da combattimento. Molti sostengono che durante gli anni novanta Israele abbia venduto all'Iran parti di ricambio di F-14 Tomcat, di altri aerei (F-4 Phantom) e altri tipi di armi. Molti missili sono stati costruiti in Iran con l'aiuto di ditte e ingegneri russi e nordcoreani, ed una varietà di velivoli robotici UAV da spionaggio. I problemi e le sanzioni economiche hanno ostacolato le importazioni di armi iraniane, che sono relativamente piccole rispetto a quelle di altri paesi della regione. Il valore delle importazioni della difesa iraniana tra il 2009 e il 2018 era equivalente a solo il 3,5% delle importazioni dell'Arabia Saudita nello stesso periodo, secondo l'Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma. La maggior parte delle importazioni iraniane proviene dalla Russia e il resto dalla Cina.
 
Capacità missilistica:
Le capacità missilistiche dell'Iran sono una parte fondamentale della sua abilità militare. L'Iran ha lanciato più di una dozzina di missili in due basi in Iraq che ospitano forze statunitensi. I rivali regionali come Israele e Arabia Saudita, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, dispongono della tecnologia per eseguire attacchi aerei di precisione. Un rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti descrive le forze missilistiche del paese come le più grandi del Medio Oriente, comprendendo principalmente missili a corto e medio raggio. Non è possibile fornire cifre precise, ma il Centro per gli studi strategici e internazionali con sede negli Stati Uniti afferma che l'Iran ha migliaia di missili di oltre una dozzina di tipi diversi. Il missile Qiam-1, ad esempio, è stato ampiamente prodotto dal 2011, ha un'autonomia di 700 km e un carico utile di 750 kg. È stato utilizzato dall'Iran contro i combattenti dell'IS nel giugno 2017. Le varianti del missile balistico a portata intermedia Shahab-3 hanno un carico utile di oltre 750 kg e una portata verso l'alto di 1.500 km. L'Iran ha fino a 50 lanciatori di missili balistici a medio raggio e fino a 100 lanciatori di missili balistici a corto raggio, secondo l'Istituto internazionale di studi strategici con sede nel Regno Unito. L'Iran sta inoltre testando la tecnologia spaziale per consentirle di sviluppare missili intercontinentali a più lungo raggio. Il 2 novembre del 2006, l'Iran iniziò una serie di esercitazioni militari, durate 10 giorni, che culminarono col lancio di molti missili senza testata di guerra. La televisione di stato iraniana riferì il lancio di dozzine di missili che includevano i Shahab-2, Shahab-3 e Ghadr-110. I missili percorsero traiettorie da 300 km fino a 1 300 km. Esperti iraniani hanno apportato alcune modifiche ai missili Shahab-3, installando testate a grappolo con la capacità di portare 1.400 submunizioni. Questi lanci vennero eseguiti poco dopo gli esercizi militari eseguiti nel Golfo Persico dagli Stati Uniti ed i suoi alleati il 30 ottobre del 2006, che avevano uno scopo addestrativo per bloccare  qualsiasi arma di distruzione di massa. Alcuni analisti pensano che l'Iran abbia iniziato lo sviluppo di un progetto per missili ICBM/IRBM, noto come Shahab-4 con una gittata di 3000 km; il programma avviene in parallelo con lo sviluppo di un lanciatore satellitare noto come IRIS.  Il programma missilistico a lungo raggio è stato sospeso dall'Iran in seguito all'accordo nucleare del 2015, secondo il Royal United Services Institute (Rusi), ma questo potrebbe ora riprendere a causa dell'incertezza che circonda quell'accordo. In ogni caso molti obiettivi in Arabia Saudita e nel Golfo e probabilmente anche in Israele si troverebbero nel raggio d'azione degli attuali missili iraniani a corto e medio raggio.
 
di Antonio Frate

Pensionamento per il Prowler, era stato l'aereo della strage del Cermis

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Il 9 marzo in una cerimonia a Cherry Point si celebrerà il pensionamento dell'EA 6B Prowler. Tale velivolo, in forza allo USMC e US Navy, rimarrà tristemente famoso in Italia in quanto fu proprio uno di questi velivoli che impattò contro il cavo della funivia del Cermis, nelle Alpi, il 3 febbraio 1998, provocando la caduta di una cabina e la morte di 19 persone, di varia nazionalità, tra turisti passeggeri e il manovratore. Furono sottoposti a processo 4 militari dello US Marine Corp e la giustizia militare americana prosciolse il capitano Richard J. Ashby, pilota dell'aereo e il suo navigatore, dalle accuse di omicidio involontario e per negligenza (secondo l'ordinamento statunitense). In seguito furono riconosciuti colpevoli di ostruzione alla giustizia e condotta inadatta a un ufficiale per aver distrutto il nastro video registrato sull'aereo. Il velivolo, in servizio sin dai tempi del Vietnam, ha ricoperto l'importante ruolo di disturbatore elettronico, (EW, Electronic Warfare), la missione del Prowler è sempre stata quella di respingere, degradare e distruggere l'uso dello spettro elettromagnetico da parte del nemico. Tale funzione verrà in futuro svolta da diversi velivoli. Sebbene gli Stati Uniti tramite Marine Corps e Navy abbiano gradualmente messo fuori servizio il Prowler dal 2009, il suo graduale ritiro ha visto il carico di lavoro più pesante che mai. Quando il presunto Stato Islamico devastò l'Iraq nel 2014, gli EA-6B del VMAQ-2 e VMAQ-3 "Moon Dogs" volarono da Al Udeid e VAQ-134 "Garudas" a bordo della portaerei USS George H.W, che fu tra le prime unità a rispondere all'emergenza. Oltre alle missioni in corso sull'Iraq, i Prowlers sono volati in Siria per l'operazione Inherent Resolve. Nonostante la loro età, gli EA-6B sono stati importanti nella guerra aerea contro Daesh: hanno captato segnali radio "nemici" e hanno bloccato quelle frequenze per impedire ai terroristi di comunicare tra loro alla radio o al cellulare, o utilizzare trasmettitori portatili per attivare gli IED (Improvised Explosive Devices). Sebbene la Marina fosse il suo più grande operatore, il Prowler, nacque dalla necessità dei Marines di un aereo EW dedicato. Basato sulla struttura preesistente dell'Intruder A-6, Grumman (che si unì a Northrop nel 1994) sviluppò l'Intruder elettronico EA-6A negli anni '60 come soluzione temporanea fino a quando l'EA-6B entrò in servizio. Inoltre la Marina l'ha scelto per rimpiazzare anche i suoi vecchi EKA-3B Skywarrior EW. Il Prowler fece il suo debutto in Marina nel 1971 e svolse missioni sul Vietnam, mentre i Marines cambiarono gli EA-6A biposto con l'EA-6B a quattro posti nello stesso decennio. Da allora ha partecipato a tutte le principali operazioni militari statunitensi all'estero.  170 aeromobili furono prodotti fino al 1991. Per oltre quarant'anni, il Prowler è stato "in prima linea nella guerra militare elettronica che consente missioni di combattimento aereo di alto profilo". La missione principale del velivolo era di sostenere gli attacchi di attacco di terra distruggendo l'attività elettromagnetica del nemico e, come missione secondaria, di raccogliere l'intelligenza elettronica tattica all'interno di una zona di combattimento e, se necessario, attaccando i siti radar nemici con missili HARM. Il Prowler era quasi sei piedi più lungo e 5.000 libbre più pesante dell'Intruder. Era spinto da due motori turbojet Pratt & Whitney J52-P408A, (a differenza di altri velivoli della sua categoria dotati di turbofan) che gli consentivano di volare a velocità subsoniche fino a 566 nodi. Nel corso dei decenni i Prowlers sono stati regolarmente aggiornati attraverso programmi denominati Expanded Capability (EXCAP) e Improved Capability (ICAP). La modifica più consequenziale fu forse la capacità di sparare i missili anti-radiazioni ad alta velocità AGM-88 (HARM), che fu introdotta nel 1986 nella variante ICAP II Block 86. Ciò ha trasformato l'EA-6B in una piattaforma di soppressione della difesa aerea nemica (SEAD), una capacità che la sua controparte dell'aeronautica, il generale Dynamics EF-111A Raven, non ha mai posseduto. La variante finale di Prowler in servizio era l'ICAP III, introdotta nel 2005. Disponeva del ricevitore AN / ALQ-218 installato nell'aereo, visibile per il rigonfiamento in cima alla coda, e operante in combinazione con i jammer AN / ALQ -99 trasportati sotto la fusoliera e le ali. L'ICAP III aveva anche il jammer di comunicazioni AN / USQ-113 (V) 4 e poteva raccogliere l'intelligenza elettronica (ELINT), come con le varianti precedenti. I cinque punti d'attacco del Prowler consentivano di trasportare fino a quattro HARM o cinque ALQ-99. Di solito, tuttavia, un Prowler portava fino a due HARM per consentire almeno il trasporto di almeno due jamming pods e carburante in un serbatoio esterno. La versione Marine ICAP III ha ricevuto il pod di targeting AN / AAQ-28 (V) 4 LITENING; questo era usato principalmente per l'intelligence, la ricognizione e la sorveglianza, dal momento che l'EA-6B non portava altri ordigni oltre agli HARM. L'equipaggio della EA-6B era composto da un pilota e quattro Electronic Countermeasures Officers (ECMO); durante l'attacco, un ECMO era spesso comandante di missione. A seconda della missione, un Prowler a volte volava con due ECMO. Il ritiro dell'EF-111 dell'Aeronautica Militare ha lasciato il Prowler l'unico velivolo tattico EW in tutto l'inventario degli Stati Uniti. Sebbene mai abbattuti in combattimento o non abbiano guadagnato la reputazione di "fabbrica di vedove", 51 Prowlers sono stati persi durante la vita di servizio, causando 48 morti. È stato anche coinvolto in alcuni incidenti di alto profilo nel corso degli anni. La notte del 25 maggio 1981, un EA-6B del VMAQ-2, per coincidenza, atterrò a bordo della USS Nimitz troppo a destra rispetto alla linea centrale della cabina di pilotaggio e si schiantò contro una fila di aerei parcheggiati, provocando una grande esplosione. In uno dei peggiori disastri della storia, 14 membri dell'equipaggio sono stati uccisi e altri 45 feriti, insieme alla completa distruzione di interi piani e danni considerevoli agli altri. Oltre al citato incidente del Cermis, sempre nel 1998, la notte dell'8 novembre, un Navy EA-6B del VAQ-130 "Zappers" fu richiamato per atterrare sulla USS Enterprise mentre l'area di atterraggio era ancora occupata da un Lockheed S-3B Viking. Il Prowler fece un ultimo tentativo per sfuggire alla collisione, ma era troppo tardi: colpì l'S-3, provocando un'esplosione e un incendio. Miracolosamente, i due membri dell'equipaggio del Vicking sopravvissero, ma tutti e quattro i membri dell'equipaggio del Prowler perirono. A partire dal 2009 l'EA-6B è stato gradualmente rimpiazzato dal Boeing EA-18G Growler. Come il Prowler, l'EA-18G è stato adattato da una cellula esistente, il Super Hornet F / A-18E / F. Ma mentre l'EA-6B non ha conservato molte delle funzionalità dell'A-6, il Growler conserva molte delle caratteristiche del Super Hornet. Ad esempio, il Growler porta armi aria-aria, permettendogli di difendersi in combattimento. Il Prowler non aveva tale capacità ed era praticamente indifeso contro gli attacchi, richiedendo in tal modo una scorta, distogliendo F-14 e F / A-18 da altre missioni critiche. Il Growler è anche altamente automatizzato. Il ritiro del Prowler lascia il C-2A (R) Greyhound e l'E-2D Advanced Hawkeye come unici aeromobili da portaerei Grumman. Con quasi mezzo secolo di servizio da vantare, l'EA-6B supera in anzianità di servizio anche il leggendario F-14 Tomcat, altro prodotto Grumman, insieme al suo progenitore, l'A-6. In realtà, piuttosto che l'obsolescenza dei sensori EW (Electronic Warfare) a bordo, il problema principale che ha colpito la flotta dei Prowler è che non è un aereo facile su cui lavorare. Al giorno d'oggi, i componenti che devono essere sostituiti non sono facilmente reperibili come in passato. L’US Navy che ha ritirato i Prowler nel 2015 li rimpiazzerà con l'EA-18G GROWLER, versione per guerra elettronica e SEAD del SUPER HORNET. L'USMC invece utilizzerà tutte le piattaforme aeree del suo arsenale: F-35B e C, oltre a impianti  EW in pod dedicati e capaci di lavorare in network. Ad esempio, il sistema ALQ-231 INTREPID TIGER II (IT II), una famiglia di sistemi guerra elettronica, inizialmente nata per disturbare le comunicazioni avversarie, che si sta evolvendo per jammare in collaborazione con i radar, nella versione X. I pod INTREPID TIGER II, in differenti forme, sono già integrati sugli AV-8B HARRIER e F/A-18A-D e sugli elicotteri UH-1Y VENOM, con attività d'integrazione pianificate o in corso anche sugli AH-1Z VIPER, su MV-22B OSPREY e KC-130J, come parte del kit dei “tanker-cannoniera” HARVEST HAWK. Un payload IT II è in sviluppo anche per gli UAS MQ-21 INTEGRATOR e il futuro grande UAV a decollo e atterraggio verticale MUX avrà a sua volta un ruolo nella guerra elettronica. 
 
di Antonio Frate
 

Il futuro delle armi militari portatili: nuovi fucili da cecchinaggio e mitragliatrici leggere

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A seguito di numerosi test effettuati il SOCOM (il Comando delle Forze Speciali Americane) adotterà per questo nuovo anno fucili da cecchinaggio calibro 6,5x49 mm Creedmoor. Tale munizione sostituirà gli attuali fucili sniper in 7,62x51 mm NATO. Sono stati testati tre fucili: l’SR-25 in 7,62 NATO, l’M-110 in 6,5 e l’Mk-20 Ssr (Mk-17 SCAR-H in versione sniper) in 260 Remington. Il 6.5 ha dimostrato di avere ottima potenza sui 1000 m e migliore precisione e resistenza al vento. Il Corpo dei Marines ha inoltre ordinato 27.000 nuovi fucili. Si mandano in pensione gli M16A2, che hanno resistito in servizio per la loro precisione, e si acquistano gli HK 416, già adottati da altri reparti, e gli M110A1 da cecchinaggio in 7,62 NATO, facilmente modulabili con il modello in 6,5 del SOCOM. Come è noto nel settore il calibro standard NATO 5,56 mm non soddisfa in scenari come l'Afghanistan. Gli M4, specie con canna da 10,5 pollici, soffrono di inferiorità in scontri con i Kalashnikov da 7,62x39 mm.  Negli anni 2000 era stato presentato il fucile M468, col calibro 6,8, mai entrato in produzione di serie. Recentemente è stata diffusa la notizia che gli USA avrebbero adottato tale munizione intorno al 2023/4, per equipaggiare reparti in prima linea su scenari quali l'Afghanistan. Ora però è anche chiaro che si sta ricercando una soluzione ottimale. Il Maj. Jason Bohannon, capo del ramo di letalità del Centro di eccellenza di Manovra dell'Esercito a Fort Benning, Georgia, e Matt Walker, vicedirettore del ramo e sergente maggiore in pensione, hanno rilasciato una intervista alla rivista Army Times sugli ampi sforzi nella ricerca e sviluppo sulle armi di piccolo calibro. Gli studi proseguono da anni, si è valutata l'ipotesi di una nuova famiglia d'armi in 5,56 mm o, come migliore opzione, di un nuovo calibro di circa 6,5-7mm. Si tratta di una storia con origini antiche. Partendo dallo sviluppo del fucile M1 di John Garand negli anni '20, si ricorda che a quel tempo, Garand costruì sia una calibro 30 sia una calibro 276 dello stesso fucile. Ma un surplus di munizioni calibro 30 della prima guerra mondiale, oltre ai vincoli finanziari della Grande Depressione, ha portato gli alti funzionari della difesa e leader politici, ad ordinare un fucile calibro 30. Il progetto dell'M1 alla fine si evolse in M14. Entrambi i fucili condividono un alesaggio di 7,62 mm o 30. Ma l'M14 fu presto scartato quando, negli anni '60, il Gen. dell'Air Force Curtis LeMay acquistò la prima versione dell'M16 per alcune unità dell'Aeronautica. L'M16 fu quindi adottato e messo in servizio per il Vietnam, dove le truppe riportarono frequenti inceppamenti e malfunzionamenti nelle prime versioni dell'arma. Con numerose evoluzioni si passò all'M4, di cui i militari si dicono soddisfatti. Ma ormai secondo Bohannon l'invecchiamento della piattaforma M16 / M4 si avvicina alla fine del suo ciclo di vita. Le critiche riguardano l'uso di armature del nemico, le distanze di fuoco sui nuovi scenari, alcuni problemi di inceppamento. Oltre al fucile d'assalto, si prevede di sostituire le attuali mitragliatrici in tutti i calibri quali l'M249 Minimi da 5,56 mm, l'M240 L da 7,62x51 mm NATO e la storica Browning M2 50. Recentemente sono state acquistate per i marines numerose M27, versione superiore all'M4 in termini di affidabilità e gittata più ampia. Il 31 agosto 2018 il Dipartimento della Difesa ha annunciato lo stanziamento di 13,4 milioni per l'acquisto di mitragliatrici FN MK46 (5,56mm) e Mk 48 (7,62 NATO). Si tratta di versioni migliorate dell'M249. La SOCOM sta inoltre sviluppando munizioni polimeriche in 6,5 mm per ridurre il peso. La ricerca attuale mostra un polimero di 6,5 mm che riduce il peso di un terzo rispetto al 7,62 mm, raggiungendo quasi lo stesso peso della munizione in ottone tradizionale da 5,56 mm. La Textron Systems, una società privata del settore della difesa, ha condotto uno studio di calibro usando una cartuccia calibro 264 appositamente progettata che, secondo la società, ha prodotto “effetti terminali superiori a 7,62 mm della NATO a 1.200 metri” sia nella carabina sia nella mitragliatrice. I dati forniti dalla compagnia hanno mostrato che la mitragliatrice è più leggera di 7 libbre rispetto alla M240L da 7,62 mm con 800 colpi, riducendo il carico di combattimento di 27 libbre. La mitragliatrice è anche più leggera della M249 SAW, secondo Paul Shipley, capo ingegnere degli armamenti leggeri per la compagnia. I progettisti di armi con il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti e il Corpo dei Marines potrebbero presto produrre una nuova mitragliatrice che sostituirà sia la M240 da 7,62 mm nella fanteria che il “Ma Deuce” M2 calibro 50 in alcune unità. La nuova mitragliatrice userebbe una potente cartuccia a lungo raggio che è stata integrata in alcuni fucili da cecchino di operatori speciali e sprigiona gran parte della stessa letalità a intervalli simili alla calibro 50 - ma in dimensioni molto ridotte. Funzionari dell'ufficio per lo sviluppo delle armi del Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti affermano che la mitragliatrice potrebbe entrare in servizio entro tre anni. Il SOCOM e il Corpo dei Marines hanno pubblicato un avviso all'industria per le fonti per un massimo di 5.000 delle armi camerate in 338 Norma Magnum l'anno scorso. In tiro automatico col 338 NM si offre un vantaggio tale da poter sostituire sia l'M240 per la fanteria di marina, sia la mitragliatrice M2 su alcuni veicoli e velivoli. Gli esperti dicono che l'arma ha un rinculo simile a quello dell'esistente 7,62 mm ma racchiude una potenza che si avvicina al calibro 50 a distanze estese. Il SOCOM vuole un'arma in grado di sparare da 500 a 600 colpi al minuto e colpire bersagli a 2.000 metri. Il 338 NM ha capacità perforanti superiori ai 7.62 mm e gittata di oltre i 2.000 metri, mentre gli altri due calibri da cecchino - 300 Norma Magnum e 7.62 NATO - saranno utilizzati per distanze minori, o nel caso del 7.62 mm, anche per l'addestramento. L'Advanced Sniper Rifle dovrebbe entrare in forze anche nell'anno fiscale 2021 e alla fine sostituirà l'attuale Mk13, un fucile da cecchino 300 Winchester Magnum con una portata di 1.200 m che i marines hanno recentemente adottato per sostituire alcuni dei loro M40 da 7.62 mm. A Las Vegas la Sig Sauer ha tenuto una dimostrazione di fuoco con la sua recente 338 Norma Magnum, mitragliatrice alimentata a cinghia all'Annual Shooting, Hunting and Outdoor Trade. E' disponibile anche in 7,62 NATO. La Sig Sauer Lightweight Machine Gun o SLMG, pesa 20 chili e, con un calcio pieghevole, è significativamente più leggera dell'attuale M240B, mitragliatrice da 7,62 mm. La società spera anche che una variante dell'arma sarà in corsa entro la fine dell'anno per sostituire l'Arma Automatica Squadra dell'Esercito e del Corpo dei Marines, sia per sostituire l'M240 nella maggior parte degli scenari tattici, che per rimpiazzare mitragliatrici calibro 50 montate su veicoli, barche e aerei.
 
di Antonio Frate
 

La francese Dassault si ritira dalla gara per il nuovo caccia canadese

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La Dassault Aviation ha deciso di ritirarsi dalla competizione canadese per acquistare 88 nuovi jet da combattimento. La motivazione risiede nel timore che le esigenze di interoperabilità e di condivisione di intelligence fossero eccessive. La Dassault era stata approvata dal governo canadese per la competizione e intendeva offrire alla Royal Canadian Air Force il caccia Rafale. Pat Finn, vice ministro aggiunto per il materiale presso il Dipartimento della Difesa nazionale del Canada, ha dichiarato che un pacchetto di offerte per 88 aerei da combattimento è stato rilasciato alle aziende per il loro feedback entro la fine di quest'anno. Saranno emesse le istruzioni per le offerte finali per l'acquisizione di $ 16 miliardi di dollari canadesi ($ 12,2 miliardi USA) e le offerte verranno depositate entro il maggio 2019. Il primo aereo sarà consegnato entro il 2025. Il governo richiederà un robusto pacchetto di indennità industriali garantite o compensi forniti dall'offerente vincitore. Per l'azienda francese il progetto di richiesta di proposte per la condivisione dei dati di intelligence e l'interoperabilità, in particolare con le forze statunitensi, sarebbe stato difficile da soddisfare. Uno dei ruoli principali dei jet da combattimento sarà la difesa aerea del Nord America. La Royal Canadian Air Force opera a stretto contatto con l'USAF in quel ruolo attraverso il North American Aerospace Defense Command. Il Public Services and Procurement Canada, che sta supervisionando il progetto, ha confermato che Dassault è uscita dalla competizione tramite la portavoce dei servizi pubblici e degli acquisti in Canada, Rania Haddad: “L'8 novembre, il governo francese ha notificato ufficialmente al Canada il suo ritiro dal processo competitivo per sostituire la flotta da caccia del Canada," ha dichiarato. "Continueremo a lavorare a stretto contatto con i restanti fornitori idonei per garantire che siano ben posizionati per partecipare alla competizione in corso”. Per decenni, la Royal Canadian Air Force ha utilizzato aerei da caccia di fabbricazione americana e in origine aveva espresso la sua preferenza per il Lockheed Martin F-35. Con il Rafale fuori dalla gara, i potenziali velivoli della competizione ora includono l'F-35, l'Eurofighter Typhoon, il Saab's Gripen e il Boeing Super Hornet. L'aereo selezionato sostituirà l'attuale flotta di caccia CF-18 del Canada. La storia della commessa del nuovo caccia canadese è travagliata. Tempo fa il Canada è stato partner del programma F-35, ma ha deciso in seguito di uscire dal programma di sviluppo. In seguito, a causa dell'invecchiamento degli CF-18, ha acquistato una piccola flotta di F-18 Super Hornet. Tali velivoli si sono rivelati però del tutto differenti rispetto ai CF-18, nella manutenzione e interoperabilità. La gara è quindi ancora aperta. Recentemente il paese ha acquistato altri F-18 usati dall'Australia, al fine di colmare gap operativi. Va ricordato che per questo paese è necessario un velivolo dall'affidabilità elevata, e possibilmente un bimotore sarebbe l'ideale, in quanto nelle operazioni nel Grande Nord è difficile il recupero dei piloti. Tali problemi si sono verificati con l'F-104. Intanto a maggio del 2018 il Canada ha speso altri 58 milioni di dollari nello sviluppo del controverso caccia americano di quinta generazione, l'F-35.
 
di Antonio Frate
 

I tagli alla spesa militare italiana per il 2019

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Il governo italiano ha intenzione di ridurre di 450 milioni di euro, pari a 512,3 milioni di dollari, le spese per il comparto difesa previste nel 2019 sospendendo gli acquisti di elicotteri e missili per contribuire a sostenere il reddito di cittadinanza e tagli alle tasse. L'esborso totale della difesa italiana nel 2019 è da discutersi in Parlamento. Nel 2018 si stima una spesa pari a 25 miliardi, l'1,4% del PIL. Nel prossimo anno i tagli riguarderanno:
1) Elicotteri NH-90. E' nell'intenzione del Governo tagliare le acquisizione per tali modelli nell'anno fiscale 2019. Si tratta del velivolo che costituisce la flotta di classe medio-alta di Esercito e Marina. L'Italia ha in programma di acquistare 60 NH-90 per l'Esercito e 56 per la Marina per un costo totale di 4 miliardi di euro, con gli appalti stabiliti fino alla fine del 2024. Di progettazione europea,- i partner sono Germania, Francia, Italia e Olanda-, ha commesse che riguarderanno un po' tutta l'Europa Continentale (non le isole britanniche) e clienti extracomunitari. Il progetto, come si sa, è stato impegnativo, con ritardi nelle consegne. I modelli soddisfano le Forze Armate, c'è da dire però che con prezzi indicati (per le versioni italiane in 30 milioni di € per la versione TTH terrestre (UH-90) e 40 milioni di € per la versione navale SH-90), non si colloca sul mercato come prodotto economico. Singolare come successivamente al progetto l'Agusta-Westland ha presentato il modello AW-149 (molto più italiano) da 8 tonnellate di peso massimo (contro le 10 dell'NH90), privo del pratico portellone posteriore, ad un prezzo indicativo di 16 milioni di €, in versione terrestre.
2) Saranno sospesi gli aggiornamenti ai cacciabombardieri Tornado. I velivoli risalenti alla Guerra Fredda costituiscono ancora l'asse portante della flotta di bombardieri italiani. V'è da dire che già il Regno Unito ha annunciato la dismissione dei propri Tornado, che saranno rimpiazzati dagli Eurofighter, le recenti versioni multiruolo, in servizio congiunto con i nuovi droni della Raf, che saranno operativi, si ritiene, verso il 2024, oltre agli F 35. Secondo il Ministero della Difesa italiana i tagli agli NH-90 e dell'upgrade dei Tornado farà risparmiare 370 milioni di euro.
3) L'acquisto dell'Italia del sistema di difesa missilistica MBDA Camm-Er sarà rimandato per un anno, con un risparmio di € 30 milioni nel solo 2019. Tale programma nasce per la sostituzione dei missili Aspide-Spada, terra-aria a medio-corto raggio, ed avrà, si badi bene, uno sviluppo lungo, di oltre un decennio.
4) Altri 50 milioni di euro deriveranno dalla cancellazione dei piani per spostare la sede delle forze armate italiane dai propri edifici separati nel centro di Roma a un quartier generale unificato in periferia. La realizzazione del soprannominato "Pentagono d'Italia", costerà in totale 1,1 miliardi di euro. 
5) Ha fatto rumore la dichiarazione del rallentamento degli acquisti dell'F-35 al fine di distribuire i pagamenti. L'Italia ha in programma di acquistare 90 aerei. 
6) UAV super-MALE Piaggio Aeropsace P2HH. Riguardo a tale programma si è creata molta incertezza, ma il programma ha avuto l'approvazione del Ministro Trenta il 20 settembre. Quindi non ci saranno tagli. Tale programma, per il quale sono stanziati 766 milioni di euro, prevede l'acquisizione  fino al 2032 di 20 velivoli. Si tratta dell'evoluzione del P1HH HAMMERHEAD ed è caratterizzato da maggiori prestazioni e dimensioni, con un'apertura alare maggiore di quasi 6 m ed un'autonomia di 24 ore, contro le 16 ore del P1HH, nonché dalla capacità di operare fino ad una quota di 45.000 piedi, per lo svolgimento di compiti di sorveglianza e ricognizione. Tale programma viene indicato come essenziale per risollevare Piaggio Aerospace dalla crisi e dare sostegno ai lavoratori dell'azienda. Tali droni saranno i sostituti degli attuali droni Predator acquistati diversi anni fa dagli Stati Uniti, ormai obsoleti, e si presentano essere al passo con i tempi; il Capo di Stato Maggiore Enzo Vecciarelli li considera superiori persino ai droni del progetto Male, grazie alla lunga permanenza in volo, e alla possibilità di osservare da quote elevate quello che succede sul terreno. Si prevede che le macchine saranno certificate entro il 2022-2023.
7) Tagli alle missioni. Si prevede di far rientrare dall'Afghanistan (l'attuale contingente italiano è di  950 militari), 100 unità subito e poi altri 100, e 50 dall' Iraq, dal presidio della diga di Mosul, mentre è stata potenziata la missione in Niger, con l'invio di 30 militari per addestrare la polizia di frontiera locale, nel tentativo di arginare i flussi migratori. Il ministro della Difesa italiano Elisabetta Trenta discuterà il piano con il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Jim Mattis, quando visiterà gli Stati Uniti a novembre, ha detto la fonte. Si può cogliere l'intenzione del governo USA di favorire l'Italia nella riduzione delle spese militari, concedendo un po' di respiro alle casse dello Stato.
 
di Antonio Frate

MH 139 il nuovo elicottero dell'aeronautica americana

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L'Aeronautica Militare Americana ha scelto il vincitore del contratto per la produzione dell' elicottero sostitutivo dell'Huey. Si tratta del modello proposto dal team Boeing-Leonardo, che si è aggiudicato un contratto di 2,38 miliardi di dollari per produrre i nuovi elicotteri. L'Air Force è chiaramente felice per essere giunta alla aggiudicazione di questa acquisizione, ha citato il segretario dell'Aeronautica Heather Wilson affermando che l'accordo ha permesso ai contribuenti di risparmiare 1,7 miliardi di dollari rispetto alla stima originale di 4,1 miliardi. Quando Boeing, il principale contraente del programma, ha mostrato l'elicottero ai giornalisti lo scorso anno, i dirigenti hanno sottolineato che avrebbe consentito ai contribuenti americani di risparmiare un miliardo di dollari. Il contratto firmato la scorsa sera del valore di $ 375 milioni è per i primi quattro elicotteri e include l'integrazione di accessori non in sviluppo. Il contratto include l'acquisizione a prezzo fisso fino a “84 elicotteri MH-139, dispositivi di addestramento e attrezzature di supporto associate”. L'MH-139 ha un rotore pentapala con le estremità rastremate, che riduce significativamente le vibrazioni. Inoltre l'elicottero è anche più silenzioso della maggior parte dei suoi concorrenti militari convenzionali. I tecnici hanno dichiarato: "Abbiamo volato fino a 150 nodi ed è sembrato fluido come a bordo di una grande berlina Mercedes in autostrada". Gli elicotteri, basati sull'elicottero commerciale AW139 di Leonardo, saranno assemblati dalla compagnia italiana nel suo stabilimento a nord-est di Philadelphia. Boeing integrerà componenti militari nella sua struttura di Ridley Township, a sud della stessa città. L'ingresso in servizio dei primi esemplari è previsto per il 2021. L'elicottero UH-1N Huey è una delle varianti (il Bell B- 212) dei famosi velivoli protagonisti della guerra del Vietnam, un classico texano con una lunghissima carriera alle spalle. L'MH-139 di Boeing e Leonardo, una versione militarizzata dell'AW139 commerciale prodotta dalla controllata di Leonardo AgustaWestland a Philadelfia, è il best seller di Leonardo Elicotteri, con oltre 270 clienti nel mondo tra governi, forze armate e compagnie di privati, gli ordini fino ad oggi sfiorano i 1100 esemplari. I rivali erano Lockheed Martin Sikorsky e Sierra Nevada Corp., che hanno entrambe offerto versioni del Black Hawk UH-60. L'annuncio del contratto del 24 settembre è una grande vittoria per il team Boeing-Leonardo, che ha ricevuto i primi 375 milioni di $ per i primi quattro elicotteri e l'integrazione di elementi specifici militari necessari per portare l'AW139 alle esigenze dell'Air Force. Ovviamente soddisfatto l'Amministratore Delegato di Leonardo Alessandro Profumo, ha dichiarato: “Questo straordinario risultato è per noi motivo di grande orgoglio. Clienti di primaria importanza continuano a fare affidamento su Leonardo, perché capace di rispondere ai loro più esigenti requisiti. E questo è confermato anche per lo svolgimento di missioni critiche, come la protezione di aree sensibili o per il trasporto di personale governativo e operazioni speciali. La scelta dell’MH-139 riconosce, inoltre, in Leonardo un partner forte, affidabile e in grado di assicurare un contributo industriale solido e costante negli USA dove abbiamo diverse attività produttive”. Il responsabile dello stabilimento Leonardo di Philadelphia, William Hunt ha aggiunto: “Siamo lieti che la U.S. Air Force abbia scelto l’offerta presentata attraverso questa partnership che porterà alla fornitura dei nuovi MH-139 costruiti qui a Philadelphia. La nostra forza aerea merita i migliori equipaggiamenti e l’MH-139 è l’elicottero giusto per queste missioni. Siamo pronti a lavorare con Boeing e siamo impegnati a far fronte alle sue aspettative, a quelle del Governo e dei contribuenti americani. Leonardo ha fatto investimenti per oltre 120 milioni di dollari in questo stabilimento e siamo quindi pronti a dare esecuzione del contratto”. Nel corso della competizione, il Sikorsky HH-60U era stato considerato dagli analisti come il capofila del concorso, essendo l'USAF orientata verso gli UH-60 Black Hawks per sostituire l'UH-1N. Il modello U è differente dal Black Hawk dell'Esercito per l'aggiunta di un paranco di salvataggio e di un sensore elettro-ottico, tra le varie modifiche. “Siamo delusi dalla decisione della US Air Force ma rimaniamo fiduciosi che l'HH-60U Black Hawk è la soluzione migliore e più capace per il programma di sostituzione dell'UH-1N Huey per proteggere i silos dei missili nucleari della nostra nazione e supportare la continuità di missione di governo” secondo Steve Callaghan, vice presidente di Sikorsky per lo sviluppo del business. Sierra Nevada Corp. ha proposto una versione del Black Hawk che ha designato "Sierra Force". Tuttavia, ha cercato di ridurre ulteriormente i costi rispetto a Sikorsky prendendo degli UH-60A usati che erano stati dismessi dall'esercito e riconfigurandoli UH-60L con i nuovi motori General Electric T-701D, avionica aggiornata e glass cockpit, ossia cabina di guida in vetro. Durante tutta la competizione, i funzionari della società del team Boeing-Leonardo hanno affermato che le loro compagnie sarebbero state in grado di offrire i velivoli più economici grazie alla capacità di accaparrarsi le efficienze associate alla produzione commerciale su larga scala. Nell'immediato si pensa come tale vittoria abbia anche una connessione con le attuali ottime relazioni politico-diplomatiche tra USA e Italia. Aggiungo comunque che l'AW 139 per il mercato americano è già in produzione nello stabilimento di Philadelphia, da prima dell'aggiudicazione della gara. Il velivolo rappresenta la soluzione più economica, soprattutto riguardo ai costi di gestione. L'utilizzo dei Black Hawk avrebbe consentito all'USAF di avere una flotta più omogenea, però anche meno adatta al compito specifico. Inoltre è già allo studio il programma per la sostituzione di tale elicottero, ormai non più giovanissimo, anche se ben riuscito. Si stanno sviluppando velivoli futuristici come il convertiplano Bell V-280 Valor ed l'elicottero coassiale Sikorsky SB-1 Defiant. Tali mezzi proietteranno nel futuro l'industria dei velivoli a volo verticale. 
 
di Antonio Frate
 

Italia e Francia a confronto per i nuovi veicoli terrestri

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Mentre Nexter ha presentato il prototipo della Blindo esploratrice Jaguar, è già partito il primo ordine di produzione di 10 modelli della Centauro II. La scuola francese e quella italiana si muovono in direzioni diverse. Analizziamo quindi questo testa a testa. Il veicolo Nexter è progettato per fungere sia da veicolo da ricognizione che da tank killer. Svelato prima dell'inizio della fiera della difesa Eurosatory del giugno 2018, l'ERBC Jaguar (Engin Blindé de Reconnaissance et de Combat) è un'autoblinda ruotata 6x6. La Jaguar è stata progettata per sostituire tre diversi veicoli: il veicolo da ricognizione AMX-10RC armato di cannone da 105 millimetri, i veicoli da ricognizione Sagaie ERC 90 e il VAB "Mephisto" armato di missili guidati anticarro HOT. Tutti e tre i veicoli sostituiti dalla Jaguar hanno più di trenta anni. Il cannone da 105 millimetri dell'AMX-10RC non è ormai efficace contro l'armatura frontale dei moderni carri armati, e il missile anti-carro HOT, (simile all'americano TOW-II), è anche un vecchio sistema con un'utilità discutibile contro i nuovi carri armati. L'equipaggio della Jaguar è di tre operatori, comandante, pilota e mitragliere. Ha una massa di  25 tonnellate, la trazione integrale, un motore da 490 cavalli (Volvo D 12) che consente una velocità di 90Km/h, una torretta elettro-ottica PASEO per rilevare e osservare le forze nemiche a distanza, e un sistema di rilevamento acustico Pilar V per localizzare la direzione del fuoco delle armi nemiche. Il veicolo è armato con un cannone da 40 millimetri con munizioni telescopiche. Le munizioni telescopiche incassate, in cui il proiettile è completamente racchiuso in un involucro, stanno solo ora entrando in uso comune con eserciti moderni e risultano più compatte. Il 40 millimetri è utile contro i veicoli corazzati leggeri e ha una portata effettiva di 1.500 metri. La cadenza di tiro è di 200 colpi/minuto. In aggiunta è presente un lanciamissili con due missili anti-carro MMP a lungo raggio più una seconda coppia di MMP di ricarica. Sono efficaci fino a 4.000m di distanza. Infine, una mitragliatrice da 7,62 millimetri comandata a distanza è controllata dal comandante del veicolo. L'armatura della Jaguar protegge gli equipaggi da mitragliatrici pesanti da 14,5 mm, schegge d'artiglieria da 155 millimetri a distanze fino a 30 metri e esplosioni di mine o esplosivi che coinvolgono fino a 20 libbre di tritolo. Un sistema di armature imbullonabile consente di aumentare o diminuire l'armatura della Jaguar, a seconda della situazione: la Jaguar potrebbe liberarsi della maggior parte della sua armatura per viaggiare o operare in aree come l'Africa, mentre incrementare la propria protezione in scontri tattici contro le forze armate russe. La Jaguar è dotata di una torretta molto grande per proteggere i sistemi. A differenza di altri veicoli i cui lanciamissili e lanciafumogeni si trovano all'esterno della torretta, nella Jaguar sono nascosti all'interno della torretta in posizione più protetta. Tutto ciò si aggiunge a un veicolo molto capace che può affrontare la maggior parte delle minacce terrestri, dalla fanteria nemica ai carri armati, a distanze fino a 4.000 metri. L'esercito francese prevede di acquistare almeno 248 Jaguar, con 110 veicoli consegnati entro il 2025. Alla Jaguar si aggiunge il prototipo Griffon 6x6, il veicolo polivalente che sostituirà il VAB, blindato anfibio medio-leggero multiruolo. La Jaguar, il Griffon VBMR lourds 6×6 e il veicolo VBMR léger 4x4 (versione 4x4 del Griffon) fanno parte del programma francese Scorpion, che include anche il potenziamento del carro armato Leclerc. Condivideranno la comune vetronica (elettronica dei veicoli) Scorpion e le informazioni tra di loro attraverso il sistema di comunicazione e informazione Scorpion (SICS) e la rete di contatti radio. A questi veicoli si aggiungono i VBCI, veicoli da combattimento ruotati 8x8 capaci di trasportare 11 soldati, armati con cannone da 25 mm, che hanno rimpiazzato i cingolati AMX-10P. Del VBCI è stata ipotizzata una versione con cannone da 105mm, ma non entrata in produzione. Il PVP è un blindato leggero prodotto dal 2008, concorrente del nostrano Lince. La Jaguar si pone come la discendente della antica famiglia di cacciacarri esploranti francesi, che va dalla Panhard AML, leggera e armata con cannone da 90 mm a media pressione, alla ERC-90 Sagaie, con arma principale dello stesso calibro, la Panhard EBR 8X8 con cannone sempre da 90 mm e l'AMX 10 RC, col pezzo da 105 mm a media pressione. Si nota quindi che la moderna disciplina francese ha abolito i cannoni di grosso calibro (90 e 105 mm) e si concentra su un polivalente 40 mm, coadiuvati da lanciamissili contro i bersagli più duri, garantendo comunque una protezione elevata per gli occupanti. Di diverso avviso è la scuola italiana, che invece ha puntato sulla blinda cacciacarri Centauro II. Tale veicolo è il discendente della Centauro I, progettata a partire dal 1986 e prodotta tra il 1992 e il 1995, la prima cacciacarri ruotata con cannone da 105 mm ad alta pressione, che gli garantiva la maggior potenza di fuoco diretto tra i veicoli ruotati. All'epoca era insieme alla sudafricana Rooikat, il nuovo cacciacarri pesante. La Centauro II si basa sullo scafo del Centauro-Freccia, e spicca, sul panorama mondiale, come l'unico mezzo ruotato con cannone da 120 mm ad anima liscia, che la rende, come lo è stata la Centauro I, il veicolo ruotato con maggiore potenza di fuoco al mondo. Con una massa di 30 tonnellate è capace di offrire elevata protezione all'equipaggio; in particolare è stata migliorata la protezione anti-IED. Oltre che per garantire la sicurezza nazionale, la Centauro 2 sarà utilizzata in scenari asimmetrici. Opererà principalmente con i veicoli IFV Freccia, garantendone la copertura col pezzo da 120 mm, e sarà utilizzata sia dai reparti di cavalleria che di fanteria motorizzata, e si ipotizza che possa coadiuvare anche le operazioni delle forze di Proiezione del Mare. Ciò non toglie che il veicolo avrà una funzione principale esplorante. Si può subito intuire che tale veicolo dovrà molto spesso fronteggiare squadre di fanteria: bene, già nel 2015 il CIO e Rheinmetall hanno collaudato la munizione DM-11, proiettile airbust con funzione di rilascio di schegge antifanteria e dotata di spoletta a tempo e testata preframmentata. La possibiltà di impostare la spoletta consente di avere una munizione capace sia di perforare bersagli che di spazzare via le fanterie nemiche, perfettamente adatta quindi ai moderni scenari operativi. Ovviamente a questa munizione si possono aggiungere tutte le altre standard NATO, come i penetratori cinetici anticarro, le HEAT, le Canister ecc., rendendo la Centauro II decisamente polifunzionale. I prossimi veicoli dell'Esercito saranno la Lince 2, più protetta e connessa col programma Soldato Futuro, e, si spera, il carro Ariete 2 e più in là anche il Dardo 2, rianimando il settore dei cingolati da ormai troppo tempo trascurati. In sintesi mentre la nuova dottrina francese propone differenti tipi di veicoli ruotati, tra i quali si nota l'assenza di un cacciacarri con cannone da carro armato, da sempre parte dell'Armé de Terre, e l'assenza di veicoli cingolati medi (scelta oggetto di critiche), la nuova dottrina italiana si mantiene invece più continua con la tradizione, con la riproposizione di un cacciacarri con cannone a tiro teso e la rivitalizzazione dei veicoli cingolati di grandi e medie dimensioni.
 
di Antonio Frate
 
 

Tecnologia militare, nuova collaborazione tra Italia e Usa

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Si passa dalle parole ai fatti. Dagli scambi di convenevoli al G7 tra Trump e Conte si arriva a mettere mano al portafogli: è notizia di ieri che il Corpo dei Marines USA ha scelto il veicolo anfibio ACV (Anphibius Combat Vehicle) da utilizzare per le proprie missioni, ed è il modello offerto da BAE, sviluppato in collaborazione con l'italiana IVECO Defence Vehicle. BAE è una multinazionale del Regno Unito (altro partner dell’amministrazione americana) attiva a livello mondiale e in particolare negli Stati Uniti. Il modello sconfitto nella competizione era offerto dalla giovane azienda SAIC. Il contratto consente alla società di entrare nella produzione inizialmente con 30 veicoli che dovrebbero essere consegnati entro l'autunno del 2019, per 198 milioni di dollari. La previsione è di mettere in campo 204 veicoli, per un valore totale del contratto di circa 1,2 miliardi di dollari, incluse tutte le opzioni. Il nuovo veicolo non è ancora perfezionato, infatti ci si aspetta delle modifiche con nuovi requisiti e ammodernamenti aggiuntivi. Il Corpo dei Marines sta già lavorando sui requisiti per l'ACV 1.2, che includerà un potenziamento della letalità per il veicolo anfibio. L'ACV sostituirà l'Assault Anfibious Vehicle (in servizio anche c/ il Battaglione San Marco) attualmente sottoposto ad aggiornamenti di sopravvivenza per mantenere il veicolo dell'epoca  della Guerra Fredda in servizio fino al 2035.  I test condotti dal governo sui prototipi BAE e SAIC includevano test di affidabilità sul terreno, sopravvivenza, test di esplosione e test in acqua, il rilascio e il recupero dalle navi e l'attraversamento dei acque agitate. Tra le caratteristiche che del veicolo BAE particolarmente allettanti si annovera lo spazio interno per 13 marines imbarcati più un equipaggio di tre persone, contro gli 11 della concorrenza. Il motore è un 6 cilindri da ben 690 cavalli, rispetto ai 560 del precedente motore (quale quello del Freccia), dal funzionamento estremamente silenzioso.  Il veicolo ha uno scafo a V antimina con struttura dei sedili completamente sospesa. Il 3° Battaglione Anfibio d'Assalto, 1a Divisione Marina di Camp Pendleton, California, dovrebbe ricevere i primi veicoli ACV 1.1. Va evidenziato che il Veicolo BAE si basa sul Centauro/Freccia italiano, ma anche il perdente competitor, della SAIC, non è basato su una piattaforma americana ma sul TERREX, di Singapore. Gli USA infatti hanno una industria che ha privilegiato sinora i cingolati. I ruotati americani Stryker, affidabili e ben collaudati, ma non adatti al ruolo anfibio, derivano dal MOWAG Piranha svizzero.  Secondo la Difesa americana, tali veicoli verranno dispiegati per gli sbarchi utilizzando numerose imbarcazioni di dimensioni compatte e su zone scarsamente difese, per evitare l'effetto dei missili antinave lanciati da terra. Gli ACV sono più piccoli degli attuali AAV, e la loro caratteristica è di poter portare le squadre direttamente sui luoghi di combattimento, utilizzando la protezione e l'armamento. Così, dopo la perdita del contratto della Beretta per la fornitura di postole alle Forze Armate Americane, la nostra industria della Difesa torna ad essere importante.  Se questo contratto apporta benefici all'industria italiana, dall'altro come si sa nel nuovo Contratto di Governo italiano non è prevista la cancellazione del contestato F 35. Va notato che sembra qualcosa si muovi sul versante costi: la Raytheon sostituisce Northrop Grumman per il futuro sistema di sensori dell'F-35. Il nuovo componete apporterà, a quanto pare, un risparmio di 3 miliardi di dollari sulla vita del programma DAS (sistema di sensori, appunto) a partire dal lotto 15, prodotto dal 2023. Tempo fa Trump dichiarò di voler ridurre i costi dell'F 35. E' notizia recente che gli incursori del 9° Reggimento Col Moschin hanno iniziato le prove del veicolo d'assalto General Dynamics Flyer 72, già adottato dal Socom americano, di produzione americana, che sostituirà l'ormai obsoleta Land Rover Defender nell'esercito italiano.  Gli Usa hanno iniziato ad esplorare soluzioni per produrre fino a 20 nuove fregate, e Fincantieri è stata selezionata per partecipare anche a questa gara, con la sua Fincantieri Marine Group; gli altri competitors scelti dal Pentagono sono Huntington Ingalls, Lockheed Martin, Austal Usa e General Dynamics Bath Iron Works. Infine si procede per la sostituzione dei vecchi addestratori T-38 Tallon, con una gara per un nuovo velivolo, denominato T-X, alla quale Leonardo partecipa con il T-100, prototipo derivato dal ben riuscito M 346 Master, già acquistato da Polonia, Israele, Singapore e Italia.
 
di Antonio Frate
 

Il business delle armi italiane nei paesi islamici

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Dall’ultimo rapporto “Italian Terrorism Infiltration Index 2018” di Demoskopika, si evince che il giro d’affari italiani ottenuto dall’esportazione di armi nei paesi islamici nel periodo 2015-2017 ammonta a 15.905 milioni di euro. Il business è pari alla metà dell’intero export italiano nel settore bellico, quantificabile in 32.034 milioni di euro. Qatar e Arabia Saudita, insieme a Kuwait, Turchia e Singapore hanno acquistato aerei, elicotteri, carri armati, navi, missili, siluri e tecnologia versando nelle casse italiane ben 13.988 milioni di euro nell’arco temporale di riferimento. Focalizzando l’attenzione nel dettaglio sull’approvvigionamento degli armamenti, la somma corrisposta alla nazione italiana per l’acquisto di leggeri, aeromobili, carri armati, bastimenti, razzi, tecnologia e altri strumenti è stata di 7.711 milioni di euro da parte del Kuwait, di 4.597 milioni di euro da parte del Qatar, di 736 milioni di euro dall’Arabia Saudita e di 528 milioni di euro dallo stato turco. Tra gli altri compratori risultano Singapore (416 milioni di euro), Emirati Arabi Uniti (393 milioni di euro), Pakistan (391 milioni), Oman (226 milioni), Algeria (221), Bangladesh (166), Indonesia (113), Iraq (74), Malesia (70), Bahrein (59), Egitto (52), Turkmenistan (47), Giordania (31), Marocco (30), Ciad (13), Albania (12) e con somme inferiori Tunisia, Nigeria, Afghanistan, Kazakistan, Brunei, Guinea, Burkina Faso e, infine, Mauritania. Inoltre, ci sono le commesse di 16 navi da guerra con un guadagno di 4.178 milioni di euro, oltre a 745 mila  tra bombe, siluri, razzi, missili ed accessori per 2.054 milioni di euro.  Segue la vendita di 418 mila armi automatiche e non per 501 milioni di euro, poco meno di 3 mila veicoli terrestri per 431 milioni di euro, circa 207 mila agenti tossici, gas lacrimogeni e materiali radioattivi per 29 milioni di euro e 3,4 mila software per 54 milioni di euro.

di Domenico Pio Abiuso