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Tecnologie di guerra

L'America saluta la Beretta M9, ma i nuovi vincitori riservano amare sorprese

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Lo scorso anno è stato annunciato il vincitore della gara per la fornitura di pistole per l'esercito americano: si tratta della Sig Sauer, col modello P 320, denominato in versione militare M17 MHS. Non saranno più marcate Beretta le pistole in dotazione ai soldati USA: la gara bandita dall’Us Army, per aggiornare l'inventario di armi da fianco vale 580 milioni di dollari. Sono state battute anche le altre finaliste, tutte aziende di gran fama, come Fn Herstal arrivata al confronto decisivo insieme alla Glock, seconda classificata, dopo il ritiro di Smith & Wesson e di altri concorrenti. La Beretta aveva prima annunciato la presentazione di una versione aggiornata del modello finora in dotazione ai militari d'oltreoceano, la nuova M9A3, ma questa è stata subito rifiutata. I vertici militari americani non hanno nemmeno aspettato l'Italia e il suo nuovo ultimo modello d'eccellenza, la Beretta APX Stryker, arma nata espressamente per eccellere nell'uso militare. In ogni caso la produzione di M9 durerà fino al 2018, con proroga già prevista fino al 2020. La fabbrica della Beretta USA è stata spostata, nel corso del 2016, dalla storica sede di Accokeek, nel Maryland, al nuovo stabilimento di Gallatin, nel Tennessee. Inoltre ci sono altri corpi americani che ancora sono riforniti dalla Beretta, come la Guardia Costiera, i Marines ed altri. Certo questa sconfitta pesa molto sull'azienda bresciana. Per fortuna un'altra arma di origine italiana è in servizio presso i militari americani, il Beretta M4 Super 90, fucile ad anima liscia (shotgun). La Beretta 92 fu presentata a metà degli anni Settanta, entrò in servizio con vari corpi militari in tutto il mondo (negli USA venne adottata dai Navy Seals inizialmente) e poi, prodotta in Maryland con nome di M9 accompagna i militari statunitensi dal 1985. E' stata prodotta in 4,5 milioni di esemplari. La Beretta M9 ha dimostrato una eccellente affidabilità. Secondo il manager Gabriele De Plano "Queste pistole hanno superato al cento per cento, senza problemi, i test relativi all'intercambiabilità completa delle componenti. Le stesse pistole hanno poi passato tutti i test individuali tra cui la verifica dello Headspace, della percussione, del peso dello scatto, del funzionamento, dell'acquisizione del bersaglio e della precisione." Ma stranamente, se quest'arma uscita sconfitta risulta molto affidabile, per la nuova Sig Sauer si sono già verificati dei problemi. Secondo la rivista Gunsweek numerosi siti di Youtube specializzati del settore hanno rivelato che la Sig Sauer P 320, in caso di caduta accidentale, faccia partire un colpo, con grave rischio per la sicurezza. Nell'estate scorsa il Dipartimento di Polizia di Dallas (Texas) ha ritirato per precauzione le armi di questo tipo in dotazione, mentre un agente di polizia del Connecticut ha annunciato azioni legali contro l'azienda per essersi ferito a causa della caduta accidentale della sua P320. Tale modello ha superato, supera e supererà tutti i test menzionati dall'azienda; è tuttavia altrettanto vero che tutti i test di cui in parola prevedono che la pistola cada con la volata verso il terreno (di canna) o con la canna parallela al terreno (di fianco). Secondo osservatori indipendenti se l'arma cade di dorso il problema in questione può manifestarsi, e può essere risolto con l'applicazione di una sicura al grilletto "tipo Glock", oggi usata dai principali produttori del settore (anche Beretta). A seguito delle pressioni l'azienda produttrice ha ammesso l'esistenza del problema e si è impegnata ad un programma gratuito di soluzione del difetto, programma che include un sistema alternativo che riduce il peso fisico del grilletto, della leva di scatto e del percussore, aggiungendo al contempo un disconnettore meccanico. Questo programma volontario non costerà poco a SIG Sauer: oltre a sostituire grilletto, controcane e percussore, la slitta e il fusto devono essere rilavorati per l'accoglimento delle nuove parti. Sono interessate le pistole di tutti i calibri e versioni, indipendentemente dal numero di serie, quindi più di 500.000 P320.

di Antonio Frate

 

 

 

La Germania rifiuta gli F35

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Nel mese di dicembre i leaders del Ministero della Difesa tedesco hanno preso le distanze dal capo dell'aeronautica, il generale Karl Muellner, il quale aveva espresso recentemente posizione favorevole all'introduzione nella Luftwaffe dell'F-35. Il Vice Ministro della Difesa Ralf Brauksiepe ha chiarito lunedì 11 dicembre che il governo considera l'Eurofighter come l'opzione "primaria" per sostituire la flotta di jet Tornado del paese nel 2025. L'F-15E, la F / A-18E / F e la F- 35 sono considerati solo come scelte "secondarie", ha scritto in una lettera. La missiva, riportata per la prima volta da Reuters e ottenuta indipendentemente da Defense News, giunge come risposta chiarificatrice; durante la “Fighter Conference” di Berlino Muellner, si era così espresso: "la Luftwaffe “ha bisogno di capacità di disturbo radar e di individuazione degli obiettivi a lungo raggio" requisiti “indispensabili come credibile deterrente per la difesa nazionale e nelle operazioni nella Nato”. Queste capacità possono essere trovate solo in un jet da combattimento di quinta generazione, secondo gli esperti militari attualmente solo l’F-35 Lightning II prodotto dalla statunitense Lockheed Martin soddisfa questi requisiti."Brauksiepe ha aggiunto che una revisione di tutte le opzioni degli aeromobili sarebbe effettuata in un "contesto olistico", un probabile cenno all'aspettativa che considerazioni politiche e sui costi potrebbero finire per sfruttare le capacità operative. La risposta di Brauksiepe è chiarificatrice rispetto a precedenti dichiarazioni di funzionari del ministero, spesso fatte privatamente, che si sono lasciate prendere dall'entusiasmo di Muellner per l'F-35 prodotto dalla Lockheed Martin. Resta da vedere esattamente quale influenza avrà l'Air Force in una decisione finale. I sostenitori ritengono che l'F-35 potrebbe rapidamente soddisfare i requisiti della Germania e rinsaldare i legami sulla difesa con gli Stati Uniti allo stesso tempo. Gli oppositori alla scelta dell'F-35 sostengono d'altro canto che l'avvento di tale velivolo in Germania potrebbe mettere in pericolo i piani franco-tedeschi per un piano completamente nuovo, annunciato a gran voce a luglio. I leader di entrambi i paesi ritengono che il progetto sia una parte importante della visione di una maggiore capacità militare dell'Unione europea. La lettera di Brauksiepe afferma che il governo tedesco è "fermamente determinato ad andare avanti" con la cooperazione Berlino-Parigi. "Le attività iniziali sono già iniziate." Nel frattempo, Franziska Brantner del Partito dei Verdi, la cui inchiesta del 4 dicembre ha suscitato la risposta scritta di Brauksiepe, in una dichiarazione rilasciata a Defense News ha detto che il governo dovrebbe assumere una posizione più forte contro l'idea dell'F-35. "Il ministero apparentemente non ha il suo personale di alto livello sotto controllo", ha detto. Invece di rimproverare chiaramente Muellner per portare avanti i piani in opposizione alla collaborazione franco-tedesca, ha detto, i funzionari hanno offerto solo una confutazione "morbida come la cera". La Brantner ha definito "scandaloso" che le copie della lettera di Brauksiepe, che lei ha detto che i funzionari del ministero avrebbero dovuto inviare solo al suo ufficio come parlamentare che poneva la domanda, sono state date alla stampa prima che lei avesse la possibilità di rivederla. La mossa, ha sostenuto, suggerisce che ci sono parti interessate dietro le quinte coinvolte che sono ansiose di "creare fatti" nella politica tedesca degli armamenti. L'attuale flotta di bombardieri tedeschi è costituita dai Tornado, jet risalenti agli anni della Guerra Fredda e che stanno rapidamente diventando obsoleti. Francia e Germania hanno concordato di studiare la costruzione di un nuovo jet da combattimento in seguito a una riunione del Consiglio di amministrazione del 13 luglio. L'accordo siglato quest'estate tra Francia e Germania annuncia l'intenzione di lavorare insieme per sviluppare un nuovo caccia da combattimento "europeo" avanzato. Anche se il piano definitivo è ancora in lavorazione, la decisione è sembrata essere racchiusa in una serie di considerazioni politiche ed economiche; il nuovo programma franco-tedesco ha la capacità di porre fine agli interessi tedeschi sull'F 35. Il nuovo velivolo dovrebbe essere basato sulla piattaforma del Rafale. L'accordo è emerso in un documento più ampio che i due paesi hanno pubblicato in seguito a una riunione congiunta del governo il 13 luglio 2017. Oltre al nuovo jet da combattimento, il white paper ha delineato la cooperazione franco-tedesca su un elicottero di attacco Tiger potenziato, missili aria-terra, droni, carri armati pesanti (il nuovo Leopard 3, primo carro di ultimissima generazione al mondo) e artiglieria, come riportato dalla Reuters. L'intero piano per aerei da caccia franco-tedeschi richiede una combinazione di aerei con e senza equipaggio per sostituire il francese Dassault Rafales e il tedesco Eurofighter Typhoon. I due paesi presenteranno una "roadmap" condivisa entro la metà del 2018, ma non c'è un periodo di tempo chiaro per quando il nuovo velivolo potrebbe o dovrebbe entrare in produzione o essere pronto per il combattimento. Entrambi i paesi hanno interesse a sviluppare i successori di questi velivoli. Sebbene siano tra i jet da combattimento più avanzati in servizio attivo in qualsiasi parte del mondo, i progetti di base di Rafale e Typhoon risalgono agli anni '80. Lo sviluppo di combattenti da allora si è sempre più focalizzato sull'aggiunta di caratteristiche a bassa osservabilità, come forme complesse furtive, per aggirare le difese aeree in costante miglioramento. Per Airbus il jet da combattimento di quinta generazione con capacità stealth ruotava intorno alla condivisione dei dati e al team con e senza equipaggio, modus operandi molto simile a quello americano che ruota intorno all'F-35. La componente combattente del sistema agirà come controllore per il veicolo aereo da combattimento senza equipaggio (UCAV) che trasporta armi e sensori aggiuntivi. Tutti questi velivoli sarebbero in grado di trasferire informazioni in avanti e indietro, oltre a trarre ulteriori informazioni da altre piattaforme collegate in rete, come aerei spia dedicati o velivoli da ricognizione senza pilota. Tutto ciò darebbe ai piloti una migliore consapevolezza situazionale e più opzioni per raggiungere i loro obiettivi, riducendo al contempo l'esposizione alle difese aeree nemiche. A seconda delle dimensioni e del numero di droni armati coinvolti, lo "sciame" di aerei può essere in grado di sopraffare le difese nemiche. Non è attualmente chiaro se il nuovo accordo franco-tedesco coinvolgerà o meno altri partner, come gli spagnoli. Tuttavia, i due paesi sarebbero probabilmente desiderosi di estendere il programma in Spagna e in altri paesi europei, in particolare i membri più piccoli della NATO, che sono alla ricerca di un nuovo aereo da combattimento ma non hanno ancora aderito al programma F-35. Questa cooperazione consente la condivisione degli oneri a livello di costi e di base industriale, che potrebbe ridurre i costi, pur rafforzando le economie nazionali. Per decenni, gli europei si sono uniti per formare consorzi per progettare e costruire aerei da combattimento - come la Jaguar SEPECAT, Dassault/Dornier Alpha Jet, Panavia Tornado ed Eurofighter Typhoon - proprio per questi motivi. Già all'inizio di dicembre Dirk Hoke, da circa 18 mesi Amministratore del colosso franco-tedesco Airbus Defence and Space, aveva rimarcato sulla realizzazione di un asse tra Parigi e Berlino per un sistema da combattimento aereo europeo di sesta generazione. In una dettagliata intervista al quotidiano francese Les Echos ha spiegato che il summit franco-tedesco dello scorso 13 luglio ha segnato una tappa senza precedenti nelle relazioni franco-tedesche (rimarcato dall’arrivo di Macron) nel settore della difesa e per cui la possibilità di sviluppare una cooperazione industriale per un nuovo sistema da combattimento (costituito da una piattaforma ad alta connettività e coadiuvata da droni) è una concreta possibilità. Il Ceo ha puntato il dito sulla eccessiva etereogeneità dei velivoli da combattimento europei, che considerando anche i velivoli più datati raggiunge il numero di 20 modelli.  Il prossimo caccia franco-tedesco si candida per la sostituzione di Tornado ed F-18 spagnoli entro il 2035, Eurofighter e Rafale dopo il 2045”. La questione più urgente riguarda la Germania, che deve sostituire i suoi caccia Tornado, vicini al limite della vita operativa. In merito alla dichiarazione del gen. Mueller, sull'apertura agli F 35, l'ha ritenuta lontana dalla programmazione politica tedesca.  Secondo il Ceo per sostituire i Tornado “esistono delle soluzioni alternative: l’Eurofighter ad esempio può essere certificato allo scopo. Questo permetterebbe di avere una soluzione europea e di evitare l’acquisto dell’F-35, di cui i partner europei non avranno mai la gestione”. Ed ha ritenuto opportuno cercare una soluzione per lo sviluppo associato del’aereo del futuro, che permetterà all’industria aeronautica europea di mantenere le sue competenze nella difesa. Senza questo programma con un orizzonte temporale al 2040, queste sono destinate a scomparire”.  Francia e la Germania, per il ceo, devono pertanto prendere la guida del progetto e invitare gli altri Paesi ad unirsi. Hoke ha parlato anche del drone europeo (Euro MALE). “La Germania a seguito di un arbitrato tra i due Paesi, si è vista assegnata la guida del progetto, mirato ad un sistema bimotore come vuole il Parlamento tedesco”. “Anche la Francia necessita di un sistema di sorveglianza analogo se non vorrà dipendere dagli americani. Sono sicuro che troveremo un buon compromesso”. Riguardo questo programma una decisione è attesa nel secondo trimestre 2018, mentre per la sesta generazione europea bisognerà aspettare giugno. “L’industria non può attendere ancora. C’è in gioco l’avvenire dell’autonomia strategica europea”. Per diminuire i costi di sviluppo dei programmi della difesa Hoke ha indicato un accelerazione digitale come strada percorribile. “Il settore della difesa è in ritardo sulla trasformazione digitale. Non è più pensabile definire programmi decennali con il rischio che non corrispondano alle crisi reali”.  Se a questo punto la Germania deciderà di non acquistare l'F 35, e considerando che un nuovo caccia avrà un tempo di sviluppo comunque lungo, si fa concreta la possibilità che acquisti una flotta di Typhoon, in versione d'attacco al suolo, per rimpiazzare a breve i Tornado. Tale soluzione renderà ancor più appetibile lo "Strike Typhoon" anche per altri paesi. In Italia si stanno già sollevando voci tra gli oppositori dell'F 35, sulla utilità di acquistare tale velivolo in luogo dell'F 35 A. Per quanto riguarda lo sviluppo del nuovo caccia europeo, ebbene la soluzione di aderire al programma può essere allettante, ma sarà bene che il nuovo Governo italiano si faccia bene i conti su quanto possa costare e che in caso di adesione si stipuli un contratto che non lasci spazio alle mega-speculazioni che i contratti di tal genere possano riservare. A tal riguardo si può citare la vicenda dell'elicottero Tigre, franco-tedesco, che a costi di sviluppo elevati ha aggiunto ben noti problemi, o dei problemi dell'A 400 M, su cui proprio Hoke ha dichiarato: “Stiamo negoziando con OCCAR un’ottimizzazione del programma e un nuovo calendario di consegne visto che le certificazioni richieste dai clienti iniziali non sono state ancora ottenute”. Al Typhoon sembra poi del tutto ovvio che l'Italia aggiunga alla sua flotta militare anche gli M 346 FA, considerando anche i rinnovati apprezzamenti in ambito militare degli aerei da supporto tattico.

di Antonio Frate

Grecia, corruzione nelle forniture militari

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Il 22 febbraio 2017 è stata diffusa la seguante notizia: la Procura di Monaco di Baviera ha incriminato, secondo quanto pubblicato dal “Sueddeutsche Zeitung”, da “Ndr” e “Wdr”, il presidente del consiglio di amministrazione e co-proprietario del costruttore di carri armati Krauss-Maffei Wegmann (Kmw), Manfred Bode, per una evasione fiscale di circa cinque milioni di euro. Due deputati Heinz-Alfred Steiner e Dagmar Luuk, sono stati a loro volta accusati di riciclaggio di denaro e di aver prestato appoggio politico all'amministratore. Le accuse sono basate sull'affare della vendita all'esercito greco di 24 obici semoventi PZH 2000, per la somma di 188 milioni di €. L'ufficio che negoziò il contratto avrebbe chiuso i battenti nel 2006, dopo la conclusione dell'accordo, e consentito così a Bode di evadere imposte per 5.620.327,49 euro. Il ministro della Difesa greco, Akis Tzohatzopoulos, sospettato a sua volta di un coinvolgimento nella vicenda. Egli fu incarcerato nel maggio 2012 con l’accusa di fondi neri ottenuti dalle forniture di armi da Germania e Russia, e fu il principale collaboratore di Papandreou senior. Sul finire degli anni '90 i contratti con la Grecia hanno permesso di scaricare parte degli altissimi costi di sviluppo per molte aziende tedesche del settore difesa. I quattro sommergibili della classe 214, della tedesca HDW, poi ribattezzata ThyssenKrupp Marine Systems, TKMS fra il 2000 e il 2002. Per i 4 sommergibili la HDW/TKMS ha incassato 2,1 miliardi di euro. Gli U214 sono stati consegnati incompleti, con molti sistemi ancora non funzionanti e con la pericolosa tendenza a diventare instabili non appena il mare diventa agitato. Atene acquistò anche 170 carri armati Leopard 2 a 6 HEL, della Krauss-Maffei Wegmann (KMW), per un incasso di 1.7 miliardi di €. I pagamenti sono stati dilazionati su un lungo periodo. Con il peso dei debiti accumulato dalla Grecia, una parte importante di tali somme è stata recuperata solo grazie all'intervento del governo tedesco a partire dal 2010, quando la Grecia in crisi ha ottenuto aiuti finanziari da Bruxelles. All’epoca dell'acquisto la Grecia possedeva già circa duecento carri armati Leopard 2. Nel 2010, al momento della consegna, si trovò ad avere nelle sue forze armate 353 Leopard 2 (a confronto l'Italia possedeva circa 200 carri Ariete). Secondo l'esperto militare Fraggos, il ministero non aveva acquistato munizioni per armarli, rendendo quindi la spesa del tutto inutile. Furono le rivelazioni dell’ex numero uno della Direzione Armamenti della Ministero della Difesa greco Antonis Kantà che diedero inizio in Germania all'inchiesta sulla fornitura di armi tedesche ad Atene. Circa 18 milioni di euro sarebbero dirottati verso funzionari greci per “incoraggiare” l’acquisto di sottomarini Poseidon,mentre per i 170 carri armati Leopard 2A6 Hel Kantà avrebbe ricevuto un totale di 1,7 milioni di euro da un intermediario greco. Oltre a 1,5 milioni per la fornitura di missili Stinger e 600mila euro per i caccia F-15. Le forze armate elleniche hanno acquistato anche il sistema di difesa aerea Asrad prodotto dalla società di Brema STN Atlas, nel frattempo acquisita da Rheinmetall. L'affare ha portato 150 milioni di euro nelle casse di STN Atlas, ora Rheinmetall Defence Electronics (RDE). Per poter ottenere il redditizio contratto, secondo la procura di Brema, Atlas all'epoca avrebbe pagato 3.3 milioni di euro fra il 1998 e il 2011. Rheinmetall, a seguito del primo processo già perso a Brema verso la fine del 2014, ha dovuto pagare 37 milioni di Euro, trattasi del profitto illegalmente ottenuto (36.7 milioni di euro) più una multa da 300.000 euro. Successivamente la stessa procura di Brema con un nuovo procedimento giudiziario ha rinviato a giudizio i cinque manager di Rheinmetall ritenuti personalmente responsabili. L'atto era dovuto in quanto gli imputati si erano resi responsabili anche individualmente, secondo quanto riporta il provvedimento. Queste vicende di corruzione sono alquanto inquietanti. Anche l'Italia acquistò alcuni prodotti tedeschi, come ben settanta PZH 2000 e i sommergibili U-212-a (i primi prodotti in Italia dalla Finmeccanica, gli ultimi prodotti in Italia, ma di progettazione tedesca), ordinati in sei esemplari, con le versioni successive riviste dall'industria italiana. All'epoca l'industria italiana sfornava prodotti di successo, come le blinde Centauro, ed altri di scarso successo commerciale, e privati dei fondi per gli aggiornamenti successivi, come il Dardo e l'Ariete.

di Antonio Frate

Moab e Foab, guerra alla bomba più potente

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Il 13 aprile 2017 gli Stati Uniti hanno sganciato la più potente bomba non nucleare finora utilizzata su campo di battaglia. L'obiettivo situato in Afghanistan è stato una rete di tunnel dell'Isis. Le testimonianze di afgani, riferite dai media internazionali, parlano di una cosa "mai vista", una gigantesca fiammata accecante seguita da onde di tipo sismico. A Washington il presidente Donald Trump ha espresso la sua soddisfazione con i giornalisti: "Un'altra missione di successo, sono molto orgoglioso dei nostri militari". Per la superbomba, i militari hanno avuto la sua "totale autorizzazione". Alla domanda se la bomba, oltre a colpire l'Isis, rappresenti anche un avvertimento alla Corea del Nord, Trump risponde che "non fa differenza. La Corea del Nord è un problema di cui ci occuperemo". L'annuncio dal portavoce del Pentagono, Adam Stump: un MC-130 ha rilasciato una Gbu-43 massive ordnance air blast bomb (moab), contenente 11 tonnellate di esplosivo, oggi intorno alle 19 ora locale, per colpire i tunnel dell'Isis e i miliziani nel distretto di Achin, provincia di Nangarhar, molto vicino al confine con il Pakistan. Tale zona è un'area montagnosa e scarsamente popolata, dove l'Isis è insediata. Nella stessa zona, il weekend antecedente allo sgancio, il sergente Mark R. De Alencar, 37 anni, un soldato delle forze speciali americane, è rimasto ucciso durante un'operazione contro i jihadisti. Le super bombe degli arsenali statunitensi hanno trovato un inaspettato palcoscenico mediatico dopo il raid aero di giovedì sera nella provincia afghana di Nangarhar che ha visto l'impiego della gigantesca GBU-43B da 10 tonnellate e 14 milioni di dollari, spesi per uccidere 82 miliziani dello Stato Islamico. Secondo un funzionario locale citato dalla Bbc, l'esplosione è stata udita anche in due distretti confinanti con quello di Achin e ha provocato anche la morte del fratello di un importante leader del gruppo islamico. Edward Snowden ha pubblicato un documento in cui svela un inquietante retroscena: i tunnel obiettivo della Moab sono stati finanziati dai cittadini americani, perché costruiti negli anni Ottanta dalla CIA. "È una rete di tunnel dei mujahiddin quella che abbiamo bombardato in Afghanistan? Noi abbiamo pagato per quella rete", questo il commento, apparso sul suo profilo Twitter, a corredo di un estratto da un'inchiesta pubblicata sul New York Times nel 2005, dove si comprende che la rete di cunicoli distrutta a Nargarhar è stata voluta e costruita nel 1980 dagli stessi Usa. I tunnel a stelle e strisce, del resto, sono stati fabbricati proprio per essere utilizzati dai mujaheddin. Nel 1980, infatti, la Casa Bianca sosteneva i guerriglieri in funzione antisovietica. Per trasportare la Moab – il cui acronimo è anche riferito come Mother of All Bombs, sono necessari aerei speciali; gli unici aerei in grado di trasportarla sono i bombardieri strategici B-2 e i velivoli delle forze speciali MC 130 Combat Talon, derivati dal velivolo cargo C-130 Hercules: il più vulnerabile Talon viene impiegato solo contro nemici insurrezionali privi di forze aeree e antiaeree mentre il B-2, costruito con tecnologia "stealth" antiradar, può essere usato anche contro obiettivi protetti da difese aeree. L’enorme ordigno di 9 metri di lunghezza nel quale i tre quarti del peso è costituito da esplosivo rade al suole ogni cosa nel raggio di circa 200 metri, ma l’onda d’urto si espande molto più lontano devastando tutto quanto incontra sulla strada per centinaia di metri dopo che due sensori sull’ogiva attivano l’esplosione pochi istanti prima che la Moab tocchi il suolo. Il generale John Nicholson, comandante delle forze americane in Afghanistan che, secondo Cnn, ha firmato l'autorizzazione per l'uso dell'ordigno, definisce "questo genere di armamento ideale per ridurre questo genere di ostacoli - tunnel e bunker - e mantenere lo slancio nella nostra offensiva contro l'Isis". Gli Usa ritengono che in Afghanistan siano attivi soprattutto nella provincia di Nangarhar tra i 600 e gli 800 combattenti dello Stato Islamico. L'operazione è stata condotta proprio mentre la tensione con la Corea del Nord è in aumento. Le immagini satellitari scattate il 12 aprile disegnano un chiaro quadro: la base dei test nucleari nordcoreani di Punggye-ri, nascosta nelle montagne del nordest, mostra "attività continue" e uno scenario "adatto e pronto" a un'altra detonazione. L'ordigno, secondo alcuni, potrebbe essere stato pensato anche per colpire gli impianti nucleari di Teheran nascosti nei fianchi di una montagna o nel sottosuolo. L'attacco continua a essere al centro di una guerra d'informazione tra Washington, Mosca e Damasco. Secondo il presidente della Commissione Difesa e Sicurezza del Senato russo Viktor Ozerov, con lo sgancio della MOAB "Donald Trump potrebbe aver deciso di ricordare al mondo ancora una volta che la dimostrazione di forza è sempre stata un argomento della politica estera americana". Anche il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, ex capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare ha definito lo sgancio "Un atto muscolare, altamente coreografico, amplificato a dismisura dai media, ancora una volta le vere pistole cariche di Donald Trump e dei suoi generali". Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha spiegato che sono state comunque prese “tutte le precauzioni per evitare vittime civili e danni collaterali”, ma il raid della super-bomba non è piaciuto a tutti neppure in Afghanistan. L'ex presidente Afghano Amid Karzai in un tweet citato dalla Tass ha scritto "questa non è guerra al terrorismo, ma utilizzo del nostro paese, disumano e brutale, come banco di prova per armi nuove e pericolose. Sta a noi, gli afgani, fermare gli Stati Uniti". La MOAB, entrata in servizio nel 2003, fu data in servizio alle forze speciali nella guerra in Iraq, ma non fu mai utilizzata. Lunga 9,17 metri con un diametro di 1,02 è guidata sull'obiettivo da un sistema satellitare, utilizza esplosivo H-6 ad altissimo potenziale la sua deflagrazione equivale all' esplosione di 11 tonnellate di tritolo. Concettualmente è simile al BLU-82 Daisy Cutter, un sistema che veniva utilizzato per sgomberare aree di foresta fittissima durante la guerra del Vietnam e liberare i campi minati in Iraq. La MOAB è stata sviluppata durante la Guerra in Iraq del 2003. Anche l'arsenale di Putin dispone di un ordigno convenzionale di altissima potenza: La Bomba termobarica d'aviazione di maggiore potenza cononosciuta in inglese come Aviation Thermobaric Bomb of Increased Power (ATBIP) (Bomba aeromobile di elevata potenza che crea il vuoto), nota come FOAB "Father of All Bombs". Il capo delle forze armate russe, Alexander Rukshin, ne ha descritto gli effetti in tal modo: "tutto ciò che è vivo semplicemente evapora". La Foab ha una potenza superiore alla Moab, raggiungendo la capacità pari a 44 tonnellate di TNT, quindi il quadruplo, ma con un peso inferiore (7 tonnellate grazie ad un nuovo tipo di esplosivo ad alto potenziale). Questo rende tale ordigno la più potente arma convenzionale nel mondo, anche se le dichiarazioni russe sulle dimensioni e potenza dell'ordigno sono state messe in dubbio da analisti del Dipartimento della Difesa degli USA ed altri esperti occidentali. La bomba è stata testata con successo nella tarda serata dell'11 settembre 2007 sganciata da un bombardiere strategico Tupolev Tu-160, ed ha provocato distruzione nel raggio di 300 metri, a fronte dei 200 della Moab. In aggiunta i gas dopo l'esplosione provocano un vuoto (da cui il nome) che provoca ulteriori danni. Secondo i militari russi, la nuova arma sostituirà vari tipi di bombe nucleari di piccola taglia presenti nel loro arsenale. Ma gli stessi USA dispongono di un ordigno convenzionale ancora più pesante e grosso della MOAB, la bomba GBU-57 da 13,6 tonnellate, della categoria delle armi a penetrazione (MOP- Massive Ordinance Penetrator) con capacità anti-bunker sotterranei. Dotato di 9,5 tonnellate di esplosivo ed è l'arma più potente in dotazione alle forze aeree USA per tale tipo di ruolo. Prodotta in 16 esemplari, è in servizio presso la base aerea di Whiteman, in Missouri, la stessa in cui sono basati i velivoli B-2. Si può pensare che prima o poi, anche tali armi verranno sperimentate sul campo.   

di Antonio Frate

 

 

 

Il Canada acquista il Super Hornet ad interim

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Dopo oltre un anno di discussioni, il governo liberale ha annunciato il suo piano per sostituire l'invecchiata flotta del RCAF di CF-18 Hornets. Si accantona per adesso l'ipotesi di rientrare nel programma F 35. Harjit Sajjan, appena nominato Ministro della Difesa del Canada, ha annunciato che l'attuale flotta di CF-18 del RCAF è in brutte condizioni. Negli ultimi sei mesi sono avvenuti 8 incidenti, anche con esiti letali, a carico di velivoli F 18 di varie nazionalità (anche americani) “La Flotta del Canada ha più di 30 anni. Dei 138 aerei iniziali ne restano in servizio 77. Di conseguenza, la Royal Canadian Air Force (RCAF) affronta un divario di capacità”. Circolava durante l'estate la voce che il Canada avrebbe annunciato l'acquisto di un'unica piccola flotta di Super Hornet per essere utilizzato come soluzione provvisoria. Il governo federale ha annunciato esattamente questo. Il Canada si procurerà 18 F / A-18E / F Super Hornet. In seguita si aprirà una competizione piena e aperta che durerà circa cinque anni, una volta approfondite le capacità di spesa che Ottawa intenderà sostenere, lasciando la scelta definitiva alla prossima amministrazione. Judy Foote, ministro del Paese dei servizi pubblici e degli appalti, ha detto di voler iniziare a parlare con Boeing “immediatamente” in modo che il paese possa accumulare una flotta provvisoria il più rapidamente possibile. Il Ministero della Difesa del Canada aveva dichiarato di avere "qualche idea" di quanto gli aerei sarebbero costati ma che i dettagli sarebbero stati ultimati nei negoziati. Il primo ministro del partito liberale Justin Trudeau aveva fatto uscire il paese dal programma F 35 Joint Strike Fighter. Il Canada continuerà ad agire come un partner industriale JSF durante questo periodo. Naturalmente, questa mossa è stata accolta sia con lode che con critica. Ecco i beneficiari della scelta. Innanzitutto Boeing che un anno fa era in serio pericolo di lasciare il business dei jet da combattimento. Questo annuncio, combinato con una recente vendita di 40 Super Hornet in Kuwait e 72 F-15 in Qatar, significa che Boeing continuerà a costruire e aerei da combattimento fino al 2020. L’azienda è alla ricerca di mercati esteri per i suoi aerei e si è detta onorata di poter fornire alla Royal Canadian Air Force i propri velivoli multiruolo. Per l'aeronautica canadese, la RCAF, non si può negare che l'aggiunta di diciotto Super Hornet fornirà una spinta enorme. Il Super Hornet introduce elementi nuovi come il radar AESA, una portata maggiore e un aumento dei carichi utili. Per il governo degli Stati Uniti l'acquisto del Super Hornet del Canada è di aiuto in due modi. In primo luogo, si assicura che l'impianto di assemblaggio di St. Louis di Boeing rimane aperto. Ciò non solo consente all'impianto di fornire posti di lavoro altamente remunerativi di produzione, ma è un importante asset strategico ed evita a Lockheed Martin di avere un monopolio de facto sul business aerei da combattimento. Per la Saab, stranamente, questa recente notizia in realtà migliora le possibilità di una vendita in Canada. Attualmente, le sue varianti Gripen E / F sono ancora sulla carta. In cinque anni di tempo, dovrebbe essere in servizio con le forze aeree svedesi e brasiliani. Il Gripen E condivide il suo motore F414 GE con il Super Hornet, e le due combattenti si completano a vicenda bene. Se il Canada decide di mantenere la sua flotta di Super Hornet a fianco di un nuovo caccia, il Gripen è una scelta eccellente. Tra i delusi abbiamo la Lockheed Martin, che negli ultimi giorni ha siglato un accordo da 1,2 miliardi di dollari per l’aggiornamento degli F-16 della Corea del Sud. Questo è un duro colpo per il programma F-35. Mentre il Canada rimarrà un partner, le probabilità di andare avanti con l'acquisto di 65 F-35As sembrano trascurabili, a questo punto. Sembra più probabile a questo punto che il Canada acquisterà un numero ridotto di F-35 o può rinunciare del tutto al JSF a favore di un altro aeromobile. Il governo canadese nega che la scelta di intavolare una trattativa con Boeing per gli F-18 possa dare all’azienda di Chicago un vantaggio quando si tratterà di parlare di acquisti più sostanziosi. Per quanto riguarda Eurofighter e Dassault, il Tifone ed il Rafale si trovano in una via intermedia tra il più avanzato F-35 o i più economici Super Hornet e Gripen. Dopo il 2020 potrebbe non essere più in produzione. In compenso però si tratta di caccia bimotore dalle elevate capacità di dogfight ed elevata affidabilità, caratteristiche importanti per il Canada. I costi per i contribuenti canadesi non sono bassi. Il Super Hornet è un caccia diverso dal CF 18. E' più grande, con un'avionica differente e più avanzata. Le flotte da combattimento miste sono più costose da gestire e nella RCAF sarà operativa a questo punto una flotta mista di due, forse tre, aerei da combattimento diversi. Ma il piano attuale può essere ancora più conveniente rispetto al piano precedente. Andando avanti con il solo programma F 35 si sarebbe optato per un caccia molto più costoso e dagli esiti dubbi. La RCAF sarebbe anche nel bisogno immediato di nuovi impianti per basi aeree per sostenere lo JSFs. Come l'Australia anche il Canada prosegue con i Super Hornet che possono essere convertiti per svolgere compiti di guerra elettronica. L'aggiunta dell'EA-18G Growlers alla flotta della RCAF può contrastare l'imminente divario di capacità, inoltre aggiunge una nuova funzionalità di valore. Il RCAF sarebbe una delle poche forze aeree dotate di aeromobili EW dedicati in grado di operare in ambienti ad alta minacce.

di Antonio Frate

Blindo Centauro 2 pronta per la produzione

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La nuova autoblinda Centauro 2 rappresenta una nuova tappa nella evoluzione della Centauro B1, che fu la prima autoblinda ruotata con cannone da carro armato ad alta pressione del mondo. In luogo del precedente 105/52mm, oggi la nuova versione è dotata del cannone da 120/45 mm NATO, con freno di bocca integrato “pepper box” a basso rinculo integrato e stabilizzato. La terza generazione del 120/45 mm (opzionale ancora il 105/52 intercambiabile col 120 mm) offre la stessa potenza di fuoco della maggior parte dei principali carri armati moderni (come M1 e Leopard 2 fino alla versione A5), con la capacità di sparare tutte le munizioni di ultima generazione per tale tipo di arma. La Centauro si conferma quindi il veicolo ruotato con la maggiore potenza di fuoco diretto al mondo (come tutti i suoi predecessori). Un cannone calibro 120/44 era stato adottato per la prima volta per la versione della Centauro venduta all'Oman nel 2008, per l'occasione dotata anche di motore IVECO 13L da 650cv. Un'ottima mobilità oggi viene assicurata da un nuovo motore Iveco da 720cv dotato anche di nuova trasmissione. Il rapporto potenza-peso, aumentato a 24 CV / tonnellata, offre prestazioni ancora più elevate. Nuovi anche il sistema frenante e l'elettronica di controllo, mentre invariata è la trasmissione ad H. La velocità massima supera i 100Km/h e l'autonomia è di 800Km. Il controllo digitale della pressione delle gomme con sistemi run-flat, la nuova sospensione e la bassa pressione nominale al suolo consente al nuovo veicolo blindato Centauro di districarsi su qualsiasi tipo di terreno. L'armatura balistica è oggi a livelli di protezione significativamente più elevati rispetto al passato, con un telaio completamente rivisto, nuovo design di scafo e torretta, con possibilità d'installazione di kit addizionali. Il mezzo è testato per lo standard AEP 55, capace di resistere a minacce come mine, IED e le munizioni cinetiche di ultima generazione. La sicurezza dell'equipaggio è stata ulteriormente aumentata, con sistemi allo stato dell'arte NBC, antincendio e anti-esplosione. Le munizioni poste nello scafo e nella torre sono separate dalla zona dell’equipaggio da sette separatori antiesplosione, schermi antideflagrazione e sistemi specifici antiesplosione. Per quanto riguarda l'ergonomia, le riserve di munizioni nello scafo sono automatizzate, il nuovo sistema di caricamento nella torretta è semiautomatizzato pur potendosi effettuare le operazioni di carico manuali, come back-up o altre operazioni in emergenza. La torretta, dotata di nuovi sedili anti-mina, ha un equipaggio di tre uomini - il comandante, cannoniere e caricatore - con quest'ultimo che può utilizzare il nuovo sistema di caricamento. La torre del Centauro II è dotata di ottiche di ultima generazione per il comandante e il mitragliere e di una serie di sistemi di comunicazione e di comando e controllo cha assicurano la massima consapevolezza della situazione. In torretta è prevista una mitragliatrice coassiale da 7,62mm e una Hitrole remotizzata con possibilità di usare mitragliatrici da 7,62 o 12,7 mm o lanciagranate da 40mm. Il veicolo è completamente networkcentrico. La nuova Centauro dovrebbe essere prodotta in 136 (o 150 circa) esemplari per equipaggiare 9 unità di Cavalleria. La presentazione è avvenuta il 19 ottobre alla presenza del Sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano. Per l'Esercito erano presenti il Capo di Stato Maggiore dell’EI, Gen. Errico, il Direttore della DAT (Direzione Armamenti Terrestri), Ten. Gen. Francesco Castrataro, per Iveco DV il Presidente, Dott. Vincenzo Giannelli, per Leonardo il Capo della Divisione Sistemi di Difesa Ing. Gianpiero Lorandi e dell'AD Ing. Mauro Moretti. Dopo la presentazione tecnico-operativa, il mezzo si è esibito in una spettacolare dimostrazione pratica delle sue capacità su un percorso di prova presso la scuola TRAMATT (Trasporti e Materiali) dell'Esercito. Precedentemente era stato esposto all'Eurosatory di Parigi in Giugno, alla presenza del Presidente di CIO Roberto Cortesi.

di Antonio Frate

Ritardata la fornitura di fucili Arx-200 per le forze armate italiane

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Il Beretta ARX 200 è un fucile d'assalto progettato e sviluppato a partire dall'ARX 160, camerato per il calibro 7,62x51mm NATO. Il fucile è stato ideato per il “designated marksman”, un comune soldato di fanteria, inserito in una squadra o plotone, addestrato al tiro di precisione con fucile semiautomatico dotato di ottica, in genere in calibro 7,62 NATO. Lo scopo del marksman (tiratore esperto) è quello di estendere il raggio effettivo di fuoco con precisione e celerità. Come per molte forze occidentali, le esperienze dei militari italiani in Afghanistan sono state una forza trainante per l'acquisizione di ulteriore potenza di fuoco a lungo raggio a livello di fanteria plotone. Col Beretta ARX 200 l'Esercito Italiano implementerà questo requisito. Il fucile a lungo atteso è stato presentato alla mostra DSEI nel 2015 a Londra. Ma stranamente, al salone londinese non vi è stato alcun lancio “ufficiale” del prodotto. L’azienda ha promesso tuttavia maggiori dettagli ed informazioni, in tempi brevi, che però, ad oggi, ancora non sono noti. Un rappresentante Beretta al DSEI 2015 aveva confermato che il modello di produzione finale sarebbe stato pronto per i militari italiani entro la fine dell'anno. Paesi come USA e Regno Unito equipaggiano i loro marksman con armi come gli HK 417, o gli Scar Heavy, in calibro 7,62 NATO. Per contro alla diffusione di M4 cal. 5,56mm, compatti e maneggevoli, ma con canna corta, il Corpo dei Marines fa ancora uso di M16 A2, con migliori prestazioni sul tiro lungo. La Bundeswehr ha adottato il G28 della Heckler & Koch in calibro 7,62 NATO. Tale modello è capace di fuoco solo in modalità semi-automatica (è un derivato dalla carabina da tiro MR308 civile), ed è prodotto in 2 versioni: una con canna da 16 pollici denominata “Patrol” per impieghi dinamici e una con canna lunga 20 pollici, con bipiede ed ottica a grande ingrandimento per fuoco a lunga distanza. In Italia le Forze Speciali e le Forze per Operazioni Speciali hanno già in dotazione il fucile M110 (USA) come arma di precisione semi automatica in 7,62 mm, Marina (Consubim) ed Aeronautica dispongono degli HK 417. Ma al fine di garantire una dotazione di fucili da marksman su larga scala, si è giustamente deciso di crearne una di produzione nazionale. L’ARX-200 è l’evoluzione del modello ARX-160 in calibro 5,56 NATO già in distribuzione ai reparti (l'entrata in produzione risale al 2008) come arma standard individuale. Il modello esposto a Londra presenta comunque numerose differenze rispetto all'Arx 160; dispone di un caricatore proprietario da 20 colpi in polimeri che grazie ad un adattatore, è in grado di utilizzare anche i caricatori Magpul e Kac. Il fucile opera attraverso il sistema con pistone a gas a corsa corta a due posizioni con una vite di rotazione, il castello superiore è realizzato in alluminio e polimeri, con funzione “over-the-beach” con capacità di selezione del tiro, il portaotturatore, diverso dall'Arx 160, presenta una pista sul lato sinistro appoggiata su una guida d’acciaio. Il manettino di armamento è sempre collocabile a scelta, su uno dei lati ma non è più reversibile il lato di espulsione dei bossoli: questi vengono espulsi solo dal lato destro. Invariata, la collocazione dei comandi ambidestri dell’arma; la calciatura adesso è fornita di un poggiaguancia estensibile; il meccanismo del grilletto è sempre in comune con l'Arx160.La canna, da 16 pollici, non è più a sgancio “rapidissimo” come nell’Arx 160 ed è adesso bloccata inferiormente e più semplicemente, da una vite di fermo. Il peso è di 4,5 kg con caricatore da 20colpi, la lunghezza è di 730, 890 o 1000 mm, a seconda delle opzioni usate. L'accuratezza è di 1,5MOA con 5 colpi a 100m. Per le forze armate italiane si sta pianificando di introdurre due varianti di ARX 200: uno stock fisso designato fucile tiratore (DMR) ed una versione pieghevole e telescopica; entrambe sono capaci di fuoco semiautomatico e automatico. L'Arx 200 può essere equipaggiato con un'ottica di combattimento computerizzata intelligente (ICS)sviluppata dalla Steier Optik (sussidiaria della Beretta Defence Tecnology) che include un laser per il calcolo della distanza, un inclinometro e un calcolatore balistico in un'ottica compatta 6x40. Il sistema di alimentazione a batterie pesa meno di 150gr. L'arma può utilizzare il lanciagranate GLX 160 cal. 40x46mm NATO, un telescopico magazzino pieghevole con il riposo guancia regolabile, ammortizzatore posteriore piatto e quattro portacinghie fissi. La ARX 200 si può facilmente convertire per l'uso di munizioni russe 7.62 × 39 mm (quelle del Kalashnikov) e 5,56 × 45 millimetri NATO. Il Beretta ARX 200 ha superato i test militari e ambientali: temperatura fredda e calda; temperatura e umidità; ghiaccio; nebbia salina; forti piogge; acqua salata; sabbia e polvere; fango; mancata lubrificazione, prova di doppia alimentazione; e la prova di ostruzione. Le Forze Armate italiane stanno anche testando come introdurre un fucile da battaglia in piccole unità di fanteria, con 2-3 marksman designati. La distanza di ingaggio dei bersagli è di circa 6-800m. Il Governo italiano ha stanziato 2,5 milioni di €, la fornitura totale doveva essere, nel 2014, di sei ordini da 120, 210, 210, 90, 270, e 270 fucili (totale: 1.170 pezzi). 400 modelli ordinati in primis per le prove di valutazione. 800 modelli dovevano essere sviluppati nell'ambito del programma Soldato Futuro, di cui l'ARX 200 fa parte.

di Antonio Frate

La consegna del primo T-346 al governo polacco

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Il 6 giugno 2016 è stato un giorno importante per il governo italiano poiché ha sancito un accordo, già intrapreso nel 2014, con il governo polacco, che prevede la consegna di otto velivoli militari T-346. Alla cerimonia di consegna del primo aereo erano presenti il sottosegretario alla Difesa Alfano, e il vice ministro polacco alla difesa Mr. Bartosz Kownacky. In particolare il sottosegretario Alfano nel suo intervento ha dichiarato: “Oggi con la consegna del primo velivolo alla Polonia tocchiamo con mano sia l’eccellenza dei rapporti tra i nostri rispettivi Paesi sia l’interesse sia il velivolo sta suscitando a livello mondiale". Poi, ha continuato: “Il T-346A è un velivolo sul quale l’Italia punta molto; ci sta dando grandi soddisfazioni rendendoci leader nel campo dell’addestramento dei piloti militari destinati ai velivoli di 4ª e 5ª generazione”. L’incontro è avvenuto a Venegono Superiore (VA), nella sede dello stabilimento del “Leonardo Finmeccanica”. L’A.D. di “Leonardo Finmeccanica” Moretti ha espresso soddisfazione per la sigla di quest' accordo, e nel suo intervento ha spiegato le caratteristiche del velivolo. Secondo Moretti il velivolo offre sul mercato una soluzione tecnologica completa, poiché addestra velocemente i piloti su aerei molto avanzati, con una riduzione notevole dei costi. Si tratta di un aereo più leggero, rispetto alle precedenti versioni, poiché ha ridotto il suo peso di 700 kg. Per i due paesi è un accordo importante che rafforza i rapporti economici e politici. Si prospettano vantaggi molto ampi per l’industria italiana. Oltre alla Polonia, che ha acquistato otto aerei, anche l’Italia, Singapore e Israele, hanno ordinato il T-346, per un totale di 68 velivoli. Inoltre, dall' 1 settembre, cominceranno gli addestramenti per i piloti dell’aviazione polacca in Italia, in provincia di Lecce, a Galatina. Da oggi, saremo abituati a velivoli più leggeri che valicheranno i cieli di tutto il mondo, e molti di questi aerei militari avranno un marchio italiano. Leggerezza e velocità saranno le caratteristiche preminenti, alle quali si affiancherà il fattore economico, che in tempi di crisi (o meglio di guerra) risulta il maggiore ostacolo. In un periodo, come quello attuale, gli investimenti militari attinenti la sicurezza risultano la priorità, anche se spesso ne sottovalutiamo inconsciamente l’importanza, per paura oppure perché preferiamo semplicemente distrarci.

di Daniele Altina

Armamenti miliardari di una guerra invisibile

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Gli Stati Uniti hanno installato nella base militare di Deveselu in Romania la prima parte di quello che diventerà uno scudo missilistico lungo tutto il confine dei paesi dell’est europeo. Dopo che il sistema “Aegi Ashore” sarà diventato pienamente operativo si procederà con l’inizio di una analoga postazione in Polonia a costituzione di uno scudo baltico attaccato ai confini Russi; sono già in funzione quattro navi lanciamissili del sistema “Aegis” dislocate nella base spagnola di Rota attive nel Mediterraneo, nel Mar Baltico e nel Mar Nero; infine esiste una piattaforma in Turchia, il centro di comando in Germania e la base militare di Sigonella che funge da supporto alle unità operative nel Mediterraneo. In questo contesto il Muos di Niscemi, al centro di infinite polemiche in Italia è strategico per le comunicazioni satellitari ad alta frequenza. Una tale portata di armamenti in Europa lascerebbe intendere la possibilità di una ipotetica terza guerra mondiale dietro la porta, ma ad un più accurato esame appare evidente lo squilibrio delle forze in campo rispetto alla reale portata della minaccia; Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project alla FAS (Federazione degli scienziati americani) ha documentato il lavoro di restyling delle basi di Aviano e Ghedi Torre rispettivamente in Friuli e nel bresciano e di altre in Europa. Insomma una valanga di dollari investiti in armamenti (ma pagati da chi?) con la chicca dell’arrivo di nuove bombe nucleari in sostituzione delle obsolete (progettate, pagate e mai usate) B61. Tutte queste unità militari fanno capo al Pentagono, ufficialmente servono a rafforzare la difesa missilistica NATO in Europa ma nessuno può sapere se queste strutture siano difensive o offensive. Putin ha dei forti sospetti dato che è andato su tutte le furie dichiarando senza mezzi termini che tutte queste operazioni degli Stati Uniti servono a “neutralizzare il deterrente strategico russo” e creare una superiorità militare degli americani in Europa. Da Washington rispondono picche; le versioni ufficiali espongono una differente opinione, ovvero quella di una difesa militare necessaria a proteggere gli alleati da eventuali attacchi a lunga gittata degli stati canaglia (Corea del Nord, Siria, Sudan); l’Iran è fuori da questa lista con la condizionale. Ma veramente questi stati sarebbero capaci di attaccare con missili a lunga gittata l’Europa? Tutto questo sembra inverosimile da un punto di vista militare, la vicenda appare in tutta la sua logica se la si considera da un punto di vista economico. Il Congresso Usa ha stanziato oltre 200 miliardi di dollari sugli oltre 1000 in dieci anni previsti per potenziare le forze nucleari, i sottomarini da attacco, i bombardieri strategici e lo scudo antimissile in tutte le sue parti. Il premio Nobel per la pace Barack Obama confida sulla disponibilità dei governi alleati di reperire i fondi necessari alla contribuzione di questo imprescindibile progetto di sicurezza, molti non sanno che i paesi europei già indebitati fino al collo continuano a maturare debiti per la corsa agli armamenti a tutto vantaggio dei creditori internazionali che in alcuni casi operano sinergicamente con le multinazionali produttrici di armi; una sorta di cerchio magico. Esempio lampante la Grecia che ha speso cifre folli per gli armamenti di una guerra contro la Turchia che non è mai diventata un vero conflitto; i risultati sono sotto gli occhi di tutti, una guerra economica avente come effetto il sistematico indebitamento di Atene. Esistono prove certe della longa manus americana in paesi come Sudan e Siria dove si sono create le condizioni del conflitto, ombre anche dall’Iran a cui e’ stato tolto l’embargo nel gennaio 2016 ma che nei mesi precedenti e’ stata rifornita segretamente da vari paesi, tra cui l’Italia. Infatti e’ stata smantellata dai giudici delle indagini preliminari di Milano una fitta rete di commercio illegale di armi tra alcune società italiane e personaggi dei servizi iraniani. Soliti nomi, solito sottobosco di società chiacchierate ed indagate, si torna sempre a parlare di Finmeccanica e Lockheed, di politici e trafficanti d’armi. Sembra che le guerre siano necessarie al mantenimento di interi apparati organizzativi la cui esistenza dipende imprescindibilmente dai conflitti, il grande gioco in cui chi è preposto alla pace organizza la guerra. E’ sempre stato così. Sempre cosi’ sarà?

di Giuseppe Barcellona

Entrerà in produzione il nuovo carro pesante M1A2V3

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Con il riarmo e l'entrata in scena della Russia nel conflitto siriano si riaccende il clima da guerra fredda. Così mentre il Gigante dell'Est ha annunciato la produzione di una gamma completamente rinnovata di mezzi tattici gli USA non stanno a guardare. Per riequilibrare gli schieramenti è già stato presentato l'M1A2V3, versione aggiornata dell'MBT in servizio negli USA. La prima apparizione si è svolta all''AUSA Defense Exhibition di Washington D.C. nell'ottobre del2015 alla presenza di Tim Reese della General Dynamics Land Systems (GDLS). Tale azienda infatti si è aggiudicata dall'Army Tank Automotive Command (TACOM) Lifecycle Management Command un contratto di 92,2 milioni di $ per sviluppare il nuovo M1A2V3 partendo dall'M1A2SEP attualmente in servizio. La prossima versione del  carro garantirà maggiore capacità di sopravvivenza, facilità di manutenzione, efficienza nei consumi, generazione di potenza e interoperabilità del networking, come ha garantito il vicepresidente della GDLS Donald Kotchman. La dotazione dell'M1A2V3 includerà un nuovo display a colori, una stazione di controllo remoto della mitragliatrice, un sistema di gestione  termica,   un  nuovo telefono per  comunicare con la fanteria. Il visore a infrarossi sarà rimpiazzato da uno di nuova generazione, il nuovo IFLIR per il comandante utilizza raggi infrarossi a onde lunghe e medie, consentendo 4 punti di visuale mostrati su  schermi ad alta  definizione, migliorando l'acquisizione   del   bersaglio,   l'identificazione e l'ingaggio rispetto al FLIR di seconda generazione, anche con nebbia e oscurità. Il CROWS remote weapon station (RWS) è stato modificato nella  versione CROWS-LP (low profile), permettendo di ridurre  l'altezza  del  carro,   e  garantendo  una   visione   migliorata  del   340%.   Un data link delle munizioni  (ADL) consentirà   di   scegliere  il   tipo   di   munizione   da   sparare  col   cannone   M256120/44mm, tra le  quali si annovera  il nuovo penetratore  M829E4 ed   la nuova XM1147 multifunzione. La prima, l'M829E4 rappresenta la quinta generazione di penetratori all'uranio impoverito, capace di  maggiore  potenza   e  gittata  per  distruggere  bersagli  dotati  di AERA(Advanced Explosive Reactive Armor) e APS (Active Protection Systems). La seconda, la AMP invece è capace di 3 modi di operazione: detonazione di punto, ritardata e esplosione in aria. In uno scontro urbano può neutralizzare una squadra di fanteria anticarro in un raggio tra i 50 e 2000 mt., può distruggere ostacoli, bunker, barriere. Tale munizione consente di semplificare la logistica rimpiazzando contemporaneamente gli M830 HE-AT, M830A1HEAT (High Explosive Anti Tank), canister (munizioni contenenti sfere di  metallo)  e   HE-OT (High Explosive Obstacle ReductionTank). L'armamento secondario sarà la M240, protetta con scudi corazzati su 360°. C'è un nuovo kit di protezione della torretta ed è stata migliorata anche la capacità anti IED con un sistema elettronico. La APU (Auxiliary Power Unit) è stata spostata nella parte posteriore dello scafo (sulla sinistra) e consentirà di spegnere il motore nelle fasi di appostamento e osservazione, risolvendo così almeno in parte i grandi consumi dell'M1. E' presente un piccolo scarico in tale parte del carro, che lo rende riconoscibile come V3. La General Dynamics consentirà anche la produzione con il power pack tedesco MTU 883, che ha minore consumo della turbina ATG 1500 Honeywell in uso al carro M1, riducendo i costi di gestione generali del 14%, ma tale versione non verrà scelta dagli USA. Il nuovo carro è nato dallo sviluppo iniziale di 6 prototipi, e la produzione in grande serie potrà avvenire per il 2017. Il modello è pubblicizzato come il nuovo mezzo per dominare gli scenari futuri dei campi di battaglia. Verrà prodotto utilizzando le strutture e gli attuali lavoratori di Anniston nell'Alabama, Tallahassee in Florida, Lima in Ohio, and Scranton di Philadelphia, negli USA. La GDLS effettuerà l'aggiornamento di carri esistenti M1A1 e A2 esistenti nella versione SEP V2 già dal corrente febbraio. L'M1A2V3 si presenta come un modello intermedio rispetto al programmato M1A3, che quindi non dovrebbe arrivare prima del 2024. Per tale versione era stato previsto un nuovo cannone, più leggero e potente dell'attuale (efficacia fino a 12 km), un sistema di collegamento digitale a fibra ottica in sostituzione dei cavi tradizionali, la torre completamente remotizzata (priva di equipaggio interno) e dal profilo più ridotto, il tutto per ridurre l'elevato peso dell'M1A2 dalle circa 70 a 60tonnellate. Per ora la produzione si concentrerà sull'M1A2V3, che si presenta quindi come un carro pesantemente corazzato, di tecnologia avanzata ma non tanto quanto il rivale russo T14, che entrerà in servizio entro quest'anno. Il nuovo carro russo sarà un mezzo totalmente nuovo, più piccolo e leggero dell'M1 e includerà tecnologie avanzatissime, distaccandosi dalla tradizionale dottrina russa di produrre mezzi semplici e in grande quantità. Nei prossimi anni vedremo quale delle due scelte si potrà considerare migliore.

di Antonio Frate

Italiano il primo F-35 che completa volo oltreoceano

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L’F35A Lightning II dell'Aeronautica Militare italiana ha completato il primo volo transatlantico, volando dalla base aerea di Cameri (NO), fino a Patuxent River, nel Maryland, sede di una base aerea della Marina Militare statunitense. Il velivolo, denominato AL-1, è il primo jet internazionale di questo tipo completamente costruito in Italia nella FACO (Final Assembly & Check-Out) di Cameri. Ai comandi dell’aereo per la traversata è stato un pilota italiano di F35 dell’Aeronautica Militare che lo scorso novembre ha completato la sua formazione nella base militare americana di Luke, Arizona, dedicata al programma multinazionale di addestramento sul Jsf. Il velivolo rimarrà a Patuxent River per circa tre mesi per effettuare alcuni test sulla compatibilità elettromagnetica degli apparati. AL-1 è il primo di cinque F-35 italiani che farà parte, da maggio, della flotta internazionale di F-35, di stanza presso la base di Luke, Arizona, dedicata al programma multinazionale di addestramento e formazione dei piloti, e che vedrà arrivare a marzo il primo gruppo di piloti italiani. La trasvolata, pianificata con due tratte, per un totale di 11 ore di volo, è stata resa possibile grazie all’impiego di un velivolo cisterna KC-767 “tanker” che ha rifornito in volo l’F35. Partito da Cameri il 3 febbraio, dopo una sosta a Lajes, nelle isole Azzorre, l’aereo è atterrato negli Stati Uniti il 5 febbraio.

(fonte Ministero della Difesa)

Dongfeng 21D, l’arma più potente della Cina

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Si è svolta a Pechino una gigantesca parata militare, in occasione del 70° anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale contro il Giappone. Il presidente Xi Jinping inaugurando la parata ha assicurato che la Cina "per quanto forte diventi" non "cercherà mai l'egemonia" sugli altri Paesi, e che il paese ridurrà di ulteriori 300mila soldati l'Esercito di liberazione popolare, che resta comunque il più grande esercito del mondo con 2milioni e trecentomila uomini. Molti leader mondiali hanno deciso di snobbare l'iniziativa, come era accaduto a un'analoga sfilata organizzata da Mosca. E' stato presente invece il presidente russo Vladimir Putin, a testimonianza di un'alleanza politica ed economica sempre più stretta tra i due Paesi. Non sono mancati tanti altri leader di paesi, non tutti in cattivi rapporti con gli Stati uniti e l'Occidente. Come Park Geun-Hye, presidente della Corea del Sud, uno dei due grandi alleati USA in Asia Orientale, ed il presidente ceco Milos Zeman, unico leader di un paese Ue a presenziare alla parata, come in precedenza fatto a quella a Mosca di Putin.  Assente invece l'altro grande alleato di Washington, il Giappone. Sia perché è lo sconfitto della seconda guerra mondiale, sia perché i rapporti tra i due più importanti paesi della regione sono pessimi sia per la contesa territoriale sulle isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi), sia per la diverse valutazioni sul conflitto passato, sia infine per la decisione del primo ministro nipponico Shinzo Abe di riformare la sicurezza rafforzando il ruolo delle forze di autodifesa nipponiche con la difesa collettiva con gli alleati, principalmente gli Usa.Xi Jinping ha offerto medaglie ai veterani - cinesi e stranieri - e alcuni di questi, ottantenni e novantenni, hanno partecipato alla parata militare. Poi ha iniziato la serie di incontri bilaterali con i leader presenti a Pechino. In Piazza Tiananmen, durante la parata trasmessa in diretta dalla tv di Stato, hanno sfilato i più sofisticati sistemi d'arma in possesso del paese di fronte al presidente. In un'esibizione di oltre un'ora hanno sfilato ben ventisette corpi dell'esercito e i nuovi mezzi a disposizione delle Forze Armate, l'84% dei quali apparsi in pubblico per la prima volta in assoluto. Oltre 10mila soldati dell'Armata di Liberazione Popolare, con 1.000 uomini di forze straniere amiche.  Nonostante il rallentamento dell'economia nazionale degli ultimi anni, Pechino dedica comunque ingenti fondi all'ammodernamento delle proprie Forze Armate, con un budget per la Difesa che continua ad essere a 2 cifre, in aumento del 10,1% nel 2015, secondo le stime presentate nel marzo scorso. Tra le nuove armi presentate in piazza Tiananmen, i nuovi droni, i missili balistici Dongfeng-21D, chiamati "killer delle portaerei", (montati su enormi camion a 12 ruote, in grado di distruggere un'unità navale con un colpo solo, con una gittata di circa 1400 chilometri), i missili balistici intercontinentali DF-5B, dalla gittata di 15mila chilometri, i più potenti dell'arsenale cinese. Presenti anche i DF-31A, variante aggiornata di un tipo di missile già presentato nel 1999 e i missili balistici a media gittata tra cui i DF-26, noti come i "Guam killer", per la possibilità di raggiungere l'omonima base navale USA nell'Oceano Pacifico, con gittata di quattromila chilometri. Presenti anche gli elicotteri WZ-19, in funzione anticarro e il bombardiere a lungo raggio (3.500 km) H-6K. Verso il termine della parata, il cielo e' stato sorvolato, infine, da 200 aerei da guerra, molti dei quali decollati dalla prima portaerei cinese, la Liaoning, varata nel settembre 2012 (una modifica di una portaerei russa) e dai moderni caccia J-15, "gli squali volanti".

di Antonio Frate

L’Oshkosh L-ATV sostituirà l’Hummer

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Il veicolo Oshkosh L-ATV si è aggiudicato la vittoria nel bando di concorso per il JLMV. Tale veicolo sarà quindi il successore ed erede dei famosi Humvee, gli Hummer delle Forze Armate americane. Dopo aver testato per anni numerosi veicoli, anche in missioni oltremare, si è deciso finalmente quale mezzo sarà il protagonista nei prossimi scenari di guerra.  L'azienda del Wisconsin si è aggiudicata la gara da 6,75 miliardi di dollari (poco più di 6 miliardi di euro al cambio attuale) offerti dall'Esercito e dai Marines per la prima tranche di 17.000 veicoli (250.000 dollari l'uno, circa 225.000 euro). Il contratto potrà fruttare quasi 30 miliardi in totale, considerando l'indotto delle forniture e dei servizi e che nei piani delle forze armate c'è l'acquisto di altri 38.000 veicoli, per un totale di 55.000. L'azienda assumerà nuovi lavoratori (si parla di 100 inizialmente più altri eventuali successivamente). La produzione inizierà entro l'anno e le prime consegne avverranno nel 2017. Adesso le aziende sconfitte in gara avranno 10 giorni per decidere se opporsi alla decisione ed ognuna ha fatto sapere che sta valutando l'ipotesi. L’Oshkosh Light Combat Tactical All-Terrain Vehicle introduce di serie tecnologie che sul predecessore furono lanciate nel corso degli anni e delle varie missioni militari. Il veicolo prevede un generatore, un impianto satellitare SATCOM, un sistema di sorveglianza ed un computer di bordo, dal quale i soldati potranno ottenere informazioni. E' disponibile la torretta remotizzata con vari tipi di armamento quali mitragliatrici di vario calibro e lanciagranate multipli, molto utili nelle missioni internazionali. Ciascun mezzo è elitrasportabile e imbarcabile. Il peso è il triplo del vecchio Humvee (introdotto nel 1985), attestandosi a 6,35 tonnellate. Ciò grazie alla nuova robusta blindatura ben più efficace del predecessore e alla elevata capacità antimina. L' impianto elettrico è più capace, mentre le sospensioni consentono di aumentare la velocità in fuoristrada fino al 70%. Si tratta infatti dell'eccellente sistema sviluppato dalla casa, del tipo TAK-4i (Intelligent indipendent system), già utilizzato in precedenza su altri modello dello stesso produttore. L’unità motrice è un V8 diesel Duramax 6,6 litri, di provenienza GM, abbinato ad una trasmissione automatica Allison, ma consuma meno dell'Humvee e capace di un’autonomia pari a 500 chilometri. La potenza sarà di 300 o 397 cv, non è ancora certo. L'azienda Oshkosh porta il nome di una città del Wisconsin, ed è un noto fornitore anche delle Forze Armate statunitensi per cui ha prodotto ad esempio gli M-ATV, imponenti veicoli antimina con elevata capacità fuoristrada (che molto hanno contribuito per la vittoria della gara) e gli M1070, i trattori che vengono usati per la movimentazione, insieme ai semi-rimorchi M1000, di carri armati e altri mezzi pesanti.

di Antonio Frate

La Beretta M9 non sarà più la pistola americana

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La celebre pistola Beretta M9 non sarà più la sidearm dei militari americani. Entrata in servizio nell'esercito USA nel 1985, dopo essere già stata utilizzata dai corpi speciali statunitensi, ha avuto una lunga ed onorata carriera in tutte le Forze Armate americane, e di conseguenza un incredibile successo di vendite mondiali.  Ma già dal 2014, il Dipartimento della Difesa della principale potenza militare mondiale segnalava l'esigenza di colmare alcune lacune dell'arma.  Proprio nello Stato del Maryland, dove la Beretta americana viene costruita, è stata presentata una nuova versione, l'M9 A3. Tale versione ha previsto: munizioni 9 millimetri (9x19mm Parabellum), un caricatore con una capacità di 17 colpi (e la capacità di usare caricatori più grandi), una canna filettata (per l'apposizione di silenziatori), 3 guide standard militari Picatinny rail (per l'apposizione di altri accessori come mirini laser), un rivestimento mimetico “color sabbia” -  piuttosto che nero standard, un assortimento di altri miglioramenti. Ma l'esercito USA ha già rifiutato di utilizzare questo modello, dichiarando di voler aprire ad un Modular Handgun System Program, per poter ottenere una nuova arma allo stato dell'arte. I problemi segnalati sulla M9 si possono indicare nell'accidentale attivazione della sicurezza dell'arma (secondo alcune fonti), nel peso eccessivo, che oggigiorno porta a pensare all'uso di tecnopolimeri, nella ottimale possibilità d'installazione di ottiche e mirini, nell'incremento dello Stopping Power (d'altronde, già ai tempi dell'acquisizione dell'arma alcuni militari USA storcevano il naso nel passare dai grandi proiettili .45 della M1911 ai più compatti 9x19mm parabellum). Per quanto riguarda il calibro che potrebbe essere adottato, si vocifera sul .357, sul .40 o addirittura di nuovo sul .45. Ad esempio, riguardo al .40 alcuni esperti hanno sostenuto che oggi non esistono pistole ideate per questo calibro, ma solo 9mm modificate per accogliere tali più potenti munizioni. Inoltre, l'FBI è stato l'utilizzatore principale di tale calibro, ma è stato già deciso che tornerà anch'esso alle 9mm, tra l'altro calibro standard NATO. La M9 viene definita da alcune fonti semplicemente un modello datato, che oggi è superata dalla concorrenza più qualificata. Tra i principali concorrenti dell'importante bando di gara ci sono il team General Dynamics e Smith & Wesson (che stanno lavorando assieme, creando una collaborazione tra un gigante degli armamenti ed una grande fabbrica di armi portatili), ma anche Sig Sauer (con una variante della P 320), Glock, Sturm, Ruger, la Detonics Defense STX (unica a partecipare alla gara con un modello totalmente metallico, che può avere una durata nel tempo maggiore dei tecnopolimeri, e garantisce un'ottima mitigazione del rinculo) ed altri. La Beretta non ha perso tutte le chances, potendo lavorare sul modello PX4 Storm, ed è decisa a voler essere una seconda volta il produttore di pistole standard per le Forze Armate Americane. Ovviamente la decisione di passare ad un'arma totalmente nuova è una scelta costosa per i contribuenti, oltre che una grande opportunità per chi si aggiudicherà il bando.

di Antonio Frate