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Tecnologie di guerra

La classifica dei produttori di armi

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Secondo il rapporto annuale del Sipri, l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, per quello che riguarda il 2010, l’Italia si piazza all’ottavo posto nel mondo fra i produttori di armi. Questo per merito di Finmeccanica che, nell’ultimo anno, ha registrato vendite per 24.76 miliardi di dollari e un profitto di 0,74 miliardi. Tutto dalla vendita di aerei, artiglieria più o meno pesante, missili, veicoli militari, munizioni. Al primo posto di questa classifica, troviamo l’americana Lockeed Martin, con 35.7 miliardi di profitti, seguita dall’inglese Bae Systems (32.9 miliardi), dalle americane Boeing, Northrop Grumman, General Dynamics e Rayton. Settima piazza per la Eads (Europa), poi Finmeccanica, e altre due americane: la L-3 Communications e la United Technologies. Andando ancora indietro nella classifica, troviamo Fincantieri al settantatreesimo posto, con 940 milioni di introiti per le forniture alle navi da guerra.

 

 

V-22, un velivolo rivoluzionario

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La Bell-Texton e la Boeing hanno consegnato al corpo dei Marines il primo block versione C di convertiplani modello V-22 Osprey. Questi nuovi velivoli sono dotati di un nuovo radar di navigazione e di un migliorato sistema di condizionamento ambientale. Inoltre i velivoli sono dotati di chaff/flares per garantire un’adeguata difesa dagli attacchi esterni. Il nuovo cockpit e il nuovo dipley consentono una migliore percezione ambientale. Tali migliorie garantiranno una migliore funzionalitá del velivolo per i clienti interni e esterni. Il V-22 é un velívolo rivoluzionario che consente di unire la capacitá di decollo e atterraggio verticale di un elicottero con le prestazioni di un velívolo ad ala fissa. La sua realizzazione ha richiesto la collaborazione tra due dei piú grandi e prestigiosi costruttori aeronautici del mondo. Si colloca, in posizione di mercato, come sostituto dell’ elicottero Ch-53 Super-Stallion, il piú grande elicottero occidentale, diretto concorrente del Mi-26 russo, l’elicottero piú grande del mondo.

 

di Antonio Frate

 

 

Caccia nel Mondo (seconda parte)

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GRIPEN. Il caccia svedese sarà il prossimo fighter svizzero. Esso ha sconfitto l’Eurofighter Typhoon e il Dassault Rafale nella gara in corso per sostituire i Northrop F-5E. L’acquisto iniziale è di 22 aerei. La notizia ha fatto salire di oltre 8 punti le quotazioni della Saab alla borsa di Stoccolma.

 

Finmeccanica tramite Selex Galileo ha negli ultimi anni raggiunto con Saab accordi per il radar AESA e il sensore IRST e Selex Elsag per l’IFF.

 

L’anno scorso si parlava di circa 2,2 miliardi di euro per il contratto con la Svizzera, oggi la notizia certa è che il costo complessivo è di 3 miliardi di franchi svizzeri, preferito all'Eurofighter e al Rafale offerti per una cifra superiore ai 4. La Svizzera è il quinto cliente internazionale a scegliere il Gripen, che si conferma un concorrente credibile per il costo più basso rispetto agli altri caccia europei della stessa generazione, ordinato in Ungheria, Repubblica Ceca, Sud Africa e Thailandia.

 

SU 32-34. Il SU-27 Flanker, un grande successo di progettazione e esportazioni, ha una cellula base che rimane il target cui molti altri costruttori guardano. Impressionante è che il progetto è molto flessibile, e permette ulteriori miglioramenti e modifiche che vanno dagli aggiornamenti SU-30 e SU-35, alle versioni che aggiungono canard (SU-30MKI / M, SU-37), quest’ultimo non prodotto per mancanza di fondi, e anche capacità da lancio da portaerei (SU-33).

 

E’ entrato ora in produzione il SU-32/34. E' stato concepito come un successore alla famiglia Flanker, sostituto del SU-24 "Fencer", (rivale dell’F 111), apprezzato in Cecenia come un aereo di supporto tattico. Il suo concorrente occidentale moderno è l'F-15E Strike Eagle, ma il progetto russo si è evoluto dalle sue bozze iniziali nel 1986 in maniera considerevole, con i sedili affiancati, e include funzioni come un reparto di riposo e anche una toilette.

 

Il SU-34 è indicato anche come "SU-32" da Sukhoi, anche se altre fonti indicano che questo potrebbe fare riferimento a una variante dedicata all’attacco navale. Caratteristiche principali sono: 45,1 tonnellate di peso massimo al decollo, con un carico di 8 tonnellate di ordigni, distribuite su 10 punti d'attacco, inclusi missili con guida di precisione come R-73/AA-11 Archer e R-77/AA-12 'AMRAAMSKI', oltre un cannone GSh-301 da 30 mm e 180 colpi.

 

• I motori turbofan AL-31FM1 sono della società Salyut con sede a Mosca, con capacità di generare una spinta fino a 13,5 tonnellate (oltre 29.000 libbre) e hanno un intervallo di 1.000 ore tra riparazioni. Le relazioni successive indicano che più potenti motori AL-41 possono essere montati in futuro.

 

• Velocità massima di Mach 1,8 in quota.

 

• 3.000 km di autonomia con serbatoi a goccia standard, estendibile a "oltre 4.000 km" con l'ausilio di ulteriori serbatoi sganciabili. Questo rende più facile l’utilizzo in luoghi come il Tagikistan, perché gli aeroporti intermedi in Russia possono essere facilmente chiusi per maltempo. Il SU-34 può anche rifornirsi di carburante in volo. (Si noti, tuttavia, che l’adattamento al terreno può ridurre la gamma d’armi imbarcate).

 

• Può volare in modalità a bassa quota Intercom (Matching Contour Terrain), basata su un software per eseguire una serie di altre manovre difficili. L'impennaggio orizzontale anteriore dietro l'abitacolo è stato progettato per aiutarla a gestire i vuoti d'aria si trovano in volo ad alta velocità e va bassa quota.

 

• E’ presente un cockpit corazzato da 17 millimetri come sul SU-25 Frogfoot.

 

• Vi sono 2 sedili di espulsione in parallelo K-36DM, con un piccolo corridoio in mezzo. I sedili di espulsione possono essere attivati a qualsiasi velocità e altitudine, anche quando l'aereo è a terra.

 

Il radar multimodale è il Leninets B004 phased array in banda X, che alterna il terra in-following radar e altre modalità, simile al radar del B-1B americano, tipo AN/APQ-164. La capacità dichiarata è di 200-250 km contro bersagli di superficie di grandi dimensioni, con capacità di mappatura a terra per 75-150 km, e il puntamento di bersagli in movimento GMTI per 30 km. Il sistema di puntamento contro i caccia agisce, secondo il costruttore, da 90 km.

 

 

di Antonio Frate

L'industria delle armi che non conosce crisi: l'AK 12

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E’ stato presentato, in questi giorni, l’AK 12. Si tratta del modello che dovrebbe entrare in produzione per sostituire gli AK 47 e 74. Secondo la Izmash il nuovo fucile automatico d’assalto russo dovrebbe essere prodotto in due versioni, una leggera (con munizioni 5.45x39 mm, come l’AK 74,5,56x45 mm NATO, 7,62x39 mm, come l’onnipresente AK 47), ed una pesante (7,62x51mm). La prima é adatta ad accogliere i serbatoi in uso sui modelli in produzione attuale e un nuovo serbatoio da 60 colpi, la versione pesante invece utilizza un nuovo tipo di serbatoio. L’industria russa si avvicina ai prodotti moderni e funzionali sviluppati in ambito NATO. Caratteristiche del nuovo modello sono: uso ambidestro, guida picatinny, cover rinforzate, maggiore potenza e precisione, possibilitá di utilizzo con una sola mano, ergonomia. Anche l’industria russa segue quindi la strada di modelli d’arma automatica di nuova generazione, per competere con i nuovi modelli che si sono succeduti come M-4, Arx-160, Scar, H&K 41,Tavor etc. Gli ultimi comflitti hanno visto impegnate squadre di fanteria specializzate, per le quali é fondamentale ridurre la mortalitá in conflitti armati con terroristi, insurgents, etc.

 

di Antonio Frate

 

 

Caccia nel Mondo (prima parte)

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F 22 ed F 35. E’ stata ufficialmente chiusa la linea di montaggio degli F 22. Ora in USA le linee di montaggio di aerei da combattimento rimangono in quattro. L’ultimo F-22 Raptor, il 187°, con matricola di coda 4195, è uscito dallo stabilimento Lockheed Martin di Marietta in Georgia. Termina così la produzione del caccia che avrebbe dovuto sostituire gli F 15 Eagle. Il Raptor ha volato per la prima volta nel 1997; dopo soli 15 anni di produzione è giunto il taglio definitivo al programma, a causa sia del prezzo (è il caccia più costoso del mondo), sia per i costi di gestione. Inizialmente l’ordine era stato di 381 esemplari. Due modelli sono andati perduti in incidenti e tre sono stati i blocchi dei voli dell’intera flotta per problemi al sistema d’eiezione e dell’ossigenazione dei piloti. Il Congresso USA ha proibito l’esportazione del velivolo, anche a paesi fidati come Giappone o Israele, dichiarando insostenibile il programma. La Lockheed Martin e l’USAF hanno cercato di conservare il sostegno del Congresso: la produzione ha riguardato 46 stati e 1100 sub-fornitori, parte dei costi sono stati spostati sugli aggiornamenti piuttosto che sullo sviluppo. Il risultato è che nel 2011 il budget approvato era di 1.3 miliardi di dollari solo per il primo aggiornamento. Le attenzioni, e i fondi, si sono quindi concentrati sul programma JSF, modello che sarà il principale velivolo dell’USAF e anche di molti dei suoi alleati.

 

Riguardo a tale esemplare giunge una rosea notizia, diffusa da alcune agenzie di stampa: le Japanese Air Self-Defence Forces hanno optato per tale velivolo, in luogo del principale concorrente, l’Eurofighter. La decisione, molto politicizzata, (cooperazione militare tra USA e Giappone), da uno slancio al programma che sta incontrando continue difficoltà tecniche e di finanziamento. I 42 F-35, a decollo convenzionale, sostituiranno, al prezzo di 4 miliardi di dollari, gli F-4 Phantom, e affiancati in futuro (forse) da un caccia indigeno della Mitsubishi. Dubbi sono stati sollevati, dagli analisti, sulla decisione di scegliere un caccia più finalizzato all’attacco al suolo (per le doti stealth) che all’intercettazione (l’EFA a un prezzo forse minore avrebbe potuto essere all’altezza della situazione): il ruolo del nuovo caccia giapponese sarà quello di contenere la vicina Cina. Compensa però la possibilità di mantenere l’inter-operabilità e la vicinanza con le forze USA, da 60 anni sull’arcipelago, dall’altra l’appetibilità dell’offerta Lockheed Martin. La FACO (linea di assemblaggio finale), la produzione, l’integrazione e riparazione di numerosi componenti sarà in Giappone o affidate ad aziende nipponiche. Anche la Pratt & Whitney, che procura il motore F135, avrà una linea di assemblaggio indigena.

 

RAFALE. Il ministro della Difesa francese Gerard Longuet ha annunciato e subito smentito la fine della produzione del Rafale in poche ore. In un’intervista radiofonica Longuet prevedeva la fine della produzione dopo i 180 esemplari ordinati dall’Armée de l’Air "qualora il caccia nazionale non ottenga commesse all’estero". Nel pomeriggio dello stesso giorno smentiva: con un comunicato ufficiale “La produzione per l’Armée de l’Air non terminerà prima del 2030”.

 

Il Rafale è il meno diffuso dei tre caccia europei di quarta generazione dietro il quadrinazionale Eurofighter Thypoon, che ha già mietuto 300 consegne, e ordini per totali 471, con la tranche 3B in fase di sviluppo) e lo svedese Saab Gripen (con 264 tra consegne e ordini, più i 22 per la Svizzera).

 

Costruito da Dassault, in totale assenza di partner, con 180 ordini compresi 31 in versione navale, il Rafale è un simbolo della necessità di preventive alleanze, al giorno d’oggi, per programmi così impegnativi. Ad alleggerire la situazione potrebbe contribuire l’eventuale vittoria in India, dove è in gara contro l’Eurofighter, (interessata a dotarsi di portaerei, su cui non può operare il caccia del consorzio) o in Brasile, il cui programma appare però in bilico. Recentemente lo sceicco Mohamed bin Zayed, vice comandante delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti, aveva definito l’offerta di Dassault “non competitiva e non funzionale”. In gara ci sono anche l’Eurofighter e i Boeing F-15 Strike Eagle e F/A-18E/F Super Hornet; una soluzione possibile potrebbe essere quella di acquistare altri F-16E/F BLOCK 60.

 

 

 

 

di Antonio Frate