Embedded Agency >

Afghanistan

Triplicati i rimpatri forzati verso l'Afghanistan

Valutazione attuale:  / 0

Il numero degli afghani rimandati nella propria patria sono passati da 3290 nel 2015 a 9460 nel 2016. Questo aumento corrisponde a un marcato calo delle domande d’asilo accolte: dal 68% del settembre 2015 al 33% del dicembre 2016. Il fatto paradossale è che mentre in Afghanistan aumenta il numero delle vittime civili, i governi europei sono perfettamente a conoscenza di questa grave situazione. Infatti in un documento riservato diventato pubblico, essi avevano ammesso “il peggioramento della sicurezza e le minacce cui vanno incontro le persone”, così come “i livelli record di attacchi terroristici e di vittime civili” e nonostante ciò hanno dichiarato che “potrebbe essere necessario far tornare [in Afghanistan] oltre 80.000 persone nel breve periodo”. Particolare attenzione su questo argomento pungente è stata data dall’associazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani, Amnesty, che denuncia il “Joint Way Forward”, l’accordo siglato il 2 ottobre dello scorso anno tra i paesi dell’Unione europea e l’Afghanistan il quale  prevedeva che i cittadini afghani, rifugiati in Europa, che non avessero base legale per restare in uno stato membro dell’Unione, sarebbero stati  rimpatriati nel loro paese d’origine attraverso procedure di  “ritorno volontario” o con “rimpatri forzati” anche di massa.  “Determinati ad aumentare il numero dei rimpatri, i governi europei stanno attuando una politica tanto sconsiderata quanto illegale. Cinicamente ciechi di fronte al livello record di violenza e all’evidenza che nessun luogo dell’Afghanistan è sicuro, mettono le persone in pericolo di subire rapimenti, torture, uccisioni e altri orrori” così ha dichiarato Anna Shea, ricercatrice di Amnesty International sui diritti dei migranti e dei rifugiati. La stessa ha concluso che “questi rimpatri violano in modo clamoroso il diritto internazionale e devono essere fermati immediatamente. Gli stessi stati europei che una volta si erano impegnati per migliorare il futuro degli afghani ora stanno demolendo le loro speranze abbandonandoli in un paese che da quando sono fuggiti è diventato ancora più pericoloso”. Lo scorso anno in Afghanistan sono state uccise o ferite 11.418 persone, attacchi ai civili in maggioranza compiuti dai Talebani o dal presunto Stato Islamico.

di Alice Di Domenico

Il Generale Graziano visita il contingente italiano in Afghanistan

Valutazione attuale:  / 0

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, si è recato ad Herat in Afghanistan per una visita al contingente italiano che, su base Brigata meccanizzata Pinerolo, guida il Train Advise Assit Command West (TAAC W) nell’ambito dell’operazione NATO “Resolute Support” impegnata nell’addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza afgane. “Nel recente Summit di Varsavia la Nato ha confermato l’impegno in Afghanistan e l’Italia si è resa disponibile ad esser ancora uno dei Paesi Leader in questo processo di ricostruzione” Così il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano ha commentato a margine della sua visita. “È uno sforzo importante – ha sottolineato il Generale Graziano- che nel tempo l’Italia ha pagato anche con numerosi caduti che onoriamo proprio con il successo della nostra attività, con la volontà di continuare il nostro impegno in supporto della popolazione e delle Forze di sicurezza afgane nella certezza che questo contributo dia loro anche stimolo e sostegno per condurre attività importanti che li vedono quotidianamente soffrire perdite sanguinose per mantenere la sicurezza e la stabilità di quest’area.” “Ho visitato la fortezza di Herat attraversando i mercati e la città ed ho avuto modo di vedere i passi aventi fatti nella ricostruzione” ha poi affermato il Generale, aggiungendo che “indiscutibilmente questo è avvenuto anche grazie all'impegno delle Forze Armate italiane, all'impegno collettivo del nostro Paese e della Comunità internazionale in un'area sicuramente di grande crisi ma anche di grande importanza per il Mondo in cui è fondamentale mantenere la nostra presenza.” Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha ricevuto un aggiornamento della situazione nell’Area di Responsabilità alla presenza del'Ambasciatore Italiano Roberto Cantone. In particolare il Generale Mirra, Comandante del Train Advise Assist Command West (TAAC W), ha illustrato i progressi effettuati dalla Missione in termini di addestramento, consulenza e assistenza a favore delle Forze di Sicurezza e Difesa afgane (Afghan National Defence and Security Forces - ANDSF). "State continuando ad operare bene con quell'impegno e quella determinazione che ben io conosco; sono molto orgoglioso di voi, il nostro Paese vi è riconoscente e voi siate fieri di quello che state facendo" Ha detto il Generale Graziano salutando il personale italiano presente nella Base di Camp Arena. Nel corso di questi due giorni in Afghanistan il Generale Graziano ha anche incontrato il Governatore della Città di Herat Mr. Rahimi Mohammad Asif con cui si è confrontato sulla situazione di sicurezza dell'area.

di redazione

Afghanistan, corso per artigiani

Valutazione attuale:  / 0

La Brigata Alpina JULIA e la Confartigianato di Udine hanno, oggi, presentato un progetto di cooperazione che prevede lo svolgimento di alcuni corsi di formazione di base per artigiani a favore dei lavoratori afgani. Un'iniziativa che è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa, indetta dalla stessa Confartigianato a Udine, che ha visto il Generale di brigata Michele RISI, comandante del TAACW-Train Advise Assist Command West, collegato in video conferenza con il Dott. Tilatti, presidente dell’Associazione friulana. I corsi si svolgeranno presso la base italiana di Camp Area per riqualificare e facilitare il reinserimento nel tessuto socio-economico locale dei lavoratori Afghani. Le attività didattiche e pratiche vedranno impegnati nel mese di agosto, in qualità di docenti, alcuni artigiani facenti parte della Confartigianato di Udine che insieme agli alpini della Brigata Julia condurranno dei corsi di falegnameria ed idraulica per il personale maschile e di estetica e parrucchiera per il personale femminile. Questo progetto sostenuto dal Governatore di Herat, dott. RAHIMI, è inserito in un progetto di più ampio respiro volto a riqualificare e rivitalizzare l’economia della Provincia partendo dalle imprese artigianali. In tale ottica nei mesi scorsi nella città di Herat si sono tenute alcune manifestazioni quali la Fiera dei Prodotti Locali e la Fiera del Lavoro dove centinaia di imprenditori hanno avuto la possibilità di mettersi in contatto con il lavoratori locali per discutere sulla apertura di nuove attività. Dal gennaio 2015, la NATO ha cambiato la Missione in Afghanistan trasformandola da una missione in cui le forze della coalizione concorrevano attivamente alla sicurezza ad una missione RS-Resolute Support, in cui le forze armate Afghane sono le uniche responsabili della sicurezza del loro Paese mentre quelle della coalizione, tra cui il contingente italiano, mantengono il compito di assistenza all’Esercito ed alla Polizia Afghana.

fonte: Stato Maggiore della Difesa

Razzo nei pressi dell'Ambasciata italiana a Kabul

Valutazione attuale:  / 1

Un razzo è caduto nei pressi sull'Ambasciata Italiana a Kabul causando due feriti. Due guardie afghane che sono state ricoverate in ospedale, ma le loro condizioni non destano preoccupazione. L'azione è stata rivendicata dai talebani. Il razzo è caduto nelle vicinanze dell'Ambasciata, quasi davanti al compound della cooperazione italiana. Nell'area, dove si trova anche la sede della Nato, sarebbe scoppiato un incendio. "Stiamo tutti bene", rassicura l'ambasciatore italiano a Kabul Luciano Pezzotti. "Ci sono dei danni che per ragioni di sicurezza potremo valutare solo domattina", ha ancora detto Pezzotti, confermando che "lo scoppio ha provocato il ferimento in modo non grave di due guardie afghane che sono state ricoverate in ospedale". "Allo stato delle cose non abbiamo motivi per ritenere che si tratti di un attacco diretto contro di noi", ha detto all'Ansa l'ambasciatore italiano Pezzotti. Il razzo sarebbe stato lanciato genericamente contro la cosiddetta "zona verde" delle ambasciate a Kabul, ma non avrebbe avuto come obiettivo specifico quella italiana. 

Il contingente danese ha lasciato l’Afghanistan

Valutazione attuale:  / 0

A fine maggio gli ultimi 240 militari danesi hanno dato l'addio alla provincia di Helmand, Afghanistan, completando il ritiro del contingente di Copenaghen. Esso aveva raggiunto i 750 componenti effettivi nel 2010. Dal 2002 in Afghanistan si sono alternati 17 contingenti di militari danesi per un totale di 18 mila unità. Il DANCON ha inoltre registrato il più elevato numero di perdite tra i 52 contingenti alleati presenti in Afghanistan in proporzione alle forze schierate: ben 43 caduti dei quali 33 in combattimento. Secondo alcune stime che risalgono all'ultimo mese del 2009, la Danimarca aveva già perso 26 unità, più del 10% del suo piccolo contingente di 200 uomini. Le forze danesi hanno operato dal 2006 al 2010 sotto comando britannico, e successivamente sono state poste negli ultime tre anni sotto il comando statunitense. La Danimarca è stato uno dei pochissimi contingenti a schierare reparti corazzati in tale scenario, utilizzando due plotoni di carri Leopard 2. Il 25 luglio 2008, nella provincia di Helmand, fu proprio un carrista danese la prima vittima di guerra su tale tipo di mezzo corazzato, che la Danimarca utilizza nella versione Leopard 2 A5. Fatale l'esplosione di un ordigno improvvisato. Il veicolo riuscì a proseguire la sua marcia per 200 metri, ed a proteggere la vita degli altri tre membri d'equipaggio. Il contingente danese ha cominciato il ritiro il 22 luglio 2013 dall'Afghanistan. Dal primo agosto soltanto 300 dei 650 soldati schierati sono rimasti nella provincia di Helmand per garantire la partenza di tutti i soldati occidentali, prevista entro la fine del 2014. Ecco quanto riportato dal quotidiano danese Berlingske Tidende il 23 luglio 2013: “Dal 2002, sono morti 43 soldati danesi e 211 sono rimasti feriti. Non sono morti per niente. Non possiamo ignorare la guerra e il terrorismo e offrire soltanto aiuti umanitari quando un paese è stabilizzato. Abbiamo dimostrato che sappiamo e possiamo essere lì con i migliori quando si tratta di combattere un’ingiustizia. I soldati danesi meritano di essere ringraziati per questo”. La Danimarca è stata tra i paesi fondatori della NATO nel 1949, abbandonando la bicentenaria politica di neutralità. Negli anni recenti, il paese ha sostenuto l’Alleanza proiettandosi sullo scacchiere euro-asiatico. Copenaghen è inoltre tra i maggiori sostenitori degli USA nella lotta al terrorismo. Nel 2003 il governo danese fu tra i primi ad aderire all’operazione Iraqi Freedom, mettendo a disposizione 500militari, che hanno operato soprattutto nella regione di Bassora, un sottomarino e una nave Corvette-Class. In Afghanistan è stata tra i primi 15 paesi contributori. Partecipazione vi è stata anche nelle missioni Kosovo Force (KFOR) in Kosovo, United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL) in Libano e United Nations Mission in the Republic of South Sudan (UNMISS) nel Sud Sudan. Dall’agosto del 2010 partecipa alla missione navale NATO Ocean Shield, nella zona del Corno d’Africa. Per tale intesa con gli Stati Uniti l’ex premier danese Anders Fogh Rasmussen è stato nominato Segretario generale della NATO, nell’agosto 2009.

 

di Antonio Frate