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Afghanistan

Afghanistan, quattro nuove specialiste in comunicazioni operative

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Herat, 26 gennaio 2018 - È terminato ieri il corso per specialisti nelle comunicazioni operative a favore di 13 militari del 207^ corpo d’armata afgano che sono stati abilitati alle procedure di concezione e di diffusione dei messaggi in supporto alle operazioni. Tra questi anche quattro donne, divenute le prime professioniste nelle campagne informative. Tali presenze, inserite nell’ambito dei progetti gender sostenuti dal contingente italiano, contribuiscono ad incrementare il personale femminile capace di operare in incarichi ad elevata specializzazione nelle istituzioni afgane. Il corso sulle comunicazioni operative si è svolto presso la base italiana di Camp Arena, sede del Train Advise Assist Command West (TAAC-W) ed è stato sviluppato nell’ambito del programma formativo condotto dal Military Advising Team (MAT). Le lezioni si sono tenute con l’ausilio di istruttori provenienti dal comando di Resolute Support ed hanno riguardato principalmente lo sviluppo di procedure per favorire il consenso della popolazione locale nei confronti delle forze di sicurezza afgane. Sono stati inoltre approfonditi i metodi per l’impiego degli altoparlanti, radio, televisione, internet ma anche dei tradizionali volantini e poster particolarmente efficaci in aree a elevato tasso di analfabetismo e basso sviluppo tecnologico. Il responsabile delle comunicazioni operative del 207° Corpo d’armata afghano, presente alla cerimonia di consegna degli attestati, ha pronunciato parole di ringraziamento per l’impegno del contingente italiano a favore dei propri militari, evidenziando che il livello di professionalità espresso dall’esercito, nell’area ovest, è in costante crescita. Ha infine chiesto di proseguire nelle attività addestrative relative alla specifica branca in modo tale da coprire, in breve tempo, le esigenze di tutte le brigate e i battaglioni del corpo d’armata.

fonte Stato Maggiore della Difesa

Triplicati i rimpatri forzati verso l'Afghanistan

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Il numero degli afghani rimandati nella propria patria sono passati da 3290 nel 2015 a 9460 nel 2016. Questo aumento corrisponde a un marcato calo delle domande d’asilo accolte: dal 68% del settembre 2015 al 33% del dicembre 2016. Il fatto paradossale è che mentre in Afghanistan aumenta il numero delle vittime civili, i governi europei sono perfettamente a conoscenza di questa grave situazione. Infatti in un documento riservato diventato pubblico, essi avevano ammesso “il peggioramento della sicurezza e le minacce cui vanno incontro le persone”, così come “i livelli record di attacchi terroristici e di vittime civili” e nonostante ciò hanno dichiarato che “potrebbe essere necessario far tornare [in Afghanistan] oltre 80.000 persone nel breve periodo”. Particolare attenzione su questo argomento pungente è stata data dall’associazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani, Amnesty, che denuncia il “Joint Way Forward”, l’accordo siglato il 2 ottobre dello scorso anno tra i paesi dell’Unione europea e l’Afghanistan il quale  prevedeva che i cittadini afghani, rifugiati in Europa, che non avessero base legale per restare in uno stato membro dell’Unione, sarebbero stati  rimpatriati nel loro paese d’origine attraverso procedure di  “ritorno volontario” o con “rimpatri forzati” anche di massa.  “Determinati ad aumentare il numero dei rimpatri, i governi europei stanno attuando una politica tanto sconsiderata quanto illegale. Cinicamente ciechi di fronte al livello record di violenza e all’evidenza che nessun luogo dell’Afghanistan è sicuro, mettono le persone in pericolo di subire rapimenti, torture, uccisioni e altri orrori” così ha dichiarato Anna Shea, ricercatrice di Amnesty International sui diritti dei migranti e dei rifugiati. La stessa ha concluso che “questi rimpatri violano in modo clamoroso il diritto internazionale e devono essere fermati immediatamente. Gli stessi stati europei che una volta si erano impegnati per migliorare il futuro degli afghani ora stanno demolendo le loro speranze abbandonandoli in un paese che da quando sono fuggiti è diventato ancora più pericoloso”. Lo scorso anno in Afghanistan sono state uccise o ferite 11.418 persone, attacchi ai civili in maggioranza compiuti dai Talebani o dal presunto Stato Islamico.

di Alice Di Domenico

Il Generale Graziano visita il contingente italiano in Afghanistan

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Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, si è recato ad Herat in Afghanistan per una visita al contingente italiano che, su base Brigata meccanizzata Pinerolo, guida il Train Advise Assit Command West (TAAC W) nell’ambito dell’operazione NATO “Resolute Support” impegnata nell’addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza afgane. “Nel recente Summit di Varsavia la Nato ha confermato l’impegno in Afghanistan e l’Italia si è resa disponibile ad esser ancora uno dei Paesi Leader in questo processo di ricostruzione” Così il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano ha commentato a margine della sua visita. “È uno sforzo importante – ha sottolineato il Generale Graziano- che nel tempo l’Italia ha pagato anche con numerosi caduti che onoriamo proprio con il successo della nostra attività, con la volontà di continuare il nostro impegno in supporto della popolazione e delle Forze di sicurezza afgane nella certezza che questo contributo dia loro anche stimolo e sostegno per condurre attività importanti che li vedono quotidianamente soffrire perdite sanguinose per mantenere la sicurezza e la stabilità di quest’area.” “Ho visitato la fortezza di Herat attraversando i mercati e la città ed ho avuto modo di vedere i passi aventi fatti nella ricostruzione” ha poi affermato il Generale, aggiungendo che “indiscutibilmente questo è avvenuto anche grazie all'impegno delle Forze Armate italiane, all'impegno collettivo del nostro Paese e della Comunità internazionale in un'area sicuramente di grande crisi ma anche di grande importanza per il Mondo in cui è fondamentale mantenere la nostra presenza.” Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha ricevuto un aggiornamento della situazione nell’Area di Responsabilità alla presenza del'Ambasciatore Italiano Roberto Cantone. In particolare il Generale Mirra, Comandante del Train Advise Assist Command West (TAAC W), ha illustrato i progressi effettuati dalla Missione in termini di addestramento, consulenza e assistenza a favore delle Forze di Sicurezza e Difesa afgane (Afghan National Defence and Security Forces - ANDSF). "State continuando ad operare bene con quell'impegno e quella determinazione che ben io conosco; sono molto orgoglioso di voi, il nostro Paese vi è riconoscente e voi siate fieri di quello che state facendo" Ha detto il Generale Graziano salutando il personale italiano presente nella Base di Camp Arena. Nel corso di questi due giorni in Afghanistan il Generale Graziano ha anche incontrato il Governatore della Città di Herat Mr. Rahimi Mohammad Asif con cui si è confrontato sulla situazione di sicurezza dell'area.

di redazione

Afghanistan, militari italiani abilitano 20 poliziotte

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Si è concluso dopo circa 10 giorni di attività teoriche e pratiche il corso di  primo soccorso dedicato alle agenti della Polizia Penitenziaria di Herat, che può contare adesso su 20 poliziotte abilitate alle procedure di primo soccorso con la possibilità di utilizzare in caso di emergenza i defibrillatori. Il corso tenutosi a Camp Arena, base italiana sede del Train Advise Assist Command West (TAAC-W) attualmente su base Brigata alpina Taurinense, è stato sviluppato nell’ambito del programma formativo condotto dai Carabinieri dal Police Advising Team (PAT) e dal personale medico e paramedico di Esercito e Aeronautica Militare dell’ospedale da campo della base italiana (ROLE 2). Il programma comprendeva nozioni teoriche sui principi di base dell’anatomia umana nonchè tecniche e procedure pratiche di intervento in caso di grave pericolo di vita, gravi attacchi cardiaco-respiratori e connesso uso del defibrillatore (BLS-D). L’obiettivo del corso, fortemente richiesto dalla direttrice, era abilitare un primo gruppo di agenti che possano fare in futuro da istruttrici alle colleghe dell’Istituto penitenziario. Il colonnello Pazmhan, una delle prime donne ad essere diventata ufficiale di polizia in Afghanistan, ha  ringraziato i militari italiani per la continua vicinanza e solidarietà nei confronti  delle donne afgane testimoniati anche dai numerosi progetti realizzati negli anni nel penitenziario femminile di Herat. Il Generale di Brigata Massimo Biagini, comandante del TAAC-W, incontrando il colonnello Sima Pazhman e una delegazione di frequentatrici del corso, ha confermato la disponibilità del contingente italiano a contribuire alla formazione e professionalizzazione delle giovani reclute delle quali ha sottolineato il coraggio e la determinazione. Le attività a favore delle donne afgane, realizzate nell’ambito dei progetti gender, si sviluppano in tutti i piani di addestramento (Train) e di consulenza (Advise e Assist), che attualmente sono svolti dagli advisors del TAAC West a favore delle forze di sicurezza afgane, al fine di renderle sempre più autonome nella gestione dello sviluppo professionale del proprio personale. Ulteriori obiettivi sono: formare nuovi istruttori (“train the trainers”) e addestrare “specialisti” in materia di intelligence, di contrasto agli ordigni improvvisati, di impiego di mortai ed artiglierie, di controllo dello spazio aereo ed altro ancora, attraverso corsi mirati, seminari e simposi. Tutti gli sforzi sono focalizzati allo sviluppo organizzativo e della funzionalità delle forze di sicurezza locali, per il raggiungimento di un adeguato livello di sostenibilità.

fonte Stato Maggiore della Difesa

Razzo nei pressi dell'Ambasciata italiana a Kabul

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Un razzo è caduto nei pressi sull'Ambasciata Italiana a Kabul causando due feriti. Due guardie afghane che sono state ricoverate in ospedale, ma le loro condizioni non destano preoccupazione. L'azione è stata rivendicata dai talebani. Il razzo è caduto nelle vicinanze dell'Ambasciata, quasi davanti al compound della cooperazione italiana. Nell'area, dove si trova anche la sede della Nato, sarebbe scoppiato un incendio. "Stiamo tutti bene", rassicura l'ambasciatore italiano a Kabul Luciano Pezzotti. "Ci sono dei danni che per ragioni di sicurezza potremo valutare solo domattina", ha ancora detto Pezzotti, confermando che "lo scoppio ha provocato il ferimento in modo non grave di due guardie afghane che sono state ricoverate in ospedale". "Allo stato delle cose non abbiamo motivi per ritenere che si tratti di un attacco diretto contro di noi", ha detto all'Ansa l'ambasciatore italiano Pezzotti. Il razzo sarebbe stato lanciato genericamente contro la cosiddetta "zona verde" delle ambasciate a Kabul, ma non avrebbe avuto come obiettivo specifico quella italiana.