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Attività di spionaggio russo in USA della Linea ER dell’FSB

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A New York, il 26 gennaio 2015, la Divisione Controspionaggio dell’FBI ha smascherato l’attività di tre Agenti russi di cui due (Igor Sporyshev e Victor Podobnyy) con copertura tradizionale diplomatica presso le Nazioni Unite ed il terzo (Evgeny Buryakov, alias “Zhenya”, attore principale), con copertura presso la nota banca statale russa per il commercio con l’estero Vnesheconombank (VEB), filiale di N.Y. (in Italia è presente a Milano). Il modus operandi dei russi era quello di reclutare fonti in terra americana, anche studentesse universitarie per convincerle a seguire le orme della’ex 007 russa Anna Chapman, alias Anna “la Rossa”, espulsa dagli USA nel giugno del 2010.  L’FBI ha smantellato a New York una vera e propria rete di spionaggio, arrestando nel Bronx, Evgeny Buryakov  che aveva l’obiettivo di raccogliere e analizzare dati economici e informazioni sulle sanzioni USA alla Russia. “Zhenya” si proponeva come un banchiere ed infatti lavorava nella filiale di N.Y. della banca statale russa Vnesheconombank. Mentre in realtà svolgeva spionaggio per i servizi di intelligence russi, verosimilmente l’FSB, ai quali trasmetteva le informazioni raccolte in USA. Gli altri due complici sospettati di appartenere alla stessa rete, i succitati Sporyshev e Podobnyy, lavoravano per la Rappresentanza della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, il primo come rappresentante commerciale, il secondo come impiegato. Sono riusciti a lasciare gli Stati Uniti protetti dall’immunità diplomatica. L’indagine del Bureau è iniziata proprio dopo lo smantellamento dell’altra rete di spionaggio russo di cui faceva parte Anna Chapman + 10 (l’undicesimo non è mai stato catturato) anch’essi fermati dall’FBI nel 2010. I nuovi tre personaggi finiti nel mirino degli investigatori, rivela l’Fbi, usavano in parte metodi dell’intelligence tradizionale, parlando in codice e scambiandosi messaggi nascosti in buste o giornali, Inoltre, hanno cercato di reclutare studentesse di una Università di New York non meglio indicata. Ad incastrarli sono state le loro intercettazioni telefoniche (modus operandi ben poco tradizionale) dove, tra l’altro, si lamentavano dei “compiti banali” assegnati loro e del mancato successo con le studentesse alle quali non riuscivano ad avvicinarsi abbastanza per sedurle e convincerle a lavorare alle dipendenze di Mosca. Tra le intercettazioni emergono frasi come: “ho molte idee su queste ragazze, ma non sono realizzabili perché loro non ti permettono di avvicinarti abbastanza”, dice Sporyshev. Il medesimo prosegue: “E per realizzarle, o me le porto a letto o devo usare altri livelli di influenza per far accettare le mie richieste”. L’FBI sostiene di aver raccolto attraverso un regolare mandato della Procura Federale le prove delle attività dei tre russi, grazie alle intercettazioni compiute anche all’interno di un ufficio a Manhattan utilizzato per trasmettere le informazioni raccolte alla Centrale di Mosca (e forse questo il maggiore successo della Divisione Controspionaggio dell’FBI). L’ordine della Centrale russa, sempre secondo l’FBI, era di acquisire informazioni sulle potenziali sanzioni degli Usa contro le banche russe, quelle varate dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia ed il suo ruolo a sostegno dei combattenti filorussi nell’est dell’Ucraina. Le tre spie dovevano anche acquisire informazioni a carattere intelligence sull’attività degli USA per sviluppare fonti energetiche alternative. A differenza del gruppo della Linea “N” (Illegali) di Anna Chapman, diventato un caso internazionale, queste spie svolgevano un ruolo più limitato, di cui discutevano come risulta dalle intercettazioni. Buryakov, in particolare, si lamentava che il lavoro non era affatto come in un film di James Bond. “Non ci si avvicina neanche! Non dico che dovrei saltare sugli elicotteri, ma almeno poter avere una falsa identità”, diceva all’atra spia Igor Sporyshev. Buryakov è ora rinchiuso in carcere dopo che gli è stata negata la libertà su cauzione. Se giudicato colpevole rischia almeno 10 anni di reclusione. “Le accuse mostrano chiaramente che, a quasi trenta’anni dalla fine della guerra fredda, le spie russe non hanno smesso di continuare a operare nel nostro Paese”, ha detto il procuratore Preet Bharara.

di Gavino Piras

Caso J.A. Sterling - USA Vs. IRAN

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L’ex Agente Info-Operativo Jeffrey Alexander Sterling è nato a Cape Girandeau (Missouri) nel 1968, residente a O’Fallon Missouri, coniugato con Holly Sterling, laureato in Giurisprudenza all’Università di Whashington, entra nella Central Intelligence Agency il 14 maggio del 1993 ed è rimasto effettivo alla Compagnia sino al 2002. Durante la permanenza nella CIA è stato Inquadrato nella Divisione Info-Operativa per il Medio Oriente ed il Sud-Asia. Nel 1997 Sterling viene inviato in Iran per essere addestrato in tecniche HUMINT mirate alla proliferazione nucleare in quell’Area. Dopo un anno di “scolarizzazione”, come da Protocollo, viene trasferito con un incarico diplomatico in Germania presso il Consolato USA di Bonn, laddove resterà due anni in missione per identificare e gestire le potenziali Fonti di settore sempre attinenti il procurament in area medio orientale.  Due anni dopo, viene trasferito presso la Centrale Info-Operativa CIA di  New York e, dopo pochi mesi, Sterling viene posto come team leader di un’operazione per arruolare un ingegnere nucleare russo. Scopo dell’operazione era quello di infiltrare l’esperto atomista russo in Iran al fine di intossicare il programma nucleare di Teheran fornendogli schemi fisici-nucleari forvianti, pertanto l’operazione era di lunga portata temporale e sembrerebbe avere avuto un primo certo successo secondo le affermazioni dello stesso team leader Sterling. Successo, che non ha portato ad alcun beneficio (promozione?!) allo stesso Sterling che a suo dire sarebbe stato oggetto di mobbing da parte dei vertici della CIA perché afro-americano. Quest’ultimo aspetto, a parere del relatore, deve essere attentamente analizzato: personalmente non ho visto pochissimi afro-americani in forza alla CIA, contrariamente all’alto numero di “bianchi”, italo-americani compresi. Una differenza che invece non si nota nell’ambito dell’Intelligence francese: molte persone di colore ci lavorano ed hanno anche ruoli rilevanti. L’Agente Sterling termina il suo servizio presso la CIA già nel 2002. Successivamente prende contatto con un famoso giornalista del New York Times e premio Pulitzer: James Risen.  Verosimilmente, con Risen nasce un certo feeling da parte di Sterling, il quale sembrerebbe aver raccontato in parte dell’Operazione, da dove è scaturito un libro dello stesso giornalista Risen nel 2006 intitolato “State of War”. In un capitolo, Risen fa riferimento a un piano segreto della Cia finalizzato a sabotare il programma nucleare iraniano, dove l’Operazione viene descritta successivamente (dopo l’addio di Sterling) come gestita in modo sconsiderato e pasticciato tanto da poter porre gli iraniani in condizioni poter loro acquisire informazioni utili per lo sviluppo nucleare e porsi in condizioni di vantaggio informativo. La fonte di quella rivelazione emerge come interna alla CIA ed è una diretta conoscenza del giornalista. Ma il caso vuole (“nulla è per caso”,ndr) che nel 2007 ci furono altre simili ed attinenti rivelazioni su un altro giornale relative ai piani segreti della CIA contro l'Iran. Il noto reporter investigativo Seymour Hersh, in un'inchiesta pubblicata dalla rivista New Yorker, aveva descritto con dovizia di particolari le attività della Compagnia e della DIA (Defense intelligence Agency, i servizi del Pentagono). Lo scenario descritto da Hersh era piuttosto complesso e parlava di attività clandestine che gli Usa avrebbero avviato in Medio Oriente per isolare Teheran, compresi blitz militari in Iran e finanziamenti segreti a estremisti sunniti - con la complicità dell'Arabia Saudita - per contrastare l'influenza sciita dal Libano all'Iraq. Alle rivelazioni di Hersh c'era un'immediata e irritata reazione del Pentagono, che le aveva seccamente smentite. Secondo Hersh, la CIA avrebbe quantità enormi di denaro in Medio Oriente, con l'aiuto dei sauditi, per tagliar fuori Teheran. L'allora vicepresidente Dick Cheney e il principe saudita Bandarerano  i protagonisti dell'operazione. I soldi sarebbero finiti in tasche sbagliate, comprese quelle di sunniti in Libano vicini ad Al Qaeda! Le autorità americane riescono ad identificare ben presto la “talpa” in Sterling, aprendo contro di lui un procedimento giudiziario, presso la Corte Federale di  Alexandria (Virginia) laddove il procuratore federale che si occupa del caso era ed è Eric Olshan.  La lunga e durissima battaglia legale ha coinvolto naturalmente anche il giornalista James Risen, il quale si è sempre rifiutato di rivelare le proprie fonti, rappresentando che era pronto a servire il suo Paese anche in carcere (sembrerebbe conoscere meglio lui il Protocollo che Agenti ad es. italiani, ndr). Il processo di questo caso è iniziato solo il 14 gennaio 2015. La difesa di Sterling ha insistito sul fatto che l'informatore Reisen poteva essere un'altra persona. In qualità di uno dei testimoni, il 17 gennaio è stato chiamato l'ex ingegnere atomista dalla Russia, che ha partecipato ad attività di spionaggio con la CIA, sotto lo pseudonimo di Merlin (che è stato udito dalla Commisione del senato per l’Intelligence). Durante le tre fasi dell’interrogatorio, il russo ha rivelato alcuni dettagli di un'operazione segreta ed ha dichiarato che il libro del giornalista contiene una grande quantità di inesattezze. Durante il processo ha depositato anche l’ex Consigliere per la Sicurezza Condolleezza Rice, che ha partecipato di quanti fossero a conoscenza dell’operazione classificata come Top Secret: 90 funzionari tra appartenenti della CIA e della DIA. Infatti, alcuni di funzionari hanno depositato davanti al giudice e, protetti da un paravento declinando il proprio nome e l’iniziale del cognome, hanno fornito la loro versione con informazioni derivate anche da attività di intercettazioni. Dopo tre giorni di discussione il verdetto portato dalla giuria è che Sterling è, al momento, colpevole di divulgazioni di dati riservati. Si rappresenta che il procuratore federale lo accusa di aver violato ben 9 articoli tutti relativi al Segreto di Stato, minaccia alla sicurezza nazionale, Spionaggio ed affini.

Adesso Sterling, che è in stato di libertà e si è dichiarato innocente, rischia una pena di 23 anni di carcere: la sentenza è fissata per il 24 aprile 2015 e vede come Giudice Leoni M. Brinkema.  Nell’arringa conclusiva, il procuratore federale Eric Olshan ha dichiarato che: “L'imputato ha anteposto il proprio egoismo e la propria vendetta agli interessi del popolo americano”. Lo stesso Olshan ha poi aggiunto: “Per cosa? Odiava la Cia e voleva regolare i conti”. I procuratori lo hanno infatti descritto come un uomo rancoroso e frustrato per via di quella che riteneva una discriminazione di tipo razziale sul posto di lavoro (Sterling è un afroamericano).  Secondo gli avvocati di Sterling, invece, l'intero caso è basato sul sospetto: “Il governo ha dei grandi avvocati, ha una grande teoria e ha creato un grande caso. Ciò che manca sono le prove”, ha dichiarato Barry Pollack, avvocato difensore di Sterling.  Un’analisi conclusiva dobbiamo attendere il prossimo verdetto conclusivo, anche se in una prima fase sembrerebbe un caso mal gestito sin dall’inizio: ma era proprio necessario costringere Sterling a dimettersi dalla CIA? Spero solo che non trovi basamento di verità il mobbing razzista in seno alla Compagnia.

di Gavino Raoul PIRAS

Spionaggio: Caso Superspia SIMM – Russia Vs NATO ed UE

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(Hermann SIMM, nato il 29.05.1947 a Suure Jaani-Estonia ex URSS)

 

Il 21 Settembre 2008, Hermann SIMM, alto consulente  alla sicurezza del Ministero della Difesa estone e Capo dell’EENSA estone e sua moglie Heete SIMM, sono stati arrestati per tradimento e spionaggio contro Estonia, NATO ed UE per conto della Federazione Russa.

Questa data resterà storica per gli studiosi dell’Intelligence in generale perché segna con cura dei dati l’arresto di una delle cc.dd. “superspie” russe infiltrate in Occidente ai più alti vertici istituzionali, con accesso diretto alle informazioni più segrete della NATO e dell’UE essendo SIMM titolare del massimo livello di Nulla Osta di Segretezza (NOS), rinnovato persino nel 2007 e, al momento dell’arresto ancora in corso di validità: Cosmic Top Secret (CTS).

Entrambi i soggetti sono stati imprigionati. SIMM è sembrato pienamente collaborativo e non ha chiesto di essere liberato. La moglie Heete, che all’epoca dell’arresto esercitava la funzione di Avvocato presso la Polizia di Stato estone, ha chiesto il rilascio, ma è in un primo momento gli è stato rifiutato. Per dovere di cronaca, i coniugi SIMM hanno una figlia Christina che lavora come Officer/INFOSEC presso l’E.D.U. , la branca antidroga dell’EUROPOL con sede a l’Aia. La stessa non risulterà coinvolta per i reati ascritti ai genitori.

Momentaneamente, saltiamo il periodo ed arriviamo ad un’ANSA da Tallin delle ore 16.17 del 13.03.2009,  che riferisce: “un alto ufficiale dei servizi segreti estoni è stato condannato a oltre 12 anni di prigione e privato delle onorificenze conquistate sul campo. La sua colpa? Aver passato segreti della Nato alla Russia. Hermann Simm, questo il nome dell’alto ufficiale, nel suo servizio è arrivato a conquistare la medaglia dell’Ordine della Stella Bianca di quarta classe, ma il riconoscimento gli è stato revocato ‘‘per tradimento’’ con una ordinanza del presidente Toomas Hendrik Ilves. Lo ha reso noto l’ufficio di presidenza della repubblica baltica ex sovietica. È il primo provvedimento del genere da quando l’Estonia è uscita dall’Urss nel 1991”.

 

A seguito della sentenza, esattamente il 30 aprile 2009, molteplici agenzie di stampa internazionali evidenziano “Una crisi per lo spionaggio Russo contro la NATO e l’UE. Un lancio ANSA delle ore 11.29 cita: “SPIONAGGIO; ESPULSI DA BRUXELLES DIPLOMATICI RUSSI, La Nato ha ordinato l’espulsione di due diplomatici russi come rappresaglia in un caso di spionaggio, nel quale un ex responsabile del ministero della Difesa estone è stato condannato dal suo Paese per avere venduto a Mosca segreti dell’Alleanza. Lo rivela oggi il Financial Times. L’espulsione sarebbe stata ordinata ieri, giorno in cui si è tenuta la prima riunione del consiglio Nato-Russia a livello di ambasciatori, dopo otto mesi di relazioni sospese in seguito al conflitto russo-georgiano. Il quotidiano britannico precisa che tra i due diplomatici espulsi c’è anche il figlio dell’ambasciatore di Mosca presso la Ue. Entrambi gli espulsi facevano parte della missione russa presso l’Alleanza e avrebbero lavorato come agenti di Mosca nell’Unione Europea e sarebbero implicati nel caso di spionaggio estone. Interpellato sulla notizia, il portavoce della Nato James Appathurai ha detto all’ANSA di ‘‘non avere alcun commento da fare su questioni di intelligencè’, spiegando che decisioni di questo tipo sono a carico esclusivamente del segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, e non richiedono l’approvazione dei Paesi membri. Secondo il tribunale estone che ha condannato a 12 anni e mezzo di prigione l’alto responsabile del ministero della Difesa, Herman Simm, l’uomo avrebbe trasmesso a Mosca tra il 1995 e il 2008 più di duemila documenti segretissimi sulla politica di difesa, le relazioni militari esterne e il sistema di informazione dell’Estonia”. Un danno incalcolabile se si considera la politica di difesa internazionale di quegli anni.

 

Sempre il 30 aprile 2009, ma alle 18.21 un altro e più specifico lancio ANSA/REUTERS evidenzia: DOPO PACE SCOPPIANO CASI SPIE E GEORGIA DUE DIPLOMATICI RUSSI ESPULSI PER SPIONAGGIO; MOSCA,PROVOCAZIONE. La “pace” sancita ieri dalla prima riunione del Consiglio Nato-Russia dopo otto mesi di sospensione delle relazioni formali è durata poche ore: oggi tra il quartier generale dell’Alleanza atlantica e Mosca sono rimbalzate accuse di provocazione e retorica, con contorno di presunte spie russe espulse a Bruxelles e accordi firmati dalla Russia in violazione del cessate il fuoco in Georgia. Ad accendere le polveri, evocando scenari da guerra fredda, è stata la decisione del Segretario della Nato Jaap de Hoop Scheffer di interdire l’accesso al Quartier Generale di due diplomatici russi, in servizio alla missione russa presso la Nato, perché ritenuti coinvolti in attività di spionaggio. ‘‘Una provocazione che non resterà senza risposta’’, ha tuonato l’ambasciatore russo presso la Nato, Dmitry Rogozin, definendo “assurda” l’accusa di spionaggio. Il provvedimento di Scheffer, che è da mettere in relazione ad un caso di spionaggio in Estonia, dove un ex responsabile del ministero della Difesa è stato condannato dal suo Paese per avere venduto a Mosca segreti dell’Alleanza, ha colpito un diplomatico di 63 anni, Victor Kochukov, e un giovane di 23 anni, Vasili Chizhov, figlio dell’Ambasciatore russo presso la Ue. Il primo, a Bruxelles da sei anni, responsabile del servizio politico della missione Russia alla Nato, il secondo in servizio con un ruolo amministrativo. Il caso estone riguarda Herman Simm, un alto responsabile del ministero della Difesa, condannato a 12 anni e mezzo di prigione perché avrebbe trasmesso a Mosca tra il 1995 e il 2008 più di duemila documenti segreti sulla politica di difesa, le relazioni militari esterne e il sistema di informazione dell’Estonia. Ma dietro il fumo delle “spie venute dal freddo”, a fare salire le tensioni tra Nato e Russia è stato soprattutto il decreto firmato dal presidente russo Dmitri Medvedev in base al quale la Russia si incaricherà della sorveglianza dei confini dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, le due repubbliche secessioniste della Georgia riconosciute dalla Russia dopo la guerra dell’agosto scorso fra Mosca e Tbilisi. L’accordo è stato siglato al Cremlino anche dei presidenti delle due repubbliche secessioniste, Serghiei Bagapsh per l’Abkazia e Eduard Kokoiti per l’Ossezia del sud, e prevede l’assistenza russa per l’addestramento delle forze di frontiera e altri accordi reciproci sulla sicurezza. Secondo la Nato, questo decreto “viola il cessate il fuoco” proposto dalla Ue e accettato dalla Russia il 12 di agosto e poi ancora l’8 di settembre per mettere fine al conflitto con la Georgia. Prima di firmare il provvedimento, Medvedev ha accusato la Nato di “grossolana provocazione” in relazione alla decisione dell’Alleanza di mantenere le esercitazioni militari in Georgia, previste in maggio. “E sempre più difficile coniugare la retorica russa con la realtà”, ha replicato da Bruxelles il portavoce Nato James Appathurai, secondo il quale le accuse sono solo un paravento.

 

C.V. di Hermann SIMM

 

 

 

CYBER-SPIONAGGIO: Russia Vs. + Stati

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Un software dannoso ha infiltrato i sistemi informatici di decine di Ambasciate appartenenti a nazioni dell'ex blocco sovietico ha tutte le caratteristiche di uno stato-nazione” l’operazione di cyber-spionaggio, questo secondo i ricercatori della Symantec. Il malware è stato localizzato  la settimana scorsa ed individuato sono da 48 ore con target specifici nelle ambasciate dei paesi ex comunisti situati nell’area dell’estremo oriente ed i paesi baltici. Risulta attaccata anche la Giordania. Nel report pubblicato sul suo sito web di Symantec si è dichiarato che solo uno stato-nazione” può avere i fondi e risorse tecniche per creare un malware di tale complessità. Inoltre, il malware sembra essere progettato “per andare oltre le reti di governo pubbliche che non sono facili da trovare”, questo quanto dichiarato nella relazione di un anziano ricercatore della sicurezza  Vikram Thakur.

L'infiltrazione si verifica in due fasi. Nella prima fase, il computer è stato infettato da un programma di ricognizione, conosciuta come Wipbot. L'infezione iniziale si verifica in genere attraverso un attacco di phishing diretto o tramite un sito Web compromesso. Il Wipbot poi conduce una esplorazione iniziale del sistema infetto, la raccolta di informazioni vitali sulla sua identità, struttura e contenuti. Si procede poi a compromessi solo se corrisponde a un indirizzo Internet specifico che si sta cercando. Se una partita di dati viene confermata, il Wipbot, in seguito, invita un secondo programma nel sistema compromesso, il cui compito è di espropriare i dati e trapelare in blocchi che si mimetizzano come richieste del browser Internet. Secondo il report di Symantec le similitudini tecniche tra i due programmi sono sufficienti a giustificare l'opinione che sono stati progettati e sviluppati da programmatori che lavorano per la stessa Agenzia governativa. Thakur ha riferito che la struttura del malware è particolarmente creativo; utilizza Wipbot come strumento di ricognizione iniziale prima di consegnare il programma exfiltration solo se giudica che il sistema compromesso è di interesse abbastanza alto. Il Report Symantec aggiunge che il malware in questione fa parte di un una serie di attacchi esistente già da quattro anni che hanno sistematicamente di mira strutture di governo appartenenti a Stati dell'ex blocco comunista. Nel maggio del 2012, una di malware simile è stato trovato per avere infiltrato oltre 60 diversi sistemi di computer appartenenti alla Lettonia, tra cui l'ufficio del Primo Ministro. Un attacco mirato strettamente legato all'Ambasciata dell’Uzbekistn a Parigi, così come i suoi ministeri degli affari esteri ed interni. La ricerca Symantec sottolinea che molti dei componenti principali del programma dannoso sono stati compilati nel fuso orario UTC + 4, che comprende città russe come Mosca e San Pietroburgo, laddove sono presenti le Centrali dei servizi d’intelligence federale FSB e militare GRU.

15.08.2014

Gavino Raoul Piras

 

Spionaggio. Fughe di notizie dalla NATO: il Caso Roussilhe

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Prima di parteciparvi il Caso SIMM (una delle superspie russe), relativo all’attività di spionaggio russo nei confronti della NATO e dell’UE, vale la pena analizzare un predente caso storico attinente una simile attività. In merito ai danni contro la NATO da parte di SIMM, vale la pena ricordare quelli procurati anche al Computer Emergency Response Team CERT dell’Estonia, tanto decantato da un’Agenzia nazionale che ancor oggi non relaziona la causa-effetto dello spionaggio quando si trova in visita in certi siti fuori dai confini nazionali, per poi collaborare con sedicenti colleghi nel nostro Paese come potrebbe essere, ad esempio, l’Aeroporto internazionale di Roma – Fiumicino.

 

Robert van de Wiele attribuì alla sorte il fortunato incontro con Mihai Caraman, con copertura tradizionale di 1° Segretario dell’Ambasciata di Romania a Parigi, conosciuto nel corso di un noioso ricevimento offerto dal municipio.

Sarebbe stato molto deluso se avesse saputo che quell’incontro non era affatto dovuto a circostanza fortuita, ma soltanto all’iniziativa del suo nuovo ed affascinante amico.

Per il tenente colonnello Mihai Caraman, rappresentante del servizio collegato SECURITATE in Francia, l’incontro rientrava nel quadro della sua attività professionale. Lo provocò perché era sicuro della preda, conoscendone le inclinazioni omosessuali di Robert van de Wiele e le debolezze del suo carattere, risultanti da un voluminoso dossier, da lui esaminato a lungo.

Correva l’anno 1960, Robert van de Wiele era un Funzionario “archivista-documentarista” presso il Quartier Generale della NATO a Saint-German-en-Laye. Il suo incarico comportava l’accesso a tutti gli archivi della NATO, compresi il livello Cosmic/Top-Secret.

Una stretta amicizia, di cui non capiva ancora le vere ragioni, si stabilì fra lui e Caraman. Con la sua esperienza di manipolatore e la conoscenza che aveva degli uomini, il diplomatico rumeno riuscì a indurre il suo amico a fornirgli diversi documenti, di quelli che egli poteva sottrarre più facilmente dagli archivi dell’Organizzazione Atlantica.

Fin dal primo anno Robert van de Wiele gliene consegnò (attraverso una dead letter box, DLB) una quarantina compresi quelli di livello Cosmic.

Tali documenti riguardavano il bilancio militare della NATO per l’anno 1960-1961 e contenevano rapporti sui problemi logistici degli alleati e sugli accordi internazionali relativi all’Aviazione civile.

Per l’Intelligence rumena, come per il GRU a cui quei documenti erano passati, il bilancio di quel primo anno di lavoro di “JAC” (nome di copertura assegnato a Robert van de Wiele) risultò straordinariamente positivo.

Né furono meno positivi i risultati degli anni seguenti. A tal punto che Mihai Caraman propose alla sua fonte di transitare come fiduciario con la stipulazione di uno stipendio fisso di un milione di franchi al mese (attuali 8-9 mila euro circa) e di munirlo di un passaporto della Germania dell’Est, per il caso in cui fosse stato costretto a rifugiarsi all’estero. Ma JAC sapeva troppo bene dove avrebbe potuto portarlo questa collaborazione, per accettare di disimpegnarsi ancora di più.

Con il pretesto di aver trovato una buona sistemazione negli stabilimenti Fould-Springer, lasciò la NATO, cessando l’attività di spionaggio. Ma Caraman, prima di lasciarselo sfuggire, gli chiese d’aiutarlo a trovare chi lo sostituisse (prassi).

JAC gli fornì gli fornì un elenco di vari impiegati della NATO, con particolari sul carattere, sulle tendenze e sui desideri di ciascuno di essi. In questa lista Mihai caraman prese nota del nome di Francis Roussilhe.

Per Roussilhe il vivo desiderio di essere considerato “qualcuno” rappresentava ciò che l’omosessualità era per JAC. Quello era il punto sensibile su cui bisognava far leva.

Durante tutta la vita Francis Roussilhe aveva sofferto di “mediocrità”. Dopo studi secondari meno che soddisfacenti, aveva tentato un po’ tutte le professioni ed anche mestieri più umili. Ma, stanco di fare lavori ingrati e di andare di porta in porta, all’età di 23 anni, nel 1952, era entrato nella NATO come dattilografo. Gli occorsero 15 anni per salire la gerarchia dei segretari subalterni e diventare “documentarista”.

Quando Mihai Caraman lo incontrò, nel 1963, Roussilhe era un uomo di 34 anni dal fisico grosso e tozzo, il viso tondo adorno di baffetti, gli occhi un po’ obliqui ed il cranio rasato per accentuare la somiglianza con l’eroe del Gogol, di cui gli era stato attribuito il nome di copertura “Taras Bulba”. Era un tipo espansivo, millantatore, un po’ spaccone, ma sempre amabile e servizievole; non perdeva occasione per rendersi utile, per mettersi in evidenza e far parlare di sé.

Taras Bulba si dedicata ad un piccolo commercio che non era molto redditizio, ma che gli permetteva di far piacere ad alcuni amici e di suscitare l’interesse di qualcun altro. Poiché era originario del Lot e di tanto in tanto si recava nella regione per le sue vacanze, si forniva di pâtè de foie gras nel suo paese e lo rivendeva, con un piccolo utile, agli amici che lo desideravano.

In 10 anni quel pâté non gli aveva reso più di 5 mila franchi.

Un giorno gli si presentò un commerciante greco che gli passo un ordine per l’importo di 10 mila franchi. Durante i mesi che seguirono ricevette altri ordini della sua stessa importanza.

Taras Bulba non aveva mai venduto tanto pâté in vita sua!

Egli non se ne stupì eccessivamente e non s meravigliò neanche quando il commerciante greco gli confessò di essere rumeno e che il suo vero nome era Mihai Caraman. Gli sembrò quindi naturale di fare un piacere al suo cliente ed amico, quando questi gli chiese di procurasi qualche segreto sulla fabbricazione delle conserve, cosa che sarebbe servita alle industrie del suo Paese per liberarsi della tutela sovietica.

Così, come JAC, Taras Bulba mise un dito nell’ingranaggio dello spionaggio.

E se poi non tentò di uscirne, fu per timore: questo avrebbe dichiarato più tardi ai giudici. Ma anche perché il traffico dei documenti classificati e qualificati della NATO si era rivelato molto più interessante di quello delle scatole di pâté de fois gras.

Allora Taras Bulba apprese che cosa fosse la gran vita e se ne appassionò molto. Stabilendosi a Bruxelles, dopo il trasferimento del quartier generale della NATO in quella città, mentre sua moglie ed i suoi figli continuavano a vivere a Parigi, vi conduceva una vita dispendiosa, frequentando i locali notturni ed i ristoranti alla moda, uscendo molto, vivendo in società e mantenendo un’amica. Finalmente poteva dare libero corso alle inclinazioni di gaudente che il perspicace Caraman aveva indovinato in lui. Ed attuava anche il sogno della sua vita, acquistando un terreno di cento ettari nel suo paese natale, facendo programmi per l’allevamento di bestiame.

Taras Bulba riceveva compensi molto elevati perché fu, per 6 anni, uno dei fiduciari con accesso diretto alle informazioni più importanti del Patto di Varsavia.

Il 20 gennaio 1971, il Procuratore Generale Aguitton dichiarò: “si tratta del caso di spionaggio che si sia verificato dall’istituzione della NATO”.

Per l’Organizzazione Atlantica le conseguente furono pesantissime. La NATO dovette modificare i cifrari e riconsiderare l’organizzazione dei propri archivi. Infatti Taras Bulba era riuscito a trafugare alcune migliaia di documenti classificati e qualificati. In media egli forniva 300 pagine di fotofilm per ogni deposito alla buca morta (DLB) ed incontro con Mihai Caraman, prima, e poi con il suo successore Ion Tomescu.

Ma il tenore di vita ed il notevole cambiamento non sfuggi all’attenzione del controspionaggio francese DST (ora DCRI).

La DST vegliava nell’ombra e si preparava a fare la più bella Azione che fosse mai capitata per la NATO.

Mihai Caraman, sul quale si basava tutta l’intelaiatura dei SSII rumeni in Francia, non era uno sconosciuto alla DST. Nel 1963, dopo aver interrotto i rapporti con il diplomatico rumeno, JAC, era stato accusato di intelligenza con gli Agenti di una potenza straniera-nemica.

Fu interrogato dalla DST e deferito alla Corte di Sicurezza dello Stato. Per insufficienza di prove fu condannato soltanto ad un anno di reclusione con la condizionale.

Durante questo primo processo era stato pronunciato il nome di Caraman. Nostante i sospetti sicuramente fondati, Caraman non venne disturbato perché beneficiava dell’immunità diplomatica. E non fu neppure invitato a ritornare nel suo Paese. Meglio ancora, fu lostesso caraman ad organizzare l’anno dopo, la visita in Francia del capo del governo rumeno, Ion Gheroge Maurer e poi quella del generale De Gaulle a Bucarest nel 1968.

Il Quay d’Orsay non giudicò opportuno di fornire spiegazioni sui motivi di questa tolleranza, nonostante che la DST conoscesse la vera natura delle funzioni di Caraman a Parigi.

Nel pomeriggio del 4 agosto 1969 Taras Bulba camminava tranquillamente nei corridoi degli uffici amministrativi della NATO, portando sotto braccio la quotidiana infornata di documenti da fotografare a casa, quando fu arrestato da due ispettori della polizia belga. Costoro non ebbero altro da fare che aprire la sua cartella per coglierlo in fragrante delitto.

Tre giorni prima Caraman, precedendo gli avvenimenti, aveva riunito alcuni amici e diplomatici stranieri per un piccolo ricevimenti in Ambasciata: quella sera, il 1° agosto 1969, egli dava il suo addio a Parigi. Se avesse aspettato ancora qualche giorno, sarebbe stato condotto con discrezione a bordo del primo aeroplano in partenza per il suo Paese da due Agenti del DST.

Ma Mihai Caraman conosceva meglio di chiunque altro la pericolosa situazione in cui si trovava tutta la rete clandestina della quale era stato responsabile per 10 anni. Da qualche tempo egli sapeva che la sopravvivenza della rete era divenuta precaria. Infatti, pochi giorni dopo la partenza del 1° Segretario dell’Ambasciata rumena, gli eventi precipitarono.

Il primo affare Van de Wiele, i sospetti che pesavano su Caraman, il tenore di vita di un altro documentarista della NATO e qualche altro caso in cui ricorrevano troppo di frequente i nomi di certi diplomatici rumeni erano tutti elementi che consentirono alla DST, nel 1969, di ricostruire in un insieme coerente le pedine sparse del vasto puzzle costituito dalla SECURITATE in Francia.

Mancavano soltanto alcuni particolari, prima di poter mettere le mani sull’intera organizzazione.

E questi li fornì Ion Jacobescu, un diplomatico della legazione dell’UNESCO a Parigi. In cambio di confidenze che fece alla DST, ottenne la garanzia dell’asilo politico in Francia, per se e la propria famiglia.

L’arresto di Francis Rossilhe (Taras Bulba), con i suoi documenti esplosivi sotto il braccio, scatenò il finimondo.

L’8 agosto, mentre Taras Bulba, sbarcato a Orly dall’aeroplano proveniente da Bruxelles, veniva consegnato agli Agenti della DST, il colonnello Jurquet de la Salle d’Anfreville, fermato dalla stessa DST, si suicidava gettandosi dalla finestra del suo appartamento, al decimo piano del padiglione A3 della Cité Truillot, a Ivry.

In pochi giorni la DST riuscì a mettere le mani su altri 13 Agenti della SECURITATE. Dei 40 diplomatici rumeni di stanza a Parigi, ben 16 furono quelli che presero la stessa strada compatriottica Caraman, salutando affettatamente la capitale francese.

Dei 13 Agenti e fiduciari fermati 6 furono rimessi in libertà senza formalità giudiziarie: Virgil Veniamin, Virgil Micu e Radu Bogdan, tutti di nazionalità rumena, Antonietta Duriau, André Barbou, funzionario della prefettura di polizia e Pierre Piaux. Quest’ultimo, vice segretario del servizio cifra, era nipote dell’Ambasciatore di Francia e la sua liberazione suscitò un certo scalpore.

Altri 5 furono messi in libertà provvisoria, pur rimanendo sempre imputati: Gérard Gautherin, polizia locale; Athanas Mihai, Agente Illegale rumeno; Klaus Edelman, cittadino francese di origine austriaca, amministratore presso l’O.C.D.E.; Sylvette Borel, impiegata al ministero dell’Economia e delle Finanze; Pierre Rocheron, ex allievo della Scuola nazionale di Amministrazione, Funzionario del ministero degli Affari Esteri, poi 2° Segretario d’Ambasciata a Washington ed infine addetto stampa presso la Banca internazionale di Ricostruzione di Sviluppo.

Quanto a JAC, questa volta non riuscì a sottrarsi alla cattura e, con Taras Bulba, finì in prigione. Il primo arrestato il 26 agosto del 1969 e portato davanti alla Corte di Sicurezza dello Stato il 19 novembre 1970, fu condannato a 8 anni di reclusione. Al secondo, giudicato il 20 gennaio 1971, vennero inflitti 20 anni della stessa pena. Persino in prigione Francis Roussilhe tentò di far parlare di sé: infatti, nel dicembre del 1970, intentò un processo contro l’autore di romanzi di spionaggio, che raccontava a modo suo la vita di “Taras Bulba”.

 

Il misterioso incidente stradale che, il 23 ottobre 1969, costò la vita del colonnello du Cheyron de Baumont d’Abzac de la Douze, va collocato ai margini del caso Roussilhe e considerato come una conclusione. Du Cheyron, capo dei paesi del Patto di Varsavia presso il ministero della difesa francese, stava raggiungendo l’aeroporto di Bucarest, per ritornare in Francia, al termine di una missione in Romania. Un camion gli aveva tagliato improvvisamente la strada, e l’automobilista del colonnello l’aveva preso in pieno. Nulla è per caso.

 

Nel 2012 un connazionale mi disse che “le strisce pedonali sono pericolose con questi pirati della strada che circolano per Roma”. Ma siamo in Italia e … “can che abbaia non morde”.

Ecco un bell’esempio di come, al contrario della polizia giudiziaria/militare ed in quello che erroneamente qualcuno pretende di insegnare nel nostro Paese (*), l’intelligence è un processo in cui l’anello non si chiude mai completamente aprendo altre diverse piste.

Ogni critica è favorevolmente accolta. Ancora imparo.

 

di Gavino Raoul Piras

 

 

 

 

(*)

cfr. Caso Fogle presente in questo sito e non a caso riportato: antefatto, periodo posto sopra la scheda soggetto

http://www.embeddedagency.com/index.php?option=com_content&view=article&id=301:attivita-di-spionaggio-case-study-usa-cia-nsa-dia-ryan-christopher-fogle-edward-snowden-bradley-manning&catid=111:intelligence-community&Itemid=122)