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Spionaggio: Intercettazioni su smartphone, rivelazioni di Snowden

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Secondo recenti rivelazioni del noto Agente (ex. NSA e CIA) Edward Snowden (tuttora presente nella Federazione Russa), il sistema Hechelon ed in particolare modo quello gestito dal G.C.H.Q. inglese è in grado di “controllare totalmente” i telefoni cellulari. L’Agente autore dell’Nsagate ha fatto chiari riferimenti su Smurf Suite, il software, secondo Snowden, con cui si possono controllare segretamente gli smartphone. Software sofisticati battezzati con i nomi di Puffi. “Con Dreamy Smurf - racconta Snowden - si possono accendere e spegnere all'insaputa dei proprietari, Nosey Smurf controlla il microfono. Per esempio, se il vostro telefono si trova nella borsa, il microfono si può attivare e si può ascoltare tutto ciò che avviene intorno a Voi”. Altra applicazione molto utilizzata è Tracker Smurf, meccanismo che consente di localizzare e seguire i passi con maggiore precisione rispetto al metodo delle triangolazioni delle torri cellulari, usate per le intercettazioni. Inoltre, Snowden rivela che esiste un programma, Paranoid Smurf, per proteggere le altre attrezzature e impedire che siano intercettate. Le Agenzie d’Intelligence, conclude Snowden, “possono accedere a qualsiasi telefono attraverso un messaggio di testo che passerà inosservato a chi sarà controllato, un messaggio designato per essere inviato ad un numero di telefono come qualsiasi altro, ma che quando raggiunge il terminale resta occulto e non si mostra all'utente”. Cosa fare allora. Se la batteria non è asportabile, per esempio nel caso di un iPhone, si può mettere il telefonino in modalità DFU, che spegne tutti i componenti tranne la porta USB: si collega l'iPhone a un alimentatore o a una porta USB di un computer e si tiene premuto il tasto di spegnimento; poi, dopo tre secondi, si tiene premuto il tasto Home. Entrambi i tasti vanno poi tenuti premuti per dieci secondi e infine si rilascia il tasto di spegnimento tenendo invece premuto il tasto Home per un'altra decina di secondi.  In questo modo l'iPhone è in una sorta di coma informatico e per rianimarlo occorre tenere premuto il tasto di accensione e il tasto Home fino a che compare il logo della Apple.  In alternativa si può spegnere l'iPhone tenendo premuto il tasto Home e quello di accensione per dieci secondi: anche questo mette il dispositivo in una condizione di disattivazione profonda.  Resta interessante come l’Agente Snowden pretenda che i giornalisti depositino i loro cellulari dentro un vicino frigorifero, semplicemente perché così non possono essere intercettati considerata l’alta schermatura. Dal punto di vista della trasmissione dei dati, infatti, il metallo potrebbe creare una sorta di barriera elettromagnetica, nota come gabbia di Faraday. Si tratta di uno spazio in cui le onde radio non possono penetrare, e di conseguenza non è possibile trasmettere informazioni. Un altro oggetto domestico che potrebbe funzionare allo stesso modo è uno shaker in acciaio inossidabile.  Alla fine si tratta di una sostanziale gabbia di Faraday, che blocca tutti i segnali radio. Da parte mia mi permetto di consigliarvi il forno a microonde, che ha una schermatura più ampia perché la sua funzione è proprio quella di non far uscire le onde elettromagnetiche. I magneti contenuti nel suo interno possono inglobare sino a 2,5 Ghz (considerate che la rete GSM trasmette da 900 a 1800 Mhz). In caso di necessità, potete avvolgere il vostro smartphone nella carta stagnola. Sicuramente abbatterete il segnale.

di Gavino Piras

 

 

Attività di spionaggio russo in USA della Linea ER dell’FSB

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A New York, il 26 gennaio 2015, la Divisione Controspionaggio dell’FBI ha smascherato l’attività di tre Agenti russi di cui due (Igor Sporyshev e Victor Podobnyy) con copertura tradizionale diplomatica presso le Nazioni Unite ed il terzo (Evgeny Buryakov, alias “Zhenya”, attore principale), con copertura presso la nota banca statale russa per il commercio con l’estero Vnesheconombank (VEB), filiale di N.Y. (in Italia è presente a Milano). Il modus operandi dei russi era quello di reclutare fonti in terra americana, anche studentesse universitarie per convincerle a seguire le orme della’ex 007 russa Anna Chapman, alias Anna “la Rossa”, espulsa dagli USA nel giugno del 2010.  L’FBI ha smantellato a New York una vera e propria rete di spionaggio, arrestando nel Bronx, Evgeny Buryakov  che aveva l’obiettivo di raccogliere e analizzare dati economici e informazioni sulle sanzioni USA alla Russia. “Zhenya” si proponeva come un banchiere ed infatti lavorava nella filiale di N.Y. della banca statale russa Vnesheconombank. Mentre in realtà svolgeva spionaggio per i servizi di intelligence russi, verosimilmente l’FSB, ai quali trasmetteva le informazioni raccolte in USA. Gli altri due complici sospettati di appartenere alla stessa rete, i succitati Sporyshev e Podobnyy, lavoravano per la Rappresentanza della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, il primo come rappresentante commerciale, il secondo come impiegato. Sono riusciti a lasciare gli Stati Uniti protetti dall’immunità diplomatica. L’indagine del Bureau è iniziata proprio dopo lo smantellamento dell’altra rete di spionaggio russo di cui faceva parte Anna Chapman + 10 (l’undicesimo non è mai stato catturato) anch’essi fermati dall’FBI nel 2010. I nuovi tre personaggi finiti nel mirino degli investigatori, rivela l’Fbi, usavano in parte metodi dell’intelligence tradizionale, parlando in codice e scambiandosi messaggi nascosti in buste o giornali, Inoltre, hanno cercato di reclutare studentesse di una Università di New York non meglio indicata. Ad incastrarli sono state le loro intercettazioni telefoniche (modus operandi ben poco tradizionale) dove, tra l’altro, si lamentavano dei “compiti banali” assegnati loro e del mancato successo con le studentesse alle quali non riuscivano ad avvicinarsi abbastanza per sedurle e convincerle a lavorare alle dipendenze di Mosca. Tra le intercettazioni emergono frasi come: “ho molte idee su queste ragazze, ma non sono realizzabili perché loro non ti permettono di avvicinarti abbastanza”, dice Sporyshev. Il medesimo prosegue: “E per realizzarle, o me le porto a letto o devo usare altri livelli di influenza per far accettare le mie richieste”. L’FBI sostiene di aver raccolto attraverso un regolare mandato della Procura Federale le prove delle attività dei tre russi, grazie alle intercettazioni compiute anche all’interno di un ufficio a Manhattan utilizzato per trasmettere le informazioni raccolte alla Centrale di Mosca (e forse questo il maggiore successo della Divisione Controspionaggio dell’FBI). L’ordine della Centrale russa, sempre secondo l’FBI, era di acquisire informazioni sulle potenziali sanzioni degli Usa contro le banche russe, quelle varate dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia ed il suo ruolo a sostegno dei combattenti filorussi nell’est dell’Ucraina. Le tre spie dovevano anche acquisire informazioni a carattere intelligence sull’attività degli USA per sviluppare fonti energetiche alternative. A differenza del gruppo della Linea “N” (Illegali) di Anna Chapman, diventato un caso internazionale, queste spie svolgevano un ruolo più limitato, di cui discutevano come risulta dalle intercettazioni. Buryakov, in particolare, si lamentava che il lavoro non era affatto come in un film di James Bond. “Non ci si avvicina neanche! Non dico che dovrei saltare sugli elicotteri, ma almeno poter avere una falsa identità”, diceva all’atra spia Igor Sporyshev. Buryakov è ora rinchiuso in carcere dopo che gli è stata negata la libertà su cauzione. Se giudicato colpevole rischia almeno 10 anni di reclusione. “Le accuse mostrano chiaramente che, a quasi trenta’anni dalla fine della guerra fredda, le spie russe non hanno smesso di continuare a operare nel nostro Paese”, ha detto il procuratore Preet Bharara.

di Gavino Piras

CYBER-SPIONAGGIO: Russia Vs. + Stati

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Un software dannoso ha infiltrato i sistemi informatici di decine di Ambasciate appartenenti a nazioni dell'ex blocco sovietico ha tutte le caratteristiche di uno stato-nazione” l’operazione di cyber-spionaggio, questo secondo i ricercatori della Symantec. Il malware è stato localizzato  la settimana scorsa ed individuato sono da 48 ore con target specifici nelle ambasciate dei paesi ex comunisti situati nell’area dell’estremo oriente ed i paesi baltici. Risulta attaccata anche la Giordania. Nel report pubblicato sul suo sito web di Symantec si è dichiarato che solo uno stato-nazione” può avere i fondi e risorse tecniche per creare un malware di tale complessità. Inoltre, il malware sembra essere progettato “per andare oltre le reti di governo pubbliche che non sono facili da trovare”, questo quanto dichiarato nella relazione di un anziano ricercatore della sicurezza  Vikram Thakur.

L'infiltrazione si verifica in due fasi. Nella prima fase, il computer è stato infettato da un programma di ricognizione, conosciuta come Wipbot. L'infezione iniziale si verifica in genere attraverso un attacco di phishing diretto o tramite un sito Web compromesso. Il Wipbot poi conduce una esplorazione iniziale del sistema infetto, la raccolta di informazioni vitali sulla sua identità, struttura e contenuti. Si procede poi a compromessi solo se corrisponde a un indirizzo Internet specifico che si sta cercando. Se una partita di dati viene confermata, il Wipbot, in seguito, invita un secondo programma nel sistema compromesso, il cui compito è di espropriare i dati e trapelare in blocchi che si mimetizzano come richieste del browser Internet. Secondo il report di Symantec le similitudini tecniche tra i due programmi sono sufficienti a giustificare l'opinione che sono stati progettati e sviluppati da programmatori che lavorano per la stessa Agenzia governativa. Thakur ha riferito che la struttura del malware è particolarmente creativo; utilizza Wipbot come strumento di ricognizione iniziale prima di consegnare il programma exfiltration solo se giudica che il sistema compromesso è di interesse abbastanza alto. Il Report Symantec aggiunge che il malware in questione fa parte di un una serie di attacchi esistente già da quattro anni che hanno sistematicamente di mira strutture di governo appartenenti a Stati dell'ex blocco comunista. Nel maggio del 2012, una di malware simile è stato trovato per avere infiltrato oltre 60 diversi sistemi di computer appartenenti alla Lettonia, tra cui l'ufficio del Primo Ministro. Un attacco mirato strettamente legato all'Ambasciata dell’Uzbekistn a Parigi, così come i suoi ministeri degli affari esteri ed interni. La ricerca Symantec sottolinea che molti dei componenti principali del programma dannoso sono stati compilati nel fuso orario UTC + 4, che comprende città russe come Mosca e San Pietroburgo, laddove sono presenti le Centrali dei servizi d’intelligence federale FSB e militare GRU.

15.08.2014

Gavino Raoul Piras

 

Caso J.A. Sterling - USA Vs. IRAN

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L’ex Agente Info-Operativo Jeffrey Alexander Sterling è nato a Cape Girandeau (Missouri) nel 1968, residente a O’Fallon Missouri, coniugato con Holly Sterling, laureato in Giurisprudenza all’Università di Whashington, entra nella Central Intelligence Agency il 14 maggio del 1993 ed è rimasto effettivo alla Compagnia sino al 2002. Durante la permanenza nella CIA è stato Inquadrato nella Divisione Info-Operativa per il Medio Oriente ed il Sud-Asia. Nel 1997 Sterling viene inviato in Iran per essere addestrato in tecniche HUMINT mirate alla proliferazione nucleare in quell’Area. Dopo un anno di “scolarizzazione”, come da Protocollo, viene trasferito con un incarico diplomatico in Germania presso il Consolato USA di Bonn, laddove resterà due anni in missione per identificare e gestire le potenziali Fonti di settore sempre attinenti il procurament in area medio orientale.  Due anni dopo, viene trasferito presso la Centrale Info-Operativa CIA di  New York e, dopo pochi mesi, Sterling viene posto come team leader di un’operazione per arruolare un ingegnere nucleare russo. Scopo dell’operazione era quello di infiltrare l’esperto atomista russo in Iran al fine di intossicare il programma nucleare di Teheran fornendogli schemi fisici-nucleari forvianti, pertanto l’operazione era di lunga portata temporale e sembrerebbe avere avuto un primo certo successo secondo le affermazioni dello stesso team leader Sterling. Successo, che non ha portato ad alcun beneficio (promozione?!) allo stesso Sterling che a suo dire sarebbe stato oggetto di mobbing da parte dei vertici della CIA perché afro-americano. Quest’ultimo aspetto, a parere del relatore, deve essere attentamente analizzato: personalmente non ho visto pochissimi afro-americani in forza alla CIA, contrariamente all’alto numero di “bianchi”, italo-americani compresi. Una differenza che invece non si nota nell’ambito dell’Intelligence francese: molte persone di colore ci lavorano ed hanno anche ruoli rilevanti. L’Agente Sterling termina il suo servizio presso la CIA già nel 2002. Successivamente prende contatto con un famoso giornalista del New York Times e premio Pulitzer: James Risen.  Verosimilmente, con Risen nasce un certo feeling da parte di Sterling, il quale sembrerebbe aver raccontato in parte dell’Operazione, da dove è scaturito un libro dello stesso giornalista Risen nel 2006 intitolato “State of War”. In un capitolo, Risen fa riferimento a un piano segreto della Cia finalizzato a sabotare il programma nucleare iraniano, dove l’Operazione viene descritta successivamente (dopo l’addio di Sterling) come gestita in modo sconsiderato e pasticciato tanto da poter porre gli iraniani in condizioni poter loro acquisire informazioni utili per lo sviluppo nucleare e porsi in condizioni di vantaggio informativo. La fonte di quella rivelazione emerge come interna alla CIA ed è una diretta conoscenza del giornalista. Ma il caso vuole (“nulla è per caso”,ndr) che nel 2007 ci furono altre simili ed attinenti rivelazioni su un altro giornale relative ai piani segreti della CIA contro l'Iran. Il noto reporter investigativo Seymour Hersh, in un'inchiesta pubblicata dalla rivista New Yorker, aveva descritto con dovizia di particolari le attività della Compagnia e della DIA (Defense intelligence Agency, i servizi del Pentagono). Lo scenario descritto da Hersh era piuttosto complesso e parlava di attività clandestine che gli Usa avrebbero avviato in Medio Oriente per isolare Teheran, compresi blitz militari in Iran e finanziamenti segreti a estremisti sunniti - con la complicità dell'Arabia Saudita - per contrastare l'influenza sciita dal Libano all'Iraq. Alle rivelazioni di Hersh c'era un'immediata e irritata reazione del Pentagono, che le aveva seccamente smentite. Secondo Hersh, la CIA avrebbe quantità enormi di denaro in Medio Oriente, con l'aiuto dei sauditi, per tagliar fuori Teheran. L'allora vicepresidente Dick Cheney e il principe saudita Bandarerano  i protagonisti dell'operazione. I soldi sarebbero finiti in tasche sbagliate, comprese quelle di sunniti in Libano vicini ad Al Qaeda! Le autorità americane riescono ad identificare ben presto la “talpa” in Sterling, aprendo contro di lui un procedimento giudiziario, presso la Corte Federale di  Alexandria (Virginia) laddove il procuratore federale che si occupa del caso era ed è Eric Olshan.  La lunga e durissima battaglia legale ha coinvolto naturalmente anche il giornalista James Risen, il quale si è sempre rifiutato di rivelare le proprie fonti, rappresentando che era pronto a servire il suo Paese anche in carcere (sembrerebbe conoscere meglio lui il Protocollo che Agenti ad es. italiani, ndr). Il processo di questo caso è iniziato solo il 14 gennaio 2015. La difesa di Sterling ha insistito sul fatto che l'informatore Reisen poteva essere un'altra persona. In qualità di uno dei testimoni, il 17 gennaio è stato chiamato l'ex ingegnere atomista dalla Russia, che ha partecipato ad attività di spionaggio con la CIA, sotto lo pseudonimo di Merlin (che è stato udito dalla Commisione del senato per l’Intelligence). Durante le tre fasi dell’interrogatorio, il russo ha rivelato alcuni dettagli di un'operazione segreta ed ha dichiarato che il libro del giornalista contiene una grande quantità di inesattezze. Durante il processo ha depositato anche l’ex Consigliere per la Sicurezza Condolleezza Rice, che ha partecipato di quanti fossero a conoscenza dell’operazione classificata come Top Secret: 90 funzionari tra appartenenti della CIA e della DIA. Infatti, alcuni di funzionari hanno depositato davanti al giudice e, protetti da un paravento declinando il proprio nome e l’iniziale del cognome, hanno fornito la loro versione con informazioni derivate anche da attività di intercettazioni. Dopo tre giorni di discussione il verdetto portato dalla giuria è che Sterling è, al momento, colpevole di divulgazioni di dati riservati. Si rappresenta che il procuratore federale lo accusa di aver violato ben 9 articoli tutti relativi al Segreto di Stato, minaccia alla sicurezza nazionale, Spionaggio ed affini.

Adesso Sterling, che è in stato di libertà e si è dichiarato innocente, rischia una pena di 23 anni di carcere: la sentenza è fissata per il 24 aprile 2015 e vede come Giudice Leoni M. Brinkema.  Nell’arringa conclusiva, il procuratore federale Eric Olshan ha dichiarato che: “L'imputato ha anteposto il proprio egoismo e la propria vendetta agli interessi del popolo americano”. Lo stesso Olshan ha poi aggiunto: “Per cosa? Odiava la Cia e voleva regolare i conti”. I procuratori lo hanno infatti descritto come un uomo rancoroso e frustrato per via di quella che riteneva una discriminazione di tipo razziale sul posto di lavoro (Sterling è un afroamericano).  Secondo gli avvocati di Sterling, invece, l'intero caso è basato sul sospetto: “Il governo ha dei grandi avvocati, ha una grande teoria e ha creato un grande caso. Ciò che manca sono le prove”, ha dichiarato Barry Pollack, avvocato difensore di Sterling.  Un’analisi conclusiva dobbiamo attendere il prossimo verdetto conclusivo, anche se in una prima fase sembrerebbe un caso mal gestito sin dall’inizio: ma era proprio necessario costringere Sterling a dimettersi dalla CIA? Spero solo che non trovi basamento di verità il mobbing razzista in seno alla Compagnia.

di Gavino Raoul PIRAS

Spionaggio: Caso Superspia SIMM – Russia Vs NATO ed UE

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(Hermann SIMM, nato il 29.05.1947 a Suure Jaani-Estonia ex URSS)

 

Il 21 Settembre 2008, Hermann SIMM, alto consulente  alla sicurezza del Ministero della Difesa estone e Capo dell’EENSA estone e sua moglie Heete SIMM, sono stati arrestati per tradimento e spionaggio contro Estonia, NATO ed UE per conto della Federazione Russa.

Questa data resterà storica per gli studiosi dell’Intelligence in generale perché segna con cura dei dati l’arresto di una delle cc.dd. “superspie” russe infiltrate in Occidente ai più alti vertici istituzionali, con accesso diretto alle informazioni più segrete della NATO e dell’UE essendo SIMM titolare del massimo livello di Nulla Osta di Segretezza (NOS), rinnovato persino nel 2007 e, al momento dell’arresto ancora in corso di validità: Cosmic Top Secret (CTS).

Entrambi i soggetti sono stati imprigionati. SIMM è sembrato pienamente collaborativo e non ha chiesto di essere liberato. La moglie Heete, che all’epoca dell’arresto esercitava la funzione di Avvocato presso la Polizia di Stato estone, ha chiesto il rilascio, ma è in un primo momento gli è stato rifiutato. Per dovere di cronaca, i coniugi SIMM hanno una figlia Christina che lavora come Officer/INFOSEC presso l’E.D.U. , la branca antidroga dell’EUROPOL con sede a l’Aia. La stessa non risulterà coinvolta per i reati ascritti ai genitori.

Momentaneamente, saltiamo il periodo ed arriviamo ad un’ANSA da Tallin delle ore 16.17 del 13.03.2009,  che riferisce: “un alto ufficiale dei servizi segreti estoni è stato condannato a oltre 12 anni di prigione e privato delle onorificenze conquistate sul campo. La sua colpa? Aver passato segreti della Nato alla Russia. Hermann Simm, questo il nome dell’alto ufficiale, nel suo servizio è arrivato a conquistare la medaglia dell’Ordine della Stella Bianca di quarta classe, ma il riconoscimento gli è stato revocato ‘‘per tradimento’’ con una ordinanza del presidente Toomas Hendrik Ilves. Lo ha reso noto l’ufficio di presidenza della repubblica baltica ex sovietica. È il primo provvedimento del genere da quando l’Estonia è uscita dall’Urss nel 1991”.

 

A seguito della sentenza, esattamente il 30 aprile 2009, molteplici agenzie di stampa internazionali evidenziano “Una crisi per lo spionaggio Russo contro la NATO e l’UE. Un lancio ANSA delle ore 11.29 cita: “SPIONAGGIO; ESPULSI DA BRUXELLES DIPLOMATICI RUSSI, La Nato ha ordinato l’espulsione di due diplomatici russi come rappresaglia in un caso di spionaggio, nel quale un ex responsabile del ministero della Difesa estone è stato condannato dal suo Paese per avere venduto a Mosca segreti dell’Alleanza. Lo rivela oggi il Financial Times. L’espulsione sarebbe stata ordinata ieri, giorno in cui si è tenuta la prima riunione del consiglio Nato-Russia a livello di ambasciatori, dopo otto mesi di relazioni sospese in seguito al conflitto russo-georgiano. Il quotidiano britannico precisa che tra i due diplomatici espulsi c’è anche il figlio dell’ambasciatore di Mosca presso la Ue. Entrambi gli espulsi facevano parte della missione russa presso l’Alleanza e avrebbero lavorato come agenti di Mosca nell’Unione Europea e sarebbero implicati nel caso di spionaggio estone. Interpellato sulla notizia, il portavoce della Nato James Appathurai ha detto all’ANSA di ‘‘non avere alcun commento da fare su questioni di intelligencè’, spiegando che decisioni di questo tipo sono a carico esclusivamente del segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, e non richiedono l’approvazione dei Paesi membri. Secondo il tribunale estone che ha condannato a 12 anni e mezzo di prigione l’alto responsabile del ministero della Difesa, Herman Simm, l’uomo avrebbe trasmesso a Mosca tra il 1995 e il 2008 più di duemila documenti segretissimi sulla politica di difesa, le relazioni militari esterne e il sistema di informazione dell’Estonia”. Un danno incalcolabile se si considera la politica di difesa internazionale di quegli anni.

 

Sempre il 30 aprile 2009, ma alle 18.21 un altro e più specifico lancio ANSA/REUTERS evidenzia: DOPO PACE SCOPPIANO CASI SPIE E GEORGIA DUE DIPLOMATICI RUSSI ESPULSI PER SPIONAGGIO; MOSCA,PROVOCAZIONE. La “pace” sancita ieri dalla prima riunione del Consiglio Nato-Russia dopo otto mesi di sospensione delle relazioni formali è durata poche ore: oggi tra il quartier generale dell’Alleanza atlantica e Mosca sono rimbalzate accuse di provocazione e retorica, con contorno di presunte spie russe espulse a Bruxelles e accordi firmati dalla Russia in violazione del cessate il fuoco in Georgia. Ad accendere le polveri, evocando scenari da guerra fredda, è stata la decisione del Segretario della Nato Jaap de Hoop Scheffer di interdire l’accesso al Quartier Generale di due diplomatici russi, in servizio alla missione russa presso la Nato, perché ritenuti coinvolti in attività di spionaggio. ‘‘Una provocazione che non resterà senza risposta’’, ha tuonato l’ambasciatore russo presso la Nato, Dmitry Rogozin, definendo “assurda” l’accusa di spionaggio. Il provvedimento di Scheffer, che è da mettere in relazione ad un caso di spionaggio in Estonia, dove un ex responsabile del ministero della Difesa è stato condannato dal suo Paese per avere venduto a Mosca segreti dell’Alleanza, ha colpito un diplomatico di 63 anni, Victor Kochukov, e un giovane di 23 anni, Vasili Chizhov, figlio dell’Ambasciatore russo presso la Ue. Il primo, a Bruxelles da sei anni, responsabile del servizio politico della missione Russia alla Nato, il secondo in servizio con un ruolo amministrativo. Il caso estone riguarda Herman Simm, un alto responsabile del ministero della Difesa, condannato a 12 anni e mezzo di prigione perché avrebbe trasmesso a Mosca tra il 1995 e il 2008 più di duemila documenti segreti sulla politica di difesa, le relazioni militari esterne e il sistema di informazione dell’Estonia. Ma dietro il fumo delle “spie venute dal freddo”, a fare salire le tensioni tra Nato e Russia è stato soprattutto il decreto firmato dal presidente russo Dmitri Medvedev in base al quale la Russia si incaricherà della sorveglianza dei confini dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, le due repubbliche secessioniste della Georgia riconosciute dalla Russia dopo la guerra dell’agosto scorso fra Mosca e Tbilisi. L’accordo è stato siglato al Cremlino anche dei presidenti delle due repubbliche secessioniste, Serghiei Bagapsh per l’Abkazia e Eduard Kokoiti per l’Ossezia del sud, e prevede l’assistenza russa per l’addestramento delle forze di frontiera e altri accordi reciproci sulla sicurezza. Secondo la Nato, questo decreto “viola il cessate il fuoco” proposto dalla Ue e accettato dalla Russia il 12 di agosto e poi ancora l’8 di settembre per mettere fine al conflitto con la Georgia. Prima di firmare il provvedimento, Medvedev ha accusato la Nato di “grossolana provocazione” in relazione alla decisione dell’Alleanza di mantenere le esercitazioni militari in Georgia, previste in maggio. “E sempre più difficile coniugare la retorica russa con la realtà”, ha replicato da Bruxelles il portavoce Nato James Appathurai, secondo il quale le accuse sono solo un paravento.

 

C.V. di Hermann SIMM