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Tecnologie di guerra

M346 Alenia Aermacchi

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Mentre proseguono i bombardamenti su Gaza, l'Aeronautica Israeliana si è dotata dei primi due velivoli da addestramento avanzato Alenia Aermacchi M-346 presso la base aerea di Hatzerim. Si tratta dei primi due esemplari dei 30 velivoli che andranno a sostituire i TA-4 attualmente in servizio; e prenderanno il nome di Lavi (leone in ebraico). Il 16 febbraio 2012 il Ministero della Difesa israeliano aveva annunciato di aver selezionato gli M-346 Master per sostituire i 30 TA-4 Skyhawk ancora in dotazione come aerei addestratori nell'Heyl Ha'Avir. Benché usati come addestratori, tali aerei furono comunque utilizzati per bombardare Gaza nel 2010. Si può quindi pensare che le successive versioni del velivolo italiano possano essere utilizzate anche per il combattimento. Come già avvenuto precedentemente, l'M-346 ha avuto la meglio nei confronti del "rivale" sudcoreano KAI T-50 Golden Eagle, che era stato valutato da Israele nella gara per l'acquisizione del nuovo addestratore avanzato. Il primo addestratore dei trenta in corso di produzione per le forze aeree israeliane è stato presentato a marzo in una cerimonia all'interno dello stabilimento di Venegono Superiore, in provincia di Varese, alla presenza degli operai, dei vertici societari e delle forze armate italiane ed israeliane. Si tratta del primo velivolo di tale categoria non statunitense scelto da Israele. Il roll out del primo esemplare è avvenuto il 20 marzo 2014. Il 19 luglio 2012 il Ministero della Difesa israeliano aveva siglato con Alenia Aermacchi, (subholding del gruppo Finmeccanica), in collaborazione con aziende israeliane e di altri paesi, un contratto per la fornitura dei 30 addestratori avanzati a getto M-346 e dei relativi sistemi di addestramento a terra, per un ammontare di 850 milioni di dollari. Secondo i vertici societari, potrà essere il primo passo di un rapporto di collaborazione più ampio con lo stato israeliano. «Si tratta di una commessa complessa che ha coinvolto nelle forniture anche Honeywell, il governo israeliano e la joint venture Tor – così dichiarò il Ceo di Alenia Aermacchi, Giuseppe Giordo –. Per la parte che ci compete, questo ordine vale 450 milioni di euro». Oltre ai 30 velivoli per l' Heyl Ha'Avir di Israele l'azienda del gruppo Finmeccanica sta rifornendo con il nuovo addestratore le forze aeree di Italia, Aeronautica Militare, 6 esemplari (+ 9 in opzione), di cui 3 già consegnati e assegnati al Reparto Sperimentale di Volo (l'annuncio fu dato al salone parigino di Le Bourget nel giugno 2009. Valore della commessa, 280 milioni di euro. La Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici, ARMAEREO rese noto che l'aereo è stato classificato come T-346). L'Aeronautica di Singapore, Angkatan Udara Republik Singapura, ha richiesto 12 esemplari, tutti consegnati e operativi, e l'Aeronautica polacca, Siły Powietrzne, 8 esemplari (+4 in opzione) in ordine. La firma del contratto, per tali 8 velivoli con il relativo supporto tecnico (e un'opzione per altri 4), è avvenuta il 27 febbraio 2014. L’accordo ha un valore di circa 280 milioni di euro. L’acquisto servirà a sostituire i velivoli PZL TS11 Iskra nella formazione dei futuri piloti degli F-16C/D polacchi.

Complementarietà con l'M 345: Nel campo dell’addestramento Alenia Aermacchi è ben posizionata per poter catturare anche altri mercati, specie in Asia ed in Europa, anche grazie all’ampliamento dell’offerta, avvenuto con il lancio nel 2012 del programma “345”. Tale addestratore basico-avanzato, il cui sviluppo è portato avanti con l’Aeronautica Militare italiana, unisce i costi operativi e di acquisto ridotti degli aerei turboelica con le prestazioni tipiche degli aerei a getto, quindi più efficaci nella formazione dei piloti. Questo velivolo sostituirà gli MB339 delle Frecce Tricolori. Tale velivolo è stato provato dal Comandante della PAN il 3 luglio scorso, in quanto, come già annunciato, sarà il nuovo aereo delle Freccie Tricolori.

Prospettive future: L’M-346 ha vinto le gare internazionali più importanti, raggiungendo ad oggi un portafoglio ordini di 56 velivoli. Secondo Giordo «Il middle east sta diventando sempre più strategico, ma per il futuro vedo grandi opportunità soprattutto nel nuovo programma americano, il cui lancio è atteso nel 2017-18. È un piano enorme, da 350 aeroplani». Tale riferimento è al programma T-X, il concorso indetto dall'U.S. Air Force per trovare il sostituto del Northrop T-38 Talon come addestratore avanzato, a cui l'Alenia Aermacchi partecipa negli Stati Uniti. Per l'occasione il velivolo è stato rinominato Sistema Formativo Integrato T-100, e in caso di vittoria si sposterà la produzione dall'Italia agli U.S.A. Nel gennaio 2013, Alenia Aermacchi ha firmato una lettera di intenti con la General Dynamics per l'ingresso della compagnia statunitense all'interno del programma. Le due società offriranno un sistema integrato di addestramento basato sulla piattaforma T-100 di Alenia Aermacchi, variante per il mercato Usa dell’M-346. Il velivolo sfiderà nuovamente il KAI/Lockheed Martin T-50 Golden Eagle e l’Hawk di Bae Systems, che parteciperà alla competizione assieme a Northrop Grumman, L-3 e Rolls-Royce. Assieme ai rivali “storici” ci saranno anche Boeing e Saab, che si presenteranno assieme. In ogni caso le stime prevedono che il modello sarà costruito in oltre 600 esemplari entro il 2020, escludendo la versione da combattimento, alla quale a volte ci si riferisce con la designazione non ufficiale M-346K. Quest'ultima è un candidato alla sostituzione del caccia leggero Northrop F-5E Tiger II, diffuso in numerose aeronautiche militari nel mondo. Sebbene questo aereo nasca come addestratore, non sarà escluso il suo impiego come cacciabombardiere leggero, come è accaduto per l'MB-339. Le forniture totali potrebbero portare alla produzione totale di oltre 1.000 apparecchi.

 

di Antonio Frate

 

 

Oto Melara CRAM Porcupine

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Alla lista dei prodotti Oto Melara si è aggiunto, da qualche tempo, il prototipo del CRAM Porcupine. Si tratta di un sistema di protezione delle truppe la cui idea nasce, molto presumibilmente, dalle esperienze dell'Esercito nelle missioni all'estero.  Le nostre truppe sono state infatti bersagliate, in Afghanistan, da piogge di razzi e bombe di mortaio,  armi semplici, facili da usare, poco precise, dal basso costo e dalla facile possibilità di acquisizione da parte degli insorti e di truppe regolari. I Porcupine (porcospino) sono torrette equipaggiate con un Gatling M 61A1 da 20mm, sviluppate appunto per neutralizzare tali oggetti offensivi in avvicinamento. Un tipico  complesso Porcupine consiste di 4 di tali unità di fuoco, corredate da munizionamento, complete del sistema di puntamento dei bersagli con sistema ad infrarosso. A dirigere il tutto vi è un posto di controllo centrale per l'arma e un sistema radar 3D con traccia a scansione, per la sorveglianza e la traccia dei bersagli.  La capacità di funzionamento è H 24, lo spazio di copertura di 400x400m, estendibile con l'aggiunta di ulteriori unità. A quanto pare tale sistema potrà essere installato su scafi dei veicoli ruotati Freccia  e dei carri Dardo, rendendolo così altamente mobile e facilmente dislocabile. Il Porcupine si presenta come un sistema dotato di un'arma simile all'M 167, anche se molto più aggiornato e protetto, concepito per essere un semovente piuttosto che un'artiglieria trainata.

 

di Antonio Frate

 

 

 

Droni, il futuro della difesa

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Il drone è un aeromobile a pilotaggio remotocaratterizzato dall'assenza di piloti umani a bordo. Il  volo viene controllato dal computer a bordo del velivolo,  attraverso il controllo remoto di un navigatore, dal terreno o da un altro veicolo. Tali velivoli si stanno moltiplicando alla velocità della luce. Dieci anni fa i droni a disposizione del Pentagono erano in totale una cinquantina. Oggi sono circa 7000. Nel 2012 il mercato valeva complessivamente sette miliardi di dollari, entro il 2021 studi di settore prevedono che il mercato crescerà vertiginosamente fino a raggiungere la quota di 130 miliardi. Uno sviluppo per certi versi simile a quello degli aerei da  combattimento, usati nella Prima guerra mondiale soprattutto come ricognitori, poi diventati cacciabombardieri. Oggi sono circa 70 i Paesi, alcuni dei quali insospettabili, che producono o progettano di costruire droni, oltre ai quali ci sono quelli che li acquistano dall'estero. Per costruire un drone militare bastano $5 milioni, un caccia ne costa 60 o più. Decine di milioni si risparmiano poi smantellando la categoria dei piloti. Rispetto agli F35 la differenza dei costi è enorme: i contestati jet costeranno probabilmente centotrenta/centoquaranta milioni di dollari.  Per cui i droni,  hanno tutte le carte in regola per diventare i nuovi padroni dei cieli. Anche e soprattutto nel settore civile. Rispetto ai velivoli senza pilota per uso militare, quelli civili risultano pure più economici: per realizzarne uno bastano poche centinaia di migliaia di euro.

Stati Uniti. Il colosso americano Northrop Grumman, produttore degli Uav per il Pentagono, è in testa alla produzione mondiale di droni. Dietro la Northrop c'è la Lockheed Martin. L'Mq1 Predator e i più moderni Mq9 Reaper  della General Atomics sono i prodotti più conosciuti del settore. Il Predator è in produzione dal 1995, ed è stato usato come ricognitore. L'MQ-9 Reaper è un velivolo più grande e ha più capacità di carico del Predator. Può usare gli stessi sistemi di terra del MQ-1.  Nel 2008 la New York Air National Guard 174th Fighter Wing iniziò la transizione dall'aereo pilotato F-16 all'aeromobile a pilotaggio remoto MQ-9 diventando così il primo squadrone d'attacco pienamente automatizzato. La Northrop  sta anche sviluppando l'X B 47. Si tratta di un drone delle dimensioni di un caccia che è decollato il 14 maggio 2013 per la prima volta dal ponte di una portaerei americana, un test che potrebbe spianare la strada per gli Stati Uniti al lancio di aerei senza pilota da qualunque parte del mondo. L'X-47B è il primo drone progettato per il decollo e l'atterraggio su una portaerei, il che significa che Washington non avrebbe bisogno delle autorizzazioni degli altri Paesi per utilizzare le loro basi.

UE. L'UE spera di colmare il gap con gli USA. Attualmente ci sono all'incirca 400  progetti in ballo nel Vecchio Continente per la realizzazione dei velivoli a pilotaggio remoto. La tedesca Eads Cassidian, la francese Dassault Aviation e Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica hanno sottoscritto un'intesa in cui affermano di avere una visione comune della situazione degli aerei senza pilota e chiedono il lancio di un programma europeo per lo sviluppo di droni della categoria a media altitudine e lunga autonomia (in gergo Male). Affermano che un programma comune nella Ue sosterrebbe le esigenze delle forze armate europee e consentirebbe di mettere insieme i fondi pubblici di vari Paesi per la ricerca e lo sviluppo, per alleviare i problemi di ristrettezza dei bilanci. Nel novembre 2011 è stato firmato un memorandum tra i ministeri della Difesa di Italia e Germania sui droni. Tuttavia un anno fa i tedeschi hanno spiazzato gli italiani siglando un'intesa con la Francia, che già nel novembre 2010 aveva concluso due intese con la Gran Bretagna ponendo le basi per l'unione militare. All'accordo anglo-francese era seguita un'intesa industriale tra Dassault e Bae Systems per sviluppare un drone da ricognizione, il Talamos.

Francia.  Oltre ai programmi citati, sta negoziando con gli americani l'acquisto di 12 Reaper. Le forze francesi hanno utilizzato droni Harfang senza armi (basati sull'Heron israeliano) in Afghanistan, Libia e Mali.

Germania.Il gruppo paneuropeo Eads si è impegnato nella costruzione del drone tedesco Euro Hawk, clone dello statunitense Global Hawk.  Tale progetto tedesco si è bloccato dopo lo scandalo dei costi gonfiati che prima delle elezioni è quasi costato la testa al ministro della Difesa teutonico.  La Germania, col polverone sugli Euro Hawk, aveva cancellato il contratto con Northrop Grumman  rimandando tutto al post-elezioni.  Ma difficilmente Berlino potrà ritirare l'impegno preso. Le forze tedesche in Afghanistan hanno utilizzato droni Luna e Heron israeliani.

Regno Unito. Il Regno Unito è un vecchio partner degli Stati Uniti nell'uso dei droni armati. Finora nessun altro paese europeo ha utilizzato droni armati. Le forze militari britanniche hanno utilizzato i Predator statunitensi in Iraq dal 2004, prima di acquisire i propri droni Reaper per usarli in Afghanistan nel 2007. Da allora, il Regno Unito ha lanciato oltre 400 missili e bombe dai suoi droni in Afghanistan, un dato destinato ad aumentare quando il Regno Unito raddoppierà la sua flotta di droni armati nel prossimo anno, operando con droni sia dal proprio territorio che dal suolo statunitense. I  britannici di Bae Systems sono grandi produttori di droni. Taranis è un prototipo di tale azienda, semiautomatizzato e stealth.

Italia.  E’ diventata una piattaforma privilegiata per testarli ed è stata anche il primo Paese dell'Ue a usarli, sia pure solo a scopo ricognitivo e di intelligence, dopo la Gran Bretagna, invece l'unico Stato nel club dei 27 ad averli armati.  La flotta italiana, acquistata tra il 2001 e il 2008 per un importo complessivo di almeno 380 milioni di dollari, consiste oggi di 12 aerei teleguidati (sei Predator e sei Reaper).  Sono in forze al 32esimo stormo della base militare Amendola (FG).
I 6 Predator, progettati per perlustrare territori e scattare immagini, verranno dismessi nel 2020. Dalla base di Amendola gli UAV decollano per le missioni di ricognizione e protezione dei militari italiani in Afghanistan. Nel 2011, i Predator italiani sono partiti per la Libia, contribuendo in modo rilevante, per gli analisti statunitensi, all'identificazione di target sensibili da abbattere. Nel gennaio 2013, l'Italia ha concesso il suo supporto logistico ai francesi per l'intervento militare in Mali, mettendo a disposizione anche i propri droni per un contributo aereo non militare, cioè rifornimenti e osservazione in volo.  Il ruolo dell’Italia è destinato a diventare nel prossimo futuro anche più strategico con la trasformazione di Sigonella, in Sicilia, nell'hub più importante al mondo per i droni.  Qui si svilupperà infatti il sistema AGS – Alliance Ground Surveillance che fornirà ai paesi dell’Alleanza Atlantica capacità di intelligence, sorveglianza e riconoscimento a supporto  dell’intero spettro delle operazioni NATO nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio Oriente . Nella base aeronavale siciliana, dove arriveranno 800 militari membri dell’Alleanza, opererà il centro di coordinamento e controllo. La costruzione di stazioni fisse e mobili sarà appaltata a industrie europee dalla capocommessa Usa Northrop Grumman. Da Sigonella partono oggi anche i droni utilizzati nell’operazione di pattugliamento “Mare Nostrum”, che dovrebbe evitare il ripetersi di tragedie di  migranti come recente di Lampedusa. Presto si passerà al loro uso sulla Terra dei Fuochi per individuare i suoli inquinati. Droni che erano stati utilizzati per tenere sotto controllo le colate e le emissioni gassose dell'Etna sono stati usati per controllare la Costa Concordia e per campagne di monitoraggio ambientale.  Utilizzi militari e civili si intrecciano, nella sicurezza come nell’ordine pubblico. I confini fra usi leciti e illeciti diventano labili. Nel mercato dominato da aziende Usa e isrealiane  l’unico drone italiano finora operativo sul mercato è il Falco, aereo teleguidato progettato dalla Selex ES (già Selex Galileo), gruppo Finmeccanica. Più piccolo dei Predator americani, ha ottime prestazioni. E’ lungo 5 metri, apertura alare di 7 metri, può restare in volo per 12 ore e trasmettere dati a 200 km di distanza ed è stato concepito  per la ricognizione, con visori all’infrarosso e radar.  E’ il drone che è stato mandato in missione in Congo per conto dell’ONU. Tale UAV pare sia stato usato dal Pakistan in operazioni sul proprio territorio, modificato per l'attacco. Questo paese ne ha acquistati addirittura 25. I primi sono arrivati dall’Italia, gli altri sono stati assemblati lì. E sono in servizio dal 2009. ( Il contratto era stato firmato quando il paese era in mano al generale Musharraf, poi le cose sono cambiate e la diffusione dei droni made in Italy ha creato problemi fra la nostra industria bellica e la diplomazia Usa). L’azienda italiana controllata dallo Stato ha venduto il suo drone anche ad Arabia  Saudita e Giordania. A febbraio al salone di Abu Dhabi, Piaggio Aeroha presentato il nuovo P.1HH Hammerhed, prototipo senza pilota del bimotore a turboelica P180 Avanti II.  Alenia sta anche collaborando coi francesi Dassault e con Eads per realizzare il drone d’attacco Neuron, da produrre in un numero limitato di esemplari.  

Israele. Gli israeliani di Elbit Systems e Israel Aerospace Industries (Iai), sono attivissimi nel rifornire Stati europei come la Svizzera e la Gran Bretagna e nel discutere contratti futuri con Germania e Francia. Da Tel Aviv, sin dal 2005, sono partite le maggiori esportazioni del comparto: il 50% verso l'Europa e il 34% verso l'Asia, per un totale di circa $4,6 miliardi in otto anni.  

Svizzera. La neutrale Svizzera ha chiesto agli israeliani altri 6 UAV, per rinnovare la sua flotta di 25 mini droni, di tecnologia superata. 

Marocco 21.01.2014 L'Aeronautica militare del Marocco ha intenzione di acquistare dalla Francia gli Harfang (IAI Heron I) . Il contratto potrà essere sottoscritto dopo l'accordo per la consegna dei droni della compagnia israeliana Israel Aerospace Industries, produttore di Heron I . In caso di conclusione dell'accordo, al Marocco andranno gli Harfang in sovrannumero rispetto alle necessità dell'Aeronautica militare francese. Oggi in dotazione al Marocco ci sono già 3 Harfang, comprati dalla Francia con il permesso di IAI. I rapporti diplomatici tra Marocco e Israele sono stati interrotti nel 2000, ma ora i Paesi pian piano stanno sviluppando la cooperazione tecnica militare.

Altri importanti utilizzatori di droni sono Brasile, Iran, Cina, India e Russia

 

di Antonio Frate

 

 

Invasione russa in Crimea

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La Russia avrebbe inviato "di recente" in territorio ucraino altri 6000 militari, oltre ai 2000 parà e i 30 blindati, secondo il ministro della Difesa ucraino, Ihor Tenyukhe,. Secondo quanto dichiarato da Serhiy Astakhov dell' Associated Press, portavoce delle autorità frontaliere dell’Ucraina, otto aerei militari da trasporto russi sono atterrati in Crimea con a bordo dei carichi sconosciuti. Astakhov ha affermato che gli aerei, degli Il-76, sono entrati inaspettatamente nello spazio aereo ucraino e hanno ricevuto l’autorizzazione ad atterrare alla base aerea di Gvardeiskoye, a nord della capitale regionale Sinferopoli. Per il rappresentante permanente del presidente ucraino in Crimea, Serghiei Kunitsin, citato dall'agenzia Unian, gli Il-76 atterrati sarebbero 13. Ognuno con a bordo 150 paracadutisti per un totale di 2.000 soldati. L’aeroporto di Simferopoli è pattugliato da ronde armate di miliziani locali filo-russi, alcuni in divisa senza insegne, altri in abiti civili. L'Ilyushin Il-76, in caratteri cirilliciИльюшин Ил-76, conosciuto in Occidente col nome in codice NATO Candid, è un quadrimotore turbofan da trasporto strategico multiruolo, a medio raggio, progettato dall'OKB 39 diretto da Sergej Vladimirovič Il'jušin e sviluppato in Unione Sovietica tra i tardi anni sessanta ed i primi anni settanta. Le missioni del velivolo sono l'aviolancio di paracadutisti, trasporto tattico di commandos e materiale da combattimento, inclusi corazzati medi completi d'equipaggio, soccorso e salvataggio in zone disastrate. Si può affermare essere, per la configurazione generale e per il ruolo a cui era stato destinato in fase di progettazione, l'equivalente sovietico dello Lockheed C-141 Starlifter americano. Mentre tale ultimo velivolo è stato prodotto in meno di 300 esemplari, l'Il-76 è stato prodotto in circa 900 esemplari, in gran parte esportati, e le ultime versioni, equipaggiate con impianto motore aggiornato, sono rimaste in produzione almeno fino alla metà degli anni novanta. Il peso a vuoto è di 92 tonnellate e il carico massimo di 88, la velocità massima di 850 km/h.

 

di Antonio Frate

 

 

Systeme de Pose Rapide de Traveres

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Un ulteriore veicolo speciale, molto particolare, è il PTA. Il PTA o SPRAT (Systeme de Pose Rapide de Traveres - Rapid System Installation Bridge, denominazione nell'esercito francese) è un ponte d'assalto modulare progettato e prodotto dalla società francese CNIM . Il contratto di sviluppo è stato firmato nel 2003. La prima macchina è stata consegnata nel 2012. Nel maggio 2012, la DGA ( agenzia francese per l'approvvigionamento dell'esercito francese ) ha consegnato il quinto sistema lancia- ponte (SPRAT) al Tredicesimo Reggimento Genio (Le Valdahon, Francia orientale). Inizialmente 18 PTA sono stati ordinati per l'esercito francese, tuttavia l'ordine è stato ridotto a 10 unità con una consegna completata nel 2013. Lo SPRAT ha prestazioni operative che sono ineguagliabile nel mondo grazie alla sua modularità (adattamento della lunghezza del ponte alla larghezza del fossato, la sua velocità operativa (lancio di un lungo ponte, due sezioni insieme in meno di 10 minuti), la sua mobilità su strada e fuori strada (pendenza fino al 60% ) e l'eccellente protezione dell'equipaggio contro l'aggressione sul campo di battaglia, anche durante le operazioni di varo e il recupero del ponte. A differenza dei veicoli gittaponte pesanti in servizio un pò ovunque nel mondo, realizzati su scafi di veicoli corazzati, lo SPRAT si basa su un telaio a mobilità elevata 10x10, destinato a installare il ponte mobile in zona di combattimento , in brevissimo tempo, permettendo di attraversare un fosso o un ostacolo d'acqua ad una larghezza massima di 24 m per tutti i veicoli in servizio nell' esercito francese, incluso il carro pesante Leclerc.

Dati tecnici

Il ponte è montato su un nuovo telaio di camion 10 x 10. L'originalità del sistema risiede nel fatto che la lunghezza del ponte può essere regolata in base alla larghezza del gap che deve essere attraversata. Questo ponte d'assalto comprende due sezioni che possono essere lanciate insieme o separatamente: si possono schierare o due ponti di 14,3 m, o uno di 26 m. Ogni sezione pesa 7,4 tonnellate. Il ponte è lanciato orizzontalmente sopra la parte anteriore (tipo a mensola) anziché verticalmente come in altri lanciaponti. Il vantaggio principale di tale caratteristica è che non può essere osservata una certa distanza dal nemico. Il PTA 2 può lanciare una sezione in 3 minuti e due sezioni in 5 minuti. Nei 14 metri (un elemento di ponte ) di configurazione, il ponte mobile è in grado di supportare 120 tonnellate, nei 26m fino a 80 tonnellate ( veicoli cingolati ) o 100 tonnellate (veicoli ruotati). Attualmente lo SPRAT è il ponte d'assalto più resistente del mondo.
Progettazione e Protezione: la parte anteriore del veicolo SPRAT è dotato di cabina completamente chiusa con protezione balistica e antimina, che protegge l'equipaggio contro il fuoco delle armi leggere e schegge d'artiglieria, ha un sistema di condizionamento d'aria e NBC che viene gestito da un equipaggio di due persone che possono distribuire i ponti sotto protezione completa. Lo SPRAT ha un equipaggio di due persone, il conducente e il comandante del veicolo. Mobilità: lo SPRAT è basato sul telaio 10 × 10 di fondo che è dotato di servosterzo, sospensioni indipendenti e un sistema di regolazione della pressione del pneumatico centrale che fornisce un elevato livello di mobilità. E' motorizzato con un motore diesel turbocompresso che sviluppa 760 CV. Accessori: il veicolo è inoltre dotato di un sistema di controllo pressione dei pneumatici centrale, azionabile dalla cabina di guida in base alle diverse condizioni del terreno. Il sistema SPRAT è composto da due veicoli:
- un launcher, veicolo con 5 assi sterzanti (10x10) , dotato di due sezioni ponteggio lunghe 14 metri, che può lanciare separatamente per attraversare in successione due fossati di 12 m ciascuno , o dopo l'assemblaggio delle due sezioni, permette un attraversamento di 24 metri di larghezza;
- un fornitore di ponte 6 x 6 (PTS nell'esercito francese) dotato di 2 sezioni ponte supplementari. 
La massa è di 59.000 kg con ponte, la velocità di 70 kmh, l'autonomia di 800 km, il guado di 1 metro, le dimensioni sono: lunghezza: 17,3 m. larghezza: 4,0 m. altezza: 4,0 m.
Il  PTA 3 è una versione che trasporta tre blocchi ponte. La lunghezza complessiva di questo ponte militare è di 27 m . Si può lanciare una sezione in 4 minuti, due sezioni in 6 minuti e 3 sezioni in 7 minuti. E 'stato mostrata al pubblico nel 2004, ma tuttavia sembra che questa versione non ha ricevuto ordini di produzione. 

 

di Antonio Frate