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Huawei vs Google, guerra tra colossi

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Da inizio settimana Huawei ha perso la sua licenza per utilizzare il sistema operativo Android nella sua versione più ricca e completa, in seguito a una sospensione decisa da Google, per rispettare le disposizioni imposte dal governo statunitense contro le aziende cinesi. La decisione, che sta facendo molto discutere, potrebbe avere grandi conseguenze per l’intero settore della telefonia e coinvolgere milioni di proprietari di smartphone Huawei, non solo negli Stati Uniti. Per capire come siamo arrivati fino a questo punto è necessario fare qualche passo indietro fino alla settimana scorsa, quando il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per dare al governo il potere di impedire alle aziende negli Stati Uniti di acquistare apparati per telecomunicazioni prodotti da chi costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale.  Dopo aver scatenato il panico in tutto il mondo, il governo americano ha deciso di abbassare i toni con Huawei e concedere una licenza temporanea di 90 giorni che ripristina in parte i requisiti e le politiche di licenza in base ai regolamenti di amministrazione delle esportazioni. Ma cosa succederà davvero? In realtà la vicenda non è così tragica come sembra. Il governo americano ha proibito ad aziende, tra cui Google, di distribuire prodotti software e hardware ad aziende che sono nella “Black List” di Trump. Gli utenti di Huawei, (azienda che si trova in questa lista) non potranno quindi accedere ai contenuti che non sono già accessibili online.

di Alex Di Ciocco e Marino D'Onofrio

L'inferno parigino, a fuoco il simbolo della cristianità

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L’incendio a Notre-Dame di Parigi, che lunedì sera ha bruciato parte della cattedrale, è stato completamente spento martedì mattina. Le opere d’arte conservate nella cattedrale si sono salvate. La procura di Parigi ha aperto un’indagine per incendio colposo mentre la polizia si sta concentrando sull’ipotesi che il fuoco sia divampato per via dei lavori di restauro che erano in corso intorno alla guglia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso che la cattedrale verrà ristrutturata entro breve tempo. Preoccupante la reazione del mondo jihadista monitorato dal sito di intelligence SITE. “Allah è grande” inneggia via twitter, Mohammed Noura, sotto la foto della cattedrale di Notre-Dame in fiamme. È solo uno dei centinaia di messaggi sui social di musulmani felici che il simbolo della cristianità sia finito in fumo. “È la vendetta di Dio (Allah) contro i razzisti colonialisti” esulta Walid Channouf, che scrive un tweet in perfetto francese. Damien Rieu sta dando la caccia in rete a chi inneggia all'incendio della cattedrale nel cuore di Parigi. Via twitter ha individuato frasi allucinanti di islamici che si compiacciono del rogo. Inoltre a decine hanno postato faccine sorridenti sotto le immagini dell'incendio. Sul profilo Fb di Al-Jazeera Channel sono stati in molti ad esultare. Ovviamente tutti i nomi sono di musulmani, anche se il disastro di Parigi sembra non essere stato un atto terroristico. La colletta a cui tutti possono partecipare è partita martedì 16 aprile a mezzogiorno. Quello che è certo è che serviranno decenni per ricostruirla. Dopo il miliardario francese François-Henri Pinault, che ha annunciato la donazione di 100 milioni di euro per la ricostruzione della cattedrale di Notre Dame di Parigi, anche Bernard Arnault ha fatto sapere di mettere a disposizione ben 200 milioni di euro per far rivivere la chiesa, simbolo della capitale francese e della civiltà europea.

di Marco Andratta, Alex Di Ciocco e Michele Paoletti

L'Africa tra vittime e sequestri

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Si sentono tanti casi di uomini e donne italiani uccisi o sequestrati nel continente africano per ragioni spesso ignote. Si va dal più noto caso di Giulio Regeni fino a Raffaele Mastrogiuseppe, imprenditore di sessantanove anni, originario di Larino, brutalmente assassinato ad Heidelberg, nel Sudafrica, a pochi chilometri da Johannesburg. Secondo le fonti della polizia sudafricana un commando armato di cinque uomini avrebbe fatto irruzione nella sua proprietà. Dalle prime ricostruzioni fatte, sembra che Mastrogiuseppe, si fosse reso conto della presenza dei malviventi e che loro, per evitare che lui chiedesse aiuto, abbiano sparato alcuni colpi per ferirlo. Successivamente l’imprenditore, tentando di raggiungere il piano superiore, è stato subito raggiunto e ucciso. Le autorità, inoltre, hanno dichiarato di aver già catturato i cinque criminali che, dopo aver spogliato la casa di tutti i beni, si sono dati alla fuga.  Altra persona che, purtroppo, ha subito un destino simile, è stata Silvia Romano, ragazza italiana rapita in Kenya lo scorso 20 novembre. Si pensa che Silvia sia ancora viva ma ancora non si hanno notizie certe. Gli inquirenti hanno dichiarato che la stanno ancora cercando, grazie all’aiuto di tre uomini arrestati che stanno collaborando con le indagini.  Infine un’altra vittima ormai “storica” è un prete, rapito in Niger, ma che potrebbe essere ancora vivo. Padre Dall'Oglio è noto per aver rifondato, in Siria, negli anni Ottanta, la comunità monastica cattolico-siriaca Mar Musa (Monastero di san Mosè l'Abissino), erede di una tradizione cenobitica ed eremitica risalente al VI secolo. Il monastero, ubicato nel deserto a nord di Damasco, accoglie anche aderenti di religione ortodossa. Paolo Dall'Oglio è stato fortemente impegnato nel dialogo interreligioso con il mondo islamico. Questo suo attivismo gli ha causato l'ostracismo del governo siriano, che minacciò la sua espulsione durante il soffocamento della protesta popolare deflagrante nel 2011. Il decreto d'espulsione non fu inizialmente attuato a seguito di un accordo raggiunto con l'autorità siriane, in base al quale il gesuita doveva tenere un "profilo basso", astenendosi dall'esprimersi pubblicamente sulla situazione politica del paese. L'espulsione è stata poi eseguita il 12 giugno 2012. Per un breve periodo dopo la sua espulsione dalla Siria, si è trasferito a Sulaymaniyya, nel Kurdistan iracheno, dove è stato accolto nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra prima di sparire nel nulla.

di Chiara Barone e Domenico Di Mella

Aereo dell'Ethiopian precipita a Nairobi

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Il Boeing dell'Ethiopian Airlines, schiantatosi lo scorso 10 marzo con a bordo 157 persone e diretto a Nairobi, ha messo in crisi tutta la flotta dei nuovi aerei da poco acquistati. L' aereo è precipitato sei minuti dopo il decollo da Addis Abeba. Dei passeggeri ricordiamo che otto erano italiani: Sebastiano Tusa, famoso archeologo siciliano, Carlo Spini, Gabriella Vigiani, Matteo Ravasio, Paolo Dieci presidente della Ong CISP e rete Link 2007, un'associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni non Governative italiane, Virginia Chimenti, Rosemary Mumbi e Maria Pilar Buzzetti. Si presume che all'origine del problema al veivolo ci sia stato un guasto nel software. Il problema si era già verificato nello stesso modello di aereo precipitato in Indonesia ad ottobre. Il software ha ricevuto dei dati anomali che l'equipaggio ha cercato di correggere manualmente. I tentativi manuali, però, sono stati respinti dal computer che ha fatto procedere l'aereo su una rotta sbagliata fino a farlo schiantare a terra. C'è comunque, una ulteriore ipotesi, legata ad un contadino della zona che avrebbe udito l'aereo emettere un rumore anomalo, il che potrebbe far pensare ad un guasto meccanico. Il ritrovamento delle scatole nere ci aiuterà a capire molto, anche se resta il dramma delle vite umane spezzate.

di Marzia Amoruso, Gioele Garofalo e Siria di Lallo

I Talebani e il traffico di oppio

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In Afghanistan il vero business è rappresentato dall’oppio. Anche se dal 2015 la produzione ha registrato un notevole calo, i talebani sono responsabili di circa l'85% della produzione mondiale di oppio e del 77% circa di quella di eroina. Complice di ciò è la protezione offerta dai talebani ai coltivatori di papavero da oppio, che lavorano per il 10% del costo della materia prima. La coltivazione di questi papaveri si concentra, ad oggi, nelle regioni a sud-ovest del Paese; la regione con più produzione pro capite è l'Helmand che ospita 86000 ettari atti alla coltivazione di oppio. È risaputo che l'oppio viene trasformato in eroina, morfina e tante altre droghe pesanti. La produzione e la vendita di oppio non rappresentano un danno solo per la salute mondiale ma determinano anche la capacità dei gruppi armati locali di sostenere le proprie guerre. Lo scorso anno il governo ha distribuito più di 10mila tonnellate di sementi per convincere gli agricoltori a produrre grano, ma in molti casi - dicono fonti ministeriali - non c'è stato cambio di coltivazione. La produzione passa dall’Afghanistan attraverso il Pakistan prima di essere esportata clandestinamente in Europa o Asia, nascosta essenzialmente in grandi container che partono da Karachi, porto tentacolare di 20 milioni di abitanti sul mar d'Arabia, da tempo in mano ai talebani.

di Francesco Mastrogiuseppe, Domenico Di Mella, Luca Sarrapochiello, Domenico Abiuso

Neruda, il poeta della Nazione

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“Solo l'ardente pazienza porterà al raggiungimento della felicità”. Questa è una delle più celebri frasi di Pablo Neruda. Nato in Cile a Parral nel 1904, amavano definirlo in molti come il poeta delle cose semplici. Secondo Gabriel Garcia Marquez il più grande poeta del ventesimo secolo, il poeta universale, cioè colui che riusciva a trattare dei più svariati argomenti dall'amore alla guerra civile senza mai perdere la purezza che lo distingueva. Neruda decise innanzi tutto di scrivere di sé e di ciò che lo circondava, abbracciando temi e filosofie di amore universale che richiamavano al Cristianesimo al quale lui non aderì mai in modo definitivo. Era amatissimo dal suo popolo, e lui lo amava ugualmente. I suoi conoscenti lo definivano un solitario ma ritenevano anche che fosse la persona più socievole del mondo. Era un uomo che amava la semplicità e le piccole cose, in quanto preferiva la pace della sua piccola casa sul mare alla fama e alla vita mondana che rifiutò sempre. La poesia di Neruda è ed è stata oggetto di diverse opinioni e di amore sconfinato da parte dei suoi appassionati. La sua poetica spazia dai temi della libertà assoluta (egli rifiutava la dittatura che in quegli anni infervorava in Cile e nell'America Latina, il colonialismo e l'imperialismo) alla vita e alla morte e soprattutto all'amore, forza che ci mantiene in vita. Nel 1971 vinse il premio Nobel per la Letteratura. Due anni dopo morì in Cile durante la dittatura di Pinochet che portò tanto dolore nel suo Paese. Il poeta venne più volte sollecitato ad abbandonare il Cile e a rifugiarsi in America o in Europa ma lui rifiutò sempre di abbandonare il suo paese natale, scegliendo di morire accanto a sua moglie nella sua vecchia casa, davanti a quel mare che gli ha ispirato i suoi versi più belli.

di Lorenza Torrese

8 Marzo nel segno della donna

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Sono diversi gli esempi di donne simbolo di questa giornata. Su tutte ne vogliamo ricordare due: Frida Kahlo e Rita Levi Montalcini. Frida Kahlo è stata una pittrice messicana, nata da padre tedesco e madre spagnola nel 1907. Uno degli aspetti che più caratterizza la sua arte è il suo rapporto ossessivo con il corpo, trasformandolo nel fulcro della sua arte. Fino al 1938 la sua pittura si concentra principalmente sugli incidenti della vita, in particolar modo dopo che rimase vittima di un incidente causato dall’autobus sul quale si trovava e un tram; le conseguenze dell’incidente furono alquanto drammatiche e la segnarono per tutta la vita. Per tanto, costretta ad anni di riposo a letto, concentra la sua vita su una cultura personale dell’arte e del mondo della scrittura. Il suo primo dipinto fu un autoritratto che donò al ragazzo di cui era innamorata.  Nel 1938 il maggiore esponente del surrealismo, André Breton, rimase tanto colpito dai suoi lavori a tal punto da proporle una mostra a Parigi. In questo periodo della sua vita Frida incontra pittori surrealisti come Salvador Dalí, dal quale era tanto affascinata. Nonostante l’apparente avvicinamento al surrealismo, Frida è sempre stata molto lontana da questo mondo, poiché la sua arte non era legata alla logica e al subconscio, ma era, al contrario, legata principalmente alla sua vita. Nel 1960 uscì un film diretto da Manuel Michel, nel quale si raccontano le avventure della mitica pittrice che, tutt’oggi, resta il simbolo dell’amarsi e del piacersi nel mondo delle donne; difatti ad oggi i social sono invasi da frasi e foto di Frida con le sue famose citazioni, fonti di ispirazione e sostegno per tutte le donne. Infatti Frida è il simbolo del femminismo moderno, in quanto rifiutava gli stereotipi di genere e riteneva opportuno sentirsi libera e in pace con se stessa; per tanto le sua sopracciglia folte divennero simbolo della “body positivity”, ossia uscire fuori dagli schemi e non piegarsi alle norme imposte dalla società. Altro esempio di donna famosa e lungimirante è quello di Rita Levi Montalcini. Nata Torino il 22 aprile 1909, da Adamo Levi, ingegnere elettrico e matematico, e dalla pittrice Adele Montalcini, Rita si è sempre definita una donna libera. Pur essendo cresciuta in un mondo dove prediligeva il sesso maschile, la sua voglia di distinguersi e di diventare qualcuno è sempre stata forte negli anni. Ha rinunciato ad un marito e ad una famiglia per dedicarsi completamente allo studio dalla scienza. La Montalcini iniziò a dedicarsi alla scienza a vent’anni, allieva di Giuseppe Levi, che la fece appassionare alla materia e le permise alla giovane di applicare una nuova prassi metodologica d’indagine, che era al contempo rigorosa e innovativa per quegli anni: la coltivazione in vitro (processi biologici riprodotti in provetta e non in organismo vivente) segnò un vero punto di svolta fra le due epoche. Nei primi anni cinquanta scoprì il fattore di crescita nervoso (NGF) che la portò a ricevere il Premio Nobel.

di Alessia Trotta e Chiara Barone

Intelligenza artificiale: tra salvezza e catastrofe

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Un tema sempre più attuale è quello dell’intelligenza artificiale che diventerà presto la colonna portante dello sviluppo tecnologico e scientifico, il quale dovrà tenere conto del valore e delle qualità dell’uomo che non possono essere sostituite da una macchina. Grandi progressi stanno avvenendo nell’ambito medico: un gruppo di ricercatori ha infatti scoperto che un algoritmo dell’intelligenza artificiale capace di riconoscere le malattie respiratorie nei bambini, partendo dall’analisi della cartella clinica dei pazienti; formulare diagnosi partendo dagli esami radiologici o riconoscere tumori della pelle. Nonostante ciò il dibattito su queste nuove tecnologie resta ancora aperto e vede la società divisa su due fronti: chi ritiene che il nostro futuro sia nelle mani delle nuove tecnologie e chi pensa che ciò possa gravemente compromettere e nuocere l’identità e l’etica umana sostituendo alla manodopera umana quella robotica.  La soluzione sta nel fare un uso intelligente di tali tecnologie che non devono sostituire il lavoro umano bensì supportarlo laddove l’uomo abbia dei limiti.

di Michela Di Iorio

Crollo di una diga in Brasile

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Le vittime continuano ad aumentare a Brumadinho, località brasiliana nel Sud Est del Paese. A causa del crollo della diga si contano già oltre 292 dispersi. Il portavoce della Protezione Civile dello Stato di Minas Gerais ha infatti annunciato che i soccorritori non hanno ancora individuato degli autobus con il numero preciso di corpi all'interno. Le ricerche dei dispersi sono poi state interrotte in seguito ad un allarme lanciato dalle autorità a causa delle alte probabilità di crollo di una seconda diga mineraria. Pochi giorni fa a Davos il presidente Bolsanaro aveva dichiarato che: “Il Brasile è il paese che preserva l'ambiente” aggiungendo che “i fatti saranno appurati e nuove tragedie evitate”. Intanto il governo federale ha messo in sesto un'unità di crisi. Mancano elettricità, internet e collegamenti telefonici che rendono difficili le operazioni di recupero dei sopravvissuti nelle varie aree colpite dalla terribile tragedia. Una tragedia che si poteva evitare? Molti sostengono di sì, infatti sotto accusa è finita la Vale, la multinazionale che controllava le operazioni della diga. Secondo molti ambientalisti questo evento tragico poteva evitarsi poiché i dirigenti della Vale non avrebbero messo in atto nessun controllo sulla diga i cui sistemi di sicurezza non sarebbero revisionati da anni. Si attende con trepidazione che qualche altro sopravvissuto sia tratto in salvo, ma le speranze sono basse soprattutto in una zona di circa 10 km quadrati coperta da milioni di metri cubi di fango e rifiuti minerali.
 
Nadia Pia Fierro, Alessandro Vergalito, Ruby Lora Marte (allievi del corso di giornalismo per ragazzi di Fossalto)
 

La scelta del Presidente Mattarella

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Quella che sta vivendo il bel Paese in questi giorni è una della tante crisi istituzionali che ha attraversato durante tutto il suo periodo repubblicano. Ieri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto un veto sulla lista di governo presentata dal primo ministro professor Conte designato dalla coalizione nata post-elezioni dalle due forze populiste Lega e M5S. Punto cruciale il ministero dell’economia e la proposta di affidarlo all’82enne economista Paola Savona. Il presidente si è avvalso dell’articolo 92 della costituzione  che recita: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.” Mattarella parlando al popolo italiano ha motivato la sua scelta dicendo di aver dovuto salvaguardare l’economia italiana da un possibile ministro con tendenze anti-euro così rischiose da compromettere la stabilità del paese, avvalendosi dell’articolo  47 della costituzione che a tal proposito recita che: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito”. L’epilogo è stata la rinuncia dell’incarico da parte del professor Conte e un possibile governo “neutrale” che porti il Paese fino alle prossime elezioni. Ma non è la prima volta che un presidente della Repubblica esercita questo suo diritto costituzionale.  Già in precedenza il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro pose un veto alla proposta del primo governo Berlusconi di nominare ministro di Grazia e Giustizia Cesare Previti. Il gesto pienamente democratico e costituzionale del presidente però non è stato accolto bene da alcune forze politiche come Lega, M5S, FDI e da buona parte della popolazione che pur non avendo alcuna conoscenza in materia politica e costituzionale, vive ormai influenzata dalle forze populiste ed in balia di fake news.

di Michelangelo Fanelli

Russia 2018, Mondiale e tensioni tra sovietici e inglesi

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Sarà una lunga vigilia per il Mondiale di Russia 2018, caratterizzata in particolare dalle tensioni politiche tra Putin e Gran Bretagna. Uno scenario purtroppo già visto nelle ultime grandi manifestazioni sportive, essendo sempre più difficile arrivare ad accordi. La memoria ci porta alle ultime Olimpiadi invernali di PyeongChang caratterizzate dalla crisi tra le due coree mentre il Mondiale di Russia 2018 rischia di passare alla storia come quello del boicottaggio nei confronti di Putin. In primo piano la crisi politica e diplomatica con la Gran Bretagna seguita al clamore del caso Skripal. Lo scenario che preoccupa la Fifa è l'assenza dei maggiori leader politici mondiali il 14 luglio, giorno dell'inaugurazione allo stadio Luzhiniki. Secondo il quotidiano As la Gran Bretagna avrebbe iniziato una serie di colloqui con gli alleati per convincerli a lasciare isolato Putin nel parco presidenziale quando ci sarà la cerimonia inaugurale, un gesto che, stando alle ultime notizie, sarebbe già appoggiato dagli Stati Uniti. Il rischio è che tutto si ripresenti al Qatar nel 2022. Tornando alla sicurezza anti-terrorismo, Patrushev ha affermato: "Sono state adottate numerose misure aggiuntive in tutto il territorio del distretto per rafforzare la sicurezza anti-terrorismo nei centri di cura, nelle strutture sportive e nelle infrastrutture vitali".

di Valerio Bianchini, Marco Andretta, Alex Di Ciocco

Finalmente la pace tra le due Coree

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Dopo più sessant'anni dall'armistizio del 1953, un accordo di pace sarebbe un evento storico ma non facile da raggiungere.
L'argomento del trattato di pace è stato uno dei punti cruciali nell'incontro tra Chung Eui-Young, consigliere della sicurezza e presidente della Corea del Sud, e John Bolton, controparte statunitense. In seguito il commento di Donald Trump all'impegno di Seul e Pyongyang a costruire la penisola coreana libera dalle armi nucleari è stato: "La guerra coreana finirà!", ma da parte del presidente americano sono promesse nuove sanzioni per il regime che vige nella cittadina nord-coreana a causa dell'uccisione del fratellastro del leader nord-coreano Kim Jong-un, avvenuta usando agenti chimici. A conseguenza di ciò quest'ultimo si è detto pronto a dire addio al suo arsenale nucleare pur di arrivare a una sopravvivenza politica. Questo evento sebbene utopico, è un passo diplomatico importantissimo per creare le premesse per progressi reali verso la pace.
Il summit ha però riscontrato dei problemi per quanto riguarda gli accordi comuni sulla fine delle guerra e la denuclearizzazione, poiché non dà risposta a come questi obiettivi saranno raggiunti. Inoltre un'altra questione completamente esclusa è stata quella dei diritti umani, da tempo violati dalla Corea del Nord. Il piano di Kim Jong-un, potrebbe essere quello di firmare vaghe dichiarazioni di intenti posticipando il momento di formalizzare i dettagli. Sarebbe comunque un risultato positivo sia per la Corea del Nord che per gli Stati Uniti.
 
di Ilaria Dugo, Gavio Di Carlo, Anna Sanità, Emanuele Saia e Lugi Cerimele
 
 

 

E se internet smettesse di funzionare?

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Nel 1969 nacque un progetto di ricerca dell' ARPA, un' agenzia del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti seguito pochi mesi dopo dalla prima rete di comunicazione online, Arpanet. Con il passare degli anni, altri gruppi, tra cui la NASA e alcune università, crearono le loro reti di comunicazione. Nel 1986 venne formata una rete che sfruttava un sistema di collegamento degli utenti ad alcuni supercalcolatori, la SFNnet che, conquistando decine di milioni di persone, soppiantò Arpanet. Nel frattempo si svilupparono reti anche in altri paesi, e ognuna di esse finì per collegarsi alle altre, formando un’enorme "ragnatela": Internet è appunto il risultato di questa gigantesca connessione fra reti interoperanti. Nel 1990 venne sviluppato uno strumento che rese immediatamente disponibili le informazioni presenti sulla rete in formato multimediale e ipertestuale: il World Wide Web. Internet divenne così accessibile a chiunque e la sua utenza si allargò a centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, che ancora oggi vivono connesse. “Più si è giovani più si è attivi online", attesta una ricerca dell'Istat. Il digital gap tra i 18 - 24enni e gli ultra 55enni è, infatti, pari a 12 punti percentuali: 73% contro 61%. L’altra buona notizia è che non c'è nessuna differenza tra maschi e femmine, entrambi posizionati al 68%. Sta di fatto che, nella nostra quotidianità, a tutti capita almeno una decina di volte al giorno di connetterci ad internet. Viene ormai usato per tutto, dal prenotare un volo aereo all' investire in borsa, dalle ricerche scientifiche fino ad arrivare ad un comunissimo social network. Insomma, lo usiamo sempre. E se smettesse di funzionare? Partiamo subito con il dire che, in realtà, è praticamente impossibile che tutto internet venga spento. Ma mettiamo caso che per qualche strano motivo questo accada, ovviamente tutti i social smetterebbero di funzionare e saremmo, sotto quel punto di vista, tagliati fuori dal mondo. Quello che alcuni non sanno è che, in questo caso, anche le chiamate e gli sms inviati con il cellulare non funzioneranno più dato che, ormai, la maggior parte delle antenne telefoniche sfruttano internet per funzionare. Un altro problema sarebbe quello che tutte le più importanti aziende come Amazon, Google, Facebook, Spotify o Netflix fallirebbero portando alla disoccupazione milioni di persone. I posti di lavoro a rischio però, non sarebbero solo quelli degli impiegati nelle grandi multinazionali, perché anche piccole aziende sarebbero inutili, per esempio, una piccola agenzia di viaggi non potrebbe mai lavorare senza internet perché non potrebbe inviare mail, prenotare i voli e gli alloggi. Non potrebbe fare nulla. L’evento segnerebbe anche la fine del mercato azionario e, soprattutto, delle banche che, non potendo mettere a disposizione il servizio di transazione online, chiuderebbero nel giro di pochi mesi. Diventerebbe impossibile usare qualsiasi mezzo di trasporto terrestre pubblico e privato dato che tutti i semafori e i distributori di carburante non potrebbero funzionare. Insomma, ci ritroveremo in una situazione abbastanza drammatica che, probabilmente, porterebbe a varie rivolte e violenze e i nostri figli si ritroverebbero in una società culturalmente e socialmente regredita rispetto a quella che stiamo vivendo.
 
di Marino D'Onofrio e Michele Paoletti

Le infiltrazioni terroristiche nelle regioni italiane

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Secondo l’Istituto di Ricerca Demoskopica la regione ad essere più a rischio da infiltrazioni terroristiche è la Lombardia con 10 punti distanziata di poco dal Lazio (9,2 punti). Seguono nell’area “rossa” il Piemonte (4,19) punti e infine l'Emilia Romagna (4,10 punti). Nell’area intermedia si collocano altre cinque realtà regionali: Campania (3,53 punti), Toscana (3,15 punti), Veneto (2,33 punti), Trentino Alto Adige (1,79 punti) e Liguria (1,63 punti). Le restanti realtà regionali si sono posizionate nelle due aree che presentano un livello medio-basso di rischio potenziale di infiltrazione terroristica: Marche (1,32 punti), Sicilia (1,26 punti), Calabria (1,15 punti), Sardegna (0,90 punti), Friuli Venezia Giulia (0,83 punti). In coda, tra le meno a rischio si posizionano Puglia (0,73 punti), Umbria (0,54 punti), Abruzzo (0,27 punti), Molise (0,04 punti) e infine la Basilicata (0,03 punti). Queste statistiche si basano su vari aspetti come le intercettazioni autorizzate per indagini sul terrorismo internazionale dal 2006 al 2015 che hanno avuto 10.885 utenze di cui 4.044 in Lombardia (37,2%), 1.351 utenze nel Lazio (12,4%) e 1.112 in Campania (10,2%). A seguire la Liguria con 606 intercettazioni (5,6%), la Sardegna con 544 (5,0%), il Piemonte con 516 bersagli (4,7%), il Veneto con 467 (4,3%), il Trentino Alto Adige con 440 (4,0%), la Puglia con 331 (3,0%), il Friuli Venezia Giulia con 302 (2,8%), l’Emilia Romagna con 298 (2,7%), l’Umbria con 225  (2,1%) e l’Abruzzo con 224 bersagli (2,1%). In coda, sempre per numero di intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche ed informatiche si collocano la Toscana con 157 bersagli (1,4%), la Sicilia con 134 (1,2%), la Calabria con 76 (0,7%),  le Marche con 36 (0,3%) e il Molise con 22 utenze (0,2%). Un altro parametro utile agli studi è stato quello degli episodi terroristici avvenuti in territorio italiano dal 2005. Nel Lazio si registrano 15 episodi pari ad oltre il 22,1% del totale, in Lombardia 12 eventi (17,6%) e in Piemonte 10 eventi (14,7%). Seguono l’Emilia Romagna con 6 episodi terroristici (8,8%), la Toscana con 5 episodi (7,4%), la Liguria con 4 episodi (5,9%), Calabria, Veneto e Marche con 3 episodi per ciascuna realtà territoriale (4,1%), Campania e Trentino Alto Adige con 2 eventi “a testa” (2,9%) e infine Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Umbria con un episodio in ciascuna area (1,5%) per un totale di 68 attentati. Il terzo parametro registrato è stato quello relativo al  numero degli stranieri provenienti dalla zone considerate nella top five del terrorismo ossia, Iraq, Afghanistan, Nigeria, Siria e Pakistan. I pachistani sono maggiormente presenti in Lombardia (37.771 individui), in Emilia Romagna (21.199 individui), in Toscana (6.408 individui) e in Campania (6.170 individui). La maggiore presenza di nigeriani si registra in Veneto con 13.198 residenti, in Emilia Romagna (12.606 individui), in Lombardia (11.396 individui) e in Piemonte (10.150 individui). E ancora la comunità siriana maggiore è presente in Lombardia (1.914 individui), nel Lazio (981 individui) mentre gli afghani per la maggior parte sono nel Lazio (2.618 individui), in Calabria (1.063 individui) e in Puglia (1.015 individui). L’analisi per regione evidenzia che le comunità di iracheni più numerose si sono insediate nel Lazio (797 individui), in Calabria (608 individui), in Puglia (470 individui) e in Trentino Alto-Adige (414 individui). L’ultimo parametro preso in considerazione è stato quello del numero dei visitatori dei musei obiettivi sensibili del terrorismo. Un totale di oltre 59 milioni di visitatori. ll Lazio ha superato la soglia dei 23 milioni, la Campania poco meno di 9 milioni, la Toscana oltre 7 milioni. A seguire la Sicilia (5 milioni), il Trentino Alto Adige (3,4 milioni), il Piemonte (2,6 milioni), la Lombardia (2,6 milioni), il Friuli Venezia Giulia (1,4 milioni), l’Emilia Romagna (1,1 milioni) e il Veneto (1,1 milioni). E ancora, la Puglia (750mila), la Sardegna (556mila), la Valle d’Aosta (504mila), le Marche (497mila) la Calabria (489mila), la Liguria (257mila), la Basilicata (250mila), l’Umbria (248 mila), l’Abruzzo (123) e  infine il Molise (79 mila).

di Michelangelo Fanelli

Guerra in Siria tra raid aerei e costi esorbitanti

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Cosa sta realmente accadendo in Siria? Questa guerra che si protrae da ben sette anni vede protagonisti le forze presidenziali di Assad, i ribelli siriani, i curdi del Pkk nel Nord del paese e le rimanenti milizie del presunto Stato Islamico. Vi sono interessi e alleanze anche con le grandi potenze: i russi e gli iraniani sostengono Assad, gli americani e i loro alleati della NATO i ribelli siriani. La Russia punta a balcanizzare la Siria e allargare la sua zona di influenza mentre le potenze occidentali hanno bisogno del territorio siriano per la sua importanza geostrategica e soprattutto per il passaggio di un importante oleodotto. I bombardamenti, attuati da entrambe le superpotenze, si protraggono ormai da un paio di anni sul territorio siriano. L’attacco missilistico dello scorso 14 aprile ha avuto sicuramente più rilievo mediatico rispetto agli altri raid ed è stato di maggiore intensità. Il presidente americano Trump giustifica la violazione da parte della sua aereonautica dello spazio aereo di uno stato sovrano appellandosi al fatto di aver colpito siti di produzione di armi chimiche usate dal regime di Assad contro i ribelli. Il casus belli di Trump sembra rifarsi ad un pretesto non nuovo visto che nel 2013 per giustificarsi con l’opinione pubblica mandò immagini sui media, di cadaveri di ragazzini messi in fila uccisi da armi chimiche, alcune poi risultate false. Intanto questo gioco tra potenti è costato già 470mila vittime tra i civili e ha causato un esodo di massa portando una nazione al collasso.

I costi

Nel massiccio attacco della notte tra il 13 e 14 aprile, gli Stati Uniti hanno utilizzato diversi missili Tomahawk, missili a medio raggio con una gittata da 1.250 chilometri a 2.500 chilometri. Questi viaggiano relativamente a bassa quota e sono guidati da un sistema di navigazione avanzata. Nel bombardamento aereo gli Usa hanno lanciato tra i 120-130 missili Tomahawk da una nave da guerra e da bombardieri B-1B. Ogni missile Tomahawk costa in media 753.000 euro ma può arrivare anche a 1, 5 milioni di euro. Provando a fare due calcoli moltiplicando 120 missili per 753.000 l’uno abbiamo un totale di 90.360.000 euro. La Francia invece ha mobilitato 5 Rafale, 4 Mirage 2000-5 e 2 aerei di ricognizione Awacs che sono decollati venerdì da basi francesi, accompagnati da 5 aerei di approvvigionamento. I Rafale hanno sparato missili Scalp (della gittata di 250km). Ma non solo! In particolare i francesi hanno approfittato della micro-operazione per testare armi nuove. Tra i 12 missili francesi, tre erano missili da crociera navale MdCN. Questi missili da crociera hanno una gittata da 1.000 chilometri e una precisione dell’ordine del metro. Questi missili, sviluppati dal gruppo francese Mbda, sono molto costosi. Secondo la legge finanziaria 2015, in cui è registrato l’ordine d’acquisto, ogni missile costa 2,86 milioni di euro. Infine la Gran Bretagna ha lanciato missili Storm Shadow da 4 Tornado decollati dalla base Raf (Royal Air Force) di Akrotiri (Cipro). E’ molto probabile che siano entrati in azione anche i sommergibili britannici che erano stati spostati nelle acque di fronte alla Siria. Nel raid sono stati colpiti un centro di ricerca scientifica a Damasco e due impianti di stoccaggio di armi chimiche: uno a ovest di Homs e uno nei pressi di Homs.

di Alice Di Domenico, Domenico Pio Abiuso e Michelangelo Fanelli

Terrorismo rurale colpisce Munster

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Munster, 7 aprile 2018. Ritorna l’incubo terroristico; questa volta, però, a mettere in atto il folle e ripetuto gesto è un tedesco di 48 anni Jens R. Handeln, il quale con un furgone si è piombato sulla folla nel centro della città al confine con l’Olanda.  In seguito si è scoperto che l’attentatore aveva problemi psichici e quindi si presuppone che alla base dell’attentato non ci siano motivazioni ideologiche ma nessuna pista è esclusa. L'attacco risulta comunque differente dal terrorismo islamico “classico”. Infatti quest’ultimo ha come scopo quello di fare il maggior numero di vittime e quindi, come in alcuni casi realmente avvenuti, l’autista del furgone si sarebbe fermato davanti ad un ostacolo e sarebbe sceso armato, ad esempio con un coltello, per continuare a terrorizzare la folla. Ma in questo caso l’attentatore si è suicidato sparandosi un colpo di pistola. Nell’intervista di TGCOM24 con il giornalista Giannandrea Gaiani, si è discusso, di alcuni ambigui parallelismi con le date degli attacchi terroristici, ad esempio il 7 aprile 2017 ci fu l’attacco a Stoccolma, oppure il 22 marzo 2017 ci fu l’attacco a Londra mentre il 22 marzo del 2016 ci fu il primo anniversario degli attacchi di Bruxelles. Ma queste sono tutte ipotesi da verificare. Infine si è parlato di terrorismo “rurale” ad indicare che ora gli obiettivi ambiti non sono più le grandi metropoli ma città un po’ più piccole, facendo riferimento anche all’attentato di Carcassonne. Il direttore della rivista online Analisidifesa.it  chiudendo, ha ribadito che ancora bisogna studiare il personaggio per capire il motivo di fondo del gesto, ma che sicuramente era una persona in grado di intendere e di volere.

di Alice Di Domenico

Salvini, i profughi e le incoerenze

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Il segretario della Lega Matteo Salvini in visita a Campobasso lo scorso 16 febbraio al Grand Hotel Rinascimento ha rimarcato alcune questioni fondamentali in vista delle prossime elezioni politiche. Prima di tutto ha ribadito la sua linea politica improntata sul principio nazionalistico “prima gli italiani” affermando che i sindaci di sinistra cercano di riempire di finti profughi gli alberghi del Molise. Secondo stime ufficiali gli immigrati in regione sono circa 3.000 a fronte di 117 comuni, con una media di 25 migranti a comune. Il segretario della Lega, sicuro di divenire premier, ha inoltre dichiarato di essere in grado di impegnarsi per avere “meno sbarchi e più espulsioni”.  Successivamente Salvini ha ripercorso le tappe che lo hanno portato nelle maggiori piazze meridionali (Bari, Lecce, Matera, etc) incoerentemente con le linee programmatiche degli anni scorsi quando etichettava i meridionali come “terroni”, “fannulloni” o addirittura “troppo distanti dalla impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord”. Attaccando la sinistra, il leader del carroccio, ha poi rincarato la dose accusandola di non avere più argomenti di cui parlare, colmando questo vuoto attraverso manifestazioni antifasciste e antirazziste che poi, in alcuni casi, sfociano in atti di violenza. Su quest’ultimo aspetto dobbiamo però ricordare che ultimamente i medesimi metodi aggressivi sono stati usati da ex-candidati del suo stesso partito politico, vedi episodio Luca Traini. In seguito Salvini ha spostato l’attenzione sul tema della violenza tirando in ballo per l’ennesima volta i migranti, prendendoli come capro espiatorio del male della società e attaccando la cultura islamica secondo la quale “la donna vale meno dell’uomo”, sostenendo che una ragazza non è libera di vestirsi come vuole perché spaventata “da questi ragazzi di colore”. Possiamo confutare prendendo in esame i dati pubblicati dall’agenzia stampa Adnkronos secondo cui nel 2016  in Molise ci sarebbero stati 66 casi di stupro (0,4%). Infine possiamo valutare il linguaggio utilizzato, classificandolo come un “linguaggio ad effetto” poiché condito di terminologie populiste come “politica del buon senso”, classificando le consultazioni del 4 marzo non come vere e proprie elezioni ma come una scelta di vita, ammiccando spesso ai suoi elettori.

di Alice di Domenico e Domenico Pio Abiuso

Sangue a Macerata

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La città marchigiana sotto shock. Nella mattinata del 3 febbraio Luca Traini alla guida di una 147 ha sparato circa trenta colpi di pistola in una zona popolata da immigrati, ferendone sei. Residente a Tolentino, il 28enne con ideologie legate all'estrema destra, aveva raccolto anche una discreta esperienza nel campo politico, candidandosi per la Lega Nord al consiglio comunale di Corridonia nel maceratese non ricevendo alcun voto. Successivamente si era avvicinato a Casapound e Forza nuova. A causa però dei suoi atteggiamenti pericolosi, Traini era stato dichiarato borderline dallo psichiatra. Nonostante ciò non era sotto osservazione delle forze dell'ordine. I problemi psicologici di Traini hanno subito una forte scossa in seguito a gravi problemi familiari essendo stato abbandonato da piccolo dal padre e recentemente cacciato di casa dalla mamma. Per via di questo ultimo motivo viveva dalla nonna.  La mancanza di una vera famiglia e di affetti aveva spinto Traini a rifugiarsi nelle ideologie fasciste, arrivando a commettere un gesto estremo dettato dall’odio razziale. Oltre però ai sei feriti, l'importanza che i media hanno attribuito all' accaduto continuerà ad avere ripercussioni ben più elevate a livello nazionale. L’atto terroristico è servito ad incutere timore tra i migranti e soprattutto a scuotere una tranquilla cittadina come Macerata.

di Antonio Falasca, Manuel Bacca, Pietro Salvatore, Francesco Russi e Simone Mastantuono.

Josef Mengele, il dottore della morte

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Molti furono “I professionisti del male” che servirono la macchina della morte nazista, dall’architetto Albert Spear al professore di lettere Joseph Goebbels fino al medico Josef Mengele. "Il dottore della morte" nasce nel 1911 Günzburg. Nel 1934 entra nel braccio paramilitare del NSDAP, le SA. Nel 1940 parte volontario per il fronte orientale ma viene ferito e così congedato dalla prima linea, tre anni dopo approda ad Auschwitz con il grado di capitano delle SS. Nel campo di sterminio nazista viene soprannominato “l'angelo bianco” per l'atteggiamento e per il camice che indossava quando si apprestava a scegliere chi avrebbe dovuto essere oggetto delle sue ricerche, chi avrebbe lavorato, chi era destinato alla camera a gas e chi sarebbe servito come cavia per i suoi esperimenti. Mengele si rende così conto che è libero di fare ciò che vuole sulle sue cavie senza avere alcuna ripercussione, uccide chi non è adatto ai suoi esperimenti a colpi di pistola o con il fenolo. I suoi studi riguardarono essenzialmente il fondamento biologico dell'ambiente sociale, la trasmissione dei caratteri e i tipi razziali, e infine le persone con elementi di anormalità prediligendo come cavie i gemelli e usando su di essi sostanze chimiche, iniezioni e mutilandoli. Addirittura vi è anche la testimonianza in cui tentò di unire due gemelli Sinti per creare una sorta di gemello siamese artificiale. Poco prima della liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa, Mengele abbandona il campo con l’ordine verso i suoi sottoposti di uccidere con il gas i gemelli usati come cavie. L’ordine non fu mai eseguito a causa della penuria di gas.Nell'immediato dopoguerra cominciò la ricerca dei criminali di guerra nazisti e fra questi era ovviamente compreso anche Josef Mengele. Alla sua ricerca si dedicarono in particolar modo i servizi segreti israeliani Mossad, ma anche il governo statunitense e quello tedesco. Le modalità della fuga di Mengele furono simili a quelle di Adolf Eichmann: gli furono infatti forniti, con modalità non chiarite, dei documenti falsi da parte del comune italiano di Termeno, Tramin, in Alto Adige, che riportavano il nome di Helmut Gregor, nato nel comune stesso. Nel 1949 si imbarcò nel porto di Genova su una nave diretta in America meridionale, arrivando poi in Paraguay dove rimase diversi anni. Finché, allertato dall'avvocato di famiglia, fuggì prima a Buenos Aires, e poco tempo dopo, nel 1955, in Brasile, dove rimase per circa 25 anni fino alla morte. Durante questo lungo periodo Mengele visse dapprima con due sorelle ungheresi, poi con una famiglia del luogo, mantenendo inizialmente nascosta la propria identità. Se inizialmente adottò diversi nomi falsi, dopo alcuni anni decise di tornare a utilizzare il suo vero nome, convinto ormai di essere scampato alle ricerche. Tuttavia, a partire dalla cattura di Adolf Eichmann, avvenuta fra l'altro proprio in Sud America, Mengele cominciò ad allarmarsi. Ritornò quindi ad adottare una falsa identità e si spostò varie volte (fino a giungere in Brasile) cambiando diverse abitazioni. Nel periodo in cui visse in America Latina, lavorò come operaio nella stessa industria della famiglia Mengele, che anche in Sud America aveva degli stabilimenti. Morì nel 1979 colpito da un infarto mentre nuotava nell’oceano.

di Michelangelo Fanelli

Il bitcoin diventerà una moneta mondiale?

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Nel 2009 un inventore anonimo sotto lo pseudonimo di Satushi Nakamoto ha realizzato un nuovo metodo di pagamento che consiste in una criptovaluta denominata Bit Coin. Esso non è una moneta bensì un metodo di scambio volatile il quale valore è determinato da una leva di domanda offerta. Utilizza un database distribuito nella rete e sfrutta la criptografia per gestire gli aspetti funzionali come l'attribuzione di una proprietà di Bit Coin. Inoltre consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete. Al momento esistono un po' meno di 17 milioni di Bit Coin e ne vengono creati circa 100 ogni 40 minuti. Però non sono infiniti perché ne verranno creati 21 milioni. É da specificare che non vengono creati ma estratti, risolvendo un complicato problema crittografico il cui risultato è un Bit Coin. Per averne una grande quantità serve però una notevole quantità di energia, computer di grandi dimensioni e impianti di ventilazione per evitare che si surriscaldino. Il bit coin non è però legale in tutto il mondo;ci sono infatti Stati come Nepal, Bolivia e Vietnam nei quali è stata vietata qualsiasi operazione con criptovalute. A proposito pochi giorni fa la Bce ha lanciato un sondaggio su Twitter sull'argomento per quanto riguarda la possibilità di sostituire la moneta tradizionale con questa particolare criptovaluta  e il risultato è stato positivo per il 75%, negativo per io 13% e il restate 12% non ha espresso preferenze. Questo dimostra che per la popolazione potrebbe realmente diventare un'alternativa alla moneta, ma dal momento in cui ha riscosso questo successo è nata la paura che si tratti di una bolla speculativa. 
 
di Luigi Cerimele, Ilaria Dugo, Anna Sanità, Emanuele Saia, Gavio di Carlo

Il primo anno di Donald Trump

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A più di un anno dell’elezione di Donald Trump come presidente della repubblica statunitense, possiamo analizzare il suo periodo di “potere” come uno dei più movimentati della storia americana. Tra rivelazioni sconcertanti e avvenimenti che hanno riempito di parole le prime pagine di molte testate giornalistiche, ancora non riusciamo ad identificare la vera natura di questo presidente molto rivoluzionario: pazzo genio? Fatto sta che fino ad ora le rivelazioni da lui rilasciate sono state a dir poco sconcertanti: possibili attacchi nucleari e rivendicazioni agli attacchi terroristici in Medio Oriente, accompagnati da interviste capaci di mettere in pericolo la stabilità dei contatti internazionali con le altre superpotenze mondiali. In attesa di altri avvenimenti con un suo coinvolgimento possiamo raccogliere alcune sue frasi pronunciate in questo primo anno passato a Washington:  “Blocchiamo l'accesso dei musulmani negli Stati Uniti finché i nostri rappresentanti non avranno capito che succede!”, “Non è curioso che la tragedia a Parigi abbia avuto luogo in uno dei Paesi con il più rigido controllo sul possesso di armi al mondo?”, “Dobbiamo trovare il modo di chiudere internet per arginare il terrorismo” , “L’ effetto serra è una balla inventata dalla Cina”, “A New York si gela e noi abbiamo bisogno del riscaldamento globale”. Come potremmo definire questo curioso soggetto capace di sconvolgere tutto il mondo intero ma che, in alcune ipotesi molto fantascientifiche, potrebbe nascondere dietro queste rivelazioni una superba intelligenza?

di Alex Di Ciocco, Marino D'Onofrio, Marco Andretta e Valerio Bianchini

Fake news, Salvini condanna il Parlamento Europeo

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“Mi scuso col pubblico che sta seguendo qui questi deliri. Secondo me, non siete normali. Ci sono 20 milioni di disoccupati in Europa, c’è il terrorismo islamico, c’è un’immigrazione fuori controllo. E voi con cosa impegnate il Parlamento Europeo, peraltro deserto? Sul bavaglio a Facebook e sulle fake news. Voi dovreste essere curati da un medico bravo”. Queste sono state le parole pronunciate da Matteo Salvini alla riunione al Parlamento Europeo nel marzo 2017. Il leader leghista ha messo in dubbio la democrazia del Parlamento dichiarando: “State attenti che se applaudite vi buttano fuori…Io aspetto che il Parlamento si paghi la psico-polizia per indagare i psico-reati per quelli che non sono allineati al pensiero unico e alla moneta unica”. Salvini ha così continuato il suo intervento sempre in modo schietto e diretto sostenendo che per il Parlamento europeo ogni linea di pensiero contraria alle sue idee su immigrazione, adozioni gay, chiusura dei campi rom sta a significare razzismo, omofobia e islamofobia. “Il Parlamento Europeo non è stato in grado di controllare le menti degli Europei nelle urne. Ne sono esempio il referendum in Gran Bretagna e le elezioni in USA”. Infine ha chiuso il suo breve intervento sostenendo “Viva la rete e viva Facebook”. Matteo Salvini si dice sì “fortemente preoccupato dalle fake news”, ma non da quelle pubblicate su Facebook, bensì da “quelle che vendono giornali e tg sulle bugie del governo su tasse, immigrazione e falsa ripresa economica”. A completamento di tutto ciò una inchiesta giornalistica apparsa sul New York Times, basata sul fatto che la Russia di Vladimir Putin abbia compiuto “interferenze”, utilizzando soprattutto fake news veicolate via web, per favorire Lega e M5S così come nelle recenti campagne elettorali di Usa, Francia e Germania, oltre che nei due referendum sulla Brexit e sull’indipendenza della Catalogna dalla Spagna. Secondo il Times “molti analisti considerano l’Italia come l’anello debole” della Ue. Il quotidiano americano informa anche che “rappresentanti di Facebook” avrebbero promesso al governo italiano di avere intenzione di “schierare una task force italiana di fact-chekers per affrontare il problema delle fake news prima delle elezioni”.

di Alberto Petruccelli e Luca Sarrapochiello

Il 38° parallelo tra luci e ombre: disgelo definitivo?

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Le Olimpiadi invernali 2018 in Corea Del Sud sono ormai vicine. Nonostante la storica rivalità con la Corea Del Nord, in occasione dei 23esimi giochi olimpici invernali, potrebbero esserci segnali di distensione tra i due Stati in conflitto dagli ormai lontani anni '50. Il ministro dell'Unificazione del Sud Cho Myoung-gyon e il capodelegazione nordcoreano Ro Son Gwon, si sono incontrati nel villaggio smilitarizzato di Panmunjom. Questo incontro può essere non solo una possibilità per le due Coree di riunirsi pacificamente, ma è un'ottima chance per risolvere la questione nucleare nordcoreana. L'Inghilterra si è detta favorevole ai progressi fatti dai due Paesi. “È grandioso che vi siano stati colloqui” queste le parole del ministro degli Esteri inglese Boris Johnson. Poi aggiunge "È grandioso che vi sia una tregua olimpica”. “La Corea del Nord e Kim jong-un stanno continuando a portare avanti il loro programma illegale” la replica dell'Inghilterra che condanna i test nucleari eseguiti dai nordcoreani. Parole che fanno seguito a quelle di Papa Bergoglio “Ho davvero paura dello scoppio di una guerra nucleare, siamo al limite. Basta un incidente e la situazione rischia di precipitare”. Parole forti quelle del Pontefice che mirano a fermare il continuo battibecco tra il presidente Usa Trump e il dittatore nordcoreano. In ogni caso, è necessario ammettere che i due capi di Stato, attirano sempre di più le attenzioni dei media grazie alle loro dichiarazioni fuori dalle righe e poco diplomatiche, come il loro ruolo richiederebbe.

di Antonio Falasca, Manuel Bacca, Pietro Salvatore e Simone Mastantuono

Isis e il rischio di attentati natalizi

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“Soon at Christmas”. Inizia così l’avvertimento da parte dell’Isis dove si annuncia l’intenzione di attaccare nuove zone, tra cui anche l’Italia, o meglio il Vaticano. La minaccia, sotto forma di una semplice cartolina, è stata pubblicata sul sito online Site Intelligente Group, il quale ci offre una veduta a 360° di precedenti e futuri attentati terroristici. Potremmo iniziare con il parlare del terrore e del panico di quel fatidico 11 settembre 2001, quando persero la vita circa 3000 persone. Due aerei si schiantarono volontariamente contro le torri gemelle, facendo così crollare i due colossali grattacieli. L’attacco, rivendicato da Al Qaeda, rimarrà per sempre uno dei più atroci eventi che colpirono l’America e sconvolsero il mondo intero. Qualche anno dopo, esattamente il 7 gennaio 2015, il presunto Stato Islamico colpisce ancora spostandosi nella capitale parigina dell’amore. L’attentato avvenne alle sede di Charlie Hebdo, contro articoli di satira che avevano come protagonista principale Maometto. Il 13 novembre dello stesso anno Parigi fu luogo di altri attacchi, il principale fu proprio quello del teatro Bataclan. Si tratta di una sparatoria a sangue freddo contro persone che si stavano divertendo sulle note della allegra e movimentata musica della discoteca. Dai video pubblicati si percepisce la paura e l’atrocità dell’evento. Il 14 luglio dell’anno successivo, nella città francese di Nizza, persero la vita 86 persone a causa del tir volontariamente indirizzato sulla folla da uno dei jihadisti.  Il 22 maggio dell’anno corrente, invece, l’Isis si è concentrato nell’attacco di teenager inglesi radunati a Manchester per il concerto della celebre cantante statunitense Ariana Grande. Ma come riescono gli jihadisti a reclutare nuovi aspiranti terroristi? Il principale metodo di reclutamento è sicuramente internet, con il quale lo Stato Islamico aggancia giovani per poi trasformarli in veri e propri angeli della morte. I principali social network utilizzati sono in particolar modo Instagram, Facebook, Twitter, Skype ed, infine, Whatsapp. Gli ultimi mezzi ad essere usati per il reclutamento sono i videogiochi, in particolare quelli trattanti la guerra come GTA e Call of Duty. La domanda sorge spontanea: riuscirà l’Isis a reclutare nuovi giovani per il presunto attacco che avrà luogo in Italia?

di Alessia Trotta, Camilla Calvano, Cettina di Cesare, Chiara Barone