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Pandemia, un ostacolo anche per la parità di genere

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“Un’altra generazione di donne dovrà attendere la parità di genere”, è ciò che afferma il World Economic Forum secondo il Global Gender Gap 2021.  Il rapporto stima che ci vorranno in media 135 anni per raggiungere la parità. Tale bilancio è nettamente peggiorato nell’anno del Covid. Diversi studi hanno, infatti, sottolineato come la pandemia abbia rallentato anni di progressi nel raggiungimento dell'uguaglianza tra uomini e donne a causa dell’ impatto sproporzionato che essa ha avuto su queste ultime. Difatti, in questo periodo, il tasso di disoccupazione femminile è superiore a quello degli uomini e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è nettamente diminuita.  Ciò è dovuto soprattutto a causa dei doveri aggiuntivi a cui le donne, e le madri in particolare, devono adempiere quando le scuole sono chiuse. I risultati del rapporto sono stati raggiunti seguendo quattro indicatori: opportunità economiche, potere politico, istruzione e salute. I paesi sono classificati secondo il Global Gender Gap Index, che misura i punteggi di questi indicatori su una scala da 0 a 100. In cima alla classifica abbiamo: Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda e Svezia. Quest’ultima è poi seguita da Namibia, Germania e Francia, mentre gli Stati Uniti si piazzano solo al trentesimo posto.
 
di Mariavittoria Pilla
 

Coronavirus, la proposta: riaprire i locali e spostare il coprifuoco a mezzanotte

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Sono queste le principali novità che sono state proposte nelle ultime ore. L’idea è quella di consentire il servizio al tavolo anche di sera in bar e ristoranti all’aperto e spostare il coprifuoco a mezzanotte. In questi giorni regioni come il Piemonte sono tornate in zona arancione, ma per i locali poco cambia, in quanto sono costretti a chiudere alle 18. La proposta di riapertura serale, quindi, sarebbe importante per aiutare un settore gravemente colpito dalla pandemia. Nell’esecutivo qualcuno spinge affinché le riaperture serali siano attive già dalla fine di aprile, ma la data più probabile è l’inizio di maggio. Il giorno 15 aprile, se ne parlerà nella conferenza Stato-Regioni. La proposta di riaprire i ristoranti sarà una delle più importanti. “C’è una riunione in corso, i tecnici stanno stilando delle linee guida che porteranno al governo giovedì” ha fatto sapere il neo presidente delle regioni Massimo Fedriga. Egli ha ribadito che l’obiettivo è garantire la massima sicurezza quando ci saranno le riaperture. 
 
Leonardo Cocca
 

Russia e Cina chiedono chiarezza sui laboratori Usa

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Una pesante accusa agli Stati Uniti arriva da parte della Russia, la quale sostiene che gli USA stiano sviluppando armi biologiche in laboratori controllati dal Paese al confine tra Russia e Cina. Ad affermare ciò è il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev. Il dirigente di Mosca ha riportato che questo fenomeno è rilevabile in tutto il mondo, ma in modo particolare nei recenti laboratori che stanno sorgendo ai confini con Cina e Russia. Patrushev dichiara che naturalmente sia lui che i loro partner cinesi hanno delle domande in merito a questa questione. In aggiunta afferma che è a conoscenza di stazioni sanitarie ed epidemiologiche pacifiche vicino ai loro confini, in cui gli statunitensi lavorano da decenni nel campo della biologia militare. Il Segretario del Consiglio di Sicurezza poi ha posto l'attenzione sul fatto che nelle aree limitrofe ai laboratori si registrano numerosi casi di malattie insolite. Una simile denuncia era già stata fatta l'anno passato dal ministro degli esteri russo Lavrov, il quale, durante una conferenza stampa, aveva denunciato che gli Usa avevano “diffuso laboratori biologici” nei Paesi adiacenti alla Cina e alla Russia, e che erano disposti a rendere noto il contenuto dei loro esperimenti biologici. Anche in Cina, già in passato, erano stati sollevati dei dubbi in merito alla natura delle attività svolte all'estero dagli Stati Uniti. Il quotidiano Global Times ricorda che Russia e Cina hanno intenzione di avviare un'indagine mondiale su tutti i laboratori P3 e P4, inclusi quelli gestiti dagli Stati Uniti, presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Un’iniziativa che sicuramente potrebbe essere appoggiata da media e gruppi statunitensi contro la guerra con un'azione di pressione su Washington al fine che ci sia chiarezza sulle attività dei laboratori biologici all’estero. A tal proposito si era pensato di creare un protocollo e una convenzione per vietare la produzione di armi biologiche. Però questa ipotesi è stata condannata da Washington. Un conduttore e esperto militare cinese ha dichiarato sul quotidiano Global Times che gli Stati Uniti ignorano le preoccupazioni di Russia e Cina per quanto concerne le attività svolte nei loro laboratori, perché tengono nascosto il loro programma di armi biologiche.
 
di Letizia Antonella Ciarmoli 
 

Poliziotta uccide afroamericano: incriminata e arrestata

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L'accaduto è avvenuto domenica scorsa a Brooklyn Centre vicino a Minneapolis, dove un ragazzo afroamericano, Duane Wright, di 20 anni è stato ucciso dall'agente Kim Potter dopo essere stato fermato per un'infrazione stradale. Ieri l'agente Kim è stata incriminata e arrestata, come deciso dalla procura, per omicidio preterintenzionale, reato prevedente una pena fino a 40 anni. Wright era stato fermato per la targa scaduta, ma era già ricercato per un mandato pendente, non essendosi presentato in tribunale a rispondere alle accuse di possedere un'arma senza licenza e di essere scappato dalla polizia in giugno. Nonostante le dimissioni della poliziotta e del capo della polizia locale Tim Gannon, secondo cui la collega avrebbe confuso la pistola d'ordinanza con il taser e l'avrebbe usata per sbaglio, la tensione continua a crescere a nord di Minneapolis, nello stesso quartiere dove è avvenuta la tragica vicenda di George Floyd. L'agente Kim nella lettera dimissionaria ha dichiarato: “ho amato ogni minuto essere un ufficiale di polizia, ma credo che sia nel migliore interesse della comunità, del Dipartimento di Polizia e dei miei colleghi se lascio immediatamente”.
 
di Maria Chiara Colucci
 

Oscar 2021, un primo ritorno alla normalità

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La 93° edizione degli Oscar, posticipata di due mesi causa COVID-19, si terrà il 25 aprile al Dolby Theatre di Los Angeles. A partire da questa edizione si è deciso di unire i due premi del sonoro, in un’unica categoria, l’Oscar al miglior sonoro, riducendo così il numero di categorie da 24 a 23. Altre novità riguardano la miglior colonna sonora; per essere candidata, infatti, dovrà includere un minimo del 60% per ciò che concerne la musica originale e l’80% per film di franchise o seguiti. La votazione preliminare, inoltre, da questa edizione, è stata aperta a tutti i membri votanti dell’Accademy. Le candidature sono state annunciate dai coniugi Priyanka Chopra e Nick Jonas nella giornata del 15 marzo 2021; il film che ha ricevuto maggiori candidature è stato Mank, con un numero totale di dieci nomination. Non ci resta che attendere l’illustre notte degli Oscar che rappresenta uno dei primi ritorni alla normalità, in una situazione in cui l’unico sentimento che albeggia negli animi di tutti noi è la speranza.

di Isabel Ulli

 

Roma ospiterà Euro 2020

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La Uefa ha ufficializzato che Roma rientrerà tra le sedi del maggiore torneo calcistico a livello europeo che avrà inizio quest’estate. Lo Stadio Olimpico di Roma avrà una capacità di almeno il 25% per quanto riguarda gli spettatori, con il rispetto di tutte le norme anti-covid. È stato proprio il presidente del consiglio Mario Draghi a dare il via libera alle richieste dell’Uefa, che in un primo momento non aveva specificato la percentuale di spettatori. La scelta di Draghi ha sorpreso tutti coloro che si aspettavano una decisione sofferta che sarebbe arrivata solo a fine mese. La notizia è stata accolta con entusiasmo anche dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, la quale ha commentato sul social-network Twitter: “Una bella vittoria per la nostra città e l’Italia. Le partite si giocheranno allo Stadio Olimpico con gli spettatori in presenza. Siamo pronti ad ospitare questo grande evento internazionale”.

di Matteo De Matteis

 

Vacanze estive bloccate dal Covid

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Come per il 2020 anche il 2021 presenta innumerevoli interrogativi in tema di vacanze. C'è infatti grande cautela tra i cittadini che non si fidano a prenotare una vacanza, visti i continui cambi di scenario dovuti all'emergenza sanitaria.
Regna, infatti, grande incertezza, poiché nonostante la campagna dei vaccini, i contagi e soprattutto i morti causati dal Covid restano ancora notevolmente alti.
In Italia, secondo recenti sondaggi, le prenotazioni tramite agenzie di viaggi sono quasi nulle, poiché si sta optando per le vacanze nelle seconde case, sia al mare che in montagna. Difatti la maggior parte degli albergatori, ristoratori e titolari di strutture balneari non sanno ancora come comportarsi, anche perché hanno investito notevoli somme per attrezzarsi senza aver nessun riscontro favorevole. Unico spiraglio per contrastare questa situazione di incertezza potrebbe arrivare dal passaporto vaccinale europeo, aprendo le porte anche ai vacanzieri stranieri che per le vacanze pasquali hanno preferito mete come le Baleari ed il Mar Rosso. Purtroppo c'è anche chi sostiene che quest'estate potrebbe essere anche peggio della scorsa, poiché c'erano meno restrizioni ed in tanti hanno sfruttato il bonus vacanza.
 
di Serena De Masi 
 

Il Mondiale dello scandalo

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Da ormai diverso tempo continuano le proteste nei confronti dell’edizione del 2022 dei Mondiali di calcio assegnati al Qatar. I motivi delle proteste sono le indiscrezioni che arrivano dall'emirato, infatti durante la costruzione degli impianti e delle strutture per i mondiali, migliaia di lavoratori provenienti da paesi vicini hanno perso la vita senza tutele o assistenza sanitaria e molti vedono in questo una violazione dei diritti umani. Recentemente nazioni come Olanda, Norvegia e per ultima la Germania durante le partite di qualificazioni ai mondiali, sono scesi in campo con delle magliette speciali protestando contro questa situazione che sta accadendo in Qatar e sempre più nazioni si stanno unendo a questa protesta. Molti sostengono un boicottaggio di questi mondiali in segno di protesta e anche alcuni giocatori si sono espressi in merito a ciò. Uno su tutti Toni Kross il quale ha chiesto alla FIFA maggior chiarezza nelle prossime assegnazioni dei mondiali poiché i problemi sociali del Qatar erano conosciuti già 10 anni fa.

di Lorenzo Iacocca

 

Francia, il senato contro l'hijab

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A tacciare di razzismo e islamofobia la Francia sono 3 emendamenti votati in Senato che vietano  l’hijab indossato in pubblico dalle ragazze e dalle donne.  Secondo il parere di molti senatori francesi, 2/3 dei quali di sesso maschile, per ragioni di laicità il velo fungerebbe da indumento sessista, segno di inferiorità delle donne rispetto agli uomini. Ciò però risulta al quanto contraddittorio dal momento che non sarebbe sessista, se fossero loro a decidere cosa una donna musulmana può o non può indossare. La Francia, che sempre si è fatta portavoce degli ideali di libertà, porge al popolo un aiuto non richiesto, partendo dall’errato presupposto che le donne musulmane siano obbligate a portare il velo. I francesi così vengono animati da manie di protagonismo che mettono in rilievo la loro pozione al punto di considerarsi  salvatori di donne giudicate oppresse. Come può una società confondere orribilmente il femminismo con pesanti discriminazioni?

di Lidia Rubortone

 

Covid, nuovo piano vaccinale in Inghilterra

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L'Università di Oxford ha intrapreso una ricerca per unire AstraZeneca e Pfizer ed una seconda in cui sono compresi anche i vaccini Moderna e Novavax. Ciò è dovuto principalmente sia ai ritardi nelle forniture e sia agli eventi sfavorevoli che hanno bloccato AstraZeneca e Johnson&Johnson. Dunque si sta ipotizzando un radicale cambiamento nella strategia vaccinale: l'unione tra vaccini diversi. Questa ricerca riguarderà gli adulti di età superiore ai 50 anni che hanno ricevuto la prima vaccinazione di Pfizer o AstraZeneca, nelle ultime 8-12 settimane, e successivamente chiamati per ricevere lo stesso vaccino per la seconda dose o una dose dei sieri prodotti da Moderna o Novavax.  Naturalmente, i pazienti dovranno effettuare alcuni esami nell'arco di dieci mesi per constatare le risposte immunitarie al vaccino, in base al gruppo a cui appartengono. I risultati saranno evidenti fra il mese di giugno e di luglio, tuttavia si crede che gli esiti della prima fase dello studio si potranno avere già nel mese prossimo. L'obiettivo di tale ricerca è quello di completare il ciclo di immunizzazione in modo più rapido e se si otterranno risultati incoraggianti, verrà approvata la sicurezza e l’incisività per qualunque altra tipologia di vaccino prima che venga somministrato ai pazienti.

di Francesca Carolla

 

Le 12 nuove croci di Einstein

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Un recente studio svolto grazie al satellite Gaia, utilizzato per mappare le stelle presenti nella Via Lattea, ci ha permesso di scoprire l'esistenza di altre 12 croci di Einstein, oltre alle 50 già conosciute. L'avanzata tecnologia del satellite, infatti, riesce ad arrivare ben oltre i limiti della nostra galassia; ciò ci permette di osservare e studiare fenomeni che distano moltissimi Anni Luce dal nostro pianeta. Si può dire che queste “croci” siano delle galassie che fungono da lente gravitazionale per la luce emessa dai quasar, che si trovano dietro di esse; in modo tale da produrre la caratteristica immagine a croce.
Nel fenomeno, la luce del quasar è deviata in 4 punti dal campo gravitazionale della galassia, che forma i bracci della croce. La galassia stessa poi è visibile al centro dei quattro bracci; come una luce meno intensa ma più diffusa.
Entro la fine dell'anno sono in arrivo i dati da parte del satellite. Gli studiosi sono ottimisti e sperano di riuscire a trovare a fine 2021 centinaia di queste “croci di Einstein”.
 
di Gennaro Vigliotti
 
 

Coronavirus: profonde cicatrici per l'economia mondiale

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La pandemia mondiale ha scavato solchi profondi nell’economia di tutto il mondo: in meno di un anno l’intera geografia è stata stravolta, comportando inedite condizioni di lavoro con conseguente crisi per moltissimi settori. La banca mondiale stima che il Covid-19 abbia dato vita ad una delle peggiori depressioni economiche dal 1870. Si sostiene che alla fine del 2021 ci sarà un preoccupante calo del PIL del 90%. Di conseguenza i governi dei principali paesi sono stati portati ad approvare misure di sostegno al reddito di famiglie e imprese. Secondo il Fondo Monetario Internazionale quasi 90 milioni di persone potrebbero scendere sotto la soglia di fornitura di quest’anno, cancellando tutti i progressi degli anni precedenti per ridurre le disuguaglianze e la povertà.

di Nadia Golia

 

Lutto per la Royal Family

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Nella mattinata del 9 aprile 2021 nel Regno Unito è venuto a mancare il Principe Filippo, Duca di Edimburgo di 99 anni, consorte della Regina Elisabetta II di 94 anni. All’inizio di quest’anno, dopo aver trascorso un mese ricoverato in ospedale per un intervento chirurgico, circa un mese fa è stato dimesso ed è ritornato al Castello di Windsor, dove ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita. Per quanto riguarda i funerali, non ci sarà nessuna cerimonia di Stato a differenza di quelli di Lady Diana, ma si svolgeranno privatamente non solo per sua volontà ma anche per le misure previste dalla pandemia. Potranno essere presenti soltanto 30 persone. La cerimonia si terrà sabato 17 aprile. Data anche la condizione di Harry e Meghan, il principe parteciperà al funerale a differenza della moglie. E’ già a Londra ed ha incontrato la Royal Family. William e Harry erano molto legati al nonno per la gentilezza mostrata nei confronti dei rispettivi figli.

di Sabrina Casamassa

 

Il Canale che unisce il Mondo

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Dal 23 al 29 marzo 2021 si è assistito all'ostruzione del Canale di Suez, in Egitto, ad opera della nave portacontainer Ever Given. Guardando le immagini non ci si poteva rendere conto della catastrofe che questo avvenimento stava causando, mentre stava dando un calcio ancora più catastrofico all'economia mondiale, già messa in ginocchio dal Covid19. É stato calcolato che ogni giorno in cui la nave ha bloccato il Canale ha causato 9,6 miliardi di danni, per questo si sono messe subito in funzione le élite di società specializzate in operazioni di disincagliamento navale, come quella olandese Smit Savage. Ma perché questo Canale, apparentemente piccolo rispetto al resto del mondo, se ostruito, causa così tanti danni? Da quando è stato inaugurato, nel 1869, è diventato una delle vie marittime più importanti al mondo e ancora oggi, a distanza di quasi un secolo e mezzo, garantisce il 7% del traffico mercantile mondiale e tra le sue acque passa il 12% di tutte le merci del mondo. Questo perché collega direttamente il Mediterraneo al Mar Rosso, l’est all’ovest. Quello dell’Even Given non è stato l'unico avvenimento catastrofico avvenuto al suo interno, basti pensare alle migliaia di vittime morte durante la sua costruzione, a causa delle pessime condizioni di lavoro. Anche durante la Prima e la Seconda guerra mondiale era considerato fondamentale, tanto che i britannici, che ne ottennero il possesso alla fine dell'800, lo difesero in tutti i modi e lo usarono per bloccare le navi tedesche e italiane. Il canale fu coinvolto anche nelle numerose guerre tra Israele e i paesi arabi, a causa di cui venne chiuso per 8 anni, fino al 1975. In questo tempo al suo interno rimasero bloccate 15 navi, che divennero famose con il nome di “flotta gialla”. Quindi, si può vedere, che quello dell’Ever Given non è stato il primo incidente, ma più volte il Canale è stato soggetto a chiusure, rallentamenti, solo che mai una nave di queste dimensioni era rimasta incagliata. Si è sempre più convinti che, oltre alle condizioni metereologiche sfavorevoli, le cause dell'incidente siano da attribuire anche ad un errore umano. Grazie all’ottima equipe utilizzata in questa delicata operazione di disincagliamento, si è riusciti a “salvare” l'economia internazionale in solo 7 giorni; ma cosa sarebbe successo se la nave fosse rimasta per settimane a rallentare il traffico marittimo? Davvero una portacontainer può avere ripercussioni così gravi a livello mondiale? A quanto pare la risposta è sì.
 
Sarah Jayne Pannella
 
 

Olimpiadi, Tokyo verso una possibile rinuncia

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Fonti del governo Giapponese annunciano che di fronte ad una nuova ondata Covid bisogna chiedersi quale sia la cosa più giusta. Il mondo dello sport da giorni ha gli occhi puntati sul Giappone; la realizzazione delle olimpiadi è ormai un vero e proprio mistero. Tra sondaggi contro, correnti filosofiche che si intrecciano e strategie politiche il mondo  dello sport e non solo da giorni è con il fiato sospeso. Proprio oggi Tokyo ha rilasciato un'altra dichiarazione affermando che non ha alcun senso organizzare le Olimpiadi se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare, in quanto si rischierebbe di aggravare ancora di più la già critica situazione con il rischio di aumentare i contagi in modo esponenziale. Che dire, il coronavirus ha sconvolto le nostre vite, in questo duro anno in cui abbiamo imparato a rinunciare a tantissime cose, dalle più piccole alle più grandi. E se da un lato c'è la voglia di ricominciare dall'altro c'è la paura di vanificare ogni nostro sforzo. Vero è che il tempo stringe e il governo Giapponese deve necessariamente dare una risposta certa ai tanti atleti, per cui sarebbe un sacrificio immenso rinunciare alle Olimpiadi.
 
di Gianni Mercuri
 
 

Zaki, l'incubo interminabile dietro le sbarre

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Patrick George Zaki, lo studente egiziano che stava svolgendo un master all'università di Bologna prima di essere arrestato all'aeroporto del Cairo, sarebbe accusato di aver svolto una tesi sull'omosessualità. A renderlo noto Nashat Dahi, il conduttore dell'emittente finanziata dal governo egiziano. Il ragazzo secondo il conduttore si era recato all'estero, all'università di Bologna, per studiare l'omosessualità. Il giornalista afferma che la stampa italiana e le organizzazioni internazionali stanno attaccando il governo egiziano e che va quindi "tagliata la loro lingua", con particolare riferimento ad Amnesty International. L'associazione impegnata per la difesa dei diritti umani è testualmente definita "una schifezza". Patrick George Zaki si trova dall’8 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi. Il 25 agosto, per la prima volta da marzo, Patrick ha potuto avere un breve incontro con sua madre. In questi mesi la famiglia aveva ricevuto da Patrick solo due brevi lettere. Dopo estenuanti rinvii le prime due udienze del processo si sono tenute solo a luglio. Nella seconda, risalente al 26 luglio, Patrick Zaki ha potuto vedere per la prima volta i suoi avvocati. In quell’occasione Patrick è apparso visibilmente dimagrito. Il 26 settembre, a seguito di una nuova udienza, il tribunale ha deciso un ulteriore rinvio. Il 7 dicembre il giudice della terza sezione antiterrorismo del tribunale del Cairo ha annunciato il rinnovo per 45 giorni della custodia cautelare dello studente dell’università di Bologna, in carcere da febbraio in Egitto con l’accusa di propaganda sovversiva. Patrick George Zaki rischia così  fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook, che la sua difesa considera ‘falso’, ma che ha consentito alla magistratura egiziana di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”. Nel suo paese avrebbe dovuto trascorrere solo una vacanza in compagnia dei suoi cari in una breve pausa accademica. A causa della diffusione del Covid-19 anche in Egitto per Patrick le preoccupazioni legate all’emergenza sanitaria sono fortissime. Riteniamo quindi che Patrick George Zaki sia un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media. 
Sappiamo di cosa è capace la paranoica ferocia egiziana: sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture, confessioni inverosimili estorte con la violenza, depistaggi, minacce. Patrick merita onestà e determinazione, non chiacchiere imbarazzanti e oltraggiose".
 
di Elisa Calabrese 
 

Disastro ambientale in Israele, una marea nera sulla costa mediterranea

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La peggior catastrofe ambientale degli ultimi dieci anni. Migliaia di volontari sono intervenuti per salvare gli animali e pulire le spiagge. Nel corso di quattro ore sono state raccolte tre tonnellate di catrame. Lo scorso 16 Febbraio un disastro ambientale ha colpito la costa mediterranea israeliana, sommersa da una marea di catrame trasportato dalla corrente e dalle mareggiate. Gravi i danni alla fauna marina, soprattutto tartarughe marine, uccelli e pesci, ritrovati ricoperti dal liquido nero. Il governo ha annunciato il divieto di balneazione, sport marittimi e campeggi, proprio nel giorno di riapertura dopo mesi di chiusura a causa delle restrizioni anti Covid.
La causa della catastrofe ambientale sembra sia riconducibile alla fuoriuscita di greggio da una o più petroliere in navigazione al largo del Mediterraneo, a 50 Km dalla costa israeliana.Secondo varie ipotesi, potrebbe non trattarsi di un incidente ma di uno smaltimento illegale delle acque di lavaggio delle cisterne di petrolio. Per Israele il bisogno di difendere l’ecosistema marino dall’inquinamento è di primaria importanza visto che il Paese ottiene circa il 55% dell’acqua potabile dagli impianti di desalinizzazione.
 
di Sophia Tremonte
                                                                                                                   

Israele verso l'immunità di gregge

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Dagli ultimi dati trasmessi dalle autorità israeliane sembra emergere l'efficacia della campagna vaccinale. Come riportato dall'agenzia Bloomberg le dosi di vaccino Pfizer/BioNTech sembrerebbero efficaci del 99% nell'evitare i decessi e dell'89,4% nell'evitare il contagio.
Ad oggi il 60% della popolazione israeliana ha ricevuto almeno la prima dose e al restante 40% è stata somministrata anche la seconda. L'efficacia del piano vaccinale, quindi, porta in testa l'Israele agli altri Paesi per numero di vaccinazioni, in riferimento alla popolazione. Ciò è dovuto anche alle dimensioni ridotte del Paese e ad un sistema organizzativo basato sulla digitalizzazione che ha accelerato la somministrazione dei vaccini. 
Sull'andamento dell'infezione si è espresso anche Ran Balicer, Senior Advisor del governo israeliano e Chief Innovation Officer della cassa mutuata israeliana Calit, affermando una riduzione del 94% dei contagi; infatti negli ultimi dati risalenti alla giornata di ieri, 14 aprile, i contagiati sono stati in tutto 256.
Ancora non si può affermare di aver raggiunto la cosiddetta e così sperata immunità di gregge ma i dati ricevuti fanno ben sperare.
 
di Francesco Petriella
 

Covid 19, le cure per sconfiggerlo

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L’Italia e tutto il mondo stanno affrontando un’emergenza sanitaria: la pandemia di COVID-19 dichiarata tale l’11 marzo 2020.  Ad oggi, non esiste una cura specifica per la patologia e così gli scienziati stanno facendo una vera e propria corsa contro il tempo per trovare dei trattamenti.  La terapia ottimale prevista per i pazienti più gravi o quelli a rischio di malattie include l’ossigeno, mentre per i pazienti più critici si prevede un supporto respiratorio più avanzato come la ventilazione.
Gli antibiotici non funzionano contro il virus poiché combattono le infezioni batteriche e pertanto non devono essere usati come mezzo  di trattamento per il COVID-19. Si sta puntando su alcune strategie applicate per quanto riguarda le terapie avanzate, come ad esempio l’utilizzo di terapie cellulari per combattere infezioni virali o l’utilizzo di vettori virali per veicolare geni che istruiscano il sistema immunitario a reagire, ma anche innovazioni tecnologiche, come app e robotica possono essere un aiuto per questa emergenza sanitaria.
 
di Ilaria Bianco
 

Caso Denise Pipitone: la luce del mistero continua a pulsare

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Dopo aver spento i riflettori sul caso Denise-Olesya sono aumentate le segnalazioni della piccola scomparsa il 1º Settembre a Mazara Del Vallo nel lontano 2004. Denise ormai divenuta una donna dopo ben 17 anni è ancora una profonda ferita nel cuore degli italiani. L’accusa e i genitori di Denise hanno sempre sostenuto che Jessica avrebbe rapito per vendetta e gelosia la sorellastra, frutto di una relazione extraconiugale del padre Piero Pulizzi. D’altro canto gli inquirenti, inizialmente, si erano concentrati sulla pista nomade a partire dalla telefonata anonima al padre di Denise fino all’avvistamento da parte di una guardia giurata a Milano, di una bambina molto somigliante alla piccola di Mazara del Vallo in compagnia di un gruppo nomade. Ma quella bambina e quella donna che era con lei non furono mai più rintracciate. Il giallo di Denise continua e proprio nelle ultime ore è emersa un'altra pista, forse ancora più flebile di quella russa. Diversi indizi fanno atterrare le indagini a Màlaga, dove una 20enne avrebbe un rapporto oscuro con la famiglia ma soprattutto una grande passione per la cucina italiana. A questo si sarebbe aggiunta anche la forte somiglianza tra la giovane spagnola e le ricostruzioni del viso di Denise in età adulta. La notizia è giunta alla madre di Denise Piera Maggio e al suo legale Giacomo Frazzitta ma probabilmente la ragazza spagnola avrebbe già smentito tutto. Le ricerche e le indagini sulle varie piste continueranno ad andare avanti. Si riuscirà a colmare il vuoto e il dolore della pervicace mamma Piera?

di Alessia Borrillo

 

Vaccino Johnson&Johnson sospeso in Usa, ritardato il lancio in Europa

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Le autorità sanitarie americane Fda e Cdc chiedono in via precauzionale lo stop immediato alla somministrazione del vaccino J&J per possibile rischio trombosi. In attesa di valutazioni da parte delle autorità sanitarie, l’azienda rimanda le consegne dei suoi vaccini nel Vecchio Continente. La sospensione del vaccino è già attiva negli stati federali, mentre gli altri Stati sono stati esortati a fare lo stesso. La decisione deriva dallo svilupparsi di una rara malattia legata ai coaguli di sangue in 6 donne, di età compresa fra i 18 e i 48 anni, negli Stati Uniti; una di queste è morta, un’altra è stata ricoverata in condizioni critiche. Si tratta evidentemente di casi “estremamente rari” e, come si legge nella nota di Cdc (Centers for Disease Control) e Fda  (Food and Drug Administration),  al momento non è stato ancora attestato che vi sia un legame causale tra la somministrazione del vaccino e lo sviluppo della rara malattia. È altrettanto evidente che i benefici superino i rischi poiché si tratta di soli 6 casi su un totale di 6,8 milioni di dosi somministrate; ciò nonostante la Fda e i Cdc esortano coloro che hanno ricevuto il vaccino ed hanno accusato sintomi sospetti (quali ad esempio forte mal di testa, dolori addominali o alle gambe, o difficoltà respiratorie) a contattare il proprio medico; si legge inoltre nella nota che l’eparina, somministrata generalmente come anticoagulante, potrebbe essere pericolosa in questa circostanza. Frattanto anche il comitato per la sicurezza dell'Agenzia europea dei medicinali sta indagando sulle varie segnalazioni di eventi embolici verificatisi nelle persone che hanno ricevuto il vaccino Johnson&Johnson. In attesa di ulteriori notizie da parte degli Usa è stato però deciso, in via precauzionale, di rimandare la distribuzione dei 200 milioni di dosi attese in Europa. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, esorta: “Nei prossimi giorni, appena l’Ema e gli Usa ci daranno notizie più definitive, valuteremo quale sia la strada migliore; tuttavia io penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante.”
 
di Francesca Martucci
 
 
 

Federica Pellegrini centra la quinta olimpiade

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A fine luglio si svolgeranno le Olimpiadi di Tokyo rimandate lo scorso anno a causa della pandemia. In campo natatorio Federica Pellegrini si è qualificata per la quinta volta alle olimpiadi con il tempo di 1’56”69 ai campionati italiani svolti pochi giorni fa. Grazie ai tempi ottenuti agli ultimi assoluti di nuoto di Riccione,  la campionessa proverà ancora una volta a competere con i migliori per riprendersi lo spazio nell'Olimpo dei più forti di sempre anche a 32 anni, età in cui molti campioni avevano già salutato il nuoto, ritirandosi. Invece, la Divina, è pronta ad una nuova rivincita sportiva e personale, anche dopo la paura di non farcela a causa del Covid: qualche giorno di meritato riposo, poi, il programma che la spingerà in vasca fino a Tokyo. Per una campionessa assoluta che è riuscita nell'ennesima impresa delle qualificazioni olimpiche, la strada potrebbe anche sembrare in discesa da qui alla prossima estate ma non sarà così. Servirà una preparazione completamente differente da quella degli anni passati, non solo per l'età ma anche perché si arriva da un paio di stagioni stravolte dalla pandemia, dove calendari e ritmi sono cambiati ripetutamente. L'obiettivo principale adesso è l'Olimpiade dove la concorrenza si prospetta spietata e non ammetterà distrazioni né ritardi di preparazione. Emma McKeon si presenta con un perentorio 1'55″56 e Ariarne Titmus con un 1'55″93 mentre Sobhan Haughey 1’55”81. La cinese Wang Junxuan ha fermato il cronometro su 1'54″70, altro tempo che balza all'attenzione generale, come l'età di queste nuotatrici: tutte ventenni. E Federica? Classe 1988 si presenta con un 1'56″69 ottenuto nella vasca di Riccione, un tempo che non la pone sul podio ma che di certo rappresenterà per la campionessa veneta l'ennesimo trampolino di lancio. “Alle Olimpiadi ci deve arrivare con serenità”, commenta il suo coach Matteo Giunta. “Ovvio che l’età dice 32 anni, sarà già difficile entrare in finale per lei. Ma una delle forze di Federica è che non si accontenta mai…” Continua Matteo Giunta: “Oramai non è più una novità che i 200 stile libero siano diventati negli ultimi anni una gara dai livelli incredibili, sia per il numero di punte di diamante sia come livello medio in generale. E’ una gara dove sarà già un successo essere tra le migliori 8 del mondo. Federica in questi giorni deve rilassarsi, recuperare, cercare di godersi questa qualificazione. La prossima settimana riprendiamo il lavoro tra Verona e i collegiali in altura, il primo sarà subito a Livigno. A metà maggio ci sono gli Europei a Budapest. Step by step, insomma. Successivamente, tra tre mesi, vedremo se gli allenamenti saranno andati bene, se lei sarà riuscita a fare un percorso netto senza intoppi fisici. A giugno valuteremo a che punto saremo e capiremo come affrontare questa Olimpiadi”.

di Matilde e Sofia Orrino 

 

La Ever Given costa al mondo 67,2 miliardi di dollari

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Sono bastati 400 metri per mandare in tilt una buona parte dell'economia mondiale. Questa, infatti, è la lunghezza della portacontainer che per sette giorni ha ostruito il Canale di Suez portando a una perdita di 67,2 MLD di dollari. Era il 23 marzo quando alle 07:40, ora locale, la Ever Given, una nave portacontainer della classe Golden tra le più grandi navi portacontainer del mondo, si è incastrata nel Canale di Suez e ne ha impedito la navigazione per sette giorni in entrambi i sensi. La nave, di proprietà della Shoei Kisen Kaisha, una sussidiaria di Imabari Shipbuilding e gestita da Evergreen Marine, è registrata a Panama e con una lunghezza complessiva di 399,94 metri è una delle portacontainer più lunghe in servizio; una tale dimensione, unita a una larghezza di 58,8 metri e a un'altezza pari a 32,9 metri, le consente di avere una capacità di trasporto container pari a 20 124 TEU. Causa dell'incidente sono stati una tempesta di sabbia che ha colpito la nave poco prima dell'evento e i forti venti che ne hanno provocato l'uscita dalla traiettoria; la nave si è quindi incagliata su una delle sponde del canale, ostruendolo completamente e impedendo il passaggio di qualsiasi nave. Da subito si è cercato di rimuovere la nave ma sono stati necessari ben 7 giorni e 13 rimorchiatori per la liberazione del Canale e il successivo ripristino della circolazione con ben 400 navi in attesa di transitare. Il blocco del Canale egiziano si è ripercosso sull'intero globo con ritardi nelle consegne anche di dieci giorni, aumentando di conseguenza i costi di spedizione. L'ingorgo della portacontainer ha dimostrato come sebbene nel XXI secolo l'economia globale sia molto fragile e che un singolo evento può ripercuotersi, provocando ingenti danni soprattutto economici ma anche logistici, sull'intero pianeta. Un ultimo ma non meno importante punto riguarda da vicino proprio il nostro pianeta: nei giorni di ostruzione, infatti, i livelli di anidride solforosa nei pressi del Canale di Suez sono aumentati di cinque volte rispetto ai normali livelli di SO2 presenti nel lato nord del canale come ha mostrato lo spettrometro del satellite Sentinel-5P gestito dall'Agenzia Spaziale Europea.
 
di Giuseppe Marucci
 

La strage di Pontelandolfo

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Il grazioso borgo medievale in provincia di Benevento è tristemente noto agli storici e appassionati di storia risorgimentale, per i fatti di sangue avvenuti nei giorni d’agosto nell’estate del 1861. Il giorno della festa del patrono, il 7 agosto, durante la processione, irruppero nella scena religiosa un gruppo di briganti. Appoggiati dall’arciprete don Epifanio De Gregorio, i reazionari diedero vita ad una dura sedizione, inneggiando al ritorno del re Francesco II. Il casus belli della rappresaglia avvenne quattro giorni più tardi l’11 agosto, quando a Casalduni, poco vicino da Pontelandolfo, furono uccisi in un’imboscata, 45 bersaglieri del nuovo esercito italiano, comandati dal tenente Bracci. Erano stati inviati dal colonello Negri per una perlustrazione e avere conferma e informazioni sulla rivolta in atto. La punizione non tardò ad arrivare contro i comuni e infatti, qualche giorno dopo, il generale Cialdini diede l’ordine: «che di Pontelandolfo e Casalduni non rimanesse che pietra su pietra» Contro Casalduni fu incaricato l’ufficiale Melegari, mentre la marcia su Pontelandolfo fu affidata al colonnello Negri. Tutto era pronto e il 14 agosto 1861 partirono per la missione. A Casalduni, l’ufficiale Melegari, trovò nient’altro che un paesino abbandonato perché gli abitanti erano stati avvisati dal sindaco e rifugiati tra i monti. A Pontelandolfo invece fu la strage più totale e i civili vennero colti nel sonno. Improvvisamente esplose l’ordine d’assalto in raffiche di fucili, in furibonde scorrerie, vennero abbattute le porte e le finestre. La sparatoria non risparmiò nessuno: caddero sotto i colpi giovani e vecchi, donne e fanciulle. C'è chi uscì dalle case professando la propria innocenza e chi cercò di difendere i più piccoli e le donne. Fu un’azione costellata di assassinii, violenze, sopraffazioni, razzie. La città fu praticamente rasa al suolo, ci furono solo corpi e case che bruciarono fino alle prime luci dell’alba. L’indomani il Giornale ufficiale di Napoli, il 16 agosto del 1861, rese pubblico il dispaccio telegrafico con il quale Negri informava Cialdini che «ieri, all’alba, giustizia fu fatta per Pontelandolfo e Casalduni» Nel tempo si è cercato di dare una dimensione al numero di vittime dei tre episodi: per la sommossa a Casalduni del 7 agosto le fonti dell'epoca sono discordi e accennano, nei diversi casi, a un ferito o a un morto, oppure ancora a un morto e un ferito, e i nomi delle vittime comunque non coincidono. Nell'episodio della ricognizione dei militari dell'11 agosto i dati ufficiali parlano invece di quarantadue o quarantacinque caduti fra le fila dell'esercito. Per quanto riguarda l'episodio della rappresaglia a Pontelandolfo e Casalduni del 14 agosto il numero delle vittime civili è stato fissato fra le 13 e i 17, il numero di almeno 13 vittime è stato accertato in base a una ricerca documentaria effettuata dallo storico locale Davide Fernando Panella, ricerca che si basa sulla lettura dei registri parrocchiali della chiesa della Santissima Annunziata, annotati dal canonico Pietro Biondi e dal canonico Michelangelo Caterini (firmatario degli atti di morte): 12 persone (undici uomini e due donne) sarebbero morte il giorno stesso della strage (dieci direttamente uccisi e due nel rogo delle case) e una tredicesima sarebbe morta il giorno seguente. Nel 2016 venne scoperta una lettera d'epoca datata 3 settembre 1861, pubblicata sulla rivista Frammenti del Centro culturale per lo studio della civiltà contadina nel Sannio di Campolattaro. L'autrice della lettera era la signora Carolina Lombardi, di Pontelandolfo, sposata con don Salvadore Tedeschi, speziale in Compolattaro, che riferisce che «nel conflitto perirono circa 13 persone» confermando dunque la veridicità della ricerca svolta da padre Davide Fernando Panella. Per altri storici le vittime furono 400 mentre per lo scrittore Pino Aprile si possono ipotizzare ben 1000 morti, a cui bisogna aggiungere quelli dei mesi precedenti per le ferite riportate.

di Matilde e Sofia Orrino