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Gli spettri del neo-fascismo che aleggiano nell’arma

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La drammatica notizia fa riferimento ad un video girato a Firenze davanti alla caserma Baldisserra in cui si intravede esplicitamente un simbolo neo-nazista in una camera al secondo piano dell’edificio occupata da un militare ventitreenne. Il carabiniere sostiene di non essere legato a formazioni neo-fasciste, ma di essere soltanto un appassionato di storia. A screditare questa affermazione accanto alla bandiera della Kaiserliche Marine, simbolo usato da molti gruppi neo-nazisti, è stata rinvenuta una immagine del leder della destra populista e xenofoba Matteo Salvini. La Benemerita si è detta disposta ad indagare sul fatto. Inoltre anche la ministra della Difesa Pinotti ha chiesto chiarimenti, mentre l’Anpi si è detta disgustata del fatto avvenuto proprio nella città di Firenze, medaglia d’oro alla resistenza e soprattutto in una caserma dell’Arma dei Carabinieri che tanto ha contribuito alla resistenza al nazifascismo. Il procuratore militare Marco De Paolis ha dichiarato di aver avviato un'indagine sulla vicenda della bandiera neonazista. “Probabilmente non è stato commesso nessun reato militare, ma c'è un problema disciplinare e un grande problema culturale” queste le sue parole. Bisognerebbe ricordare al giovane militare di questo fetido scandalo e ad altri membri dell’arma pervasi dalle stesse idee, la storia del brigadiere Salvo D’acquisto che sacrificò la sua vita per salvare 22 persone rastrellate per rappresaglia dai nazisti.

di Michelangelo Fanelli

“Come abbiamo fatto l’America”, la serie che racconta la storia dell’emigrazione in USA

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La miniserie tv andata in onda su History Channel e tutt’ora disponibile sulla piattaforma on demand, racconta dei grandi contributi al progresso e alla creazione degli U.S.A dati dall’ emigrazione verso la nazione a stelle e strisce. La miniserie illustra tramite episodi commentati da esperti di vari settori e professionisti su come l ’emigrazione olandese abbia contribuito alla fondazione di New York, sul fatto che dieci dei soldati unionisti durante la Guerra di secessione abbiano avuto origine tedesca, su come gli  scandinavi abbiano popolato il Midland dando inizio all’industria del legno americana, su come i cinesi abbiano contribuito alla costruzione del sistema ferroviario statunitense o su come gli italiani abbiano costruito la maggior parte degli edifici nella Grande Mela. La miniserie cita anche le cause di questo fenomeno usando esempi come i pogrom nell’ Est Europa che hanno costretto centinaia di migliaia di ebrei a trasferirsi negli U.S.A. o la carestia di patate, elemento chiave della dieta irlandese, che costrinse migliaia di persone a emigrare dall’isola. La serie adatta a tutti può darci un insegnamento su come la circolazione di individui e di conseguenza di idee abbiano costruito una nazione.

di Michelangelo Fanelli

Thomas Sankara, Africa e Libertà

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A trenta anni dalla sua morte ricordiamo uno dei più grandi rivoluzionari della storia del continente africano: Thomas Sankara. “Il fratello giusto”, così soprannominato dalla popolazione burkinabè, nacque nel 1949 e seguendo  le orme del padre, divenne militare di carriera. In breve tempo  all’interno della mente del giovane ufficiale iniziarono ad annidarsi idee socialiste. Il 4 agosto 1983, il trentacinquenne Capitano dell’esercito dell’Alto Volta, tentò un golpe e grazie al supporto popolare il giovane socialista si ritrovò al governo. Uno dei suoi primi provvedimenti da primo ministro fu quello di cambiare il nome della sua nazione da Alto Volta, che era un nome che sapeva ancora di colonialismo, in Burkina Faso (letteralmente “La patria degli uomini liberi”). Arrivato al governo Sankara trovò una patria dilaniata dalla povertà, dove il 98% della popolazione era analfabeta. Le sue riforme si concentrarono subito su questi aspetti. In poco tempo nazionalizzò le miniere fino ad allora in mano a multinazionali straniere, istituì presidi medici e scuole gratuite nei villaggi, piantò migliaia di alberi per far fronte alla desertificazione e diede dei tetti agli stipendi dei suoi collaboratori. Il popolo adorava questo giovane militare socialista che al contempo si fece tantissimi nemici tra cui l’elitè  politica dei paesi che lo circondavano, spaventati da possibili ripercussioni e i leaders occidentali che avevano troppi interessi per permettere il benessere nel continente nero. Il 29 luglio del 1987 in un discorso agli altri leaders africani “Il Che d’Africa” invitò a non pagare il debito dei propri paesi verso l’Occidente, affinché quei soldi servissero a risanare le proprie economie attraverso riforme sociali. Un modo per non arricchire i loro ex carcerieri che ancora oggi attraverso gli interessi delle proprie multinazionali continuano a sfruttarli. Tre mesi dopo il suo discorso anti-imperialista il 15 ottobre del 1987 venne assassinato ed il potere passò al suo vice Blaise Compaorè, che governò con il bene placito dell’Occidente per 27 anni. Le riforme di Sankara vennero revocate ed il Burkina Faso ritornò a livelli di arretratezza, con un alto tassi di povertà e disuguaglianza sociale che ancora oggi lo contraddistinguono. Conoscere la storia di Sankara ci serve a capire le condizioni odierne del continente nero, il perché di tutta quella povertà, di tutti quei conflitti.

di Michelangelo Fanelli

American Guns, quando le armi comandano

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Di eventi emblematici riguardo la  detenzione sulle armi da fuoco in America ne abbiamo tanti: dal massacro della Colombine High School nel ’99 dove morirono 12 studenti e un insegnante all’ultima strage in Texas nella quale ci sono state 25 vittime. Perché gli americani sono così ossessionati dalle armi? Facciamo un salto nel passato; nel 1776, durante la rivoluzione Americana, ci furono delle milizie che si ribellarono contro gli inglesi usando armi da fuoco basandosi sul diritto di possedere armi. Questo sarebbe il famoso Secondo emendamento il quale recita “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”. Bisogna considerare però che i tempi sono decisamente differenti, con armi molto diverse: allora avevano moschetti che sparavano al massimo 2 o 3 colpi al minuto, oggi abbiamo armi automatiche che arrivano a sparare anche 100 colpi al minuto. Un altro fattore è la facilità nel procurarsi armi. Infatti esse si vendono anche in delle fiere e i controlli sugli acquirenti sono effimeri. Il risultato è evidente considerando il rapporto tra armi e cittadini; 89 armi da fuco dichiarate legalmente ogni 100 americani. Non solo, la facilità con cui gli adolescenti reperiscono queste ultime è incredibile tanto da avere una media di 59 vittime in sparatorie nelle scuole. A tutto ciò si aggiungono le armi modificate, da semi-automatiche ad automatiche, capaci di sparare fino a 800 colpi al minuto tenendo premuto il grilletto rispetto ad un’arma normale che può sparare un colpo singolo. La cultura delle armi è profondamente difesa dalla lobby NRA (National Rifle Association), molto influente politicamente, che rifiuta la maggior parte delle riforme sulla detenzione di armi per evitare questi tragici eventi. Non a caso negli USA ci sono più armi che cittadini. Lo stesso Trump temporeggia su queste riforme per non intralciare gli interessi della potente  lobby: “limiti alle armi? C’è tempo … il killer è un folle molto malato” queste le parole del presidente riguardo la strage del 1 ottobre a Las Vegas. Nonostante i continui rimandi di Trump, i democratici hanno chiesto una commissione ad hoc per lavorare ad  una nuova normativa.
 
di Alice Di Domenico e Michelangelo Fanelli
 

Lo spettro che si aggira per l'Europa

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Cito Marx, ma nulla c'entra con il suo celebre aforisma tratto dal saggio del filosofo “Il manifesto del partito comunista: “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”. Questo nuovo “spettro” totalmente avverso all’ideale marxista è quello della pericolosa destra populista Questa nuova “peste” che tenta di penetrare la democrazia europea nata proprio per combattere queste macabre idee che hanno portato il nostro continente ad una delle le sue più grandi catastrofi (la Seconda Guerra Mondiale) ha già mietuto le sue prime vittime. In Italia si va sempre più rafforzando con personaggi che difficilmente riesco a considerare miei connazionali. In Francia, il Front Nazional è arrivato perfino al ballottaggio. In Germania, la nazione che dovrebbe avere più paura di questo flagello, nelle elezioni del 24 settembre la destra populista e xenofoba è arrivata terza dopo C.D.U. ed S.P.D. due partiti storici nella democrazia tedesca. I metodi per influenzare le masse di questi pseudo politici sono sempre gli stessi. Per esempio far leva sui lievi problemi ed elevarli a cause del malessere dello stato, come l’immigrazione che viene demonizzata oppure il cercare di trarre consenso da una sorta di nuovo sottoproletariato che non ha i mezzi per difendersi dalle loro parole e che si lascia trasportare da questi pseudo ideali o dalla parte del popolo frustrata ed amareggiata. Credo che la storia politica abbia già vissuto un periodo simile e tutti sappiamo come è andato a finire.

di Michelangelo Fanelli