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Libano

Libano, nuova formazione a domicilio per le LAF

Il contingente italiano della La Joint Task Force Lebanon (JTF-L) – Sector West (SW) di UNIFIL, dal mese di febbraio, ha inaugurato un cambio di strategia nell’addestramento congiunto con le Forze Armate Libanesi (LAF). Per la prima volta dal 2006, nell’ambito della missione in Libano, si sono svolti nel training hub di Chawakeer (periferia a Sud di Tiro), i corsi Study of Mission e Patrol Formation, introducendo così un nuovo metodo di formazione che, oltre che continuare presso le sedi stanziali delle unità alle dipendenze del Settore, si sviluppa ora anche “a domicilio”. La formazione delle LAF “a domicilio” va ad integrare un sistema già consolidato che consente di aumentare in maniera esponenziale il numero degli addestrati, sfruttando strutture militari libanesi che accolgono un elevato numero di soldati; incrementano il pattugliamento congiunto, dato il risparmio di impiego dei mezzi per lo spostamento nelle basi UN e accresce il livello di complessità dell’addestramento. Di fatti, i due corsi svolti hanno favorito, in brevissimo tempo, l’incremento del 25% del numero degli addestrati. Infatti, se quelli in sede permettevano, mediamente, la formazione di 20 unità per singola attività addestrativa, l’introduzione del nuovo metodo ha consentito l’addestramento di 160 unità su un totale complessivo di 800, in poco meno di 4 mesi. La sede di Chawakeer, per fine febbraio, sarà anche il teatro di una grande esercitazione congiunta con le LAF, denominata “Blue Hammer 2”, a cui sono state già invitate le più alte cariche militari delle Forze Armate Libanesi e dell’area, tra cui anche i vertici delle Internal Security Forces (ISF) e delle Lebanese State Security (LST). Durante l’esercitazione, che costituirà il proseguimento della fase sviluppata nell’approntamento pre-immissione dalla Brigata bersaglieri “Garibaldi”, unità pilota del SW, verranno testate, tra le altre potenzialità, le individual skills acquisite, l’abilità di muoversi in pattuglia e la capacità di condurre attività tattiche complesse quali, ad esempio, quelle in ambiente urbano. Nell’ultimo periodo, sono stati anche sviluppati a favore delle LAF il PIO skills course diretto dalla cellula Pubblica Informazione del Contingente italiano e il corso scorta VIP, a favore delle ISF, condotto dai Carabinieri del Nucleo di Polizia Militare (MP) di SW. L’obiettivo del contingente italiano è quello di garantire alle LAF la full operational capability e un progressivo aumento delle capacita’ delle medesime forze armate nell’azione di controllo dell’area a sud del fiume Litani, come indicato dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
 
fonte Stato Maggiore della Difesa

Missione Libano, cambio al Comando del Contingente Italiano di UNIFIL

Si è svolto a Shama, presso il comando del settore ovest della missione UNIFIL, il passaggio di responsabilità del contingente italiano tra la Brigata Alpina “JULIA”/Multinational Land Force (MLF), comandata dal Generale di Brigata Paolo Fabbri, e la Brigata bersaglieri “GARIBALDI”, al comando del Generale di Brigata Diodato Abagnara. La Brigata “JULIA” è stata impiegata per la prima volta nella terra dei Cedri in qualità di Multinational Land Force sotto configurazione Defence Cooperation Initiative  (DECI), ovvero su base multinazionale con la partecipazione di soldati provenienti da Austria, Croazia, Slovenia e Ungheria. La cerimonia, presieduta dal Comandante di UNIFIL, Generale di Divisione  Stefano Del Col, che oltre all’incarico di natura militare riveste anche quello di Capo Missione, ha visto anche la presenza dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI) e delle massime autorità civili, religiose e militari del Libano.
Nel corso del suo intervento, il Gen. Del Col ha ringraziato “gli alpini della Julia per il lavoro svolto durante gli ultimi sei mesi, in particolare nel tessere una fitta rete di connessioni con  le autorità civili e militari e la popolazione libanese. La loro presenza qui, oggi, è la piena testimonianza di questo affetto e di questo forte legame che si è venuto a creare”. Molteplici le attività che la Brigata Alpina “JULIA”/MLF ha svolto durante il suo periodo di missione, finalizzate prioritariamente al supporto della popolazione civile tramite la realizzazione di lavori effettuati insieme alle forze militari e civili libanesi, in osservanza a quanto stabilito dalle risoluzioni 1701 e 2373. Tali attività sono state condotte in aggiunta ai compiti principali previsti per i caschi blu di UNIFIL, che sono: il monitoraggio e il controllo della cessazione delle ostilità, il supporto alle Forze Armate libanesi nella condotta delle attività di controllo nel sud del Paese, nonché l’assistenza alla popolazione locale con i progetti di Cooperazione Civile e Militare. Nel suo discorso di commiato, il Generale Fabbri ha voluto ricordare come “l’Italia ha da sempre un impegno di lunga durata con il Libano ed in modo particolare con le sue comunità”  ed ha colto l’occasione per sottolineare come “le relazioni che il contingente italiano ha saputo instaurare con le locali autorità civili, militari e religiose siano forti, solide e profonde”. La Brigata “GARIBALDI” assume per la terza volta la responsabilità del Sector West, comando multinazionale composto complessivamente da circa 3.700 militari (di cui circa 1.000 italiani), a distanza di 8 anni dal suo ultimo impiego in terra libanese. Il Generale Abagnara ha rimarcato che “la Brigata Garibaldi, nel solco della continuità con l’operato delle altre Unità appartenenti al Contingente italiano e internazionale presente, opererà al meglio per garantire l’equilibrio in un’area in cui la presenza dei Caschi Blu è sinonimo di imparzialità, trasparenza e unione d’intenti. Tutti insieme per un obiettivo comune: la stabilità e la sicurezza nel sud del Libano e, di riflesso, nell’ intera regione medio-orientale”.
 
fonte Stato Maggiore della Difesa
 

Celebrato in Libano il XXV anniversario della morte di Andrea Millevoi

Oggi il Contingente Italiano in Libano schierato nella base di Shama ha celebrato il XXV anniversario della morte del sottotenente Medaglia d’Oro al Valor Militare Andrea Millevoi, caduto a Mogadiscio nell’ambito dell’operazione umanitaria dell’ONU UNOSOM II (“Ibis” nella denominazione italiana)  per opera di un cecchino appartenente ai miliziani somali. La base, sede del Sector West di UNIFIL,  è infatti dedicata e intitolata alla Medaglia d’Oro. Alla cerimonia, particolarmente sentita, hanno preso parte volontariamente anche i colleghi stranieri. Il  Generale Paolo Fabbri, Comandante del Sector West di UNIFIL, dopo l’Alza Bandiera ha reso gli onori ai Caduti e deposto una corona d’alloro davanti alla lapide realizzata in ricordo del Sottotenente Millevoi. Il ceppo fu realizzato dai militari della Brigata Meccanizzata “Granatieri di Sardegna”, alla quale apparteneva il giovane Ufficiale nel 1993, poiché effettivo al reggimento “Lancieri di Montebello” (8°). Millevoi fu il terzo caduto italiano in quella che viene ricordata come "battaglia del pastificio", nella quale persero la vita anche il paracadutista di leva Pasquale Baccaro  ed il sergente maggiore Stefano Paolicchi. «Comandante di plotone blindo pesanti "CENTAURO", inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell'ambito dell'operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite,” si legge nella  motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare- “partecipava con il 183º Reggimento Paracadutisti "NEMBO" al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, con perizia ed intelligenza concorreva con le forze alle sue dipendenze allo sganciamento di alcuni carri rimasti intrappolati nell'abitato. Dopo avere scortato un mezzo adibito allo sgombero di alcuni militari feriti, si riportava nella zona del combattimento e incurante dell'incessante fuoco nemico coordinava l'azione dei propri uomini e contrastava personalmente con l'armamento leggero di bordo l'attacco nemico. Per conferire più efficacia alla sua azione di fuoco, si sporgeva con l'intero busto fuori dal mezzo esponendosi al tiro di un cecchino che lo colpiva mortalmente. Cadeva con le armi in pugno offrendo un chiarissimo esempio di coraggio, determinazione, assoluto sprezzo del pericolo ed elevatissimo senso del dovere sublimato dal supremo sacrificio. Mogadiscio, 2 luglio 1993.»
 
fonte Stato Maggiore della Difesa
 
 

Missione in Libano: concluso il corso special force breaching

Hamat, 17 maggio 2018. Oggi si è concluso, con la cerimonia finale di consegna degli attestati di partecipazione, il corso Special Force Breaching – Train the trainers organizzato dalla Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano (MIBIL) a favore di personale appartenente alla Scuola delle Forze Speciali delle Lebanese Armed Forces (LAF). All’evento hanno presenziato, oltre alle autorità militari libanesi, l’Addetto Militare italiano in Libano, Col. Massimiliano SFORZA, ed il Comandante della Missione, Colonnello Stefano GIRIBONO. Il corso Special Force Breaching – Train the trainers, della durata di 5 settimane, è stato condotto da un Mobile Training Team proveniente dal 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col. Moschin” che ha permesso la formazione di complessivi 14 allievi tra Sottufficiali e Militari di Truppa provenienti dalle unità delle forze speciali libanesi (Ranger Comnando, Marine Commando, Air Assault Commando) e da unità qualificate forze speciali della General Security, Strike Force. In particolare con questo corso gli allievi, qualificati istruttori, hanno sviluppato tecniche avanzate che gli permetteranno di gestire in prima persona attività e addestramenti breaching. Quanto sopra indicato rappresenta il tassello finale di un percorso formativo che ha visto gli allievi impegnati in corsi basic, advanced e infine train the trainers. Le attività addestrative hanno avuto un buon esito poiché hanno permesso di qualificare 12 istruttori e 2 assistenti istruttori, consolidando così il marcato interesse delle autorità libanesi nella collaborazione con le Forze Armate italiane a conferma della validità della missione e del progetto formativo. La MIBIL, operante in Libano dal 2015, organizza, conduce e coordina attività di formazione ed addestramento in favore delle Forze Armate libanesi, inquadrandosi nel più ampio contesto internazionale che si propone di supportare le istituzioni della nazione mediorientale al fine di incrementarne le capacità complessive.
 
fonte Stato Maggiore della Difesa

I caschi blu italiani terminano il primo corso di counter improvised explosive device

Nei giorni scorsi è stato svolto, a Shama presso il Comando del Settore Ovest di Unifil a guida Italiana su base Brigata Paracadutisti Folgore, il primo corso di C-IED Awareness (lotta agli ordigni improvvisati) a favore delle Forze Armate Libanesi. Gli istruttori del Combat Support Battalion, su base 8° Reggimento Guastatori Paracadutisti, con il supporto degli assetti cinofili del Centro Veterinario Militare, hanno condotto l’attività sviluppandola con fasi teorico-pratiche con lo scopo di formare i militari libanesi nel delicato settore degli ordigni esplosivi improvvisati e di quelli inesplosi.  Nello specifico, gli istruttori del Combat Support Battalion hanno fornito ai frequentatori le nozioni di base per riuscire a riconoscere il munizionamento regolamentare e le procedure da adottare in presenza di ordigni inesplosi (UXOs) o ordigni improvvisati esplosivi (IEDs) al fine di ridurre il rischio per le forze che operano sul terreno e per saper gestire eventuali incidenti. L’attività operativa, che rientra nel bacino delle operazioni condotte quotidianamente insieme alle Forze Armate Libanesi, è stata particolarmente apprezzata poiché mirata ad incrementare ulteriormente il livello tecnico professionale dell’apparato preposto a garantire la sicurezza nel sud del Libano nel rispetto delle Risoluzioni 1701 e 2373 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nell’ambito della missione ONU in Libano, il Combat Support Battalion è l’unità che garantisce il supporto alle forze di manovra assicurando unità per la bonifica degli ordigni, il contrasto alla minaccia chimica, biologica, radioattiva e nucleare (CBRN) e le comunicazioni per il contingente italiano e per tutte le nazioni operanti nel Sector West di UNIFIL.

fonte Stato Maggiore della Difesa

Il Generale Graziano in visita ai caschi blu italiani in Libano

Beirut - Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano che ha accompagnato il Ministro della Difesa Roberta Pinotti in visita ufficiale in Libano, ha incontrato il personale delle Forze armate italiane che opera nell'ambito dell'Operazione UNIFIL. "Prima di raggiungere la base - ha detto il Generale Graziano parlando al personale - abbiamo incontrato i massimi vertici politici e militari del Paese e da ciascuno di loro abbiamo ricevuto parole di profonda riconoscenza per il lavoro che svolgete per la sicurezza e la stabilità di questa Terra". "Nello specifico - ha continuato il Generale Graziano- Il Ministro della Difesa libanese ha tenuto ad evidenziare come la cooperazione tra Italia e Libano passi proprio attraverso la cooperazione tra le due Forze armate" sottolineando che il lavoro svolto dai caschi blu italiani è molto apprezzato. Stesse attestazioni di stima sono state fatte dal Presidente della Repubblica libanese Generale Michael Aoun e dal Portavoce del Parlamento Nabih Berri che hanno ringraziato il vertice civile e quello militare della Difesa italiana per il prezioso supporto al Libano. Nella mattinata il Generale Graziano ha incontrato anche il nuovo Capo delle Forze armate libanesi, generale Joseph Aoun "Le Forze Armate italiane e libanesi sono legate da un rapporto solido e antico" questo, in sintesi, il messaggio emerso dall’incontro durante il quale i due alti ufficiali hanno discusso del contesto di sicurezza in Libano e delle nuove minacce alla sicurezza internazionale. Il capo di Stato Maggiore della Difesa libanese, ha voluto poi ringraziare il Generale Graziano per l’eccellente lavoro di addestramento che i militari italiani stanno conducendo a favore delle Forze Armate libanesi nell’ambito della Missione italiana bilaterale in Libano (MIBIL) auspicando una sempre maggiore collaborazione. 

fonte Stato Maggiore della Difesa

Agguato ai nostri militari in Libano

Nessun morto ma tanto paura. E' questo l'amaro epilogo di un agguato a una pattuglia italiana sulla frontiera tra Libano e Israele, lungo quella Blue Line decisiva per il mantenimento della pace in Medio Oriente. È accaduto a pochi chilometri dalla grande base Onu di Naqoura.  I tre soldati a bordo di un blindato Lince sono stati bloccati durante un pattugliamento di routine, intrappolandoli tra le case. Un suv è spuntato all'improvviso, sbarrando la strada. Tempo pochi secondi e una seconda vettura è comparsa alle spalle, impedendo la fuga. Gli aggressori hanno esploso in aria diverse raffiche di kalashinikov. Il soldato sul tetto del Lince manovrava una mitragliatrice, ma rispettando le regole di ingaggio ha risposto usando solo la pistola. Ha prima sparato in aria, poi ha fatto fuoco davanti ai piedi degli aggressori. A quel punto i militari si sono rinchiusi nel mezzo blindato. Gli assalitori sono saliti sul tetto, portando via la mitragliatrice. Poi hanno saccheggiato il bagagliaio esterno, rubando alcuni giubbotti antiproiettili e sono fuggiti con le loro prede, sparando altre raffiche verso l'alto.

Rimossa mina anticarro tra Libano e Israele

Oggi 24 maggio. i caschi blu italiani del team EOD (Explosive Ordnance Disposal), hanno condotto un’operazione di trasporto e distruzione di una mina anticarro lungo la linea che separa il Libano da Israele. L’intervento è avvenuto nell’ambito del Blue line marking project. L’operazione si è sviluppata in tre fasi: rimozione della mina dalla propria sede, trasporto e successiva distruzione presso il demolition pit (zona di brillamento) realizzato dai guastatori del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona per il brillamento delle mine anticarro rimosse nei corridoi sminati lungo la blue line.

 

fonte: Stato Maggiore della Difesa

 

 

Attacchi in Libano

Caschi blu francesi feriti nel Sud del Libano

Oggi 9 dicembre 2011, un convoglio Unifil della missione ONU in Libano, è stato colpito nel sud del territorio dall'esplosione di una bomba piazzata lungo la strada. Cinque caschi blu francesi e due civili libanesi sono rimasti feriti. Due militari sono stati trasportati in ospedale mentre gli altri tre sono stati soccorsi sul posto. L'agguato è avvenuto nelle vicinanze di Tiro.

 

Lungo la Blue line la tensione. Israele ed Hezbollah di nuovo ai ferri corti.

Le notizie sono ancora frammentate. Si parla però di tre soldati libanesi uccisi insieme ad un reporter e due israeliani feriti negli scontri avvenuti ad Adaisse a ridosso della Blue Line nella parte meridionale del Libano di competenza degli spagnoli. Colpi di artiglieria si sarebbero alternati a lanci di razzi. Tutto ciò per una violazione di confine da parte di soldati israeliani per abbattere alcuni alberi in territorio libanese. Hezbollah attraverso la sua televisione Al Manar parla anche di un ufficiale israeliano ucciso. Proprio l’intervento del partito di Dio è quello che preoccupa i militari delle Nazioni Unite impegnati nella missione di peace-keeping Unifil.

Tra Israele e Libano vige una tregua anche se il cessate il fuoco non è stato mai dichiarato. La situazione è ancora molto instabile per via soprattutto della presenza di Hezbollah, dei palestinesi dei campi profughi nonché per via delle diverse violazioni di confine ad opera dei libanesi o degli israeliani. Basti pensare al villaggio di Ghajar, al confine con la Siria, diviso in due dalla linea di demarcazione segnata dai barili blu.

Dall’autunno del 2006, in seguito alla risoluzione 1701, nel Sud del Libano operano 10.000 caschi blu sotto la missione Unifil tra cui circa 1900 soldati italiani nel settore ovest.

Il Libano moderno con i suoi confini attuali nasce nel 1920. Fino ad allora esistevano diversi territori uniti sotto l’autorità ottomana. La repubblica libanese nasce invece tre anni più tardi, nel 1923. La nuova carta costituzionale, del 1926, sancisce la ripartizione dei poteri sulla base delle diverse confessioni religiose. Il presidente della Repubblica da allora fu sempre scelto tra rappresentanti maroniti, agli sciiti fu assegnato l’incarico di presiedere il Parlamento mentre ai sunniti il potere esecutivo.

La situazione del Libano precipita con la nascita dello Stato di Israele nel 1948 e la conseguente fuga palestinese con la creazione già nel 1949 dei primi campi profughi intorno alle città di Tiro, Sidone, Beirut e Tripoli.

Hezbollah è un movimento politico ed organizzazione militare fondato nel 1982. Il partito di Dio negli ultimi anni è cresciuto moltissimo grazie all’opera dello storico leader Hasan Nasrallah (letteralmente Vittoria di Dio), trovando terreno fertile soprattutto nel Sud del Libano.

Nato per contrastare le forze israeliane, Hezbollah o Hizbullah, oggi nonostante la recente sconfitta elettorale, si può considerare non più uno Stato nello Stato ma il Libano stesso. Forte dell’appoggio della Siria ma soprattutto dell’Iran, si è legittimato sempre più come forza militare avendo a disposizione un immenso arsenale forte soprattutto di missili Katiuscia, Shahin, e Fajr.

I depositi abilmente nascosti, sono innumerevoli e ricchi di armi provenienti direttamente dall’Iran, paese che da tempo fornisce un appoggio morale e soprattutto materiale alla causa di Hezbollah.

Il partito di Nasrallah è riuscito nel corso degli anni a sviluppare un sistema di welfare e di amministrazione efficiente, apprezzato da tutta la popolazione locale compresa anche quella non sciita.

Il governo libanese attraverso il ministro dei lavori pubblici Ghazi Aridi ha ritenuto l’accadimento come un vero e proprio atto di terrorismo assicurando che se la comunità internazionale non riporterà l’ordine ci saranno ripercussioni gravi che condurranno ad una aggressione nei riguardi di Israele da parte dell’esercito libanese.

Israele dal canto suo è invece preoccupato delle continue violazioni libanesi lungo la Blue Line per non parlare del massiccio rifornimento di armi a Hezbollah nel Sud del Libano.

Dopo quello di ottobre 2009, questo incidente sicuramente più grave, è l’ennesima minaccia ad una instabilità sempre più precaria che però potrebbe scemare e risolversi grazie all’intervento della comunità internazionale e dei militari Unifil che dal 1978 operano nel paese dei Cedri.

 

di Roberto Colella

 

tratto da "Quotidiano.net" 3/8/2010