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Storia militare

Il Maccartismo di Donald Trump

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L’ascesa di Donald Trump alla Casa bianca sembra riportare indietro l’orologio del tempo facendo rivivere agli Stati Uniti d’America ed al mondo intero sensazioni che sembravano essersi dissolte con la caduta del muro di Berlino. Ai comunisti mangiabambini che rappresentavano simbolicamente nell’immaginario collettivo la civiltà inadeguata di un popolo senza Dio si sono sostituiti i musulmani, potenziali terroristi alla stregua delle migliaia di spie sovietiche dell’epoca, che in molti casi il tempo ha dimostrato poi non essere tali. Questo clima di paura inscena una guerra ipotetica tra civiltà che si innesta in un contesto sociale in cui il sogno americano di una integrazione totale tra le minoranze sembra infrangersi ogni giorno in episodi di cronaca, in attentati sul suolo americano od oltreoceano, in atteggiamenti d’intolleranza da parte di fette sempre più numerose ed oltranziste della popolazione che generano un interesse politico alla base dei recenti successi del miliardario americano Donald Trump. Attraverso le conoscenze odierne del periodo di storia che va dalla guerra fredda fino alla caduta del muro di Berlino, con l’emersione dei documenti segreti sovietici rinvenuti nell’ ”Archivio Mitrokhin” e di quelli desecretati dalla C.I.A. è possibile tracciare un parallelo tra un periodo della storia americana ed un presente che denota molte analogie. La guerra di civiltà che divise il blocco dell’est dall’occidente è la stessa guerra che oggi divide sotto mutate insegne il mondo dell’Islam dall’occidente? E’ un paragone azzardato ma si possono elaborare alcune considerazioni; innanzitutto la divisione del mondo in due blocchi contrapposti è stata per un cinquantennio il presupposto fondamentale dell’esistenza di innumerevoli uomini politici, partiti, organizzazioni e probabilmente di intere nazioni che altrimenti sullo scenario nazionale o internazionale non avrebbero avuto il ruolo egemone che hanno avuto o non sarebbero esistite. Dopo l’avvento di Gorbaciov e la disgregazione dell’impero sovietico con un sincronismo che deve far riflettere si sono create le condizioni per una ricomposizione degli equilibri globali secondo il vecchio canovaccio del nemico dell’occidente da combattere ad ogni costo. Il Medio Oriente è diventato una polveriera ed il terribile dittatore Saddam Hussein un pericoloso criminale da eliminare, le sue armi di distruzione di massa erano una minaccia per il mondo. Oggi sappiamo che era tutto un bluff, chi ha ordito questa messinscena? La cruenta uscita di scena del dittatore iracheno ha generato la risposta dell’Islam con una escalation di tipo stragista e la formazione di gruppi terroristici che hanno toccato l’apice nel famigerato undici settembre, una data spartiacque che segna l’inizio di una nuova guerra di civiltà: ieri i nemici erano i bolscevichi, oggi i musulmani. Mentre il mondo piangeva le migliaia di morti della strage newyorkese qualcuno brindava per il ritorno al passato, quei politici, quei partiti, quelle organizzazioni, quelle nazioni che senza un mondo diviso in due non avrebbero avuto un futuro innanzi a se, tornavano alla ribalta pronti a riprendersi i business della guerra, i finanziamenti, l’economia perduta, il potere che la guerra porta in dote. Gli strumenti di indagine odierni ci consentono di sapere che le pericolosissime spie sovietiche di un cinquantennio di guerra fredda tali non erano; sappiamo che la C.I.A. li ha manovrati per plagiare l’opinione pubblica portando il mondo sull’orlo del baratro della guerra fredda che è sfociata nella lunga notte della caccia alla streghe, l’America di McCarthy e del Red Scure, il terrore dei rossi. Sta accadendo la stessa cosa? Qualcuno finanzia e manovra il terrorismo internazionale per condurre il mondo verso la strada dell’oblio? I terroristi di Al Qaeda e dell’Isis somigliano molto ai presunti sabotatori sovietici del tempo, curiose analogie ci devono fare riflettere. Prima di Trump ed ancor prima di McCarthy l’anticomunismo era presente in America abilmente montato dai rappresentati del Partito Repubblicano; l’arresto, il processo e la successiva condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti avevano segnato il livello di guardia di quella marea persecutoria. La crisi economica ed i cambiamenti politici e sociali portarono alla nascita dell’House Committee Investigating Un-American Activities, una organizzazione che metteva sullo stesso piano gli estremisti nazifascisti o comunisti, ma dopo la fine della seconda guerra mondiale gli americani non esitarono ad individuare nei rossi il vero pericolo, anche perché si profilava all’orizzonte una guerra di supremazia nell’Europa post conflitto contro i sovietici. Si scatenò una vera e propria caccia alle streghe che vide coinvolti tra gli altri noti attori, sceneggiatori e registi di Hollywood rei di aver realizzato opere di propaganda comunista; molti tra loro furono condannati ad un anno di reclusione ed al pagamento di multe salatissime, costoro persero il lavoro anche se le colpe a loro ascritte erano immaginarie, servendo soltanto alla propaganda anticomunista. Il clima si fece sempre più incandescente, i rossi erano diventati il Nemico Pubblico Numero Uno, una minaccia non solo politica e militare ma un pericolo per la “way of life”, il sistema di vita americano. Oggi a distanza di anni accade la stessa cosa, il miliardario Trump pronuncia le stesse identiche parole nei comizi elettorali contro le minoranze islamiche. La propaganda post seconda guerra mondiale ebbe effetto, l’ideale anticomunista si radicò nell’opinione pubblica americana al punto che nel 1948 fu approvata la “Legge Smith” che incriminò i dirigenti del Partito Comunista Americano; tra gli esponenti della pubblica accusa il brillante e giovane avvocato Richard Nixon, futuro presidente degli Stati Uniti. Frattanto l’U.R.S.S. fece scoppiare la sua prima bomba atomica e le truppe cinesi spalleggiate dal Cremlino e guidate dal leader comunista Mao Tse-tung sconfiggevano le armate governative e filo americane di Ciang Kai-shek; l’impero rosso estendeva i propri confini, l’odio verso i comunisti raggiungeva negli Stati uniti il proprio apice. Comincia a brillare di una luce sinistra la stella di McCarthy, la sua tetra influenza sulla politica americana sfocia nell’approvazione della legge “McCarran-Walter” con il proprio corredo di provvedimenti antiliberali di tipo fascista; l’America diventò il paese delle intolleranze dove bastava un ragionevole dubbio per licenziare un dipendente o incarcerare un sospetto. Con un linguaggio semplice da uomo di campagna, davvero molto simile a quello di Donald Trump, Joe McCarthy cominciò a raccogliere simpatie in ogni angolo della nazione specie tra la massa dei conservatori; il suo potere aumentava a dismisura al punto che attaccò il generale George Marshall accusandolo di essere un complottista antiamericano. Perfino Ike Eisenhower sostenne la sua campagna elettorale, anche se alcuni esponenti del partito più cauti ed avveduti avevano visto in lui i germi di un fascismo antiliberale agli antipodi degli ideali del liberalismo americano. Nulla fermò il maccartismo, i Repubblicani nel ‘52 vinsero le elezioni e lui diventò presidente del Permanent Investigations Subcommittee proseguendo forsennatamente in una lotta senza quartiere che portò al rogo decine e decine di libri ritenuti sovversivi fino alla più grande vittoria politica di McCarthy ottenuta nell’agosto del ‘54: il Partito Comunista Americano fu messo al bando. Qualcosa però cominciava a scricchiolare nelle coscienze degli americani, molti avevano capito che dietro la spietata crudeltà del senatore del Wisconsin si nascondeva la sua sete di potere; cominciò a scendere nei sondaggi e fu scaricato dal partito che lo riteneva una figura politica ingombrante. Lui reagì attaccando duramente Eisenhower decretando al contempo la propria fine politica. Morì tre anni dopo dimenticato da tutti, ma il “maccartismo” era entrato nella storia, l’ansia di gruppi di cittadini americani che vedevano nemici in ogni dove aveva segnato l’epoca della caccia alle streghe, un periodo nero in cui 9500 impiegati della pubblica amministrazione furono licenziati senza motivo e 15000 si dimisero o finirono sotto inchiesta, altre migliaia di onesti cittadini subirono la stessa sorte in altri settori, 500 di loro furono arrestati, alcuni finirono sulla sedia elettrica, altri si suicidarono per la vergogna. Il bilancio della vita di McCarthy è impietoso, viene da chiedersi che cosa abbia fatto di buono questo personaggio discusso e deprecabile simbolo di una politica ottusa e feroce. Per descrivere quella di Trump gli storici useranno parole diverse?

di Giuseppe Barcellona

La guerra di Hollywood

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C’è una guerra invisibile proiettata nei maxischermi, non la vedi ma c’è. Conosciamo l’importanza delle propaganda di guerra, solitamente la associamo alle notizie dei media; la guerra di cui vi parlo si combatte nei cinema. E’ un metodo ingegnoso per fare propaganda, esaltare le gesta dei propri connazionali e denigrare i rivali, modificare la storia a proprio piacimento oppure riscriverla di sana pianta. E’ quello che da decenni fanno gli americani, alcuni sostengono che dietro il boom di Hollywood ci siano stati i finanziamenti segreti delle lobby legate alla guerra grazie alle quali l’industria cinematografica dapprima ha trainato l’economia americana e poi superato la crisi del secondo dopoguerra resistendo ai cambiamenti del mercato fino ai giorni nostri. Due celeberrimi film spiegano meglio il concetto, “Fuga per la vittoria” ed il recente “Il ponte delle spie”, ma gli esempi potrebbero essere molti altri. La guerra fredda teneva il mondo col fiato sospeso, dopo la parziale apertura di Carter ai sovietici questi ultimi invasero l’Afghanistan facendo ripiombare le due parti nel gelo; gli atleti americani e quelli di altre nazioni del blocco occidentale boicottarono le olimpiadi di Mosca e la cosa non fu gradita ai vertici militari stelle e strisce, nel linguaggio militare era un chiaro segno di debolezza. Cominciò così la discesa di Carter nei sondaggi al punto che il presidente americano dovette ordinare a Stansfield Turner capo della CIA una campagna propagandistica atta a contrastare le caricature fumettistiche che comparivano sulla Pravda in cui gli Yankee venivano raffigurati come dei conigli tremolanti. I servizi segreti americani diedero prova di efficienza allertando l’industria cinematografica nazionale che in pochissimo tempo e grazie ai finanziamenti della Casa Bianca girò il film “Fuga per la vittoria” un successo planetario di chiaro stampo propagandistico. Il bellissimo film che vide tra i protagonisti Silvester Stallone e Pelè celava un messaggio politico che in pochissimi anche oggi conoscono; gli eventi che hanno ispirato il film sono realmente accaduti ma sul suolo sovietico nell’estate del 1942 e videro protagonisti i giocatori della Dinamo Kiev che sfidarono battendo una selezione di ufficiali nazisti. Per aver osato sfidare ed umiliare sul campo le SS i giocatori sovietici furono assassinati; l’attaccante Korotkych fu torturato ed ucciso, gli altri vennero mandati nei campi di concentramento, alcuni furono trucidati nei giorni seguenti. Per anni il messaggio esplicito del super eroe americano che vince in ogni occasione si è materializzato nelle gesta di Silvester Stallone e la propaganda stelle e strisce si è attuata nella sottrazione di una storia popolare russa fonte di orgoglio nazionale al servizio della celebrazione metaforica del potere dell’occidente. Il comunismo alzerà bandiera bianca qualche anno più tardi e sarà ancora Silvester Stallone il protagonista di Rocky, l’ennesimo eroe americano che distrugge Ivan Drago. “Se io posso cambiare tutto il mondo può cambiare”, gli ufficiali sovietici si alzarono in piedi ad applaudirlo simboleggiando nel linguaggio della propaganda Reaganiana l’ammissione della sconfitta. Ed infatti poco tempo dopo il muro cadde, il comunismo finì e gli americani vinsero definitivamente la guerra fredda. Il cinema ha avuto un ruolo fondamentale poiché ha alimentato il consenso nel mondo degli Stati Uniti. Passano gli anni e la storia si ripete. C’è di nuovo il gelo tra Washington e Mosca, Putin ed Obama non vanno d’accordo; gli americani non godono più della simpatia ubiquitaria in tutto l’occidente ed ecco che Hollywood torna a sostenere l’America. E’ appena stato proiettato “Il ponte delle spie” con Tom Hanks attore protagonista in una Berlino degli anni cinquanta in piena guerra fredda. La storia si basa su un fatto realmente accaduto, le vicende di un avvocato newyorkese, James B. Donovan che è riuscito con una abilissima operazione ad ottenere il rilascio di due cittadini americani Francis Gary Powers pilota di un aereo spia e Frederic Pryor studente di economia arrestato dalla Volskpolizei in Germania Est; in cambio dei due è stato trattato il rilascio della spia sovietica Rudolf Abel, catturato dai servizi segreti americani. Lo scambio ha avuto luogo sul ponte di Glienicke tra Berlino Ovest e Potsdam, sul grande schermo tutti i protagonisti sovietici sono stati caricaturati, alcuni al punto da sembrar ridicoli; diverso anche il trattamento subito dalle spie catturate. Gli americani sono stati gentili col detenuto Abel, mentre i sovietici sono apparsi nelle vesti di torturatori; insomma l’ennesimo eroe stelle e strisce da un lato ed i cattivi sovietici dall’altro; il film si conclude con l’elogio dell’avvocato Donovan che è riuscito a liberare oltre diecimila prigionieri politici catturati dalle truppe di Fidel Castro a Cuba in seguito allo sbarco americano nella famigerata “Baia dei porci”. Altro falso storico, di eroico in quelle liberazioni non ci fu nulla, fu la più grande sconfitta militare nella storia degli Stati Uniti che costò oltre cento milioni di dollari di allora, tra costi di guerra, risarcimento post bellico e riscatti, una autentica fortuna. I geniacci della C.I.A. hanno pensato anche a questo, vogliono riabilitare agli occhi della gente le disavventure cubane del giovane Kennedy? Il cinema serve anche a questo, cambiare le sorti dei conflitti, riscrivere la storia consegnando alla memoria realtà travisate nella speranza che nessuno mai le confuti. D’altra parte si sa, le bugie cinematografiche hanno le gambe lunghe specie quelle Hollywoodiane.

di Giuseppe Barcellona

Testate nucleari al largo del Golfo di Napoli

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La vicenda di cui si torna a parlare risale a tanti anni fa, esattamente al 10 gennaio 1970. Vi fu una imponente operazione militare condotta da 37 navi e diversi sottomarini russi al largo delle coste italiane; (fonte quotidiano “Roma” 14 gennaio 1970). I sovietici avrebbero abbandonato venti testate nucleari sul fondale del golfo di Napoli, nel caso in cui fosse scoppiata la guerra tra i due blocchi sarebbero state detonate a distanza. Vi sono prove certe di questi fatti emersi nel 1995 dopo la consegna al SISMI dei documenti di Vasilij Nikitic Mitrokhin, l’archivista del KJB fuggito dall’Unione Sovietica con tutti i segreti che aveva sottratto ai servizi del suo paese. Nel dossier Mitrokhin emergono verità sconvolgenti come il finanziamento da parte del Cremlino al Partito Comunista Italiano ed il coinvolgimento di esponenti della vecchia sinistra quali spie del KGB (Armando Cossutta ed altri); si arriva alle vicende del faccendiere Mario Scaramella una figura ambigua consulente di varie istituzioni italiane e straniere che sarebbe scampato miracolosamente a due tentativi di omicidio. Eccoci al punto in questione, Scaramella era uno dei pochi a sapere dell’esistenza di una antenna installata dai sovietici in una villa di Ercolano di proprietà di un boss della camorra, durante i lavori di demolizione e recupero detriti del plesso viene coinvolto in uno scontro a fuoco rimanendo miracolosamente illeso. La vicenda è avvolta in un impenetrabile strato di nebbia, alle falde del Vesuvio c’è un mistero che vogliono nasconderci? Non possiamo dirlo, ma alcune vicende si prestano a profonde riflessioni. In quel lontano 1970 la guerra fredda toccava i livelli più alti, nel dicembre dello stesso anno in risposta alle operazioni militari sovietiche fu attuato il Golpe Borghese, il colpo di stato sfiorato avente un chiaro intento anticomunista; erano i tempi in cui azioni e reazioni sullo scenario della guerra globale si susseguivano veloci e quei tempi pare siano tornati. Il 9 maggio del 2015 (giorno dell’assassinio di Aldo Moro e del comunista Peppino Impastato) Putin ha festeggiato di fronte ad una imponente parata militare l’anniversario della vittoria sovietica sul nazismo invitando 68 capi di stato da tutto il mondo; l’Europa ed ovviamente gli Stati Uniti hanno snobbato la manifestazione, l’Italia si è mantenuta come al solito in una posizione neutra inviando i ministri Gentiloni e Fabius rimasti in disparte. Col boicottaggio della cerimonia era chiaro l’intento di isolare politicamente la Russia ma è stata immediata la reazione del Cremlino che per bocca del vice ministro della difesa Anatoli Antonov ha annunciato l’inizio di alcune operazioni militari di addestramento nel cuore del mediterraneo che avrebbero visto protagoniste le forze armate russe e cinesi. L’operazione si è poi regolarmente svolta nel cuore e segna il voltafaccia di Putin all’Europa; il primo ministro russo ora sorride alla Cina di Xi Jinping ma come in un film già visto arriva la risposta del blocco rivale esattamente come mezzo secolo fa. Tra ottobre e novembre del 2015 si è svolta nel Mediterraneo la più grande esercitazione dell’Alleanza Atlantica dalla fine della guerra fredda ad oggi, la famigerata Trident Juncture, con la quale si è inteso dare una risposta a Putin ed al novello alleato cinese. A margine delle due operazioni si segnalano voci di corridoio che ci riportano al tema iniziale; la Russia sarebbe a corto di denaro stretta nella morsa della guerra, quella interna col focolaio Ucraina e quello estero col rinnovato impegno in Siria ed in Medio Oriente. Putin negli ultimi anni ha inscenato una politica estera aggressiva ma dispendiosa, qualcuno mormora che l’esercitazione coi cinesi serviva al recupero delle testate nucleari che giacciono ancora intatte nei fondali tra Procida ed Ischia e che sul mercato nero varrebbero una fortuna. Il primo ministro russo in qualità di ex tenente colonnello del KJB dovrebbe conoscere l’esatta ubicazione degli ordigni e questa operazione avrebbe potuto essere la rivincita della marina militare russa che non ha ancora dimenticato la gogna mediatica del 10 agosto 2000 giorno in cui affondò il sottomarino nucleare K-141 Kursk con i suoi 118 marinai. Le grandi operazioni militari si dipanano ripercorrendo le orme del passato come a voler ripetere ciò che è stato, una sorta di malinconia in un mondo che nel meccanismo della guerra fredda aveva trovato un equilibrio sia pur precario. Si va dunque verso il futuro guardando al passato e nelle pieghe dei giorni andati troviamo una pagina di storia dimenticata, quella delle testate nucleari sovietiche al largo del golfo di Napoli. Analizzando questi fatti nel modo più logico possibile si può arrivare ad una ipotesi molto probabile. La verità non la sapremo mai. 

di Giuseppe Barcellona

Eichmann, l’altro Adolf

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Nel maggio del 1960 in una stradina buia alla periferia di Buenos Aires un uomo scese dal bus dirigendosi verso casa dove lo attendeva la propria famiglia, un tizio lo affiancò dicendo: “Un momentito senor”; pochi istanti dopo l’uomo fu catturato e portato in un luogo sicuro. Così ebbe luogo la più grande impresa di spionaggio mai compiuta nella storia, quella che Peter Z. Matiz ed un gruppo di agenti israeliani concretizzò nella capitale argentina, sequestrando e poi conducendo in Israele Adolf Eichmann, colui che ideò il termine “soluzione finale”, dopo Hitler, il più spietato criminale nazista. Si arrivò ad ideare un progetto criminale di così grande portata per gradi, dapprima gli ebrei rinchiusi nei ghetti venivano lasciati morire di inedia o di malattie, ma gli stessi ufficiali tedeschi si resero conto che era raccapricciante vederli morire così, alcuni militari teutonici erano impietositi dalle condizioni di vita dei prigionieri ed oltretutto era una perdita di tempo. Qualcuno pensò che si dovesse procedere più speditamente, così gli ebrei venivano condotti fuori città e giustiziati sommariamente; ma anche questo sistema era penoso e costoso, così si pensò di poterli eliminare rinchiudendoli in stanze chiuse ermeticamente dove venivano immessi i gas di scarico di un sommergibile, poi si provò con un camion che agiva alla stessa maniera ma in movimento. Entrambi i sistemi non andavano bene ci voleva qualcosa di più efficace, Eichmann ebbe l’idea che fece felice Hitler, la soluzione finale. Finita la guerra il criminale nazista si rifugiò in Argentina, sfruttando le coperture internazionali di cui godeva il Terzo Reich, portando con sè anche moglie e figli. Si scatenò una caccia planetaria, i servizi segreti israeliani lo cercarono in tutto il globo, la sua presenza venne segnalata in varie parti della terra finchè fu rocambolescamente trovato a Buenos Aires. Le vicende che ne hanno portato alla cattura hanno dell’incredibile, un’azione concertata di una trentina di agenti del Mossad che clandestinamente sono riusciti a catturare ed estradare Eichmann. “Ho solo eseguito degli ordini” disse durante il processo che ne seguì a Gerusalemme. A distanza di anni l’opinione pubblica ricorda perfettamente le gesta criminali di Hitler, ma vi fu un altro Adolf a macchiarsi della corresponsabilità di questi efferati crimini. Eichmann, l’altro Adolf.   

di Giuseppe Barcellona

La tragedia del Monte Serra, uno scandalo dimenticato

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Sono passati quasi quarant’anni da quel lontano 1977, uno spesso strato di polvere ricopre nella memoria collettiva una tragedia militare ed anche uno scandalo politico che torna d’attualità oggi nei tempi della corruzione infinita lasciandoci intendere quanto radicati e lontani nel tempo siano i problemi del nostro paese. Accadde questo, l’Italia acquistava regolarmente dagli Stati uniti dei mezzi militari per provvedere alle proprie esigenze di difesa, l’onda lunga dello scandalo Watergate mise in risalto dei casi di corruzione in queste forniture che riguardavano l’Olanda ed i tre paesi che avevano perso la seconda guerra mondiale, Giappone, Germania, Italia. Nel bel paese gli Yankee appiopparono all’Aeronautica Militare, con il pesante coinvolgimento di Finmeccanica, degli aerei da trasporto inefficienti, la maggior parte dei quali non era neanche in grado di volare. Si tratta dei famigerati C-130 Hercules che qualcuno ai tempi paragonò all’aereo di Fantozzi e non a torto dati i problemi strutturali e di manutenzione che avevano; questa ferraglia alata ovviamente fu pagata miliardi di lire buona parte delle quali finirono in tangenti ai politici del tempo. Proprio mentre scoppiava il caso in parlamento il 3 marzo del 1977 uno di questi aerei precipitò in Toscana nei pressi del monte Serra, persero la vita i quarantaquattro uomini dell’equipaggio tutti militari italiani dell’Accademia Navale di Livorno. Si aprì il processo, è bene precisare che quando vengono accusati dei politici in Italia è opportuno parlare di processo virtuale ed in effetti dopo che furono coinvolti nelle trame processuali le più alte cariche dello stato, tra politici, militari e civili e si arrivò alla condanna, ovviamente poi nessuno scontò la pena ne in carcere ne col sequestro dei beni. Per alcuni mesi tra i banchi dell’aula si gridò allo scandalo, il presidente della Repubblica Leone si dimise e fu tutto uno scambio d’accuse tra la maggioranza e l’opposizione; poi il silenzio. Si mormora che i parenti delle vittime furono messi a tacere con lauti risarcimenti, ma sono solo chiacchiere da bar. Il presidente di Finmeccanica dell’epoca, Camillo Crociani, fu condannato a pagare 400.000 lire (200 euro) di multa. Tutti i politici coinvolti la fecero franca, nessuno tra i condannati fece neanche un giorno di carcere, ad oggi Finmeccanica continua ad intrattenere rapporti economici col Ministero della Difesa italiano e l’azienda statunitense Lockheed Martin, la stessa che si rese responsabile allora di questi gravi fatti di corruzione. La Lockheed Martin impiega oggi sul suolo americano 140.000 dipendenti, ha ottenuto l’appalto per la costruzione della navicella spaziale Orione che riporterà nei progetti della N.A.S.A. l’uomo sulla luna e con esso, si spera, un po’ di corruzione. Di Finmeccanica tanto si sa, l’azienda italiana non arriverà sulla luna ma le sue gesta si spingono fin quasi al polo nord; la notizia più recente che riguarda il colosso italiano tratta l’apertura di un caso di corruzione avviato dai giudici svedesi il 19 giugno 2015 sulla fornitura di elicotteri alla Svezia.  Come finirà? Dalle nostre parti rimane il silenzio responsabile dei media di tutti questi anni e le parole di Emma Bonino che così redarguiva sui banchi del parlamento il mondo politico corrotto, segnatamente gli onorevoli della Democrazia Cristiana del tempo. “Per voi rubare non è reato, io non so quanti di questi soldi sono finiti nelle sezioni dei partiti e quanti nelle ville di Capri o di Anacapri, o nei panfili delle borghesie di stato o di regime. Vi dovreste vergognare di tutto questo, ma la vostra impudicizia è senza limiti!” Correva l’anno 1977, mese di marzo, non è cambiato molto da allora, anche oggi potremmo levarci in piedi in parlamento ed urlare le stesse cose alla classe politica italiana ed avremmo la certezza che la nostra indignazione echeggerebbe inascoltata nel vuoto.

di Giuseppe Barcellona