I messaggi di cordoglio per la morte di Leopoldo Montini

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Creato Giovedì, 10 Febbraio 2022 15:33
Ultima modifica il Giovedì, 07 Luglio 2022 14:03
Pubblicato Giovedì, 10 Febbraio 2022 17:33
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Oramai la notizia della morte eroica del giovane Ufficiale era di pubblico dominio, di conseguenza giungevano alla desolata famiglia copiosi messaggi di cordoglio. Tra le numerose lettere e telegrammi pervenuti, se ne riportano, di seguito, alcuni riportati su un libretto che la famiglia volle dedicare alla memoria dell’Eroe, il cui incipit così recita:
 
«Nelle radiose giornate della nuova primavera italica, quando il nostro esercito, baldo e fiero, conquistava valorosamente, palmo a palmo – duramente contese – le terre che nostre erano; quando tutta una fiorente gloriosa giovinezza, piena di fede e di entusiasmo, correva alle frontiere a fare della vita Olocausto e della Patria, un giovane bello, buono, dall’anima dolce come quella di una fanciulla e dal cuore forte come quello del leone, audace, col sorriso sulle labbra, compiva gesta gloriose, ammirate e celebrate dal suo reggimento, modestamente nascoste alla famiglia, agli amici.
Leopoldo Montini fu un valoroso, sprezzante del pericolo, anzi il pericolo cercava. In un’azione di brillamento di gelatine per aprire una porta attraverso gl’insidiosi reticolati nemici, egli si offerse, e nell’offerta era un risentimento nobilissimo di dovere. Andò con pochi uomini: era bello, illuminato in pieno dal sole che gli batteva sul viso. S’udì la secca detonazione d’un fucile: il forte coraggioso giovane cadeva per non più rialzarsi.
Il Reggimento che lo adorava pianse la perdita dell’Eroe. La patria riconoscente ha premiato l’audacia e il valore di lui con la medaglia d’oro. La famiglia dedica alla sua memoria queste pagine modeste.»
 
Messaggio del Cappellano Militare del 14° Fanteria, sacerdote Giuseppe Sansonetti, indirizzato al Sindaco di Campodipietra, Cav. Dott. Francesco Rossi, Castel di Sangro 30 luglio 1915:
 
«ILL. SIG. SINDACO DOTT. Rossi, presid. Comit. Civile Campodipietra
Sul «Corriere d’Italia» di ieri lessi la morte gloriosa dell’amico mio, anzi fratello, Sig. Montini Leopoldo, Sottotenente del 14° Reggimento Fanteria. Lo scrivente è il Cappellano Militare del Reggimento, barbaramente ferito, come la stampa italiana ha riferito, mentre italianamente umano prestava l’opera sua di carità e di religione ai feriti austriaci. Le ferite della mia fronte ancora sanguinano, ma ieri una ferita più grande si aprì nel mio cuore: la perdita del glorioso ed eroico figlio di Campodipietra. Ci amammo come fratelli e figli dell’Abruzzo; per tre mesi dividemmo le ansie, le privazioni e le gioie della guerra. Sempre primo ad accorrere dove maggiore era il pericolo, alle mie esortazioni di non esporsi tanto rispondeva col sorriso sulle labbra: «siamo figli del forte Sannio; - sempre avanti, dunque». Ricordo la mattina del mio ferimento, quando, tutto grondante sangue sulla barella scendevo dalla collina, mi venne incontro e mi abbracciava a baciava con effusione fraterna incoraggiandomi ed augurando un presto ritorno sul campo della gloria e dell’onore. Ed io gli risposi: Ci rivedremo subito. Ed ora quando tornerò al mio glorioso reggimento, non troverò più il fratello eroico, l’Ufficiale ch’era l’idolo dei SUp0eriori, la ammirazione dell’intero reggimento. Onore e gloria a Leopoldo Montini, primavera sacra della patria, che sulle balze aspramente contese al nemico aborrito e traditore, con entusiastico coraggio immolò la giovinezza sua per rendere la cara Italia nostra più forte, più sicura, più potente. Onore e gloria a Lui, poiché dal suo sacrificio sgorga una nuova luce che gli spiriti eleva, che i caratteri tempra, che negli animi tutti rafferma coscienza e fede. A Lui, che col santo nome d’Italia sulle labbra e colla visione di una patria grande e temuta nel cuore cadde da eroe, il tributo della nostra ammirazione. Resti perenne nei cuori dei suoi concittadini, come resterà nel cuore dell’Esercito Italiano e della gran Madre Italia, il ricordo e la figura dell’ideale e del dovere. Se le ferite mi permettessero di viaggiare, sarei fortunatissimo di poter rendere al fratello d’armi tributo d’ammirazione e d’affetto.
Vorrà, Ill.mo Sig. Sindaco, farmi rappresentare alle solenni onoranze che codesto Comune renderà all’anima dell’Eroe.
Con stima mi creda: Sac. Giuseppe Sansonetti, Cappellano Militare 14° Fanteria»
 
Lettera del Sottotenente Medico del 14° Fanteria, Dott. Manfredi Santoro, indirizzata allo zio Sig. Giuseppe Santoro, Capo Ufficio nella Direzione delle RR. PP. di Campobasso, in data 11 agosto 1915:
 
«Piuttosto si dica qualche cosa degli eroi nel nostro Molise. Fra i tanti mi piace di indicarvene uno solo: Leopoldo Montini di Campodipietra. Ancora vivo e sanissimo, Egli fu proposto per una medaglia d’argento ed una d’oro. E non erano bastevoli! Peccato che Egli sia caduto e quanto gloriosamente sul campo dell’onore! Caduto e sepolto su quelle colline; ma vi accerto che l’anima sua così pura vive e vivrà sempre nell’anima e nel cuore di ogni soldato di questo bel Reggimento. Onoratelo, vi prego; farete cosa gratissima anche a me, anche agli altri tutti che sono con me su queste terre redenti... M. Santoro»
 
Sottotenente Gaetano Martignetti del 14° Fanteria, allo zio residente in Benevento, zona di guerra 11 agosto 1915:
 
«ZIO ANTONIO MIO CARISSIMO
sono tornato appena ieri dal 18° al mio Reggimento, da cui era lontano già da parecchi giorni, ed ho appreso subito al morte dell’amico mio carissimo Leopoldo Montini, avvenuta il 18 Luglio. Ha voluto il caso che fossi assegnato proprio alla sua Compagnia, la più gloriosa del Reggimento, in modo che io sono a contatto con quei soldati, che bene sapevano quanto Egli valesse e di quali audacie fosse capace. Ho voluto interrogare i soldati del suo plotone. Fermando lo sguardo su quelle facce, io le ho viste oscurarsi a quella rievocazione, e tutti esprimevano un senso di rimpianto per la perdita dolorosa del loro Tenente ed un senso di dolore per il fato glorioso, ma ben triste, toccato al caro Leopoldo. – Le pallottole fioccavano, - mi diceva uno, e Lui rimaneva in piedi e ci scherzava.
Un altro aggiungeva: Noi dicevamo: - «Sig. Tenente, stia giù»: - e Lui rispondeva: «Non abbiate paura, figliuoli: - coraggio». Una sera, stando insieme con me, Leopoldo mi diceva d’una lettera del padre, che gli scriveva presso a poco: «sono sicuro che tu ti comporterai in modo, che io potrò sempre essere orgoglioso di te.» Ebbene dite a quel nobile padre che più che orgoglioso può andare superbo del suo Leopoldo. Ed ora ascoltate quali audacie non so per quante volte ha compiuto volontariamente Leopoldo Montini. Come ben sapete davanti alle loro trincee gli austriaci a renderle più difficilmente espugnabili ci chiudono il passo con fitti reticolati, per aprirci il passaggio attraverso i quali noi usiamo dei tubi con gelatina. Questi tubi bisogna immetterli fra i reticolati in modo che producendone lo scoppio dopo accensione sconquassino le reti di fil di ferro e preparino il passaggio della Fanteria. Ebbene Leopoldo Montini accompagnava i soldati che portavano quei tubi sulla collina fin sotto i reticolati, a pochi passi dalle trincee del nemico, che naturalmente ben al riparo ed in vedetta, doveva necessariamente scoprirlo e si sfogava a schioppettate. E questo lo faceva in pieno giorno; e tante volte brillantemente ha fatto scoppiare i tubi riuscendo a tornare salvo. Nel 18 Luglio ha compiuto appunto una di queste audacie... E non posso dirvi tutto, non posso illuminare tutto l’eroismo di Leopoldo Montini, il perché lo comprenderete...G. Martignetti».
 
di Antonio Salvatore