Lettera inedita di Juno Borghese dal carcere di Regina Coeli

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Creato Lunedì, 08 Novembre 2021 13:53
Ultima modifica il Venerdì, 06 Maggio 2022 11:55
Pubblicato Lunedì, 08 Novembre 2021 13:53
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Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese (Artena, 6 giugno1906–Cadice, 26 agosto 1974), conosciuto come Junio Valerio Borghese, fu uno dei combattenti italiani più arditi del secondo conflitto mondiale e tra le figure più controverse del secondo dopoguerra. Intrapresa la carriera militare come Ufficiale nella Regia Marina, partecipò a diverse imprese di sabotaggio ai danni dei britannici nel Mar Mediterraneo, tra le quali, la più nota è sicuramente “l’impresa di Alessandria”, come comandante del sommergibile Scirè.
L’operazione di sabotaggio, nome in codice “G.A. 3”, si svolse tra il 18 e il 19 dicembre del 1941 nel porto di Alessandria d’Egitto, quando dallo Scirè, posizionato nei pressi del porto, uscirono a cavallo di tre mezzi d’assalto subacquei (SLC 221, SLC 230, SLC 223), chiamati in gergo maiali, i sei uomini destinati all’azione: Tenente di Vascello Luigi Durand De la Penne, Capo Palombaro Emilio Bianchi, Capitano del Genio Navale Antonio Marceglia, Sottocapo Palombaro Spartaco Schergat, Capitano delle Armi Navali Vincenzo Martellotta, Capo Palombaro Mario Marino.
L’impresa, da tutti considerata impossibile, portò all’affondamento e al danneggiamento delle corazzate Queen Elizabeth e Valiant, del cacciatorpediniere Jervis e della petroliera Sagona, procurando così un colpo durissimo alla flotta britannica operativa nel Mediterraneo; a questo proposito, Churchill scrisse: «…sei italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo…».
Dopo l’8 settembre del 1943, Borghese aderì alla Repubblica Sociale Italiana, proseguendo la guerra al fianco delle truppe germaniche, svolgendo inoltre la funzione di Sottocapo di Stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana.
Arrestato dopo il 25 aprile 1945 e condannato a dodici anni di reclusione con l’accusa di “collaborazionismo”, fu liberato dopo tre anni di prigionia per effetto dell'amnistia “Togliatti”.
Dal 1951 al 1953 venne nominato Presidente Onorario del Movimento Sociale Italiano. 
Tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, Junio Valerio Borghese, fondatore del Fronte Nazionale, si fece ideatore e animatore, in collaborazione con Avanguardia Nazionale, di un fallito colpo di Stato, passato alla storia come "golpe Borghese".
Nel corso della sua detenzione presso il Carcere Giudiziario romano di Regina Coeli, in risposta a una missiva ricevuta dalla mamma di un marinaio caduto e appartenete all’equipaggio del sommergibile Scrirè, il Borghese scrisse una lettera, ad oggi inedita, di cui si riporta la trascrizione:
 
«Regina Coeli - Roma 
30 .  XII . ’48
Mia gentile e valorosa Signora _ non so dirvi quanto mi abbia commosso la Vostra lettera, scritta sulla carta intestata del  nostro indimenticabile e indimenticato “Scirè” _ e che mi ha portato, attraverso alla sacra parola di una Mamma, la voce dei miei Prodi ragazzi _ i quali giacciono, con le [---] in un punto non identificato, nel fondo del Mediterraneo Orientale; ma i cui spiriti sento vicini a me; sono Essi che mi hanno guidato nel scegliere la via dell’onore l’8 sett. ’43 _ e sono Essi che mi hanno tracciato la linea di condotta nella mia difesa processuale, ispirata non all’odio, ma solo all’amore costante verso la nostra Italia per la quale hanno dato tutto, e offerto serenamente la vita.
 Non so se dai giornali avete potuto seguire il processo: malgrado la cattiveria e la bassezza dei nostri nemici, che sono i nemici della Patria, sono riuscito a fare, proprio nell’aula della Corte d’Assise, la più bella celebrazione delle imprese dello “Scirè” e del suo valoroso equipaggio _ e una esaltazione della Marina Italiana _ Questo era il mio dovere: la sentenza che daranno i giudici non ha importanza: ma tengo più di tutto al giudizio che, dall’Al di là daranno su di me Enzo ed i suoi camerati _ e, in questo mondo, Voi e con Voi le altre Mamme e Spose che per l’Italia hanno dato tutto. _ Né mi lamento della mia sorte, quando penso ai miei sommergibilisti che, offrendo la loro vita, hanno fatto per l’Italia tanto più di quello che posso aver fatto io _ 
Nel Vostro inconsolabile dolore vi dia qualche conforto, cara Signora, sapere che il Comandante del vostro Enzo Vi è sempre vicino con l’animo, e che Enzo non è morto invano, se è qui fra noi ad ispirarci e guidarci sulla via dell’onore e del bene _ Mi creda, sempre Vostro
Valerio Borghese »
 
di Antonio Salvatore