Zaki, l'incubo interminabile dietro le sbarre

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Creato Giovedì, 15 Aprile 2021 16:11
Ultima modifica il Giovedì, 15 Aprile 2021 16:12
Pubblicato Giovedì, 15 Aprile 2021 16:11
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Patrick George Zaki, lo studente egiziano che stava svolgendo un master all'università di Bologna prima di essere arrestato all'aeroporto del Cairo, sarebbe accusato di aver svolto una tesi sull'omosessualità. A renderlo noto Nashat Dahi, il conduttore dell'emittente finanziata dal governo egiziano. Il ragazzo secondo il conduttore si era recato all'estero, all'università di Bologna, per studiare l'omosessualità. Il giornalista afferma che la stampa italiana e le organizzazioni internazionali stanno attaccando il governo egiziano e che va quindi "tagliata la loro lingua", con particolare riferimento ad Amnesty International. L'associazione impegnata per la difesa dei diritti umani è testualmente definita "una schifezza". Patrick George Zaki si trova dall’8 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi. Il 25 agosto, per la prima volta da marzo, Patrick ha potuto avere un breve incontro con sua madre. In questi mesi la famiglia aveva ricevuto da Patrick solo due brevi lettere. Dopo estenuanti rinvii le prime due udienze del processo si sono tenute solo a luglio. Nella seconda, risalente al 26 luglio, Patrick Zaki ha potuto vedere per la prima volta i suoi avvocati. In quell’occasione Patrick è apparso visibilmente dimagrito. Il 26 settembre, a seguito di una nuova udienza, il tribunale ha deciso un ulteriore rinvio. Il 7 dicembre il giudice della terza sezione antiterrorismo del tribunale del Cairo ha annunciato il rinnovo per 45 giorni della custodia cautelare dello studente dell’università di Bologna, in carcere da febbraio in Egitto con l’accusa di propaganda sovversiva. Patrick George Zaki rischia così  fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook, che la sua difesa considera ‘falso’, ma che ha consentito alla magistratura egiziana di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”. Nel suo paese avrebbe dovuto trascorrere solo una vacanza in compagnia dei suoi cari in una breve pausa accademica. A causa della diffusione del Covid-19 anche in Egitto per Patrick le preoccupazioni legate all’emergenza sanitaria sono fortissime. Riteniamo quindi che Patrick George Zaki sia un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media. 
Sappiamo di cosa è capace la paranoica ferocia egiziana: sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture, confessioni inverosimili estorte con la violenza, depistaggi, minacce. Patrick merita onestà e determinazione, non chiacchiere imbarazzanti e oltraggiose".
 
di Elisa Calabrese