I programmi disastrosi dell'industria militare europea

Creato Domenica, 31 Gennaio 2021 18:59
Ultima modifica il Domenica, 31 Gennaio 2021 19:01
Pubblicato Domenica, 31 Gennaio 2021 18:59
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Ormai si sta consolidando l'idea di adesione ai futuri programmi dell'industria militare tra i paesi dell'Unione Europea. I programmi nazionali vengono sempre più spesso tacciati di essere troppo costosi e senza possibilità di successo. In realtà negli ultimi anni, l'industria della difesa di vari paesi europei ha prodotto successi, ma anche tanti insuccessi. Vediamo i più importanti e clamorosi.
 
- L'Australia sceglie l'Apache Guardian. E' recentissima la notizia per cui l'Australia, dal 2025, acquisterà l'elicottero da combattimento AH-64E Guardian.  Il paese, che anni fa aveva adottato l'EC665 Tiger, torna indietro sui suoi passi e si rivolge all'industria americana. In realtà l'insoddisfazione per la scelta del Tiger era stata manifestata già da tempo. In particolare si è parlato di scarse prestazioni in zone dal clima torrido. Il Ministero della Difesa ha sottolineato come con l'Apache ne beneficeranno le industrie australiane inserendosi nella catena di supporto globale dell’elicottero. In realtà si tratta di un paese, l'Australia, che ha una economia florida ma si trova in condizioni geografiche che ne limitano la logistica. Gli Stati Uniti sono un partner ideale per la loro posizione. Tale notizia getta un'ombra anche sul programma italiano dell'AW 249, il programma dell'elicottero d'attacco dell'Aviazione dell'Esercito italiano. Naturale evoluzione dell'A 129, dovrebbe essere pronto nel 2025. L'Australia, insieme alla Polonia, era un paese che si era dimostrato interessato al programma. Anche per altri paesi utenti del Tiger (o Tigre) la situazione non è ottimale seppur nel corso del tempo ci sia stato un miglioramento.  La Francia ha registrato durante lo scorso anno una operatività della flotta di Tigre del 26% sul totale di 67 elicotteri ordinati e consegnati, un valore piuttosto basso, anche se in miglioramento. La Spagna invece sembrerebbe orientata a non aggiornare 6 dei 24 Tigre HAD-E (Hélicoptère d’Appui Destruction). L’Ejerçito de Tierra, che aveva richiesto 36 elicotteri Tigre, ne ha acquistato solo 24 con un programma pluriennale lanciato nel 2003. La versione del Tigre prescelta dalla Spagna era quella HAD-E ( (Helicopter Support and Destruction) una versione migliorata e più potente della francese HAP ( Helicoptère d’Appui et Protection / Helicopter Support and Protection). La versione spagnola ha raggiunto un prezzo elevatissimo, €35.6m/unità (circa 48m US$) rispetto al già elevato prezzo della versione francese di €27m/unità (circa 36m US$) nel 2012. A confronto il più grosso e potente AH 64 E (da oltre 10 tonnellate, contro le circa 6 del Tigre) riporta un prezzo di $35 m, e di soli $20 m per la versione AH-64D. Il 2 agosto 2019 Berlino ha sospeso le attività di volo della flotta di 65 elicotteri d’attacco Tiger dell’esercito, a causa di informazioni fornite dalla manutenzione della linea di volo dei Tiger sulla criticità per la sicurezza di bulloni in titanio per un difetto di fabbricazione.  Il 25 novembre 2019 è avvenuta la collisione aerea di Ménaka, in cui due elicotteri militari francesi, un Tiger e un Cougar, parte dell'operazione Barkhane, si sono schiantati nel nord del Mali, uccidendo 13 soldati.
 
- Sottomarini classe Attack/Shortfin Barracuda Block 1A. Sempre l'Australia ha lamentato gravi ritardi con il programma di acquisizione dei 12 nuovi sottomarini classe Attack/Shortfin Barracuda Block 1A - variante a propulsione diesel elettrica dei battelli nucleari francesi della classe Barracuda/Suffren – la Royal Australian Navy sarà obbligata a sottoporre ad un pesante aggiornamento i propri sottomarini classe Collins, figli di un altro programma già di per sé travagliato e disastroso. Secondo fonti di stampa locali, il Governo australiano vorrebbe uscire dall’accordo con la Francia e porre fine al relativo contratto con Naval Group. Il costo del programma ha raggiunto un livello esorbitante, dell'ordine di oltre 60 miliardi di dollari, e non è più sostenibile. Le ragioni del disastro, annunciato da tempo, sono nella complessità del programma – design e progettazione totalmente nuovi di origine francese, costruzione locale, coinvolgimento delle compagnie australiane, sistema di combattimento americano, ecc. - e nei limiti strutturali di “manpower” dell’industria locale e di gestione a livello di programma. Canberra starebbe pertanto valutando un’opzione meno ambiziosa, che riguarderebbe lo sviluppo e la realizzazione, in partnership con Saab/Kockums, di una variante dei sottomarini classe Collins attualmente in servizio. All'epoca Lo Shortfin Barracuda venne scelto dal Governo di Canberra battendo il Type-216 tedesco e il Soryu giapponese, proprio per le "grandi capacità tecnologiche" offerte. Tale decisione aveva rappresentato un risultato deludente per Giappone e USA. Per entrambe le potenze, la decisione aveva colliso con i piani legati all’assetto geostrategico della regione.
 
-Airbus A-400M. Il programma A-400M è uno dei più controversi e travagliati programmi di procurement in Europa, da alcuni definito l’F-35 europeo, benché si tratti di programmi ben diversi per numeri e per tipologia. Esso nasce nel 2003, con un contratto firmato da 20 miliardi di euro per la costruzione di 180 aerei da trasporto destinati a Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Turchia, Belgio e Lussemburgo in quote proporzionali. L'Italia si tirò subito fuori (governo Berlusconi). In 13 anni i guai si sono moltiplicati e gli errori di fabbricazione hanno fatto infuriare i governi di Germania e Francia, due tra i principali clienti (50 esemplari ordinati per ognuno). L’anno cruciale dei problemi è stato il 2009, con il primo annuncio di ritardo dell’allora EADS (ora Airbus Group): la consegna del primo esemplare è stata posticipata al 2012. In Germania, fu segnalato un sovrappeso di ben 12 tonnellate, a discapito della capacità di carico. La Luftwaffe indicò l’inizio della IOC – Initial Operational Capability non prima del 2017. Il Sudafrica cancellò l’ordine a causa dei ritardi e del sovrapprezzo. La capocommessa Airbus, allora parte di EADS  paventò il non raggiungimento del break even  (la parità tra costi e ricavi) senza vendite al di fuori dei Paesi NATO. All’inizio del 2010 mancarono ulteriori fondi da parte dei partner per coprire i costi maggiori, con Airbus che arrivò a dichiarare che l’Atlas stava prosciugando risorse che sarebbero state meglio impiegate per i progetti civili A-380 e A-350. Nello stesso anno iniziarono le riduzioni di ordini rispetto ai preventivati inizialmente che coinvolsero i maggiori Paesi del programma, Francia, Germania e Regno Unito. Nel 2016 ai ritardi e al forte aumento dei costi si sono aggiunti anche seri problemi tecnici ai motori. Uno dei problemi principali è stata la progettazione degli stessi, realizzata ex novo, a causa della mancanza sul mercato di turboprop compatibili. Con i turboelica si possono garantire decolli e atterraggi corti e rifornimento in volo a velivoli lenti, ma la progettazione è andata incontro a costi elevati e problemi tecnici. Ad esempio il brasiliano Kc 390 utilizza i motori dell'A 320. Oggi si prevedono 174 esemplari al massimo, e probabilmente meno, con la Malesia come unico cliente esterno rispetto ai partner. Persino i Paesi partecipanti maggiori si sono in parte distaccati dall’Atlas. Per rimediare alla carenza di aerei cargo, il Regno Unito nel 2001 aveva preso prima in prestito, poi acquistato otto C-17 Globemaster III; la Francia, capofila del programma (e nota per il suo nazionalismo industriale), nel 2016 ha reso nota l’intenzione di acquisire quattro C-130J Super Hercules. 
 
-Fucile d'assalto HK G36, l'arma a cui si sciolgono i pezzi. Prodotto da Heckler & Koch, costruttore svevo di fama mondiale, con sede principale a Oberndorf am Neckar, fu progettato nel 1997, tale da durare in servizio vent’anni. L'arma ha subito uno scandalo, nato esclusivamente all'interno della Germania, per un eccessivo aumento della rosa del bersaglio in fase di surriscaldamento. Si rivela quindi un arma non adatta all'uso desertico, e d'altra parte non è stato pensata per operazioni all'estero. Essa è stato adottato in 55 paesi, 35 dei quali sono paesi membri della NATO o alleati. Nel marzo 2012, le forze armate tedesche hanno fissato lo standard EBZ (“ciclo di fuoco di prossimità operativa”), di 150 colpi esplosi in 20 minuti al giorno. Su tale base, il costruttore ha condotto dei test interni utilizzando dieci G36 diversi, realizzati tra il 1996 e il 2008, in base ai quali è stato redatto il dossier di 134 pagine “Fucile d’assalto G36 - indagine sulla dispersione del tiro e sul punto di impatto con arma a caldo”. Nonostante la direzione degli approvvigionamenti della difesa abbia garantito il prodotto, dati i presunti difetti e le problematiche legate alla temperatura del fucile, ulteriori test sono stati condotti a cura di istituti indipendenti, in seguito ai quali, nell’aprile 2015, il Ministero della Difesa ha annunciato la sostituzione dell'arma presso le Forze Armate. 
 
- Schützenpanzer Puma. I revisori dei conti federali hanno segnalato nel 2018 un rallentamento nella fornitura dei veicoli corazzati dell'esercito tedesco, avvertendo che l'equipaggiamento completo del veicolo da combattimento della fanteria Puma richiederà più anni di quanto si pensasse. Dati i progressi irregolari del programma e i bassi tassi di disponibilità, le forze di terra tedesche dovrebbero essere pronte a utilizzare il carro precedente, il Marder, di circa 40 anni di età, oltre la prevista sostituzione nel 2024. Secondo il rapporto, per l'integrazione di tutte le funzionalità richieste nel Puma, realizzato da un consorzio di Rheinmetall e Krauss-Maffei Wegmann, si arriverà al 2029.  Per tale motivo sarà necessario garantire la fornitura pezzi di ricambio. Questo è stato un problema noto per le forze armate tedesche, che negli ultimi anni ha registrato bassi tassi di disponibilità immediata dei mezzi su tutta la linea. Gli analisti riportano tassi di prontezza alla distribuzione del 48% nel 2016 e del 43% nel 2017 per i veicoli Puma. Inoltre, secondo i revisori, l'esercito ha segnalato una mancanza di "stabilità del sistema d'arma" dei Puma e la causa del guasto rimane incerta. Il ministero della Difesa ha già diversi programmi in corso per migliorare i prossimi Puma e retrofittare i mezzi già consegnati. Ma rimangono lacune critiche, tra cui un sistema che offre una migliore consapevolezza della situazione per gli operatori e una funzione di mimetizzazione per ridurre la traccia radar del veicolo. Il prezzo per le migliorate capacità dovrebbe essere dell'ordine di centinaia di milioni di euro, che si aggiunge al prezzo già molto elevato dei Puma. Il veicolo è costato indicativamente, secondo molte fonti tedesche, 5.989 milioni di € per 350 pezzi (pari a oltre 17 milioni di € l'uno). In una recentissima audizione parlamentare, l'AD di Rheinmetall Italia Ing. Alessandro Ercolani ha indicato l'interesse dell'Esercito italiano per il Lynx, a partire dal 2025. Tale veicolo è stato recentemente scelto dall'Ungheria. La sua selezione potrebbe anche portare l'Italia nel consorzio per il nuovo MBT franco-tedesco, da cui era stata esclusa (al fine di garantire la supremazia franco-tedesca nel settore). C'è da chiedersi a questo punto come si evolverà tale programma. Va considerato che il ministero della Difesa americana ha riaperto la gara per il veicolo che sostituirà i carri Bradley, con data indicata nel 2026. Il vincitore di tale gara introdurrà nuovi standard operativi e logistici nel settore, ai quali non è possibile pensare di derogare. Inoltre sarà interessante vedere come l'industria tedesca riuscirà a conciliare le necessità interne con i Puma, e quelle di clienti esteri con i Lynx, contemporaneamente, con ulteriori aggravi di costi.
 
di Antonio Frate