Coronavirus, è importante proteggere la salute dei soggetti più fragili

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Creato Sabato, 11 Aprile 2020 09:33
Ultima modifica il Sabato, 11 Aprile 2020 09:34
Pubblicato Sabato, 11 Aprile 2020 09:33
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In questo momento in cui metà del pianeta è coinvolto nell’emergenza del Covid-19, siamo tutti alle prese con la crisi epidemiologica, economica e sociale. Il primo aspetto di questo turbamento della vita quotidiana di ogni singola persona è quello epidemico che sta mietendo vittime soprattutto in Cina (da cui l’epidemia è nata e si è propagata), Corea del Sud, Giappone, Spagna, Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti e che finora ha provocato oltre 95.000 morti nel mondo.
Il secondo aspetto è quello economico per via della chiusura degli esercizi commerciali, piccole, medie e grandi aziende non essenziali, che di conseguenza produce un mancato guadagno da parte degli stessi. Per quanto concerne l’ultimo aspetto, quello sociale, molte famiglie sono in difficoltà e si temono furti e saccheggi in supermercati e negozi di generi alimentari. Ma un aspetto poco o per niente considerato è quello delle persone più deboli psicologicamente. Secondo gli esperti serve un intervento pubblico eccezionale e gratuito per tutti contro l’emergenza psicologica da pandemia e quarantena. C’è il rischio suicidi (già 5 in Italia), ma anche ansia, panico, abuso di farmaci, anoressia, ossessioni, disturbo post-traumatico da stress e violenze familiari.  Ci sono già stati episodi che hanno avuto un epilogo tragico, come quello del nonno di Savona che era disperato per non poter vedere il nipotino a causa della lontananza per la pandemia da Covid-19, o quello del ragazzo di 26 anni di Milano e della 29enne di Carmagnola, in provincia di Torino che hanno perso il lavoro per l’evento pandemico in corso. Si è tolto la vita anche Bernard Gonzalez, medico sportivo della squadra della serie A francese dello Stade Reims dopo aver saputo di aver contratto il virus. Ma anche i casi di 2 infermieri, una di Jesolo di 49 anni e di una di Monza di 34 anni risultate positive al virus che si sono uccise perché credevano di aver diffuso involontariamente il contagio. La paura di venire infettati dal Covid-19 produce panico, stress e ansia. A tal proposito, Piero Barbanti, professore di neurologia all’Università telematica San Raffaele di Roma e responsabile del Centro per la diagnosi e la cura delle cefalee e del dolore dell’IRCCS San Raffaele Roma-Pisana, ha dichiarato: “L’epidemia del coronavirus ha determinato in tutti l’insorgenza di paure e fobie e rischia di innescare una cosiddetta malattia psicogena di massa, ovvero una sorta di follia collettiva ispirata dalla contagiosità della paura”.
 
di Domenico Pio Abiuso