La tragedia del Monte Serra, uno scandalo dimenticato

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Creato Martedì, 23 Giugno 2015 07:00
Ultima modifica il Martedì, 10 Novembre 2015 14:02
Pubblicato Martedì, 23 Giugno 2015 07:00
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Sono passati quasi quarant’anni da quel lontano 1977, uno spesso strato di polvere ricopre nella memoria collettiva una tragedia militare ed anche uno scandalo politico che torna d’attualità oggi nei tempi della corruzione infinita lasciandoci intendere quanto radicati e lontani nel tempo siano i problemi del nostro paese. Accadde questo, l’Italia acquistava regolarmente dagli Stati uniti dei mezzi militari per provvedere alle proprie esigenze di difesa, l’onda lunga dello scandalo Watergate mise in risalto dei casi di corruzione in queste forniture che riguardavano l’Olanda ed i tre paesi che avevano perso la seconda guerra mondiale, Giappone, Germania, Italia. Nel bel paese gli Yankee appiopparono all’Aeronautica Militare, con il pesante coinvolgimento di Finmeccanica, degli aerei da trasporto inefficienti, la maggior parte dei quali non era neanche in grado di volare. Si tratta dei famigerati C-130 Hercules che qualcuno ai tempi paragonò all’aereo di Fantozzi e non a torto dati i problemi strutturali e di manutenzione che avevano; questa ferraglia alata ovviamente fu pagata miliardi di lire buona parte delle quali finirono in tangenti ai politici del tempo. Proprio mentre scoppiava il caso in parlamento il 3 marzo del 1977 uno di questi aerei precipitò in Toscana nei pressi del monte Serra, persero la vita i quarantaquattro uomini dell’equipaggio tutti militari italiani dell’Accademia Navale di Livorno. Si aprì il processo, è bene precisare che quando vengono accusati dei politici in Italia è opportuno parlare di processo virtuale ed in effetti dopo che furono coinvolti nelle trame processuali le più alte cariche dello stato, tra politici, militari e civili e si arrivò alla condanna, ovviamente poi nessuno scontò la pena ne in carcere ne col sequestro dei beni. Per alcuni mesi tra i banchi dell’aula si gridò allo scandalo, il presidente della Repubblica Leone si dimise e fu tutto uno scambio d’accuse tra la maggioranza e l’opposizione; poi il silenzio. Si mormora che i parenti delle vittime furono messi a tacere con lauti risarcimenti, ma sono solo chiacchiere da bar. Il presidente di Finmeccanica dell’epoca, Camillo Crociani, fu condannato a pagare 400.000 lire (200 euro) di multa. Tutti i politici coinvolti la fecero franca, nessuno tra i condannati fece neanche un giorno di carcere, ad oggi Finmeccanica continua ad intrattenere rapporti economici col Ministero della Difesa italiano e l’azienda statunitense Lockheed Martin, la stessa che si rese responsabile allora di questi gravi fatti di corruzione. La Lockheed Martin impiega oggi sul suolo americano 140.000 dipendenti, ha ottenuto l’appalto per la costruzione della navicella spaziale Orione che riporterà nei progetti della N.A.S.A. l’uomo sulla luna e con esso, si spera, un po’ di corruzione. Di Finmeccanica tanto si sa, l’azienda italiana non arriverà sulla luna ma le sue gesta si spingono fin quasi al polo nord; la notizia più recente che riguarda il colosso italiano tratta l’apertura di un caso di corruzione avviato dai giudici svedesi il 19 giugno 2015 sulla fornitura di elicotteri alla Svezia.  Come finirà? Dalle nostre parti rimane il silenzio responsabile dei media di tutti questi anni e le parole di Emma Bonino che così redarguiva sui banchi del parlamento il mondo politico corrotto, segnatamente gli onorevoli della Democrazia Cristiana del tempo. “Per voi rubare non è reato, io non so quanti di questi soldi sono finiti nelle sezioni dei partiti e quanti nelle ville di Capri o di Anacapri, o nei panfili delle borghesie di stato o di regime. Vi dovreste vergognare di tutto questo, ma la vostra impudicizia è senza limiti!” Correva l’anno 1977, mese di marzo, non è cambiato molto da allora, anche oggi potremmo levarci in piedi in parlamento ed urlare le stesse cose alla classe politica italiana ed avremmo la certezza che la nostra indignazione echeggerebbe inascoltata nel vuoto.

di Giuseppe Barcellona