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Caso Denise Pipitone: la luce del mistero continua a pulsare

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Dopo aver spento i riflettori sul caso Denise-Olesya sono aumentate le segnalazioni della piccola scomparsa il 1º Settembre a Mazara Del Vallo nel lontano 2004. Denise ormai divenuta una donna dopo ben 17 anni è ancora una profonda ferita nel cuore degli italiani. L’accusa e i genitori di Denise hanno sempre sostenuto che Jessica avrebbe rapito per vendetta e gelosia la sorellastra, frutto di una relazione extraconiugale del padre Piero Pulizzi. D’altro canto gli inquirenti, inizialmente, si erano concentrati sulla pista nomade a partire dalla telefonata anonima al padre di Denise fino all’avvistamento da parte di una guardia giurata a Milano, di una bambina molto somigliante alla piccola di Mazara del Vallo in compagnia di un gruppo nomade. Ma quella bambina e quella donna che era con lei non furono mai più rintracciate. Il giallo di Denise continua e proprio nelle ultime ore è emersa un'altra pista, forse ancora più flebile di quella russa. Diversi indizi fanno atterrare le indagini a Màlaga, dove una 20enne avrebbe un rapporto oscuro con la famiglia ma soprattutto una grande passione per la cucina italiana. A questo si sarebbe aggiunta anche la forte somiglianza tra la giovane spagnola e le ricostruzioni del viso di Denise in età adulta. La notizia è giunta alla madre di Denise Piera Maggio e al suo legale Giacomo Frazzitta ma probabilmente la ragazza spagnola avrebbe già smentito tutto. Le ricerche e le indagini sulle varie piste continueranno ad andare avanti. Si riuscirà a colmare il vuoto e il dolore della pervicace mamma Piera?

di Alessia Borrillo

 

Vaccino Johnson&Johnson sospeso in Usa, ritardato il lancio in Europa

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Le autorità sanitarie americane Fda e Cdc chiedono in via precauzionale lo stop immediato alla somministrazione del vaccino J&J per possibile rischio trombosi. In attesa di valutazioni da parte delle autorità sanitarie, l’azienda rimanda le consegne dei suoi vaccini nel Vecchio Continente. La sospensione del vaccino è già attiva negli stati federali, mentre gli altri Stati sono stati esortati a fare lo stesso. La decisione deriva dallo svilupparsi di una rara malattia legata ai coaguli di sangue in 6 donne, di età compresa fra i 18 e i 48 anni, negli Stati Uniti; una di queste è morta, un’altra è stata ricoverata in condizioni critiche. Si tratta evidentemente di casi “estremamente rari” e, come si legge nella nota di Cdc (Centers for Disease Control) e Fda  (Food and Drug Administration),  al momento non è stato ancora attestato che vi sia un legame causale tra la somministrazione del vaccino e lo sviluppo della rara malattia. È altrettanto evidente che i benefici superino i rischi poiché si tratta di soli 6 casi su un totale di 6,8 milioni di dosi somministrate; ciò nonostante la Fda e i Cdc esortano coloro che hanno ricevuto il vaccino ed hanno accusato sintomi sospetti (quali ad esempio forte mal di testa, dolori addominali o alle gambe, o difficoltà respiratorie) a contattare il proprio medico; si legge inoltre nella nota che l’eparina, somministrata generalmente come anticoagulante, potrebbe essere pericolosa in questa circostanza. Frattanto anche il comitato per la sicurezza dell'Agenzia europea dei medicinali sta indagando sulle varie segnalazioni di eventi embolici verificatisi nelle persone che hanno ricevuto il vaccino Johnson&Johnson. In attesa di ulteriori notizie da parte degli Usa è stato però deciso, in via precauzionale, di rimandare la distribuzione dei 200 milioni di dosi attese in Europa. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, esorta: “Nei prossimi giorni, appena l’Ema e gli Usa ci daranno notizie più definitive, valuteremo quale sia la strada migliore; tuttavia io penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante.”
 
di Francesca Martucci
 
 
 

La Ever Given costa al mondo 67,2 miliardi di dollari

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Sono bastati 400 metri per mandare in tilt una buona parte dell'economia mondiale. Questa, infatti, è la lunghezza della portacontainer che per sette giorni ha ostruito il Canale di Suez portando a una perdita di 67,2 MLD di dollari. Era il 23 marzo quando alle 07:40, ora locale, la Ever Given, una nave portacontainer della classe Golden tra le più grandi navi portacontainer del mondo, si è incastrata nel Canale di Suez e ne ha impedito la navigazione per sette giorni in entrambi i sensi. La nave, di proprietà della Shoei Kisen Kaisha, una sussidiaria di Imabari Shipbuilding e gestita da Evergreen Marine, è registrata a Panama e con una lunghezza complessiva di 399,94 metri è una delle portacontainer più lunghe in servizio; una tale dimensione, unita a una larghezza di 58,8 metri e a un'altezza pari a 32,9 metri, le consente di avere una capacità di trasporto container pari a 20 124 TEU. Causa dell'incidente sono stati una tempesta di sabbia che ha colpito la nave poco prima dell'evento e i forti venti che ne hanno provocato l'uscita dalla traiettoria; la nave si è quindi incagliata su una delle sponde del canale, ostruendolo completamente e impedendo il passaggio di qualsiasi nave. Da subito si è cercato di rimuovere la nave ma sono stati necessari ben 7 giorni e 13 rimorchiatori per la liberazione del Canale e il successivo ripristino della circolazione con ben 400 navi in attesa di transitare. Il blocco del Canale egiziano si è ripercosso sull'intero globo con ritardi nelle consegne anche di dieci giorni, aumentando di conseguenza i costi di spedizione. L'ingorgo della portacontainer ha dimostrato come sebbene nel XXI secolo l'economia globale sia molto fragile e che un singolo evento può ripercuotersi, provocando ingenti danni soprattutto economici ma anche logistici, sull'intero pianeta. Un ultimo ma non meno importante punto riguarda da vicino proprio il nostro pianeta: nei giorni di ostruzione, infatti, i livelli di anidride solforosa nei pressi del Canale di Suez sono aumentati di cinque volte rispetto ai normali livelli di SO2 presenti nel lato nord del canale come ha mostrato lo spettrometro del satellite Sentinel-5P gestito dall'Agenzia Spaziale Europea.
 
di Giuseppe Marucci
 

Federica Pellegrini centra la quinta olimpiade

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A fine luglio si svolgeranno le Olimpiadi di Tokyo rimandate lo scorso anno a causa della pandemia. In campo natatorio Federica Pellegrini si è qualificata per la quinta volta alle olimpiadi con il tempo di 1’56”69 ai campionati italiani svolti pochi giorni fa. Grazie ai tempi ottenuti agli ultimi assoluti di nuoto di Riccione,  la campionessa proverà ancora una volta a competere con i migliori per riprendersi lo spazio nell'Olimpo dei più forti di sempre anche a 32 anni, età in cui molti campioni avevano già salutato il nuoto, ritirandosi. Invece, la Divina, è pronta ad una nuova rivincita sportiva e personale, anche dopo la paura di non farcela a causa del Covid: qualche giorno di meritato riposo, poi, il programma che la spingerà in vasca fino a Tokyo. Per una campionessa assoluta che è riuscita nell'ennesima impresa delle qualificazioni olimpiche, la strada potrebbe anche sembrare in discesa da qui alla prossima estate ma non sarà così. Servirà una preparazione completamente differente da quella degli anni passati, non solo per l'età ma anche perché si arriva da un paio di stagioni stravolte dalla pandemia, dove calendari e ritmi sono cambiati ripetutamente. L'obiettivo principale adesso è l'Olimpiade dove la concorrenza si prospetta spietata e non ammetterà distrazioni né ritardi di preparazione. Emma McKeon si presenta con un perentorio 1'55″56 e Ariarne Titmus con un 1'55″93 mentre Sobhan Haughey 1’55”81. La cinese Wang Junxuan ha fermato il cronometro su 1'54″70, altro tempo che balza all'attenzione generale, come l'età di queste nuotatrici: tutte ventenni. E Federica? Classe 1988 si presenta con un 1'56″69 ottenuto nella vasca di Riccione, un tempo che non la pone sul podio ma che di certo rappresenterà per la campionessa veneta l'ennesimo trampolino di lancio. “Alle Olimpiadi ci deve arrivare con serenità”, commenta il suo coach Matteo Giunta. “Ovvio che l’età dice 32 anni, sarà già difficile entrare in finale per lei. Ma una delle forze di Federica è che non si accontenta mai…” Continua Matteo Giunta: “Oramai non è più una novità che i 200 stile libero siano diventati negli ultimi anni una gara dai livelli incredibili, sia per il numero di punte di diamante sia come livello medio in generale. E’ una gara dove sarà già un successo essere tra le migliori 8 del mondo. Federica in questi giorni deve rilassarsi, recuperare, cercare di godersi questa qualificazione. La prossima settimana riprendiamo il lavoro tra Verona e i collegiali in altura, il primo sarà subito a Livigno. A metà maggio ci sono gli Europei a Budapest. Step by step, insomma. Successivamente, tra tre mesi, vedremo se gli allenamenti saranno andati bene, se lei sarà riuscita a fare un percorso netto senza intoppi fisici. A giugno valuteremo a che punto saremo e capiremo come affrontare questa Olimpiadi”.

di Matilde e Sofia Orrino 

 

La strage di Pontelandolfo

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Il grazioso borgo medievale in provincia di Benevento è tristemente noto agli storici e appassionati di storia risorgimentale, per i fatti di sangue avvenuti nei giorni d’agosto nell’estate del 1861. Il giorno della festa del patrono, il 7 agosto, durante la processione, irruppero nella scena religiosa un gruppo di briganti. Appoggiati dall’arciprete don Epifanio De Gregorio, i reazionari diedero vita ad una dura sedizione, inneggiando al ritorno del re Francesco II. Il casus belli della rappresaglia avvenne quattro giorni più tardi l’11 agosto, quando a Casalduni, poco vicino da Pontelandolfo, furono uccisi in un’imboscata, 45 bersaglieri del nuovo esercito italiano, comandati dal tenente Bracci. Erano stati inviati dal colonello Negri per una perlustrazione e avere conferma e informazioni sulla rivolta in atto. La punizione non tardò ad arrivare contro i comuni e infatti, qualche giorno dopo, il generale Cialdini diede l’ordine: «che di Pontelandolfo e Casalduni non rimanesse che pietra su pietra» Contro Casalduni fu incaricato l’ufficiale Melegari, mentre la marcia su Pontelandolfo fu affidata al colonnello Negri. Tutto era pronto e il 14 agosto 1861 partirono per la missione. A Casalduni, l’ufficiale Melegari, trovò nient’altro che un paesino abbandonato perché gli abitanti erano stati avvisati dal sindaco e rifugiati tra i monti. A Pontelandolfo invece fu la strage più totale e i civili vennero colti nel sonno. Improvvisamente esplose l’ordine d’assalto in raffiche di fucili, in furibonde scorrerie, vennero abbattute le porte e le finestre. La sparatoria non risparmiò nessuno: caddero sotto i colpi giovani e vecchi, donne e fanciulle. C'è chi uscì dalle case professando la propria innocenza e chi cercò di difendere i più piccoli e le donne. Fu un’azione costellata di assassinii, violenze, sopraffazioni, razzie. La città fu praticamente rasa al suolo, ci furono solo corpi e case che bruciarono fino alle prime luci dell’alba. L’indomani il Giornale ufficiale di Napoli, il 16 agosto del 1861, rese pubblico il dispaccio telegrafico con il quale Negri informava Cialdini che «ieri, all’alba, giustizia fu fatta per Pontelandolfo e Casalduni» Nel tempo si è cercato di dare una dimensione al numero di vittime dei tre episodi: per la sommossa a Casalduni del 7 agosto le fonti dell'epoca sono discordi e accennano, nei diversi casi, a un ferito o a un morto, oppure ancora a un morto e un ferito, e i nomi delle vittime comunque non coincidono. Nell'episodio della ricognizione dei militari dell'11 agosto i dati ufficiali parlano invece di quarantadue o quarantacinque caduti fra le fila dell'esercito. Per quanto riguarda l'episodio della rappresaglia a Pontelandolfo e Casalduni del 14 agosto il numero delle vittime civili è stato fissato fra le 13 e i 17, il numero di almeno 13 vittime è stato accertato in base a una ricerca documentaria effettuata dallo storico locale Davide Fernando Panella, ricerca che si basa sulla lettura dei registri parrocchiali della chiesa della Santissima Annunziata, annotati dal canonico Pietro Biondi e dal canonico Michelangelo Caterini (firmatario degli atti di morte): 12 persone (undici uomini e due donne) sarebbero morte il giorno stesso della strage (dieci direttamente uccisi e due nel rogo delle case) e una tredicesima sarebbe morta il giorno seguente. Nel 2016 venne scoperta una lettera d'epoca datata 3 settembre 1861, pubblicata sulla rivista Frammenti del Centro culturale per lo studio della civiltà contadina nel Sannio di Campolattaro. L'autrice della lettera era la signora Carolina Lombardi, di Pontelandolfo, sposata con don Salvadore Tedeschi, speziale in Compolattaro, che riferisce che «nel conflitto perirono circa 13 persone» confermando dunque la veridicità della ricerca svolta da padre Davide Fernando Panella. Per altri storici le vittime furono 400 mentre per lo scrittore Pino Aprile si possono ipotizzare ben 1000 morti, a cui bisogna aggiungere quelli dei mesi precedenti per le ferite riportate.

di Matilde e Sofia Orrino

Le 10 donne che hanno fatto la storia

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Tra pochi giorni è la Festa delle Donne molte delle quali hanno fatto la storia dell'umanità. Ne abbiamo selezionate 10.

Rita Levi Montalcini è stata la prima a scoprire e identificare il fattore di accrescimento della fibra nervosa (NGF), per la quale ha vinto il premio Nobel per la Medicina. Nel 2001 è stata nominata senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”.

Marie Curie è stata una delle scienziate più importanti di sempre Vissuta tra il 1867 e il 1934. La scienziata ha avuto un ruolo di prim'ordine nel campo della fisica e della chimica, studiando fin da giovanissima le sostanze radioattive. Il suo impegno la portò a diventare la prima insegnante donna della Sorbona. A Marie Curie attribuiamo la scoperta del polonio (così chiamato proprio in onore della Polonia, la sua terra) e il radio, ma non ne registrò i brevetti, per lasciare il suo sapere a disposizione della comunità scientifica. Fu l’unica donna al mondo a vincere due Nobel, in due campi diversi: il Nobel per la Fisica nel 1903 e per la Chimica nel 1911. Purtroppo Marie Curie deve alla radioattività il suo successo ma anche la sua morte: la scienziata morì di anemia aplastica nel 1934.

Federica Pellegrini è una nuotatrice italiana specializzata nello stile libero. In questa specialità è la primatista mondiale in carica nei 200 m, ed europea nei 400 m. Considerata la più grande nuotatrice italiana ed una delle più forti e longeve di sempre, in carriera ha preso parte a quattro rassegne olimpiche: la prima nel 2004 quando, solo sedicenne, conquistò la medaglia d'argento nei 200 m stile libero divenendo all’epoca la più giovane atleta italiana a salire su un podio olimpico individuale. Quattro anni dopo, ai Giochi di Pechino vinse in quella stessa gara la medaglia d'oro regalando all'Italia il primo successo olimpico femminile nella storia del nuoto. Ai mondiali di Melbourne 2007 infranse il primo degli 11 record del mondo da lei stabiliti in carriera. Fu campionessa iridata dei 200 m e 400 m stile libero sia nel 2009 sia nel 2011, diventando la prima nuotatrice capace di vincere consecutivamente il titolo in entrambe le distanze in due diverse edizioni della manifestazione. Ai campionati del mondo è anche l'atleta più vincente in una stessa gara grazie ai 4 ori, 3 argenti e 1 bronzo conquistati in otto diverse edizioni: dalla rassegna di Montréal 2005 a quella di Gwangju 2019, infatti, è sempre salita sul podio nei 200 m stile libero.

Margherita Hack è stata una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana contemporanea. Ha condotto studi importantissimi nell’ambito dell’astrofisica. Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha contribuito alla divulgazione della materia e alla ricerca con lo studio e la classificazione di diverse categorie di stelle. 

Amelia Earhart è stata una pioniera del volo: la prima donna pilota ad attraversare l’Atlantico in solitaria e in assoluto la prima persona ad aver sorvolato sia sull’Atlantico che sul Pacifico.

Marilyn Monroe è stata inserita dall’American Film Institute al sesto posto nella lista delle più grandi star femminili di sempre. Vissuta tra il 1926 e il 1962, fu anche cantante, modella e produttrice cinematografica.

Margaret Thatcher, soprannominata la Lady di Ferro, è stata una delle grandi donne della storia, fra le più importanti e influenti che abbiano mai calcato la scena politica. Con il suo piglio deciso ha guidato il Regno Unito dal 1979 al 1990, prima donna a ricoprire una carica così importante. Leader del partito conservatore, ha accompagnato il suo Paese attraverso profondi cambiamenti con una politica in bilico tra liberismo e conservatorismo. 

Madre Teresa di Calcutta che con il suo lavoro instancabile tra le vittime della povertà ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979.

Valentina Tereskova è stata la prima donna a viaggiare nello spazio, aprendo la strada a tutte le altre donne astronaute.

Emmeline Pankhurst è la donna che ha fondato la Women's Social and Political Union combattendo una durissima battaglia in Occidente per i diritti delle donne.

di Matilde e Sofia Orrino

 

 

Crisi di governo in Italia. Mattarella sceglie Draghi

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Giuseppe Conte ha deciso di dimettersi per uscire dallo stallo politico che si è venuto a creare dopo lo strappo di Italia Viva. "Ringrazio l'intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme", ha dichiarato rivolgendosi ai ministri giallorossi. Intorno all'avvocato si sono stretti a gran voce i capi delegazione Alfonso Bonafede (Movimento 5 Stelle), Dario Franceschini (Partito democratico) e Roberto Speranza (Liberi e Uguali). Il Cdm, durato 40 minuti, si è chiuso con gli applausi dei presenti. Il premier è poi salito dimissionario alle 12 al Quirinale dove ha conferito con il presidente della Repubblica per circa una mezz'oretta. Successivamente il presidente Mattarella ha deciso di convocare Mario Draghi, ex numero uno della BCE. È a lui che il Capo dello Stato ha conferito l’incarico per formare un governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili in mondo da non ricorrere ad elezioni anticipate. Dal 1991 al 2001, Draghi è stato Direttore Generale del Ministero del Tesoro, dove venne chiamato da Guido Carli, ministro del Tesoro del Governo Andreotti VII, su suggerimento di Carlo Azeglio Ciampi, all'epoca governatore della Banca d'Italia. È stato confermato da tutti i governi successivi: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I, D'Alema I e II, Amato II e Berlusconi II. In questi anni è stato l'artefice delle privatizzazioni delle società partecipate in varia misura dallo Stato italiano. Formatosi all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e specializzatosi al MIT di Cambridge, già professore universitario, negli anni novanta divenne alto funzionario del Ministero del Tesoro. Dopo un breve passaggio in Goldman Sachs, nel 2005 venne nominato Governatore della Banca d'Italia, prendendo il posto di Antonio Fazio, divenendo così membro del Financial Stability Forum (Financial Stability Board dal 2009) e del Consiglio Direttivo e del Consiglio Generale della Banca centrale europea nonché membro del Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali. Ha ricoperto inoltre l'incarico di Presidente del Financial Stability Forum e del Financial Stability Board. È stato Direttore esecutivo per l'Italia della Banca Mondiale e della Banca Asiatica di Sviluppo. È stato membro del Gruppo dei Trenta. Dal 2011 al 2019 ha ricoperto la carica di Presidente della Banca centrale europea, durante la crisi del debito sovrano europeo, ambito in cui è diventata nota la sua frase del 2012 "Whatever it takes", per indicare che la BCE sarebbe stata pronta a fare tutto il necessario per preservare l'euro.

di Matilde e Sofia Orrino

 

Vaccine Day e il piano per distribuirlo

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Il 27 dicembre rappresenta una dato simbolica in tutta Europa. E’ il giorno del vaccino anti-covid. In Italia le primo dosi hanno raggiunto l'Istituto Spallanzani di Roma.  A seguire il vaccino è arrivato in tutte le regioni italiane. Quelle con più dosi sono state: la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Lazio. La prima vaccinata Italiana è l’infermiera ventinovenne Claudia Alivernini che ha ricevuto la prima dose all’Istituto nazionale malattie infettive di Roma, Lazzaro Spallanzani. “Ho la consapevolezza che oggi sia un giorno importante e decisivo. La scienza e la medicina sono le uniche cose che ci permetteranno di vincere la battaglia contro questo virus. Lo dico con il cuore vaccinatevi, per i vostri cari e per la collettività”. “Un piccolo gesto, l’ho fatto con orgoglio e profondo senso di responsabilità nei confronti della collettività”, ha aggiunto la sanitaria, sottolineando di aver toccato con mano e visto con i suoi occhi quanto sia difficile combattere questo virus. «L’Italia si risveglia» le prime parole del premier Giuseppe Conte. «Questa è la strada per superare una fase difficile», aggiunge il ministro della Salute Roberto Speranza. L’obiettivo è quello di raggiungere una copertura dei vaccini che arrivi all’80% della popolazione. Categorie prioritarie sono infermieri e medici poi gli ultra 80enni. Per tutto il resto della popolazione bisognerà attendere la fine del 2021. La distribuzione vera e propria del vaccino prenderà il via il 28 dicembre: sono 470 mila le dosi del siero Pfizer-BionTech – nome commerciale di Cominarty – che ogni settimana arriveranno nel nostro paese. Del siero Pfizer-BioNTech sono previste 27 milioni di dosi così distribuite: 8,8 nei primi tre mesi dell’anno, 8,1 nel secondo trimestre, 10,1 nel terzo trimestre del 2021.

di Matilde e Sofia Orrino

Papa Francesco compie 84 anni

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In Vaticano oggi si festeggia il Pontefice. Jorge Mario Bergoglio nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, ordinato sacerdote nel dicembre 1969, per sei anni è stato provinciale dei gesuiti dell’Argentina. Prima vescovo ausiliare di Buenos Aires e poi arcivescovo coadiutore, il 28 febbraio 1998 alla morte del cardinale Quarracino gli succede alla guida della diocesi. Cardinale nel 2001 viene eletto Papa il 13 marzo 2013. Come in passato Francesco vivrà la giornata odierna come se fosse un giorno come gli altri. Un mazzo di girasoli è il dono ricevuto da Francesco per il suo compleanno da un gruppo di poveri. Papa Francesco celebrerà con gratitudine e semplicità questa festa, come negli anni passati, nella preghiera e con le altre persone con cui condivide la residenza a Casa Santa Marta. I poveri tramite l'Elemosineria gli hanno fatto pervenire dei girasoli che adornano la Cappella e il Santissimo di Casa Santa Marta e ricordano la necessità di orientare sempre la vita verso il Signore, presente nei più deboli. Il Santo Padre invierà oggi 4 ventilatori polmonari in Venezuela, particolarmente per i bambini affetti da patologie polmonari. Tra le tante personalità che gli hanno voluto fare gli auguri anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che su Twitter ha scritto: "Auguri Papa Francesco. Seguiamo con il massimo rispetto il tuo impegno per una Chiesa di 'prossimità', sempre costantemente attenta ai bisogni dei più poveri, dei più fragili, dei più piccoli". Al Papa ha scritto anche il presidente Sergio Mattarella: "Durate questo terribile anno di pandemia Francesco non ha fatto mancare a tutti gli italiani vicinanza partecipe e solidale". E ancora: "Persone di fedi diverse nei momenti della prova e della solitudine hanno potuto costantemente avvertire il sostegno e l'incoraggiamento del Papa. I cattolici, in particolare, hanno trovato consolazione e speranza nella salda certezza della Sua generosa preghiere”.

di Matilde e Sofia Orrino

La mia nuova vita in Molise

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Si parla tanto di immigrazione e dei continui sbarchi in Italia. Per una volta mi sono messa nei panni della giornalista ed intervistato un mio compagno egiziano, per raccontare il dramma vissuto prima di raggiungere la serenità in Italia. 
 
I: A che età sei arrivato in Italia?
M: A 15 anni.
I: Come sei arrivato?
M: Con uno vecchio peschereccio. Lavoravo come pescatore proprio lungo la tratta tra Libia ed Egitto. Mentre stavamo per rientrare in Egitto il motore dell’imbarcazione si è rotto e siamo arrivati sulle coste italiane.
I: Come era la situazione in Libia?
M: In Libia c’era la guerra e per sfuggire ai colpi d’arma da fuoco, ci siamo rimessi subito in viaggio.
I: Come è stato il tragitto per l’Italia?
M: Pericoloso, il mare era molto agitato e c’era un vento fortissimo. 
I: Quanti giorni sei stato sul peschereccio?
M: 20-25 giorni.
I: Come trascorrevi le giornate? 
M: Facevo il pescatore in attesa di arrivare in Italia.
I: Dove sei sbarcato?
M: Siamo sbarcati a Lampedusa. Eravamo in 19.
I: Hai più rivisto i tuoi compagni di viaggio?
Si diversi perché c’erano alcuni amici e cugini. Altri purtroppo no perché sono andati in Germania o Slovenia.
I: Come ti trovi oggi in Italia?
M: Bene, perché mi piacciono tante cose. Ho trovato un lavoro e diversi amici. Spero di comprare presto casa, continuare a lavorare, sposarmi, avere dei figli.
I: Cosa ti auguri nel futuro?
M: Di tornare un mese con la mia futura famiglia in Egitto e incontrare nuovamente i miei genitori.
 
di J. B.
 

Addio al "Re del Calcio"

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Diego Armando Maradona, l’ex pibe de oro, è morto all’ età di 60 anni per via di un arresto cardiorespiratorio. Tutti lo ricorderanno per la famosa “Mano de Dios”, in occasione dei mondiali di calcio del 1986, durante la sfida con l’Inghilterra. Grande giocatore del Boca Junior prima e del Napoli poi, dove ha militato dal 1984 al 1991 vincendo due scudetti e una Coppa Italia. Il genio argentino si era già sentito male nel giorno del suo sessantesimo compleanno, il 30 ottobre scorso. Era stato ricoverato d’urgenza prima a La Plata e successivamente nella clinica Olivos di Buenos Aires, scortato dalla polizia come un primo ministro e accolto da orde di tifosi, tra cori e fumogeni azzurri. Martedì 3 novembre aveva subito una delicata operazione al cervello per rimuovere un ematoma subdurale, cioè un coagulo di sangue che fuoriesce dalle vene e mette sotto pressione il cervello. Diego era stato dimesso per affrontare la seconda fase del recupero in un’abitazione privata nella zona del Nordelta. Maradona come calciatore è stato il più grande di tutti ma come uomo forse tra i peggiori: infatti ha fatto uso di sostanze stupefacenti tanto da esserne diventato dipendente in un periodo della sua vita prima di finire in una clinica per disintossicarsi a Cuba. Oltre alla droga in passato si era circondato di cattive compagnie tra cui alcuni esponenti della Napoli criminale.

di Matilde e Sofia Orrino

Presidente dedica una statua d'oro al suo cane

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Il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov continua a sorprendere l’opinione pubblica mondiale. Da grande appassionato dei cani pastori alabai, al suo in particolare ha voluto dedicare una statua completamente d’oro, alta sei metri. La statua è stata inaugurata nella capitale Ashgabat  e posizionata in un quartiere residenziale. Non è la prima volta che questa razza viene trattata con il dovuto prestigio dal presidente, infatti l’anno scorso scrisse un libro proprio sul suo cane. Originaria dell’asia centrale, la razza alabai è stata già inserita nel patrimonio nazionale. Si tratta nello specifico di un cane di taglia medio-grossa la cui funzione principale è quella di proteggere le greggi dai predatori. I russi lo annoverano tra i "Volkodav" ovvero i "distruttori di lupi". Cane grande e forte, si presenta soprattutto in versioni scure, dal grigio al nero, con anche varianti marroni, ma sempre pezzato. L'unica varietà riconosciuta a livello ufficiale è quella a pelo corto.

di Matilde e Sofia Orrino

Elezioni Usa, Biden verso la Casa Bianca

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Joe Biden è avanti in Nevada di 12.000 voti su Donald Trump. Lo riporta la Cnn, sottolineando che il candidato democratico sta allungando sul presidente uscente. L'ultima rilevazione infatti gli concedeva un vantaggio di 7.000 schede. Ora è a +1%. In Georgia e North Carolina Trump e' in vantaggio di un soffio, mentre in Pennsylvania guida di circa 3 punti. In Nevada invece avanti Biden, ma con uno scarto di appena 0,6 punti. Dopo aver vinto Michigan e Wisconsin Biden è a un passo dal raggiungere la soglia dei 270 grandi elettori necessari per conquistare la Casa Bianca. A seconda che si conti o meno l'Arizona ne ha ottenuti 264 o 253, contro i 213 di Trump. In Arizona le schede ancora da contare sono 450.000, di cui 300.000 provenienti dalla Maricopa County, la contea più popolosa dello stato. "Tutti gli stati recentemente assegnati a Biden saranno sfidati legalmente per frode elettorale. Un mare di prove! Vinceremo!": lo scrive Donald Trump su Twitter. Le azioni legali della campagna di Donald Trump sono senza merito: sono solo un tentativo di ritardare il risultato elettorale. Lo afferma la campagna di Joe Biden. "I nostri dati mostrano che Joe Biden sarà il prossimo presidente". Un giudice della Georgia respinge l'azione legale avviata dalla campagna di Donald Trump sui voti. Nel ricorso Trump aveva chiesto di assicurare il rispetto delle leggi sui voti per corrispondenza.
Joseph Robinette Biden Jr, futuro presidente degli Usa, è nato a Scranton in Pennsylvania nel 1942 e se dovesse essere eletto a 78 anni sarebbe il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti. Biden ha alle spalle una lunga carriera politica che ha avuto inizio nel 1969 nel Consiglio della sua Contea. Due anni dopo, si è candidato per il Senato come rappresentante dello stato del Delaware. Nel 2009 verrà scelto dal neo presidente democratico, Barack Obama, come suo vice. Durante la sua carriera politica ha corso tre volte per la presidenza. La prima nel 1988, la seconda nel 2008 e quest’anno. Non ha avuto una vita particolarmente felice a causa della scomparsa della moglie e della  prima figlia in un incidente stradale avvenuto nel 1972 e per la morte del figlio malato di cancro nel 2015.
 
di Matilde e Sofia Orrino

Coronavirus, timori in Europa

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Nell'ultimo periodo è sulla bocca di tutti la minaccia del coronavirus. Si tratta di un tipo di batterio proveniente dalla Cina che colpisce animali e persone. I sintomi sono simili a quelli dell'influenza: tosse secca, innalzamento della temperatura corporea, mal di gola e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, insufficienza renale e persino morte.
L'epidemia sta iniziando a dilagare in tutto il mondo. Attualmente i decessi sono 81 ed i casi accertati di contrazione del virus che si sono verificati in Cina ammontano a 3000. La paura della diffusione del virus è arrivata anche in Europa, con tre casi accertati in Francia e due casi sospetti in Italia. Il contagio è probabilmente dovuto a gruppi di individui provenienti dalla Cina, sbarcati poi in Europa. Come in tutte le circostanze, anche quelle più negative, entra in gioco il "Dio Denaro". In questa occasione sono state le case farmaceutiche e le aziende a guadagnare per la vendita di prodotti utili a non contrarre il virus come guanti in lattice, mascherine e farmaci. Variazioni economiche sono subentrate anche nelle borse internazionali, in particolar modo in Giappone ma anche in Italia, con piazza Affari in calo del 2,31%. Ora come non mai brevetti relativi ai kit di diagnosi precoce vengono approvati per la necessità di trovare una cura a questo virus. Ogni azione come si sa ha una sua reazione, in questo caso economica, sociale e politica.
 
di Emilio Marinelli, Marzia Amoruso, Gioele Graofalo

Guerra fredda in ambito missilistico

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E' corsa agli armamenti per le principali potenze globali: Stati Uniti, Cina e Russia. Il Pentagono ha dichiarato di investire parte del bilancio in una nuova arma dopo che il Cremlino e Pechino hanno annunciato di possedere dei nuovi missili. Lo Strategic Air Command ha  deciso di creare un gruppo tattico equipaggiato con missili ipersonici.  Le nuove armi in possesso di Cina e Russia sono in grado di viaggiare a 5 Mach ovvero 5 volte la velocità del suono, dotate di testate termonucleari o convenzionali.  Sono inoltre in grado di eludere i sistemi di difesa spaziale  "T.H.A.D." di produzione statunitense e possono essere un pericolo pure per i più moderni sistemi missilistici occidentali in quanto possono provocare danni a infrastrutture logistiche. La Casa Bianca ha riferito che sono in corso di sviluppo nuovi sistemi rivelando di essere indietro in ambito missilistico. È un duro colpo per gli Stati Uniti che si sono visti sempre superiori in ambito tecnologico.
 
di Danh Campanaro e Mattia Mengia

2019 nCoV, il coronavirus che tiene in allerta l’Europa

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Parte dalla Cina la nuova minaccia sanitaria che ha già obbligato alla quarantena 3 tra le città più grandi e popolate della nazione orientale. Sembra che sia tutto partito nella città di Wuhan, dove si è sviluppato quasi il 95% del contagio, scatenando il panico. Quella che potrebbe sembrare una polmonite si tramuta facilmente nel cosiddetto batterio-killer, che porta anche alla morte. Secondo degli studi potrebbe essere partito tutto da animali selvatici come pipistrelli e serpenti, che vengono venduti sul mercato cinese. “Siamo di fronte a un coronavirus nuovo.” ha dichiarato Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia molecolare di Cnr di Pavia. “Sappiamo che questi agenti patogeni non sono nuovi a fare apparizioni improvvise. È ancora vivo il ricordo dell’epidemia di Sars, originatasi sempre in Cina, che nel 2003 ha colpito diverse migliaia di persone, diffondendosi grazie agli spostamenti in aereo in diverse regioni del mondo e causando circa 800 vittime. Nel 2012, nelle regioni del Medio Oriente, è comparso un altro coronavirus, battezzato con MERS-CoV, che al momento circola in 27 nazioni del mondo, sebbene l’80% dei casi sia concentrato in Arabia Saudita, e ha causato circa 2500 casi di infezione con oltre 800 decessi. Questo non significa che il nuovo coronavirus avrà lo stesso andamento dei suoi predecessori solo il tempo ce lo dirà.” Dobbiamo quindi temere un’epidemia globale? Ad oggi ci sono state già 41 vittime; per questo sono state prese misure cautelari in Oriente, con le chiusure degli aeroporti e il blocco dei mezzi di trasporto. In Italia c’è già una psicosi, dovuta anche alle fake news che spopolano sui social ed ai presunti casi di contagio, poi scongiurati, come quello di Bari. Non ci resta che limitare i viaggi aerei e sperare nella ricerca di un vaccino.
 
Chiara Barone e Luca Sarrapochiello

Huawei vs Google, guerra tra colossi

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Da inizio settimana Huawei ha perso la sua licenza per utilizzare il sistema operativo Android nella sua versione più ricca e completa, in seguito a una sospensione decisa da Google, per rispettare le disposizioni imposte dal governo statunitense contro le aziende cinesi. La decisione, che sta facendo molto discutere, potrebbe avere grandi conseguenze per l’intero settore della telefonia e coinvolgere milioni di proprietari di smartphone Huawei, non solo negli Stati Uniti. Per capire come siamo arrivati fino a questo punto è necessario fare qualche passo indietro fino alla settimana scorsa, quando il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per dare al governo il potere di impedire alle aziende negli Stati Uniti di acquistare apparati per telecomunicazioni prodotti da chi costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale.  Dopo aver scatenato il panico in tutto il mondo, il governo americano ha deciso di abbassare i toni con Huawei e concedere una licenza temporanea di 90 giorni che ripristina in parte i requisiti e le politiche di licenza in base ai regolamenti di amministrazione delle esportazioni. Ma cosa succederà davvero? In realtà la vicenda non è così tragica come sembra. Il governo americano ha proibito ad aziende, tra cui Google, di distribuire prodotti software e hardware ad aziende che sono nella “Black List” di Trump. Gli utenti di Huawei, (azienda che si trova in questa lista) non potranno quindi accedere ai contenuti che non sono già accessibili online.

di Alex Di Ciocco e Marino D'Onofrio

L'inferno parigino, a fuoco il simbolo della cristianità

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L’incendio a Notre-Dame di Parigi, che lunedì sera ha bruciato parte della cattedrale, è stato completamente spento martedì mattina. Le opere d’arte conservate nella cattedrale si sono salvate. La procura di Parigi ha aperto un’indagine per incendio colposo mentre la polizia si sta concentrando sull’ipotesi che il fuoco sia divampato per via dei lavori di restauro che erano in corso intorno alla guglia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso che la cattedrale verrà ristrutturata entro breve tempo. Preoccupante la reazione del mondo jihadista monitorato dal sito di intelligence SITE. “Allah è grande” inneggia via twitter, Mohammed Noura, sotto la foto della cattedrale di Notre-Dame in fiamme. È solo uno dei centinaia di messaggi sui social di musulmani felici che il simbolo della cristianità sia finito in fumo. “È la vendetta di Dio (Allah) contro i razzisti colonialisti” esulta Walid Channouf, che scrive un tweet in perfetto francese. Damien Rieu sta dando la caccia in rete a chi inneggia all'incendio della cattedrale nel cuore di Parigi. Via twitter ha individuato frasi allucinanti di islamici che si compiacciono del rogo. Inoltre a decine hanno postato faccine sorridenti sotto le immagini dell'incendio. Sul profilo Fb di Al-Jazeera Channel sono stati in molti ad esultare. Ovviamente tutti i nomi sono di musulmani, anche se il disastro di Parigi sembra non essere stato un atto terroristico. La colletta a cui tutti possono partecipare è partita martedì 16 aprile a mezzogiorno. Quello che è certo è che serviranno decenni per ricostruirla. Dopo il miliardario francese François-Henri Pinault, che ha annunciato la donazione di 100 milioni di euro per la ricostruzione della cattedrale di Notre Dame di Parigi, anche Bernard Arnault ha fatto sapere di mettere a disposizione ben 200 milioni di euro per far rivivere la chiesa, simbolo della capitale francese e della civiltà europea.

di Marco Andratta, Alex Di Ciocco e Michele Paoletti

L'Africa tra vittime e sequestri

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Si sentono tanti casi di uomini e donne italiani uccisi o sequestrati nel continente africano per ragioni spesso ignote. Si va dal più noto caso di Giulio Regeni fino a Raffaele Mastrogiuseppe, imprenditore di sessantanove anni, originario di Larino, brutalmente assassinato ad Heidelberg, nel Sudafrica, a pochi chilometri da Johannesburg. Secondo le fonti della polizia sudafricana un commando armato di cinque uomini avrebbe fatto irruzione nella sua proprietà. Dalle prime ricostruzioni fatte, sembra che Mastrogiuseppe, si fosse reso conto della presenza dei malviventi e che loro, per evitare che lui chiedesse aiuto, abbiano sparato alcuni colpi per ferirlo. Successivamente l’imprenditore, tentando di raggiungere il piano superiore, è stato subito raggiunto e ucciso. Le autorità, inoltre, hanno dichiarato di aver già catturato i cinque criminali che, dopo aver spogliato la casa di tutti i beni, si sono dati alla fuga.  Altra persona che, purtroppo, ha subito un destino simile, è stata Silvia Romano, ragazza italiana rapita in Kenya lo scorso 20 novembre. Si pensa che Silvia sia ancora viva ma ancora non si hanno notizie certe. Gli inquirenti hanno dichiarato che la stanno ancora cercando, grazie all’aiuto di tre uomini arrestati che stanno collaborando con le indagini.  Infine un’altra vittima ormai “storica” è un prete, rapito in Niger, ma che potrebbe essere ancora vivo. Padre Dall'Oglio è noto per aver rifondato, in Siria, negli anni Ottanta, la comunità monastica cattolico-siriaca Mar Musa (Monastero di san Mosè l'Abissino), erede di una tradizione cenobitica ed eremitica risalente al VI secolo. Il monastero, ubicato nel deserto a nord di Damasco, accoglie anche aderenti di religione ortodossa. Paolo Dall'Oglio è stato fortemente impegnato nel dialogo interreligioso con il mondo islamico. Questo suo attivismo gli ha causato l'ostracismo del governo siriano, che minacciò la sua espulsione durante il soffocamento della protesta popolare deflagrante nel 2011. Il decreto d'espulsione non fu inizialmente attuato a seguito di un accordo raggiunto con l'autorità siriane, in base al quale il gesuita doveva tenere un "profilo basso", astenendosi dall'esprimersi pubblicamente sulla situazione politica del paese. L'espulsione è stata poi eseguita il 12 giugno 2012. Per un breve periodo dopo la sua espulsione dalla Siria, si è trasferito a Sulaymaniyya, nel Kurdistan iracheno, dove è stato accolto nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra prima di sparire nel nulla.

di Chiara Barone e Domenico Di Mella

Aereo dell'Ethiopian precipita a Nairobi

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Il Boeing dell'Ethiopian Airlines, schiantatosi lo scorso 10 marzo con a bordo 157 persone e diretto a Nairobi, ha messo in crisi tutta la flotta dei nuovi aerei da poco acquistati. L' aereo è precipitato sei minuti dopo il decollo da Addis Abeba. Dei passeggeri ricordiamo che otto erano italiani: Sebastiano Tusa, famoso archeologo siciliano, Carlo Spini, Gabriella Vigiani, Matteo Ravasio, Paolo Dieci presidente della Ong CISP e rete Link 2007, un'associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni non Governative italiane, Virginia Chimenti, Rosemary Mumbi e Maria Pilar Buzzetti. Si presume che all'origine del problema al veivolo ci sia stato un guasto nel software. Il problema si era già verificato nello stesso modello di aereo precipitato in Indonesia ad ottobre. Il software ha ricevuto dei dati anomali che l'equipaggio ha cercato di correggere manualmente. I tentativi manuali, però, sono stati respinti dal computer che ha fatto procedere l'aereo su una rotta sbagliata fino a farlo schiantare a terra. C'è comunque, una ulteriore ipotesi, legata ad un contadino della zona che avrebbe udito l'aereo emettere un rumore anomalo, il che potrebbe far pensare ad un guasto meccanico. Il ritrovamento delle scatole nere ci aiuterà a capire molto, anche se resta il dramma delle vite umane spezzate.

di Marzia Amoruso, Gioele Garofalo e Siria di Lallo

I Talebani e il traffico di oppio

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In Afghanistan il vero business è rappresentato dall’oppio. Anche se dal 2015 la produzione ha registrato un notevole calo, i talebani sono responsabili di circa l'85% della produzione mondiale di oppio e del 77% circa di quella di eroina. Complice di ciò è la protezione offerta dai talebani ai coltivatori di papavero da oppio, che lavorano per il 10% del costo della materia prima. La coltivazione di questi papaveri si concentra, ad oggi, nelle regioni a sud-ovest del Paese; la regione con più produzione pro capite è l'Helmand che ospita 86000 ettari atti alla coltivazione di oppio. È risaputo che l'oppio viene trasformato in eroina, morfina e tante altre droghe pesanti. La produzione e la vendita di oppio non rappresentano un danno solo per la salute mondiale ma determinano anche la capacità dei gruppi armati locali di sostenere le proprie guerre. Lo scorso anno il governo ha distribuito più di 10mila tonnellate di sementi per convincere gli agricoltori a produrre grano, ma in molti casi - dicono fonti ministeriali - non c'è stato cambio di coltivazione. La produzione passa dall’Afghanistan attraverso il Pakistan prima di essere esportata clandestinamente in Europa o Asia, nascosta essenzialmente in grandi container che partono da Karachi, porto tentacolare di 20 milioni di abitanti sul mar d'Arabia, da tempo in mano ai talebani.

di Francesco Mastrogiuseppe, Domenico Di Mella, Luca Sarrapochiello, Domenico Abiuso

8 Marzo nel segno della donna

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Sono diversi gli esempi di donne simbolo di questa giornata. Su tutte ne vogliamo ricordare due: Frida Kahlo e Rita Levi Montalcini. Frida Kahlo è stata una pittrice messicana, nata da padre tedesco e madre spagnola nel 1907. Uno degli aspetti che più caratterizza la sua arte è il suo rapporto ossessivo con il corpo, trasformandolo nel fulcro della sua arte. Fino al 1938 la sua pittura si concentra principalmente sugli incidenti della vita, in particolar modo dopo che rimase vittima di un incidente causato dall’autobus sul quale si trovava e un tram; le conseguenze dell’incidente furono alquanto drammatiche e la segnarono per tutta la vita. Per tanto, costretta ad anni di riposo a letto, concentra la sua vita su una cultura personale dell’arte e del mondo della scrittura. Il suo primo dipinto fu un autoritratto che donò al ragazzo di cui era innamorata.  Nel 1938 il maggiore esponente del surrealismo, André Breton, rimase tanto colpito dai suoi lavori a tal punto da proporle una mostra a Parigi. In questo periodo della sua vita Frida incontra pittori surrealisti come Salvador Dalí, dal quale era tanto affascinata. Nonostante l’apparente avvicinamento al surrealismo, Frida è sempre stata molto lontana da questo mondo, poiché la sua arte non era legata alla logica e al subconscio, ma era, al contrario, legata principalmente alla sua vita. Nel 1960 uscì un film diretto da Manuel Michel, nel quale si raccontano le avventure della mitica pittrice che, tutt’oggi, resta il simbolo dell’amarsi e del piacersi nel mondo delle donne; difatti ad oggi i social sono invasi da frasi e foto di Frida con le sue famose citazioni, fonti di ispirazione e sostegno per tutte le donne. Infatti Frida è il simbolo del femminismo moderno, in quanto rifiutava gli stereotipi di genere e riteneva opportuno sentirsi libera e in pace con se stessa; per tanto le sua sopracciglia folte divennero simbolo della “body positivity”, ossia uscire fuori dagli schemi e non piegarsi alle norme imposte dalla società. Altro esempio di donna famosa e lungimirante è quello di Rita Levi Montalcini. Nata Torino il 22 aprile 1909, da Adamo Levi, ingegnere elettrico e matematico, e dalla pittrice Adele Montalcini, Rita si è sempre definita una donna libera. Pur essendo cresciuta in un mondo dove prediligeva il sesso maschile, la sua voglia di distinguersi e di diventare qualcuno è sempre stata forte negli anni. Ha rinunciato ad un marito e ad una famiglia per dedicarsi completamente allo studio dalla scienza. La Montalcini iniziò a dedicarsi alla scienza a vent’anni, allieva di Giuseppe Levi, che la fece appassionare alla materia e le permise alla giovane di applicare una nuova prassi metodologica d’indagine, che era al contempo rigorosa e innovativa per quegli anni: la coltivazione in vitro (processi biologici riprodotti in provetta e non in organismo vivente) segnò un vero punto di svolta fra le due epoche. Nei primi anni cinquanta scoprì il fattore di crescita nervoso (NGF) che la portò a ricevere il Premio Nobel.

di Alessia Trotta e Chiara Barone

Neruda, il poeta della Nazione

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“Solo l'ardente pazienza porterà al raggiungimento della felicità”. Questa è una delle più celebri frasi di Pablo Neruda. Nato in Cile a Parral nel 1904, amavano definirlo in molti come il poeta delle cose semplici. Secondo Gabriel Garcia Marquez il più grande poeta del ventesimo secolo, il poeta universale, cioè colui che riusciva a trattare dei più svariati argomenti dall'amore alla guerra civile senza mai perdere la purezza che lo distingueva. Neruda decise innanzi tutto di scrivere di sé e di ciò che lo circondava, abbracciando temi e filosofie di amore universale che richiamavano al Cristianesimo al quale lui non aderì mai in modo definitivo. Era amatissimo dal suo popolo, e lui lo amava ugualmente. I suoi conoscenti lo definivano un solitario ma ritenevano anche che fosse la persona più socievole del mondo. Era un uomo che amava la semplicità e le piccole cose, in quanto preferiva la pace della sua piccola casa sul mare alla fama e alla vita mondana che rifiutò sempre. La poesia di Neruda è ed è stata oggetto di diverse opinioni e di amore sconfinato da parte dei suoi appassionati. La sua poetica spazia dai temi della libertà assoluta (egli rifiutava la dittatura che in quegli anni infervorava in Cile e nell'America Latina, il colonialismo e l'imperialismo) alla vita e alla morte e soprattutto all'amore, forza che ci mantiene in vita. Nel 1971 vinse il premio Nobel per la Letteratura. Due anni dopo morì in Cile durante la dittatura di Pinochet che portò tanto dolore nel suo Paese. Il poeta venne più volte sollecitato ad abbandonare il Cile e a rifugiarsi in America o in Europa ma lui rifiutò sempre di abbandonare il suo paese natale, scegliendo di morire accanto a sua moglie nella sua vecchia casa, davanti a quel mare che gli ha ispirato i suoi versi più belli.

di Lorenza Torrese

Intelligenza artificiale: tra salvezza e catastrofe

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Un tema sempre più attuale è quello dell’intelligenza artificiale che diventerà presto la colonna portante dello sviluppo tecnologico e scientifico, il quale dovrà tenere conto del valore e delle qualità dell’uomo che non possono essere sostituite da una macchina. Grandi progressi stanno avvenendo nell’ambito medico: un gruppo di ricercatori ha infatti scoperto che un algoritmo dell’intelligenza artificiale capace di riconoscere le malattie respiratorie nei bambini, partendo dall’analisi della cartella clinica dei pazienti; formulare diagnosi partendo dagli esami radiologici o riconoscere tumori della pelle. Nonostante ciò il dibattito su queste nuove tecnologie resta ancora aperto e vede la società divisa su due fronti: chi ritiene che il nostro futuro sia nelle mani delle nuove tecnologie e chi pensa che ciò possa gravemente compromettere e nuocere l’identità e l’etica umana sostituendo alla manodopera umana quella robotica.  La soluzione sta nel fare un uso intelligente di tali tecnologie che non devono sostituire il lavoro umano bensì supportarlo laddove l’uomo abbia dei limiti.

di Michela Di Iorio