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Tecnologie di guerra

Andare in guerra con Skype e iPhone

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Nord dell’Afghanistan: nella provincia di Kunduz il Primo battaglione dell’87esimo Reggimento di fanteria dell’esercito statunitense combatte contro i talebani utilizzando armi ed equipaggiamenti molto sofisticati, ma la vera novità per questo campo di battaglia è la presenza di smartphone e computer che consentono ai soldati di rimanere costantemente in contatto con i propri cari a migliaia di chilometri di distanza, racconta James Dao sul New York Times. Un artigliere all’interno di un blindato invia un SMS alla propria ragazza attraverso un BlackBerry, un medico controlla il proprio computer per salutare con una videochiamata il figlio di due anni in Florida, mentre il comandante di una squadra ha appena finito di indirizzare il fuoco verso alcuni insorti e cerca ora un posto sicuro per prendere in mano il suo iPhone e inviare un messaggio alla propria moglie.

Dopo anni di cautele motivate da ragioni di sicurezza, il Pentagono ha deciso di allentare le limitazioni sull’uso delle nuove tecnologie al fronte da parte dei soldati. La possibilità di comunicare spesso con parenti e amici aiuta a mantenere più alto il morale, dicono i vertici militari, tuttavia questa rivoluzione ha portato ad alcuni svantaggi per chi deve materialmente controllare le truppe sul territorio.

Molti comandanti lamentano un uso improprio degli iPhone, dei BlackBerry e di altri dispositivi come lettori di file musicali e console portatili per i videogiochi. L’uso di questi terminali è severamente vietato durante i pattugliamenti a piedi, ma gli ufficiali temono che possano essere utilizzati ugualmente creando distrazioni che in un’area pericolosa per i continui attacchi degli insorti potrebbero mettere a rischio l’incolumità dei militari. Anche chi fa un uso proprio e consentito di questi dispositivi può incappare in distrazioni, perché di fatto si ritrova spesso a confrontarsi con i problemi della vita quotidiana di tutti i giorni, ma a migliaia di chilometri di distanza da casa.

Nella Base operativa avanzata di Kunduz, l’edificio dedicato alla ricreazione e allo svago dei soldati (MWR) è dotato di quaranta computer connessi alla Rete, utili per comunicare con amici e parenti negli Stati Uniti. Ogni computer è separato dall’altro da un semplice divisorio e non c’è quindi molta privacy. Gli argomenti di cui si parla sono in genere il denaro, i figli e gli affetti.

L’utilizzo dei computer presso l’MWR è gratuito, mentre i soldati devono pagare le chiamate telefoniche. Chi decide di usare il proprio telefono cellulare per comunicare con casa anche quando si trova all’esterno della base deve affrontare ulteriori spese. Le tariffe mensili si aggirano mediamente intorno ai 70 dollari, ma gli utilizzatori più assidui arrivano a spendere anche 300 dollari. Chi non vuole spendere così tanto usa i computer del centro ricreativo, sperando di trovare online qualche amico o parente sui social network o su Skype.

George Moddy, 25 anni nella Marina, ha il figlio Billy a Kunduz. Per poter comunicare con lui e non perdere la possibilità di trovarlo online, il veterano ha quasi sempre Skype aperto e lo ha impostato per suonare l’adunata il più forte possibile quando Billy si collega dal centro ricreativo. Tra la sua casa ad Ashvile, nella Carolina del Nord, e l’Afghanistan ci sono otto ore e mezza di differenza, così i coniugi Moddy devono spesso alzarsi verso l’una di notte per comunicare con il proprio figlio di 25 anni.

Secondo alcuni psicologi, l’eccessiva comunicazione tra soldati al fronte e parenti e amici a casa può avere risvolti negativi. Nei casi migliori si tratta di doversi alzare nel cuore della notte, nei peggiori di vivere con frustrazione l’impossibilità di occuparsi direttamente e concretamente della vita lasciata per andare al fronte. L’ansia di comunicare diventa problematica specialmente per le giovani coppie. I soldati che si fidano poco delle loro ragazze cercano di controllarle a distanza, di avere costantemente informazioni. Nascono così incomprensioni che rovinano i rapporti e facilitano poi i tradimenti.

Al soldato Kyle Schulz, 22 anni, è successo qualcosa del genere. Ha scoperto che la sua ragazza frequentava un altro uomo mentre lui si trovava al fronte. Schulz ha così recuperato i rapporti con una vecchia amica attraverso Facebook, ma anche quel rapporto alla fine si è chiuso malamente. «In un certo senso, penso di aver comunicato troppo. Più so cose che succedono a casa, meno mi concentro qui. E questo potrebbe potenzialmente danneggiare me o altre persone» riconosce Schulz.

A volte ci possono essere esiti molto più tragici. Nel 2009 un soldato in Iraq si è ucciso perché sospettava della propria ragazza, che aveva smesso di rispondere alle sue chiamate.

Alcuni ufficiali, come Tony Hampton, consigliano ai soldati che prestano servizio a Kunduz di utilizzare cellulari e computer il meno possibile per non perdere la concentrazione. Il consiglio ricorrente è quello di tornare a carta e penna e alle lettere, che consentono di scrivere cose più meditate e lasciano tempi comunicativi meno frenetici. Hampton racconta che sono però in pochi a seguire i suoi suggerimenti: «Questa è la generazione del microonde. Vogliono tutto e lo vogliono in fretta».

 

 

fonte: ilpost.it

 

 

La fanteria cinese: il Type 97

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Lo ZBD-97 (o Type 97) è un veicolo da combattimento da fanteria cinese. Utilizza una torretta simile al russo BMP-3, ma con scafo differente, della Norinco, in cui il motore è in posizione anteriore a differenza del veicolo russo che ha il motore installato posteriormente. Lo Zbd-97 è in servizio nell’esercito cinese dal 2006. E’ disponibile anche in versione recovery. E’ usato per seguire i carri Type 96 e 99.
L’abitacolo prevede un equipaggio di tre operatori e sette soldati (il comandante e il cannoniere sono disposti in torretta, il guidatore siede in avanti affianco ad un passeggero alle spalle del comparto motore, gli altri sei soldati siedono dietro). Sono previste tra l’altro feritoie sui lati e sulla porta posteriore per consentire all’equipaggio di utilizzare le armi portatili. Inoltre il veicolo è anfibio e può essere utilizzato anche per gli sbarchi da navi. Per essere più veloce in acqua usa due idrogetti. Sulla prua c’è un frangionde elettroidraulico che previene il ribaltamento in navigazione. Lo ZBD-97 ha sei ruote in ciascun cingolo, con tre supporti del cingolo e una ruota dentate anteriore. Le ruote e i supporti sono ricoperti in gomma. Le sospensioni sono a barre di torsione e ci sono assorbitori idraulici dei colpi sulla prima, seconda e sesta ruota. I cingoli sono dotabili di pattini in gomma per migliorare il confort.
L’armamento è costituito da un pezzo rigato da 100 mm/lanciamissili, stabilizzato, con testate HE (High Explosive) o anticarro 3UBK10, con raggio d’azione tra i 500 e i 4.000m e cadenza di 10 colpi/min. I missili sono laser-guidati, del tipo AT-10 Stabber (nel codice NATO). Possono ingaggiare anche elicotteri. La probabilità di colpire il bersaglio è dell’80%, la capacità di penetrazione di 600 mm. I missili trasportati sono 8 posizionati dietro la torretta. L’armamento secondario è di un cannone da 30mm con gittata di 2000m e 500 colpi stivati. E’ presente una sola mitragliatrice da 7.62mm.
La protezione è affidata ad una corazzatura con protezione NBC con il filtro dell’aria situato sul retro della torretta. Su ogni lato della torretta c’è un lanciagranate a tre canne.
Il sistema di osservazione è simile al BMP-3. Ci sono tre periscopi per il guidatore, quello centrale per la visione notturna. Due luci principali sono montate sullo scafo frontalmente. Il cannoniere ha una sistema di intensificazione di luce ed un sistema diurno. Il sistema di controllo è basato su un computer balistico, il cannone stabilizzato elettro-meccanico e il puntatore laser.
Il motore è un diesel raffreddato a liquido di moderna concezione che consente una velocità di 65Km/h su strada e 20Km/h in acqua ed un’autonomia di 500 Km.

 

 

di Antonio Frate

Sottomarino Type 093 Shang

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La classe Tipo 093, classe Shang (nel codice NATO), è una classe di sottomarini nucleari d'attacco sviluppata dalla Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese. Queste unità andranno a rimpiazzare la precedente classe Tipo 091, Han (nel codice NATO). Il progetto venne approvato nel 1987 e la costruzione del primo battello è iniziata nel 2002 . L’unità iniziale della classe era pronta nel 1997-98, sviluppata dai Cantieri Bohai ad Huludao.

Nel 2002 apparve il primo 093. Il Tipo 093 è probabilmente entrato in servizio nel 2005, e la produzione durerà fino al 2020. Inizialmente si pensava che i progettisti cinesi si fossero ispirati alla classe Victor III, mentre sembra tuttavia che lo Shang abbia maggiori somiglianze con gli Akula .

Si ritiene abbia una lunghezza di 110 metri , un dislocamento in di 6000-7000 tonnellate (rispett. in superficie e in immersione) e una velocità di 30-35 nodi, caratteristiche comparabili a quelle dei Los Angeles .

L' armamento è probabilmente costituito da 2 tubi lanciasiluri da 650 mm e da 6 tubi da 533 mm (4 sopra e 2 sotto), che possono lanciare anche missili cinesi YJ-82 antinave .

Due battelli di questa classe sono già in servizio e saranno seguiti da altri 4 nei prossimi anni. Lo Shang, con il suo armamento e la sua gittata, costituisce il primo sottomarino d’attacco non nucleare globale della PLA (Marina Cinese). Il nuovo sottomarino ha caratteristiche di silenziosità e lo scafo con elevata idrodinamicità, un singolo asse, un’elica a sette lame laterali. E’ equipaggiato con siluri, missili per la guerra sottomarina, missili antinave, con possibilità di lancio del C801. Il nuovo sottomarino indigeno cinese beneficia di tecnologia e disegn russo, ed è armato con ASCMs (antinave) e con LACs(contro-costa). Con le sue 6000-7000 tonnellate, è superiore alle 4.100 - 4.500 in superficie e 4500-5.500 in immersione del Tipo 091 Classe Han e dovrebbe avere scafo a goccia, con due pinne stabilizzatrici e 4 piani per l’immersione, dotato di sonar di prua e tre laterali ben visibili nello scafo. Il Tipo 093 sembra che usi pannelli di controllo simili al Classe Virginia.

Il nome Shang appartiene ad una dinastia imperiale cinese, durata dal 1700 al 1027 d.C.

Dalla classe 093 deriva anche il sottomarino lanciamissili Tipo 094 Jin . E' già in sviluppo il successore , denominato Tipo 095 (designazione cinese: 09-IV), che verrà prodotto in 5 unità.

Le informazioni diffuse sono state molto poche, con l'eccezione che lo sviluppo di questi battelli è stato avviato in risposta alle scarse prestazioni dei precedenti Tipo 093. Tra le altre informazioni anticipate, vi è anche quella secondo cui gli 095 avranno una traccia acustica sensibilmente ridotta, ed incorporeranno le ultime tecnologie subacquee russe. Lo scafo dei nuovi battelli sarà una versione ingrandita di quello dei Classe Xia Tipo 092 e Jin (094).

Secondo alcune informazioni questi sottomarini dovrebbero essere armati, oltre che con tubi lanciasiluri, anche con missili da crociera antinave HY-4 con gittata massima di 3000 km, e potrebbero svolgere con successo il ruolo di scorta subacquea alle future portaerei in fase di sviluppo oggi in Cina. L'ingresso in servizio è previsto per il 2020.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

L’industria militare cinese: il Caccia J-20

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Il giorno 11 gennaio 2011, mentre era in visita ufficiale in Cina Robert Gates, nella città di Chengdu, sede delle più avanzate industrie aeronautiche cinesi, ha effettuato il primo volo ufficiale il prototipo del caccia J-20. Il test è avvenuto alle 12:50, ora locale, ed è durato 15 minuti, con il velivolo fiancheggiato da due caccia J-10. Il J-20 è un caccia stealth di generose dimensioni, comparabile con il Pak T-50 russo (anch’esso in fase di sviluppo) e gli F-22 Raptor americani (già prodotti).
Il prototipo del nuovo futuro caccia pesante cinese appare decisamente più grande dei concorrenti precitati. Si ritiene che sia approssimativamente:
- lungo 75 piedi (23 m),
- con un’apertura alare di 45 piedi (14 m) o superiore,
- con un probabile peso al decollo compreso tra 75.000 e 80.000 libbre (tra 34.000 e 36.000 kg) con il solo carico interno.
Il velivolo ha le forme dell’F-22, ma con la coda simile al T-50, mentre il profilo alare delta canard è ripreso dal caccia medio cinese J-10.
I vertici cinesi fanno sapere che sia completamente sviluppato in Cina. Tuttavia gli analisti occidentali suppongono che per la realizzazione il Chengdu Industrial Design abbiano ottenuto collaborazione dalla Russia. Inoltre fonti militari serbe hanno avanzato il sospetto che il caccia sia stato realizzato analizzando i componenti del caccia F-117 Nighthawk abbattuto durante la guerra del Kosovo nel 1999. Tali componenti sarebbero stati venduti nel mercato nero proprio ai cinesi, forse anche dai contadini residenti intorno al luogo dell’abbattimento che li hanno prelevati.
Si ritiene che attualmente esistano due prototipi del velivolo cinese, e che questi abbiano effettuato numerosi test a terra prima del volo iniziale. Provvisoriamente sono equipaggiati con i turboreattori 117s da 15.000 Kg/spinta che equipaggeranno i Su-35M, quindi di fabbricazione russa, a differenza del modello definitivo che monterà un propulsore di origine domestica denominato WS-15, evoluzione del WS-10, che equipaggerà il J-10 in sostituzione dei motori russi attualmente in uso. Esso sarà accreditato di una spinta di 17.000 kg, dotato di un ugello di spinta vettoriale tridimensionale e teoricamente capace di garantire al velivolo eccellenti prestazioni di supercrociera.
Il prototipo dello J-20 dovrebbe avere una velocità di supercrociera inferiore, ed anche minore agilità, dell’F-22 o del Pak Fa, ma una maggiore autonomia e con una maggiore capacità di carburante e armi imbarcate. Ha una grande fusoliera con i motori installati all’interno di essa, una maggiore apertura dell’ala a delta rispetto ai concorrenti, una calotta capace di elevata visibilità in tutti gli angoli.
L’avionica sarà composta da due grandi display a cristalli liquidi e da un Head up display olografico.
Il velivolo si presenta quindi come un’evoluzione del concetto di bombardiere del tipo F-111 o Su-24, piuttosto che un aereo capace di doti di manovrabilità elevata. Alcuni profili dell’aereo, simili all’F-35, fanno sospettare un possibile spionaggio via web dei progetti del caccia americano.
Lo sviluppo del caccia cinese ha provocato preoccupazione soprattutto in Taiwan. L’aviazione dell’isola è ancora dotata di F-16 e Mirage, velivoli distanti nella prestazioni del nuovo modello cinese, la cui produzione potrebbe arrivare nel 2017-2019.

 

di Antonio Frate

 

 

 

Il lanciarazzi HIMARS

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Era il 1982 quando nasceva l’MLRS M270, il nuovo lanciarazzi multiplo da 227 mm. Tale piattaforma di fuoco ha dimostrato di non essere competitiva con la controparte sovietica, il BM 22 Uragan, presentato ben 6 anni prima, nel 1976. I punti di criticità erano nel fatto che l’MLRS era stato realizzato sullo scafo di un mezzo corazzato Bradley, decisamente più costoso di un camion militare, come accadeva per la controparte sovietica, e per di più non altrettanto mobile e veloce, essendo un veicolo cingolato, e molto più pesante, quindi difficilmente aviotrasportabile.
I lanciarazzi terrestri multipli sono armi d’artiglieria capaci di concentrare elevati volumi di fuoco su un’area, magari con una precisione limitata, ma di grande effetto psicologico, a differenza degli obici, che hanno una cadenza di tiro inferiore, ma sono più precisi. Inoltre non creano il problema di rinculo e di peso tipico dei cannoni, e per tale motivo si è sempre rilevato conveniente l’installazione dei lanciarazzi su agili camion. Altri punti di criticità dell’M270 furono le testate cluster, ritenute pericolose, e i maggiori tempi di reazione.
Alla fine degli anni ottanta veniva presentato l’enorme BM 300 Smerch (tornado in russo) con lanciatori da 330 mm installato sul Maz 543, lo stesso veicolo su cui sono installati i missili Scud. Con una gittata di 70 Km, ed una massa di circa 44 tonnellate, la fine della Guerra Fredda vedeva la NATO arrestarsi su livelli ben inferiori: con i tagli alla difesa del periodo non fu realizzato più nulla in Occidente e gli MLRS si diffusero in numerosi paesi della alleanza atlantica, tra cui l’Italia, che ne acquistò 22. Tra l’altro tale sistema ha avuto costi logistici elevati, in quanto i Bradley americani sono generalmente non usati dai paesi in cui gli MLRS si sono diffusi (come anche nel caso dell’Italia).
Nel 1996 è stato pianificato lo sviluppo di un nuovo veicolo lanciarazzi che è entrato a far parte delle forze armate americane nel 2002: l’HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System). Questo è entrato in servizio prima presso lo US Army e successivamente anche in servizio con il Corpo dei Marines. L’HIMARS è dotato di un lanciatore da 6 razzi della stesso tipo del MLRS (che ne porta il doppio), e può utilizzare l’intera famiglia di munizioni dello stesso. A tal riguardo si fa presente che i problemi legati ai primi esemplari di vettore contenenti submunizioni anticarro ed antiuomo sono stati sostanzialmente risolti.
Il lanciatore è installato su un camion da 5 tonnellate a 6 ruote motrici della Armor Holdings Tactical Vehicle Systems Division.
L’HIMARS è prodotto dalla BAE Systems e l’OEM. I lanciatori sono della Lockheed Martin.
Il veicolo è aviotrasportabile su C-130, con le seguenti dimensioni:
-lunghezza 7m,
-larghezza 2,4m,
-altezza 3,2m.
- il peso di 24.000 libbre (15 tonnellate),
- l’autonomia di 480 km,
-la velocità massima di 85 Km/h,
-l’equipaggio è di 3 componenti, guidatore, lanciatore e capo mezzo, tuttavia il sistema di controllo computerizzato consente l’utilizzo con 2 e addirittura con un solo operatore, e il funzionamento può essere sia manuale che automatico.
L’ER-MLRS (Extended Range) ha una gittata di 45 Km, a fronte dei 32 km del basico M26. Si è avuta una riduzione del carico utile a 518 granate M85 trasportate dal vettore, per aumentare il combustibile, ma la diffusione delle submunizioni è migliorata (meno munizioni più precisione delle stesse).
A tali vettori si aggiungono i razzi a lunghissima gittata con guida GPS (G-MLRS). Allo sviluppo di questi hanno partecipato paesi quali il Regno Unito, Italia, Francia e Germania. Essi hanno una gittata di 70 km.
Inoltre il sistema può lanciare un missile con guida GPS ATACMS, del Block A, 1A e 1A Unitary Missiles. Le caratteristiche: Block A: 950 submunizioni antiuomo a 165 Km, A1 300 submunizioni a 300 Km con guida GPS, il Block A1 Unitary Missiles ha una testata esplosiva unica. Il programma si sta evolvendo inoltre nel Block II, solo per il vettore submunizioni.
Il lanciatore può essere utilizzato per lanciare missili AMRAAM antiaereo.
Il sistema è stato adottato sinora anche da Singapore, la Giordania ne ha presi 12, è stato ordinato dagli UEA, il Canada si è favorevolmente pronunciato per una loro utilizzazione. Il Regno Unito ha intenzione di utilizzarne i lanciatori installandoli sul veicolo altamente mobile Supacat.
Tre lanciatori sono stati usati già nella guerra in Iraq nel 2004 con successo. In Afghanistan sembra che per un errore di lancio un razzo abbia ucciso dei nemici, ma l’inchiesta successiva ha portato a ritenere che i civili si trovavano molto vicini alla postazione talebana, quindi non vi sia stato errore di lancio.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

UAV Predator e la guerra telecomandata

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La guerra moderna ha richiesto la possibilità di combattere mantenendo il personale di servizio lontano dallo scenario di conflitto, in posizione sicura.

Uno dei più conosciuti mezzi da combattimento privo di equipaggio è il General Atomics MQ-1 Predator. Si tratta di un UAV (Unmmaned aerial vehicle), un velivolo telecomandato nato come ricognitore ma poi divenuto anche velivolo d’attacco. Trasporta sensori e telecamere, ma può anche trasportare missili a guida semiattiva anticarro AGM-114 Hellfire, con cui attaccare gli obiettivi individuati. Inoltre è predisposto per gli Stinger (aria-aria a corto raggio) e per i Griffin (un missile con un sistema di guida simile agli Hellfire ma più piccolo, trasportati su un lanciatore da 5.5 pollici, per evitare i possibili danni collaterali provocabili dai più grandi Hellfire. I lanciatori derivano da quelli dei Javelin e dei Sidewinder, per ridurre i costi). E’ un velivolo da media altitudine e lunga autonomia. Può sorvolare un’area per 14 ore, percorrendo 400 miglia nautiche (740 Km).

Il programma di sviluppo nacque nel 1980, su richiesta del Pentagono e della CIA, ed il velivolo entrò in produzione nel 1995. Esso è stato impiegato in Bosnia e Serbia, Iraq, Yemen, Pakistan e Afghanistan.

E’ in servizio presso gli Stati Uniti (USAF, Air Nazional Guard, Cia, U.S. Customs and Border Protection), Regno Unito (RAF), Italia (Aeronautica Militare) e Turchia (Turkish Air Force).

-Lunghezza 8,22m

-Apertura alare 14,8 m

-Altezza 2,1 m

-Peso a vuoto 512 Kg, a pieno carico 1022 Kg.

Propulsione: motore Rotax 914 (evoluzione del precedente 912) a pistoni sovralimentato, 4 cilindri 115 hp (86Kw).

-Velocità massima 217 Km/h,

-Velocità di crociera 130/165 km/h,

-Autonomia 24 h

-Raggio d’azione 3.705 Km.

-Quota operativa 7.620 m.

Il Sinthetic Aperture Radar Remover è installato sul naso delle prime versioni (MQ-1A), è poi presente il Multi-Spectral Targeting System AN-AAS-52.

All’MQ-1A ed MQ-1B Predator si è poi aggiunto l’MQ-9 Rapier, velivolo più grande, non direttamente derivato dal Predator e non in servizio presso l’Aeronautica Militare Italiana.

Il Predator può essere facilmente smontato in sei componenti. Il centro di controllo può essere aviotrasportato su un C-130 Hercules.

Alcuni di questi velivoli sono caduti per incidenti, altri sono stati colpiti. Le prime versioni hanno sofferto per le basse temperature e il clima incerto. Ad esempio in Afghanistan su 60 velivoli usati ne sono caduti 20. L’avionica è stata poi rapidamente migliorata, ed è stato modificato anche il vano motore. Particolari miglioramenti si sono avuti anche sui tempi di reazione dei comandi.

I velivoli sono stati certificati per volare nel nostro paese con il decreto n. 178/2004 che ha segnato una svolta nell’aeronautica italiana.

Il 13 gennaio 2010 un Predator dell’AMI è caduto in mare al largo di Campomarino (CB). Recuperato è stato trasportato alla base militare di Amendola (FG).

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

SPECIALE CRISI TRA LE DUE COREE

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Il missile nordcoreano Taepodong 2

 

 

 

Il Taepodong 2 è il missile balistico più potente della Corea del Nord. Esso è ritenuto essere il successore del Taepodong-1, molto simile al missile cinese CSS-2.

Il Taepodong 1 è basato su due stadi: il primo è un missile Nodong, designazione nord-coreana dello Scud D, il secondo un Hwasong-6 (Scud C, a sua volta derivato dall’Hwasong-5, lo Scud B). E’ lungo 25m, con un peso di 21 tonnellate e capace di trasportare una tonnellata di carico utile con una gittata di 2500 km.

Il Taepodong 2 è una evoluzione di tale arma. Il suo sviluppo prevede due diverse configurazioni del missile: a due stadi, con gittata di 4000 km, o tre stadi, con gittata di 4500 km. Esso è tale da destare preoccupazioni sia per la Corea del Sud che per il Giappone, ed addirittura per gli Stati Uniti, che da quanto appreso da Gates ha provveduto a migliorare la difesa delle isole Hawai e in genere delle zone più occidentali del paese. Tuttavia, l’arma nord-coreana non è ritenuta ancora pronta. In un lancio sperimentale del 2006, secondo Pyongyang il Taepodong-2 avrebbe messo in orbita un satellite, mentre secondo le autorità americane, l’esperimento è fallito, in quanto il missile è esploso dopo 40 secondi. Per tale scopo pacifico, sarebbe stata usata la versione a tre stadi, della quale il terzo stadio sarebbe stato usato per la messa in orbita del satellite.

Sono poche le informazioni tecniche al riguardo: il propellente è liquido (TM-185 e ossidizzante AK-271); il primo stadio è teleguidato, il secondo utilizza come propulsore un missile Nodong. La combustione durerebbe in totale 5 o 6 minuti.

Secondo alcune fonti una successiva evoluzione del missile potrebbe raggiungere la gittata di 6000 km con una tonnellata di carico utile, capace di raggiungere l’Alaska, o di 9000 km, con una testata di non oltre 500 kg., capace di raggiungere San Francisco.

Attualmente si ritiene che la precisione di tiro sia piuttosto scarsa, quindi l’uso di testate esplosive convenzionali non sarebbe utile contro obiettivi militari e neppure civili. Piuttosto, l’uso di testate chimiche o batteriologiche, che la Corea del Nord è capace di produrre, potrebbe essere utilizzata per terrorizzare le popolazioni civili.

Ma la Corea del Nord può disporre anche di testate nucleari. Le loro testate dovrebbero avere una potenza di 0,4 Kilotoni, pari a 400 kg di TNT.

Ci sarebbe il problema di installare in sicurezza le testate sui missili, probabilmente non risolto. In ogni caso, anche con queste testate gli obiettivi militari sudcoreani e americani si possono ritenere ben difesi dagli scudi missilistici, anche se bisognerebbe pensare ad un eventuale uso terroristico contro obiettivi civili, che creerebbe anche il problema delle nubi radioattive.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

L’ultimo prodotto dell’esercito del Sud: il K2 Black Panther.

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La Corea del Sud sta per dotarsi di un modernissimo MBT, il K2 Black Panther.

Il ROK, l’esercito sud-coreano, dispone di circa 2300 carri, tra i quali gli M48A5K, i K1 ed i K1A1.

Gli ultimi due sono già sufficientemente moderni per affrontare i carri nord-coreani. Tuttavia, essendo abbastanza datati, il governo sud-coreano nel 1995 decise di sviluppare un ancor più moderno MBT, utilizzando principalmente tecnologia indigena, per poter poi esportare tale versione senza incontrare ostacoli riguardanti le licenze produttive. Già nel 2006 si materializzava la nuova creatura.

Il K2 è un carro relativamente leggero, dalla massa di 55 tonnellate, ma è estremamente tecnologico.

-Corazza. La corazza è grosso modo simile a quella di un M1A2, anche se più leggera. Le componenti sono comunque coperte da segreto. La versione K2 PIP utilizza un sistema di protezione reattiva non esplosiva, efficace anche contro missili di ultima generazione. Sono presenti un sistema di allarme radar, allarme raggi infrarossi e jammer.

-Armamento. E’ costituito da un cannone Rheinmetall 120/55. Inizialmente si era pensato all’utilizzo di un 140mm, ma non avendo l’azienda tedesca messo appunto tale ultima arma, perché ritenuta non indispensabile, si è puntato all’ultimo prodotto tuttora disponibile. Il caricatore è automatico, derivante nell’impostazione da quello del Leclerc, ma non tutte le componenti sono intercambiabili tra le due. L’equipaggio è di soli tre uomini, quindi. Le munizioni sono di tipo Heat, derivate da quelle dell’M1, a cui si aggiungono i penetratori cinetici. Il sistema di controllo del fuoco consente anche di poter colpire elicotteri. E’ stata sviluppata poi la modernissima munizione KSTAM, che ha una gittata elevatissima, di circa 8 Km, il tiro incurvato, simile al tiro di un mortaio anticarro, e raggiunge il bersaglio, senza sistemi di propulsione, guidato da una banda radar millimetrica, IR e sensori radiometrici. Il proiettile può, eventualmente, essere controllato dalla postazione di lancio. Il penetratore, in prossimità del bersaglio, si stacca dal proiettile e raggiunge il carro nemico seguendo una direzione verticale, e colpendolo sulla parte superiore, generalmente meno protetta.

Sono presenti poi due mitragliatrici, una antiaerea da 12,7mm modello k6, dotata di sistema di riconoscimento amico-nemico, ed una coassiale da 7,62mm.

-Motore. Il K2 è mosso da un MTU 883, abbinato ad una trasmissione di produzione nazionale. Il motore definitivo dovrebbe essere anch’esso di produzione nazionale, ma comunque simile al motore tedesco inizialmente adottato. E’ prevista poi anche una turbina supplementare, per poter utilizzare i meccanismi del mezzo senza dover accendere il motore principale.

-Sospensioni. Sono una delle parti più significativamente innovative del carro. Sono basate su un schema a barre di torsione, abbinato ad un sistema idraulico, che consente al carro di regolare l’altezza dal terreno, o di inclinarsi su un lato o su un angolo o sull’asse di beccheggio. In tal modo può rendersi meno visibile(abbassandosi) o aumentare l’alzo del cannone, o superare agevolmente terreni accidentati.

-Sistemi. Il K2 è dotato di Gps, Battle Management System, Sistema di comando e controllo, identificazione amico-nemico.

Il primo cliente del K2 pare sia la Turchia, intenzionata a dotarsi di tecnologie del carro coreano per installarle sul carro nazionale Mitup altay.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

La Portaerei Cavour

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In occasione del terremoto di Haiti il Ministero della Difesa italiano ha deciso di inviare i soccorsi utilizzando la portaerei Cavour. E’ stata la prima missione operativa della nuova ammiraglia della Marina Militare.

Ultimamente in occasione della crisi coreana il governo americano ha inviato la Uss George Washington in esercitazione congiunta con le forze armate sud-coreane. Si tratta di una delle numerose superportaerei della classe Nimits a propulsione nucleare.

Attualmente non è dato sapere se anche la Cavour verrà utilizzata in missione in Corea.

Della nuova unità il primo troncone è stato varato nel 2004, nel 2006 la nave è stata collaudata in mare ed è entrata definitivamente in servizio nella Marina nel 2009. Essa ha:

- un dislocamento di 27100 tonnellate,

- una lunghezza di 244m,

- la larghezza è di 39m.

Nella missione tipo utilizzerà 12 aerei del tipo STOVL (Short Taking Off and Vertical Landing), ossia a decollo corto ed atterraggio verticale. I velivoli in uso sono in grado anche di decollare verticalmente, ma per avere una maggiore capacità di carico, al decollo, utilizzano il ponte della portaerei per accelerare e poi si librano in aria sfruttando lo sky jump, il trampolino di lancio presente sulla prua della nave. Al rientro dalla missione, dopo aver consumato carburante (e magari dopo aver rilasciato anche il carico bellico), possono atterrare verticalmente (in tale operazione i piloti sono soliti rivolgere il muso controvento, per sfruttare la portanza).

I velivoli utilizzati sono 12 Harrier AV8+2, gli stessi utilizzati dalla Garibaldi, acquisiti dallo US Marine Corp. In futuro dovrebbero essere utilizzati gli F-35B, la versione a spinta vettoriale del futuro caccia della Nato. Quest’ultimo avrà la possibilità di raggiungere velocità supersoniche (Mach 1,8), impossibili da raggiungere per l’Harrier 2. Tale ultimo velivolo ha infatti una grossa turboventola Rolls Royce Pegasus, dotata di ugelli vettoriali, che crea un’ elevata resistenza aerodinamica.

Alla componente ad ala fissa si affiancheranno, sul ponte della Cavour, 8 moderni elicotteri, principalmente gli EH-101 (oggi commercializzati con il nome AW-101, per uniformarsi agli altri prodotti dell’azienda produttrice), ma ci potranno essere anche gli NH-90, l’altro nuovo elicottero che andrà in servizio operativo alla Marina.

Ai velivoli ad ala rotante verranno attribuiti i compiti di velivoli da ricognizione radar (AEW), guerra antisottomarina (ASW), antinave (ASuW), soccorso (SAR).

In futuro il numero di velivoli potrebbe essere aumentato.

La nave potrà essere utilizzata anche come unità da assalto anfibio, o comunque per trasportare veicoli terrestri in zone operative. La capacità di trasporto è di 24 carri Ariete (con il ponte d’ingresso capace di sopportare un peso di 60 tonnellate) oppure 50 mezzi Centauro o Dardo ecc. o 100 VM o Lince o altri della stessa categoria.

La propulsione è affidata a quattro turbine, GE-Avio LM2500, diffusissime in ambito NATO e da otto generatori Diesel Wartsila CW12V200, evoluzione dei precedenti generatori della Grandi Motori Trieste S.p.A..

Per la difesa della nave ci sono due lanciatori Sylver per i moderni missili terra-aria Aster 15 (italo-francesi), da 30Km di raggio d’azione, due cannoni OtoBreda 76/62, equipaggiabili con i modernissimi proiettili Davide di tipo intelligente antimissile per la difesa ravvicinata, tre cannoni Breda-Oerlikon da 25mm, un radar EMPAR di sorveglianza aerea e di superficie, un RAN 40L di superficie e a bassa quota, un RASS di sorveglianza e di superficie, sonar Wass antisiluro e antimina della Whitehead, sistema antisiluro Slat.La nave è dotata di ben 190 telecamere interne, e di 150 postazioni operative e schermi al plasma di grandi dimensioni. L’equipaggio è di 451 persone, 230 del gruppo di volo, 140 del comando complesso, 325+91 del Reggimento San Marco.

L’autonomia è di 7000 miglia alla velocità di 16 nodi, sufficienti a raggiungere il Golfo Persico in 18 giorni utilizzando la metà del combustibile imbarcato. La velocità massima è di 31 nodi, ma essa comporta un sensibile aumento dei consumi. Infatti a 16 nodi il consumo è di 3000 litri di carburante l’ora, a 30 nodi di 25.000 litri. La capacità totale è di 2.500.000 litri.

I costi finali hanno raggiunto la cifra di 2.111 milioni di Euro.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Dall’Il-2 al Ka-52. L’evoluzione militare nei cieli.

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Durante la seconda guerra mondiale l’Unione Sovietica schierava quello che poteva essere ritenuto il miglior aereo d’attacco al suolo del conflitto: l’Il-2.

Si narra che Erich Hartmann, il pilota tedesco che ha totalizzato il maggior numero di abbattimenti (352, quasi tutti sul fronte orientale) abbia riferito che, durante l’intercettazione di un Il-2, facendo fuoco su tale mezzo con il suo Bf-109, riusciva a colpire l’avversario ma vedeva i proiettili rimbalzare sulla blindatura del mezzo. Avvicinatosi il più possibile, riuscì a colpire il radiatore ed ad abbatterlo ma fu investito dai pezzi del velivolo avversario e precipitò insieme ad esso.

Durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan, paese montuoso e privo di una valida rete viaria, il mezzo più caratteristico del conflitto è stato l’enorme elicottero Mi-24 (Hind nel codice NATO). Tale macchina sviluppava un effetto psicologico notevole sul campo di battaglia, complice la sua elevata potenza di fuoco. Basata sul concetto di elicottero da attacco e trasporto tattico, aveva una blindatura resistente ma anche una traccia termica elevata che lo rendeva facile bersaglio dei missili termosensibili Stinger. Inoltre il rotore di coda era fragile.

All’epoca, mentre in Occidente solo gli Usa e Israele si erano dotati di elicotteri d’attacco (Cobra), nei paesi socialisti pressoché tutti gli eserciti schieravano una flotta di Mi-24.

Come si è poi visto, negli anni successivi la gran parte degli eserciti si è dotata di elicotteri espressamente progettati per il combattimento.

Al Mi-24 è succeduta la versione migliorata Mi-25, dopodiché anche in Unione Sovietica si è pensato di sviluppare elicotteri esclusivamente da combattimento, piuttosto che per uso misto.

La ricerca ha prodotto due modelli differenti nell’impostazione costruttiva: il Mi-28 (Havoc in NATO) e il Ka-50, battezzato come Oboroten (Lupo Mannaro), poi denominato Cemjlia Akula (Squalo Nero), Hokum nel codice NATO.

Appartengono alla stessa categoria di peso, ma hanno caratteristiche tecniche differenti.

Il Mi-28 è un velivolo che deriva dal Mi-24: ne condivide varie componenti, ma è privo della stiva interna per l’alloggio di squadre di fanteria, anche se il vano interno può ospitare tre soldati, utile per mettere in salvo l’equipaggio di un elicottero amico abbattuto. E’ basato su un’impostazione tradizionale, rotore principale superiore e rotore anticoppia posteriore. Dotato di due potenti turbine, è armato con cannone da 30mm e un arsenale di missili anticarro, aria-aria, razzi e bombe a caduta libera. Di rilievo la versione Mi-28N, dotata di visore notturno per le capacità di combattimento ogni tempo.

Il Ka-50 invece utilizza l’impostazione tecnica già vista sugli altri elicotteri Kamov, uno schema basato su due rotori coassiali controrotanti superiori. Tale soluzione permette di avere un raggio delle pale più corto, e di poter spuntare una maggiore velocità massima. Già nella fase di progettazione gli veniva attribuita una caratteristica di combattimento più simile a quella di un aereo d’attacco: è nato infatti come elicottero monoposto, mentre tutti gli altri elicotteri da combattimento sono biposto. Tuttavia tale soluzione non deve aver prodotto i risultati sperati: infatti è stata poi progettata una versione, il Ka-50/2, biposto, con avionica messa a punto in collaborazione con l’industria israeliana. Tale versione fu messa a punto per partecipare al concorso per l’esercito turco, poi perso, e quindi è rimasta allo stato di prototipo. Successivamente è stato progettato il Ka-52 Alligator (Hokum B) con due posti affiancati, che però denuncia un peso maggiore rispetto alla versione monoposto. Sui Ka-50/52 è presente lo stesso potente cannone da 30mm del Mi-28 dotato di due differenti munizionamenti che possono essere scelti dal pilota (perforante o esplosivo) e un poderoso carico bellico. Possono effettuare numerose manovre aeree, come il looping, il tonneau e il funnel (mitragliamento in movimento verso uno stesso bersaglio). Il prezzo è un po’ maggiore rispetto al Mi-28.

Attualmente sono stati ordinati dalla Russia un numero consistente di Mi-28, mezzo che ha avuto anche richieste dal’estero (Venezuela) mentre il Ka-50 è stato prodotto in sole 15 unità destinate a coprire le operazione del GRU, il servizio segreto militare russo, mentre un’altra piccola quantità (10) di Ka-52 è stata ordinata, sempre con lo stesso ruolo.

Infine è stato realizzato anche il Mi-35, versione del Mi-25 aggiornata con le nuove tecnologie. Tale prodotto, relativamente economico, può ritenersi economicamente vantaggioso soprattutto per i paesi che hanno in servizio i Mi-24 o 25.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Carburante JP8 NATO

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Il carburante Jp8 (Jet Propellant 8) è il carburante per aerei militari usato dai paesi NATO.
Esso è entrato in produzione per la prima volta nel 1978, affiancandosi e poi sostituendo gradualmente il precedente carburante JP4,e rimarrà in uso fino al 2025. Nasce dalla necessità di disporre di un carburante meno infiammabile e quindi pericoloso del precedente.
Esso è usato da tutti i velivoli militari, ad eccezione delle portaerei, su cui viene usato l’ancor più sicuro, ma più costoso, JP5.
Il JP8 ha una temperatura minima di vaporizzazione e accensione in aria di 38° C (100 °F), a differenza del JP4, a -18°C, (0°F).
Il JP8 nell’Esercito Americano è diventato il carburante standard per quasi tutti i veicoli, ed è altresì usato come refrigerante. Mentre nei motori a turbina da ottimi risultati, nei Diesel con elevata sovralimentazione, a basso rapporto di compressione, crea alcuni problemi nelle partenze a freddo e al minimo. L’assenza di un livello specifico di lubrificazione può comportare problemi alle pompe del carburante ad alta pressione e agli iniettori. Un ulteriore problema può essere l’aumento del diametro delle valvole di scarico causato da un non specificato livello di zolfo nella formula MIL-DTL-83133G, ossia la formula del JP8. Lo zolfo infatti contribuisce alla rimozione degli strati di fuliggine.
Il JP8 non gela alle basse temperature, non contiene benzene(cancerogeno) a differenza del JP4, ma ha un odore intenso ed è untuoso al tatto. Un problema è dato dal fatto che non vaporizza facilmente, quindi rimane più a lungo nelle zone contaminate, causando maggior pericolo d’incendio.
La sua formula è molto simile a quella del carburante tipo Jet A per aerei civili.
Molti eserciti tuttavia usano gasolio per i veicoli terrestri.
L’attuale carro armato Ariete dell’Esercito Italiano è alimentato a gasolio, ma per l’evoluzione Ariete 2 si è pensato di adattare il motore al JP8, in modo da ridurre la fumosità.
I carri M1 australiani acquistati usati dagli USA nel 2007 vengono alimentati a gasolio, a differenza dell’Esercito USA che li alimentava a JP8.
Il JP8  ha un peso specifico che varia in base a vari fattori, quali temperatura, pressione etc.
In aeronautica viene sempre imbarcato, calcolando il massimo peso specifico raggiungibile, pari ad 0,84, o 7.01 libbre.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

The British Challenger 2

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Nel 1987 anche il Regno Unito partecipò ad un trial tra vari carri armati occidentali svoltosi in Canada. Il Challenger 1, il mezzo allora in dotazione alle forze armate britanniche, risultò il più carente per l’elettronica di bordo. Il Challenger 1 era un tipico carro britannico, dotato di un potente cannone rigato e di un’ elevata corazzatura, e di un motore diesel affidabile, ma non eccessivamente potente. Nella Guerra del Golfo dell’89 tali mezzi si scontrarono con i T-72 iracheni, i Carri Leone di Babilonia. I Challenger, dotati di corazzature aggiuntive sulle parti frontali, smembrarono le divisioni corazzate irachene: 180 Challenger distrussero oltre 300 T-72 al prezzo di un solo carro inglese colpito.

I Challenger 1 avevano le parti più esposte, frontali e laterali, realizzate in corazza Chobam. Tale tipo di corazza prende il nome dalla località inglese in cui venne inventata. Adottata dagli Americani prima e dagli Inglesi poi, è costituita da vari strati contenenti materiali speciali.

Ma già dall’Ottantasette, la Difesa britannica aveva richiesto una nuova versione aggiornata di carro armato, il Challenger 2. Tale mezzo, come il predecessore, fu sviluppato in modo da avere una protezione elevatissima. A differenza del Challenger 1, il Challenger 2 è interamente realizzato con corazza Chobam-Dorchester, ma non della prima, bensì della seconda generazione.

Il nome del carro Challenger è stato adottato già da un altro carro inglese della seconda guerra mondiale.

Il primo Challenger 2 fu presentato nel 1993. Il Ministero della Difesa britannico lo preferì all’M1A2 e al Leopard 2 in versione migliorata. Il primo ordine fu di 127 esemplari, insieme a 13 carri da addestramento. Successivamente ne furono richiesti altri 259 insieme ad altri 9 carri guida..

L’Oman è stato l’unico acquirente estero con 18 carri presi nel 1993 e altri 20 nel ’97.

Essendo finita la guerra fredda, i Challenger 1 furono ritenuti non più necessari e venduti alla Giordania.

- L’armamento del Challenger 2 è costituito dal principale cannone L30A1, l’unico in occidente ancora rigato. (Anche l’India usa un pezzo rigato da 120mm , installato su un carro nazionale simile al Leopard 2 A4).

Tale arma ha una potenza decisamente elevata, che non ha niente da invidiare al Rheinmetal 120/44, in quanto, benché la rigatura assorba un po’ di potenza, a causa dall’attrito, la maggiore lunghezza della canna può compensare tale lieve perdita. Le munizioni utilizzate sono:

- i penetratori cinetici Charm 3, con nocciolo di uranio impoverito,

- gli Hesh, acronimo di High Explosive Squash head, cariche eslosive al plastico, efficacy contro edifici e blindati leggeri,

- munizioni fumogene.

Va considerato che tali munizioni hanno un costo inferiore ai proiettili dei cannoni ad anima liscia usati dagli altri paesi NATO, in quanto non sono stabilizzati, perché la precisione di tiro è affidata alla rigatura del cannone.

Nel 2007 i vertici della Difesa avevano proposto di sostituire gli L30A1 con i Rheinmetal 120/55, per migliorare la logistica, ma poi la decisione è stata scartata. Tale nuova arma ha ancora scarsa diffusione (è usata da Germania, Grecia e Spagna), e per sfruttare tutta la sua energia cinetica necessita di una munizione differente da quelle utilizzate per il 120/44. Inoltre tale munizione è al tungsteno, mentre la difesa britannica predilige i più efficaci, anche se inquinanti proiettili all’uranio impoverito (DU).

Il carro dispone di due mitragliatrici, una contraerea a canne rotanti coassiale al cannone ed una a canna singola per il servente. Ci son poi cinque lanciagranate su ogni lato della torretta, ma il carro dispone di un generatore di fumo interno ad iniezione di carburante.

-La propulsione è affidata al motore Perkins-Caterpllar CV12 Condor, lo stesso del Challenger 1. Si tratta di un 26100cm3, V12 diesel, da 1200cv, abbinato alla trasmissione David Brown TN54 a sei rapporti in avanti e due indietro, con funzionamento migliorato.

Era stato provato, prima dell’inizio della produzione, l’Europowerpack, che essendo

disposto in posizione trasversale, e non longitudinale, garantiva un maggiore spazio interno,

in cui poter collocare serbatoi aggiuntivi, oltre che garantire una potenza di 1500 cv.

L’autonomia saliva a 550 km, contro i 450 della versione con motore Condor. Ma l’aumento

dei costi ha sconsigliato questa soluzione.

-Il sistema di controllo del fuoco e di visione è affidato a un microprocessore digitale e ad un periscopio Sagem, lo stesso del Leclerc. La camera termica per la visione notturna è della Thales, ed opera sia per il guidatore che per il capocarro.

Complessivamente il Challenger 2 è un mezzo eccellente: garantisce una protezione maggiore rispetto a qualsiasi altro carro. La potenza di fuoco è elevata. Non è a buon mercato, con un prezzo unitario di 4.200.000 sterline, pari all’epoca della messa in produzione a 7.920.000 dollari americani, contro ad es. il 5.400.000 dollari dell’M1A2. Va considerato che il costo di gestione però è relativamente contenuto. Il rapporto peso-potenza è baso, considerando i soli 19,2cv/ton, tuttavia le sospensioni Hydrogas garantiscono una’ottima mobilità su tutti i terreni, con una marcia priva di scuotimenti.

Nel ‘98 fu realizzato un prototipo per partecipare al trial per l’esercito greco, dotato di Europowerpack e Rheinmetal da 120/55. Ma evidentemente i costi elevatissimi hanno fatto preferire il Leopard 2 a6.

Dopo anni di utilizzo, è stato dimostrato che la resistenza al fuoco nemico è però superiore. L’unico caso in cui vi è stata la morte di due membri d’equipaggio è stato in un incidente di fuoco amico, causato da un Hesh. In un altro episodio, l’esplosione di una mina ha causato la perdita di una parte di gamba di un pilota, che ha poi continuato a prestare servizio sui carri, mentre in casi analoghi su M1 americani e su un Leopard 2 danese ci sono stati dei morti. Ma l’episodio più significativo è stato quando un Rpg-29 ha colpito il carro: il guidatore ha perso tre dita di un piede, mentre quando lo stesso razzo ha colpito un Merkava 4 tutti i dieci occupanti hanno perso la vita.

In fase operativa il Challenger 2 utilizza ora kit di protezione aggiuntivi.

Esistono anche versioni speciali del carro: recupero, sminatore, gittaponte.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Oshkosh M-ATV- L’ultimo colpo della tecnologia militare statunitense

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Nonostante la numerosa presenza di veicoli tattici resistenti alle mine,oltre che protetti da blindature, l’industria militare statunitense sta continuando la ricerca di nuove soluzioni per garantire la sicurezza dei propri militari impegnati nel teatro afgano.
L’ultimo prodotto del settore, che sta entrando in servizio ultimamente, è l’Oshkosh M-ATV, che si è aggiudicato l’appalto definitivamente il 30 giugno 2009.
- Tale veicolo si è aggiudicato la vittoria superando ben quattro prototipi concorrenti: Navistar, Force Protection, General Dynamics and BAE Systems Tra questi l’Oshkosh era il secondo meno costoso. L’Oshkosh è un’azienda che prende il nome da un’omonima cittadina del Wisconsin. Produce generalmente veicoli per usi speciali e militari. Quest’ultimo prodotto è destinato a sostituire sostanzialmente i veicoli M1114 HMMWV, gli Hummer, ancora presenti in numero elevato nelle forze armate americane.
- Il veicolo si presenta come un mezzo decisamente grande, se paragonato ai lince italiani:
- La massa a vuoto è di 11340 Kg (25.000 libbre), a pieno carico di 14.700 kg (32.500 libbre).
- La lunghezza è di 6,70 m (246,8 pollici), la larghezza di 2,490 m (98,1 pollici), l’altezza di 2,7 m (105 pollici).
- Il veicolo è un quattro ruote motrici, con sospensioni indipendenti: l’autotelaio è lo stesso del camion Oshkosh M-TVR( Tactical Vehicle Replacement), mentre il transfer case e’ di produzione Marmon Harrington.
- Le sospensioni sono indipendenti del tipo TAK-4, ottimizzate per l’intenso impiego fuoristrada (70% off road, 30% strada) e con un escursione massima pari a ben 16 pollici (40 cm).
- I pneumatici prescelti sono radiali all-terrain Michelin 395/85R20 appartenenti alla collaudata serie XZL, del tipo run-flat. Lo stesso sistema motore-sospensioni consente di proseguire la marcia per almeno un chilometro se colpito da un proiettile calibro 7,62mm..
- La capacità di carico è di 1814 kg.
- L’equipaggio è di cinque unità, incluso il mitragliere.
- Il motore è un Caterpillar C7, da 370 Hp, 7,2 litri di cilindrata, a sei cilindri in linea. Lo stesso tipo degli Stryker, ma con venti cavalli in più. La trasmissione è una Allison 3500 SP, automatica-sequenziale.
- L’armamento previsto è composto di mitragliatrici di vario calibro, missili Tow 2 e lanciagranate MK-19. Questi ultimi pare che siano particolarmente graditi agli operatori per difendersi dagli agguati.
- Per quanto riguarda la ralla dalle immagini diffuse si apprende che il mitragliere sarà
presente in una torre blindata, o potrà utilizzare la soluzione remotizzata. La prima soluzione
dà quindi importanza alla percezione umana della situazione esterna.
- Inoltre il veicolo è dotato di controllo di trazione, freni anti-bloccaggio e condizionatore.
- La blindatura base del veicolo, può essere incrementata con un kit aggiuntivo.
L’ordine iniziale è stato di 2.244 mezzi, per 1,06 miliardi di dollari, ma le richieste sono poi state aumentate e si può prevedere che la produzione sarà ben maggiore (attualmente sono in ordine 8.108 unità).Va considerato che la piattaforma si presta alla realizzazione di numerose versioni, trasporto truppe, shelter, comando , cargo. Ma la principale è quella da esplorazione, a quattro porte con cassone.
La produzione di tale veicolo sospenderà quella di tutti i precedenti mezzi della stessa categoria.
Per dislocare i mezzi sui teatri di guerriglia gli americani stanno facendo un massiccio uso del trasporto aereo, impiegando principalmente i C-17. L’uso di tale soluzione costosa, in luogo del trasporto via mare, dimostra la volontà dei vertici militari americani di utilizzare immediatamente tali prodotti. E’ da ritenersi che essi verranno schierati su scenari di prima linea e in ambienti impervi, potendo contare sulla loro elevata mobilità e sicurezza.

 

di Antonio Frate

 

 

 

In volo con gli Eurofighter. Il 36° Stormo di Gioia del Colle.

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Il Direttore R. Colella accanto all'Eurofighter alla base di Gioia del Colle (BA)  (foto Mike Buono)

 

Assicurare la difesa aerea dello spazio aereo assegnato. E’ questo il principale obiettivo del 36° Stormo “Helmut Seidl” che ha sede presso l’aeroporto militare di Gioia del Colle.Lo Stormo è sicuramente tra i più atipici dei reparti dell’Aeronautica Militare. Fino al 30 giugno 2008 è stato l’unico ad avere due gruppi di volo con diversa specialità (caccia e cacciabombardiere). Nato il 1° febbraio 1938, sull’aeroporto appena costruito di Bologna-Borgo Panigale, si è distinto in operazioni chiave durante la seconda guerra mondiale ottenendo prestigiose onorificenze (1 medaglia d’oro e due d’argento al valor militare) fino ad arrivare alle più recenti missioni durante gli anni novanta: Iraq, ex-Yougoslavia, Albania e Kosovo.L’attacco terroristico alle Twin Tower dell’11 settembre 2001 ha creato un nuovo scenario di intervento per l’aeronautica. La minaccia dei cosiddetti “attacchi asimmetrici” ha obbligato le forze aeree a dotarsi di sistemi d’arma capaci di contrastare la minaccia di velivoli come ultraleggeri, elicotteri o piccoli aerei da turismo. E’ nato quindi il concetto di Slow Mover Interceptor  (S.M.I.).L’Aeronautica Militare, assegnando la missione al 36°Stormo, è stata la prima forza aerea che si è dotata di un aeroplano particolarmente indicato per questo ruolo: l’ MB.339CD. L’attuale comandante del 36° è il colonnello pilota Giovanni Balestri. Intervistato spiega come lo Stormo garantisce oltre che la difesa nazionale, anche servizi in aree che gli vengono assegnate in zone di crisi. Attualmente il 36° concorre con la Grecia all’ ”Air Policing” a difesa dello spazio aereo dell’Albania, a seguito dell’ingresso della stessa nell’Alleanza Atlantica. L’attività di “Air Policing” consiste nell’impiego di velivoli intercettori allo scopo di sorvegliare e preservare l’integrità di uno specifico spazio aereo.Dal 5 gennaio 2009, data di inizio ripresa del servizio di sorveglianza Aerea da parte del 36° Stormo, sono stati effettuati tre scramble (ordine di intercettazione) reali. Si è trattato di velivoli non preventivamente autorizzati al sorvolo dello spazio aereo nazionale o velivoli che non avevano stabilito il necessario contatto radio con gli enti del controllo del traffico nei modi e nei tempi previsti. I piloti che operano dalla base di Gioia del Colle si addestrano a volare sui velivoli Eurofighter 2000. L’addestramento per il conseguimento della piena capacità operativa di un pilota della linea Eurofighter dura all’incirca 1 anno e due mesi.   Per preparare al meglio i piloti e addestrarli ottimizzando sui costi è stato installato presso la base militare il Full Mission Simulator dell’ Eurofighter, sviluppato dall'Alenia Aeronautica e dalla Selex Galileo (entrambe società di Finmeccanica). Il simulatore di volo si compone di  una complessa struttura di computer che gestisce le varie fasi del volo condotte dal pilota all’interno della cabina di pilotaggio, riprodotta fedelmente con tutta la strumentazione e il software del velivolo reale. Il pilota in addestramento può, grazie alla elevata rispondenza alla realtà e al continuo monitoraggio di un pilota istruttore, confrontarsi e prendere confidenza con molteplici situazioni in volo, altrimenti non riproducibili nella realtà. Gli scenari di addestramento più frequenti prevedono atterraggi e decolli con condizioni meteorologiche particolarmente avverse, malfunzionamenti dei motori o delle strumentazioni, ed in generale di tutti i sistemi di bordo. Per i piloti più esperti, invece, il simulatore è in grado di riprodurre scenari di addestramento più complessi con la presenza di più aerei in volo. Uno scenario “d’allenamento” tipico è quello in cui si prevede una  missione di difesa aerea compito primario del velivolo caccia Eurofighter. In questo di clima di incertezza globale e di tagli da parte del governo anche al Ministero della Difesa, ottimizzare le risorse può essere vantaggioso come spiega lo stesso colonnello Balestri: “I tagli che hanno riguardato tutti i settori della Pubblica Amministrazione devono essere uno sprone maggiore al raggiungimento dei diversi obiettivi”.

 

di Roberto Colella

 

 


Il Direttore R. Colella insieme al Colonnello pilota Giovanni Balestri comandante del 36° Stormo (foto  Mike Buono)