Embedded Agency >

Tecnologie di guerra

Caccia nel Mondo (prima parte)

Valutazione attuale:  / 0

F 22 ed F 35. E’ stata ufficialmente chiusa la linea di montaggio degli F 22. Ora in USA le linee di montaggio di aerei da combattimento rimangono in quattro. L’ultimo F-22 Raptor, il 187°, con matricola di coda 4195, è uscito dallo stabilimento Lockheed Martin di Marietta in Georgia. Termina così la produzione del caccia che avrebbe dovuto sostituire gli F 15 Eagle. Il Raptor ha volato per la prima volta nel 1997; dopo soli 15 anni di produzione è giunto il taglio definitivo al programma, a causa sia del prezzo (è il caccia più costoso del mondo), sia per i costi di gestione. Inizialmente l’ordine era stato di 381 esemplari. Due modelli sono andati perduti in incidenti e tre sono stati i blocchi dei voli dell’intera flotta per problemi al sistema d’eiezione e dell’ossigenazione dei piloti. Il Congresso USA ha proibito l’esportazione del velivolo, anche a paesi fidati come Giappone o Israele, dichiarando insostenibile il programma. La Lockheed Martin e l’USAF hanno cercato di conservare il sostegno del Congresso: la produzione ha riguardato 46 stati e 1100 sub-fornitori, parte dei costi sono stati spostati sugli aggiornamenti piuttosto che sullo sviluppo. Il risultato è che nel 2011 il budget approvato era di 1.3 miliardi di dollari solo per il primo aggiornamento. Le attenzioni, e i fondi, si sono quindi concentrati sul programma JSF, modello che sarà il principale velivolo dell’USAF e anche di molti dei suoi alleati.

 

Riguardo a tale esemplare giunge una rosea notizia, diffusa da alcune agenzie di stampa: le Japanese Air Self-Defence Forces hanno optato per tale velivolo, in luogo del principale concorrente, l’Eurofighter. La decisione, molto politicizzata, (cooperazione militare tra USA e Giappone), da uno slancio al programma che sta incontrando continue difficoltà tecniche e di finanziamento. I 42 F-35, a decollo convenzionale, sostituiranno, al prezzo di 4 miliardi di dollari, gli F-4 Phantom, e affiancati in futuro (forse) da un caccia indigeno della Mitsubishi. Dubbi sono stati sollevati, dagli analisti, sulla decisione di scegliere un caccia più finalizzato all’attacco al suolo (per le doti stealth) che all’intercettazione (l’EFA a un prezzo forse minore avrebbe potuto essere all’altezza della situazione): il ruolo del nuovo caccia giapponese sarà quello di contenere la vicina Cina. Compensa però la possibilità di mantenere l’inter-operabilità e la vicinanza con le forze USA, da 60 anni sull’arcipelago, dall’altra l’appetibilità dell’offerta Lockheed Martin. La FACO (linea di assemblaggio finale), la produzione, l’integrazione e riparazione di numerosi componenti sarà in Giappone o affidate ad aziende nipponiche. Anche la Pratt & Whitney, che procura il motore F135, avrà una linea di assemblaggio indigena.

 

RAFALE. Il ministro della Difesa francese Gerard Longuet ha annunciato e subito smentito la fine della produzione del Rafale in poche ore. In un’intervista radiofonica Longuet prevedeva la fine della produzione dopo i 180 esemplari ordinati dall’Armée de l’Air "qualora il caccia nazionale non ottenga commesse all’estero". Nel pomeriggio dello stesso giorno smentiva: con un comunicato ufficiale “La produzione per l’Armée de l’Air non terminerà prima del 2030”.

 

Il Rafale è il meno diffuso dei tre caccia europei di quarta generazione dietro il quadrinazionale Eurofighter Thypoon, che ha già mietuto 300 consegne, e ordini per totali 471, con la tranche 3B in fase di sviluppo) e lo svedese Saab Gripen (con 264 tra consegne e ordini, più i 22 per la Svizzera).

 

Costruito da Dassault, in totale assenza di partner, con 180 ordini compresi 31 in versione navale, il Rafale è un simbolo della necessità di preventive alleanze, al giorno d’oggi, per programmi così impegnativi. Ad alleggerire la situazione potrebbe contribuire l’eventuale vittoria in India, dove è in gara contro l’Eurofighter, (interessata a dotarsi di portaerei, su cui non può operare il caccia del consorzio) o in Brasile, il cui programma appare però in bilico. Recentemente lo sceicco Mohamed bin Zayed, vice comandante delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti, aveva definito l’offerta di Dassault “non competitiva e non funzionale”. In gara ci sono anche l’Eurofighter e i Boeing F-15 Strike Eagle e F/A-18E/F Super Hornet; una soluzione possibile potrebbe essere quella di acquistare altri F-16E/F BLOCK 60.

 

 

 

 

di Antonio Frate

Le novità all'Expomil di Bucarest

Valutazione attuale:  / 0

 

A Bucarest, OTO MELARA, la centenaria azienda italiana presentava principalmente la munizione DART e una nuova mitragliera da 12,7 mm. Il Marketing & Sales Dipartement dell’Azienda, Nicola Menardo, ne ha illustrato le principali caratteristiche. Il DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight) e ART (Ammunition Reduced Time of flight) rappresentano una nuova generazione di munizioni per il cannone navale 76/62 mm aventi la particolarità di possedere un'elevata velocità, una gittata estesa e nel caso della versione DART di un sistema di guida
SACLOS (Semi-Automatic Command to Line of Sight) del tipo "Beam-Reading". Il DART si “muove” grazie ai segnali di un trasmettitore. L’efficacia è data da un doppio caricamento alla base del cannone, che consente un elevato volume di fuoco, dalla capacità della munizione di poter manovrare alla ricerca della minaccia in avvicinamento con fattori di carico da 25 a 50 g positivi e dalla spoletta multifunzionale: -di prossimità, d’impatto, d’impatto ritardato. E’ così possibile prevenire minacce manovranti e resistere a diverse fonti esterne di disturbo. I proiettili ART/DART sono sottocalibrati: vengono camerati come le normali munizioni APFSDS (perforanti) con distanziali a perdere, in un involucro che raggiunge il calibro di 76 mm. La versione ART ha un diametro di 42 mm con forma a razzo e alette in coda, il DART differisce nella forma per avere delle ulteriori alette canard azionate da micromotori che permettono alla munizione variazioni di traiettoria. Sono più leggeri di un normale proiettile da 76 mm, pesano infatti 3.4 kg, rispetto ad un proiettile tradizionale sono anche 1.5 volte più veloci. Il sistema di guida del DART è concettualmente abbastanza semplice, la nave illumina il bersaglio con un fascio radar, il proiettile manovra tramite le alette canard per mantenersi al centro di tale fascio. La gittata utile è di 5 km. La funzione principale di queste munizioni è quella antimissile CIWS e secondariamente possono essere utilizzati anche in funzione ASUW contro piccole unità di superficie. La torretta da 12,7 mm è un prodotto modulare diversa dalla HITROLE, utilissima per reagire a fonti di minaccia asimmetrica. E’ azionata da un consolle moviment sistem che chiaramente fornisce elevata sicurezza per l’operatore, non esposto al fuoco nemico.

VEICOLI RUMENI

- Il TR-85M1 "Bizonul" è una versione aggiornata del carro armato TR-85. si tratta di una versione allungata, rinforzata, ingrandita e migliorata dei T-55 rumeni. La versione M1 è dotata di motore più potente (860 cv, di origine tedesca), il sistema di controllo del fuoco "Ciclope-M1", un sistema per rilevare eventuali distorsioni sul cannone, una copertura termica per “il pezzo”, telemetro laser e camera termica della Sagem. Il carro è equipaggiato con sensori anti-laser, capaci di captare le radiazioni laser riflesse sul mezzo. È dotato anche di dodici lanciafumogeni e copertura termica (tutto di origine francese). Il penetratore in involucro da 100 mm è in grado di penetrate una piastra d'acciaio omogeneo di 450 mm ad oltre un chilometro di distanza. Il TR-85M1 ha una nuova torretta più grande con corazza addizionale. Presenti alla fiera la versione recovery e gittaponte.

- Il SAUR 1 è un veicolo anfibio corazzato a ruote sviluppato da ROMARM nel 2006, sulla base della sua notevole esperienza nella progettazione, sviluppo e produzione di una vasta gamma di veicoli a motore per il mercato interno e l’esportazione. Il 1 Saur è già stato svelato al Expomil 2007. E’ dotato della posizione di guida verso la parte anteriore a sinistra e l'alimentatore a destra che rende il telaio più facile da adottare per una vasta gamma di missioni campo di battaglia . Lo scomparto truppa si estende verso la parte posteriore dello scafo. Il tetto può adottare diverse configurazioni a seconda della missione. Il SAUR 1 può essere dotato di una stazione remota arma controllato armati con armi calibro fino a 20 mm.

- Protezione: lo scafo della Saur 1 è completamente in acciaio saldato che offre agli occupanti una protezione da armi da fuoco di piccolo calibro e schegge di granate, la più alta protezione viene data sull’arco frontale. Secondo ROMARM, il veicolo ha la protezione di livello 1 anti-mina e balistico. Il SAUR 1 può essere dotata di un kit di corazzatura addizionale, con cui la protezione passa a livello 2. E’ completamente anfibio ed attrezzato per il trasporto di 12 persone: comandante, pilota, mitragliere e nove soldati. Ci sono sette porte di tiro a sfera girevole nello scafo del veicolo, quattro a destra e tre sul lato sinistro del veicolo.

- Propulsione
La Saur-1 ha un montato centralmente un Cummins diesel Euro 3 da 275 CV. Il SAUR 1 ha una velocità massima di 100 km / h, e un’autonomia di 700 km.
E’ dotato di due idrogetti per il movimento in acqua. Il tubo di scarico è montata nella parte superiore sul lato destro dello scafo e due getti d'acqua sono montati sul lato posteriore dello scafo, che forniscono una velocità massima in acqua di 10 km / h. Le dimensioni sono: -lunghezza, 7,8 m,- larghezza, 2,8 m, -altezza, 2,52 m. Il peso è di 13.500 kg.

La nuova versione migliorata Saur-2 è anch’essa già stata presentata alla mostra Black Sea Defence & Aerospace (BSDA 2008) tenutasi a Bucarest nel 2008.

 

di Antonio Frate (inviato a Bucarest)

 

 

Il programma FREMM all'Expomil di Bucarest

Valutazione attuale:  / 0

 

L’ammiraglio Carlo Bergamini è stato comandante in capo delle Forze Navali da Battaglia sul finire della Seconda Guerra Mondiale, decorato con medaglia d’oro al valor militare alla memoria, perito a bordo della corazzata Roma (classe Littorio) colpita e affondata da aerosiluranti tedeschi Dornier l’8 settembre 1943, al largo della Sardegna in seguito dell’Armistizio.

Già nel 1960 vide la luce un’altra classe di fregate innovative, posta in disarmo nel 1983, la cui prima unità portava il nome di Bergamini (F 593). Sono state le prime unità di scorta al mondo ad imbarcare un elicottero leggero antisommergibile ricoverabile in un hangar telescopico in poppa.
La nuova Bergamini è la prima del programma italo-francese Rinascimento ridenominato FREMM, nata dal programma congiunto tra Orizzonte Sistemi Navali e Armaris. E’ destinata a sostituire nella flotta italiana le fregate classe Lupo (già dismesse), Maestrale e i pattugliatori di squadra classe Soldati (fregate Lupo nate per essere esportate in Iraq, ma poi bloccate ai tempi del conflitto Iran-Iraq ed incamerate dalla nostra Marina). In particolare le otto fregate Maestrale hanno dimostrato di essere indispensabili per la nostra flotta, e sono state sfruttate intensamente in questi anni.
Nave Bergamini prevede:

- un equipaggio di 145 persone,

- una lunghezza di 140,4 metri, larghezza 19,7 metri e un dislocamento a pieno carico di circa 5900 tonnellate.

- E’ dotata di un impianto di propulsione ibrida CODLAG (Combined Diesel - Electric And Gas), può raggiungere una velocità massima di ventisette nodi. (ma è possibile l’aggiunta di una seconda turbina, per portare la velocità a 32-33 nodi). I diesel italiani sono Isotta Fraschini Motori, i francesi sono MTU. Le turbine sono GE-Fiat LM 2500+, nuova versione da 32MW.

- Dispone inoltre di moderni sistemi di scoperta e d’arma sviluppati in collaborazioni internazionali di cui fa parte l’industria italiana della Difesa.

Può imbarcare 2 elicotteri NH-90 oppure 1 NH90 ed 1 EH-101 con movimentazione assistita.

Per la Marina italiana sono previste 6 Fremm ASW (antisubmarine war) e 4 GP (general porpuse) per coprire le operazioni di sbarco delle unità anfibie. Per la prima versione si annovera:

- il Sistema missilistico antiaereo SAAM IT a 16 celle per missili ASTER 15 e radar multifunzionale EMPAR (possibile l’utilizzo dell’Aster 30);
- Due cannoni OTOBREDA da 76/62 mm Superapido, dotabili di munizioni antimissile Davide di tipo intelligente;

- Otto lanciatori per missili antinave Teseo II, capaci di trasportare anche all’interno un siluro leggero MU 90 MILAS e rilasciarlo sull’obiettivo segnalato dagli elicotteri in dotazione;

- Due lanciasiluri trinati leggeri da 324mm per MU 90;

- Due Breda –Oerlinkon da 25mm.

La versione GP si differenzia per l’utilizzo di:

- un solo 76/62 e un 127/64 mm Lightweight, quest’ultimo capace di utilizzare la munizione Vulcano da oltre 100 km di gittata, che può colpire, anche con guida di un drone, bersagli a terra o in mare con elevata precisione;

- missili da crociera Scalp Naval, lanciabili dai lanciatori del Teseo..

 

Al varo della fregata Bergamini si contrappone quello della corrispettiva francese Aquitaine. I modelli francesi saranno 11 unità che sostituiranno le fregate delle classi Tourville, Geoges e Cassard. Avranno un sistema di propulsione CODLOG, più semplice del CODLAG che non consente l’utilizzo congiunto di tutti i motori (diesel, elettrici e turbine). Non saranno dotati di 127/64mm ma utilizzeranno solo gli Scalp Naval.

Non utilizzeranno i Teseo II (missile derivato dal programma OTOMAT italo-francese), ma al loro posto ci saranno i celebri Exocet. E’ previsto un solo 76/62mm OTO, che ha soppiantato il 100m francese, confermando la validità dell’industria nazionale nel settore.

Le FREMM sono il più importante programma naval-militare europeo con un impegno di 11 miliardi di €, 4,5 per l’Italia e 6,5 per la Francia. Una FREMM ASW è già stata commissionata alla Francia dal Marocco, la Mohammed VI, nel 2007

 

 

di Antonio Frate

 

 

Nato Frigate Helicopter

Valutazione attuale:  / 0

 

E' stato consegnato alla Marina Italiana il primo elicottero NH-90 NFH (Nato Frigate Helicopter). Il velivolo è destinato al quinto gruppo elicotteri della Stazione Elicotteri M.M. "MARISTAELI" di Luni. L’Esercito è stato il primo acquirente dell’NH 90 in Italia: detiene una commessa per un totale di ben 60 NH-90, nella versione TTH (Tactical Transport Helicopter), denominata anche ETT (in italiano, elicottero da trasporto tattico). Su tale versione si sperimenta l’uso delle mitragliatrici brandeggiabili M 134 Dillon, che saranno capaci di un fuoco devastante contro le fanterie nemiche.
L'esemplare consegnato alla Marina fa parte, invece, di un ordine per un totale di 56 NH-90 (46 NFH e 10 unità TTH), che sostituiranno i vecchi AB 212 per vari ruoli, inclusi ASW(Anti Submarine Warfare, lotta antisommergibile), contro le unità navali di superficie (ASuW, Ant-Surface Warfare) e per il trasporto utility. Dotato di un radar, contenuto in un radome (involucro che protegge il radar) sotto la cabina di pilotaggio, di sonar filabile a mare e di un lanciatore di boe acustiche per la ricerca dei sottomarini. L’armamento antisom sarà, sulle unità italiane, il nuoco siluro Mu-90, di produzione italo-francese. Ci saranno poi i missili antinave Marte, Mk 2/s, o preferibilmente Mk 2 ER (Estended Range). La versione NFH ha una capacità di carico ed un’autonomia un po’ maggiore della versione TTH.

L’Aeronautica Italiana ha avanzato un’opzione su un elicottero TTH, ma probabilmente non si doterà di questo modello. Per il ruolo di salvataggio (SAR, Search and Rescue), in genere in ambito nazionale, e forse C-SAR,(Combat-SAR) si doterà di AW 149 o più probabilmente di AW 139 M, recentissima versione militare del best seller AW 139.
L'NH-90 è un elicottero multiruolo biturbina medio-pesante, quadripala, sviluppato a partire dagli anni novanta dal consorzio NHIndustries, (Francia, Germania, Italia e Olanda) formato dall'anglo-italiana AgustaWestland, la franco-tedesca Eurocopter e l'olandese Stork Fokker Aerospace. Successivamente si è aggiunto il Portogallo, con un’altra piccola quota. Attualmente, Paesi Bassi, Norvegia, Francia e Belgio hanno ordinato un totale di 111 esemplari della variante NFH di questo aeromobile. Si prevede che tale modello di elicottero avrà un grande successo commerciale: già da ora ci sono numerosi paesi che si dimostrano interessati. Espressamente concepito per uso militare, sarà uno dei principali sostituti del Bell Huey. Ma tra i paesi interessati non ci sono gli USA.

La Marina italiana, in base ai piani attuali, non si doterà di elicotteri più piccoli, considerati utili, ad esempio, negli spazi ristretti delle navi anfibie. Per fare un confronto lampante, la Royal Navy si è dotata di molti Super Lynx 300, modello più compatto degli NH 90.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Arabia Saudita e Leopard 2

Valutazione attuale:  / 0

 

La notizia è recentissima e proveniente da fonte Reuters: l’Arabia Saudita sarebbe in fase di acquisto di 200 carri Leopard 2 nuovi dalla Germania. Il modello in trattativa è la versione Leo 2 A7+. Già sarebbero state consegnate 44 unità, a cui dovrebbero seguire le altre nei prossimi mesi. Secondo l’opposizione tedesca le vendite non sono aderenti alle regole sulle esportazioni militari.

Precedentemente l’Arabia pareva interessata al Challenger 2.

Il Leopard 2A7+ è una versione del carro tedesco ottimizzata per la guerriglia urbana. Dispone di un sistema di combattimento in aree urbane simile al TUSK (tank urban survival kit) degli M1 americani. La versione era stata preceduta dall’apparizione del modello Leopard 2 PSO.

La versione di produzione definitiva A7+ è dotata essenzialmente di dispositivi come soluzioni remotizzate per il controllo delle armi secondarie (mitragliatrici) dall’interno del carro, protezioni per il motore (che in ambito urbano potrebbe essere attaccato dal retro), protezioni per i cingoli (ora migliorati), una migliorata mobilità, miglior resistenza alle mine e sull’arco frontale ai missili ed ai penetratori cinetici, una vistosa pala frontale per rimuovere le barricate. Il motore è dotato di un sistema di raffreddamento potentissimo per consentire di essere usato in scontri molto lunghi. Nuove sono la trasmissione finale e i freni. Il cannone consente di colpire obiettivi con una traiettoria ad arco e all’interno di edifici.

L’ Arabia Saudita è stata dotata, finora, di M1 americani, in versione A1 e A2, privi di corazze all’uranio impoverito, come il Kuwait, del resto. Sull’acquisto aveva di certo influito anche l’intervento americano nella 1° Guerra del Golfo. Da notare che ora i sauditi, a cui certo il petrolio non manca, passeranno da carri con motore a turbina a carri con motore diesel.

In Arabia Saudita le rivolte che hanno infiammato di recente numerosi stati arabi sono state molto più pacate che altrove. Re Abdullah ha annunciato che nel settore difesa ci saranno 60.000 nuove assunzioni.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

 

Il Rafale sui cieli libici

Valutazione attuale:  / 0

 

La guerra in Libia sta testando in modo continuativo le possibilità del caccia francese Rafale.

Come precedentemente argomentato (si veda “l'armata di Sarkozy in Libia”), il Rafale è nato come caccia medio francese. Il paese produttore, come nelle sue tradizioni, ha preferito, già dall’anno seguente alla nascita del programma di sviluppo, di uscire dal consorzio Eurofighter per sviluppare un caccia nazionale. Il Rafale è entrato in produzione nel 2000, inizialmente in versione navale e poi in quella terrestre. La domanda che tutti si sono posti è se il progetto di un caccia di media grandezza, sviluppato da un solo paese europeo, abbia la possibilità di essere economicamente sostenibile o addirittura conveniente, rispetto ad altri caccia concorrenti nati in accordo tra vari paesi. In realtà vi è un altro caccia moderno sviluppato in un solo paese, il Jas Gripen. Ma si tratta di un modello di dimensioni ben inferiori, adatto a chi vuol spendere di meno, utilizzando un caccia con autonomia inferiore.

Tornando al Rafale, si può dire che per ora esso non è stato prodotto in un numero elevatissimo di modelli quindi i costi di sviluppo rimangono ancora alti rispetto al quantitativo prodotto. Esso ha però consentito di unificare la flotta imbarcata della Marina Francese e contemporaneamente di unificarla alla flotta in servizio presso l’Aeronautica. Attualmente l’incertezza sul futuro del dell’F-35 B ha dato ragione al programma francese sullo sviluppare un caccia navale catapultabile, piuttosto che su uno a decollo verticale. Il Rafale N (navale) è il più moderno caccia della sua categoria al mondo. Suo rivale commerciale tra i paesi Nato per ora è solo l’F-18, appartenente ad una generazione precedente. E finché non verrà sviluppato l’F 35 C il Rafale, l’unico velivolo di 4° generazione e mezza del settore, manterrà la leadership tecnologica. Facile sostenere che risulta interessante per i paesi dotati di flotte aeronavali. Il Brasile ha acquistato la portaerei Foch, ora Sao Paulo, su cui l’operatività dei Rafale è già stata testata. La fornitura dei caccia a questo paese potrebbe essere prossima. In cambio la Francia acquisterebbe 10 aerocisterne Embraer Kc-390. Si tratta della versione da rifornimento del nuovo cargo militare, biturbina, in fase di sviluppo dalla industria brasiliana, che dovrebbe essere pronto nel 2015.

Anche l’India e il Regno Unito avevano espresso una probabile opzione per tale caccia, ma si ritiene per ora senza fondamento. In particolare il Regno Unito ha previsto come opzione principale l’F 35 C, l’India si è orientata sul Typhoon o sul Rafale.

L’arrivo degli F-35 A e C dovrebbe porre, col peso politico degli USA, e con la tecnologia di 5° generazione, un arresto alle possibilità di commercializzazione all’estero del Rafale, ma per ora nulla è certo. Per contro il Typhoon finora ha già trovato dei validi acquirenti, ma la partecipazione di UK e Italia al programma F-35 costituisce un ostacolo ad un‘espansione in cifre del caccia del consorzio europeo che potrebbe tornare utile all’industria francese.

 

 

di Antonio Frate

 

 

I Navy Seals e la cattura di Bin Laden

Valutazione attuale:  / 2

 

Alle 00:05 del 2 maggio 2011 un commando del NAVDEVGRU dei SEALs uccide il leader di Al-Qāida, Osama bin Laden, in Pakistan, presso Abbottabad, cinquanta chilometri a nord della capitale Islamabad. A seguito di tale esemplare azione, il 6 maggio, il Presidente USA Barack Obama conferisce personalmente a tutti i membri dell'unità la Presidential Unit Citation, una delle più alte decorazioni con cui si onorano le truppe Usa. I SEALs che hanno ucciso Bin Laden rimangono segreti. Le United States Navy Sea, Air and Land forces (SEAL), sono l’ élite delle forze speciali della Marina Americana. Vengono usate in conflitti e guerre non convenzionali, per la difesa interna, in azioni dirette, operazioni anti-terrorismo ed in ricognizione, in ambienti operativi prevalentemente marittimi e costieri.
Storia: Le prime unità di Forze Speciali Navali degli Stati Uniti, dopo le prime unità esploranti della Seconda Guerra Mondiale, dette "Scouts and Raiders", furono gli UDTs, Underwater Demolition Teams, utilizzati per l'esecuzione di azioni di demolizione subacquea, sminamento marittimo etc.- I primi UDTs iniziarono il loro addestramento nel giugno del 1943 e furono usati durante lo Sbarco in Normandia del giugno 1944, ed nel Pacifico meridionale. Inoltre operarono anche durante la Guerra di Corea. Nel 1961, sotto la spinta del Presidente John F. Kennedy, grande sostenitore dello Special Warfare, la U.S. Navy propose l'istituzione di reparti di Forze Speciali anche nell'ambito della Marina. Nello schema iniziale dell'U.S. Navy del marzo 1961, si evidenziava la necessità di unità d’infiltrazione operative per "mare, aria e terra" ("Sea, Air, Land"), da cui derivò l'acronimo SEALs. I primi membri delle unità SEALs furono volontari provenienti dagli UDTs esistenti (molti veterani della Corea), che ricevettero un ulteriore addestramento intensivo sulle tecniche operative di commando, e costituirono il SEAL Team One a Coronado, California, ed il SEAL Team Two a Little Creek, Virginia. A partire dal 1963, i Seals vennero utilizzati anche in operazioni sul territorio vietnamita, in ricognizione avanzata, azioni dirette, ed attività antinsurrezionale. Operarono maggiormente nella "Rung Sat Special Zone" e la "Da Nang Special Zone", in cui le loro competenze marittime risultarono utili tra i fiumi e le paludi del delta del Mekong. I SEALs parteciparono anche alle ricognizioni a lungo raggio ed all’interdizione logistica nell'entroterra, assieme ai componenti del MACVSOG (Studies and Observation Group, il reparto misto di forze speciali statunitensi incaricato della conduzione di infiltrazioni ed operazioni clandestine in Laos, Cambogia e Vietnam del Nord). Nel 1980 i Navy SEAL vennero ricompresi, nell'autorità del neo-istituito Joint Special Operations Command (voluto da Charles Beckwith, il fondatore della Delta Force). Nel 1980 (ma con operatività solo dal 1981) venne anche costituito il SEAL Team Six, un Team ad elevata specializzazione ed alta segretezza, focalizzato sulle operazioni di antiterrorismo navale. I componenti del SEAL Team Six venivano scelti in maniera individuale tra i migliori operatori di tutti gli altri Team operativi, e sottoposti ad ulteriori 6 mesi di addestramento operativo in tecniche di antiterrorismo, con frequenti interscambi esercitativi con la Delta Force.
Ma il fondatore del SEAL Team Six, Richard Marcinko, venne estromesso nell’83 dal comando a causa di frodi finanziarie ai danni della U.S. Navy, per le quali verrà poi condannato. Il sostituto di Marcinko fu Robert Gormly, direttore delle operazioni del Team in molte delle principali operazioni antiterrorismo degli anni '80. Nel 1987 il SEAL Team Six venne rinominato, a seguito delle polemiche dell'era Marcinko, in NAVDEVGRU (Naval Special Warfare Development Group).
Più in generale, nel corso degli anni '80 i SEAL Teams operativi passarono da 2 a 6 e a 10, sempre suddivisi tra Teams East Coast (a Little Creek) e Teams West Coast (a Coronado), e, nel 1987 confluirono, assieme ad altre unità navali speciali, sotto il comando unificato dello United States Naval Special Warfare Command di Coronado.
I SEALs, per la loro versatilità ed efficienza operativa, vengono utilizzati in quasi tutti i recenti conflitti ed operazioni militari degli Stati Uniti.

Addestramento: Per poter accedere all'addestramento vero e proprio (BUD/S), bisogna superare il PST, che richiede come minimo:
-500 iarde (circa 455 metri) a nuoto in meno di 12 minuti e 30 secondi;
-Almeno 42 flessioni in 2 minuti;
-Almeno 50 addominali (sit-up) in 2 minuti;
-Almeno 6 trazioni alla sbarra (da posizione distesa);
-1,5 miglia (circa 2,4 chilometri) di corsa con anfibi e pantaloni lunghi in meno di 11 minuti e 30 secondi.
Il BUD/S, a causa della propria brutalità, ha un tasso di abbandono solitamente superiore all'80% degli allievi. Il suo obiettivo è selettivo oltre che formativo (soprattutto per quanto riguarda l'Indoc e le prime due fasi).
L'addestramento delle reclute, conosciuto come BUD/S - SQT (Basic Underwater Demolition/SEALs - SEAL Qualification Training), ha una durata di 48 settimane (11 mesi) ed è suddiviso come segue:
- 26 settimane - Addestramento base di demolizione subacquea (BUD/S) presso il Naval Special Warfare Center a Coronado (San Diego, California);
- 3 settimane - Addestramento di paracadutismo con l’esercito a Fort Benning, Georgia;
- 15 settimane - SEAL Qualification Training (SQT) a Coronado.
Alla fine di questo periodo le reclute sono ufficialmente nominate SEAL, e insignite di un distintivo speciale: lo Special Warfare Badge, il noto "Tridente dei SEAL" (e soprannominato "Budweiser").
Prima di poter essere assegnati alle squadre operative, devono però superare l'ultima fase di addestramento di base comune a tutti i SEALs:
- 3 settimane di addestramento militare al clima invernale a Kodiak, in Alaska.
Al termine di queste ultime 3 settimane, i nuovi SEALs ricevono le assegnazioni al loro nuovo TEAM, ad una Squadra SDV (SEAL Delivery Vehicles, minisommergibili per il trasporto tattico subacqueo) o per ulteriori corsi specialistici di formazione avanzata (Tiro di precisione, Comunicazioni, Combattimento Medico, etc.).
Gli Ufficiali devono superare anche lo Junior Officer Course, di 5 settimane, a Coronado. Tutti i SEALs, prima di essere inviati in scenario operativo, devono inoltre superare l’ulteriore impegnativo corso SERE (Survival, Evasion, Resistance, Escape) di 3 settimane.
Addestramento anfibio
- È composto da 4 fasi distinte: Indoc, "indottrinamento" di base, una breve fase preliminare, di due settimane, finalizzata ad effettuare alcuni screening fisici, tecnici e sanitari di base e a fornire agli allievi del BUD/S una visione del durissimo lavoro che dovranno effettuare in misura maggiore nelle settimane successive.
- Prima Fase: Physical Training, della durata di otto settimane. E’ la fase in cui si seleziona, in maniera drastica, il "pool" di futuri SEALs, attraverso un condizionamento fisico estremamente duro e continuativo. Per le prime quattro settimane, gli allievi vengono suddivisi in Boat Crew (equipaggi di barca), e sono sottoposti a lunghissime sessioni di PT (physical training: flessioni, addominali e sollevamenti alla sbarra; corse di resistenza sulla sabbia per circa 12-24 chilometri al giorno; corse di resistenza portando in gruppo una barca sopra la testa), Log PT (esercizi fisici effettuati con enormi pali telefonici, in tronco di quercia, dal peso di oltre 150 kg, usati come pesi aggiuntivi), O-Course (un percorso di guerra di particolare difficoltà tecnica e fatica fisica), swimming evolutions (lunghe prove di nuoto sulla costa oceanica, fino ad otto chilometri), "surf torture" (prove di resistenza fisica al freddo, con lunghe permanenze immobili in acqua fredda) e sessioni di canottaggio in oceano. Il drown proofing, svolto in piscina, consiste nel far nuotare gli allievi, con le mani e i piedi legati, per 400 metri, recuperando poi con i denti delle maschere subacquee a 5 metri di profondità. La quinta settimana della prima fase è la cosiddetta "Hell Week": gli allievi sono sottoposti a 5 giorni ininterrotti di allenamento fisico intensivo, con una media di 2-4 ore di sonno in tutta la settimana. Durante la Hell Week, ci si esercita ininterrottamente e senza dormire anche per 72 ore di fila, con lunghe ore in acque fredde, correndo nel complesso per circa 150 chilometri sulla sabbia e ripetendo serie di migliaia di flessioni, addominali e sollevamenti. Durante le corse ed i percorsi di guerra della Hell Week, le squadre portano con loro, sulla testa, delle pesanti barche da addestramento (IBS). I rischi di incidenti, lesioni ed ipotermia sono estremamente elevati. Tali allenamenti sono controllati da istruttori e medici. Ogni sera, gli allievi vengono visitati dal personale medico, per verificare il loro stato di salute, e ricevono una profilassi antibiotica continuativa. Al termine della Hell Week, gli allievi hanno diritto a due giorni di riposo totale, e vengono inviati alla seconda parte della prima fase, dove il ritmo addestrativo viene lievemente ridotto per consentire un recupero delle forze. In tale parte si continua con l'addestramento fisico, e si effettuano le operazioni di base della ricognizione idrografica.
Addestramento acquatico
- La Seconda Fase consiste nell'addestramento acquatico e nella preparazione basica alle immersioni con autorespiratori, sia con circuito chiuso che aperto. Si svolge in gran parte in piscina e in torri di immersione, nonché con nuoto in oceano e canottaggio. Si effettuano le riparazione di urgenza degli autorespiratori, sott'acqua ed in condizioni realistiche; si provano decompressioni rapide da 2 atmosfere e nuoto subacqueo in apnea per 50 metri.
- La Terza Fase è effettuata prevalentemente sull’isola di San Clemente. Vengono studiate le tecniche e le tattiche e le procedure operative di movimento e combattimento terrestre; il pattugliamento e la predisposizione di imboscate; l’uso degli esplosivi e delle demolizioni controllate. E’ meno impegnativa.
Al termine della Terza Fase, gli allievi ricevono l'attestazione di superamento del BUD/S, e vengono avviati alla tappa formativa successiva. Si tratta dell’'SQT (ex STT - SEAL Teams Training). Il SEAL Qualification Training deve formare gli allievi che hanno appena terminato il BUD/S, per esecuzione delle principali operazioni delle forze speciali navali. Il regime addestrativo è ancora intenso ed impegnativo, e prevede ancora lunghe sessioni di addestramento fisico e natatorio.
Al termine dell'SQT, " gli allievi devono preparare ed eseguire una complicata esercitazione operativa di squadra, usando le competenze acquisite precedentemente. Così potranno qualificarsi SEALs ed ottenere il Tridente, il fregio che contraddistingue il più specializzato Corpo operativo delle Forze Navali Americane.
Organizzazione strutturale. Le unità SEALs sono alle dipendenze del Naval Special Warfare Command di Coronado. Sono suddivisi nel East Coast Group, con sede a Little Creek, Virginia, ed il Gruppo West Coast, con sede a Coronado.
Ogni Gruppo ha alle proprie dipendenze 4 SEALs Teams. I Teams 1, 3, 5, 7 sono assegnati al Gruppo West Coast; i Teams 2, 4, 8, 10 sono assegnati al Gruppo East Coast. In più vi è una pedina di comando e supporto.
Ogni Team è a sua volta suddiviso in 8 o 10 Plotoni, di 16 uomini l’uno (2 ufficiali e14 soldati, più un eventuale terzo ufficiale), e che rappresentano l'unità operativa fondamentale dei SEALs. Ogni plotone può essere rapidamente suddiviso o in 2 squadre da 8 operatori,o in 4 squadre da 4, o in 8 da 2 nuotatori.
Il ciclo operativo dei Teams è di 2 anni, suddiviso in 4 semestri. Le prime 3 fasi (18 mesi) sono di ulteriore "preparazione ed integrazione"; la quarta è di dispiegamento attivo nel teatro operativo.
Le fasi di preparazione sono:- il PRODEV (6 mesi): Approfondimento tecnico-professionale individuale degli operatori. – L’ULT (6 mesi): Addestramento di plotone, concentrato sul "lavoro di squadra”. – Lo Squadron Integration (6 mesi): Addestramento di Squadrone di immissione alle operazioni.
Le squadre in dispiegamento si riconfigurano in NSW (Naval Special Warfare) Squadron. Oltre ai Seals vengono compresi anche unità operative che completano la squadra (Special Boats, EODs, elementi aggiunti di intelligence, comunicazione, amministrazione, etc.), addestrati per poter interagire con i Seals stessi.
Nel complesso, sono attivamente dispiegati in teatro operativo tra i 250 ed i 500 SEALs, con in loro aggiunta piccoli contingenti o squadre minori di supporto e collegamento.
Ecco alcune tra le principali armi in uso ai Navy Seals. Si tratta di armi sia di fabbricazione USA che straniere. Sono armi accuratamente specializzate e testate. E’ da citare inizialmente un modello storico: lo Stoner 63, un’arma automatica disponibile sia in versione d’assalto che da riporto. E’ stata ampiamente usata in Vietnam. Dall’iniziale versione in calibro 7,62 mm NATO, si è sviluppata la versione 5,56 mm NATO. Tra le armi attualmente in uso abbiamo:
- 2 modelli di pistola: la MK23 Mod 0 .45 cal SOCOM Offensive Handgun, una pistola di calibro 45 acp espressamente sviluppata per resistere in condizioni climatiche avverse e alla salinità elevata; la M11 Sig Sauer P228 (9mm), un’arma moderna dimostratasi eccellente.
- Il fucile d’assalto M4A1 dotato dello SOPMOD Accessory Kit (5.56mm)
Fucili da cecchinaggio
- M14 Sniper Rifle (7.62mm)
- MK11 Mod 0 Sniper Weapon System (7.62mm)
- M82A1 Heavy Sniper Rifle (.50 cal), un ‘arma adatta a colpire bersagli che si trovano dietro ai muri e a mettere fuori uso mezzi blindati (con l’uso di munizioni perforanti), per cui è detta –antimaterial-.
Pistole mitragliatrici
- HK MP5 Submachine Gun (9mm). Nata negli anni ’60, tale arma è stata prodotta in numerose varianti speciali. Relativamente costosa, si dimostra utile per le missioni di liberazione ostaggi e antiterroristiche in genere.
Mitragliatrici:
- M60E3 Machine Gun and MK43 Mod 0 (7.62mm). La vecchia Emerson, prodotta già dagli anni ’50, ha il meccanismo di funzionamento derivato dall’MG 42. L’impugnatura anteriore può essere usata come piedistallo o per l’uso d’assalto.
- M240 (7.62mm) versione americana della mitragliatrice belga FN 7,62mm.
Arma ad anima liscia:
- Benelli M4 Super 90 Shotgun. L’arma italiana, prodotta dalla Beretta, è stata adottata dallo USMC dopo accurate prove.
Lanciagrenate:
-M203 Grenade Launcher (40mm) (adattabile ai fucili d’assalto)
Mortaio M224 (60mm)
Razzi anticarro: M136 AT4 Light Anti-Tank Rocket.

I Seals operano praticamente con tutti i principali velicoli militari da trasporto tattico americani, dal C-130 al C-5, ai Black Hawk ecc. Inoltre utilizzano gommoni pneumatici e barche dedicate. Sono operativi con i sottomarini classe Los Angeles, con iquali si avvicinano e allontanano da spiagge.
Numerosa è la filmografia a loro dedicata. Si pensi a “Navy Seals, giovani eroi”, che oltre a mostrare scene di addestramento mostra operazioni in Iraq nella prima Grerra del Golfo. Tra l’altro, in tale Guerra, un gruppo di 4 Seals riuscì ad occupare un comando iraqeno in cui vi erano 28 militari nemici. Oppure a “Trappola in alto mare” in cui Steven Seagal interpreta un incursore dei seals.Ma non in tutte le occasioni la loro efficacia ha raggiunto i risultati sperati.
Si calcola che il numero di divorzi e separazioni è particolarmente elevato tra loro, a causa dell’allontanamento prolungato da casa e della paura a cui sono sottoposte le loro mogli.
I Navy Seals operano anche congiuntamente, in particolari occasioni, con i loro colleghi NATO. In Italia i loro equivalenti si possono trovare nel CONSUBIM, derivazione della X Flottiglia MAS della Seconda Guerra Mondiale, allora presieduta da Iunio Valerio Borghese. Le loro origini sono da attribuire a Teseo Tesei, in periodo prebellico.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Armi leggere italiane alla Libia

Valutazione attuale:  / 0

 

E' accertato: nel 2009 il governo Berlusconi ha autorizzato l'invio a Gheddafi di 11mila tra pistole e fucili semiautomatici della ditta Beretta decidendo poi di non segnalarlo all'Unione europea.

Si tratta di 7.500 pistole semiautomatiche modello Beretta PX4 Storm cal. 9x19, di 1.900 carabine semiautomatiche modello Beretta CX4 Storm cal. 9x19 e di 1.800 fucili Benelli modo M4 cal.12 sempre della ditta Beretta esportate dall'Italia via Malta.

"Oltre 11mila tra carabine, fucili e pistole del valore di quasi otto milioni di euro - tutti sistemi d'arma semiautomatici di alta precisione e talune di tipo quasi militare, ma autorizzate come "armi da difesa" - sono stati esportati nel 2009 con beneplacito del governo Berlusconi dalla fabbrica d'armi Beretta al colonnello Gheddafi. Il fatto non sarebbe mai venuto alla luce se non ci fosse stata la nostra indagine su documenti resi pubblici dal governo maltese a seguito di discrepanze nei rapporti europei". Lo affermano in un comunicato congiunto la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace. Le due organizzazioni definiscono "grave e irresponsabile" la condotta dei ministri degli Esteri, Franco Frattini, e degli Interni, Roberto Maroni e stigmatizzano le "reiterate falsità" del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sul tema delle forniture militari italiane alla Libia.

"Al di là del singolare 'errore di trascrizione' dei funzionari maltesi - che avevano inizialmente riportato un carico di oltre 79 milioni di euro invece che di 7,9 milioni di euro di armi, una faccenda ancora poco chiara sulla quale il Governo dove ancora rispondere in Parlamento - abbiamo ampiamente accertato che l'Italia nel 2009 ha esportato oltre 11mila armi di tipo semiautomatico, molto simili a quelle militari e comunque estremamente letali alla Libia senza darne alcuna comunicazione né al Parlamento né all'Unione Europea" - afferma Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. "Seppure, stando alle procedure burocratiche, l'autorizzazione possa anche essere fatta rientrare nella normativa nazionale prevista per le armi di 'non specifico uso militare', resta il fatto - gravissimo - che il Governo italiano abbia deciso di non segnalarla nelle relazioni all'Unione Europea senza poi fare un passo ufficiale di chiarezza una volta esploso il caso" segnalato congiuntamente da Tavola della Pace e Rete Disarmo.

"Il ministro La Russa - spiega Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace - ha cercato di sviare l'attenzione dalla faccenda affermando pubblicamente che 'il Ministero della Difesa non ha dato nemmeno un coltellino per unghie a Gheddafi'. E' vero - commenta Lotti. Non si tratta di coltellini per unghie, ma di vere e proprie armi che oggi stanno facendo stragi di civili. Non è forse vero che il suo Ministero il 17 ottobre 2008 ha autorizzato la vendita di armi alla Libia per 3 milioni di euro? In ogni caso, al popolo libico interessa molto poco se le armi italiane siano state esportate con il consenso del Ministero degli Interni, degli Esteri o della Difesa. Sta di fatto che quelle armi vengono oggi usate per reprimere nel sangue chi si oppone al regime di Gheddafi. Che ne pensa il ministro degli Interni, Roberto Maroni? E' lui che ha autorizzato l'invio di 11.000 armi al regime di Gheddafi".

"Stesso discorso per il ministro Frattini - aggiunge Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo. Il ministro degli Esteri sa bene che - seppur sia stato sollevato l'embargo di armi verso la Libia - è incaricato di far eseguire la Posizione Comune dell'Unione europea sulle esportazioni di armamenti"

Tale decisione comunitaria chiede espressamente ai governi prima di ogni esportazione di armi di accertare il "rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale", il "rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese" e di rifiutare le esportazione di armi "qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna" (Criterio 2).

"Signor Ministro, chi le ha dato le necessarie garanzie? Forse Gheddafi quando è venuto a Roma? - riprende Giorgio Beretta - E, badi bene, quelle armi sono state personalmente prese in carico - come ha certificato l'Ambasciatore italiano a Tripoli, Vincenzo Schioppa - dal Colonnello libico Abdelsalam Abdel Majid Mohamed El Daimi, Direttore della Direzione Armamenti della Pubblica Sicurezza del colonnello Gheddafi, non quindi da una qualsiasi ditta autorizzata alla rivendita al dettaglio di "armi per uso civile": sono cioè armi consegnate a funzionari del regime del rais e, lei signor Ministro non può dirsi estraneo alla faccenda"

 

"Vi è poi una grave mancanza di trasparenza della ditta Beretta" - aggiunge Carlo Tombola, direttore dell'Osservatorio sulle armi leggere (OPAL) con sede a Brescia. "A seguito del comunicato della Rete Disarmo la ditta bresciana produttrice delle armi esportate alla Libia si è prontamente pronunciata per 'smentire seccamente' il coinvolgimento nella fornitura di 79 milioni di euro di armi leggere alla Libia tramite Malta riportato da organi di stampa belgi, maltesi e italiani. Ma la ditta si è guardata bene dal dichiarare che in quello stesso anno aveva inviato oltre 11mila armi di sua fabbricazione ai funzionari del colonnello Gheddafi. Per non dire poi che le armi esportate sono di fatto alquanto simili a quelle presenti nel catalogo militare della Beretta. Le variazioni sono minime, assolutamente irrilevanti ai fini della repressione interna" - conclude Tombola.

Chiediamo quindi al Governo italiano di fare immediata chiarezza sull'intera vicenda delle "armi leggere" italiane esportate via Malta alla Libia mostrando in Parlamento tutti i documenti ufficiali di esportazione e di transito e dimostrando che erano davvero solo del valore di 7,9 milioni di euro e non - come inizialmente riportato da Malta - di oltre 79 milioni di euro. Inoltre il Governo dovrebbe informare noi e tutti i cittadini a riguardo di chi sia oggi in effettivo possesso delle 11mila armi semiautomatiche italiane finite in Libia, che utilizzo ne venga fatto in questi giorni in cui - come riportano accreditate fonti di stampa internazionali - è in atto una violenta repressione della popolazione da parte del regime del colonnello Gheddafi.

Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo sollecitano poi il Parlamento affinché interroghi il Governo su tutto l'insieme delle armi vendute dall'Italia alla Libia, su tutte le forniture di armamenti, i servizi e le operazioni militari congiunte col regime di Gheddafi sia che siano state effettuate dal ministero degli Interni, degli Esteri e da quello della Difesa. Quante armi abbiamo venduto in questi ultimi anni alla Libia, quali, quando e in base a quali accordi politici e militari?

Chiediamo ai Ministri Maroni e Frattini di spiegare in Parlamento sulla base di quale criteri della Posizione Comune dell'Unione Europea e, quindi, di quali effettive garanzie di tutela dei diritti umani sia stata autorizzata l'esportazione di oltre 11mila armi semiautomatiche al Direttore della Direzione Armamenti della Pubblica Sicurezza del regime di Gheddafi.

Chiediamo infine al Ministro della Difesa Ignazio La Russa di spiegare in cosa consista l'autorizzazione rilasciata dal suo Ministero il 17 ottobre 2008 del valore di 3 milioni di euro avente come destinatario la Libia (Autorizzazione "Nulla Osta" n.53861 del Ministero della Difesa) e che tipo di armamenti prodotti dalla ditta Oto Melara del valore di 3 milioni di euro siano stati esportati su autorizzazione sempre del suo Dicastero (SMD/47890/05) segnalata nella Relazione della Presidenza del Consiglio nel 2009.

Rinnoviamo le nostre richieste al Governo a sospendere con atto formale e di fatto tutte le forniture di armamenti e ogni forma di aiuti e cooperazione militare con i paesi del Nord Africa (Algeria, Egitto, Tunisia e Libia, Marocco, Yemen e Bahrein) le cui popolazioni in questi mesi hanno manifestato e stanno manifestando contro regimi dispotici e illiberali.

Rinnoviamo, infine, la richiesta al Governo e a tutte le forze parlamentari di stralciare le annunciate - e peggiorative - modifiche alla legislazione nazionale sulle esportazioni di armamenti dalla Legge Comunitaria attualmente in discussione nelle commissioni parlamentari per aprire un serio e approfondito confronto con le associazioni della società civile sulla normativa sui controlli all'esportazione di armi alla luce delle recenti direttive europee.

 

 

fonte: Lettera 22

 

 

I costi della guerra in Libia

Valutazione attuale:  / 0

 

La prima settimana di guerra in Libia è costata ai paesi occidentali intervenuti oltre 600 milioni di euro. 568 milioni di euro per i primi giorni dell'offensiva "Odissea all'Alba". Le prime stime sono state rivelate dal settimanale americano National Journal e dal mensile francese Challenges. Secondo Jean-Marie Colombani, ex direttore di Le Monde, il mantenimento della zona di esclusione aerea rappresenterebbe una spesa settimanale dai 21 ai 67 milioni di euro. Secondo il vicedirettore dell’istituto francese per le relazioni internazionali e strategiche (Iris), un anno di applicazione di no fly zone in Libia costerebbe fra i 150 e i 250 milioni di euro.

Il solo primo giorno di conflitto ha comportato per gli USA una spesa di 68 milioni di euro. I missili Tomahwak lanciati dagli Stati Uniti, ciascuno del costo che si aggira tra i 700.000 e 1.500.000€, in media di € 800.000, sono stati 170 mentre i mezzi aerei ogni ora accollano € 6.000 per il carburante e 700 per la sola manutenzione. Al momento dell’inizio delle operazioni il Pentagono aveva vicino alle coste libiche tre sottomarini (mantenimento da 90 a 150.000 $ al giorno), due cacciatorpediniere (da 50 a 60.000 $), due navi d’assalto, una di esse portaerei (da 150 a 200.000 $). I caccia e i bombardieri hanno realizzato circa 1.000 incursioni, incluse però 120 per opera della Gran Bretagna e non più di 140 per mano francese.

I bombardieri B-2 Spirit hanno effettuato inizialmente tre spedizioni in Libia dalla base aerea del Mississipi: consumano in proporzione meno di un caccia però la manutenzione è più cara, inoltre la distanza che devono coprire è più lunga, cosicché il costo sale a 15.000 $ all’ora.

La perdita di un caccia F-15-E “Strike Eagle” è costato alla Forza Aerea Statunitense 55 Mln $.

Un giorno medio di guerra degli Stati Uniti si calcola costi intorno ai 130 milioni di dollari, ma con la riduzione delle attività americane, la loro spesa dovrebbe ridursi a 40 milioni di dollari al mese.

E’ molto ma sopportabile per il bilancio, in base al commento del vicesegretario per i finanziamenti delle Forze Armate statunitensi, l’ Adm. Joseph Mulloy, in realtà la maggioranza delle operazioni navali del Pentagono vengono pagate posteriormente con il denaro dei “costi imprevisti” previsti dai finanziamenti.

La rivista Forbes spiega che la Difesa americana costa circa 2 miliardi di dollari giornalieri. Questo denaro non è sufficiente per condurre un’operazione duratura ma solo per interventi sporadici che non durino troppo, come appunto nel caso della Libia.

A partire dal 31 marzo la NATO ha assunto ufficialmente il comando dell’operazione militare in Libia dalla mano degli Stati Uniti, con una cessione effettiva dal 4 aprile.

Il Pentagono cerca di ridurre la partecipazione dei suoi aerei da combattimento nei bombardamenti e nel pattugliamento aereo sino a un terzo delle incursioni.

Di fronte la riduzione della partecipazione statunitense alle operazioni, l’Europa sarà obbligata ad aumentare la propria partecipazione. D’altronde i dati del Fondo Monetario Internazionale dicono che nel 2010 il PIL della Unione Europea è arrivato a 16 mila miliardi di dollari e quello degli Stati Uniti a 14,5 mila miliardi (la CIA afferma che il PIL dell’Europa è di 15,9 mila miliardi, ma in ogni caso superiore a quello statunitense).

L’idea di distribuire i costi è proprio della Casa Bianca e del Congresso che ricordano che i costi delle campagne in Yugoslavia e Kosovo (1999), Afghanistan (2001) e Iraq (2003) sono stati quasi completamente sostenuti dagli USA.

Per la Francia la prima settimana è costata 21 milioni di euro. Sempre secondo l’ex-direttore Colombani, le 400 ore di volo dei caccia francesi Mirage 2000 e Rafale sono costate 5 milioni di euro esclusa la spesa del carburante e quella dei missili AASM che costano 300mila euro ciascuno.

Gli esperti britannici assicurano a loro volta che Londra nella prima settimana delle operazioni ha avuto costi per 25.000.000 di sterline escluse le munizioni.

La spesa per l’Italia che in una settimana è stata di circa 12 milioni, di cui 10 per l’aviazione; i Tornado hanno eseguito infatti 32 sortite ciascuna del costo di 300 mila euro escluso l’eventuale lancio di missili anti-radar AGM-88 HARM (che costano circa € 200.000 al pezzo).

I velivoli impegnati restano dodici, otto dell’Aeronautica e quattro della Marina. I primi sono per metà caccia Typhoon che continueranno a pattugliare lo spazio aereo per il controllo della “no fly zone” e per metà Tornado ECR equipaggiati con missili antiradar Harm per la soppressione delle difese aeree (radar). Nei prossimi giorni questi jet potranno essere sostituiti da Tornado della versione Ids, bombardieri in grado di impiegare ordigni a guida laser o gps (per colpire postazioni, mezzi, anche corazzati e artiglierie) e missili da crociera Storm Shadow, destinati a obiettivi come bunker e centri di comando e controllo. Va sottolineato che i Tornado rappresentano da sempre una spesa più elevata degli altri caccia, come i Typhoon. I quattro cacciabombardieri Harrier imbarcati sulla portaerei Garibaldi, utilizzati per il controllo dello spazio aereo, verranno impiegati anche per condurre attacchi al suolo con bombe e missili teleguidati Maverick (quest’ultimi relativamente costosi, essendo dotati di un sistema di guida televisivo sofisticato). I velivoli saranno disponibili per missioni di attacco insieme di una quarantina di jet alleati (statunitensi, britannici, francesi, belgi, canadesi, norvegesi e danesi) già assegnati a questi compiti. Gli aerei italiani impiegano armi intelligenti (guidate), le bombe Paveway a guida laser e le Jdam a guida gps. Per ridurre i danni collaterali gli arsenali italiani dispongono di 500 Small Diamter Bombs, ordigni da 125 chili depotenziati per ridurre il raggio d’azione dell’esplosione.

I restanti 2 milioni sono stati spesi in carburante per le navi impiegate: la portaerei Garibaldi, una fregata, il cacciatorpediniere Andrea Doria, il pattugliatore Borsini e la rifornitrice Etna, che consumano 300 mila euro al giorno di gasolio. Anche nel nostro caso vanno però separate le spese per la gestione ordinaria dei mezzi.

La guerra libica potrebbe costare all’Italia oltre un miliardo. A metà aprile La Russa disse in un’intervista che erano già stati spesi 500 milioni, contando anche i fondi del ministero dell’Interno per l’emergenza profughi e immigrati. Bossi ha parlato martedì di costi "per 700 milioni di euro in tre mesi tra missione militare e rimpatri”. Sul piano militare, l’impiego di aerei e navi nel primo mese di guerra ha raggiunto quasi 50 milioni di euro, considerando 1.200 ore di volo. Sulle spese influiranno due fattori: la durata delle operazioni e il consumo di bombe e missili i cui costi variano dai 30/40 mila euro per le bombe guidate a quasi un milione di euro per un modernissimo missile da crociera Storm Shadow . Un decreto dovrebbe coprire le spese per la missione libica, ma non è chiaro se si tratterà di un provvedimento ad hoc o se sarà integrato il finanziamento semestrale per le missioni all’estero pari a 1,5 miliardi annui.

Ma una parte delle spese è compensata dalla sospensione dei finanziamenti per le riparazioni di guerra concordate nel trattato italo-libico, pari a 250 milioni di dollari l’anno per 20 anni. Ulteriori risparmi si otterranno riducendo la presenza in Kosovo e Libano, dove sono schierati rispettivamente 650 e 1.400 militari. Quest’anno il contingente italiano aggregato alla K-For assorbirà circa 72 milioni di euro. La missione Unifil in Libano costerà 212 milioni di euro.

Dal Ministero della Difesa apprendiamo il bilancio di previsione del 2011 è di circa 20.556.850.176 Euro e che arriverà a toccare i 21.366.774.743 Euro nel 2013. Secondo dati Istat la cifra destinata alla Difesa è passata dal 2,4% del 2000 al 3,0% del 2009.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Armi all'Uranio

Valutazione attuale:  / 0

 

L’uranio è un elemento che si trova in natura in rocce, acqua, suolo, aria. Dei tre isotopi che lo compongono, il principale è l’U238, oltre all’U235 e U234.
L'uranio impoverito (depleted uranium) è ottenuto come scarto del procedimento di arricchimento dell'uranio. L'uranio arricchito è utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari e come detonante negli ordigni nucleari..
Il materiale risultante ha una minore attività specifica dell'uranio naturale. Il terzo isotopo naturale dell'uranio (U234), si concentra a sua volta nell'uranio arricchito e si disperde nell'uranio impoverito.
L'estrazione, a partire dall'uranio contenuto in minerali naturali o dal combustibile irradiato prodotto dalle centrali nucleari, avviene in diversi modi, ed il risultato finale è un prodotto in cui la percentuale di U235 è più bassa che nell’uranio naturale.
Da 12 kg di uranio naturale si ottengono all'incirca 1 kg di uranio arricchito e 11 kg di uranio impoverito.
Quasi tutto l'uranio impoverito è conservato in forma di esafluoruro di uranio (UF6), in cilindri tenuti all'aperto, per evitare il pericolo di accumulo di acido fluoridrico in caso di incidenti.
Gli USA possiedono grandi quantità di tale materiale, proveniente dalle centrali nucleari. Ma altri paesi lo possiedono, come la Russia, la Francia, il Regno Unito ed altre ancora.
L’uranio impoverito è un materiale estremamente denso e pesante (ben più del piombo), e si rivela utile in varie applicazioni: in campo medico, come schermatura dalle radiazioni, per l’esplorazione dei pozzi petroliferi, nell’industria aeronautica, come zavorra.
Inoltre si rivela utile in campo militare, nella realizzazione di proiettili e corazze.
Gli USA hanno utilizzato tale materiali dagli anni Sessanta in tali applicazioni.
Famoso è stato l’uso durante la Guerra del Golfo nei proiettili M829. Si tratta dei penetratori cinetici da 120mm sparati dai cannoni M256 (i Rheinmetal 120/44 tedeschi prodotti su licenza in USA). Si tratta del pezzo principale dei carri M1A1. Nel 1985 infatti, alla produzione dei carri M1 iniziali, dotati di cannone da 105 mm L7, si passò alla versione M1A1, equipaggiata con tale nuova arma. Il proiettile, una volta sparato con tutta la potenza del cannone da 120mm, perde subito l’involucro (sabot) ed il penetratore va a colpire il bersaglio (carro nemico). Tale penetratore ha un nocciolo che contiene, tra gli altri materiali, anche l’uranio impoverito. Nel 1986 tale materiale venne utilizzato anche in scudi installati sulle parti più esposte al fuoco nemico dei carri americani, per migliorarne la resistenza. L’efficacia di tali mezzi venne dimostrata nella Guerra del Golfo. I carri americani riuscivano a distruggere i Carri Leone di Babilonia (T 72) anche se nascosti dietro terrapieni, bucando anche quest’ultimi. Furono raggiunti nuovi record nella distanza di distruzione da carro a carro. Addirittura un carro americano riuscì a distruggere due carri iracheni, in fila, con un solo colpo. L’M829 si guadagnò il soprannome di Silver Bullet. L’uranio impoverito era comunque utilizzato anche sulle munizioni da 105mm, ma anche i penetratori cinetici dei cannoni dei carri britannici Challenger utilizzano tale materiali (nelle munizioni Charm 3), ed anch’essi si ritiene siano stati utilizzati nella Guerra del Golfo.
Altro importante utilizzo si ha nei proiettili da 30mm anticarro sparati dai cannoni Avenger degli aerei d’attacco A-10 Thunderbolt II e dai cannoni degli elicotteri Apache. L’utilizzo si è avuto, in tale caso, oltre che nella Guerra del Golfo anche in Kosovo. Va considerato che il volume di fuoco dei cannoni Avenger è assai elevato, e con esso, quindi, il materiale che viene immesso nell’ambiente.
Inoltre, a seguito dell’inchiesta dell’affondamento del sottomarino russo Kursk, si è sospettato che il sottomarino potrebbe essere stato colpito per errore da un siluro Mk 48, in dotazione agli Americani, dotato di testata all’uranio impoverito.
Il principale materiale che può sostituire l’uranio impoverito è il tungsteno, probabilmente più ecologico, ma anche più costoso e meno efficace. Comunque non tutti i paesi utilizzano l’uranio impoverito, soprattutto per scopi militari, per motivi ecologici. Secondi alcune fonti, gli USA diffidano a sostituirlo col tungsteno perché il loro principale fornitore sarebbe la Cina, un partner commerciale ritenuto poco affidabile.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Rivoluzione in volo: il programma dell'F 35

Valutazione attuale:  / 0

 

Giungono a ripetizione notizie sul più importante piano di sviluppo militare del mondo, quello dell’F 35. Ultimamente il nuovo piano militare britannico aveva dato una incredibile inversione al programma JSF: la Royal Navy, e con essa la RAF, non adotterà più l’F 35 B, la versione a decollo verticale del futuro caccia occidentale, ma la versione F 35 C, catapultabile. Una svolta definibile epocale, considerando che proprio il Regno Unito, nei lontani anni sessanta, aveva dato vita al programma dell’Harrier, il futuristico caccia a decollo corto, atterraggio verticale (STOVL). In particolare nel mirino della Difesa britannica era finita l’autonomia dell’aereo: l’esigenza di decollare in spazi brevi comporta il dover imbarcare poco carburante. I costi, poi, sono stati valutati circa di 1/3 maggiori della versione F 35 A. Il Regno Unito quindi cambierà anche i piani di sviluppo delle portaerei di nuova generazione Queen Elisabeth, interoperative con quelle americane e francesi (con aggravio di costi). Ora abbiamo la notizia che anche i Marines americani acquisteranno 80 F-35C Lightning II, la versione da portaerei del Joint Strike Fighter, per dotarne cinque squadroni imbarcati in sostituzione di tre squadroni di F/A-18, stabilito in un accordo tra US Navy e US Marine Corps. Si prevede che il dipartimento della Navy acquistare 680 JSF, per metà F-35C e per metà F-35B, mentre la restante linea da combattimento sarà costituita da 556 F/A-18E/F Super Hornet, che verranno sostituiti solo in seguito da un nuovo caccia di sesta generazione o addirittura a pilotaggio remoto.
La Air Wing di ciascuna portaerei americana dovrebbe quindi schierare quattro squadroni, equamente divisi tra Super Hornet e Lightning II. Nel 2016, in dicembre, i Marines dovrebbero mettere in linea il primo reparto di F-35C, un anno dopo la Navy: quest’ultima avrà quattro volte il numero di jet a spinta vettoriali imbarcati rispetto ai Marines. Il Corpo di Fanteria di Marina dovrebbe ricevere l’ultimo dei propri 340 F 35B nel 2023.
Il programma deve intanto affrontare il fermo tecnico dei dieci prototipi (per una doppia avaria ai generatori e una perdita d’olio sull’esemplare AF4 il 9 marzo, al 697° volo per oltre mille ore complessive) e l’ennesimo rapporto negativo del Government Accountability Office, l’equivalente americana della nostra Corte dei Conti. Essa ha riferito alla commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti che il secondo blocco di software per il JSF è stato completato con due anni di ritardo e che il quinto ed ultimo potrebbe essere completato solo nel 2015, tre anni dopo il previsto.
Il segretario alla Difesa americano Robert Gates, riferisce: “ Sto mettendo la variante STOVL nell’equivalente di libertà vigilata per due anni. In questo arco di tempo si cercherà di metterla in ordine in termini di prestazioni, costi e tempi, altrimenti è probabile che dovrebbe essere cancellata. Le due varianti del JSF, A e C, procedono in modo soddisfacente, mentre la versione STOVL dei Marines sta incontrando significativi problemi di collaudo.” I problemi dell’F-35B sono tali che si dovrà giungere a una «riprogettazione della struttura e propulsione del velivolo, con un aumento ulteriore di costi e peso, che appaiono improbabili.» Intanto la Navy acquisterà ulteriori F/A-18 (41, secondo la stampa americana) e ne aggiornerà altri 150.
L’Italia non potrebbe ospitare sulla Cavour un caccia a decollo orizzontale, essendo la nave troppo piccola. Non essendoci un altro aereo di nuova generazione con le caratteristiche dell’F35B, la cancellazione di tale aereo potrebbe veder declassata la costosa Nave Cavour a portaelicotteri. La rinuncia allo STOVL vedrebbe l’Aeronautica Militare utilizzare solo l’F-35A con vantaggi in termini logistici. Il ministro della Difesa australiano Jason Clare ha espresso soddisfazione per la decisione americana, sottolineando come l’F-35A abbia superato gli obiettivi delle prove di volo e che i costi delle ulteriori attività di sviluppo e del minor rateo di produzione iniziale saranno a carico degli Stati Uniti. L’Australia ha ordinato 14 aerei nel novembre 2009 e prevede di ricevere i suoi primi due F-35A nel 2014 e di raggiungere la capacità operativa iniziale nel 2018.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

L'armata di Sarkozy in Libia

Valutazione attuale:  / 0

 

Mezzi aerei:
- Multiruolo "Rafale", di cui quattro intercettori, due ricognitori e due apparecchi d'attacco al suolo: si tratta del più moderno aereo da combattimento francese. Il programma nacque nel 1984: all’epoca anche la Francia aderì al consorzio europeo dell’Eurofighter, ma l’anno seguente ne uscì. Infatti tale paese necessitava principalmente di un caccia navale e d’attacco al suolo, e solo successivamente era richiesto lo sviluppo di intercettori. L’attuale velivolo francese è simile sostanzialmente all’Eurofighter: esteticamente la principale differenza è data dalle forme tondeggianti delle prese d’aria del caccia francese, a differenza di quelle squadrate del jet del consorzio europeo. Molto manovrabile, con una traccia radar di 0,75m2, è armato con missili MICA, Magic, con bombe per l’attacco al suolo tipo Paveway.
- "Mirage" 2000-D, versione cacciabombardiere convenzionale biposto, con radar TF Antilope e Mirage" 2000-5 (difesa aerea), versione avanzata da intercettazione, con radar multiruolo RDY e missili MICA
-Sei aerocisterne C-135: versione da rifornimento e trasporto del Boeing 707, in uso anche all’USAF. Non proprio modernissimo, è un velivolo ben conosciuto.
- Un apparecchio radar Awacs, capace di garantire il controllo dello spazio aereo e di rilevare anche mezzi a terra e in mare, e di individuare anche velivoli a bassa quota.


Mezzi navali al largo delle coste libiche:
- Fregata antiaerea "Jean-Bart" Tipo F 70 AA, armata con missili Exocet (antinave di ampio successo militare e commerciale, si pensi alla Guerra delle Falklands), antiaerei leggeri Mistral e Tartar (anch’essi antiaerei, a lungo raggio di progettazione americana, non sono più modernissimi), lanciatori per siluri L5 Mod. 4, cannone da 100mm, mitragliatrici da 12,7mm, due cannoncini F2 da 20mm, un elicottero Panther AS-565.
- Fregata di 1° rango "Forbin": è una delle due fregate antiaerei della classe Orizzonte, sviluppata in collaborazione con l’Italia (che ne ha varato altre due). La versione francese è simile all’80% a quella italiana. Si tratta di navi di recentissima costruzione.
- Portaerei nucleare "Charles de Gaulle" - che imbarca apparecchi "Rafale" e "Super-Etendard"salpata da Tolone: si tratta della più potente portaerei d’Europa. La prima a propulsione nucleare, utilizza catapulte a vapore del tipo CATOBAR, prodotte per le superportaerei americane classe Nimits. I moderni Rafale N (navale), che operano a bordo, hanno dimostrato di essere più manovrabili degli F-18 Super Hornet. Il Rafale N è dotato di un poderoso carrello, capace di resistere alle sollecitazioni della barra della catapulta e del gancio di arresto. Gli ammortizzatori sono dotati del dispositivo chiamato “jump strut" che permette di conservare l'energia della catapulta e di restituirla alla fine del ponte di volo.
La De Gaulle è accompagnata dalla fregata "Dupleix" (antisom) classe Georges Leygues dotata di:
-sistema di propulsione CODOG, 1 sonar di bordo DUBV 23 e 1 sonar rimorchiato DUBV 43C, un cannone da 100mm e 4 mitragliatrici da 12,7mm, 8 missili Exocet, un lanciatore Crotale (contraereo), due lanciasiluri per 19 siluri mod. L5 Mod. 4, 12 Mk 46 per l’elicottero di bordo Lynx,
dalla fregata "Aconite" e dal rifornitore "La Meuse", una delle cinque della classe Durance.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Gli armamenti del Rais

Valutazione attuale:  / 0

 

Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Libiyya-Aeronautica Militare Libica (mezzi in dotazione)

 

 

Mig-23: La Libia ha avuto 130 MiG-23MS/ML/BN/UB in servizio (per la maggior parte non in condizioni di volo). E’ un grande utilizzatore del MiG-23, ma oggi ne rimangono 90 tra tutte le versioni. I Mig libici hanno avuto vari incontri con i caccia dell'US Navy ed hanno riportato alcune perdite. Il 18 luglio 1980, circa un mese dopo la strage di Ustica un MiG-23 libico precipitò sulla Sila. Si trattava di un MiG-23MS, trovato nell'attuale comune di Castelsilano, in Calabria. Caccia monomotore con ala a geometria variabile, è caratterizzato da un eccezionale rapporto peso-spinta (per l’epoca in cui entrò in servizio), simile a quello del più moderno F-16. Tuttavia tale caratteristica ne riduce l’autonomia, ad es. se confrontato con il rivale francese dell’epoca, il Mirage F-1 (anch’esso in uso alla Libia), dotato di motore meno potente, ma più manovrabile nelle virate laterali.

Mig 21: Ne rimangono pochissimi in servizio e probabilmente non possono essere utilizzati.

Mirage F1: Considerando il velivolo precipitato il 23 febbraio e quelli con cui due piloti hanno disertato a Malta, ne rimane solo 1.

Su 22: Jet d’attacco al suolo. Ne possiede un numero rilevante, ma non tutti sono in grado di funzionare. Evoluzione del Su-17, è un jet monomotore con ala a geometria variabile.

Su 24: Rivale dell’epoca dell’F-111 americano. Bimotore e con ala a geometria variabile, è essenzialmente un bombardiere supersonico (più grande di un comune caccia). La Libia ne ha solo tre, di cui uno perso in un incendio.

Soko J-21 Jastreb e Soko J-2: Addestratori di produzione jugoslava

Aero L-39 Albatros: Il più diffuso addestratore avanzato dei paesi dell’est (ex patto di Varsavia).

Macchi SF-260WL: Addestratore basico di produzione italiana

Yak.130: Versione russa dell’addestratore che verrà utilizzato dall’Aeronautica Italiana come Aermacchi M-346 Master. Questo modernissimo velivolo è stato ordinato dalla Libia.

Dassault Falcon 20 e Falcon 50: Jet business (quest’ultimo anche in servizio in Italia).

An-26: Aereo da trasporto tattico leggero, Antonov An-124: aereo da trasporto tattico pesante, Lockheed C-130 Hercules: Aereo da trasporto di classe medio-alta. A differenza degli altri due, è un prodotto occidentale.

Gulfstream 2: Aereo da trasporto leggero, americano. Nelle file libiche ce n’è uno solo.

Ilyushin Il-76: Pesante aereo da trasporto sovietico. Paragonabile al C-141 americano , e Il-78 (variante aerocisterna strategica).

Let L-410 Turbolet: Aereo da trasporto leggero, bimotore ad elica, di produzione jugoslava.

Mil Mi-24 Hind: Ben noto elicottero d’attacco pesante russo, prevede la possibilità di trasportare sei soldati in fusoliera. Tutti i paesi di ideologia socialista ne hanno avuto qualcuno, oltre a vari altri stati del mondo (es. paesi africani).

Elicotteri americani del tipo Bell 206 jet Ranger, Bell 212 Twin Huey, Boeing CH-47 Chinook (l’ultimo da trasporto pesante)

Mi-8: E’ l’elicottero maggiormente prodotto al mondo, con oltre 12.000 unità, il Mi-14 e Mi-17 sono altre varianti, anch’esse in dotazione alla Libia. Si tratta di un modello da trasporto tattico medio.

Missile SAM (Terra –Aria): Lavochkin SA-2: Isayev SA-3, SA-6, quest’ultimo è stato il primo missile a medio raggio mobile del mondo e con un'elevata efficacia operativa. Ogni batteria comprende 4 veicoli, gli stessi dei cannoni antiaerei ZSU-23-4 Shilka, con tre missili ciascuno. E’ il più diffuso missile antiaereo al mondo. L’ultimo successo registrato è stato l’abbattimento di un F-16 USA in Jugoslavia nel 1995.

 

 

di Antonio Frate

 

 

 

Giunto in Libia il pattugliatore Libra

Valutazione attuale:  / 0

In occasione dell’attuale crisi libica il pattugliatore Libra appartenente al Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera (CONFORPAT) ed inquadrato nel COMSQUAPAT1 (con base ad Augusta) è partito dal porto di Catania con 25 tonnellate di aiuti e materiale per la missione di soccorso umanitario in Libia.

Tale unità, al comando del Tenente di Vascello Luca Di Giovanni, ha trasportato generi alimentari, generatori elettrici, potabilizzatori, kit sanitari e medicinali. Sul pattugliatore della Marina, salpato il 5 marzo da Catania e giunto a Bengasi dopo 36 ore di navigazione, e' presente anche un'aliquota dei fucilieri del reggimento San Marco che avrà il compito di assicurare la cornice di sicurezza alle operazioni di sbarco e distribuzione degli aiuti.

La Libra è uno dei quattro pattugliatori della classe "Cassiopea" o "Costellazioni" (finanziati dall’allora Ministero della Marina Mercantile, e dati in gestione alla Marina Militare). Queste unità hanno la capacità di operare sia autonomamente che di cooperare con altri mezzi aerei o navali per assicurare nell’ambito della “Zona Economica Esclusiva” la salvaguardia degli interessi economici nazionali in generale; la difesa delle piattaforme marine e di unità impegnate nell’esplorazione e lo sfruttamento del fondo marino; operazioni di vigilanza pesca e di salvaguardia dei diritti dei pescherecci nazionali, la vigilanza e tutela delle norme sulla salvaguardia dell’ambiente marino; le operazioni di ricerca e soccorso per la salvaguardia della vita umana in mare; il soccorso ad altre navi in caso di avarie o incidenti.

Per gli interventi antinquinamento le unità dispongono di apparati per l’attacco delle zone da bonificare. Per il soccorso esse imbarcano un mezzo "seppietta" per il salvataggio, impianti antincendio e l’infermeria.

Per tutte queste caratteristiche le unità si pongono anche come integrative e sostitutive nel ruolo svolto dalle corvette.

La Libra in particolare è stata impostata il 28/02/1987 e varata il 20/07/1988. Ecco alcuni dati tecnici: dislocamento 1475 ton, lunghezza 79,8m, larghezza 11,8m , immersine 3,6m, motori : due Diesel GMT BL 230.16M, due assi con eliche pentapala, potenza 5507 Kw(7385,01 cv), velocità 20 nodi, autonomia 3300 mg, equipaggio: 60.

L’armamento prevede un cannone da 76/62mm tipo MMI, 2 mitragliere da 25/90mme, hangar telescopico e ponte di volo per un elicottero medio AB 212 ASW (anti-submarine war), che ne estende il raggio d’azione.

Le elettroniche comprendono il radar di superficie in banda I SMA SPS 702(V)2, il radar di navigazione in banda I SMA SPS 748(V)2 ed il radar di direzione del tiro in banda I/J SPG 70 ( RTN 10X ) della Selenia che controlla il cannone da 76/62 dell'Oto Melara. Sia tale cannone che la relativa direzione del tiro provengono dalle fregate classe Bergamini, storiche unità che prendono il nome dal noto comandante dell’ultimo conflitto mondiale, perito nell’affondamento della Corazzata Roma.

 

 

di Antonio Frate