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Tecnologie di guerra

Bombe italiane in Yemen

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Dall’Italia si inviano le bombe che l’Arabia Saudita utilizza per bombardare e massacrare la popolazione civile dello Yemen. A confermarlo è un documento dell’agenzia Reported l.y tradotto in Italia da IlPost.it. Diverse imprese occidentali hanno provveduto a fornire armamenti letali che l’Arabia Saudita sta utilizzando nella sua campagna di bombardamenti sullo Yemen, che stanno facendo molte vittime tra la popolazione civile yemenita. L’ultimo raid ha fatto 176 morti. Dai documenti dell’agenzia si evince che in Italia si fabbricano parti delle bombe che vengono poi inviate in Arabia Saudita, precisamente nello stabilimento della RWM Italia, filiale dell’impresa tedesca RH Rheinmetal AG. Armi letali, made in Sardegna a Domusnovas, per la precisione, dove dal 2010 ha sede lo stabilimento della Rwm Italia munitions Srl, costola della Rheinmetall Defence, colosso tedesco degli armamenti. RWM Italia S.p.A. dispone attualmente di due stabilimenti in Italia, a Ghedi e per l’appunto a  Domusnovas. Il core business RWM è basato principalmente sulle attività di: bombe d’aereo General Purpose e da penetrazione, caricamento di munizioni e spolette, sviluppo e produzione di Teste in Guerra per Missili, Siluri, Mine Marine, cariche di Demolizione e Controminamento, progettazione, sviluppo e realizzazione di Mine Marine e Sistemi di Controminamento. La guerra nello Yemen non è cosa da poco, anzi diventa ogni giorno sempre più complessa. Siamo nel pieno di una fase di cambiamento che avrà tempi lunghi e transiterà necessariamente attraverso il ripensamento e la ridefinizione degli equilibri sino ad oggi imposti alle società del Medio Oriente.

Autopattuglie straniere per le Forze dell'Ordine

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Il 2015 segnerà un cambiamento rilevante per volanti e gazzelle di Polizia e Carabinieri che finora erano state costruite quasi esclusivamente dall’industria automobilistica italiana. Le prossime auto in dotazione forze dell’ordine saranno fornite del gruppo Volkswagen, vincitore della gara d'appalto con cui fornirà alle forze dell'ordine un totale di 206 vetture, di cui 100 unità andranno alla Polizia di Stato e 106 verranno assegnate a all'Arma dei Carabinieri. Le vetture prescelte saranno le Seat Leon, che circoleranno con sirena e i numeri 113 e 112 impressi sulla fiancata. Il marchio spagnolo è uno dei tanti della casa di Wolfsburg. Tale azienda avrà inoltre diritto ad una posizione privilegiata per la fornitura di altri 3.900 veicoli. Il diritto di opzione del Ministero dell'Interno prevede la possibilità di acquistare dallo stesso Gruppo altre 1.800 vetture per la Polizia e 2.100 per i Carabinieri, per un importo massimo di 184 milioni di euro. Il bando di gara, pubblicato l’8 aprile 2014, aveva già visto l'esclusione di Bmw Italia e Citroen Italia, con Volkswagen Group Firenze spa e Fiat Auto Var srl a contendersi la commessa. L’11 luglio, il ministero dell’Interno ha aggiudicato in via definitiva l’appalto alla Volkswagen che ha presentato l’offerta più conveniente: 43.897 euro (costo che include spese di equipaggiamento, allestimento e manutenzione per 6 anni o 150.000 chilometri) contro i 43.980 euro proposti da Fiat per le Alfa Romeo Giulietta, vettura nazionale costruita a Cassino. Fiat ha presentato ricorso al TAR del Lazio, lamentando irregolarità nelle procedure e nelle forme dell’offerta. Il 26 settembre i giudici del Tar del Lazio, sezione 1a- ter hanno rigettato tale ricorso insieme alla domanda risarcitoria avanzata dalla casa italiana e rinforzando la posizione del gruppo tedesco. Già nel 2010 la Seat aveva fornito 58  Exeo Wagon TDI alla Polizia Stradale. Appena un mese prima della vittorie delle Leon la Polizia di Stato aveva aggiornato il parco auto del Reparto Prevenzione Crimine, con l'acquisto di 189 Lancia Delta 1.6 mj, caratterizzate da nuovi dettagli grafici, come lo stemma del "falco" sul posteriore, e dotate di un dispositivo multimediale per la stesura degli atti e per la stampa dei verbali per il cittadino, e di un collegamento video tra pattuglia e sala operativa. L'aggiudicazione è stata possibile in quanto le Delta, ormai a fine serie, sono state cedute a prezzi particolarmente vantaggiosi. Il sodalizio tra Stato e Fiat è iniziato nel 1914 quando i Carabinieri ricevettero una Fiat Zero. Si pone fine anche alla nota tradizione dell'uso di pattuglie dell'Alfa Romeo, casa costruttrice di berline sportive, di proprietà statale dell'IRI fino al 1984, poi ceduta a Fiat. Le norme sulle gare d'appalto, a questo punto, fanno avanzare un'ulteriore nota polemica: basandosi la gara esclusivamente sul prezzo finale dei mezzi, l'industria nazionale può e potrà risultare spesso soccombente anche per piccole differenze di prezzo, come avvenuto nel caso in esame. Ma una somma di denaro spesa nell'acquisto di prodotti nazionali consente di mettere nuovamente in circolo nell'economia nazionale tali capitali, laddove se spesi all'estero, essi vanno totalmente perduti.

di Antonio Frate

 

Il potenziale bellico dell'ISIS

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Di quali armamenti dispongono i terroristi dell’ISIS? Rispondere a queste domande non è facile. Un articolo di A. Albanese pubblicato sul sito del senatore Giuseppe Esposito (www.giuseppeesposito.it/isis/)  risulta molto esplicativo. Immagini delle zone dei conflitti hanno evidenziato il possesso da parte dei miliziani di vari sistemi d'arma, quali: A) Carri armati T-55, mezzi sovietici prodotti a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. In possesso dell'ISIS in circa 30 unità. Non è chiaro, come l'Isis possa farvi manutenzione. A dispetto dell'età, questi carri sono operativi in 50 eserciti di tutto il mondo. Hanno un’armatura pesante da circa 35 ton., un cannone da 100 mm e una mitragliatrice da 7,62 mm. B) Carri armati T-72, anch'essi sovietici ma di seconda generazione. Entrato in produzione nel 1971, viene ancora prodotto. L'Isis ne dovrebbe avere tra i 5 e i 10 esemplari. Il T-72 e dispone di un cannone da 125 millimetri, una mitragliatrice secondaria e un cannone antiaereo. C) Obice M198, pezzo d’artiglieria di medie dimensioni trainabile. Sviluppato dall’esercito degli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale, ha una gittata di oltre 22 km. L’M198 può lanciare una varie munizioni, come proiettili esplosivi, autopropulsi e al fosforo bianco. D) Cannone modello 59-1, replica cinese del più leggero sovietico M-46 del 1954 da traino. Per un periodo è stato il cannone con il più lungo raggio d’azione con una gittata di oltre 27 km. L' Isis li avrebbe sottratti ai regolari siriani ed iracheni. E) Cannone antiaereo ZU-23-2, cannone binato anti-aereo sovietico, prodotto dagli anni Sessanta fino ad oggi.  Spara proiettili da 23 millimetri a una velocità di 400 colpi al minuto. Ha un tiro utile di 2 km, con efficacia anche contro veicoli corazzati. Questa arma è stata usata molto nella guerra siriana, ed era presente nell’arsenale iracheno. F) Humvee, presi dall'Isis a Mosul. Si tratta degli Humvee forniti dagli Stati Uniti all’esercito iracheno, in circa 1000 unità. Tali veicoli, molto moti (gli Hummer) sono autoblinde  polivalenti. Entrati in servizio negli anni Ottanta, hanno una buona blindatura ma non altrettanto protezione antimina, come i più moderni Ambush.  Passando alle armi portatili, ne troviamo in gran quantità. Come si sa, sono quelle più diffuse, più semplici da usare e più facili da occultare, possono essere vendute e rivendute, con costi contenuti. In queste armi i numeri di matricola sono stati cancellati con l'uso di fiamma ossiacetilenica, per rendere più difficoltoso scoprirne la provenienza: G) l'AK-47, è diventato l'arma portatile standard de facto dell'ISIS, a causa del suo basso costo, della robustezza e durata, della disponibilità e della facilità d’uso. H) I fucili d’assalto AKM nelle mani dell'ISIS sono stati fabbricati in URSS negli anni 1960, 1964 e 1970. I) M16A4 di fattura statunitense, L) Mitragliatrici multiuso M80 di fattura cinesea cui sono stati applicati nuovi numeri di serie. M) Lanciarazzi M79 Osa, da 90 mm, con efficacia anticarro e contro posizioni fortificate. Si pensa che siano armi provenienti dalla Croazia. N) Lanciagranate RBG-6, lanciagranate semi-automatico leggero da fanteria. L’Arabia Saudita avrebbe contrabbandato RBG-6 croati in Siria. O) RPG-7, il celebre e diffusissimo lanciarazzi portatile spalleggiabile. In Iraq è molto reperibile: è utilizzato dalle forze di sicurezza irachene, dai Peshmerga curdi e dall'Isis. Questi sistemi sono durevoli e di costo relativamente contenuti e abbastanza semplici da usare. I proiettili possono raggiungere distanze fino a 920 metri, a distanza più lunghe il proietto può autodistruggersi senza colpire il bersaglio. P) Lanciamissili manuale FIM-92 Stinger, il ben noto lanciamissili spalleggiabile, antiaereo, ad infrarossi. Progetto originario USA è entrato in servizio nel 1981. Sono estremamente efficaci per abbattere velivoli a bassa quota. Gli Stinger richiedono manutenzione e cura specializzata. L'Isis li avrebbe presi dalle basi militari irachene saccheggiate. Q) Missile anticarro HJ-8, missile anticarro, prodotto in Cina dalla fine degli anni Ottanta, con raggio di 6000 metri. Il progetto è parzialmente basato sugli statunitensi BGM-71 TOW. Tali armi sono efficaci contro corazzature, fortificazioni e bunker. Il Fsa siriano ha utilizzato questi missili  contro l’esercito siriano dal giugno 2013. R) Fn-6. Già da settembre 2014 i servizi di intelligence tedeschi lanciavano l’allarme, ripreso dalla stampa, rispetto al fatto che i jihadisti potessero abbattere aerei passeggeri in volo sopra l’Iraq. E' stata segnalata inoltre la possibilità di possesso di sistemi terra-aria, come gli Fn-6 cinesi. S) Mitragliatrice pesante DShK 1938, la Dushka. E' la mitragliatrice pesante sovietica risalente al 1938. Standard dell’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale, ed è ancora in produzione in tutto il mondo. La Dushka ha diversi utilizzi, tra cui arma antiaerea e arma di supporto alla fanteria; ha una cadenza di 600 colpi al minuto. Viene in genere montata sugli autoveicoli.Alcuni studiosi del Conflict Armament Research di Londra finanziato dall’Unione Europea tra luglio e agosto si sono recati sul campo, nel nord dell’Iraq e nel nord della Siria, a raccogliere più dati e prove possibili, sulla natura e provenienza delle armi dell'ISIS. Su 1700 bossoli e proiettili e su armamento leggero raccolto sul campo dai peshmerga curdi, è risultato che le fabbriche russe ne hanno prodotti ben 492, 445 sono cinesi, 26 sono iraniani e 18 siriani. Ma ben 323 vengono dagli Stati Uniti, per la precisione dalla fabbrica di munizioni per l’esercito che si trova a Independence, in Missouri. Più dell’ 80% delle munizioni rinvenute- è stato scoperto- è stato fabbricato in Cina, ex Urss, Stati Uniti, Russia post sovietica e Serbia. Le munizioni sovietiche sono state rintracciate in particolare nei magazzini siriani, riforniti già da tempo dai russi. Ma non solo, un’altra parte considerevole dell’approvvigionamento dell’Isis arriva dalle munizioni che l’esercito americano ha distribuito alle unità militari irachene, dopo l’invasione del 2003. La fabbricazione delle munizioni è da rintracciare in 21 Paesi diversi, con periodi di fabbricazione che vanno da prima del 1945 al 2014.

di Antonio Frate

Una levata di scudi in difesa del Warthog

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Il suo nome completo è Fairchild Republic A-10 Thunderbolt II ed è conosciuto con i soprannomi di «cannoniera volante» e «warthog» (facocero), perché è decisamente brutto e perché è dotato del cannone Avenger Gatling a canna rotante da 30 millimetri (il più potente mai montato su un aereo d'attacco) e di un carico bellico che gli permette di fungere da appoggio ravvicinato alle truppe sul terreno. E' l’aereo da attacco al suolo che l’Aeronautica statunitense impiega da quasi 40 anni, dai tempi della Guerra Fredda, poi in Iraq nel 1991 e in Kosovo nel 1999 fino ai conflitti più recenti in Iraq e Afghanistan. La sua specialità è infatti quella di volare basso e lento e di colpire i nemici a vista. Il pilota può distinguere bene amici da nemici e rilasciare un volume di fuoco senza paragoni per quantità e precisione. Il mezzo inoltre si è dimostrato estremamente affidabile ed è adorato dai soldati, visto che più di una volta il suo apparire ha deciso la sorte delle battaglie. L’aereo è stato sviluppato tra gli anni ’60 e ’70, dopo che gli elicotteri usati in Vietnam per il supporto alle truppe erano finiti abbattuti come mosche e dalla sua entrata in servizio ha collezionato solo successi. L'Us Air Force vuole mandare in pensione l'A-10, e sostituirlo con i nuovi, e costosi, caccia stealth multiuso F-35. Mandare in pensione la flotta vecchia di decenni di 283 A-10 consentirebbe un risparmio potenziale di una cifra compresa tra i 3,7 e i 4,2 miliardi dollari nell'arco di cinque anni,come sostenuto dai dirigenti dell'USAF. Ma bisognerebbe poi finanziare l'acquisto dei più costosi F-35 Lightning II, che però non saranno operativi prima del 2021 (se non si dovessero registrare nuovi ritardi). Ed ecco che sorgono dubbi sul reale scopo della manovra. Pesantemente armato e corazzato, l’A-10 ha una folta schiera di sostenitori che hanno deciso di opporsi all’iniziativa del Pentagono di mandarlo in pensione nel quadro dei tagli orizzontali alla spesa. La campagna per salvare gli A-10 ha messo insieme oppositori dei tagli alla spesa militare, militari, piloti e membri del Congresso di entrambi i partiti, preoccupati dal fatto che la radiazione del velivolo indebolisca le forze armate e in ultima analisi costi caro ai contribuenti al di là dei risparmi previsti. Nato come cacciacarri, l’A-10 Warthog ha solvato molte piccole unità alleate cadute in imboscate talebane sulle montagne afghane rivelandosi un velivolo perfetto per la contro-insurrezione. L’A-10 oltre ad essere collaudato e amato, è capace di sorvolare il campo di battaglia a lungo a bassa quota, mentre gli F-35 hanno un’autonomia molto inferiore e una velocità minima molto superiore, oltre a non possedere la blindatura e la robustezza dell’A-10, che è capace d’incassare colpi su colpi senza andare in crisi. In particolare è fortemente corazzata la cabina, con piastre al titanio, nella parte inferiore, in corrispondenza dell'alloggio del pilota. Il velivolo può volare anche con un solo motore in funzione. L'ampio fronte contrario al suo pensionamento se riuscisse nel suo scopo porterebbe a ulteriori tagli negli ordini degli F-35 da parte del Pentagono. Forse è proprio questo il punto dolente, visto che è ormai risaputo che l' F-35 è stato ideato per avere il monopolio sulla produzione dell'industria degli aerei da combattimento. E che se riuscisse nell'impresa, sarebbe difficile per i clienti ottenerlo a prezzi contenuti. Il generale Martin Dempsey, capo del Joint Chiefs of Staff è stato chiaro: «L’A-10 è il più brutto e il più bell’aereo sul pianeta», il generale John F. Campbell, vice capo dello staff dell’esercito ha rincarato: «È brutto. È rumoroso, ma quando arriva e senti quel sibilo (del cannone), fa semplicemente la differenza». «Possiamo distruggere qualsiasi cosa sul campo di battaglia, l’intero spettro, dai soldati ai carri armati» ribadisce William Smith, ex pilota di A-10. Un’opposizione che si basa sulle esigenze dei militari sul campo di battaglia e non sulle previsioni degli strateghi del marketing o di chi sogna un aereo capace di fare tutto, e che finisce inevitabilmente per fare male quasi tutto. C’è un precedente nel tentativo di liberarsi del ‘facocero’. Un rapporto del Congresso datato 1988 illustrava le “preoccupazioni” dell’USAF circa le capacità dell’A-10. Ma se già altre volte questo aereo è stato ritenuto superfluo, altrettante volte ha poi smentito i sospetti su di lui. Così nella Guerra del Golfo ha effettuato centinaia di sortite, e lanciato il 90% dei missili Maverick. Il Congresso questa estate ha risparmiato l'aereo dai tagli alla difesa. Se l'aspettativa è di sconfiggere l'ISIS in Iraq e aiutare gli iracheni a spingerli fuori o fare qualcosa in Siria, in particolare nella zona di confine tra la Siria e l'Iraq, sarà necessaria potenza di fuoco e l'A-10  ben si adatta per l'attacco ai veicoli blindati e ai combattenti nemici a terra. La minaccia in Iraq, dove i militanti islamici hanno sistemi di difesa antiaerea portatili a spalla, è gestibile, ha garantito Gareth Jennings, editore di aviazione per Defence Weekly di IHS Jane. La Siria potrebbe rappresentare più di una sfida per l'A-10. In essa non ci sarebbe solo in corso la guerra contro ISIS e altri gruppi militari, ma ci sarebbe anche il governo siriano a lottare. Tali rischi valgono il mantenimento dell'A-10, secondo Jennings, a causa del vantaggio psicologico dell'aereo e della sua temibile Gatling gun da 30 millimetri. "Nessun altro aereo nel mondo ha la reputazione dell'A-10 in termini di instillare la paura nel nemico", ha detto. "Si può stare su un obiettivo; non arrivare e rilasciare le bombe per poi dover scappare. Rimane sul campo di battaglia, colpendo obiettivi a volontà. Per essere in grado di generare più sortite, è meglio volare da aeroporti che sono più vicini al conflitto, ha detto. L'A-10 è più abile di altri aerei nel decollare da brevi piste improvvisate, quindi potrebbe essere l'aereo che con tale versatilità dia all'esercito americano più opzioni per la generazione di sortite", ha detto. "Quando si guarda una mappa, gli A-10 potrebbe eventualmente essere distribuiti in Iraq, forse in Arabia Saudita, con una forte probabilità per la Giordania. Il velivolo si potrebbe schierare in Afghanistan. La distribuzione degli A-10 in Iraq e in Siria farebbe certamente proseguire il dibattito per il futuro del velivolo. Il Senatore  Kelly Ayotte, RN.H., è tra i legislatori che dicono che ora non è il momento di sbarazzarsi degli A-10, in particolare alla luce delle attuali minacce Stato islamico, come dichiarato a Stars and Strips. E nel frattempo un'unità dell'Indiana Air National Guard che vola sui Facoceri A-10, ha in programma di dispiegare circa 300 aviatori e un numero imprecisato di suoi aerei nella regione Comando Centrale USA. Il dispaccio dell'Air National Guard non menziona dove il gruppo è diretto o per quale scopo.  Come apparso sulla rivista Forbes, l'Air Force avrebbe altre opzioni, anche all'interno degli abbastanza severi vincoli di bilancio che il Congresso ha imposto. Ad esempio, si potrebbe mandare in pensione la sua flotta residua di bombardieri B-1, o 300 caccia F-16, o una parte delle sue aerocisterne. Ma perseguendo tali opzioni oggi si avrebbe un effetto peggiore sulla capacità di combattimento nello sbarazzarsi degli A-10, perché i bombardieri, caccia e aerocisterne sono in grado di realizzare una varietà di compiti. L'A-10 può solo effettuare supporto aereo ravvicinato (circa un quinto di missioni di supporto aereo in Afghanistan dal 2006 sono stati effettuati da Warthogs). C'è un modo semplice di questo dibattito senza uscita, ed è di togliere i tappi di bilancio imposti dalla legge. Forse la soluzione più semplice sarebbe semplicemente dare all'Air Force maggiore flessibilità nella gestione della flotta - ad esempio riducendo lo stato di manutenzione degli A-10, o permettere agli aerei in servizio attivo di andare in pensione, ritardando il pensionamento di quelli della Air National Guard. Se il Congresso non farà qualcosa per aiutare l'Air Force miliardi di dollari saranno sprecati senza arrestare il declino della potenza aerea americana.

di Antonio Frate

 

In guerra con il Sukhoi

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Il Sukhoi Su-25, nome in codice NATO: "Frogfoot" (rana), in Russia chiamato "Gratch" (corvo), è un jet monoposto e bimotore sviluppato in Unione Sovietica dal Sukhoi Bureau Design, progettato per garantire supporto aereo tattico ravvicinato alle forze di terra. I compiti sono quasi sostanzialmente gli stessi del rivale americano A-10 Thunderbolt II. L'aereo è progettato per volare a bassa quota, a velocità relativamente basse, e colpire bersagli mobili a terra, principalmente carri armati. Il Su-25 dispone di una cellula pesantemente corazzata, a protezione del pilota, come il suo equivalente americano, ed una struttura capace di resistere al fuoco di contraerea. L'aereo russo si presenta con un design più convenzionale, è leggermente più veloce e maneggevole dell'equivalente americano. Somiglia molto al prototipo americano arrivato secondo alla gara aggiudicatasi dall'A-10. Altra fondamentale differenza con l'A-10 è che il velivolo russo ha avuto successo commerciale all'estero, mentre il cacciacarri americano è stato uno dei pochissimi aerei a stelle e strisce non commercializzato all'estero. Operatori militari del Su-25 sono, o sono stati, Bielorussia, Bulgaria, Kazakistan,  Macedonia, Perù,  Russia, Sudan, Ucraina, Angola,  Armenia,  Azerbaijan. Tra le prime varianti traviamo l'addestratore biposto Su-25UB, il Su-25BM per il puntamento dei bersagli, e il Su-25K per l'esportazione. Alcuni aerei sono stati portati in fase di aggiornamento allo standard Su-25SM nel 2012. Il Su-25T e il Su-25TM (noto anche come il Su-39) sono stati sviluppi ulteriori, non prodotti in numero significativo. Il Su-25, insieme al Su-34, erano gli unici velivoli ad ala fissa blindati in produzione nel 2007. L'aereo è stato protagonista in diversi conflitti nel corso dei suoi oltre 30 anni di servizio. E' stato pesantemente coinvolto nella guerra sovietica in Afghanistan, volando in missioni di contro-insurrezione contro i Mujahideen. L'Iraqi Air Force ha impiegato i Su-25 contro l'Iran durante la guerra Iran-Iraq tra il 1980 e il 1988. La maggior parte sono stati poi distrutti o inviati in Iran nella Guerra del Golfo nel 1991. Separatisti abkhazi hanno utilizzato i Su-25 durante la guerra abkhaza dal 1992 al 1993. La Macedonian Air Force li ha utilizzati contro i ribelli albanesi in Macedonia nel conflitto del 2001 e, nel 2008, sia la Georgia che la Russia, li hanno utilizzati nella guerra russo-georgiana. L'aereo è stato usato nella prima e seconda guerra russo-cecena. Stati africani, tra cui la Costa d'Avorio, Ciad, Sudan  hanno utilizzato il Su-25 in insurrezioni locali e guerre civili. Ha partecipato ai conflitti tra Etiopia ed Eritrea. Nel 2012 un Su-25 iraniano ha abbattuto un drone americano Predator nei pressi delle proprie coste sull'Oceano Indiano. Recentemente sono stati utilizzati per colpire l'avanzata dell'ISIS, concessi dalla Russia al Governo Iracheno. La nascita del Su-25 si fa risalire al 1969. In quell'anno il prototipo T-8 è stato scelto tra i rivali Yakovlev, Ilyushin e Mikoyan, è stato messo a punto successivamente ed entrato in produzione nel 1975. I caccia-bombardieri sovietici in servizio o in fase di sviluppo in questo momento (Su-7, Su-17, MiG-21 e MiG-23)  non avevano i requisiti per il supporto aereo ravvicinato dell'esercito. Mancava una blindatura essenziale per proteggere il pilota e apparecchiature vitali da fuoco a terra, e le loro elevate velocità di volo rendevano difficile per il pilota mantenere il contatto visivo con l'obiettivo. L'idea di creare un aereo da supporto a terra è nata dopo aver analizzato l'esperienza di attacco al suolo (shturmovaya) d'aviazione nel corso degli anni tra il 1940 e il 1960. Si ricorda tra questi l'Il-2, ampiamente richiesto da Stalin durante la Seconda Guerra Mondiale, l'aereo probabilmente maggiormente prodotto durante il conflitto (36.000 esemplari). Dotato di una robusta blindatura, i cannoni dei BF 109 tedeschi difficilmente riuscivano a perforarlo. Erich Hartmann, in un duello aereo, dovette avvicinarsi molto alla propria vittima e colpirlo al radiatore, unico punto debole, per abbatterlo. I rottami dell'aereo precipitato raggiunsero il suo BF 109 ed egli fu costretto a lanciarsi.

di Antonio Frate

 

L'incredibile fortuna dei programmi scandinavi

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E' da molto tempo che l'industria militare scandinava riesce a sfornare prodotti di alta qualità, con un target di utenza estera molto ben indovinata, e che frutta molto agli investitori.

A) Gripen

E' stata divulgata la notizia per cui il Brasile intende acquistare un totale di 108 cacciabombardieri  Saab Gripen E/F per la propria Força Aérea Brasileira. L'acquisizione avverrà in tre tranches, di cui la prima di 36 velivoli per (da 5,4 miliardi di dollari) per rimpiazzare i Dassault Mirage 2000C già ritirati dal servizio. Le altre due tranches verranno commissionate successivamente per rimpiazzare gli F 5 EM/FM e i 52 AMX ancora in servizio la cui radiazione è prevista entro il 2035. Il primo contratto era stato siglato tra in 2 paesi nel 2014 con un ordine iniziale di 28 jets. Il piccolo caccia svedese viene considerato il primo caccia di "quarta generazione e mezzo". Progettato a partire dagli anni settanta, entrò in produzione nei primi anni Novanta, in anticipo rispetto a tutti gli altri aerei delle stessa generazione.  Le sue caratteristiche sono l'essere un caccia di piccole dimensioni, nella categorie delle 12 tonnellate e mezzo. Inizialmente il progetto aveva previsto una possibile partnership con l'AMX italo-brasiliano, ma poi le specifiche richieste per il prodotto svedese portarono ad una divisione dei programmi. Può considerarsi, come per l'A-4 A-4 Skyhawk progettato da Ed Heinemann, un piccolo caccia con una grande capacità di carico. All'epoca del progetto, si levarono voci contrastanti sulla sua nascita: l'aver sviluppato un caccia nazionale, con un programma da 11 miliardi di dollari, per un paese di 8 milioni d'abitanti come la Svezia, significava aver investito ben 1000 $ in media per ogni svedese. Tuttavia il piccolo jet ha iniziato a collezionare un gran numero di clienti esteri. Va considerato però che il jet utilizza anche componenti stranieri: Il motore F 404 è quello dell'F 18 americano, prodotto con modifiche in Svezia,  il radar è della Gran Bretagna, il sistema di ricerca e traccia a raggi infrarossi è italiano. Gran parte della struttura del velivolo può essere costruito in Brasile. I clienti sono, oltre alla Svezia (204 ordini), la Repubblica Ceca con 14 esemplari, il Sudafrica con 26, l'Ungheria con 14 e la Tailandia con 12 ordinazioni. Con l'aggiunta della richiesta brasiliana, si può certo dire che il Gripen si è rivelato un programma di successo internazionale.

B) CV 90

Il CV 90 è il veicolo da combattimento terrestre prodotto dalle svedesi Bofors e Saab. Il programma di sviluppo nacque nel 1984: furono presentati tre prototipi per le prove comparative e il prototipo del CV 90 venne prescelto per lo sviluppo. Entrato in produzione nel 1993, subito iniziò ad aggiudicarsi un gran numero di clienti stranieri: oltre alla Svezia (509 esemplari), fu acquistato da Norvegia (104), Finlandia (102), Paesi bassi (192), Danimarca (45+45); Svizzera (186), Estonia (44 ordinati all'Olanda). Il veicolo si presenta come un programma polivalente, che può essere declinato in numerose varianti (carro da fanteria, con cannone da 30, 35 o 40 mm a seconda del paese utilizzatore), carro medio (da 105 o 120 mm), Armadillo (versione antimina senza torretta), e tanti altri. Con oltre 1000 modelli prodotti, ha surclassato il Dardo italiano, l'Ascod austro-spagnolo, il Bionix di Singapore e altri della sua categoria. Il più complesso tra i veicoli in questione, il Puma tedesco, prodotto dal 2009, per ora non ha ancora avuto ordini stranieri definitivi.

Patria AMV

Il Patria AMV (Armored Vehicle Modular) è un veicolo militare 8 × 8 multiruolo prodotto dalla società finlandese industria della difesa Patria. La sua caratteristica principale è la sua struttura modulare, che permette l'incorporazione di torrette differenti, armi, sensori o sistemi di comunicazione sullo stesso scafo. Diversi progetti della versione APC (veicoli corazzati da trasporto) e IFV (Veicolo da combattimento della fanteria) sono stati realizzati, così come ambulanze, versioni di supporto al fuoco portamortai.  Il veicolo ha un ottimo livello di protezione ed è  in grado di sopportare le esplosioni fino a 10 kg (22 lb) TNT. L'AMV ha livelli di protezione fino a  proiettili da 30 mm APFSDS (perforanti) sull'arco frontale. Un'altra caratteristica importante è la molto buona mobilità (che unisce velocità, agilità e comfort dell'equipaggio) in terreni accidentati, attivato dalla sospensione idraulica sofisticata ma robusta che  consente di regolare ogni ruota singolarmente. Gli operatori sono: Croazia (126 modelli), Finlandia (62), Polonia (997), Slovenia (30), Sudafrica (238), Svezia (113), Emirati Arabi Uniti (15). Gli USA hanno prodotto dei prototipi per il USMC. In totale ben 1625 modelli sono stati prodotti.

 

di Antonio Frate

 

 

Cerimonia di chiusura del servizio dei Pelican e varo del sommergibile Venuti

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Il 26 settembre, presso l'aeroporto militare di Pratica di Mare (RM), con una sobria cerimonia è stato segnato il congedo per gli HH-3F, gli elicotteri Pelican dell'AMI (Aeronautica Militare Italiana). La manifestazione è stato presieduto dal Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Pasquale Preziosa e dal Generale di Squadra Aerea Maurizio Lodovisi, Comandante la Squadra Aerea, e da  una rappresentanza del 15° Stormo e dell’Associazione "Gente del 15°", che è composta soprattutto da ex-appartenenti al Reparto SAR dell'Aeronautica Militare. Presente infine, una rappresentanza del personale del 6° Reparto Manutenzione Elicotteri. Il Pellicano, come è soprannominato, era entrato in servizio nel 1977. Ha volato per oltre 185.000 ore ed ha contribuito al salvataggio di oltre 7.000 persone in imminente pericolo di vita. Infatti il suo ruolo principale è stato quello del SAR, il salvataggio. è stato impiegato anche in operazioni fuori area, come in Somalia, ex Juogoslavia, Albania, Kosovo ed Iraq, garantendo all'AMI una piattaforma sicura e versatile di soccorso. Il Pellicano lascia il testimone all'HH-139, la versione dell'Aw 139 (best seller di Agusta Westland), dedicata appunto alle missioni SAR per l'AMI.  L'HH-139 avrà una specifica utilizzazione SAR in Patria, essendo destinata alla ricerca e soccorso dei piloti precipitati sul territorio nazionale, e in modo marginale come C-SAR, ossia potrà svolgere le stesse funzioni in aree operative all'estero, in zone di conflitto. Sono stati ripresi in azione dalle TV nazionali, ad esempio, nel tragico incidente accaduto a due Tornado quest'estate nelle Marche. Ma nei piani dell'AMI dovrebbe entrare in servizio anche l'HH-101, la versione militare dell'AW-101, che per dimensioni e ruoli dovrebbe, a rigore, essere il vero sostituto funzionale del Pelican. Uno dei primi modelli di HH-101 ha volato nel Regno Unito,  all'uscita dagli stabilimenti locali di Agusta-Westland, a Yeovil, nel marzo di quest'anno. L'HH-101 è stato poi mostrato al Farnborough Airshow 2014, nello stand di Agusta-Westland, in luglio.

Marina Militare: cerimonia del  varo del “Pietro Venuti”, il sommergibile S-528

Nella mattina del  9 ottobre 2014, si è svolta la cerimonia per il varo del sommergibile “Pietro Venuti” alla presenza del  Ministro della Difesa Roberta Pinotti, , del  Capo di stato maggiore della Marina, dell' ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi, dell’amministratore delegato di Fincantieri, Ing. Giuseppe Bono e di  autorità civili, militari e religiose. Alla cerimonia ha preso parte, inoltre, come Madrina della cerimonia, Maria Venuti, nipote del sommergibilista Pietro,  caduto in azione nel mare Arabico nel 1940 ed insignito della Medaglia d’Oro al Valore Militare. Il Venuti verrà consegnato alla Marina Militare a fine del prossimo anno. Il nuovo gioiello della tecnologia firmata Fincantieri è il centounesimo sommergile realizzato dai cantieri di  Muggiano dal 1907: e' lungo 57 metri, largo 12, può raggiungere una velocità massima in immersione di sedici nodi ed ha un equipaggio di 27 unità. Verrà affiancato dal gemello "Romeo Romei" nell'estate 2016. Rispetto al progetto originale tedesco il sommergibile può raggiungere profondità maggiori ed è più silenzioso (ad es. gli organi meccanici sono realizzati su supporti elastici per ridurre le vibrazioni). Grazie alla tecnologia "fuel-cell" ha elevata autonomia in immersione. Tali battelli hanno un prezzo totale di quasi un miliardo l'uno, per cui all'inizio dell'anno scorso, quando vennero stanziati i primi fondi per l'acquisto, provocarono la reazione di alcuni organi di stampa, che ne hanno criticato l'acquisto.

 

di Antonio Frate

 

 

Una panoramica sul mercato delle pistole

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La Beretta S.P.A., famosa azienda di Gardone Val Trompia (BS) produttrice di armi da fuoco portatili sin dal 1526, è la fornitrice delle pistole d'ordinanza della Forze Armate USA.  Ad oggi, oltre 600.000  pistole M9 (in calibro 9x19mm parabellum, versione americana e modificata del modello 92, entrata in produzione nel 1978), sono state consegnate alle forze armate e varie forze di polizia della prima potenza militare del mondo. La prima commessa risale al 1979, quando fu consegnato uno stock di pistole modello 92 al reparto d'assalto speciale "SEAL Team 6" della US Navy. Nel 1985 fu invece sottoscritto un contratto del valore di 75 milioni di dollari per la fornitura di 315.930 pistole M9 ai reparti dell'esercito, della marina, dell'aeronautica militare, del Corpo dei marines e della U.S. Coast Guard, in sostituzione della storica Colt M 1911A1 (1911 indica la data di entrata in servizio dell'arma). Nel 1987 fu avviata la produzione in serie delle pistole d'ordinanza nella nuova corporation con sede negli Usa (Maryland). All'epoca, con l'aggiudicazione del contratto, le aziende concorrenti promossero azioni legali per contestare il risultato della gara, ma le persero: fu confermato che la Beretta soddisfaceva tutti i requisiti richiesti dalle Forze Armate americane, meglio delle concorrenti. Alcuni militari americani lamentavano la diminuita potenza di fuoco della nuova arma, a causa del calibro minore (le 1911 utilizzano il .45 ACP), ma per l'uso della pistola d'ordinanza come arma difensiva, piuttosto che offensiva, tale fattore è meno rilevante, o addirittura utile ad evitare incidenti, come nel caso dei conflitti a fuoco in ambienti chiusi. Due anni più tardi, ulteriori 50.000 pistole 92FS vennero acquistate da parte della polizia federale e delle unità assegnate al pattugliamento e controllo delle frontiere. Altre 18.744 92FS furono consegnate nel 2002 alla U.S. Air Force, e tre anni più tardi Beretta Usa Corporation sottoscrisse 13 differenti contratti con il Pentagono, tra cui quelli per la fornitura di 60.000 pistole M9 per USAF, US Army e 3.500 pistole modello M9A1 e 140.000 special al Corpo dei marines. Nel settembre del 2007, U.S. Army e U.S. Navy ordinarono di 10.576 pistole 92FS. Nel febbraio 2009, Beretta Usa Corporation ricevette dal Pentagono una commessa di 450.000 pistole M9 e relative munizioni, per un valore complessivo di 220 milioni di dollari, "il maggiore contratto d'acquisto di pistole dalla fine della Seconda Guerra Mondiale", come fu rilevato dalla stampa statunitense. Era il periodo della nuova amministrazione Obama, alle prese con un riassetto epocale causato dalla crisi bancaria del 2007. Ventimila di tali armi furono poi trasferite dall' U.S. Army al ricostituito esercito iracheno. Nel settembre 2012 la Beretta ha ottenuto un nuovo, ulteriore contratto per rifornire l’Us Army per ulteriori 100.000 pistole M9. Le armi Beretta equipaggiano forze armate e di polizia di innumerevoli paesi in tutto il mondo. Italia: Polizia di stato, Carabinieri e Guardia di finanza sono armati con le 92SB; Francia: la Gendarmerie Nationale e l'Armée de l'Air hanno adottato invece il modello 92G (110.000 pistole consegnate dal 1987); Spagna:  la Guardia Civil ha sottoscritto nel 2002 un accordo con Beretta per la fornitura di 45.000 pistole 92FS; Turchia:  quarantamila pistole dello stesso genere consegnate alla polizia nazionale; Canada: nell'aprile del 2007, la holding italiana ha firmato un contratto per la fornitura alla polizia di frontiera canadese delle pistole semiautomatiche Px4 Storm, battendo la Sig Sauer P 226, arma in dotazione ai Navy Seal, scelta da questi ultimi per la sua elevata capacità di resistere alla corrosione negli ambienti salmastri (dopo il già citato acquisto delle Beretta). Va comunque ricordato che l'azienda italiana s'è impegnata per risolvere tale gap tecnico. La Px4 Storm è invece un modello di recente progettazione, che utilizza la tecnologia dei tecnopolimeri. Oltre alla Polizia canadese di frontiera (le famose Giacche rosse) è stata adottata da numerose polizie locali americane ed italiane.

SIG SAUER.  L'azienda svizzera si è aggiudicata un'altra grande commessa, quella della forze di Polizia francesi, col modello SP 2022, una versione modificata del SP 2009/2340. E' entrata in servizio con la polizia francese, dogane, amministrazione penitenziaria e Gendarmeria nel 2002 per una durata prevista di 20 anni, da cui il nome. L'arma, disponibile in 9x19mm, 40 S & W e 357 SIG, è dotata di una guida Picatinny integrata (piuttosto che di rotaia in uso ad altri modelli) e il grilletto anteriore ha forma differente. Inoltre può essere dotata di una canna filettata e soppressore staccabile e le mire fisse sono a coda di rondine. Sui modelli francesi campeggia la dizione "Propietè de l'Etat", pressofusa sul lato dell'arma.

GLOCK 17: Le truppe britanniche stanno gradualmente sostituendo le pistole Browning 9mm utilizzate dalle Forze Armate per più di 40 anni (dal 1967), con le Glock 17 Generation 4.
La Glock 17 Gen 4 è molto più leggera ed accurata dell'attuale pistola Browning. Essa ha anche una maggiore capacità del caricatore,  17 colpi 9mm rispetto ai 13 della Browning.  Il MoD ha firmato un contratto di 9mln di sterline per fornire alle Forze Armate più di 25.000 armi, incluse le fondine. La Glock 17 può essere utilizzata più rapidamente dell'arma americana che sostituisce, entro circa un secondo.  Per il MoD dopo ben più di quattro decenni in servizio, la pistola dal produttore americano Browning non era più l'arma ideale, iniziando a perdere di affidabilità, ed era diventata sempre più costosa da mantenere.  Dopo aver sperimentato sette armi diverse, si è arrivati alla Glock. Tra i primi a ottenere la nuova Glock saranno le truppe in servizio in Afghanistan, dove il nemico a volte può attaccare a distanza molto ravvicinata.  Le pistole sono ottimamente efficaci in un intervallo compreso tra 10 e 25 metri. La Glock ha tre fermi di sicurezza built-in, e può essere mantenuta a pieno carico con il colpo in canna anche quando è nella custodia. Fabbricata in Austria, è stata testata per circa 18 mesi, sparando migliaia di colpi in climi che variano da -40 ° C ad oltre 50 °C. La Glock 17 equipaggia eserciti e polizie in tanti paesi nel mondo.

CARACAL. Si tratta  (nome mutuato da una lince africana) della prima pistola semiautomatica interamente concepita e costruita negli Emirati Arabi Uniti. Costruita dalla Caracal International LLC di Abu Dhabi, è un progetto di Wilhelm Bubits,  ideatore assieme all'ingegner Gaston Glock, delle pistole austriache Glock. E delle Glock le Caracal impiegano molte delle soluzioni tecniche: scatto in "azione sicura" (una azione doppia con percussore parzialmente prearmato), percussore interno, uso di polimeri per la realizzazione del fusto. E' presente una slitta per il montaggio d'accessori integrata sotto il Dust Cover e un indicatore di colpo in canna presente sulla culatta, ad alta visibilità e rilevabile al tatto, simile all'analogo dispositivo presente sulla pistola tedesca Walther P99 o sull'austriaca Steyr Serie M-A1, pistola questa a sua volta progettata da Wilhelm Bubits e che riprende varie soluzioni tecniche Glock. Le Caracal sono dotate di uno sgancio del caricatore ambidestro (pulsante per il rilascio del caricatore sistemato su ambedue i lati) e dispositivo di Hold-Open (sgancio del carrello in apertura) sul lato sinistro. Non impiegano sicure manuali ma interne, in maniera analoga alle pistole Glock e Steyr M-A1. Il peso dello scatto delle Caracal si attesta sui 2,2 chili, con una corsa di 8 millimetri. Esistono due varianti della pistola Caracal: la F (Full-Size) con canna da 104 mm per una lunghezza totale di 178 mm, altezza di 135 mm, pessore di 28 mm e peso a vuoto di 750 grammi. I caricatori impiegati hanno una capacità variabile dai 16 ai 18 colpi a seconda del calibro. La C, compatta, ha canna da 90 mm per una lunghezza totale di 167 mm, altezza di 122 mm e peso a vuoto di 700 grammi, mentre lo spessore resta invariato rispetto alla Full-Size. E' adatta al porto occulto.  I caricatori impiegati hanno una capacità variabile dai 13 ai 15 colpi a seconda del calibro, che può essere 9 mm Parabellum, .40-Smith & Wesson, .357-SiG e 9 × 21 mm IMI, essendo il mercato italiano il primo sul quale la Caracal International LLC ha voluto puntare per la distribuzione commerciale.

 

di Antonio Frate

 

 

Aereo malese colpito dal missile Buk

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Il missile che ha abbattuto l'aereo civile della Malaysia Airlines (volo Amsterdam-Kuala Lampur) ieri, in Ucraina, è un missile Buk. I sistemi missilistici della classe Buk sono stati sviluppati dall'Unione Sovietica e dalla Federazione Russa per attaccare missili da crociera, bombe intelligenti, velivoli ad ala fissa ed elicotteri e UAV. Sia le forze armate ucraine sia quelle della Russia sono dotate del sistema missilistico anti-aereo "Buk". Il sistema risulta di notevoli dimensioni: è presente il lanciatore, installato su un semovente cingolato, un secondo cingolato di comando e un radar, quindi risulta difficilmente occultabile ai satelliti. Il solo missile ha un peso di 690 kg, è lungo 5,55 m ed ha un diametro di 0,4m. Il sistema, denominato SA-11 "Gadfly" in occidente, è il successore del 2K12 Kub, rispetto al quale ha migliori prestazioni grazie all'utilizzo di motore a razzo anziché statoreattore, ed è un sistema antiaereo simile al Tartar-SM-1 americano ma molto più moderno. Il sistema, è entrato in servizio nel 1980 contemporaneamente al sistema SA-10 Grumble. La tangenza è di 14 km, la carica d'esplosivo di 70 kg. Il sistema Buk ha avuto sin dalla sua introduzione vari aggiornamenti, come la versione BUK 1 (in servizio dall''83), che hanno portato al sistema 9K37M2 "Buk-M2", SA-17 Grizzly nel codice NATO. Lo sviluppo del sistema 9K37 "Buk" iniziò il 17 gennaio 1972 su richiesta del Comitato Centrale del PCUS. Allo sviluppo parteciparono molti tecnici che avevano sviluppato il precedente sistema 2K12 "Kub" o SA-6 "Gainful" secondo la designazione NATO. E' stata sviluppata contemporaneamente anche la versione navalizzata del Buk, denominata 3K90, "Uragan", SA-N-7 "Gadfly" secondo la designazione NATO. Il sistema 3K90 "Uragan" usa gli stessi missili 9M38 e 9K37 ma differenti lanciamissili e radar di tiro e sistemi di guida. Il sistema venne testato tra il 1974 e il 1976 sui cacciatorpediniere della Classe Kashin ed entrò in servizio nella Marina Sovietica equipaggiando le unità dalla Classe Sovremmenyj. Nel 1992 iniziarono i lavori di ulteriore ammodernamento del "Buk" e le modifiche vennero sviluppate tra il 1994 e il 1997 e diedero origine al sistema 9K37M1-2 Buk-M1-2, entrato in servizio nel 1998. Il nuovo sistema era abbinato al nuovo missile 9M317, con migliore prestazione cinematica e che tuttavia poteva essere ancora utilizzato anche dal sistema Buk-M1. Il nuovo missile ed altri miglioramenti permettevano al Buk M 1-2 di intercettare anche missili balistici. Il raggio d'azione passava da 30 a 50 Km. Il 9K37M1-2 Buk-M1-2 viene esportato con la denominazione di "Ural".

 

di Antonio Frate

 

 

M346 Alenia Aermacchi

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Mentre proseguono i bombardamenti su Gaza, l'Aeronautica Israeliana si è dotata dei primi due velivoli da addestramento avanzato Alenia Aermacchi M-346 presso la base aerea di Hatzerim. Si tratta dei primi due esemplari dei 30 velivoli che andranno a sostituire i TA-4 attualmente in servizio; e prenderanno il nome di Lavi (leone in ebraico). Il 16 febbraio 2012 il Ministero della Difesa israeliano aveva annunciato di aver selezionato gli M-346 Master per sostituire i 30 TA-4 Skyhawk ancora in dotazione come aerei addestratori nell'Heyl Ha'Avir. Benché usati come addestratori, tali aerei furono comunque utilizzati per bombardare Gaza nel 2010. Si può quindi pensare che le successive versioni del velivolo italiano possano essere utilizzate anche per il combattimento. Come già avvenuto precedentemente, l'M-346 ha avuto la meglio nei confronti del "rivale" sudcoreano KAI T-50 Golden Eagle, che era stato valutato da Israele nella gara per l'acquisizione del nuovo addestratore avanzato. Il primo addestratore dei trenta in corso di produzione per le forze aeree israeliane è stato presentato a marzo in una cerimonia all'interno dello stabilimento di Venegono Superiore, in provincia di Varese, alla presenza degli operai, dei vertici societari e delle forze armate italiane ed israeliane. Si tratta del primo velivolo di tale categoria non statunitense scelto da Israele. Il roll out del primo esemplare è avvenuto il 20 marzo 2014. Il 19 luglio 2012 il Ministero della Difesa israeliano aveva siglato con Alenia Aermacchi, (subholding del gruppo Finmeccanica), in collaborazione con aziende israeliane e di altri paesi, un contratto per la fornitura dei 30 addestratori avanzati a getto M-346 e dei relativi sistemi di addestramento a terra, per un ammontare di 850 milioni di dollari. Secondo i vertici societari, potrà essere il primo passo di un rapporto di collaborazione più ampio con lo stato israeliano. «Si tratta di una commessa complessa che ha coinvolto nelle forniture anche Honeywell, il governo israeliano e la joint venture Tor – così dichiarò il Ceo di Alenia Aermacchi, Giuseppe Giordo –. Per la parte che ci compete, questo ordine vale 450 milioni di euro». Oltre ai 30 velivoli per l' Heyl Ha'Avir di Israele l'azienda del gruppo Finmeccanica sta rifornendo con il nuovo addestratore le forze aeree di Italia, Aeronautica Militare, 6 esemplari (+ 9 in opzione), di cui 3 già consegnati e assegnati al Reparto Sperimentale di Volo (l'annuncio fu dato al salone parigino di Le Bourget nel giugno 2009. Valore della commessa, 280 milioni di euro. La Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici, ARMAEREO rese noto che l'aereo è stato classificato come T-346). L'Aeronautica di Singapore, Angkatan Udara Republik Singapura, ha richiesto 12 esemplari, tutti consegnati e operativi, e l'Aeronautica polacca, Siły Powietrzne, 8 esemplari (+4 in opzione) in ordine. La firma del contratto, per tali 8 velivoli con il relativo supporto tecnico (e un'opzione per altri 4), è avvenuta il 27 febbraio 2014. L’accordo ha un valore di circa 280 milioni di euro. L’acquisto servirà a sostituire i velivoli PZL TS11 Iskra nella formazione dei futuri piloti degli F-16C/D polacchi.

Complementarietà con l'M 345: Nel campo dell’addestramento Alenia Aermacchi è ben posizionata per poter catturare anche altri mercati, specie in Asia ed in Europa, anche grazie all’ampliamento dell’offerta, avvenuto con il lancio nel 2012 del programma “345”. Tale addestratore basico-avanzato, il cui sviluppo è portato avanti con l’Aeronautica Militare italiana, unisce i costi operativi e di acquisto ridotti degli aerei turboelica con le prestazioni tipiche degli aerei a getto, quindi più efficaci nella formazione dei piloti. Questo velivolo sostituirà gli MB339 delle Frecce Tricolori. Tale velivolo è stato provato dal Comandante della PAN il 3 luglio scorso, in quanto, come già annunciato, sarà il nuovo aereo delle Freccie Tricolori.

Prospettive future: L’M-346 ha vinto le gare internazionali più importanti, raggiungendo ad oggi un portafoglio ordini di 56 velivoli. Secondo Giordo «Il middle east sta diventando sempre più strategico, ma per il futuro vedo grandi opportunità soprattutto nel nuovo programma americano, il cui lancio è atteso nel 2017-18. È un piano enorme, da 350 aeroplani». Tale riferimento è al programma T-X, il concorso indetto dall'U.S. Air Force per trovare il sostituto del Northrop T-38 Talon come addestratore avanzato, a cui l'Alenia Aermacchi partecipa negli Stati Uniti. Per l'occasione il velivolo è stato rinominato Sistema Formativo Integrato T-100, e in caso di vittoria si sposterà la produzione dall'Italia agli U.S.A. Nel gennaio 2013, Alenia Aermacchi ha firmato una lettera di intenti con la General Dynamics per l'ingresso della compagnia statunitense all'interno del programma. Le due società offriranno un sistema integrato di addestramento basato sulla piattaforma T-100 di Alenia Aermacchi, variante per il mercato Usa dell’M-346. Il velivolo sfiderà nuovamente il KAI/Lockheed Martin T-50 Golden Eagle e l’Hawk di Bae Systems, che parteciperà alla competizione assieme a Northrop Grumman, L-3 e Rolls-Royce. Assieme ai rivali “storici” ci saranno anche Boeing e Saab, che si presenteranno assieme. In ogni caso le stime prevedono che il modello sarà costruito in oltre 600 esemplari entro il 2020, escludendo la versione da combattimento, alla quale a volte ci si riferisce con la designazione non ufficiale M-346K. Quest'ultima è un candidato alla sostituzione del caccia leggero Northrop F-5E Tiger II, diffuso in numerose aeronautiche militari nel mondo. Sebbene questo aereo nasca come addestratore, non sarà escluso il suo impiego come cacciabombardiere leggero, come è accaduto per l'MB-339. Le forniture totali potrebbero portare alla produzione totale di oltre 1.000 apparecchi.

 

di Antonio Frate

 

 

Oto Melara CRAM Porcupine

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Alla lista dei prodotti Oto Melara si è aggiunto, da qualche tempo, il prototipo del CRAM Porcupine. Si tratta di un sistema di protezione delle truppe la cui idea nasce, molto presumibilmente, dalle esperienze dell'Esercito nelle missioni all'estero.  Le nostre truppe sono state infatti bersagliate, in Afghanistan, da piogge di razzi e bombe di mortaio,  armi semplici, facili da usare, poco precise, dal basso costo e dalla facile possibilità di acquisizione da parte degli insorti e di truppe regolari. I Porcupine (porcospino) sono torrette equipaggiate con un Gatling M 61A1 da 20mm, sviluppate appunto per neutralizzare tali oggetti offensivi in avvicinamento. Un tipico  complesso Porcupine consiste di 4 di tali unità di fuoco, corredate da munizionamento, complete del sistema di puntamento dei bersagli con sistema ad infrarosso. A dirigere il tutto vi è un posto di controllo centrale per l'arma e un sistema radar 3D con traccia a scansione, per la sorveglianza e la traccia dei bersagli.  La capacità di funzionamento è H 24, lo spazio di copertura di 400x400m, estendibile con l'aggiunta di ulteriori unità. A quanto pare tale sistema potrà essere installato su scafi dei veicoli ruotati Freccia  e dei carri Dardo, rendendolo così altamente mobile e facilmente dislocabile. Il Porcupine si presenta come un sistema dotato di un'arma simile all'M 167, anche se molto più aggiornato e protetto, concepito per essere un semovente piuttosto che un'artiglieria trainata.

 

di Antonio Frate

 

 

 

Invasione russa in Crimea

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La Russia avrebbe inviato "di recente" in territorio ucraino altri 6000 militari, oltre ai 2000 parà e i 30 blindati, secondo il ministro della Difesa ucraino, Ihor Tenyukhe,. Secondo quanto dichiarato da Serhiy Astakhov dell' Associated Press, portavoce delle autorità frontaliere dell’Ucraina, otto aerei militari da trasporto russi sono atterrati in Crimea con a bordo dei carichi sconosciuti. Astakhov ha affermato che gli aerei, degli Il-76, sono entrati inaspettatamente nello spazio aereo ucraino e hanno ricevuto l’autorizzazione ad atterrare alla base aerea di Gvardeiskoye, a nord della capitale regionale Sinferopoli. Per il rappresentante permanente del presidente ucraino in Crimea, Serghiei Kunitsin, citato dall'agenzia Unian, gli Il-76 atterrati sarebbero 13. Ognuno con a bordo 150 paracadutisti per un totale di 2.000 soldati. L’aeroporto di Simferopoli è pattugliato da ronde armate di miliziani locali filo-russi, alcuni in divisa senza insegne, altri in abiti civili. L'Ilyushin Il-76, in caratteri cirilliciИльюшин Ил-76, conosciuto in Occidente col nome in codice NATO Candid, è un quadrimotore turbofan da trasporto strategico multiruolo, a medio raggio, progettato dall'OKB 39 diretto da Sergej Vladimirovič Il'jušin e sviluppato in Unione Sovietica tra i tardi anni sessanta ed i primi anni settanta. Le missioni del velivolo sono l'aviolancio di paracadutisti, trasporto tattico di commandos e materiale da combattimento, inclusi corazzati medi completi d'equipaggio, soccorso e salvataggio in zone disastrate. Si può affermare essere, per la configurazione generale e per il ruolo a cui era stato destinato in fase di progettazione, l'equivalente sovietico dello Lockheed C-141 Starlifter americano. Mentre tale ultimo velivolo è stato prodotto in meno di 300 esemplari, l'Il-76 è stato prodotto in circa 900 esemplari, in gran parte esportati, e le ultime versioni, equipaggiate con impianto motore aggiornato, sono rimaste in produzione almeno fino alla metà degli anni novanta. Il peso a vuoto è di 92 tonnellate e il carico massimo di 88, la velocità massima di 850 km/h.

 

di Antonio Frate

 

 

Droni, il futuro della difesa

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Il drone è un aeromobile a pilotaggio remotocaratterizzato dall'assenza di piloti umani a bordo. Il  volo viene controllato dal computer a bordo del velivolo,  attraverso il controllo remoto di un navigatore, dal terreno o da un altro veicolo. Tali velivoli si stanno moltiplicando alla velocità della luce. Dieci anni fa i droni a disposizione del Pentagono erano in totale una cinquantina. Oggi sono circa 7000. Nel 2012 il mercato valeva complessivamente sette miliardi di dollari, entro il 2021 studi di settore prevedono che il mercato crescerà vertiginosamente fino a raggiungere la quota di 130 miliardi. Uno sviluppo per certi versi simile a quello degli aerei da  combattimento, usati nella Prima guerra mondiale soprattutto come ricognitori, poi diventati cacciabombardieri. Oggi sono circa 70 i Paesi, alcuni dei quali insospettabili, che producono o progettano di costruire droni, oltre ai quali ci sono quelli che li acquistano dall'estero. Per costruire un drone militare bastano $5 milioni, un caccia ne costa 60 o più. Decine di milioni si risparmiano poi smantellando la categoria dei piloti. Rispetto agli F35 la differenza dei costi è enorme: i contestati jet costeranno probabilmente centotrenta/centoquaranta milioni di dollari.  Per cui i droni,  hanno tutte le carte in regola per diventare i nuovi padroni dei cieli. Anche e soprattutto nel settore civile. Rispetto ai velivoli senza pilota per uso militare, quelli civili risultano pure più economici: per realizzarne uno bastano poche centinaia di migliaia di euro.

Stati Uniti. Il colosso americano Northrop Grumman, produttore degli Uav per il Pentagono, è in testa alla produzione mondiale di droni. Dietro la Northrop c'è la Lockheed Martin. L'Mq1 Predator e i più moderni Mq9 Reaper  della General Atomics sono i prodotti più conosciuti del settore. Il Predator è in produzione dal 1995, ed è stato usato come ricognitore. L'MQ-9 Reaper è un velivolo più grande e ha più capacità di carico del Predator. Può usare gli stessi sistemi di terra del MQ-1.  Nel 2008 la New York Air National Guard 174th Fighter Wing iniziò la transizione dall'aereo pilotato F-16 all'aeromobile a pilotaggio remoto MQ-9 diventando così il primo squadrone d'attacco pienamente automatizzato. La Northrop  sta anche sviluppando l'X B 47. Si tratta di un drone delle dimensioni di un caccia che è decollato il 14 maggio 2013 per la prima volta dal ponte di una portaerei americana, un test che potrebbe spianare la strada per gli Stati Uniti al lancio di aerei senza pilota da qualunque parte del mondo. L'X-47B è il primo drone progettato per il decollo e l'atterraggio su una portaerei, il che significa che Washington non avrebbe bisogno delle autorizzazioni degli altri Paesi per utilizzare le loro basi.

UE. L'UE spera di colmare il gap con gli USA. Attualmente ci sono all'incirca 400  progetti in ballo nel Vecchio Continente per la realizzazione dei velivoli a pilotaggio remoto. La tedesca Eads Cassidian, la francese Dassault Aviation e Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica hanno sottoscritto un'intesa in cui affermano di avere una visione comune della situazione degli aerei senza pilota e chiedono il lancio di un programma europeo per lo sviluppo di droni della categoria a media altitudine e lunga autonomia (in gergo Male). Affermano che un programma comune nella Ue sosterrebbe le esigenze delle forze armate europee e consentirebbe di mettere insieme i fondi pubblici di vari Paesi per la ricerca e lo sviluppo, per alleviare i problemi di ristrettezza dei bilanci. Nel novembre 2011 è stato firmato un memorandum tra i ministeri della Difesa di Italia e Germania sui droni. Tuttavia un anno fa i tedeschi hanno spiazzato gli italiani siglando un'intesa con la Francia, che già nel novembre 2010 aveva concluso due intese con la Gran Bretagna ponendo le basi per l'unione militare. All'accordo anglo-francese era seguita un'intesa industriale tra Dassault e Bae Systems per sviluppare un drone da ricognizione, il Talamos.

Francia.  Oltre ai programmi citati, sta negoziando con gli americani l'acquisto di 12 Reaper. Le forze francesi hanno utilizzato droni Harfang senza armi (basati sull'Heron israeliano) in Afghanistan, Libia e Mali.

Germania.Il gruppo paneuropeo Eads si è impegnato nella costruzione del drone tedesco Euro Hawk, clone dello statunitense Global Hawk.  Tale progetto tedesco si è bloccato dopo lo scandalo dei costi gonfiati che prima delle elezioni è quasi costato la testa al ministro della Difesa teutonico.  La Germania, col polverone sugli Euro Hawk, aveva cancellato il contratto con Northrop Grumman  rimandando tutto al post-elezioni.  Ma difficilmente Berlino potrà ritirare l'impegno preso. Le forze tedesche in Afghanistan hanno utilizzato droni Luna e Heron israeliani.

Regno Unito. Il Regno Unito è un vecchio partner degli Stati Uniti nell'uso dei droni armati. Finora nessun altro paese europeo ha utilizzato droni armati. Le forze militari britanniche hanno utilizzato i Predator statunitensi in Iraq dal 2004, prima di acquisire i propri droni Reaper per usarli in Afghanistan nel 2007. Da allora, il Regno Unito ha lanciato oltre 400 missili e bombe dai suoi droni in Afghanistan, un dato destinato ad aumentare quando il Regno Unito raddoppierà la sua flotta di droni armati nel prossimo anno, operando con droni sia dal proprio territorio che dal suolo statunitense. I  britannici di Bae Systems sono grandi produttori di droni. Taranis è un prototipo di tale azienda, semiautomatizzato e stealth.

Italia.  E’ diventata una piattaforma privilegiata per testarli ed è stata anche il primo Paese dell'Ue a usarli, sia pure solo a scopo ricognitivo e di intelligence, dopo la Gran Bretagna, invece l'unico Stato nel club dei 27 ad averli armati.  La flotta italiana, acquistata tra il 2001 e il 2008 per un importo complessivo di almeno 380 milioni di dollari, consiste oggi di 12 aerei teleguidati (sei Predator e sei Reaper).  Sono in forze al 32esimo stormo della base militare Amendola (FG).
I 6 Predator, progettati per perlustrare territori e scattare immagini, verranno dismessi nel 2020. Dalla base di Amendola gli UAV decollano per le missioni di ricognizione e protezione dei militari italiani in Afghanistan. Nel 2011, i Predator italiani sono partiti per la Libia, contribuendo in modo rilevante, per gli analisti statunitensi, all'identificazione di target sensibili da abbattere. Nel gennaio 2013, l'Italia ha concesso il suo supporto logistico ai francesi per l'intervento militare in Mali, mettendo a disposizione anche i propri droni per un contributo aereo non militare, cioè rifornimenti e osservazione in volo.  Il ruolo dell’Italia è destinato a diventare nel prossimo futuro anche più strategico con la trasformazione di Sigonella, in Sicilia, nell'hub più importante al mondo per i droni.  Qui si svilupperà infatti il sistema AGS – Alliance Ground Surveillance che fornirà ai paesi dell’Alleanza Atlantica capacità di intelligence, sorveglianza e riconoscimento a supporto  dell’intero spettro delle operazioni NATO nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio Oriente . Nella base aeronavale siciliana, dove arriveranno 800 militari membri dell’Alleanza, opererà il centro di coordinamento e controllo. La costruzione di stazioni fisse e mobili sarà appaltata a industrie europee dalla capocommessa Usa Northrop Grumman. Da Sigonella partono oggi anche i droni utilizzati nell’operazione di pattugliamento “Mare Nostrum”, che dovrebbe evitare il ripetersi di tragedie di  migranti come recente di Lampedusa. Presto si passerà al loro uso sulla Terra dei Fuochi per individuare i suoli inquinati. Droni che erano stati utilizzati per tenere sotto controllo le colate e le emissioni gassose dell'Etna sono stati usati per controllare la Costa Concordia e per campagne di monitoraggio ambientale.  Utilizzi militari e civili si intrecciano, nella sicurezza come nell’ordine pubblico. I confini fra usi leciti e illeciti diventano labili. Nel mercato dominato da aziende Usa e isrealiane  l’unico drone italiano finora operativo sul mercato è il Falco, aereo teleguidato progettato dalla Selex ES (già Selex Galileo), gruppo Finmeccanica. Più piccolo dei Predator americani, ha ottime prestazioni. E’ lungo 5 metri, apertura alare di 7 metri, può restare in volo per 12 ore e trasmettere dati a 200 km di distanza ed è stato concepito  per la ricognizione, con visori all’infrarosso e radar.  E’ il drone che è stato mandato in missione in Congo per conto dell’ONU. Tale UAV pare sia stato usato dal Pakistan in operazioni sul proprio territorio, modificato per l'attacco. Questo paese ne ha acquistati addirittura 25. I primi sono arrivati dall’Italia, gli altri sono stati assemblati lì. E sono in servizio dal 2009. ( Il contratto era stato firmato quando il paese era in mano al generale Musharraf, poi le cose sono cambiate e la diffusione dei droni made in Italy ha creato problemi fra la nostra industria bellica e la diplomazia Usa). L’azienda italiana controllata dallo Stato ha venduto il suo drone anche ad Arabia  Saudita e Giordania. A febbraio al salone di Abu Dhabi, Piaggio Aeroha presentato il nuovo P.1HH Hammerhed, prototipo senza pilota del bimotore a turboelica P180 Avanti II.  Alenia sta anche collaborando coi francesi Dassault e con Eads per realizzare il drone d’attacco Neuron, da produrre in un numero limitato di esemplari.  

Israele. Gli israeliani di Elbit Systems e Israel Aerospace Industries (Iai), sono attivissimi nel rifornire Stati europei come la Svizzera e la Gran Bretagna e nel discutere contratti futuri con Germania e Francia. Da Tel Aviv, sin dal 2005, sono partite le maggiori esportazioni del comparto: il 50% verso l'Europa e il 34% verso l'Asia, per un totale di circa $4,6 miliardi in otto anni.  

Svizzera. La neutrale Svizzera ha chiesto agli israeliani altri 6 UAV, per rinnovare la sua flotta di 25 mini droni, di tecnologia superata. 

Marocco 21.01.2014 L'Aeronautica militare del Marocco ha intenzione di acquistare dalla Francia gli Harfang (IAI Heron I) . Il contratto potrà essere sottoscritto dopo l'accordo per la consegna dei droni della compagnia israeliana Israel Aerospace Industries, produttore di Heron I . In caso di conclusione dell'accordo, al Marocco andranno gli Harfang in sovrannumero rispetto alle necessità dell'Aeronautica militare francese. Oggi in dotazione al Marocco ci sono già 3 Harfang, comprati dalla Francia con il permesso di IAI. I rapporti diplomatici tra Marocco e Israele sono stati interrotti nel 2000, ma ora i Paesi pian piano stanno sviluppando la cooperazione tecnica militare.

Altri importanti utilizzatori di droni sono Brasile, Iran, Cina, India e Russia

 

di Antonio Frate

 

 

Systeme de Pose Rapide de Traveres

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Un ulteriore veicolo speciale, molto particolare, è il PTA. Il PTA o SPRAT (Systeme de Pose Rapide de Traveres - Rapid System Installation Bridge, denominazione nell'esercito francese) è un ponte d'assalto modulare progettato e prodotto dalla società francese CNIM . Il contratto di sviluppo è stato firmato nel 2003. La prima macchina è stata consegnata nel 2012. Nel maggio 2012, la DGA ( agenzia francese per l'approvvigionamento dell'esercito francese ) ha consegnato il quinto sistema lancia- ponte (SPRAT) al Tredicesimo Reggimento Genio (Le Valdahon, Francia orientale). Inizialmente 18 PTA sono stati ordinati per l'esercito francese, tuttavia l'ordine è stato ridotto a 10 unità con una consegna completata nel 2013. Lo SPRAT ha prestazioni operative che sono ineguagliabile nel mondo grazie alla sua modularità (adattamento della lunghezza del ponte alla larghezza del fossato, la sua velocità operativa (lancio di un lungo ponte, due sezioni insieme in meno di 10 minuti), la sua mobilità su strada e fuori strada (pendenza fino al 60% ) e l'eccellente protezione dell'equipaggio contro l'aggressione sul campo di battaglia, anche durante le operazioni di varo e il recupero del ponte. A differenza dei veicoli gittaponte pesanti in servizio un pò ovunque nel mondo, realizzati su scafi di veicoli corazzati, lo SPRAT si basa su un telaio a mobilità elevata 10x10, destinato a installare il ponte mobile in zona di combattimento , in brevissimo tempo, permettendo di attraversare un fosso o un ostacolo d'acqua ad una larghezza massima di 24 m per tutti i veicoli in servizio nell' esercito francese, incluso il carro pesante Leclerc.

Dati tecnici

Il ponte è montato su un nuovo telaio di camion 10 x 10. L'originalità del sistema risiede nel fatto che la lunghezza del ponte può essere regolata in base alla larghezza del gap che deve essere attraversata. Questo ponte d'assalto comprende due sezioni che possono essere lanciate insieme o separatamente: si possono schierare o due ponti di 14,3 m, o uno di 26 m. Ogni sezione pesa 7,4 tonnellate. Il ponte è lanciato orizzontalmente sopra la parte anteriore (tipo a mensola) anziché verticalmente come in altri lanciaponti. Il vantaggio principale di tale caratteristica è che non può essere osservata una certa distanza dal nemico. Il PTA 2 può lanciare una sezione in 3 minuti e due sezioni in 5 minuti. Nei 14 metri (un elemento di ponte ) di configurazione, il ponte mobile è in grado di supportare 120 tonnellate, nei 26m fino a 80 tonnellate ( veicoli cingolati ) o 100 tonnellate (veicoli ruotati). Attualmente lo SPRAT è il ponte d'assalto più resistente del mondo.
Progettazione e Protezione: la parte anteriore del veicolo SPRAT è dotato di cabina completamente chiusa con protezione balistica e antimina, che protegge l'equipaggio contro il fuoco delle armi leggere e schegge d'artiglieria, ha un sistema di condizionamento d'aria e NBC che viene gestito da un equipaggio di due persone che possono distribuire i ponti sotto protezione completa. Lo SPRAT ha un equipaggio di due persone, il conducente e il comandante del veicolo. Mobilità: lo SPRAT è basato sul telaio 10 × 10 di fondo che è dotato di servosterzo, sospensioni indipendenti e un sistema di regolazione della pressione del pneumatico centrale che fornisce un elevato livello di mobilità. E' motorizzato con un motore diesel turbocompresso che sviluppa 760 CV. Accessori: il veicolo è inoltre dotato di un sistema di controllo pressione dei pneumatici centrale, azionabile dalla cabina di guida in base alle diverse condizioni del terreno. Il sistema SPRAT è composto da due veicoli:
- un launcher, veicolo con 5 assi sterzanti (10x10) , dotato di due sezioni ponteggio lunghe 14 metri, che può lanciare separatamente per attraversare in successione due fossati di 12 m ciascuno , o dopo l'assemblaggio delle due sezioni, permette un attraversamento di 24 metri di larghezza;
- un fornitore di ponte 6 x 6 (PTS nell'esercito francese) dotato di 2 sezioni ponte supplementari. 
La massa è di 59.000 kg con ponte, la velocità di 70 kmh, l'autonomia di 800 km, il guado di 1 metro, le dimensioni sono: lunghezza: 17,3 m. larghezza: 4,0 m. altezza: 4,0 m.
Il  PTA 3 è una versione che trasporta tre blocchi ponte. La lunghezza complessiva di questo ponte militare è di 27 m . Si può lanciare una sezione in 4 minuti, due sezioni in 6 minuti e 3 sezioni in 7 minuti. E 'stato mostrata al pubblico nel 2004, ma tuttavia sembra che questa versione non ha ricevuto ordini di produzione. 

 

di Antonio Frate