Il waterboarding come tecnica di interrogatorio

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 
Creato Sabato, 11 Settembre 2010 13:33
Ultima modifica il Giovedì, 08 Novembre 2012 11:09
Pubblicato Sabato, 11 Settembre 2010 13:33
Visite: 2477

Una delle tecniche di interrogatorio più discusse e praticata soprattutto sui terroristi islamici è stata quella del waterboarding (annegamento simulato). Questa tecnica, definita nel 2005 dall’ex direttore della CIA Porter J. Goss come una "tecnica di interrogatorio professionale", viene così descritta dalla giornalista Julia Layton:

«Il waterboarding, com'è normalmente descritto, prevede che la persona sia legata ad un'asse inclinata, con i piedi in alto e la testa in basso. Coloro che svolgono l'interrogatorio bloccano le braccia e le gambe alla persona in modo che non possa assolutamente muoversi, e le coprono la faccia. In alcune descrizioni, la persona è imbavagliata e qualche tipo di tessuto ne copre il naso e la bocca; in altre, la faccia è avvolta nel cellophane. A questo punto, colui che svolge l'interrogatorio a più riprese vuota dell'acqua sulla faccia della persona. A seconda del tipo di preparazione, l'acqua può entrare effettivamente nelle vie aeree oppure no; l'esperienza fisica di trovarsi sotto un'onda d'acqua sembra essere secondaria rispetto all'effetto psicologico. La mente crede di stare per affogare.»

Membri della CIA, offertisi volontari per la tecnica del waterboarding, hanno avuto una resistenza media di 14 secondi.

 

 

 

 

Effetti

 

Gli effetti fisici di un waterboarding eseguito in maniera approssimativa possono comprendere sofferenza e danno polmonare, danno neurologico causato dalla mancanza di ossigeno e, in alcuni casi, fratture causate delle cinghie utilizzate per immobilizzare la vittima. Gli effetti psicologici possono durare a lungo. Un uso prolungato del waterboarding può condurre alla morte.

Il dott. Allen Keller, direttore del Bellevue/N.Y.U. Program for Survivors of Torture, ha trattato un "certo numero di persone" le quali sono state soggette a forme di quasi asfissia, compreso il waterboarding. In un'intervista per The New Yorker ha affermato che "si tratta sicuramente di tortura. Alcune vittime sono ancora traumatizzate ad anni di distanza. Un paziente non era in grado di fare la doccia ed aveva crisi di panico quando pioveva. La paura di essere uccisi è un'esperienza terrificante."

I sostenitori di questa tecnica affermano che sia efficace per ottenere delle informazioni. Gli oppositori ribattono affermando che le informazioni così ottenute non siano affidabili, in quanto una persona sottoposta ad un tale trattamento potrebbe essere disposta ad ammettere qualsiasi cosa.

Nel 2006 la CIA ha vietato esplicitamente il waterboarding.

 

fonte: Redazione