Embedded Agency >

La ginnastica militare tra passato e presente (prima parte)

La ginnastica (dal greco gymnastiké - tekné) è l’arte degli esercizi per rendere il corpo forte e sano, sviluppando robustezza e agilità. Fu largamente praticata nel mondo ellenistico già a partire dal V sec. a.C. infatti, i Greci basavano la loro educazione e la loro cultura sullo sviluppo e la vigoria fisica, ritenuta fondamentale anche per lo sviluppo mentale. Nella sua consuetudine vedevano la cura del corpo per trarne armonia, ritmo, movimento e bellezza; la perfezione del corpo portava alla perfezione dell’uomo, una costante, questa, di tutta la cultura greca la quale, così come testimoniato dall’arte, si identificava con i più alti canoni della bellezza fisica. Non così fu per i Romani, che la utilizzarono soprattutto in funzione militare, trasformandola in un quotidiano e severo allenamento fisico, attraverso l’uso delle armi per la preparazione alla guerra. Così scriveva Flavio Giuseppe nel I sec. d.C.: «Per essi infatti non è la guerra l’inizio d’esercitarsi alle armi, né soltanto quando c’è bisogno muovono essi mani tenute inoperose in tempo di pace... bensì, come se fossero nati con le armi addosso, non concedono giammai tregua al tirocinio né ad aspettare le occasioni propizie. Presso di loro le esercitazioni non differiscono in nulla da vere mostre di valore ché anzi, ogni soldato giorno per giorno, si allena con tutto l’ardore come in tempo di guerra...». L’addestramento divenne talmente fondamentale e determinante per la superiorità bellica romana che, in inverno, venivano costruiti dei capannoni (a volte disseminati di cumuli di rocce per simulare terreni dissestati, palizzate, cavalli di legno e diversi altri ostacoli) nel cui interno legionarii ed equites si potessero esercitare; una vera e propria primogenitura del concetto di palestra. Tale “tekné”, fece si che, un solo soldato romano, benché non dotato di un fisico particolarmente prestante, valesse, così come si diceva all’epoca, almeno quanto dieci  guerrieri barbari. Con la progressiva decadenza dell’Impero Romano e il costante sviluppo del Cristianesimo che, esaltando lo spirito e demonizzando la bellezza corporea come uno dei simboli della degradazione dell’anima, si portò l’attività fisica, quale esercizio di preparazione alla difesa e alla guerra, a esclusivo privilegio delle classi agiate. Solo con l’introduzione della figura del Cavaliere medioevale, la quale esaltava le qualità fisiche al pari di quelle morali e intellettive, l’esercizio fisico torna di nuovo un aspetto rilevante. Il Rinascimento, con il suo crescente gusto per la riscoperta della cultura e l’arte classica, portò un nuovo interesse per l’attività fisica infatti, a partire da questo periodo, non solo vennero codificate diverse regole di molti giochi, ma anche le scuole cattoliche, dopo il Concilio di Trento, inserirono l’educazione fisica tra le materie d’insegnamento.  In questo periodo vengono anche pubblicati degli scritti sulla ginnastica, tra cui: la traduzione in volgare del Trattato dei Governi di Aristotele, da parte di Bernardo Segni, il quale scrive: «Quattro son quasi le cose che sogliono essere insegnate, la grammatica, la ginnastica, la musica, e la quarta è la dipintura. Ma la grammatica e la dipintura sono insegnate per utili alla vita in molti casi; e la ginnastica come quella che indirizzi gli uomini alla fortezza. Per fortezza allora si intendeva la forza, cioè quella robustezza del corpo, che era lo scopo soprattutto della preparazione militare. Un soldato doveva sopportare le marce, le privazioni delle comodità, il peso della corazza e delle armi, e naturalmente doveva combattere con un altro soldato e vincerlo nella lotta o nella precisione … o all’occorrenza esser pronto a saltare e a fuggire»; e nel 1573 la seconda edizione di De arte Gymnastica. Libri sex (Arte ginnastica. Libri sei), di Girolamo Mercuriale, nella quale l'autore parla di storia, filosofia, dermatologia, pediatria, patologia etc. e dell’importanza nella medicina degli esercizi fisici, i quali, benché visti in un’ottica di preparazione militare, avevano come obiettivo la sanità e la robustezza del corpo. Una riflessione che continua ancora alla fine del 1700 con lo scritto del giurista e filosofo napoletano, Gaetano Filangieri, Scienza della legislazione (1780), nel quale si poneva una relazione quasi di dipendenza necessaria tra lo sviluppo morale e lo sviluppo fisico. Ma è solo durante l’800 che la ginnastica verrà considerata come materia scolastica, dall’iniziale intento disciplinare al sapere plurale dell’Educazione fisica. Tra i padri di questa “nuova materia” troviamo: Friedrich Ludwig Jahn, il quale viene considerato “il padre della ginnastica”, per il pedagogista tedesco l’Educazione fisica non era solo importante per la formazione del singolo individuo ma anche per la costruzione di una identità nazionale forte e sicura; Franz Nachtegall fondò nel 1799 una palestra privata a Copenhagen, fu grazie a lui che nel 1814 divenne materia obbligatoria nelle scuole pubbliche maschili danesi, tanto che, il Principe Reale di Danimarca, comprese che la ginnastica sarebbe stata utile per formare dei militari allenati, creando così il primo Istituto di Ginnastica Militare; Francisco de Amorós y Ondeano, che a Parigi fondò la Palestra Normale Militare. In Italia, nella fattispecie nel Regno di Sardegna, fondamentale fu la figura dello svizzero R. Obermann, il quale, chiamato a Torino, nel 1833, da Carlo Alberto di Savoia per l’istruzione ginnica degli allievi dell’Accademia Militare, influenzò in seguito, in maniera decisiva, anche la cosiddetta ginnastica educativa, la quale, concepita come metodo volto alla formazione del carattere, allo sviluppo del senso della disciplina e alla salute del corpo, era intesa soprattutto come propedeutica al servizio militare. Nel Regno delle Due Sicilie invece, ebbe particolare importanza l’opera scritta nel 1846 da Niccolò Abbondati, Istituzione di arte ginnastica per le truppe di fanteria di S. M. Siciliana, e dall’opera svolta come insegnante presso il Collegio Militare della “Nunziatella” di Napoli (1841-1848), dal filosofo, Francesco De Sanctis, che fece dell’insegnamento della ginnastica uno strumento fondamentale per la formazione dei cadetti (che sostenne anche durante il suo incarico di Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d'Italia (1878, 1878-81). 
 
di Antonio Salvatore