Quando si viveva nella paura, l’Italia negli anni bui

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Creato Giovedì, 04 Aprile 2019 13:22
Ultima modifica il Lunedì, 13 Maggio 2019 07:53
Pubblicato Giovedì, 04 Aprile 2019 13:22
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La storia è una “maestra di vita” che ripercorre gli avvenimenti del passato che hanno caratterizzato i cambiamenti geopolitici, culturali ed economici di un territorio. Volgendo lo sguardo al nostro Paese e focalizzando l’attenzione a partire dal primo Ventennio del ‘900, con l’avvento del regime fascista nel 1922, si può notare una deriva autoritaria che portò nel 1926 alla promulgazione delle leggi fascistissime. Una serie di norme che consentivano di considerare “legali” solo i giornali e le associazioni socio-culturali che erano in linea con il pensiero politico del governo dittatoriale in carica o venivano controllati dallo stesso. Allo stesso tempo fu abolito lo sciopero e si stabilì che soltanto i sindacati fascisti potevano esercitare le loro funzioni. Ben più grave fu l’emanazione delle leggi razziali nel 1938, a seguito dell’allineamento politico e filosofico con la Germania hitleriana; un regolamento legislativo discriminatorio nei confronti di ebrei, zingari e disabili e che considerava “pura” solo la razza ariana. Un altro periodo storico “buio” per l’Italia, fu quello a partire dal 1968 fino agli anni Ottanta con i cosiddetti “anni di piombo”, che videro l’ascesa delle Brigate Rosse e del terrorismo di estrema destra, e che ebbero come conseguenze atti di violenze nelle piazze, stragi e attentati contro esponenti politici. Tra i maggiori  gesti di violenza ricordiamo: la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 (17 morti e 88 feriti); la strage di Gioia Tauro del 22 luglio 1970 (6 morti e 66 feriti); la strage di Peteano a Gorizia del 31 maggio 1972 (3 morti e 2 feriti); la strage della Questura di Milano del 17 maggio 1973 (4 morti e 52 feriti); la strage di Piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 (8 morti e 102 feriti); la strage dell’ Italicus a San Benedetto Val di Sambro (BO) sul treno Roma Brennero del 4 agosto 1974 (12 morti e 105 feriti); sequestro (16 marzo 1978 in Via Fani) e uccisione (9 maggio 1978 e ritrovamento in Via Caetani) dell’ex Presidente del Consiglio e Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro; strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980  (85 morti e 200 feriti). Tutto ciò instaurò un clima di paura nella popolazione italiana nel suo vivere quotidiano. Un clima che purtroppo sembra riaffiorare alla luce anche degli ultimi avvenimenti riguardanti episodi di razzismo e di suprematismo bianco come il caso di Luca Traini o il rischio di attentato terroristico ad opera di alcune cellule jihadiste operative in Italia o per via dei foreign fighters di rientro dai territori del Califfato.

di Domenico Pio Abiuso