La verità sul Servizio Informazioni Militari

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 
Creato Sabato, 12 Maggio 2018 12:29
Ultima modifica il Mercoledì, 06 Giugno 2018 09:35
Pubblicato Sabato, 12 Maggio 2018 12:29
Visite: 3204

La storia non ha pietà dei vinti e il nostro paese ha perso una guerra mondiale, la seconda. Non riusciremo mai a chiudere i conti con il nostro passato se non acquisiremo la consapevolezza della nostra sconfitta. Alle pesanti sanzioni ha fatto seguito una perpetua distorsione di taluni accadimenti storici, nell'ottica di una storiografia asservita ai vincitori e più spesso ad un'ideologia. Se non fu gloria, non per questo fu tutta vergogna e non tutte le nostre azioni belliche si risolsero in disastrose sconfitte. Se questo discorso valse per le operazioni sul campo di battaglia, altrettanto dicasi per l'attività offensiva e difensiva dei nostri Servizi Informativi e in particolare del Sim, il Servizio Informazioni militari, che solo nel 1941 divenne organo del Comando Supremo. Circondato dalla diffidenza degli Stati Maggiori e dei preposti politici, con fondi esigui ed un organico ridotto ma di primissima scelta, il Sim riuscì ad ottenere risultati sorprendenti, facendo le classiche pulci all'Intelligence Service Britannico, il quale disponeva di mezzi e di un'organizzazione assai più vasti. Il Sim non solo, grazie ai vari centri CS, riuscì a smantellare le maggiori reti di spionaggio britanniche e americane sul suolo Italiano ma arrivò ad impossessarsi del black code americano, leggendo poi in chiaro e per diversi mesi le comunicazioni intercorse tra gli alleati e riguardanti il teatro di guerra nordafricano. E maggiori risultati sarebbero stati ottenuti e molti lutti risparmiati se la miopia e la prevenuta diffidenza, associate ad una scarsa cultura informativa, non avessero indotto i vertici delle forze armate ad ignorare le segnalazioni dei Servizi. Questi ultimi operarono in piena autonomia, collaborando da pari e senza alcun complesso di inferiorità con il Servizio Germanico. Rommel ebbe a dire che si fidava di più delle informazioni dei Servizi Italiani che di quello Tedeschi. Tra la scarna memorialistica del dopoguerra meritano senz'altro attenzione due testi, entrambi scritti da due Capi del Sim, Cesare Ame' e Mario Roatta: guerra segreta in Italia 1940-43 e sciacalli addosso al Sim, quest'ultimo ripubblicato per quelli della Mursia. Dalla lettura di questi libri ne trarranno interessante materiale di studio gli appassionati del settore e ne trarrebbe giovamento anche la pubblica opinione, abituata a considerare i Servizi come una banda di delinquenti incalliti. Dalle parole di Ame' traspare una nota di amarezza per il sacrificio, forse inutile, dei tanti uomini che servirono, nell'ombra e senza gloria, il loro Paese, la loro Patria.

di Marco Leonardi