Le infiltrazioni terroristiche nelle regioni italiane

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Creato Lunedì, 07 Maggio 2018 14:30
Ultima modifica il Lunedì, 28 Maggio 2018 10:14
Pubblicato Lunedì, 07 Maggio 2018 14:30
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Secondo l’Istituto di Ricerca Demoskopica la regione ad essere più a rischio da infiltrazioni terroristiche è la Lombardia con 10 punti distanziata di poco dal Lazio (9,2 punti). Seguono nell’area “rossa” il Piemonte (4,19) punti e infine l'Emilia Romagna (4,10 punti). Nell’area intermedia si collocano altre cinque realtà regionali: Campania (3,53 punti), Toscana (3,15 punti), Veneto (2,33 punti), Trentino Alto Adige (1,79 punti) e Liguria (1,63 punti). Le restanti realtà regionali si sono posizionate nelle due aree che presentano un livello medio-basso di rischio potenziale di infiltrazione terroristica: Marche (1,32 punti), Sicilia (1,26 punti), Calabria (1,15 punti), Sardegna (0,90 punti), Friuli Venezia Giulia (0,83 punti). In coda, tra le meno a rischio si posizionano Puglia (0,73 punti), Umbria (0,54 punti), Abruzzo (0,27 punti), Molise (0,04 punti) e infine la Basilicata (0,03 punti). Queste statistiche si basano su vari aspetti come le intercettazioni autorizzate per indagini sul terrorismo internazionale dal 2006 al 2015 che hanno avuto 10.885 utenze di cui 4.044 in Lombardia (37,2%), 1.351 utenze nel Lazio (12,4%) e 1.112 in Campania (10,2%). A seguire la Liguria con 606 intercettazioni (5,6%), la Sardegna con 544 (5,0%), il Piemonte con 516 bersagli (4,7%), il Veneto con 467 (4,3%), il Trentino Alto Adige con 440 (4,0%), la Puglia con 331 (3,0%), il Friuli Venezia Giulia con 302 (2,8%), l’Emilia Romagna con 298 (2,7%), l’Umbria con 225  (2,1%) e l’Abruzzo con 224 bersagli (2,1%). In coda, sempre per numero di intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche ed informatiche si collocano la Toscana con 157 bersagli (1,4%), la Sicilia con 134 (1,2%), la Calabria con 76 (0,7%),  le Marche con 36 (0,3%) e il Molise con 22 utenze (0,2%). Un altro parametro utile agli studi è stato quello degli episodi terroristici avvenuti in territorio italiano dal 2005. Nel Lazio si registrano 15 episodi pari ad oltre il 22,1% del totale, in Lombardia 12 eventi (17,6%) e in Piemonte 10 eventi (14,7%). Seguono l’Emilia Romagna con 6 episodi terroristici (8,8%), la Toscana con 5 episodi (7,4%), la Liguria con 4 episodi (5,9%), Calabria, Veneto e Marche con 3 episodi per ciascuna realtà territoriale (4,1%), Campania e Trentino Alto Adige con 2 eventi “a testa” (2,9%) e infine Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Umbria con un episodio in ciascuna area (1,5%) per un totale di 68 attentati. Il terzo parametro registrato è stato quello relativo al  numero degli stranieri provenienti dalla zone considerate nella top five del terrorismo ossia, Iraq, Afghanistan, Nigeria, Siria e Pakistan. I pachistani sono maggiormente presenti in Lombardia (37.771 individui), in Emilia Romagna (21.199 individui), in Toscana (6.408 individui) e in Campania (6.170 individui). La maggiore presenza di nigeriani si registra in Veneto con 13.198 residenti, in Emilia Romagna (12.606 individui), in Lombardia (11.396 individui) e in Piemonte (10.150 individui). E ancora la comunità siriana maggiore è presente in Lombardia (1.914 individui), nel Lazio (981 individui) mentre gli afghani per la maggior parte sono nel Lazio (2.618 individui), in Calabria (1.063 individui) e in Puglia (1.015 individui). L’analisi per regione evidenzia che le comunità di iracheni più numerose si sono insediate nel Lazio (797 individui), in Calabria (608 individui), in Puglia (470 individui) e in Trentino Alto-Adige (414 individui). L’ultimo parametro preso in considerazione è stato quello del numero dei visitatori dei musei obiettivi sensibili del terrorismo. Un totale di oltre 59 milioni di visitatori. ll Lazio ha superato la soglia dei 23 milioni, la Campania poco meno di 9 milioni, la Toscana oltre 7 milioni. A seguire la Sicilia (5 milioni), il Trentino Alto Adige (3,4 milioni), il Piemonte (2,6 milioni), la Lombardia (2,6 milioni), il Friuli Venezia Giulia (1,4 milioni), l’Emilia Romagna (1,1 milioni) e il Veneto (1,1 milioni). E ancora, la Puglia (750mila), la Sardegna (556mila), la Valle d’Aosta (504mila), le Marche (497mila) la Calabria (489mila), la Liguria (257mila), la Basilicata (250mila), l’Umbria (248 mila), l’Abruzzo (123) e  infine il Molise (79 mila).

di Michelangelo Fanelli