Il business delle armi italiane nei paesi islamici

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Creato Lunedì, 07 Maggio 2018 14:15
Ultima modifica il Lunedì, 28 Maggio 2018 10:12
Pubblicato Lunedì, 07 Maggio 2018 14:15
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Dall’ultimo rapporto “Italian Terrorism Infiltration Index 2018” di Demoskopika, si evince che il giro d’affari italiani ottenuto dall’esportazione di armi nei paesi islamici nel periodo 2015-2017 ammonta a 15.905 milioni di euro. Il business è pari alla metà dell’intero export italiano nel settore bellico, quantificabile in 32.034 milioni di euro. Qatar e Arabia Saudita, insieme a Kuwait, Turchia e Singapore hanno acquistato aerei, elicotteri, carri armati, navi, missili, siluri e tecnologia versando nelle casse italiane ben 13.988 milioni di euro nell’arco temporale di riferimento. Focalizzando l’attenzione nel dettaglio sull’approvvigionamento degli armamenti, la somma corrisposta alla nazione italiana per l’acquisto di leggeri, aeromobili, carri armati, bastimenti, razzi, tecnologia e altri strumenti è stata di 7.711 milioni di euro da parte del Kuwait, di 4.597 milioni di euro da parte del Qatar, di 736 milioni di euro dall’Arabia Saudita e di 528 milioni di euro dallo stato turco. Tra gli altri compratori risultano Singapore (416 milioni di euro), Emirati Arabi Uniti (393 milioni di euro), Pakistan (391 milioni), Oman (226 milioni), Algeria (221), Bangladesh (166), Indonesia (113), Iraq (74), Malesia (70), Bahrein (59), Egitto (52), Turkmenistan (47), Giordania (31), Marocco (30), Ciad (13), Albania (12) e con somme inferiori Tunisia, Nigeria, Afghanistan, Kazakistan, Brunei, Guinea, Burkina Faso e, infine, Mauritania. Inoltre, ci sono le commesse di 16 navi da guerra con un guadagno di 4.178 milioni di euro, oltre a 745 mila  tra bombe, siluri, razzi, missili ed accessori per 2.054 milioni di euro.  Segue la vendita di 418 mila armi automatiche e non per 501 milioni di euro, poco meno di 3 mila veicoli terrestri per 431 milioni di euro, circa 207 mila agenti tossici, gas lacrimogeni e materiali radioattivi per 29 milioni di euro e 3,4 mila software per 54 milioni di euro.

di Domenico Pio Abiuso