Salvini, i profughi e le incoerenze

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Creato Lunedì, 19 Febbraio 2018 15:12
Ultima modifica il Lunedì, 19 Febbraio 2018 15:13
Pubblicato Lunedì, 19 Febbraio 2018 15:12
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Il segretario della Lega Matteo Salvini in visita a Campobasso lo scorso 16 febbraio al Grand Hotel Rinascimento ha rimarcato alcune questioni fondamentali in vista delle prossime elezioni politiche. Prima di tutto ha ribadito la sua linea politica improntata sul principio nazionalistico “prima gli italiani” affermando che i sindaci di sinistra cercano di riempire di finti profughi gli alberghi del Molise. Secondo stime ufficiali gli immigrati in regione sono circa 3.000 a fronte di 117 comuni, con una media di 25 migranti a comune. Il segretario della Lega, sicuro di divenire premier, ha inoltre dichiarato di essere in grado di impegnarsi per avere “meno sbarchi e più espulsioni”.  Successivamente Salvini ha ripercorso le tappe che lo hanno portato nelle maggiori piazze meridionali (Bari, Lecce, Matera, etc) incoerentemente con le linee programmatiche degli anni scorsi quando etichettava i meridionali come “terroni”, “fannulloni” o addirittura “troppo distanti dalla impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord”. Attaccando la sinistra, il leader del carroccio, ha poi rincarato la dose accusandola di non avere più argomenti di cui parlare, colmando questo vuoto attraverso manifestazioni antifasciste e antirazziste che poi, in alcuni casi, sfociano in atti di violenza. Su quest’ultimo aspetto dobbiamo però ricordare che ultimamente i medesimi metodi aggressivi sono stati usati da ex-candidati del suo stesso partito politico, vedi episodio Luca Traini. In seguito Salvini ha spostato l’attenzione sul tema della violenza tirando in ballo per l’ennesima volta i migranti, prendendoli come capro espiatorio del male della società e attaccando la cultura islamica secondo la quale “la donna vale meno dell’uomo”, sostenendo che una ragazza non è libera di vestirsi come vuole perché spaventata “da questi ragazzi di colore”. Possiamo confutare prendendo in esame i dati pubblicati dall’agenzia stampa Adnkronos secondo cui nel 2016  in Molise ci sarebbero stati 66 casi di stupro (0,4%). Infine possiamo valutare il linguaggio utilizzato, classificandolo come un “linguaggio ad effetto” poiché condito di terminologie populiste come “politica del buon senso”, classificando le consultazioni del 4 marzo non come vere e proprie elezioni ma come una scelta di vita, ammiccando spesso ai suoi elettori.

di Alice di Domenico e Domenico Pio Abiuso