Giornata della Memoria, intervista con lo storico Fabrizio Nocera

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Creato Lunedì, 29 Gennaio 2018 17:10
Ultima modifica il Lunedì, 29 Gennaio 2018 17:11
Pubblicato Lunedì, 29 Gennaio 2018 17:10
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Dott. Nocera, come mai gli ebrei, all’inizio inglobati tra i tedeschi, vennero poi successivamente indicati come colpevoli del disfacimento della Germania?

Diciamo che fondamentalmente gli ebrei vennero considerati tali perché, cosa che non si dice quasi mai, detenevano quasi tutta l’economia tedesca e quindi Hitler voleva in qualche modo, con la scusa della razza ebraica, eliminarli. Lui fece della sua campagna per l’ascesa al potere e anche del Mein Kampf, la base per una politica antisemita e quindi decise in qualche modo di discriminarli fino ad arrivare alla soluzione finale e quindi all’apertura dei campi di concentramento con lo sterminio totale.

Abbiamo qualche testimonianza di ebrei molisani deportati nei lager?

Di ebrei che io sappia no, però ci sono tanti ex soldati che dopo l’8 settembre del 1943 vennero internati perché non aderirono né alla Repubblica di Salò, né alla Germania nazista; quindi di ebrei molisani no ma c’erano ebrei da altri paesi d’Italia.

Che differenza c’era tra i campi di internamento del Molise e i lager nazisti?

Beh, una grande differenza. I campi aperti in Italia, quindi anche in Molise, erano soltanto dei campi di detenzione e si può dire che erano delle prigioni. In Molise c’erano delle strutture già costruite, talvolta anche dei palazzi privati dove si detenevano gli ebrei e anche altri prigionieri di varia natura. Però a differenza dei lager non venivano in qualche modo sterminati. L’unico caso in Italia era quello della risiera di San Saba a Trieste, che era tra le altre cose gestita proprio da i nazisti, dove c’erano sia le camere a gas che i forni crematori.

In base a quale criterio sono stati scelti i paesi per la costruzione di campi di internamento in Molise?

In base a quello che aveva già stabilito il regime prima dell’entrata in guerra. Quindi la scelta dei campi e della loro dislocazione riguardò principalmente l’Italia centro-meridionale. Prima di tutto per la morfologia del territorio, per le scarse vie di comunicazione che c’erano, in modo che i detenuti non potessero fuggire in quelle condizioni; poi anche per un discorso politico, per la scarsa politicizzazione della popolazione e del territorio  e in ultimo perché si pensava che questa ultima parte d’Italia non potesse essere interessata alle operazioni militari della seconda guerra mondiale.

Che differenza c’era tra l’internamento dei 5 campi molisani e quello libero come in alcuni comuni, ad esempio Petrella. Castropignano e Macchiagodena?

Diciamo che c’erano due forme di internamento: i campi di concentramento, come ho detto prima, erano delle strutture, delle vere e proprie carceri dove c’erano proprio le celle anche se alcuni edifici non avevano neanche le inferriate alle finestre e quant’altro. Erano delle prigioni un po’ soft però non potevano uscire se non nell’ora d’aria quando li portavano a fare delle passeggiate lungo il paese, ovviamente scortati.  Il libero internamento è avvenuto in altri comuni in Molise. Se parliamo di ebrei furono dieci i comuni molisani interessati al fenomeno del libero internamento. Gli ebrei avevano la possibilità di affittarsi una casa oppure una stanza a seconda dei costi dell’epoca perché avevano un sussidio di 50 lire e potevano svolgere una vita sicuramente più libera perché non avevano tutte le restrizioni.

Per concludere, che significato hanno la Shoah e la giornata della memoria?

Innanzitutto il 27 gennaio è una giornata simbolica per ricordare l’ingresso dell’Armata rossa ad Auschwitz, il campo più terribile del regime nazista. La Shoah significa proprio “tempesta tremenda” alla quale non ci si poteva opporre in nessun modo, fin quando grazie agli alleati e ai partigiani venne sconfitto il regime nazista e tante persone vennero liberate.

di Alice Di Domenico e Domenico Pio Abiuso