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Una nuova leva obbligatoria

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La novantesima radunata nazionale degli Alpini tenutasi a Treviso ha fatto da scena al dibattito sulle funzionalità di nuovi servizi di leva civili obbligatori. Una leva obbligatoria nel servizio civile, ma che in futuro potrebbe “essere allargata alle forze armate”. È questa la proposta, dai contorni ancora poco chiari, che arriva dal ministro della Difesa Roberta Pinotti. Impossibile riproporre in Italia la naja, il vecchio servizio militare obbligatorio, archiviata il primo gennaio 2005, ma lo stesso ministro della Difesa Roberta Pinotti, presente alla manifestazione dell'Associazione Nazionale Alpini, ha sottolineato che “la riproposizione di una qualche forma di leva civile declinata in termini di utilizzo dei giovani in ambiti di sicurezza sociale non è un dibattito obsoleto”. Infatti l’argomento è stato toccato da molti candidati in Europa, compreso Macron. Il discorso è stato subito ripreso dal generale Claudio Graziano, per il quale il progetto “potrà essere molto utile” sia come “momento di formazione a servizi come la Protezione Civile” sia come “possibilità in futuro di allargare alle forze armate in caso di bisogno”. Forse però la Pinotti ignora che i giovani prestano già servizio civile gratuito attraverso i vari stage, tirocini, master, specializzazioni negli ospedali, e quant’altro. È davvero il caso di reintrodurre la leva obbligatoria andando ad appesantire una situazione già molto difficile per i giovani nel nostro Paese? “Non ho parlato di leva obbligatoria, ma di un progetto degli Alpini per coinvolgere i giovani al servizio civile universale”, ha poi chiarito successivamente con un tweet la ministra sostenendo di essere stata fraintesa. L’ipotesi di un ritorno a qualche forma di leva obbligatoria è un tema attuale e che vede coinvolti diversi paesi europei come la Francia o la Svezia. In Italia il dibattito continua a suon di cinguettii e di sfuriate politiche come quelle di Salvini spesso utilizzate come mero strumento di propaganda.  

di Daniele Leonardi