Il Maccartismo di Donald Trump

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Creato Venerdì, 04 Novembre 2016 09:15
Ultima modifica il Martedì, 03 Gennaio 2017 15:00
Pubblicato Venerdì, 04 Novembre 2016 09:15
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L’ascesa di Donald Trump alla Casa bianca sembra riportare indietro l’orologio del tempo facendo rivivere agli Stati Uniti d’America ed al mondo intero sensazioni che sembravano essersi dissolte con la caduta del muro di Berlino. Ai comunisti mangiabambini che rappresentavano simbolicamente nell’immaginario collettivo la civiltà inadeguata di un popolo senza Dio si sono sostituiti i musulmani, potenziali terroristi alla stregua delle migliaia di spie sovietiche dell’epoca, che in molti casi il tempo ha dimostrato poi non essere tali. Questo clima di paura inscena una guerra ipotetica tra civiltà che si innesta in un contesto sociale in cui il sogno americano di una integrazione totale tra le minoranze sembra infrangersi ogni giorno in episodi di cronaca, in attentati sul suolo americano od oltreoceano, in atteggiamenti d’intolleranza da parte di fette sempre più numerose ed oltranziste della popolazione che generano un interesse politico alla base dei recenti successi del miliardario americano Donald Trump. Attraverso le conoscenze odierne del periodo di storia che va dalla guerra fredda fino alla caduta del muro di Berlino, con l’emersione dei documenti segreti sovietici rinvenuti nell’ ”Archivio Mitrokhin” e di quelli desecretati dalla C.I.A. è possibile tracciare un parallelo tra un periodo della storia americana ed un presente che denota molte analogie. La guerra di civiltà che divise il blocco dell’est dall’occidente è la stessa guerra che oggi divide sotto mutate insegne il mondo dell’Islam dall’occidente? E’ un paragone azzardato ma si possono elaborare alcune considerazioni; innanzitutto la divisione del mondo in due blocchi contrapposti è stata per un cinquantennio il presupposto fondamentale dell’esistenza di innumerevoli uomini politici, partiti, organizzazioni e probabilmente di intere nazioni che altrimenti sullo scenario nazionale o internazionale non avrebbero avuto il ruolo egemone che hanno avuto o non sarebbero esistite. Dopo l’avvento di Gorbaciov e la disgregazione dell’impero sovietico con un sincronismo che deve far riflettere si sono create le condizioni per una ricomposizione degli equilibri globali secondo il vecchio canovaccio del nemico dell’occidente da combattere ad ogni costo. Il Medio Oriente è diventato una polveriera ed il terribile dittatore Saddam Hussein un pericoloso criminale da eliminare, le sue armi di distruzione di massa erano una minaccia per il mondo. Oggi sappiamo che era tutto un bluff, chi ha ordito questa messinscena? La cruenta uscita di scena del dittatore iracheno ha generato la risposta dell’Islam con una escalation di tipo stragista e la formazione di gruppi terroristici che hanno toccato l’apice nel famigerato undici settembre, una data spartiacque che segna l’inizio di una nuova guerra di civiltà: ieri i nemici erano i bolscevichi, oggi i musulmani. Mentre il mondo piangeva le migliaia di morti della strage newyorkese qualcuno brindava per il ritorno al passato, quei politici, quei partiti, quelle organizzazioni, quelle nazioni che senza un mondo diviso in due non avrebbero avuto un futuro innanzi a se, tornavano alla ribalta pronti a riprendersi i business della guerra, i finanziamenti, l’economia perduta, il potere che la guerra porta in dote. Gli strumenti di indagine odierni ci consentono di sapere che le pericolosissime spie sovietiche di un cinquantennio di guerra fredda tali non erano; sappiamo che la C.I.A. li ha manovrati per plagiare l’opinione pubblica portando il mondo sull’orlo del baratro della guerra fredda che è sfociata nella lunga notte della caccia alla streghe, l’America di McCarthy e del Red Scure, il terrore dei rossi. Sta accadendo la stessa cosa? Qualcuno finanzia e manovra il terrorismo internazionale per condurre il mondo verso la strada dell’oblio? I terroristi di Al Qaeda e dell’Isis somigliano molto ai presunti sabotatori sovietici del tempo, curiose analogie ci devono fare riflettere. Prima di Trump ed ancor prima di McCarthy l’anticomunismo era presente in America abilmente montato dai rappresentati del Partito Repubblicano; l’arresto, il processo e la successiva condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti avevano segnato il livello di guardia di quella marea persecutoria. La crisi economica ed i cambiamenti politici e sociali portarono alla nascita dell’House Committee Investigating Un-American Activities, una organizzazione che metteva sullo stesso piano gli estremisti nazifascisti o comunisti, ma dopo la fine della seconda guerra mondiale gli americani non esitarono ad individuare nei rossi il vero pericolo, anche perché si profilava all’orizzonte una guerra di supremazia nell’Europa post conflitto contro i sovietici. Si scatenò una vera e propria caccia alle streghe che vide coinvolti tra gli altri noti attori, sceneggiatori e registi di Hollywood rei di aver realizzato opere di propaganda comunista; molti tra loro furono condannati ad un anno di reclusione ed al pagamento di multe salatissime, costoro persero il lavoro anche se le colpe a loro ascritte erano immaginarie, servendo soltanto alla propaganda anticomunista. Il clima si fece sempre più incandescente, i rossi erano diventati il Nemico Pubblico Numero Uno, una minaccia non solo politica e militare ma un pericolo per la “way of life”, il sistema di vita americano. Oggi a distanza di anni accade la stessa cosa, il miliardario Trump pronuncia le stesse identiche parole nei comizi elettorali contro le minoranze islamiche. La propaganda post seconda guerra mondiale ebbe effetto, l’ideale anticomunista si radicò nell’opinione pubblica americana al punto che nel 1948 fu approvata la “Legge Smith” che incriminò i dirigenti del Partito Comunista Americano; tra gli esponenti della pubblica accusa il brillante e giovane avvocato Richard Nixon, futuro presidente degli Stati Uniti. Frattanto l’U.R.S.S. fece scoppiare la sua prima bomba atomica e le truppe cinesi spalleggiate dal Cremlino e guidate dal leader comunista Mao Tse-tung sconfiggevano le armate governative e filo americane di Ciang Kai-shek; l’impero rosso estendeva i propri confini, l’odio verso i comunisti raggiungeva negli Stati uniti il proprio apice. Comincia a brillare di una luce sinistra la stella di McCarthy, la sua tetra influenza sulla politica americana sfocia nell’approvazione della legge “McCarran-Walter” con il proprio corredo di provvedimenti antiliberali di tipo fascista; l’America diventò il paese delle intolleranze dove bastava un ragionevole dubbio per licenziare un dipendente o incarcerare un sospetto. Con un linguaggio semplice da uomo di campagna, davvero molto simile a quello di Donald Trump, Joe McCarthy cominciò a raccogliere simpatie in ogni angolo della nazione specie tra la massa dei conservatori; il suo potere aumentava a dismisura al punto che attaccò il generale George Marshall accusandolo di essere un complottista antiamericano. Perfino Ike Eisenhower sostenne la sua campagna elettorale, anche se alcuni esponenti del partito più cauti ed avveduti avevano visto in lui i germi di un fascismo antiliberale agli antipodi degli ideali del liberalismo americano. Nulla fermò il maccartismo, i Repubblicani nel ‘52 vinsero le elezioni e lui diventò presidente del Permanent Investigations Subcommittee proseguendo forsennatamente in una lotta senza quartiere che portò al rogo decine e decine di libri ritenuti sovversivi fino alla più grande vittoria politica di McCarthy ottenuta nell’agosto del ‘54: il Partito Comunista Americano fu messo al bando. Qualcosa però cominciava a scricchiolare nelle coscienze degli americani, molti avevano capito che dietro la spietata crudeltà del senatore del Wisconsin si nascondeva la sua sete di potere; cominciò a scendere nei sondaggi e fu scaricato dal partito che lo riteneva una figura politica ingombrante. Lui reagì attaccando duramente Eisenhower decretando al contempo la propria fine politica. Morì tre anni dopo dimenticato da tutti, ma il “maccartismo” era entrato nella storia, l’ansia di gruppi di cittadini americani che vedevano nemici in ogni dove aveva segnato l’epoca della caccia alle streghe, un periodo nero in cui 9500 impiegati della pubblica amministrazione furono licenziati senza motivo e 15000 si dimisero o finirono sotto inchiesta, altre migliaia di onesti cittadini subirono la stessa sorte in altri settori, 500 di loro furono arrestati, alcuni finirono sulla sedia elettrica, altri si suicidarono per la vergogna. Il bilancio della vita di McCarthy è impietoso, viene da chiedersi che cosa abbia fatto di buono questo personaggio discusso e deprecabile simbolo di una politica ottusa e feroce. Per descrivere quella di Trump gli storici useranno parole diverse?

di Giuseppe Barcellona