Armamenti miliardari di una guerra invisibile

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Creato Mercoledì, 25 Maggio 2016 21:56
Ultima modifica il Venerdì, 21 Ottobre 2016 20:19
Pubblicato Mercoledì, 25 Maggio 2016 21:56
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Gli Stati Uniti hanno installato nella base militare di Deveselu in Romania la prima parte di quello che diventerà uno scudo missilistico lungo tutto il confine dei paesi dell’est europeo. Dopo che il sistema “Aegi Ashore” sarà diventato pienamente operativo si procederà con l’inizio di una analoga postazione in Polonia a costituzione di uno scudo baltico attaccato ai confini Russi; sono già in funzione quattro navi lanciamissili del sistema “Aegis” dislocate nella base spagnola di Rota attive nel Mediterraneo, nel Mar Baltico e nel Mar Nero; infine esiste una piattaforma in Turchia, il centro di comando in Germania e la base militare di Sigonella che funge da supporto alle unità operative nel Mediterraneo. In questo contesto il Muos di Niscemi, al centro di infinite polemiche in Italia è strategico per le comunicazioni satellitari ad alta frequenza. Una tale portata di armamenti in Europa lascerebbe intendere la possibilità di una ipotetica terza guerra mondiale dietro la porta, ma ad un più accurato esame appare evidente lo squilibrio delle forze in campo rispetto alla reale portata della minaccia; Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project alla FAS (Federazione degli scienziati americani) ha documentato il lavoro di restyling delle basi di Aviano e Ghedi Torre rispettivamente in Friuli e nel bresciano e di altre in Europa. Insomma una valanga di dollari investiti in armamenti (ma pagati da chi?) con la chicca dell’arrivo di nuove bombe nucleari in sostituzione delle obsolete (progettate, pagate e mai usate) B61. Tutte queste unità militari fanno capo al Pentagono, ufficialmente servono a rafforzare la difesa missilistica NATO in Europa ma nessuno può sapere se queste strutture siano difensive o offensive. Putin ha dei forti sospetti dato che è andato su tutte le furie dichiarando senza mezzi termini che tutte queste operazioni degli Stati Uniti servono a “neutralizzare il deterrente strategico russo” e creare una superiorità militare degli americani in Europa. Da Washington rispondono picche; le versioni ufficiali espongono una differente opinione, ovvero quella di una difesa militare necessaria a proteggere gli alleati da eventuali attacchi a lunga gittata degli stati canaglia (Corea del Nord, Siria, Sudan); l’Iran è fuori da questa lista con la condizionale. Ma veramente questi stati sarebbero capaci di attaccare con missili a lunga gittata l’Europa? Tutto questo sembra inverosimile da un punto di vista militare, la vicenda appare in tutta la sua logica se la si considera da un punto di vista economico. Il Congresso Usa ha stanziato oltre 200 miliardi di dollari sugli oltre 1000 in dieci anni previsti per potenziare le forze nucleari, i sottomarini da attacco, i bombardieri strategici e lo scudo antimissile in tutte le sue parti. Il premio Nobel per la pace Barack Obama confida sulla disponibilità dei governi alleati di reperire i fondi necessari alla contribuzione di questo imprescindibile progetto di sicurezza, molti non sanno che i paesi europei già indebitati fino al collo continuano a maturare debiti per la corsa agli armamenti a tutto vantaggio dei creditori internazionali che in alcuni casi operano sinergicamente con le multinazionali produttrici di armi; una sorta di cerchio magico. Esempio lampante la Grecia che ha speso cifre folli per gli armamenti di una guerra contro la Turchia che non è mai diventata un vero conflitto; i risultati sono sotto gli occhi di tutti, una guerra economica avente come effetto il sistematico indebitamento di Atene. Esistono prove certe della longa manus americana in paesi come Sudan e Siria dove si sono create le condizioni del conflitto, ombre anche dall’Iran a cui e’ stato tolto l’embargo nel gennaio 2016 ma che nei mesi precedenti e’ stata rifornita segretamente da vari paesi, tra cui l’Italia. Infatti e’ stata smantellata dai giudici delle indagini preliminari di Milano una fitta rete di commercio illegale di armi tra alcune società italiane e personaggi dei servizi iraniani. Soliti nomi, solito sottobosco di società chiacchierate ed indagate, si torna sempre a parlare di Finmeccanica e Lockheed, di politici e trafficanti d’armi. Sembra che le guerre siano necessarie al mantenimento di interi apparati organizzativi la cui esistenza dipende imprescindibilmente dai conflitti, il grande gioco in cui chi è preposto alla pace organizza la guerra. E’ sempre stato così. Sempre cosi’ sarà?

di Giuseppe Barcellona