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Una levata di scudi in difesa del Warthog

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Il suo nome completo è Fairchild Republic A-10 Thunderbolt II ed è conosciuto con i soprannomi di «cannoniera volante» e «warthog» (facocero), perché è decisamente brutto e perché è dotato del cannone Avenger Gatling a canna rotante da 30 millimetri (il più potente mai montato su un aereo d'attacco) e di un carico bellico che gli permette di fungere da appoggio ravvicinato alle truppe sul terreno. E' l’aereo da attacco al suolo che l’Aeronautica statunitense impiega da quasi 40 anni, dai tempi della Guerra Fredda, poi in Iraq nel 1991 e in Kosovo nel 1999 fino ai conflitti più recenti in Iraq e Afghanistan. La sua specialità è infatti quella di volare basso e lento e di colpire i nemici a vista. Il pilota può distinguere bene amici da nemici e rilasciare un volume di fuoco senza paragoni per quantità e precisione. Il mezzo inoltre si è dimostrato estremamente affidabile ed è adorato dai soldati, visto che più di una volta il suo apparire ha deciso la sorte delle battaglie. L’aereo è stato sviluppato tra gli anni ’60 e ’70, dopo che gli elicotteri usati in Vietnam per il supporto alle truppe erano finiti abbattuti come mosche e dalla sua entrata in servizio ha collezionato solo successi. L'Us Air Force vuole mandare in pensione l'A-10, e sostituirlo con i nuovi, e costosi, caccia stealth multiuso F-35. Mandare in pensione la flotta vecchia di decenni di 283 A-10 consentirebbe un risparmio potenziale di una cifra compresa tra i 3,7 e i 4,2 miliardi dollari nell'arco di cinque anni,come sostenuto dai dirigenti dell'USAF. Ma bisognerebbe poi finanziare l'acquisto dei più costosi F-35 Lightning II, che però non saranno operativi prima del 2021 (se non si dovessero registrare nuovi ritardi). Ed ecco che sorgono dubbi sul reale scopo della manovra. Pesantemente armato e corazzato, l’A-10 ha una folta schiera di sostenitori che hanno deciso di opporsi all’iniziativa del Pentagono di mandarlo in pensione nel quadro dei tagli orizzontali alla spesa. La campagna per salvare gli A-10 ha messo insieme oppositori dei tagli alla spesa militare, militari, piloti e membri del Congresso di entrambi i partiti, preoccupati dal fatto che la radiazione del velivolo indebolisca le forze armate e in ultima analisi costi caro ai contribuenti al di là dei risparmi previsti. Nato come cacciacarri, l’A-10 Warthog ha solvato molte piccole unità alleate cadute in imboscate talebane sulle montagne afghane rivelandosi un velivolo perfetto per la contro-insurrezione. L’A-10 oltre ad essere collaudato e amato, è capace di sorvolare il campo di battaglia a lungo a bassa quota, mentre gli F-35 hanno un’autonomia molto inferiore e una velocità minima molto superiore, oltre a non possedere la blindatura e la robustezza dell’A-10, che è capace d’incassare colpi su colpi senza andare in crisi. In particolare è fortemente corazzata la cabina, con piastre al titanio, nella parte inferiore, in corrispondenza dell'alloggio del pilota. Il velivolo può volare anche con un solo motore in funzione. L'ampio fronte contrario al suo pensionamento se riuscisse nel suo scopo porterebbe a ulteriori tagli negli ordini degli F-35 da parte del Pentagono. Forse è proprio questo il punto dolente, visto che è ormai risaputo che l' F-35 è stato ideato per avere il monopolio sulla produzione dell'industria degli aerei da combattimento. E che se riuscisse nell'impresa, sarebbe difficile per i clienti ottenerlo a prezzi contenuti. Il generale Martin Dempsey, capo del Joint Chiefs of Staff è stato chiaro: «L’A-10 è il più brutto e il più bell’aereo sul pianeta», il generale John F. Campbell, vice capo dello staff dell’esercito ha rincarato: «È brutto. È rumoroso, ma quando arriva e senti quel sibilo (del cannone), fa semplicemente la differenza». «Possiamo distruggere qualsiasi cosa sul campo di battaglia, l’intero spettro, dai soldati ai carri armati» ribadisce William Smith, ex pilota di A-10. Un’opposizione che si basa sulle esigenze dei militari sul campo di battaglia e non sulle previsioni degli strateghi del marketing o di chi sogna un aereo capace di fare tutto, e che finisce inevitabilmente per fare male quasi tutto. C’è un precedente nel tentativo di liberarsi del ‘facocero’. Un rapporto del Congresso datato 1988 illustrava le “preoccupazioni” dell’USAF circa le capacità dell’A-10. Ma se già altre volte questo aereo è stato ritenuto superfluo, altrettante volte ha poi smentito i sospetti su di lui. Così nella Guerra del Golfo ha effettuato centinaia di sortite, e lanciato il 90% dei missili Maverick. Il Congresso questa estate ha risparmiato l'aereo dai tagli alla difesa. Se l'aspettativa è di sconfiggere l'ISIS in Iraq e aiutare gli iracheni a spingerli fuori o fare qualcosa in Siria, in particolare nella zona di confine tra la Siria e l'Iraq, sarà necessaria potenza di fuoco e l'A-10  ben si adatta per l'attacco ai veicoli blindati e ai combattenti nemici a terra. La minaccia in Iraq, dove i militanti islamici hanno sistemi di difesa antiaerea portatili a spalla, è gestibile, ha garantito Gareth Jennings, editore di aviazione per Defence Weekly di IHS Jane. La Siria potrebbe rappresentare più di una sfida per l'A-10. In essa non ci sarebbe solo in corso la guerra contro ISIS e altri gruppi militari, ma ci sarebbe anche il governo siriano a lottare. Tali rischi valgono il mantenimento dell'A-10, secondo Jennings, a causa del vantaggio psicologico dell'aereo e della sua temibile Gatling gun da 30 millimetri. "Nessun altro aereo nel mondo ha la reputazione dell'A-10 in termini di instillare la paura nel nemico", ha detto. "Si può stare su un obiettivo; non arrivare e rilasciare le bombe per poi dover scappare. Rimane sul campo di battaglia, colpendo obiettivi a volontà. Per essere in grado di generare più sortite, è meglio volare da aeroporti che sono più vicini al conflitto, ha detto. L'A-10 è più abile di altri aerei nel decollare da brevi piste improvvisate, quindi potrebbe essere l'aereo che con tale versatilità dia all'esercito americano più opzioni per la generazione di sortite", ha detto. "Quando si guarda una mappa, gli A-10 potrebbe eventualmente essere distribuiti in Iraq, forse in Arabia Saudita, con una forte probabilità per la Giordania. Il velivolo si potrebbe schierare in Afghanistan. La distribuzione degli A-10 in Iraq e in Siria farebbe certamente proseguire il dibattito per il futuro del velivolo. Il Senatore  Kelly Ayotte, RN.H., è tra i legislatori che dicono che ora non è il momento di sbarazzarsi degli A-10, in particolare alla luce delle attuali minacce Stato islamico, come dichiarato a Stars and Strips. E nel frattempo un'unità dell'Indiana Air National Guard che vola sui Facoceri A-10, ha in programma di dispiegare circa 300 aviatori e un numero imprecisato di suoi aerei nella regione Comando Centrale USA. Il dispaccio dell'Air National Guard non menziona dove il gruppo è diretto o per quale scopo.  Come apparso sulla rivista Forbes, l'Air Force avrebbe altre opzioni, anche all'interno degli abbastanza severi vincoli di bilancio che il Congresso ha imposto. Ad esempio, si potrebbe mandare in pensione la sua flotta residua di bombardieri B-1, o 300 caccia F-16, o una parte delle sue aerocisterne. Ma perseguendo tali opzioni oggi si avrebbe un effetto peggiore sulla capacità di combattimento nello sbarazzarsi degli A-10, perché i bombardieri, caccia e aerocisterne sono in grado di realizzare una varietà di compiti. L'A-10 può solo effettuare supporto aereo ravvicinato (circa un quinto di missioni di supporto aereo in Afghanistan dal 2006 sono stati effettuati da Warthogs). C'è un modo semplice di questo dibattito senza uscita, ed è di togliere i tappi di bilancio imposti dalla legge. Forse la soluzione più semplice sarebbe semplicemente dare all'Air Force maggiore flessibilità nella gestione della flotta - ad esempio riducendo lo stato di manutenzione degli A-10, o permettere agli aerei in servizio attivo di andare in pensione, ritardando il pensionamento di quelli della Air National Guard. Se il Congresso non farà qualcosa per aiutare l'Air Force miliardi di dollari saranno sprecati senza arrestare il declino della potenza aerea americana.

di Antonio Frate