Spionaggio. Fughe di notizie dalla NATO: il Caso Roussilhe

Creato Martedì, 17 Dicembre 2013 19:33
Ultima modifica il Martedì, 17 Dicembre 2013 19:33
Pubblicato Martedì, 17 Dicembre 2013 19:33
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Prima di parteciparvi il Caso SIMM (una delle superspie russe), relativo all’attività di spionaggio russo nei confronti della NATO e dell’UE, vale la pena analizzare un predente caso storico attinente una simile attività. In merito ai danni contro la NATO da parte di SIMM, vale la pena ricordare quelli procurati anche al Computer Emergency Response Team CERT dell’Estonia, tanto decantato da un’Agenzia nazionale che ancor oggi non relaziona la causa-effetto dello spionaggio quando si trova in visita in certi siti fuori dai confini nazionali, per poi collaborare con sedicenti colleghi nel nostro Paese come potrebbe essere, ad esempio, l’Aeroporto internazionale di Roma – Fiumicino.

 

Robert van de Wiele attribuì alla sorte il fortunato incontro con Mihai Caraman, con copertura tradizionale di 1° Segretario dell’Ambasciata di Romania a Parigi, conosciuto nel corso di un noioso ricevimento offerto dal municipio.

Sarebbe stato molto deluso se avesse saputo che quell’incontro non era affatto dovuto a circostanza fortuita, ma soltanto all’iniziativa del suo nuovo ed affascinante amico.

Per il tenente colonnello Mihai Caraman, rappresentante del servizio collegato SECURITATE in Francia, l’incontro rientrava nel quadro della sua attività professionale. Lo provocò perché era sicuro della preda, conoscendone le inclinazioni omosessuali di Robert van de Wiele e le debolezze del suo carattere, risultanti da un voluminoso dossier, da lui esaminato a lungo.

Correva l’anno 1960, Robert van de Wiele era un Funzionario “archivista-documentarista” presso il Quartier Generale della NATO a Saint-German-en-Laye. Il suo incarico comportava l’accesso a tutti gli archivi della NATO, compresi il livello Cosmic/Top-Secret.

Una stretta amicizia, di cui non capiva ancora le vere ragioni, si stabilì fra lui e Caraman. Con la sua esperienza di manipolatore e la conoscenza che aveva degli uomini, il diplomatico rumeno riuscì a indurre il suo amico a fornirgli diversi documenti, di quelli che egli poteva sottrarre più facilmente dagli archivi dell’Organizzazione Atlantica.

Fin dal primo anno Robert van de Wiele gliene consegnò (attraverso una dead letter box, DLB) una quarantina compresi quelli di livello Cosmic.

Tali documenti riguardavano il bilancio militare della NATO per l’anno 1960-1961 e contenevano rapporti sui problemi logistici degli alleati e sugli accordi internazionali relativi all’Aviazione civile.

Per l’Intelligence rumena, come per il GRU a cui quei documenti erano passati, il bilancio di quel primo anno di lavoro di “JAC” (nome di copertura assegnato a Robert van de Wiele) risultò straordinariamente positivo.

Né furono meno positivi i risultati degli anni seguenti. A tal punto che Mihai Caraman propose alla sua fonte di transitare come fiduciario con la stipulazione di uno stipendio fisso di un milione di franchi al mese (attuali 8-9 mila euro circa) e di munirlo di un passaporto della Germania dell’Est, per il caso in cui fosse stato costretto a rifugiarsi all’estero. Ma JAC sapeva troppo bene dove avrebbe potuto portarlo questa collaborazione, per accettare di disimpegnarsi ancora di più.

Con il pretesto di aver trovato una buona sistemazione negli stabilimenti Fould-Springer, lasciò la NATO, cessando l’attività di spionaggio. Ma Caraman, prima di lasciarselo sfuggire, gli chiese d’aiutarlo a trovare chi lo sostituisse (prassi).

JAC gli fornì gli fornì un elenco di vari impiegati della NATO, con particolari sul carattere, sulle tendenze e sui desideri di ciascuno di essi. In questa lista Mihai caraman prese nota del nome di Francis Roussilhe.

Per Roussilhe il vivo desiderio di essere considerato “qualcuno” rappresentava ciò che l’omosessualità era per JAC. Quello era il punto sensibile su cui bisognava far leva.

Durante tutta la vita Francis Roussilhe aveva sofferto di “mediocrità”. Dopo studi secondari meno che soddisfacenti, aveva tentato un po’ tutte le professioni ed anche mestieri più umili. Ma, stanco di fare lavori ingrati e di andare di porta in porta, all’età di 23 anni, nel 1952, era entrato nella NATO come dattilografo. Gli occorsero 15 anni per salire la gerarchia dei segretari subalterni e diventare “documentarista”.

Quando Mihai Caraman lo incontrò, nel 1963, Roussilhe era un uomo di 34 anni dal fisico grosso e tozzo, il viso tondo adorno di baffetti, gli occhi un po’ obliqui ed il cranio rasato per accentuare la somiglianza con l’eroe del Gogol, di cui gli era stato attribuito il nome di copertura “Taras Bulba”. Era un tipo espansivo, millantatore, un po’ spaccone, ma sempre amabile e servizievole; non perdeva occasione per rendersi utile, per mettersi in evidenza e far parlare di sé.

Taras Bulba si dedicata ad un piccolo commercio che non era molto redditizio, ma che gli permetteva di far piacere ad alcuni amici e di suscitare l’interesse di qualcun altro. Poiché era originario del Lot e di tanto in tanto si recava nella regione per le sue vacanze, si forniva di pâtè de foie gras nel suo paese e lo rivendeva, con un piccolo utile, agli amici che lo desideravano.

In 10 anni quel pâté non gli aveva reso più di 5 mila franchi.

Un giorno gli si presentò un commerciante greco che gli passo un ordine per l’importo di 10 mila franchi. Durante i mesi che seguirono ricevette altri ordini della sua stessa importanza.

Taras Bulba non aveva mai venduto tanto pâté in vita sua!

Egli non se ne stupì eccessivamente e non s meravigliò neanche quando il commerciante greco gli confessò di essere rumeno e che il suo vero nome era Mihai Caraman. Gli sembrò quindi naturale di fare un piacere al suo cliente ed amico, quando questi gli chiese di procurasi qualche segreto sulla fabbricazione delle conserve, cosa che sarebbe servita alle industrie del suo Paese per liberarsi della tutela sovietica.

Così, come JAC, Taras Bulba mise un dito nell’ingranaggio dello spionaggio.

E se poi non tentò di uscirne, fu per timore: questo avrebbe dichiarato più tardi ai giudici. Ma anche perché il traffico dei documenti classificati e qualificati della NATO si era rivelato molto più interessante di quello delle scatole di pâté de fois gras.

Allora Taras Bulba apprese che cosa fosse la gran vita e se ne appassionò molto. Stabilendosi a Bruxelles, dopo il trasferimento del quartier generale della NATO in quella città, mentre sua moglie ed i suoi figli continuavano a vivere a Parigi, vi conduceva una vita dispendiosa, frequentando i locali notturni ed i ristoranti alla moda, uscendo molto, vivendo in società e mantenendo un’amica. Finalmente poteva dare libero corso alle inclinazioni di gaudente che il perspicace Caraman aveva indovinato in lui. Ed attuava anche il sogno della sua vita, acquistando un terreno di cento ettari nel suo paese natale, facendo programmi per l’allevamento di bestiame.

Taras Bulba riceveva compensi molto elevati perché fu, per 6 anni, uno dei fiduciari con accesso diretto alle informazioni più importanti del Patto di Varsavia.

Il 20 gennaio 1971, il Procuratore Generale Aguitton dichiarò: “si tratta del caso di spionaggio che si sia verificato dall’istituzione della NATO”.

Per l’Organizzazione Atlantica le conseguente furono pesantissime. La NATO dovette modificare i cifrari e riconsiderare l’organizzazione dei propri archivi. Infatti Taras Bulba era riuscito a trafugare alcune migliaia di documenti classificati e qualificati. In media egli forniva 300 pagine di fotofilm per ogni deposito alla buca morta (DLB) ed incontro con Mihai Caraman, prima, e poi con il suo successore Ion Tomescu.

Ma il tenore di vita ed il notevole cambiamento non sfuggi all’attenzione del controspionaggio francese DST (ora DCRI).

La DST vegliava nell’ombra e si preparava a fare la più bella Azione che fosse mai capitata per la NATO.

Mihai Caraman, sul quale si basava tutta l’intelaiatura dei SSII rumeni in Francia, non era uno sconosciuto alla DST. Nel 1963, dopo aver interrotto i rapporti con il diplomatico rumeno, JAC, era stato accusato di intelligenza con gli Agenti di una potenza straniera-nemica.

Fu interrogato dalla DST e deferito alla Corte di Sicurezza dello Stato. Per insufficienza di prove fu condannato soltanto ad un anno di reclusione con la condizionale.

Durante questo primo processo era stato pronunciato il nome di Caraman. Nostante i sospetti sicuramente fondati, Caraman non venne disturbato perché beneficiava dell’immunità diplomatica. E non fu neppure invitato a ritornare nel suo Paese. Meglio ancora, fu lostesso caraman ad organizzare l’anno dopo, la visita in Francia del capo del governo rumeno, Ion Gheroge Maurer e poi quella del generale De Gaulle a Bucarest nel 1968.

Il Quay d’Orsay non giudicò opportuno di fornire spiegazioni sui motivi di questa tolleranza, nonostante che la DST conoscesse la vera natura delle funzioni di Caraman a Parigi.

Nel pomeriggio del 4 agosto 1969 Taras Bulba camminava tranquillamente nei corridoi degli uffici amministrativi della NATO, portando sotto braccio la quotidiana infornata di documenti da fotografare a casa, quando fu arrestato da due ispettori della polizia belga. Costoro non ebbero altro da fare che aprire la sua cartella per coglierlo in fragrante delitto.

Tre giorni prima Caraman, precedendo gli avvenimenti, aveva riunito alcuni amici e diplomatici stranieri per un piccolo ricevimenti in Ambasciata: quella sera, il 1° agosto 1969, egli dava il suo addio a Parigi. Se avesse aspettato ancora qualche giorno, sarebbe stato condotto con discrezione a bordo del primo aeroplano in partenza per il suo Paese da due Agenti del DST.

Ma Mihai Caraman conosceva meglio di chiunque altro la pericolosa situazione in cui si trovava tutta la rete clandestina della quale era stato responsabile per 10 anni. Da qualche tempo egli sapeva che la sopravvivenza della rete era divenuta precaria. Infatti, pochi giorni dopo la partenza del 1° Segretario dell’Ambasciata rumena, gli eventi precipitarono.

Il primo affare Van de Wiele, i sospetti che pesavano su Caraman, il tenore di vita di un altro documentarista della NATO e qualche altro caso in cui ricorrevano troppo di frequente i nomi di certi diplomatici rumeni erano tutti elementi che consentirono alla DST, nel 1969, di ricostruire in un insieme coerente le pedine sparse del vasto puzzle costituito dalla SECURITATE in Francia.

Mancavano soltanto alcuni particolari, prima di poter mettere le mani sull’intera organizzazione.

E questi li fornì Ion Jacobescu, un diplomatico della legazione dell’UNESCO a Parigi. In cambio di confidenze che fece alla DST, ottenne la garanzia dell’asilo politico in Francia, per se e la propria famiglia.

L’arresto di Francis Rossilhe (Taras Bulba), con i suoi documenti esplosivi sotto il braccio, scatenò il finimondo.

L’8 agosto, mentre Taras Bulba, sbarcato a Orly dall’aeroplano proveniente da Bruxelles, veniva consegnato agli Agenti della DST, il colonnello Jurquet de la Salle d’Anfreville, fermato dalla stessa DST, si suicidava gettandosi dalla finestra del suo appartamento, al decimo piano del padiglione A3 della Cité Truillot, a Ivry.

In pochi giorni la DST riuscì a mettere le mani su altri 13 Agenti della SECURITATE. Dei 40 diplomatici rumeni di stanza a Parigi, ben 16 furono quelli che presero la stessa strada compatriottica Caraman, salutando affettatamente la capitale francese.

Dei 13 Agenti e fiduciari fermati 6 furono rimessi in libertà senza formalità giudiziarie: Virgil Veniamin, Virgil Micu e Radu Bogdan, tutti di nazionalità rumena, Antonietta Duriau, André Barbou, funzionario della prefettura di polizia e Pierre Piaux. Quest’ultimo, vice segretario del servizio cifra, era nipote dell’Ambasciatore di Francia e la sua liberazione suscitò un certo scalpore.

Altri 5 furono messi in libertà provvisoria, pur rimanendo sempre imputati: Gérard Gautherin, polizia locale; Athanas Mihai, Agente Illegale rumeno; Klaus Edelman, cittadino francese di origine austriaca, amministratore presso l’O.C.D.E.; Sylvette Borel, impiegata al ministero dell’Economia e delle Finanze; Pierre Rocheron, ex allievo della Scuola nazionale di Amministrazione, Funzionario del ministero degli Affari Esteri, poi 2° Segretario d’Ambasciata a Washington ed infine addetto stampa presso la Banca internazionale di Ricostruzione di Sviluppo.

Quanto a JAC, questa volta non riuscì a sottrarsi alla cattura e, con Taras Bulba, finì in prigione. Il primo arrestato il 26 agosto del 1969 e portato davanti alla Corte di Sicurezza dello Stato il 19 novembre 1970, fu condannato a 8 anni di reclusione. Al secondo, giudicato il 20 gennaio 1971, vennero inflitti 20 anni della stessa pena. Persino in prigione Francis Roussilhe tentò di far parlare di sé: infatti, nel dicembre del 1970, intentò un processo contro l’autore di romanzi di spionaggio, che raccontava a modo suo la vita di “Taras Bulba”.

 

Il misterioso incidente stradale che, il 23 ottobre 1969, costò la vita del colonnello du Cheyron de Baumont d’Abzac de la Douze, va collocato ai margini del caso Roussilhe e considerato come una conclusione. Du Cheyron, capo dei paesi del Patto di Varsavia presso il ministero della difesa francese, stava raggiungendo l’aeroporto di Bucarest, per ritornare in Francia, al termine di una missione in Romania. Un camion gli aveva tagliato improvvisamente la strada, e l’automobilista del colonnello l’aveva preso in pieno. Nulla è per caso.

 

Nel 2012 un connazionale mi disse che “le strisce pedonali sono pericolose con questi pirati della strada che circolano per Roma”. Ma siamo in Italia e … “can che abbaia non morde”.

Ecco un bell’esempio di come, al contrario della polizia giudiziaria/militare ed in quello che erroneamente qualcuno pretende di insegnare nel nostro Paese (*), l’intelligence è un processo in cui l’anello non si chiude mai completamente aprendo altre diverse piste.

Ogni critica è favorevolmente accolta. Ancora imparo.

 

di Gavino Raoul Piras

 

 

 

 

(*)

cfr. Caso Fogle presente in questo sito e non a caso riportato: antefatto, periodo posto sopra la scheda soggetto

http://www.embeddedagency.com/index.php?option=com_content&view=article&id=301:attivita-di-spionaggio-case-study-usa-cia-nsa-dia-ryan-christopher-fogle-edward-snowden-bradley-manning&catid=111:intelligence-community&Itemid=122)