Lo spionaggio russo in Francia

Creato Venerdì, 15 Marzo 2013 14:44
Ultima modifica il Martedì, 02 Aprile 2013 22:21
Pubblicato Venerdì, 15 Marzo 2013 14:44
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In questo capitolo si rappresenterà un’eclatante attività di spionaggio svolta dall’Intelligence militare russa (il GRU) Versus la Francia e, in parte, la Gran Bretagna.

Dal successo di questa attività di spionaggio, nota come Operazione “Bolla d’Aria”, i francesi fecero tesoro della lezione e di quanto già disquisito da Cicerone: Historia est magistra vitae.

Infatti, i servizi segreti francesi riformulando la loro dottrina si specializzarono nella specifica branca del Controspionaggio Industriale. A breve proverò a fare un’analisi sull’attualissima nuova riforma dell’intelligence tuttora in corso in Francia, laddove il Presidente Hollande ha evidenziato uno snellimento dei servizi (in particolare quello interno, il DCRI) senza intaccarne la sicurezza nazionale.

 

Prima del secondo conflitto mondiale, quando la Germania era l’unico obiettivo dei SS.II. francesi, quest’ultimi individuavano l’attività di circa 50 Agenti all’anno (comprese le Fonti umane).

Dal 1959 al 1969, questa media è scesa a 10 Agenti accertati. Eppure, all’epoca, secondo la valutazione di qualificata stampa francese, ben 15 nazioni avevano nel loro Paese ben 20.000 Agenti operativi.

A mio modesto parere il numero è esagerato. Verosimilmente, gli analisti/giornalisti, seppur ben informati, avevano conteggiato anche un’ipotetica rete di fonti e fiancheggiatori di ogni genere.

 

Se il Controspionaggio è stato reso più facile dai perfezionamenti della tecnica, gli Agenti dello spionaggio sono dotati di nuove tecnologie, sempre migliori e sempre più facilmente occultabili. D’altra parte i bilanci dell’ex DST1e l’ex SDCE2 sono magri ed i dispositivi hanno costi particolarmente elevati. La fiducia degli Agenti francesi viene meno e la loro attività è entrata nel famigerato meccanismo burocratico e di protocollazione di qualsiasi loro attività.

Insomma, quanto di peggio possa capitare ai Servizi d’Intelligence di qualsiasi Stato.

Parimenti, è quanto di meglio possa capitare per l’attività di spionaggio dei SS.II. avversari.

 

Ecco il risultato.

 

Il 16 febbraio del 1965, il cittadino russo Sergey PAVLOV, accreditato in Francia quale Rappresentante Generale della compagnia di bandiera AEROFLOT, si trovava all’aeroporto parigino in compagnia di un nutrito gruppo di Ispettori della Gendarmeria, che osservavano costantemente ed accertavano la partenza di PAVLOV.

Antefatto. Il giorno prima il Rappresentante in Francia dell’AEROFLOT, era stato “colto in flagranza” durante un contatto clandestino. Nonostante le credenziali diplomatiche, gli Ispettori della Gendarmeria francese furono immediatamente autorizzati dall’Autorità Giudiziaria per procedere alla perquisizione. Nella valigetta di PAVLOV i Gendarmi trovarono documenti e progetti su certi turboreattori e su un sistema radar di ultima generazione di fabbricazione francese. Nella stessa giornata il Governo francese, per tramite del Ministro degli Affari Esteri, ritirarono le credenziali diplomatiche a PAVLOV procedendo all’immediata “espulsione per motivi di sicurezza nazionale”.

 

L’Operazione mise fine alla rete ed all’operazione di spionaggio “Bolla d’Aria” del Rappresentante Generale dell’Aeroflot.

 

Purtroppo per i francesi il GRU russo aveva già completato l’Operazione, riuscendo ad impossessarsi del famoso progetto franco-britannico “Concorde”, carpendone piani e progetti in un’attività di spionaggio verosimilmente durata 4 anni.

Il Bilancio è stato un danno di 7 miliardi di franchi d’investimento e di lavoro di migliaia di ingegneri, specialisti ed operai rimesso in causa. Si è persino perso il vantaggio di sfruttare la prima linea di trasporti aerei supersonici.

Un danno al prestigio e uno, ancor più grave, all’economia francese e britannica: il Concorde, commercialmente, non è nato sotto una buona stella, contrariamente al supersonico russo Tupolev 144.

 

Infatti, le informazioni acquisite negli anni dal GRU nell’Operazione “Bolla d’Aria”, permisero di costruire in Russia un paritetico cantiere per la costruzione e la messa in opera del fratello siamese del Concorde, il Tupolev 144 appunto.

Vi inviterei a cercare delle immagini in internet richiedendo solo i nomi dei succitati aerei supersonici. Per quanto mi riguarda mi è parso che il fratello siamese abbia avuto addirittura un miglioramento nella parte dei turboreattori posti nella fusoliera anziché sotto le ali come il Concorde. Mentre il design è un vero “copia e incolla”.

 

I francesi avevano fatto il lavoro preparatorio e tutti i calcoli. Nel supersonico aereo russo c’erano anche le strumentazioni di pilotaggio automatico studiati in Francia.

Fotocopie dei piani del progetto Concorde passavano da Ostenda, Berlino-Est e Varsavia. In Francia vennero successivamente arrestati diverse persone implicate nell’Operazione “Bolla d’Aria”: come ad esempio un impiegato di un’agenzia di turismo ed un Professore di Storia. Tutte comparse senza interesse, come proveranno le successive indagini. I veri Agenti e la “rete fonti” erano sfuggite dalle maglie del Controspionaggio. Anche qui il GRU ha dato prova di valore proteggendo i suoi Agenti e sacrificando semplice “zavorra” posta appositamente in essere per contro-informare.

 

L’espulsione di Sergey PAVLOV, stimolò tutti i SS.II. della NATO a riflettere sulla reale attività della compagnia di bandiera russa AEROFLOT.

Seguì un’intensa attività da parte del S.I. esterno francese, l’ex SDECE, che partecipò all’Alleanza le modalità operative poste in essere dai russi. Grazie a questo, l’Intelligence belga scoprì che il russo Vladimir SERETUN, Capo Scalo dell’AEROFLOT a Bruxelles, aveva monitorato le attività delle basi NATO e del personale in transito all’aeroporto (capi delegazione, personale accreditato, corrieri diplomatici, ecc.) con il fine di “avvicinarli”. Ma non per questo l’attività del GRU attraverso l’AEROFLOT si è fermata: seguirono negli diversi e successivi anni casi di spionaggio con arresti ed espulsioni ad Amsterdam e persino a Cipro.

 

Ma come anzidetto nella premessa, i Servizi d’Intelligence francesi resero efficiente la loro débacle: la Storia è Maestra di Vita.

 

L’Intelligence francese, studiò, analizzò in ogni particolare l’Operazione “Bolla d’Aria”, ipotizzando ulteriori e possibili scenari anche in altri campi industriali di interesse nazionale.

E’ così che produssero e pubblicarono un primo manuale da distribuire alle varie realtà economiche e finanziarie della Francia. La prima tiratura è stata di ben 23.000 copie, in cui i vari dirigenti aziendali trovavano tutti i consigli pratici ed i migliori metodi per prevenire e bloccare la fuga delle informazioni, dei progetti di fabbricazione, le statistiche riferite a potenziali casi e segmenti di mercato: insomma, tutto quello che poteva suscitare l’interesse di Agenti dei SS.II. stranieri.

 

L’Intelligence francese, rimarcava il fatto che il danno economico di queste “fughe di informazioni” si riversava sull’intera Nazione, e ciò spiega l’insistenza con la quale i SS.II. francesi sollecitavano gli industriali a diffidare di tutto e di tutti, scrivendo nel manuale frasi come:

 

Da ciò ho appreso che lo spirito dell’Intelligence francese è particolarmente alto, persino brillante dove una sconfitta e diventata una vittoria, dove in primis ed ante omnia viene posta in essere il loro trascendentale sentimento, di “tocquevilliano ricordo”, del cittadino al servizio della Sua Patria.

Questo è quello che io intendo una civica “Cultura d’Intelligence”.

Chapeau bàs all’Intelligence francese.

 

In Francia, fino a quel momento, diversi dirigenti d’azienda pensavano che lo spionaggio fosse “un affare” militare, concernente ai piani ed ai segreti della Difesa. In questi ultimi anni invece, per reazione, si assiste ad un rafforzamento della sicurezza, là dove era sempre valsa la regola della più innocente fiducia.

 

Non è facile distinguere i metodi usati dallo spionaggio (lo spionaggio è Arte allo stato puro, pertanto si adatta e diversifica con asimmetria), tuttavia e tuttora, salvo rare eccezioni, non vi sono imprese europee di valido spessore che non solo adottino misure di sicurezza, ma che hanno un responsabile e persino un vero e proprio Team dove, per comprovata professionalità, tutti vengono ben inquadrati in seno alla Società stessa.

 

 

note:

1 il S.I. interno, dal 2007 DCRI.

2 il S.I. esterno, da diversi anni noto come DGSE, famoso per brillanti operazioni compiute negli ultimi 20 anni, uno fra tanti la cattura in Africa del pericolo pubblico nr.1 al Mondo: Carlos, “lo sciacallo”.