Scontri di Genova. Gli Hooligan, la criminalità e la contesa del Kosovo

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Creato Domenica, 17 Ottobre 2010 20:22
Ultima modifica il Giovedì, 08 Novembre 2012 11:02
Pubblicato Domenica, 17 Ottobre 2010 20:22
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“Il Kosovo è il cuore della Serbia”. Così si poteva leggere in uno striscione della partita Italia – Serbia sospesa per incidenti lo scorso 12 ottobre a Genova. Un episodio davvero deprecabile che sicuramente poteva essere evitato.

Nove giorni prima, il patriarca serbo Ireney durante l’intronizzazione a Pec/Peja nel cuore del Kosovo così si rivolgeva alla folla accorsa: “Il popolo serbo non ha altro stato oltre che la Serbia, della quale fa parte il Kosovo".

L’Italia è tra gli stati che ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo ed è la nazione maggiormente impegnata nell’operazione di peace-keaping con la missione KFOR.

La Serbia  o meglio Belgrado e la chiesa ortodossa non riconoscono l’indipendenza del Kosovo e a quanto pare ne continuano a parlare come di un territorio ancora sotto la loro appartenenza.

 

 

Allo stadio gli hooligans serbi richiamavano la battaglia del 1389 Campo dei merli o Kosovo Polje che nell’immaginario serbo è divenuta il mito fondante dello spirito nazionale fino ai giorni nostri.

La bandiera albanese bruciata dagli ultras serbi non è soltanto un singolo episodio della barbarie da stadio ma un segnale, un sintomo di una labile tregua tra serbi e albanesi del Kosovo.

La criminalità organizzata avrebbe pagato 200.000 euro a decine di hooligan per provocare i disordini a Genova.

A quanto pare la polemica innescata dagli scontri del Marassi ha inebriato gli animi di diversi politici sia italiani che serbi. La Serbia da un lato punta ad entrare nell’Unione Europea ma dall’altro la strategia dei paesi europei sotto la guida occulta degli Stati Uniti d’America tende ad isolarla non facendola rientrare nell’orbita dei paesi amici. Dall’Europa Orientale, la mafia russa utilizza i Balcani compreso il Kosovo per effettuare i traffici internazionali di contrabbando, droga e prostituzione ma soprattutto armi.

Gli incidenti del Marassi, il discorso del patriarca e la strategia degli hooligans guidati da un’attenta regia criminale puntano a innescare l’attenzione europea di nuovo sulla questione kosovara mai risolta del tutto.

 

 

di Roberto Colella