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Nel 1942 operazione Sauer

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Nel 1942 il controspionaggio italiano scopre a Roma una rete del NKVD sovietica con sede a Ginevra e divisa in “cellule” operativamente autonome: una di queste è attiva a Roma.

Un’operazione condotta dai carabinieri porta all’arresto del cittadino svizzero Roberto Steiger che consente di risalire a tutti i componenti dell’intera cellula. In casa di tale Gerdonem, finlandese, in via delle Fornaci, viene scoperta, dietro un termosifone, una cassaforte contenente un apparecchio rice-trasmittente, cifrari e materiale crittografico. Dalle indagini risulta che i sovietici ricevono informazioni in codice dal 1940 senza che il centro di intercettazione di Forte Braschi abbia mai captato i messaggi.

Gerdonem confessa: il capo-rete è un ufficiale sovietico “colto e preparato” che lascia le istruzioni agli agenti in una grotta in valle Giulia.

Anche questi, arrestato, collabora, rivela le frequenze e le procedure, consentendo la decodificazione dei messaggi provenienti da Mosca.

Vengono successivamente arrestati: don Kurtna, lituano, conoscitore delle lingue ugro-finniche, traduttore del Vaticano, studioso di teologia e amante di una donna russa, un capotreno della linea Svizzera–Italia e, infine, Kurt Sauer, di origine boema, ma di nazionalità tedesca, addetto culturale dell’ambasciata tedesca a Roma che fa a sua volta il nome di Gaetano Fazio, altro svizzero.

Il caso fa scalpore: Sauer è diretto collaboratore di Kappler. La sola presenza di una rete sovietica a Roma, poi, anche se affidata a personaggi perlomeno inconsueti (improbabili filologi, teologi e sacerdoti - ma il mondo delle spie propone spesso figure di questo tipo-) che raggiunge, anche se marginalmente, gli ambienti del Vaticano, che ha inviato messaggi in URSS senza che il centro italiano sia riuscito per molto tempo a intercettarli e che annovera, infine, fra i suoi aderenti, l’addetto culturale dell’ambasciata tedesca a Roma, rappresentano fatti di una certa gravità per le autorità italiane e tedesche.

E’ proprio la nazionalità tedesca a costituire, in sede di giudizio, un’aggravante per Kurt Sauer che viene condannato a morte. La stessa sentenza condanna Roberto Steiger all’ergastolo e Gaetano Fazio a trenta anni di reclusione. La fucilazione avviene il 6 giugno 1943.

 

 

di Gabriele Zaffiri