Negli anni ‘ 30 : Operazione Infiltrazione

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Creato Venerdì, 17 Settembre 2010 10:14
Ultima modifica il Giovedì, 08 Novembre 2012 11:11
Pubblicato Venerdì, 17 Settembre 2010 10:14
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L’ “Ufficio Missioni Estere” era una sezione speciale della “Divisione Affari Riservati” del Ministero degli Interni ed era composto da poche elementi fissi e da molti collaboratori occasionali ed esterni; un organismo che era nato nel 1929 e che finì la sua azione operativa nel 1943. Era autonoma dal punto di vista operativo. Tra le sua poche ma brillanti azioni, ci fu quella che permetterà di infiltrare uno dei suoi agenti speciali presso il Centro Estero del Partito Comunista Italiano, facendolo passare per autentico comunista. I risultati a cui si giunse con questa infiltrazione furono alquanto soddisfacenti. Da considerare il fatto che molti anni dopo, gli stessi membri del PCI riconobbero il successo dell’operazione nell’infiltrare un agente e nell’aver saputo creare una rete cospirativa fasulla in Italia i cui membri erano ritenuti degli autentici anti-fascisti e filo-comunisti.

E proprio Giorgio Amendola nel suo libro dal titolo “Storia del PCI, 1921 – 1943”, Editori Riuniti, pubblicato nel 1978, accenna a tale evento. Infatti riferisce che un’inchiesta interna al PCI, condotta da Giuseppe Berti, mandato da Mosca con funzioni ispettive per controllare l’attività del Centro estero e del Centro Interno del PCI, e riportato in un rapporto datato settembre 1938, non portarono a nessuna rivelazione clamorosa. Anche se il sospetto di infiltrazioni all’interno del PCI restava in tutta la sua gravità. E che le attività del PCI erano in gran parte conosciuti e tenuti sotto controllo dalla Polizia, come confermato da documenti da poco declassificati e conservati negli archivi dello Stato.

Il piano di tale infiltrazione nel PCI che culminerà con la successiva creazione di una rete cospirativa fasulla la si doveva a un uomo che allora era poco più che trentenne, di carnagione bruna, con capelli lisci e neri, dall’aspetto meridionale ma ligure di nascita: Luca Osteria, il responsabile della sezione speciale “Ufficio Missioni Estere”. Era noto anche come “Dottor Ugo”, fu l’uomo che creò appunto un falso movimento di resistenza antifascista da mettere in collegamento con la rete di agenti segreti inglesi che operavano in Svizzera. Il fine ultimo di questa finta organizzazione, denominata “Terzo Fronte” e il cui braccio armato era chiamato “Tigrotti”, doveva essere quello di anticipare una eventuale possibile analoga mossa degli inglesi, cercando di crearsi un solido prestigio agli occhi degli inglesi; e vi riuscirà così bene che persino alcuni antifascisti emigrati caddero nel tranello: parliamo dell’ ex deputato socialista Filippo Amedeo; di Piero Pellegrini, direttore del giornale ticinese socialisteggiante “Libera Stampa”; di un certo Kramer, un capotreno svizzero di lingua italiana; di un certo Italo Cantalupo, operaio di Maslianico della cartiera Burgo; di Pietro Buzzi, un libraio di Chiasso, elvetico in contatto già da tempo con agenti inglesi; e perfino di Ignazio Silone. Quest’ultimo addirittura farà pressioni affinché tale movimento cospirativo, così efficiente, non dovesse lavorare a esclusivo beneficio degli inglesi.

Da riferire, per finire, che nel 1951, quando gli inglesi scoprirono l’inganno, proposero a Luca Osteria addirittura di collaborare con loro, l’Intelligence Service, ricevendone però una garbata risposta negativa.

 

di Gabriele Zaffiri