Guerra per il petrolio dinanzi casa nostra

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Creato Venerdì, 19 Giugno 2015 19:53
Ultima modifica il Venerdì, 19 Giugno 2015 19:54
Pubblicato Venerdì, 19 Giugno 2015 19:53
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Trivellazioni nel Mar Adriatico per l’estrazione di tonnellate di idrocarburi con il sottosuolo marino perforato a pochi chilometri dalle coste di Vasto, Termoli, Ortona e San Vito Chietino. Tutto ciò viene definito come una guerra “silenziosa” in Adriatico dato che un argomento di tale importanza non riceve le dovute attenzioni e le adeguate riflessioni che vedono intersecarsi interessi politici, economici e privati con in testa i colossi del petrolio interessati al nostro mare. Sono tre le società che hanno presentato i propri piani in merito all’argomento: società Petroceltic di natura irlandese, con il progetto ELSA2  che intende effettuare un pozzo esplorativo; Rockhopper, progetto OMBRINA MARE, punta dai 4 fino ad un massimo di 6 pozzi d’estrazione, ed infine la famosa società italiana, Edison, con il progetto ROSPO MARE intende eseguire trivellazioni per 3 pozzi d’estrazione.  Con il nuovo decreto “Sblocca Italia” vengono facilitate le perforazioni alle grosse società petrolifere, dato che quest’ultime non hanno più bisogno di un’ autorizzazione. Il DL è entrato in vigore il 13 settembre 2014 ed è retroattivo dal momento in cui riguarderà non solo le future attività ma anche i vecchi permessi di ricerca che possono essere convertiti in un unico titolo concessorio. In questo modo si dà il via libera ai colossi del petrolio e non viene data la possibilità ai comuni ed alle regioni di opporsi. Il ministro dell’ambiente è favorevole mentre in Abruzzo è nata l’associazione “NO TRIV” contraria al progetto OMBRINA e le trivellazioni che danneggerebbero  la pesca ed il turismo, settori che negli ultimi tempi hanno garantito notevoli introiti ai comuni dei territori interessati. È da tener conto, però, che nel caso vengano installate le piattaforme le compagnie dovranno pagare una tassa sul gas e sul petrolio estratto. Il corrispettivo in denaro corrisponde al 7%, per le estrazioni in mare, del valore di produzione di gas, ed al 4% per quello del petrolio. L’aliquota verrà poi ripartita tra: lo stato a cui spetta il 30%, le regioni interessate che prendono il 55% ed i comuni con il restante 15%. Questo potrebbe rappresentare entrate rilevanti. Guardando invece la situazione dal punto di vista ambientale, non si sa ancora le tecniche che verranno usate per le perforazioni dei fondali ma essendo in mare, sono esentate dalla lista la fatturazione idraulica, metodo con cui si crea una frattura nella roccia mediante la pressione dell’acqua, o l’estrazione del cosiddetto “shale gas” che deriva da giacimenti di argilla non convenzionale. è stato appurato che quest’ultimo costituiva problemi di impatto ambientale e di conseguenza c’è stata pressione da parte dell’Europa affinché si interrompesse la sua produzione. Per consentire l’estrazione è necessario rispettare le norme di sicurezza fondamentali, sia per l’ambiente che per i cittadini.  Gli elementi principali di cui tener conto sono l’atmosfera, l’acqua ed il suolo, questo fa si che prima di installare le piattaforme vengano studiati i medesimi elementi in modo tale da non permettere che fenomeni naturali ed atmosferici interferiscano con le attività e non facciano disperdere nell’aria elementi dannosi come quelli derivanti dall’estrazione di gas e petrolio, come ad esempio CO2 che deve mantenersi sotto la soglia dello 0,5%. Se le norme non vengono rispettate, la società dovrà ripristinare il territorio a proprie spese oltre ad incorrere a sanzioni pecuniarie, ma sembra che, nel nostro caso, i colossi abbiano rispettato a pieno i canoni elencati. A questo punto è giusto porci qualche interrogativo: il Governo Renzi come gestirà questa situazione? Continuerà a renderla una guerra “invisibile” e “silenziosa” oppure farà prendere parte alla vicenda anche l’opinione pubblica facendo l’interesse collettivo? E soprattutto, lasceremo che società straniere ci prendano il petrolio da sotto al naso o ci adopereremo ad estrarlo noi, pur con la consapevolezza che alla fine andrà comunque ai soliti colossi petroliferi?

di Gabriele Calabrese