Come la Cina intende accecare i falchi dello spazio

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Creato Giovedì, 05 Maggio 2011 11:28
Ultima modifica il Mercoledì, 07 Novembre 2012 21:55
Pubblicato Giovedì, 05 Maggio 2011 11:28
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“Solcare il mare all’insaputa del cielo”. Così recita il primo dei trentasei stratagemmi  elucubrati dagli esperti strateghi cinesi  circa mezzo millennio fa. Essi ritenevano infatti che fosse fondamentale per vincere una guerra coprire i propri spostamenti agli occhi del nemico. Pechino sembra apprezzare molto il lascito dei suoi avi tanto poetico quanto estremamente attuale. Il Dipartimento Generale degli Armamenti, infatti, non ha celato la sua intenzione a sviluppare sistemi antisatellitari.

Fino meno di un decennio fa gli esperti ritenevano che gli unici paesi in possesso di armi antisatellite (Asat ) fossero Stati Uniti e Russia. Entrambe le super-potenze si accordarono, in piena Guerra Fredda, a rinunciare spontaneamente alla sperimentazione di tali armamenti poiché avrebbe significato  «esporsi al rischio di attacchi che potrebbero provocare un aumento costante di detriti nell’etere», la seconda minaccia per l’incolumità dei  sistemi spaziali geostazionari dopo gli attacchi diretti. La situazione però è mutata negli ultimi tempi poiché numerosi paesi, in primis Cina, Iran, Corea del Nord e India  potrebbero eventualmente essere capaci di colpire satelliti e impianti spaziali senza rilevanti problematiche.

I satelliti rivestono un ruolo fondamentale per quanto concerne servizi civili e militari. Non sarebbe possibile fornire, in loro assenza, servizi commerciali come la televisione, trasmissione generica  di segnali radio, GPS; allo stesso modo sarebbe impensabile coordinare efficacemente manovre militari e sarebbero precluse essenziali operazioni di intelligence. E’facile dunque immaginare quanto sia  politicamente e militarmente determinante per i paesi più influenti sulla scena internazionale possedere una fitta rete di apparati satellitari per tenere costantemente sotto controllo la situazione globale. Neanche il più piccolo dettaglio sfugge a questi falchi dello spazio ed è veramente difficile se non addirittura impossibile muovere truppe, lanciare missili o eseguire test senza che non venga immediatamente notato e comunicato in pochissimi secondi. Allo stesso modo, privare temporaneamente o permanentemente l’avversario di questa preziosa capacità risulterebbe un enorme vantaggio strategico in un eventuale conflitto.

Per questo motivo sono stati concepiti e sviluppati numerosi dispositivi antisatellite. L’arsenale a disposizione in questo caso è veramente ampio. Esplosioni nucleari d’alta quota, raggi X e raggi laser, impulsi elettromagnetici (EMP), sono tutte opzioni valide per rendere inutilizzabile un satellite spia. Inoltre è possibile sfruttare l’energia cinetica di apparati satellitari ormai obsoleti per intercettare obiettivi geostazionari e distruggerli fisicamente. Non è da escludere anche l’opportunità di utilizzare missili balistici intercontinentali (Icbm) per assolvere allo stesso compito.

Opportunità che  si è rivelata quanto mai reale l’ 11 Gennaio 2007, quando la Cina ha colpito con successo un satellite per rilevazioni meteorologiche (Fengyun-1C) mal funzionante, probabilmente tramite un missile balistico a medio raggio. Questo è stato, a tutti gli effetti , il primo test di un’arma antisatellite effettuato dalla Cina.

Il governo cinese non hai mai dichiarato pubblicamente il suo sforzo nello sviluppo di armi antisatellite per non compromettere “lo spirito di cooperazione a cui tutti i paesi aspirano nello spazio”. In realtà però già due test erano stati compiuti, senza successo, ufficialmente a scopi commerciali, per verificare  il funzionamento dei mezzi compatibili con armi antisatellite. Durante gli anni Ottanta la Cina condusse le prime ricerche mirate allo sviluppo di armi Asat, nell’ambito del progetto spaziale “830 Program”. Le tecnologie fondamentali erano già disponibili da quando l’industria spaziale e missilistica cinese Second Academy, tradizionalmente legata a dispositivi SAM, aveva sviluppato un sistema antimissile d’avanguardia intorno agli anni Settanta.

Dopo la caduta dell’URSS  la Cina ottenne, dagli ex stati socialisti, avanzati studi balistici e supporto tecnico, entrambi elementi importantissimi per gli sviluppi successivi delle armi antisatellite.

Pechino attualmente concentra la sua attenzione su evoluti apparati offensivi antisatellite basati su tecnologia laser. Non ci sono dichiarazioni ufficiali e programmi specifici del governo a riguardo, ma esperti del settore ritengono che entro il 2020 la Cina diventerà il paese più avanzato nel campo dei laser. A tale proposito è possibile ricordare il test effettuato da una base cinese con obiettivo un satellite spia statunitense che sorvolava i cieli cinesi durante l’agosto del 2006. Il satellite statunitense è stato colpito da laser ad altissima potenza che ne ha pregiudicato il corretto funzionamento per un periodo limitato di tempo. Alcuni hanno visto il test come una prova della capacità cinese di accecare satelliti spia ostili, altri hanno ipotizzato si trattasse di un sistema di puntamento per attacchi antisatellite cinetici ascendenti diretti.

Beijing ha intenzione di investire ingenti quantitativi di denaro nell’ambito della tecnologia spaziale e sicuramente, una politica aggressiva in un settore tanto strategico, comporterà reazioni forti da parte degli altri paesi in concorrenza per la supremazia nei cieli.

 

di Roberto Faleh (studente, 17 anni)