L'oro dei pazzi

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Creato Sabato, 02 Ottobre 2010 13:31
Ultima modifica il Mercoledì, 07 Novembre 2012 20:55
Pubblicato Sabato, 02 Ottobre 2010 13:31
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Il prestito del Poyais ancora oggi resta il solo prestito di un paese immaginario collocato sul mercato azionario di Londra. 

 

Tutto cominicò nel 1821 quando il cacicco di Poyais, un piccolo territorio al confine dell’attuale Nicaragua, giunse a Londra.  Nella City riuscì a collocare 600000 sterline di prestito poayesiano, con un dividendo del 6 per cento, grazie alla collaborazione di Sir John Perring, l’ex sindaco di Londra.  Il successo fu straordinario e  le obbligazioni salirono sul mercato oltre il prezzo di collocamento. Ma quando nel 1823 duecento colonizzatori furono spediti verso la capitale del Poyais, invece di trovare una ricca città, soffrirono la fame ed il freddo e molti morirono. Solo cinquanta colonizzatori, alla fine, riuscirono a tornare in Gran Bretagna, ma il cacicco era fuggito in Francia con la sua famiglia, portando con sé i proventi delle obbligazioni.
Nel marzo del 1822 fu pubblicato un prospetto che si riferiva alle risorse illimitate della Colombia e alle ricchezze delle miniere e furono stampati certificati di obbligazioni con interessi pari ad oltre il 7 per cento, così altri stati latino – americani si affrettano a sfruttare l’occasione. I prestiti ebbero un successo immediato e il valore delle obbligazioni in pochi mesi era salito di un quarto dando un profitto di più del 150 per cento per gli acquirenti di scrip, ovvero,  alla sottoscrizione. Gli interessi erano così alti che le obbligazioni sudamericane dovettero essere contrattate a Parigi per aggirare la legge londinese contro l’usura, che aveva come limite il tasso del 5 per cento. Di tutto questo denaro, una grande percentuale fu trattenuta dai mediatori britannici per pagare i dividendi mentre i proventi di collocazioni successive di prestiti furono utilizzati per ripianare i debiti precedenti. Questo sistema, simile a quello ideato da Ponzi, diede l’illusione della vitalità ma in realtà non fu mai restituito denaro dal Sud America per onorare i prestiti.
I promotori delle società sudamericane raccontavano di storie frutto di fantasia e di avidità, infatti parlavano di pepite d’oro che pesavano tra sette etti e sette chili, totalmente trascurate, dichiaravano che le miniere delle società avrebbero fruttato molto più denaro necessario per mantenere il mondo intero.  Tutti credevano a queste storie e la Gran Bretagna diventava sempre più ricca, cresceva inesorabilmente sotto il peso di aspettative di ricchezze irreali.
Ma, il titolo più importante di quelli coinvolti nella mania mineraria, il Real del Monte nel gennaio del 1825 crollò da 1550 sterline a meno di 200, la crisi, ora era alle porte. La Banca d’Inghilterra rischiò il fallimento e per tutto il paese si cominciò ad accettare solo l’oro e nonostante le favole sudamericane non c’è n’era da coprire neanche le necessità basilari. Anche le borse dei paesi sudamericani crollarono e questo portò ad un peggioramento  dei rapporti tra le nazioni in via di sviluppo e l’Occidente,  cosa che perdura ancora oggi.
L’oro in quel periodo ha reso folli le persone, di questi giorni vi è la notizia di un ritrovamento in Afghanistan di ingenti miniere auree. Cosa succederà? Saremo pazzi, più pazzi di prima? O useremo un briciolo di razionalità e non ci faremò condizionare da un’eventuale euforia? Concludo con la descrizione di un ciclo di borsa di S.J. Loyd, partorito dopo la crisi del 1825: “ Prima lo troviamo in uno stato di quiete, -  successivo miglioramento, - crescente fiducia, - prosperità, - eccitazione, - eccesso di scambi, - convulsioni, - pressione, - stagnazione, - angoscia, - che si risolve alla fine in quiete.” Questo è quello che succederà.

 

di Antonio Simeone