L'ANALISI - Continuiamo ad essere dei conquistadores

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Creato Sabato, 02 Ottobre 2010 13:23
Ultima modifica il Mercoledì, 07 Novembre 2012 20:55
Pubblicato Sabato, 02 Ottobre 2010 13:23
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Crediamo che i politici dei paesi emergenti siano dei pazzi. 
 

Ma non è così, infatti quando la crisi finanziaria colpi l’Asia nella fine degli anni ’90 le politiche di quei paesi furono l’opposto di quelle adottate dagli Usa nei periodi di forte recessione, infatti, per inverso, si aumentavano i tassi di interesse, piuttosto che diminuirli cercando di alimentare una probabile ripresa. I vari politici conoscevano le varie teorie macroeconomiche di Keynes per fronteggiare la crisi ma non potevano attuarle perché non erano loro a decidere il da farsi ma il Fondo Monetario Internazionale, che consigliò all’economie di questi paesi misure fortemente antipopolari, contro la crescita, aumentando le tasse e alzando i tassi di interesse. Il tracollo fu inevitabile. Il Fondo Monetario Internazionale si aspettava in questo modo che gli investitori esteri avrebbero lasciato i mezzi monetari nei paesi asiatici ma questo non successe e la crisi fece piazza pulita dei sogni di prosperità del popolo asiatico.
Nel settembre del 1997 il primo ministro Malese, uno dei cento leader più significativi al mondo nel settore della tecnologia, a detta del “Time”, notando le continue crisi valutarie delle economie dei paesi vicini, si lasciò andare ad una forte critica nei confronti del supercapitalismo occidentale affermando che:” Quando gli speculatori occidentali utilizzano i loro grandi fondi e il loro massiccio peso per far scendere e salire le azioni a loro piacimento e ottengono immensi profitti da altre manipolazioni,  allora è troppo aspettarsi che noi diamo loro il benvenuto. Oltre ai profitti di questi operatori non ci sono benefici per il mondo in seguito a questo grande commercio. Nessun vero posto di lavoro viene creato, non ci sono prodotti e servizi che la gente comune possa godere. Il commercio delle valute non è necessario ma è improduttivo e immorale. Dovrebbe essere illegale.” Forse, bisognerebbe renderci conto che il globo, pur essendo diviso in tanti paesi, fortemente diversi per culture e tradizioni, vada rispettato e non attaccato approfittando delle situazioni favorevoli e non di ogni area per dare modo a nuove opportunità egoistiche di profitto. Il primo ministro Malese in parte aveva ragione, anche se non del tutto sul commercio delle valute, ma certamente sul modo di fare delle grandi multinazionali che investirono nel suo paese, i fondi speculativi occidentali, per inverso, avevano speculato contro la Thailandia ma la svalutazione della moneta malese, frutto della fuga di capitali dalla Malesia,  fu causata proprio da parte degli uomini d’affari vicini al primo ministro Mahathir e ai quali aveva offerto i suoi servigi e quelli della  popolazione tutta. Questo ci da modo di comprendere quanto difficile sia resistere al richiamo di potere economico e non, di qualsiasi paese attore del grande commercio mondiale, se la Malesia non avesse attratto investimenti dall’occidente questa non sarebbe cresciuta e neanche arricchita, è stata forse sfruttata ma è stata anche una scelta del paese di diventarne schiava. Entrando a far parte del grande sistema globale ha preso i suoi vantaggi ma anche i suoi svantaggi che alla fine sono risultati essere per la maggiore, ma non perché la valuta si fosse indebolita e avesse lasciato il paese sempre più povero, ma perché, influenzato dalla cultura occidentale, lo stesso popolo aveva dimenticato le proprie radici culturali, economiche e non, si era illuso, grazie alle multinazionali “conquistadores” di prosperare all’infinito in nome del nuovo dio e il loro vecchio dio si è offeso e li ha resi nuovamente poveri, forse più poveri di prima.

 

di Antonio Simeone